Vini vulcanici: un viaggio tra geologia e calice

Riassunto

Vini vulcanici: un viaggio affascinante nel cuore della Terra, dove la geologia incontra l’enologia. Questi vini, coltivati su suoli generati da millenni di attività eruttiva, si distinguono per una spiccata mineralità, vibrante acidità e notevole longevità. L’articolo esplora la complessità dei suoli vulcanici, dalla loro variabilità geochimica all’influenza sul pH del vino e sulla sua struttura. Vengono analizzati territori iconici come l’Etna, Santorini, l’Alto Piemonte e la Campania, evidenziando come vitigni autoctoni e internazionali esprimano caratteristiche uniche in questi contesti estremi. La mineralità, spesso dibattuta, viene qui interpretata come una “sottrazione” di aromi primari, permettendo l’emergere di note complesse. Un’analisi rigorosa per comprendere il fascino primordiale del vulcano nel bicchiere, un’esperienza sensoriale che celebra il legame indissolubile tra terra e vino.

Summary

Volcanic wines offer a fascinating journey to the heart of the Earth, where geology meets oenology. Grown on soils formed by millennia of volcanic activity, these wines are characterised by a distinct minerality, vibrant acidity and remarkable longevity. This article delves into the intricacies of volcanic soils, examining everything from their geochemical variability to their impact on wine pH and structure. Iconic regions such as Etna, Santorini, Upper Piedmont and Campania are analysed to show how indigenous and international grape varieties express unique characteristics in such extreme environments. The concept of minerality, often a subject of debate, is interpreted here as the ‘subtraction’ of primary aromas, allowing complex notes to emerge. This is a rigorous analysis aimed at understanding the primordial allure of the volcano in the glass — a sensory experience that celebrates the indissoluble bond between land and wine.

Il fascino dei vini vulcanici

Nel vasto e complesso universo del vino, esiste una categoria che evoca un senso di forza primordiale, energia tellurica e un legame indissolubile con la geologia più profonda: i vini vulcanici. Prodotti da uve coltivate su suoli generati da millenni di attività eruttiva, questi vini rappresentano una delle espressioni più pure e intransigenti del concetto di territorio. Dalle pendici dell’Etna in Sicilia alle rocce porfiriche dell’Alto Piemonte, dai tufi dell’Irpinia alle terrazze di Santorini in Grecia, i vigneti vulcanici punteggiano il globo, dando vita a calici dotati di una personalità inconfondibile, segnata da una spiccata mineralità, una vibrante acidità e una notevole longevità.

Vini vulcanici: vigneti a Lanzarote
Vigneti a La Geria, Lanzarote (Isole Canarie), con le tipiche buche scavate nel lapillo vulcanico nero (zocos) per proteggere le viti dal vento - Foto di Paul Stephenson, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Lanzarote%27s_Vineyard_region_-_La_Geria_(8350159021).jpg

Cosa sono i vini vulcanici?

Comprendere un vino vulcanico significa intraprendere un viaggio che parte dal nucleo della Terra. Non si tratta di un semplice concetto di marketing, ma di una realtà scientifica tangibile, come dimostrato da recenti studi e dalla creazione di marchi di certificazione come “Volcanic Origin”. L’influenza del suolo sulla vite, e di conseguenza sul vino, è qui amplificata da condizioni pedologiche estreme e da una composizione chimica unica. Questo articolo si propone di esplorare in modo approfondito e rigoroso il mondo dei vini vulcanici, analizzando le diverse tipologie di suoli, i territori più vocati in Italia, in Europa e nel mondo, i vitigni che meglio interpretano questo substrato e, soprattutto, gli effetti scientificamente documentati di queste terre di fuoco sulle caratteristiche organolettiche del prodotto finale.

Vini vulcanici e vigneti dell'Etna
Vigneti alle pendici dell'Etna - Foto di Marco89Testa, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:VIGNA_CON_SFONDO_ETNA.jpg

Glossario essenziale: comprendere il linguaggio dei vini vulcanici

Per rendere la lettura più accessibile, nella seguente tabella sono spiegati alcuni termini tecnici geo-pedologici utilizzati nell’articolo.

Termine

Spiegazione

Andosuolo (o Andosol)

Un tipo di suolo giovane, scuro e molto fertile che si forma su ceneri e depositi vulcanici recenti. È leggero, poroso e trattiene bene l’acqua, ma può rendere i nutrienti difficili da assorbire per la vite.

Basalto

Una roccia vulcanica scura, pesante e densa, povera di silice ma ricca di ferro e magnesio. Dà origine a suoli compatti e tende a produrre vini strutturati e con una mineralità intensa.

Caldera

Una grande depressione o conca, simile a un cratere ma molto più vasta, che si forma quando un vulcano collassa su se stesso dopo una grande eruzione. Il supervulcano del Sesia e i Campi Flegrei sono esempi di caldere.

Felsico vs. Mafico

Termini che descrivono la composizione chimica di una roccia vulcanica. Felsica è una roccia acida, ricca di silice, potassio e sodio (es. riolite). Mafica è una roccia basica, ricca di ferro, magnesio e calcio (es. basalto).

Lapilli

Frammenti di roccia vulcanica di dimensioni intermedie (tra 2 e 64 mm), più grandi della cenere ma più piccoli delle “bombe” vulcaniche. Contribuiscono a creare suoli sciolti e ben drenati.

Pedogenesi

L’insieme dei processi fisici, chimici e biologici che portano alla formazione e all’evoluzione di un suolo a partire dalla roccia madre.

Porfido (o roccia porfirica)

Una roccia vulcanica caratterizzata da grandi cristalli (fenocristalli) immersi in una pasta di fondo a grana fine. I suoli porfirici dell’Alto Piemonte sono un esempio.

