• Gio 22 Feb 2024

Marrone: le Langhe, la famiglia e l’amore per la terra

Denise, Serena e Valentina Marrone rappresentano la quarta generazione di una famiglia nata e vissuta tra le vigne e tra le botti ma, soprattutto, rappresentano la prova di come sia possibile unire tradizione e nuove tendenze, qualità e mercato nonché passione e imprenditorialità.

L’Agricola Marrone, in frazione Annunziata di La Morra nel cuore delle Langhe, non può non rimanere impressa nella mente e nel cuore. Certo questo avviene per la qualità dei vini, per l’eccellente ristorazione proposta e per lo splendido panorama che si gode dalla terrazza panoramica ma ancora di più, a mio avviso, per il calore dell’accoglienza, la sincerità dei sorrisi e la passione trasmessa in ogni frase che esprimono appieno i valori che guidano il lavoro di questa storica Azienda. È la famiglia, però, l’aspetto che – su tutti – rimane impresso in chi ha la fortuna di visitare questa cantina. Una famiglia che da quattro generazioni coltiva la vite e ne vinifica i frutti e che oggi – con il lavoro delle tre sorelle Denise, Serena e Valentina – continua a rendere onore a queste colline che della vite e del vino hanno fatto la propria bandiera affermandosi nel mondo come una terra di assoluta eccellenza enoica.

La storia

Fondata nel 1887 da Pietro Marrone, l’Azienda imbocca, fin da subito, il percorso della qualità in modo che non ho difficoltà a definire pionieristico. L’abbandono della viticoltura promiscua – ovvero la coltivazione di cereali tra i filari – e la riduzione della produzione per ettaro messe in atto già verso la fine del primo decennio del XX secolo erano all’epoca qualcosa di assolutamente rivoluzionario se non, addirittura, apparentemente sconsiderato. I risultati, però, non tardarono a farsi vedere e la qualità delle uve prodotte diede rapidamente i risultati sperati sia in termini di notorietà sia di resa economica.

In seguito, sarà il figlio Carlo, insieme ai fratelli Paolo e Michele e alla sorella Mariuccia, a continuare il percorso di innovazione e ricerca e, pur se con l’interruzione dovuta alla tragedia della II Guerra Mondiale, Carlo riesce a sempre più a consolidare la fama della propria Cantina producendo vini sempre migliori e sviluppando la cascina che ospita l’attività di famiglia.

Siamo ormai negli anni ‘70 e Gian Piero, il figlio di Carlo nato nel 1955, prende in mano le redini aziendali conducendo in seguito per ben 44 vendemmie l’attività iniziata da nonno Pietro. A lui va anche il merito di aver creduto nei vitigni tradizionali indirizzando l’Agricola Marrone principalmente verso la produzione di vini da uve favorita, arneis, moscato oltre, ovviamente, dalle grandi bacche nere piemontesi, ovvero barbera, dolcetto e nebbiolo. Dato che – come è noto – dietro a ogni grande uomo non può che esserci una grande donna, ecco che mamma Giovanna svolge un ruolo essenziale nel condurre l’intera attività fino ai nostri giorni anche in virtù delle sue spiccate doti in cucina.

Marrone oggi

L’Azienda oggi è affidata alle sapienti mani della quarta generazione della famiglia Marrone, ovvero alle tre figlie di Giovanna e Gian Piero: Denise, Serena e Valentina oltre che a quelle di Marco, il marito di Serena.

Pur in una gestione collegiale dell’attività, è evidente che, nel corso degli anni, si è resa necessaria una suddivisione dei compiti che vede Valentina – enologa – impegnata negli aspetti tecnici, Serena occupata nell’amministrazione e nella gestione di molti mercati esteri con l’aiuto di Marco specializzato nei mercati di Olanda, Belgio, America e Cina e Denise principalmente impegnata nell’accoglienza oltre che nei mercati di lingua tedesca; infine, ma nel contempo cuore dell’intera attività, mamma Giovanna rappresenta l’anima della cucina del ristorante, condotto dallo chef Paolo Garabello, nel quale le eccellenze di gastronomiche di Langa sono proposte in modo attento e rispettoso delle materie prime in abbinamento con i vini aziendali. Da ultimo, ma non certo per importanza, la Cantina organizza visite in cantina, degustazioni guidate e corsi di cucina. È giusto, infine, ricordare che l’Azienda si avvale della consulenza enologica di Donato Lanati.

