Stefano Vegis, l’artigiano del Gattinara

Riassunto

Stefano Vegis è l’artigiano che dal 2009 interpreta con dedizione il territorio di Gattinara. In un’area plasmata da un supervulcano fossile, i suoi vigneti affondano le radici in suoli acidi ricchi di porfidi e minerali, conferendo al nebbiolo una verticalità inconfondibile. Con una produzione di 10.000 bottiglie, Stefano gestisce personalmente ogni fase, dalla vigna alla cantina, vinificando in purezza per esaltare l’identità dei singoli cru come l’Osso. Dal Coste della Sesia DOC al complesso Gattinara DOCG Riserva, i suoi vini sono espressioni autentiche di eleganza austera e sapidità vibrante, testimoniando la rinascita di una denominazione storica che ha affascinato la diplomazia europea fin dal Cinquecento.

Summary

Stefano Vegis is the artisan who has been interpreting the territory of Gattinara with dedication since 2009. His vineyards are rooted in acidic soils rich in porphyry and minerals in an area shaped by a fossil supervolcano, giving Nebbiolo an unmistakable verticality. Stefano personally manages every stage of production, from vineyard to cellar, vinifying in purity to enhance the identity of individual crus such as Osso, with an annual output of 10,000 bottles. His wines, ranging from the Coste della Sesia DOC to the complex Gattinara DOCG Riserva, are authentic expressions of austere elegance and vibrant flavour. They testify to the rebirth of a historic appellation that has fascinated European diplomacy since the 16^(th) century.

Stefano Vegis: alcune sue vigne

Introduzione

La storia di Stefano Vegis come produttore di vino a Gattinara è un esempio di passione e dedizione. Nel 2009 decide di cambiare vita, lasciando il suo precedente impiego per dedicarsi alla viticoltura. Inizia rilevando l’attività del suocero, che fino a quel momento si era limitato a conferire le uve senza vinificare. Stefano sceglie invece di vinificare in proprio, costruendo una piccola cantina tra il 2009 e il 2010 su un terreno di famiglia. La prima vendemmia risale al 2013, con una produzione limitata a 4.000 bottiglie di Gattinara DOCG e 500 di Riserva. Oggi la produzione si è assestata intorno alle 10.000 bottiglie complessive, suddivise in quattro tipologie, un numero che gli permette di seguire personalmente ogni dettaglio.

Il territorio di Gattinara, un mosaico geologico

Il Gattinara DOCG nasce in un’area geologicamente unica, plasmata da un supervulcano esploso circa 280 milioni di anni fa, nel periodo Permiano. Questa origine ha lasciato in eredità suoli ricchi di porfidi, graniti e minerali ferrosi, a pH acido. Come prescritto dal disciplinare, i vigneti si trovano esclusivamente su giacitura collinare, su terreni argillosi, limosi e sabbiosi, a un’altitudine compresa tra 250 e 550 metri sul livello del mare. Il clima è mitigato dalla vicinanza del Monte Rosa, che protegge dalle correnti fredde più intense, e dei laghi Maggiore e d’Orta, che garantiscono significative escursioni termiche tra giorno e notte, fondamentali per lo sviluppo aromatico del nebbiolo.

Il supervulcano della Valsesia

Per comprendere i suoli di Gattinara occorre risalire a un evento geologico di portata planetaria. Tra 290 e 280 milioni di anni fa, quando le terre emerse erano ancora riunite nel supercontinente Pangea, un’anomalia termica profonda provocò la fusione parziale del mantello sotto l’attuale Valsesia. La risalita di magma basaltico generò un apparato vulcanico colossale, la cui caldera sommitale raggiunse un diametro di circa 13 chilometri. L’eruzione espulse circa 500 km³ di materiale piroclastico e cenere, determinando il collasso della camera magmatica. Successivamente, tra 60 e 30 milioni di anni fa, la collisione tra la placca africana e quella europea – responsabile dell’orogenesi alpina – ripiegò di circa 90° la sezione di crosta che conteneva i resti del vulcano, portando in superficie strutture che in origine si trovavano fino a 25-30 chilometri di profondità.