Pozzolana

Una cenere vulcanica fine e sabbiosa, non ancora consolidata in roccia. È leggera, porosa e ha la proprietà di indurire se mescolata con calce e acqua (malta idraulica), caratteristica nota fin dai tempi dei Romani.

Prodotti Piroclastici

Tutti i materiali solidi frammentati che vengono espulsi da un vulcano durante un’eruzione (ceneri, lapilli, pomici, bombe).

Riolite

Una roccia vulcanica felsica (acida), ricca di silice, chimicamente equivalente al granito. È spesso di colore chiaro e può avere una tessitura vetrosa.

Trachite

Una roccia vulcanica di composizione intermedia, solitamente di colore chiaro, tipica del vulcano del Monte Amiata.

Tefra (o Tephra)

Termine generico che indica l’insieme di tutti i materiali piroclastici (ceneri, lapilli, bombe) espulsi da un vulcano durante un’eruzione, indipendentemente dalla loro dimensione o composizione.

Tufo

Una roccia leggera e porosa che si forma dalla cementazione e compattazione di ceneri e lapilli vulcanici. È molto comune in Italia (Campania, Lazio, Veneto).

I suoli vulcanici, una matrice di complessità

La variabilità dei suoli vulcanici

Parlare di “suolo vulcanico” è una generalizzazione che nasconde una notevole complessità. La natura del vino che ne deriverà dipende da una moltitudine di fattori, tra cui il tipo di eruzione, la composizione chimica del magma (e quindi della roccia), l’età del suolo, il clima in cui si è evoluto e il tempo di esposizione ai processi di alterazione, noti come pedogenesi.

“I vulcani eruttano una gamma enorme di composizioni sotto una vasta gamma di condizioni, che poi si alterano sotto diverse condizioni climatiche per creare un’ampia varietà di tipi di suolo.” – Kevin Pogue, Ph.D., Professore di Geologia, Whitman College

La formazione dei suoli vulcanici dipende dalla composizione chimica della roccia madre (felsica vs. mafica) e dall’età del processo pedogenetico. Le rocce felsiche (riolite, porfido), ricche di silice, si alterano lentamente generando suoli acidi (pH 4,5 - 5,8); le rocce mafiche (basalto), ricche di ferro e magnesio, si alterano più rapidamente producendo suoli neutro-basici (pH 6,5–8,5). I prodotti piroclastici - ceneri, lapilli, pomici - determinano la granulometria e le proprietà fisiche del suolo risultante. - Immagine generata con AI

Le rocce vulcaniche

Le rocce vulcaniche, e i suoli da esse derivati, possono essere classificate in base al loro contenuto di silice (SiO₂), che ne determina il carattere felsico (più acido, ricco di silice, potassio e sodio) o mafico (più basico, ricco di ferro, magnesio e calcio). Questa distinzione è fondamentale perché influenza direttamente la composizione minerale del suolo e, di conseguenza, l’assorbimento dei nutrienti da parte della vite.

A queste si aggiungono i prodotti piroclastici, ovvero i materiali frammentati espulsi durante le eruzioni: le ceneri (particelle finissime), i lapilli (frammenti di dimensioni intermedie) e le pomici (rocce vetrose leggere e porose). Questi materiali, a seconda della loro granulometria e composizione, danno origine a suoli con proprietà fisiche molto diverse: le ceneri tendono a formare suoli più fini e compatti, i lapilli suoli più grossolani e drenanti, le pomici suoli estremamente porosi e leggeri.

Gli andosuoli: il suolo vulcanico per eccellenza

Una categoria pedologica fondamentale in questi contesti è l’Andosuolo (o Andosol), un tipo di suolo giovane, scuro e fertile che si forma su depositi vulcanici recenti. Questi suoli sono caratterizzati da una struttura porosa, un’elevata capacità di ritenzione idrica e una ricchezza di minerali. Tuttavia, la loro disponibilità per la pianta è un tema complesso. Spesso, l’abbondanza di nutrienti è controbilanciata da un drenaggio talmente rapido che la vite deve “lottare” per assorbirli, uno stress che si traduce in basse rese e altissima concentrazione qualitativa. Come ha efficacemente sintetizzato John Szabo, Master Sommelier e autore di Volcanic Wines: Salt, Grit and Power:

“I suoli vulcanici sono generalmente ben drenanti, il che significa che questi nutrienti si dissolvono rapidamente e non sono facilmente accessibili alle viti. È come un grande buffet che possono solo guardare da lontano.”

I suoli vulcanici e le loro alterazioni

L’alterazione dei suoli vulcanici è un processo lento e continuo. I suoli derivati da tefra silicica (riolitica) si alterano più lentamente rispetto a quelli di origine basaltica. L’età del suolo è quindi un fattore determinante: un suolo su una colata lavica recente dell’Etna sarà radicalmente diverso da un suolo formatosi su basalto miocenico nella Willamette Valley dell’Oregon, vecchio di milioni di anni.

Gli effetti dei suoli sulle caratteristiche organolettiche dei vini vulcanici

Questa sezione affronta il cuore della questione: come le diverse proprietà dei suoli vulcanici si traducono in caratteristiche percepibili nel calice. L’analisi si articola su tre assi principali: il pH del suolo (acido vs. basico), la struttura fisica (compatto vs. sciolto) e la composizione minerale.

