Luca Rettondini, Elia Campolmi, Le Macchiole e il global warming
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Augusto Gentilli
- Lun 23 Mar 2026
- 11 minute read
Le pagine che seguono, rappresentano la prima di una serie di interviste a importanti protagonisti del mondo vitivinicolo italiano finalizzate a mettere in luce e confrontare gli approcci al global warming di realtà territorialmente lontane e molto differenti fra loro ma accomunate dal desiderio di continuare ad esprimere, con i loro vini, la propria terra e la propria filosofia produttiva.
Riassunto
Luca Rettondini, responsabile tecnico de Le Macchiole dal 2014, ed Elia Campolmi, responsabile agronomico dei vigneti, sono i protagonisti della prima di una serie di interviste dedicate al global warming nel vino italiano. Luca ed Elia ci raccontano – il primo per la parte di cantina e il secondo per la parte agronomica – come i cambiamenti climatici abbiano alterato la fenologia della vite, moltiplicato i rischi fitosanitari e reso imprevedibili le epoche di raccolta. Le risposte di Le Macchiole passano dalla cura meticolosa del suolo alle lavorazioni manuali della chioma, fino alla sperimentazione con lieviti non-Saccharomyces. Per Luca ed Elia, adattarsi al clima non significa cambiare varietà, ma affinare il lavoro in vigna e in cantina. Verso il mercato, la parola chiave è una sola: onestà.
Summary
The first in a series of interviews focusing on global warming and Italian wine features Luca Rettondini, technical manager at Le Macchiole since 2014, and Elia Campolmi. Luca covers the winery side and Elia covers the agronomic side. They tell us how climate change has altered the phenology of the vine, increased phytosanitary risks, and made harvest times unpredictable. Le Macchiole’s approach ranges from meticulous soil care and manual canopy management to experimentation with non-Saccharomyces yeasts. For Luca and Elia, adapting to the climate means refining their work in the vineyard and cellar, rather than changing grape varieties. When it comes to the market, there is just one key word: honesty.
Elia Campolmi
Elia Campolmi nasce e cresce a Bolgheri, immerso fin dall’infanzia nel mondo di Le Macchiole, l’azienda fondata dal padre Eugenio nel 1983. Quando Eugenio muore nel 2002 Elia aveva tredici anni è la madre Cinzia Merli a tenere le redini della cantina, trasmettendo ai figli il senso di responsabilità verso una terra e un progetto familiare che affondano le radici in oltre un secolo di storia locale.
Dopo il diploma all’istituto enologico di Siena, Elia sceglie di formarsi sul campo, accumulando esperienze in contesti radicalmente diversi tra loro: la precisione varietale di Colterenzio in Alto Adige, la viticoltura oceanica della Nuova Zelanda, l’eleganza dei suoli argillosi di Pomerol e, infine, la Napa Valley, dove lavora a fianco di Chris Phelps — enologo cresciuto professionalmente a Château Pétrus — del quale ricorda la pazienza e la profondità di visione come elementi formativi decisivi.
Rientrato a Bolgheri, assume il ruolo di Responsabile Vigneti, affiancando inizialmente Massimo Merli nella gestione agronomica dei circa 35 ettari aziendali. Oggi guida con piena autonomia il lavoro in vigna, coordinando la conduzione biologica certificata e sperimentando i principi biodinamici su alcune particelle selezionate, con i preparati 500 e 501 già attivi negli appezzamenti di Casanuova e Vignone. Insieme al fratello Mattia e alla madre Cinzia, rappresenta la continuità generazionale di Le Macchiole.
Luca Rettondini
Rettondini rappresenta una figura di spicco nel panorama enologico italiano, con un percorso professionale che unisce una solida formazione tecnica a una vasta esperienza sul campo. Dopo gli studi in Viticoltura ed Enologia presso l’Università di Pisa, ha arricchito la sua visione attraverso esperienze internazionali in Francia e Australia, per poi collaborare con diverse cantine in Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia.
Il suo approccio è guidato da rigore tecnico e sensibilità, orientato alla realizzazione di vini equilibrati che esprimano con chiarezza il territorio di origine.
Dal 2008, Luca è entrato a far parte del team de Le Macchiole, assumendo nel 2014 il ruolo di responsabile tecnico della cantina. In questa veste, accompagna tutte le fasi della vinificazione, dalla ricezione delle uve fino all’affinamento, definendo protocolli produttivi coerenti con l’identità aziendale e le caratteristiche dell’annata.
Le Macchiole
Le Macchiole, fondata nel 1983 da Eugenio Campolmi e oggi guidata dalla moglie Cinzia Merli insieme ai figli Elia e Mattia, è una delle cantine più prestigiose di Bolgheri. L’azienda si distingue per la scelta pionieristica di produrre vini monovarietali, come il celebre Paleo Rosso (cabernet franc in purezza), il Messorio (merlot) e lo Scrio (syrah), valorizzando al massimo le peculiarità del territorio bolgherese. La filosofia produttiva si basa su un meticoloso lavoro sartoriale in vigna, con pratiche di agricoltura biologica e parzialmente biodinamica, e su un’attenta gestione in cantina. In un contesto di cambiamenti climatici, l’azienda e il suo enologo affrontano le nuove sfide con determinazione, adattando le tecniche agronomiche ed enologiche per preservare la freschezza, l’eleganza e la riconoscibilità dei loro vini, mantenendo sempre un profondo rispetto per l’ambiente e per l’espressione autentica del territorio.