Il sistema magmatico fossile

La ricostruzione di questo sistema magmatico fossile è frutto di oltre trent’anni di ricerche condotte dai professori Silvano Sinigoi dell’Università di Trieste e James Quick della Southern Methodist University di Dallas. I risultati, pubblicati nel 2009 sulla rivista scientifica Geology (Quick J.E. et al., “Magmatic plumbing of a large Permian caldera exposed to a depth of 25 km”, Geology, 37, 7, 2009), hanno dimostrato che le rocce magmatiche intruse nella crosta e i depositi vulcanici affioranti tra Borgosesia e la pianura padana appartengono a un unico sistema magmatico. Si tratta di un caso unico al mondo: un laboratorio a cielo aperto che consente l’osservazione diretta della struttura interna di un supervulcano, dalla camera magmatica profonda fino ai prodotti dell’eruzione. La rilevanza scientifica dell’area è stata riconosciuta dall’UNESCO, che nel 2013 ha incluso il territorio nel Sesia Val Grande Geopark, elevato nel 2015 a UNESCO Global Geopark.

Stefano Vegis: il supervulcano della Valsesia
Immagine generata con sistemi AI

Stefano Vegis, Gattinara e i suoli acidi su matrice vulcanica

Le origini

I suoli viticoli di Gattinara derivano direttamente dalla disgregazione delle rocce porfiriche e granitiche generate dal supervulcano. La composizione mineralogica include silice, ferro, magnesio, porfido e granito, con concentrazioni di microelementi – in particolare ferro, manganese e zinco – che fonti di settore stimano fino a dieci volte superiori rispetto alla media dei vigneti italiani. Questa ricchezza minerale, associata a una matrice fortemente acida, distingue radicalmente Gattinara dalle zone calcareo-marnose delle Langhe, dove Barolo e Barbaresco crescono su suoli a reazione alcalina con valori di pH intorno a 8. A Gattinara il pH medio del suolo nei vigneti si colloca intorno a 4, un valore estremo nel panorama viticolo italiano che avvicina l’acidità di questi terreni a quella dell’aceto (pH 2,9) e che condivide con la confinante denominazione Boca DOC, dove si registrano valori di pH fino a 2,85.

I suoli

Sotto il profilo pedologico, i suoli di Gattinara si caratterizzano per una tessitura sciolta, ricca di scheletro e povera di sostanza organica e di carbonati. La matrice acida di origine granitoide e porfirica determina un’instabilità strutturale tipica dei terreni privi di calcio di scambio, con un basso potere tampone e una limitata capacità di ritenzione delle basi. In termini agronomici, ciò si traduce in una fertilità chimica contenuta che costringe la vite a sviluppare un apparato radicale profondo, riducendone la vigoria vegetativa e favorendo la concentrazione aromatica nelle uve. Le rocce porfiriche, a contatto con l’ossigeno atmosferico, si sgretolano nel tempo producendo sabbie minerali che conferiscono al suolo un ottimo drenaggio e la capacità di assorbire calore durante il giorno per restituirlo gradualmente nelle ore notturne.

Stefano Vegis e i suoli del Gattinara
Immagine generata con sistemi AI

La conca collinare e il ruolo del Sesia

La DOCG Gattinara si sviluppa interamente entro i confini comunali, occupando una conca collinare con andamento est-ovest posta alle spalle del centro abitato, sulla destra orografica del fiume Sesia. I circa 94 ettari vitati iscritti alla denominazione si distribuiscono su una singola dorsale collinare articolata in una ventina di cru non codificati dal legislatore, con altitudini comprese tra i 280 e i 450 metri sul livello del mare. L’esposizione predominante va da sud-est a sud-ovest, garantendo un’insolazione prolungata durante l’intero ciclo vegetativo del nebbiolo, vitigno a maturazione tardiva che necessita di accumulo termico fino a metà ottobre.

Il fiume Sesia

Il fiume Sesia, che separa Gattinara dalla dirimpettaia Ghemme, segna non solo un confine amministrativo tra le province di Vercelli e Novara, ma anche una netta discontinuità geologica. Sulla riva sinistra, a Ghemme, i terreni sono di formazione fluvio-glaciale, con depositi morenici lasciati dal ghiacciaio del Monte Rosa circa 2 milioni di anni fa, ricchi di ciottoli e argille. Sulla riva destra, a Gattinara, prevale invece la matrice vulcanica. Questa differenziazione pedologica lungo un corso d’acqua spiega le significative diversità stilistiche tra queste due denominazioni a base nebbiolo: più strutturati e carnosi a Ghemme, più affilati e verticali a Gattinara, dove l’acidità del suolo si riflette nella vivace freschezza del vino.