La correlazione inversa tra pH del suolo e pH del vino, documentata da Retallack & Burns (2016) su 267 vini Pinot Noir della Willamette Valley (Oregon), è uno dei fenomeni più controintuitivi dell’enologia scientifica. Suoli acidi e poveri di cationi (Ca²⁺, Mg²⁺, K⁺) inducono stress nutrizionale nella vite, producendo bacche più piccole e concentrate con pH del vino più elevato (meno acido). Al contrario, suoli alcalini come quelli di Santorini favoriscono la sintesi di acido tartarico, generando vini con pH inferiore a 3,0. - Immagine generata con AI

Suoli acidi vs suoli basici: il paradosso del pH

Il pH del suolo gioca un ruolo cruciale e talvolta controintuitivo nella determinazione delle caratteristiche del vino. Uno studio fondamentale condotto da Retallack e Burns (2016), pubblicato sulla rivista GSA Today della Geological Society of America, ha analizzato 267 vini pinot noir della Willamette Valley in Oregon, rivelando una correlazione inversa statisticamente significativa tra il pH minimo del suolo e il pH del vino finito. In altre parole, suoli più acidi e poveri di nutrienti tendono a produrre vini con un pH più alto, risultando quindi meno acidi e più rotondi al palato.

La spiegazione

Il meccanismo proposto è il seguente: i suoli moderatamente acidi (pH 4.5-5.8) sono poveri di cationi nutrienti (Ca²⁺, Mg²⁺, Na⁺, K⁺). Questa povertà nutrizionale induce uno stress nella vite, che riduce il vigore vegetativo, produce grappoli più piccoli con bacche più concentrate, e genera vini con una maggiore complessità e struttura. I suoli vulcanici Jory dell’Oregon, derivati dall’alterazione profonda di basalto miocenico, sono un esempio paradigmatico. I pinot noir che ne derivano sono noti per i loro aromi di frutti rossi e blu e i tannini setosi.

Al polo opposto, suoli alcalini come quelli di Santorini (pH spesso superiore a 8) generano vini con un’acidità estrema (pH del vino spesso inferiore a 3.0). Questo fenomeno, apparentemente paradossale, è legato alla grande disponibilità di calcio in suoli alcalini, che favorisce la sintesi e la conservazione dell’acido tartarico nell’uva.

Suoli compatti vs suoli sciolti: il ruolo della struttura fisica

La struttura fisica del suolo vulcanico, ovvero la sua granulometria, porosità e capacità di ritenzione idrica, ha un impatto altrettanto profondo sulla viticoltura e sulla qualità del vino.

L’impatto dei suoli sciolti

I suoli sciolti – composti da sabbie vulcaniche, pomici, lapilli e ceneri non consolidate – sono caratterizzati da un eccellente drenaggio e da una bassa capacità di ritenzione idrica. Questo comporta diversi effetti rilevanti. In primo luogo, le radici della vite sono costrette a penetrare in profondità alla ricerca di acqua e nutrienti. In secondo luogo, lo stress idrico che ne consegue, specialmente in climi caldi e secchi, riduce le rese e concentra gli aromi.

La struttura granulare grossolana dei suoli vulcanici sciolti - composti da lapilli, pomici e ceneri - impedisce fisicamente la locomozione della fillossera (Daktulosphaira vitifoliae), l’afide che devastò i vigneti europei nel XIX secolo. Nei suoli argillosi compatti l’afide si muove liberamente e forma nodosità radicali letali; nei suoli vulcanici sciolti la vite può sopravvivere a piede franco, con le proprie radici originali. Per questo motivo in regioni come Santorini, Lanzarote e i Campi Flegrei sopravvivono ancora viti centenarie non innestate. - Immagine generata con AI

Resistenza alla fillossera e l’influenza dei suoli compatti

In terzo luogo, la struttura sabbiosa di questi suoli li rende ostili alla fillossera, l’afide che devastò i vigneti europei nel XIX secolo. Per questo motivo, in regioni come le Isole Canarie, Santorini, i Campi Flegrei e il Vesuvio, sopravvivono ancora viti a piede franco, spesso centenarie.

I suoli compatti – come il basalto denso, il tufo saldato o le argille vulcaniche – presentano caratteristiche opposte. Il drenaggio è più limitato e la ritenzione idrica è maggiore. Questo tipo di suolo tende a produrre vini con una struttura più marcata e una mineralità più intensa. L’esempio più emblematico è Somló in Ungheria, dove il basalto denso e nero genera vini bianchi di estrema austerità, con una mineralità quasi metallica e un’acidità elevatissima.

La composizione minerale: tracce del fuoco nel bicchiere

La composizione minerale del suolo vulcanico lascia una traccia misurabile nel vino. Lo studio di Heras-Roger et al. (2024) ha dimostrato che i profili minerali dei vini rossi delle Isole Canarie variano significativamente da un’isola all’altra, riflettendo le differenze nei suoli. Analogamente, lo studio di Coelho et al. (2025) ha rilevato che i vini gamay da suoli basaltici delle Côtes d’Auvergne contenevano quantità significativamente più elevate di sodio, litio e stronzio e presentavano note sensoriali più marcate di pepe e fumo. Questi dati suggeriscono una relazione misurabile tra la composizione del suolo vulcanico e il profilo chimico ed elementare del vino.

L’Italia dei vini vulcanici

L’Italia è una delle nazioni con la più alta densità di territori vulcanici vitati al mondo. Da nord a sud, un filo di fuoco unisce denominazioni prestigiose e vitigni autoctoni, creando un patrimonio di biodiversità e complessità enologica senza pari.