Per approfondimenti è possibile consultare questo precedente articolo sempre su World Wine Passion.
L’intervista a Elia Campolmi e Luca Rettondini
Carissimi Elia e Luca, innanzitutto ho davvero apprezzato la vostra grande disponibilità a partecipare a questo progetto di approfondimento delle tematiche relative al riscaldamento globale.
Negli ultimi 10-15 anni, quali cambiamenti concreti avete osservato nei vostri vigneti in termini di fenologia, date di vendemmia, composizione delle uve (acidità, pH, grado alcolico, profilo aromatico)? Ci sono stati episodi climatici estremi (gelate tardive, siccità, grandine, ondate di calore) che hanno impattato significativamente la vostra produzione?
Il primo impatto notato negli ultimi anni è stato sicuramente uno stravolgimento dei tempi di avvenimento delle varie fasi fenologiche della vite nel corso dell’annata (che non sono quasi mai uguali alle annate precedenti), con conseguente difficoltà di determinazione delle giuste e ottimali epoche di raccolta delle uve, specialmente quando si perseguono chiari obiettivi di equilibrio delle qualità, analitiche ed organolettiche, delle uve ai fini di rispecchiare al meglio la tipicità, non solo della varietà e della zona, ma anche dell’annata stessa.
Una menzione in particolare va, però, rivolta anche all’estremo cambiamento dei cicli delle malattie fungine (che vanno a protrarsi oltre i periodi convenzionali), e delle generazioni delle varie specie di insetti, lepidotteri o altri parassiti che nuocciono alla vite (es. tignoletta della vite, tignola rigata, cocciniglia).
Annate spesso irregolari e diverse tra loro sono, specie negli ultimi anni, caratterizzate da lunghi periodi siccitosi, specie in fasi cruciali che vanno dalla pre-fioritura alla fine dell’allegagione, oppure con periodi particolarmente piovosi in fasi delicate come la chiusura grappolo e la maturazione delle uve.
Quali strategie agronomiche avete già implementato o state sperimentando per adattarvi al cambiamento climatico? (Ad esempio: gestione della chioma, irrigazione di precisione, spostamento dei vigneti verso quote più elevate, utilizzo di portainnesti specifici, selezione clonale, modifica dei sistemi di allevamento, uso di reti ombreggianti). Quali di queste si sono dimostrate più efficaci nel vostro contesto specifico?
Osservando i vari cambiamenti nel corso degli anni – e perseguendo sempre gli obiettivi di massima qualità fitosanitaria e produttiva – si sono ricercate zone ottimali per i nuovi impianti, preferendo terreni in posizioni collinari, con esposizioni e composizione dei suoli migliori e superfici più piccole.
Per i vigneti già piantati negli anni precedenti, scelti sempre e comunque per i terreni migliori, si è cercato di fare fronte alle criticità di annate sempre più estreme, partendo in primis da un’attenta gestione dell’elemento più importante di un vigneto: il suolo. Attraverso lavorazioni mirate, notevole riduzione del calpestio meccanico e una selezione curata e attenta per ciascuna parcella sia delle concimazioni che delle miscele di sovesci (diverse da un vigneto all’altro), si è cercato di mantenere sempre il suolo ad alti livelli di vitalità e qualità sia biologica che chimico-fisica.
Secondo, ma non certo per importanza, abbiamo sempre prestato la massima cura alla vite in tutte le sue singole fasi di gestione, eseguite esclusivamente a mano, partendo dalle potature, attraverso la gestione della chioma e con defogliature mirate e attente, il tutto in sinergia con le lavorazioni del terreno.
State considerando o avete già introdotto nuove varietà (autoctone o internazionali) più resistenti al caldo e alla siccità? Come bilanciate la necessità di adattamento climatico con la preservazione dell’identità territoriale e i vincoli delle denominazioni? Quali sono le vostre opinioni sulle varietà PIWI (resistenti alle malattie) nel contesto del cambiamento climatico?
Innanzitutto, credo sia doveroso precisare che non esiste una varietà – che sia autoctona o internazionale – immune ai cambiamenti che stanno avvenendo negli ultimi anni (es. una vite di merlot è suscettibile ai cambiamenti climatici, quanto una vite di cabernet franc).
Quello che sicuramente fa la differenza è il tipo di lavoro che viene svolto sia in vigna che in cantina, ai fini di mantenere quello che è lo stile produttivo dell’azienda nel massimo rispetto dell’espressione della tipicità della varietà coltivata, del territorio e dell’annata, senza cadere nell’omologazione del prodotto. Con i cambiamenti in corso è il lavoro e la mano dell’uomo che deve cambiare ed evolvere.