Il clima e l’influenza alpina

Le Alpi e i laghi

Il clima di Gattinara è il risultato dell’interazione tra la protezione offerta dall’arco alpino e l’influenza moderatrice dei bacini lacustri prealpini. Il massiccio del Monte Rosa, situato a nord, agisce come barriera contro le correnti fredde settentrionali, mentre le Alpi convogliano brezze fresche che percorrono i vigneti in ogni stagione, svolgendo una funzione essenziale nella sanità fitosanitaria delle uve e nella preservazione dell’acidità durante la maturazione. I laghi Maggiore e d’Orta contribuiscono a mitigare gli estremi termici, amplificando le escursioni tra giorno e notte che sono fondamentali per la sintesi e la conservazione dei precursori aromatici nel nebbiolo.

La piovosità a Gattinara supera di circa il 70% quella registrata, in media, nelle Langhe, un dato che condiziona profondamente le pratiche agronomiche e che rende la gestione fitosanitaria più impegnativa.

Gli effetti del clima

Paradossalmente, il clima è tra i più caldi dell’Alto Piemonte, grazie all’esposizione meridionale della conca collinare e all’effetto di accumulo termico delle rocce porfiriche affioranti, che restituiscono calore durante la notte. Questa combinazione di calori diurni e frescure notturne produce un’escursione termica particolarmente accentuata, che favorisce la maturazione fenolica delle bucce mantenendo al contempo una trama acida sostenuta. È in questa dialettica tra calore e freschezza, tra vulcano e ghiacciaio, tra suolo acido e vento alpino, che il Gattinara DOCG trova il proprio carattere inconfondibile: vini di eleganza austera, dalla mineralità sapida e dalla persistenza vibrante.

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Una delle vigne di Stefano Vegis

Un vino nella storia: otto secoli di Gattinara

La viticoltura a Gattinara precede la conquista romana e affonda le proprie radici nelle pratiche agricole delle popolazioni liguri stanziate lungo il Sesia. Il disciplinare della DOCG attesta che già nel 1378 il vino di Gattinara veniva esportato, ma fu la figura di Mercurino Arborio, Gran Cancelliere dell’imperatore Carlo V dal 1518, a proiettare questo vino sullo scenario internazionale.

Mercurino Arborio

Come documentato dalla sua autobiografia, pubblicata da Carlo Bornate nella Miscellanea di storia italiana (III serie, Torino, 1915), Mercurino donò alle corti europee botti del vino locale, trasformandolo in strumento di diplomazia culturale dalla Spagna alle Fiandre.

L’apogeo della viticoltura di Gattinara si colloca nell’Ottocento, quando la superficie vitata raggiunse circa 800 ettari nel solo territorio comunale, inseriti nei 40.000 ettari complessivi dell’Alto Piemonte.

Nel 1872 il governo del Regno d’Italia istituì a Gattinara la Regia Stazione Enologica Sperimentale, una delle prime due d’Italia insieme a quella di Asti: comprendeva una scuola enologica, una cantina sperimentale e una stazione meteorologica. La scelta di Gattinara come sede testimoniava il prestigio di un vino che, come riporta l’Oxford Companion to Wine, era in certi periodi più ammirato dello stesso Barolo.

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Mercurino Arborio - Foto Fulvio Caligaris - Licenza CC BY-SA 4.0 -https://it.wikipedia.org/wiki/Mercurino_Arborio_di_Gattinara#/media/File:Mercurino_Palazzo_Reale_5.jpg

La fillossera, il boom economico e l’abbandono della viticoltura

Nel corso del XX secolo, il declino fu drammatico. La fillossera, l’esodo rurale verso le fabbriche del boom economico e la crisi di reputazione degli anni Settanta, quando il nome Gattinara fu sfruttato per commercializzare prodotti scadenti, ridussero la superficie vitata da 800 a meno di 100 ettari. Oggi la DOCG conta circa 94 ettari iscritti: poco più di un decimo della massima estensione storica. In questo contesto, la scelta di Stefano Vegis di dedicarsi alla viticoltura gattinarese nel 2009 si inscrive in un più ampio movimento di rinascita sostenuto da giovani produttori che hanno colto il potenziale di un terroir d’eccezione, dove il bosco ha riconquistato le colline che un tempo erano interamente coltivate a vite.