Alto Piemonte: il supervulcano fossile del Sesia

Stefano Vegis: il supervulcano della Valsesia
Questa immagine illustra la straordinaria storia geologica del Supervulcano della Valsesia, un sistema magmatico fossile risalente al Permiano (290-280 milioni di anni fa) e oggi riconosciuto come UNESCO Global Geopark. La sezione di sinistra mostra la sua anatomia interna, esposta grazie a una rotazione tettonica di 90° durante l'orogenesi alpina, che ha portato in superficie strutture originariamente situate fino a 30 km di profondità, dalla camera magmatica ai depositi eruttivi. La cronologia centrale ripercorre le tappe salienti: dalla colossale eruzione nella Pangea, che espulse circa 500 km³ di materiale, al collasso della caldera, fino al riconoscimento UNESCO. La mappa e i dati a destra contestualizzano l'area, evidenziando come le rocce porfiriche su cui oggi cresce il nebbiolo di Gattinara siano l'eredità diretta di questo evento geologico planetario. - Immagine generata con AI

Contrariamente all’immagine comune di vulcani attivi o quiescenti, l’Alto Piemonte ospita una delle strutture geologiche più affascinanti e antiche: il Supervulcano del Sesia. Circa 280 milioni di anni fa, un’eruzione di proporzioni colossali portò al collasso della camera magmatica, esponendo strati profondi della crosta terrestre che normalmente si troverebbero a 25 km di profondità. Oggi, ciò che resta è una caldera fossile, le cui rocce porfiriche, ricche di minerali e con un pH marcatamente acido, costituiscono il substrato dei vigneti di Gattinara DOCG e Boca DOC.

Il nebbiolo e il supervulcano

Su questi suoli, il nebbiolo (localmente chiamato spanna) abbandona la potenza tannica delle Langhe per acquisire un’eleganza straordinaria, finezza e una spiccata sapidità minerale. I vini di Gattinara, da suoli porfirici ricchi di ferro, sono noti per la loro austerità, longevità e un bouquet che vira su note ferrose e di radice. Quelli di Boca, dove il porfido è ancora più acido, esprimono una tensione e una finezza ancora maggiori.

Per approfondire l’argomento è possibile leggere questo recente articolo, sempre su World Wine Passion.

Vini vulcanici: i suoli del Boca DOC
I suoli porfirici della DOC Boca

I vini vulcanici del Veneto: Soave, Monti Lessini, Gambellara e Colli Euganei

Nel cuore del Veneto, troviamo quattro denominazioni vulcaniche di prim’ordine.

Soave, Gambellara e i Monti Lessini

Il Soave DOC Classico nasce su colline di origine vulcanica composte da tufi e basalti. Qui la garganega trova un’espressione unica, assorbendo dai suoli basaltici ricchi di ferro e magnesio una caratteristica nota minerale di pietra focaia e una sapidità che ne bilancia la morbidezza, con sentori di mandorla e fiori bianchi. Poco distante, sui Monti Lessini, il vitigno autoctono durella viene coltivato su suoli basaltici neri. La sua naturale e quasi tagliente acidità, esaltata dal substrato vulcanico, lo rende una base ideale per spumanti Metodo Classico di grande tensione e complessità, i Monti Lessini DOC, che stanno guadagnando un meritato riconoscimento internazionale.

Stefano Menti Gambellara
I suoli ricchi di scheletro basaltico di Gambellara - Foto Azienda Giovanni Menti

I Colli Euganei

I Colli Euganei, colline di origine vulcanica nella pianura padovana, presentano una geologia complessa con trachite, riolite e basalto. Qui il moscato giallo trova un’espressione aromatica unica nei Fior d’Arancio DOCG, mentre vitigni internazionali come merlot e cabernet beneficiano della struttura e del calore conferiti dai suoli vulcanici. È possibile approfondire questo argomento consultando questo precedente articolo.

I Colli Euganei - Foto di Fabio Volpentesta

Lazio: i vulcani laziali e la Tuscia

Il Lazio è una regione segnata da un’intensa attività vulcanica passata. Il Vulcano Laziale, un complesso di crateri che oggi ospita i laghi di Albano e di Nemi, ha generato i suoli ricchi di potassio, pozzolana e sabbie vulcaniche dei Castelli Romani. Su questi terreni, vitigni come la malvasia bianca di Candia, la malvasia puntinata (malvasia del Lazio), il trebbiano toscano e il trebbiano giallo danno vita ai vini della DOC Frascati, caratterizzati da una spiccata sapidità e da una freschezza che bilancia la loro intrinseca morbidezza. Più a nord, nella Tuscia viterbese, i suoli vulcanici del complesso Vulsino, attorno al lago di Bolsena, sono la culla dell’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC, un bianco tradizionale da uve trebbiano toscano (procanico) e malvasia del Lazio.

Toscana: il Monte Amiata

Ai confini tra la Val d’Orcia e la Maremma, il Monte Amiata è un vulcano spento le cui rocce trachitiche e trachidacitiche hanno originato suoli ricchi di scheletro e minerali. In questa zona, il sangiovese, coltivato per la DOCG Montecucco Sangiovese, acquisisce una trama tannica più fine e una nota minerale scura e profonda, che lo distingue nettamente dai vicini di Montalcino e del Chianti Classico

Vini vulcanici: il monte Amiata
Veduta del Monte Amiata dal versante senese, Toscana. L'antico vulcano spento influenza il territorio dei vini prodotti nella zona circostante. - Foto LigaDue, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:MonteAmiataFromEast.jpg

Campania: l’influenza del Vesuvio, dei Campi Flegrei, dell’Irpinia e di Roccamonfina

La Campania è dominata da due giganti vulcanici: il Vesuvio e i Campi Flegrei. Le eruzioni pliniane del Vesuvio hanno depositato per millenni strati di ceneri, lapilli e pomici che oggi costituiscono i suoli dell’Irpinia, a circa 50 km di distanza. Qui, la componente vulcanica non è uniforme, ma si mescola a un substrato preesistente di argille e marne di origine sedimentaria, creando un mosaico pedologico complesso che definisce tre delle più importanti denominazioni del Sud Italia.