Le attività in vigna sono effettuate manualmente, non sono utilizzati diserbanti e particolare attenzione è riservata alle pratiche volte a preservare il suolo dal dilavamento; le concimazioni, quando necessarie, sono realizzate esclusivamente tramite concimi organici. L’Azienda vinifica solo uve di propria produzione proveniente da vigneti di proprietà o in affitto.

Da sinistra: Serena, Valentina e Denise Marrone

Denise racconta Marrone

Dato che ascoltare i racconti direttamente dalle parole dei protagonisti rende molto più profonda la comprensione di ogni realtà, ecco che nell’intervista che segue, Denise Marrone ci racconta la Azienda di famiglia e le proprie esperienze nel mondo del vino.

Quattro generazioni di vignaioli: voi tre sorelle siete le prime donne totalmente al timone dell’Azienda. È forse un po’ banale chiedervelo ma come vivete questo ruolo e le responsabilità che esso comporta anche nei confronti di chi vi ha preceduto?

Veramente la nostra è sempre stata una famiglia di donne: a partire da mia nonna, che ha lavorato in campagna finché ha avuto la forza di farlo, e che dalle retrovie (perché una volta la donna non aveva tutta la libertà di parola che abbiamo noi oggi) guidava la nostra cascina e con la quale ho trascorso tutte le mie estati, lavorando in vigna e raccontando storie: tutto ciò che conosco di cucina, tradizioni, storia locale… lo devo a lei, e mi è davvero rimasto nel cuore. Quindi per noi sorelle è stato assolutamente normale prendere il suo posto, continuare a fare ciò che abbiamo sempre fatto: io a 14 anni non avevo ancora il motorino e già guidavo il trattore…

Una domanda di rito: i vostri colleghi uomini di altre cantine e, più in generale, i professionisti del settore vitivinicolo come vedono una realtà come la vostra totalmente al femminile?

Non mi sono mai posta il problema e credo nemmeno loro… ci è capitato a volte di assaggiare insieme i nostri vini, di scambiare opinioni… è la bottiglia che parla, non chi ci sta dietro…

Passiamo a parlare del vostro territorio: come vedete il futuro delle principali Denominazioni di Langa strette tra le regole del mercato e cambiamenti epocali quali, ad esempio, il riscaldamento climatico? Come credete che Denominazioni di rinomanza mondiale, quali Barolo e Barbaresco, debbano affrontare le mutate situazioni senza perdere la propria anima e la propria altissima qualità?

Negli ultimi quattro anni ci siamo concentrati molto sulla natura e su una “pianta felice”: solo se si lavora nel pieno rispetto della natura, facendo in modo che la vigna non debba affrontare degli stress, come lo stress idrico, possiamo pensare di mantenere la qualità che ci piace tanto e che piace tanto ai nostri clienti rendendo famosi Barolo e Barbaresco in giro per il mondo. Le vigne hanno solitamente le esposizioni che erano le migliori 40 anni fa, quando pioveva in continuazione e faceva freddo ma ora le condizioni sono opposte e dobbiamo rivedere tutte le lavorazioni e tutte le nostre conoscenze. Mantenere il terreno soffice e sollevato per fare in modo che le radici possano respirare, valutare la superficie fogliare in modo che la pianta possa respirare bene ma non ci sia troppa traspirazione, lasciare meno grappoli, con un abbassamento importante della resa per ettaro e con il rischio che la grandine rovini il resto… sono tutte valutazioni che devono seguire una logica naturale insieme alla tradizione. Detto a voce è facilissimo, nella pratica un po’ meno!

La vostra Azienda produce sia una quota importante di vini bianchi sia – com’è naturale – un’ampia gamma di vini rossi di alta qualità. Quali sono le caratteristiche principali che cercate di mettere in luce nei vostri prodotti?