Stefano Vegis: le sue vigne e i suoi vini

I suoli delle vigne di Stefano Vegis

La composizione del suolo a Gattinara varia in modo significativo anche a pochi metri di distanza, con alternanze di porfido rosso, argille ferrose, sabbie granitiche e depositi morenici. Lo spessore del suolo nelle sue vigne oscilla tra i 25-30 centimetri nella zona dell’Osso, dove la roccia affiora quasi in superficie, e i 50-80 centimetri nelle altre parcelle. Nelle zone di fondovalle, escluse dal disciplinare per la produzione del Gattinara, la sedimentazione e il dilavamento dalle colline creano suoli più profondi e argillosi. Nel corso della nostra chiacchierata, Stefano Vegis ha sottolineato più volte quanto sia spiccata la diversità pedologica tra le varie colline di Gattinara.

I vigneti, un patrimonio frammentato

Stefano Vegis coltiva circa 2,7 ettari di vigneti, frammentati in piccole parcelle situate in alcune delle migliori zone della denominazione. Tra queste spiccano i cru Osso, San Francesco, Lurghe e Murella. La vigna Osso, la più estesa con circa 6.000 metri quadrati, è contigua al celebre cru Osso San Grato di Antoniolo e rappresenta il cuore della produzione della Riserva. Le vigne hanno un’età variabile, dai 20 fino ai 70-80 anni delle piante più vecchie, risalenti al nonno del suocero. Dopo la grandinata del 2021, alcune parcelle sono state reimpiantate per non perdere annate produttive.

Stefano Vegis e una sua vigna di nebbiolo

Stefano Vegis e il nebbiolo

Il disciplinare del Gattinara DOCG prevede l’utilizzo di nebbiolo, localmente chiamato spanna, in percentuale compresa tra il 90 e il 100 per cento. Possono concorrere alla produzione anche uve di vespolina, per un massimo del 4 per cento, e di uva rara, localmente nota come bonarda di Gattinara, purché complessivamente non superino il 10 per cento del totale. Stefano Vegis vinifica in purezza di nebbiolo, anche se nelle vigne più vecchie sopravvivono ancora sporadici ceppi di vespolina, croatina e uva rara, che non influenzano in modo significativo il profilo dei vini. Tutti i rimpiazzi e i nuovi impianti vengono effettuati esclusivamente con nebbiolo.

Una viticoltura attenta e rispettosa

La conduzione agronomica è convenzionale ma attenta. Stefano Vegis non pratica il biologico certificato, anche per le difficoltà legate al clima piovoso dell’Alto Piemonte, ma gestisce personalmente tutti i trattamenti, limitando al minimo l’uso di prodotti fitosanitari. Il diserbo è stato completamente abolito. Le uve di ogni parcella vengono vinificate separatamente per esaltarne le singole peculiarità, con l’eccezione delle parcelle più piccole come San Francesco.

Le pratiche di cantina

Stefano gestisce in prima persona tutte le operazioni di cantina, dalla pressatura alla presa di spuma per il metodo classico.

Le fermentazioni avvengono in acciaio con lieviti selezionati specifici per il nebbiolo, su indicazione dell’enologo. La fermentazione malolattica si svolge spontaneamente, senza l’utilizzo di ceppi batterici selezionati, al termine della fermentazione alcolica o in primavera con la ripartenza delle temperature.

Prima del passaggio in legno, il vino viene sfecciato per ottenere un prodotto più pulito. L’imbottigliamento è affidato a un terzista specializzato, una scelta condivisa anche da produttori ben più grandi della zona, che garantisce l’utilizzo di macchinari sempre aggiornati senza i costi di acquisto e manutenzione. Per lo spumante metodo classico, il remuage e la sboccatura vengono effettuati esternamente, mentre la presa di spuma è gestita in cantina. Stefano lavora da solo in azienda, un impegno che non conosce pause tra estate e inverno, tra vigna e cantina.