L’impronta dell’Irpinia: Greco, Fiano e Taurasi

Il Greco di Tufo DOCG, il cui nome stesso del comune capofila, Tufo, deriva dalla roccia di tufo giallo su cui è costruito, è la denominazione con la più forte e omogenea impronta vulcanica. I suoli sono ricchi di zolfo e altri minerali vulcanici, che conferiscono al vino da uve greco una spiccata sapidità, freschezza e una riconoscibile nota minerale quasi sulfurea. Nell’areale del Fiano di Avellino DOCG, più vasto e geograficamente intermedio, la copertura di ceneri vulcaniche su un substrato prevalentemente argillo-calcareo dona al fiano una mineralità più complessa e sfaccettata, che si integra con note di nocciola, agrumi e una struttura che gli permette di evolvere magnificamente, sviluppando con il tempo sentori di idrocarburo.

Nell’ampio areale del Taurasi DOCG, la componente vulcanica è concentrata nella porzione centro-occidentale. Qui, l’aglianico su suoli vulcanici produce vini di grande struttura, con un tannino fitto e una mineralità scura e fumé.

Le pendici del Vesuvio e i Campi Flegrei

Alle pendici del Vesuvio, su suoli sciolti composti da ceneri, lapilli e tufi, prosperano vitigni come il piedirosso e l’aglianico per i rossi, e la falanghina e la coda di volpe per i bianchi del Lacryma Christi del Vesuvio DOC. I suoli sabbiosi hanno permesso a molte viti di sopravvivere alla fillossera, conservando un patrimonio di piante a piede franco. I vini sono caratterizzati da una spiccata sapidità e da note affumicate che evocano il carattere sulfureo del vulcano.

I Campi Flegrei sono una vasta caldera vulcanica attiva dove la falanghina flegrea (un biotipo distinto dalla falanghina beneventana) e il piedirosso sono coltivati su suoli tufacei gialli e grigi. La vicinanza al mare e i suoli sciolti donano ai vini una salinità quasi marina e una grande freschezza. Anche qui, la presenza di viti a piede franco è significativa.

Le isole vulcaniche e Roccamonfina

L’isola di Ischia completa il quadro campano insulare, con i suoi suoli di tufo verde e pomice che esaltano le doti del biancolella e della forastera, dando vini bianchi di grande finezza. Infine, il vulcano spento di Roccamonfina, nell’alto Casertano, offre suoli vulcanici su cui vengono coltivati aglianico, piedirosso, falanghina, fiano e greco.

Basilicata: l’Aglianico del Vulture

Vini vulcanici: i vigneti del Vulture
Vigneti di Aglianico del Vulture con il Monte Vulture sullo sfondo, Basilicata. Il vulcano spento conferisce ai suoli una ricchezza minerale che si riflette nei vini - Foto Gianmarco Tirico, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Panorama_con_Vigneto_Monte_Vulture.jpg

In Basilicata, l’Aglianico del Vulture – DOCG nella versione Superiore – è il re indiscusso dei vini vulcanici del Sud Italia. Cresce sui suoli scuri del Monte Vulture, un vulcano spento la cui ultima attività risale a circa 130.000 anni fa, ricchi di basalto, tufi e ceneri. Le viti affondano le radici nel tufo vulcanico e nel basalto, traendo da essi una concentrazione naturale e un carattere minerale spiccato. Questi terreni conferiscono all’aglianico una struttura imponente, un tannino fitto e una mineralità ferrosa che si fondono con note di frutta nera matura, liquirizia, tabacco, cioccolato e spezie scure, generando vini di straordinaria potenza e longevità.

Sicilia: l’Etna e Pantelleria

L’Etna

L’Etna è forse l’emblema mondiale della viticoltura vulcanica. Le vigne, che si arrampicano fino a oltre 1000 metri di altitudine sulle pendici del vulcano più alto d’Europa, affondano le radici in suoli formati da colate laviche e ceneri di età diverse, creando un mosaico di oltre 40 contrade con caratteristiche pedologiche distinte. I suoli sono prevalentemente andosuoli sub-acidi (pH circa 6.3), a tessitura sabbiosa (circa 84%), ricchi di ferro, calcio e magnesio, ma poveri di sostanza organica. La pedogenesi dei suoli etnei è un processo lento: la lava basaltica si disgrega prima meccanicamente, poi chimicamente, liberando gradualmente i minerali.

I vitigni dell’Etna: nerello mascalese, nerello cappuccio e carricante

Questo contesto dà vita a vini di straordinaria eleganza e complessità. Il nerello mascalese, il vitigno a bacca rossa più importante dell’Etna, produce rossi dal colore pallido ma dalla profondità sorprendente, con note di selce, spezie, erbe balsamiche, liquirizia e una trama tannica finissima. Il nerello cappuccio, spesso utilizzato in assemblaggio, apporta colore e morbidezza. Il carricante, vitigno a bacca bianca, regala vini di grande acidità, sapidità e longevità, con sentori di agrumi, anice e pietra focaia, ed è il protagonista dell’Etna Bianco DOC Superiore nella zona di Milo.

Pantelleria: lo zibibbo eroico

Campi e vigneti ad alberello sull'isola di Pantelleria, Sicilia. La pratica della vite ad alberello pantesco è patrimonio immateriale UNESCO - Foto Luca Volpi, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Campi_a_Pantelleria.jpg

Pantelleria, un’isola vulcanica più vicina all’Africa che alla Sicilia, è la patria dello zibibbo (moscato d’Alessandria). Qui la viticoltura è eroica, con le viti allevate ad alberello basso, pratica agricola dichiarata Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO nel 2014. I suoli, derivati da rocce riolitiche peralcaline (pantellerite), sono porosi, drenanti e ricchi di minerali, e conferiscono al Passito di Pantelleria una complessità aromatica ineguagliabile bilanciata da una spiccata vena acido-sapida.