La parola chiave è eleganza. Vogliamo produrre vini che non stupiscano al primo sorso, per poi rendere faticoso chiedere il secondo bicchiere. Vogliamo vini profumati, fini, di grande struttura ma che accompagnino il cibo, che non lo sovrastino, e che diano voglia di bere tutta la bottiglia.

Le Langhe hanno da sempre improntato la loro produzione principalmente sui vitigni autoctoni. La vostra Cantina sta, negli ultimi anni, aprendosi anche a varietà internazionali, quali chardonnay e viognier? Quali i motivi di questa scelta e come pensate che il vostro territorio possa incidere sui vini da esse ottenuti.

Chardonnay e viognier sono gli unici due vitigni internazionali che coltiviamo sulla nostra terra perché, appunto, preferiamo le varietà autoctone. La nostra Azienda è piccola, abbiamo 17 ettari in totale, quindi preferiamo concentrarci su varietà che siano rappresentative della nostra area e del nostro territorio. Lo chardonnay era già stato piantato da mio nonno, per curiosità e per moda: ora sono vigne di quasi 50 anni, che producono uve di altissima qualità che a loro volta ci permettono di ottenere un vino adatto a due anni di affinamento in legno e a un lungo potenziale di invecchiamento in cantina e che si comporta quindi alla stregua di un rosso: ci piace produrlo proprio per questo motivo, perché possiamo applicare le nostre conoscenze e la nostra tradizione ad un bianco. Stessa cosa posso dire per il viognier: ho piantato io queste barbatelle più di 25 anni fa, in una esposizione a nord-ovest dove un tempo avevamo le nocciole, che abbiamo deciso di espiantare per far posto ai bianchi. E la scelta del viognier è stata perché ha la stessa radice di un nebbiolo e, quindi, ancora una volta un connubio di tradizione e innovazione con un vitigno internazionale. Che affiniamo in tonneau di acacia e non di rovere come per tutti gli altri: un esperimento in più. Ad oggi abbiamo imbottigliato solo due annate di viognier, il margine di miglioramento è enorme!

La vostra Cantina ha fortemente investito – sia economicamente sia come immagine – anche nell’accoglienza come testimoniato dagli eccellenti livelli raggiunti da vostro ristorante e dal gran numero di visitatori che ospitate presso di voi nel corso dell’anno. Quanto incide nella vostra realtà l’enoturismo e quali pensate, alla luce della vostra esperienza, possa essere il futuro di questa ormai consolidata realtà all’interno della filiera vitivinicola del nostro Paese?

Credo talmente nell’enoturismo che sono guida turistica e ho un mio tour operator. Mi sembra che solo questo sia rappresentativo! L’Italia e il mondo sono pieni di appassionati di vino, di buona cucina e della cultura che ci sta attorno: il nostro obiettivo e la nostra missione è far sì che trovino le risposte alle loro domande e un ambiente piacevole e formativo (non deve volerci una laurea per bere un bicchiere di vino!) che li faccia divertire ed essere parte di storie di famiglia! Ovviamente il vino deve essere buono, questa è la base di tutto! L’anno scorso abbiamo ospitato 23.000 visitatori, che sono stati altrettanti ambasciatori non solo della Cantina Marrone, ma di un territorio che continua a crescere e migliorarsi e ad offrire vere e proprie eccellenze.

Le degustazioni

Pur essendo – e in Langa non potrebbe essere altrimenti – un’Azienda con una vocazione fortemente “rossista”, la produzione di vini bianchi dell’Azienda Marrone mostra motivi di vero interesse e, pertanto, le righe che seguiranno saranno dedicate proprio ad alcuni di questi loro vini oltre che al loro unico rosato, il Dolcevita; trovo, però, doveroso ricordare che, nel corso dell’Edizione 2023 di Grandi Langhe, ho avuto il piacere di recensire il loro Bussia – Barolo DOCG 2019 la cui descrizione è riportata all’interno dell’articolo dedicato a tale evento.