Credo che le varietà PIWI possano offrire una buona opportunità per le zone sempre più estremizzate da problemi di natura climatica e fitosanitaria, ma ritengo che, come tutti i nuovi strumenti che le ricerche stanno offrendo a noi viticoltori, è sempre necessaria un’attenta osservazione di natura tecnica sulla reale necessità di utilizzarli.
In cantina, quali tecniche innovative state adottando per gestire uve con pH più alto, acidità più bassa e potenziale alcolico più elevato? Avete sperimentato con lieviti non-Saccharomyces (come Lachancea thermotolerans o Metschnikowia pulcherrima) o altre biotecnologie per preservare freschezza e complessità aromatica? Come questi interventi influenzano l’identità e lo stile dei vostri vini?
Per gestire uve con pH più elevato, acidità più bassa e potenziale alcolico superiore, adottiamo strategie enologiche mirate, focalizzate sulla raccolta tempestiva, il controllo delle temperature di fermentazione e la selezione di ceppi di lievito con profili metabolici specifici, in grado di preservare freschezza aromatica ed equilibrio gustativo.
Stiamo conducendo sperimentazioni controllate con lieviti non-Saccharomyces, tra cui Lachancea thermotolerans per il supporto alla gestione del pH e Metschnikowia pulcherrima per la modulazione del profilo aromatico, utilizzati in fermentazioni sequenziali o co-inoculi, con monitoraggio analitico e sensoriale.
L’adozione di queste biotecnologie è sempre subordinata al loro impatto sull’identità e sullo stile dei nostri vini: l’obiettivo è compensare gli effetti del cambiamento climatico senza alterare l’espressione varietale e territoriale, preservando coerenza, freschezza e riconoscibilità del prodotto finale.
Come comunicate ai vostri clienti e al mercato le sfide del cambiamento climatico e i vostri sforzi di adattamento? I consumatori sono disposti a accettare vini con profili organolettici diversi rispetto al passato? Dal punto di vista economico, quali sono i maggiori ostacoli all’adattamento (costi degli investimenti, incertezza normativa, accesso al credito)? Qual è la vostra visione per i prossimi 20-30 anni: credete che la vostra regione rimarrà competitiva nella produzione di vini di qualità?
La parola chiave nei confronti dei nostri clienti, del mercato e di chi si approccia ai nostri vini è sempre una: onestà.
Con onestà e trasparenza comunichiamo e raccontiamo l’impegno, tutt’altro che semplice, che come azienda mettiamo in ogni singolo passaggio del nostro lavoro, di come cresciamo e ci adattiamo a livello di gestione agronomica ed enologica per rispettare il profilo qualitativo e stilistico dei nostri vini e di come, a piccoli passi, applichiamo cambiamenti per ridurre l’impatto del nostro lavoro, sia in termini di biodiversità, sia in termini di “carbon footprint” con l’utilizzo di bottiglie più leggere, l’uso del cartone riciclato al posto delle scatole di legno, la riduzione della plastica nel ciclo di packaging….. Ogni passo comporta tanti sforzi, sia economici che burocratici, ma è da sempre la chiave del nostro lavoro.
I nostri vini nel tempo sono cambiati e sono evoluti con noi e con il nostro modo di fare vino, ma abbiamo con il tempo fissato dei punti saldi al livello stilistico al fine di mantenere sempre un filo conduttore coerente tra le varie annate e tra i vari vini. Chi conosce la nostra azienda da sempre, e chi ha iniziato a conoscerla, assaggiando anche vecchie annate nota ed apprezza questo filo conduttore, questa coerenza e fedeltà all’essere noi stessi, senza stravolgere i nostri vini inseguendo mode o facendosi travolgere dagli eventi.
Difficile poter prevedere cosa potrà accadere in un così lungo lasso di tempo, a volte ci viene difficile fare previsioni anche su brevi periodi, ma sicuramente continueremo a lavorare con determinazione e flessibilità, cercando di adattarci ai cambiamenti che dovremo affrontare; inoltre, se si considera ciò che accade oltre i confini aziendali, estendendosi a un’intera area viticola, la chiave per affrontare le nuove sfide sarà sicuramente la cooperazione tra le aziende del territorio.
Approfondimenti
Per approfondimenti sul tema degli effetti del global warming è possibile consultare questo articolo, recentemente pubblicato su World Wine Passion.
Ringraziamenti
Un sentito ringraziamento è dovuto a Luca Rettondini e a Elia Campolmi per il grande entusiasmo e l’altrettanto grande disponibilità con cui hanno aderito a questo progetto editoriale.
Contatti
Luca Rettondini
info@lucarettondini.com
Le Macchiole
Strada Provinciale 16B Bolgherese, 189/A
Fraz. Bolgheri
57022, Castagneto Carducci (LI)
info@lemacchiole.it