L’Europa vulcanica: isole di fuoco e vigne antiche

Grecia: Santorini, la vigna sull’abisso

L’isola di Santorini, nel cuore dell’Egeo, è ciò che resta di una colossale eruzione avvenuta circa 3.600 anni fa, che contribuì al declino della civiltà minoica. I vigneti, tra i più antichi del mondo, crescono su suoli di pomice, cenere e roccia vulcanica con un pH alcalino (spesso superiore a 8). Il vitigno assyrtiko, allevato nella forma tradizionale a kouloura (cesto a spirale) per proteggerlo dal vento, produce bianchi di straordinaria tensione acida, sapidità salina e longevità. La combinazione di suoli alcalini, clima arido e venti marini genera vini con un pH tra i più bassi al mondo (spesso inferiore a 3.0), una mineralità quasi pietrosa e una salinità che richiama l’oceano.

Spagna: le Isole Canarie e i vigneti lunari

Le Isole Canarie, arcipelago di origine vulcanica al largo dell’Africa, ospitano una viticoltura unica. A Lanzarote, le viti crescono in buche scavate nel lapillo nero (picón), protette da muretti semicircolari di pietra lavica (zocos). Questi suoli, estremamente sciolti e porosi, hanno preservato le viti dalla fillossera, consentendo la sopravvivenza di piante a piede franco di listán negro, listán blanco e malvasia volcánica. Lo studio di Heras-Roger et al. (2024) ha dimostrato che i profili minerali dei vini variano significativamente da un’isola all’altra, riflettendo la diversa composizione dei suoli vulcanici.

Lanzarote Simone
Vigneti sull'Isola di Lanzarote - Foto Simone Antonietti

Ungheria: Tokaj e Somló, due facce del vulcanismo

L’Ungheria possiede due regioni vulcaniche di grande rilievo enologico. Tokaj, celebre per i suoi vini dolci botritizzati da uve furmint e hárslevelű, poggia su un substrato di riolite e andesite, rocce felsiche e intermedie che conferiscono ai vini una mineralità affilata e una struttura acida capace di bilanciare la dolcezza residua. Somló, una piccola collina basaltica isolata nella pianura della Transdanubia, produce vini bianchi secchi da juhfark e furmint di austerità quasi ascetica, con una mineralità ferrosa e vulcanica che li rende tra i più longevi bianchi d’Europa.

Vigneti di Hétszőlő nella regione di Tokaj, Ungheria. I suoli vulcanici di Tokaj-Hegyalja contribuiscono alla produzione del celebre vino Tokaji. - Foto di Jerzy Kociatkiewicz, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Tokaj_Hetszolo_vineyard.jpg

Francia: le Côtes d’Auvergne e il basalto del Massiccio Centrale

Nel cuore della Francia, la regione delle Côtes d’Auvergne è dominata dalla Chaîne des Puys, una catena di vulcani spenti. I suoli basaltici, scuri e ricchi di ferro, ospitano principalmente il gamay, che qui esprime un carattere diverso rispetto al vicino Beaujolais. Lo studio di Coelho et al. (2025) ha dimostrato che i vini da suoli basaltici presentano concentrazioni significativamente più elevate di sodio, litio e stronzio, oltre a note sensoriali più marcate di pepe e fumo rispetto ai vini da suoli non vulcanici della stessa zona.

Portogallo: Azzorre e Madeira, vigne sull’Atlantico

Le Azzorre, arcipelago vulcanico nel mezzo dell’Atlantico, ospitano una viticoltura eroica su suoli di basalto e cenere vulcanica, con viti protette da muretti di pietra lavica (currais). I vitigni arinto e verdelho producono bianchi di grande acidità e salinità. Madeira, anch’essa di origine vulcanica, è celebre per i suoi vini fortificati da uve sercial, boal, verdelho e malvasia, la cui straordinaria longevità è favorita anche dalla composizione minerale dei suoli.

Germania: il Kaiserstuhl, vulcano tra i vigneti del Baden

Nel sud-ovest della Germania, il Kaiserstuhl è un antico vulcano ricoperto di löss (deposito eolico fine) su un nucleo di basalto e tefrite. Questa combinazione genera suoli caldi e fertili, ideali per lo spätburgunder (pinot nero) e il grauburgunder (pinot grigio), che qui raggiungono una struttura e una maturità inusuali per la latitudine.

Vigneti a terrazze nel Kaiserstuhl, Baden-Württemberg, Germania. Questa regione vulcanica è una delle più calde della Germania e produce eccellenti vini. -Foto di Llez, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Vineyards_-_Oberbergen_02.jpg - CLICCA PER INGRANDIRE

Il Nuovo Mondo e oltre: frontiere vulcaniche

Stati Uniti: Oregon e Washington

La Willamette Valley dell’Oregon è forse il territorio vulcanico extraeuropeo più studiato. I suoli Jory, derivati dall’alterazione di basalto miocenico vecchio di milioni di anni, sono profondi, rossi, acidi (pH 4.5-5.8) e poveri di nutrienti. Il pinot noir coltivato su questi suoli esprime un’eleganza e una complessità notevoli, con tannini setosi e aromi di frutti rossi e blu. Nello Stato di Washington, la Columbia Valley presenta suoli di basalto e cenere vulcanica, dove syrah e cabernet sauvignon producono vini potenti e strutturati.