Langhe DOC Favorita – 2021

Le uve favorita – sinonimo piemontese per il vermentino – utilizzate in questo vino provengono da vigneti allevati su suoli fortemente calcarei con marcata presenza di sabbie lungo pendii aventi esposizione nord-occidentale a una quota di circa 300m s.l.m.

Dopo poche ore di macerazione prefermentativa a freddo, la vinificazione avviene in acciaio a temperatura controllata ed è seguita da un affinamento – sempre in acciaio – per un periodo di almeno cinque mesi sulle proprie fecce fini.

Di color paglierino intenso, questo Langhe DOC Favorita regala al naso note intense e fini di mela verde, pera e pesca a polpa bianca armoniosamente frammiste a sentori di erbe aromatiche e mandorla dolce non tostata; il quadro olfattivo si completa grazie a piacevoli profumi floreali ben riconducibili al tiglio e al biancospino.

Al palato, il sorso si presenta di buon corpo e morbido e, nel contempo, sostenuto da una ben integrata freschezza e da una nitida sapidità; più che adeguata la persistenza.

Questo Langhe DOC Favorita rappresenta un’interpretazione tipica ed elegante di un vino pensato per un consumo anche quotidiano ma certo non banale né privo di una propria personalità.

Degustazione del giorno 16 giugno 2023

Tre Fie – Langhe DOC Arneis – 2021

Questo vino, dedicato alle tre figlie di Gian Piero e Giovanna, nasce da uve ottenute da vigneti di quasi 50 anni di età siti su pendii ricoperti da suoli marcatamente sabbiosi pur se con buoni tenori di limo e argilla; tali vigneti, che godono di esposizione verso nord-ovest, sono situati a una quota di 380m s.l.m.

Le uve, vendemmiate in due momenti diversi per garantirne la maturazione ottimale, sono poi vinificate separatamente interamente in acciaio dopo alcune ore di macerazione prefermentativa a freddo; il vino affina in seguito, sempre in acciaio, per almeno sette mesi sulle proprie fecce fini con ripetuti batȏnnage.

Il lucente e intenso color paglierino del Tre Fie 2021 ci introduce a un quadro olfattivo fine, intenso e marcatamente fruttato con note di mela golden, pesca a polpa gialla, uva spina e nespola oltre che con sensazioni agrumate di bergamotto; una lieve rotazione del calice ci permette, in seguito, di godere pienamente di questo Langhe DOC Arneis che ci offre ora anche sentori di gelsomino e mandorla fresca oltre a sensazioni di erbe aromatiche ben riconducibili alla maggiorana.

L’attacco al palato è ricco, morbido e di corpo per poi rivelare, al centro bocca, una vivida freschezza e una spiccata sapidità che, nel loro insieme, conferiscono al sorso equilibrio e personalità oltre che una beva agile e di piena soddisfazione; lunga la persistenza.

Degustazione del giorno 17 giugno 2023

Servaj – Langhe DOC Bianco – 2019

Le uve viognier utilizzate nella produzione del Servaj provengono da un vigneto sito in frazione Madonna di Como (Alba) a quota 410m s.l.m. e avente esposizione nord-occidentale; il suolo mostra una prevalenza di sabbia pur con significativi tenori di limo e argilla.

La vinificazione di questo Langhe DOC Bianco, preceduta da una macerazione prefermentativa a freddo di alcune ore, è avvenuta in tonneau di acacia di secondo passaggio a cui è seguito un periodo di affinamento sulle fecce fini di 18 mesi durante il quale sono stati svolti regolari batȏnnage; prima della sua commercializzazione questo vino ha riposato in bottiglia per almeno altri sei mesi.

Di color paglierino intenso, il Servaj 2019 sfoggia una paletta olfattiva intensamente floreale con note di acacia, gelsomino e ginestra che si alternano, in una sorta di affascinante carosello, con le sensazioni fruttate della pesca a polpa gialla, dell’albicocca e della pera oltre che con i sentori di mandarino e fico bianco; una lieve ed elegante sfumatura di vaniglia ci ricorda, infine, il sapiente e attento utilizzo del legno.