I vini di Stefano Vegis: espressioni autentiche del territorio

La gamma comprende quattro etichette. Il Coste della Sesia DOC è un nebbiolo in purezza che affina solo in acciaio, il vino più giovane e immediato della produzione. Il Gattinara DOCG rispetta i 35 mesi di invecchiamento prescritti dal disciplinare, di cui 24 in botti da 25 ettolitri di rovere di Slavonia e francese, non tostate, piegate a vapore con una minima assistenza del fuoco. La Riserva, prodotta esclusivamente con le uve della vigna Osso, invecchia per 47 mesi di cui 36 in legno: il primo anno in barrique usate per favorire la micro-ossigenazione e stabilizzare il colore, i due successivi in botti da 10 ettolitri di rovere francese non tostato, dal gusto leggermente più dolce. Completa la gamma uno spumante metodo classico da nebbiolo vinificato in bianco, prodotto solo nelle annate migliori.

Stefano Vegis
Stefano Vegis

La commercializzazione

La vendita dei vini di Stefano Vegis si concentra prevalentemente sul mercato nazionale, con una forte componente locale e nelle province limitrofe. Una parte della produzione raggiunge anche altre regioni italiane. La distribuzione avviene sia attraverso la vendita diretta sia tramite rivenditori e distributori, una scelta dettata dalla necessità di conciliare il lavoro solitario in vigna e in cantina con le esigenze commerciali. Stefano Vegis non dispone di un sito internet, privilegiando un rapporto diretto e personale con i propri clienti e con chi si interessa ai suoi vini.

Le degustazioni

Ho avuto il piacere di degustare i tre vini di seguito raccontati durante la mia visita in Azienda il giorno 12 febbraio 2026 con la più che piacevole compagnia dello stesso Stefano Vegis a cui  sono dovuti i miei più sinceri ringraziamenti.

Coste della Sesia DOC – 2024

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Il Coste della Sesia 2024 di Stefano Vegis si presenta allo sguardo di un affascinante color rubino trasparente.

Al naso, questo vino colpisce per la sua intensità e per un frutto croccante, nel quale si distinguono note di ribes rosso, marasca e arancia sanguinella. Il nebbiolo, vitigno principe di questo territorio, si rivela con le sue inconfondibili sensazioni di violetta, arricchite dai dolci sentori di confetto.

Al palato, il vino è di buon corpo e morbido, con un centrato equilibrio reso possibile dalla freschezza e dai piacevoli tannini. La sua lunga persistenza e il suo sorso agile e snello ne fanno un vino di grande piacevolezza e un’interessante espressione di questo territorio.

Gattinara DOCG – 2022

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Questo Gattinara DOCG 2022 si presenta di color granato trasparente e con un panorama olfattivo di grande finezza. Le note di piccoli frutti rossi maturi, come la fragola e il lampone, si fondono con sentori di violetta e con la più che spiccata verticalità balsamica di eucaliptolo. Infine, la paletta olfattiva è ulteriormente impreziosita dai profumi speziati di noce moscata, cannella e pepe nero oltre che da sfumature di sottobosco e cuoio.

All’assaggio, il sorso è nervoso e giovanile, di buon corpo e morbido, con una freschezza e una trama tannica ben presenti. La sua notevole sapidità e la persistenza più che soddisfacente rendono questo Gattinara DOCG un vino agile, snello e di grande carattere.

Gattinara DOCG Riserva – 2018

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Il Gattinara DOCG Riserva 2018 di Stefano Vegis sfoggia nel calice un luminoso e trasparente color granato.

Il suo bouquet stupisce per intensità, eleganza e complessità, con le note di confettura di piccoli frutti, rosa rossa appassita e violetta candita che si intrecciano armoniosamente con i sentori di resina, spezie dolci, tabacco e cuoio. Con il passare dei minuti, emergono anche profumi di confettura di arancia, cioccolato fondente ed eucaliptolo.

Al palato, il vino è ampio e succoso, strutturato e molto morbido, con tannini quasi risolti pur se ancora piacevolmente nervosi. La sua vibrante freschezza e la notevole sapidità gli conferiscono un equilibrio impeccabile e una persistenza lunghissima, oltre a renderlo un Gattinara DOCG Riserva capace di rendere il dovuto onore a queste colline.

Contatti

Stefano Vegis

Via Aosta

13045, Gattinara (VC)

stevegis76@live.com

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