Cile e Argentina: la cordigliera di fuoco

La Cordigliera delle Ande, con i suoi numerosi vulcani attivi, influenza profondamente la viticoltura cilena e argentina. In Cile, le valli meridionali del Bío-Bío e del Malleco ospitano suoli vulcanici antichi dove país, cinsault e pinot noir producono vini freschi e leggeri. In Argentina, la regione di Mendoza presenta suoli alluvionali con componenti vulcaniche andine.

Giappone e Nuova Zelanda: frontiere orientali

In Giappone, le prefetture di Yamanashi e Nagano, ai piedi del Monte Fuji e di altri vulcani, ospitano il vitigno autoctono koshu su suoli vulcanici, producendo bianchi delicati e precisi. In Nuova Zelanda, la regione di Auckland e l’isola di Waiheke presentano suoli di origi

Vini vulcanici: il vitigno autoctono giapponese koshu
Grappoli di koshu - genta_hgr, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons - https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ad/Katsunuma_vineyard_02.jpg

Tabelle riassuntive dei vini vulcanici

Nelle tre tabelle che seguono sono riassunte le caratteristiche dei principali territori e vini vulcanici d’Italia, d’Europa e del resto del Mondo

Italia

 

Regione/Area

Vulcano/Area Vulcanica

Tipo di Suolo

Vitigni Principali

Caratteristiche Organolettiche Tipiche

Alto Piemonte

Supervulcano del Sesia

Porfido (acido)

nebbiolo (spanna)

Eleganza, finezza, sapidità minerale, note ferrose

Veneto

Soave Classico

Tufi basaltici, argille

garganega

Mineralità (pietra focaia), sapidità, mandorla

Veneto

Monti Lessini

Basalti neri, tufi

durella

Acidità tagliente, agrumi, tensione (spumanti)

Veneto

Colli Euganei

Trachite, riolite, basalto

moscato giallo, garganega, merlot

Aromaticità, struttura, morbidezza

Lazio

Castelli Romani

Pozzolana, sabbie vulcaniche

malvasia puntinata, trebbiano

Sapidità, freschezza, morbidezza

Lazio

Tuscia (Complesso Vulsino)

Suoli vulcanici

trebbiano toscano, malvasia

Tradizionale, sapido

Toscana

Monte Amiata

Trachite, riolite

sangiovese

Trama tannica fine, mineralità scura e profonda

Campania – Irpinia (Greco di Tufo)

Vesuvio

Tufo, ceneri ricche di zolfo

greco

Sapidità, freschezza, nota minerale sulfurea

Campania – Irpinia (Fiano di Avellino)

Vesuvio

Ceneri su argilla-calcare

fiano

Mineralità complessa, nocciola, potenziale evolutivo

Campania – Irpinia (Taurasi)

Vesuvio

Ceneri su argilla/vulcanico

aglianico

Struttura, tannino fitto, mineralità scura e fumé

Campania – Vesuvio

Monte Vesuvio

Ceneri, lapilli, tufi (sciolti)

piedirosso, falanghina, aglianico

Sapidità, note affumicate, freschezza

Campania – Campi Flegrei

Caldera Flegrea

Tufi gialli e grigi, sabbie

falanghina flegrea, piedirosso

Salinità marina, freschezza, mineralità

Campania – Ischia

Isola vulcanica

Tufo verde, pomice

biancolella, forastera

Finezza, note floreali, mineralità

Campania – Roccamonfina

Vulcano spento

Suoli vulcanici

aglianico, falanghina, fiano

Struttura, freschezza

Basilicata – Vulture

Monte Vulture

Basalto, tufi, ceneri (scuri)

aglianico del Vulture

Struttura, tannino, mineralità ferrosa, potenza

Sicilia – Etna

Monte Etna

Andosuoli sabbiosi, colate laviche

nerello mascalese, carricante

Eleganza, acidità, selce, spezie, longevità

Sicilia – Pantelleria

Isola vulcanica

Riolite peralcalina, pomice

zibibbo (moscato d’Alessandria)

Complessità aromatica, sapidità, equilibrio

Europa

Nazione

Regione/Area

Vulcano/Area Vulcanica

Tipo di Suolo

Vitigni Principali

Caratteristiche Organolettiche Tipiche

Grecia

Santorini

Isola vulcanica

Pomice, cenere (alcalino)

assyrtiko, aidani, athiri

Acidità estrema, sapidità salina, longevità

Spagna

Isole Canarie

Isole vulcaniche

Lapillo, basalto (sciolto)

listán negro, listán blanco, malvasia volcánica

Piede franco, note affumicate, sapidità

Ungheria

Tokaj, Somló

Aree vulcaniche

Riolite, andesite, basalto

furmint, hárslevelű, juhfark

Tokaj: complessità. Somló: austerità minerale

Francia

Côtes d’Auvergne

Chaîne des Puys

Basalto (mafico)

gamay, chardonnay

Note speziate, pepe, freschezza

Portogallo

Azzorre, Madeira

Isole vulcaniche

Basalto, cenere

arinto, verdelho, sercial, boal, malvasia

Acidità, salinità, longevità

Germania

Kaiserstuhl

Vulcano spento

Basalto, löss

spätburgunder, grauburgunder

Struttura, mineralità scura

Resto del Mondo

Nazione

Regione/Area

Vulcano/Area Vulcanica

Tipo di Suolo

Vitigni Principali

Caratteristiche Organolettiche Tipiche

USA

Oregon, Washington

Aree vulcaniche

Basalto (Jory), cenere

pinot noir, chardonnay, syrah

Eleganza, complessità, struttura

Cile

Bío-Bío, Malleco

Cordigliera delle Ande

Suoli vulcanici antichi

país, cinsault, pinot noir

Freschezza, leggerezza

Giappone

Yamanashi, Nagano

Vulcani (es. Fuji)

Cenere vulcanica

koshu, muscat bailey a

Delicatezza, precisione

Nuova Zelanda

Auckland, Waiheke

Isole vulcaniche

Suoli vulcanici recenti

syrah, chardonnay, pinot noir

Freschezza, complessità

La mineralità nei vini vulcanici

Il termine mineralità è uno dei più utilizzati e, al contempo, controversi nel mondo del vino. Sebbene non esista una relazione diretta tra i minerali presenti nel suolo e la loro percezione gustativa nel vino – la vite assorbe gli elementi minerali sotto forma di ioni, che sono inodori e insapori – le evidenze scientifiche e le analisi sensoriali hanno iniziato a delineare un quadro più chiaro, perfettamente compatibile con le caratteristiche dei vini vulcanici.