Il sorso, molto morbido, garbatamente caldo e di ottimo corpo, trova il proprio contrappunto nella vivida freschezza e nella marcata sapidità dando così vita a un unicum di compiuto equilibrio e dalla beva ricca, nervosa ma, nel contempo armoniosa e di estrema piacevolezza; lunga la persistenza.

Degustazione del giorno 10 giugno 2023

Memundis – Langhe DOC Chardonnay – 2020

Le uve chardonnay utilizzate nella produzione del Memundis provengono da vigneti di oltre 40 anni di età allevati su versanti ricchi di calcare oltre che di sabbie quarzifere alternate a banchi di arenaria. Questi vigneti, situati a una quota di circa 350m s.l.m., godono di esposizione sud-occidentale.

Le uve, vendemmiate in due momenti diversi per garantirne la maturazione ottimale, sono poi vinificate separatamente in barrique di rovere francese di primo passaggio all’interno delle quali svolgono anche la fermentazione malolattica; in seguito, questo vino è stato affinato sulle proprie fecce nobili per un periodo almeno 11 mesi con frequenti batȏnnage.

Dal calice, nel quale il Memundis 2020 sfoggia un intenso e cristallino color dorato, emergono nitide note di vaniglia che sembrano avvolgere – senza, però, sopraffare – le sensazioni fruttate di albicocca, pesca a polpa gialla e cedro fresco; un attimo di pazienza e una gentile rotazione del calice consentono al bouquet di questo Langhe DOC Chardonnay di regalarci i piacevoli sentori floreali del gelsomino e della ginestra affiancati da quelli vegetali delle erbe provenzali; una nitida vena balsamica, infine, ne percorre l’intero quadro olfattivo donandogli un’intrigante verticalità.

Il sorso – ricco, ampio, molto morbido e di gran corpo – trova il proprio asse di equilibrio nelle tesa freschezza e nella ben presente sensazione sapida; lunga la persistenza.

Un vino dalla beva importante e dall’altrettanto importante presenza del legno che è però capace di mantenere un sorso agile e non banale rimanendo in grado di condurci, con invariato piacere, all’assaggio successivo.

Degustazione del giorno 11 giugno 2023

Dolcevita – Langhe DOC Rosato – 2021

Il Dolcevita 2021 è stato ottenuto dall’assemblaggio di vini ottenuti da uve nebbiolo e barbera provenienti da vigneti siti a quote comprese fra i 350 e i 400m s.l.m. e aventi esposizioni sud-orientali. I suoli di tali vigneti sono ricchi di calcare oltre che di sabbie quarzifere alternate a banchi di arenaria.

Le uve, vendemmiate in due momenti diversi per garantirne la maturazione ottimale, sono state vinificate separatamente; la fermentazione alcolica, in acciaio, è stata preceduta da alcune ore di macerazione prefermentativa a freddo. Infine, il Dolcevita 2021 è stato affinato, sempre in acciaio, sulle proprie fecce fini per un periodo di almeno sette mesi durante i quali sono stati svolti regolari batȏnnage.

Il suo chiaro color pesca arricchito da delicati riflessi ramati ci introduce a un quadro olfattivo intenso ed elegante nel quale spiccano le note fruttate del ribes rosso e della pesca a polpa gialla affiancate – senza prevaricazioni – dai sentori floreali del lillà oltre che da una netta sensazione mentolata che conferisce all’insieme una piacevole verticalità olfattiva.

Al palato, questo Langhe DOC Rosato spicca per struttura grazie alla ricchezza del corpo e alla non comune morbidezza; la beva si mantiene comunque snella e tesa in virtù della vibrante – ma ben vestita – freschezza, della notevole sapidità e di un’appena accennata sensazione tannica che, nel loro insieme, conferiscono al sorso equilibrio e piacevolezza al palato; lunga la persistenza.

Degustazione del giorno 18 maggio 2023

Agricola Gian Piero Marrone

Frazione Annunziata, 13

12064, La Morra (CN)

denise@agricolamarrone.com

www.agricolamarrone.com

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