La mineralità percepita nei vini vulcanici non è il “sapore delle rocce”, ma il risultato di un meccanismo indiretto a cinque stadi: il suolo vulcanico povero di nutrienti seleziona un microbioma radicale specifico; i funghi micorrizici estendono la superficie di assorbimento fino a 100 volte; la vite sotto stress produce metaboliti secondari e precursori solforati; questi si trasformano in composti solforati volatili (CSV) come il benzilmercaptano (pietra focaia), il metantiolo (guscio d’ostrica) e il dimetilsolfuro (tartufo); infine emergono al naso e al palato come sensazioni di grafite, fumé, salinità e mineralità. - Immagine generata con AI

Mineralità come “sottrazione” e complessità chimica

Luigi Moio, nel suo libro Il Respiro del Vino, definisce la mineralità come una “sensazione globale, complessa e multidimensionale“, ipotizzando che essa sia determinata dai microrganismi del suolo più che dalla composizione del suolo stesso. Alex Maltman ha dimostrato che la vite non trasferisce direttamente i minerali dal suolo al vino. Lo studio di Parr et al. (2018) evidenzia inoltre che la mineralità ha sia componenti percettive reali sia rappresentazioni cognitive. La ricerca suggerisce che la mineralità non derivi tanto dalla presenza di un singolo composto, quanto dall’assenza o riduzione di aromi primari più intensi, come quelli fruttati e floreali. È una questione di sottrazione più che di addizione.

I composti solforati volatili

In questo contesto, i composti solforati volatili (CSV), presenti in quantità infinitesimali, giocano un ruolo chiave. Molecole come il benzilmercaptano (responsabile del profumo di pietra focaia), il metantiolo (guscio d’ostrica, crostacei) e il dimetilsolfuro (a basse dosi, note di tartufo) emergono quando gli aromi più esuberanti sono tenui. I suoli vulcanici, spesso poveri e stressanti per la vite, limitano naturalmente il vigore e la produzione di precursori aromatici fruttati, creando le condizioni ideali per far emergere queste note minerali.

Il ruolo indiretto del suolo e del microbioma

Il suolo vulcanico influenza la mineralità in modo indiretto ma decisivo. La sua composizione (pH, ricchezza di microelementi come ferro, potassio, magnesio) e la sua struttura fisica (drenaggio, porosità) modulano l’assorbimento dei nutrienti e l’attività del microbioma radicale, ovvero l’insieme di miliardi di microrganismi (batteri, funghi, archei) che vivono in simbiosi con le radici della vite. I funghi micorrizici, in particolare, creano una rete di filamenti che estende la superficie di assorbimento delle radici fino a cento volte, facilitando l’accesso a nutrienti come il fosforo.

Vini vulcanici: le Azzorre
Vigneti vicino a Criação Velha sull'isola di Pico, Azzorre (Portogallo), con i caratteristici muretti a secco di pietra lavica (currais) patrimonio UNESCO. - Foto Ulrich Thumult, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Landscape_of_the_Pico_Island_Vineyard_Culture.jpg

Il microbioma come mediatore

Questi microrganismi “sbloccano” i nutrienti, li rendono disponibili e possono stimolare la vite a produrre metaboliti secondari, inclusi i precursori dei composti solforati. Un suolo vulcanico, con le sue caratteristiche uniche, seleziona un microbioma specifico, che a sua volta influenza il profilo chimico e sensoriale del vino.

La coerenza con le osservazioni empiriche

Questa visione scientifica è coerente con le osservazioni empiriche. I vini da suoli vulcanici sono spesso descritti con termini come “pietra focaia”, “grafite”, “fumé”, “salino”, “ferroso”, tutti riconducibili a composti solforati o a una complessa interazione tra acidità e sali minerali. La sensazione di sapidità e freschezza, spesso associata alla mineralità, è legata all’equilibrio tra acidi organici (come l’acido succinico, dal sapore leggermente salato) e cationi come il potassio, la cui disponibilità è fortemente influenzata dal tipo di suolo vulcanico. In sintesi, la mineralità non è il “sapore delle rocce”, ma la complessa e affascinante espressione sensoriale di un ecosistema unico, in cui il suolo vulcanico agisce da catalizzatore e regista.

Conclusioni: un patrimonio da preservare e valorizzare

I vini vulcanici non sono una moda passeggera, ma una realtà enologica profondamente radicata nella geologia e nella storia. Essi rappresentano un patrimonio di biodiversità, con vitigni autoctoni spesso coltivati a piede franco su suoli che li hanno protetti dalla fillossera. La loro firma organolettica – una combinazione di freschezza, sapidità, mineralità e longevità – è il risultato diretto di condizioni pedoclimatiche uniche e spesso estreme. La crescente attenzione da parte di consumatori, critici e scienziati sta finalmente portando alla luce la straordinaria complessità e il valore di questi vini, testimoni liquidi di un dialogo millenario tra la vite e la potenza creatrice della Terra.

Bibliografia

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