• Gio 22 Feb 2024

Montevecchia: la Toscana in Brianza

«Pochi sono qui in Lombardia che, dinanzi a quella schiera di monti che ne circonda fra levante e settentrione, non sappiano discernere la Montevecchia. È una collina, dalle falde alla cima ridente di vigne a poggio e di frutteti, di campetti e panchine a scala, cinta ai piedi di lieti casali e dalle ubertose campagne della Brianza…» Così scriveva Cesare Cantù nell’incipit del suo romanzo di genere popolare “Carlambrogio da Montevecchia” (edizione originale del 1836), omaggiando un territorio, la Brianza lecchese; altri autori e narratori hanno scritto di queste terre, a metà strada tra la Pianura padana e le Alpi, da Goethe e Stendhal, fino a Carlo Porta e Alessandro Manzoni.

Le origini

In epoche ancor più antecedenti il mezzogiorno del Lario era citato e descritto come regione produttrice di vino buono, fin dai primi insediamenti romani dell’allora “Mediolanum”; la storia quindi riporta di una zona vocata dove la viticoltura era presente e ben avviata, caratterizzata da ripidi pendii terrazzati creati fin dal Medioevo.

La scarsa redditività economica di una viticoltura difficoltosa, la devastazione della fillossera e il frazionamento delle unità poderali per un incremento della industrializzazione delle aree circostanti provocheranno un progressivo disinteresse per il vino e un conseguente abbandono delle campagne.

I versanti terrazzati

Terre Lariane IGT

Finalmente, dopo molti anni, nel 2009 si costituisce ufficialmente un Consorzio che raggruppa pochissime realtà e pochissimi vigneti; il lavoro precedente di mappatura in collaborazione con l’Università di Milano ha permesso di fotografare i confini del territorio. Nasce quindi l’Indicazione Geografica Tipica “Terre Lariane” che raggruppa oggi 22 Aziende nel territorio della Brianza e del Lario; nella sola area di Montevecchia, in provincia di Lecco, se ne contano una decina. Dato che alcune di queste aziende sono di piccole dimensioni – con superfici vitate che non superano l’ettaro – è stata creata, nel 2018, la Cooperativa Terre Lariane, che si occupa di lavorare e vinificare le uve dei soci del Consorzio. Questo progetto ambizioso racchiude un nuovo e importante spirito di condivisione, destinato a sviluppare negli anni un effetto trainante che porta a una strada comune.

L’Indicazione Geografica è riservata ai vini bianchi (anche nella tipologia frizzante e passito), ai vini rossi (anche nella tipologia frizzante, passito e novello) e ai vini rosati (anche nella tipologia frizzante e novello); la base ampelografica è molto ampia. Sono compresi anche i vini con la specificazione del nome di un vitigno, presente per almeno l’85%; tra questi chardonnay, pinot bianco, riesling renano, sauvignon, Manzoni bianco, trebbiano toscano, verdese per i bianchi, pinot nero (un tempo chiamato “borgognina”), syrah, barbera, cabernet sauvignon, merlot, marzemino, sangiovese, schiava per i rossi.

Tra le varietà ammesse dal disciplinare spicca l’unica “indigena”, il verdese, una cultivar a bacca bianca che in passato ha rischiato l’estinzione e che oggi si cerca di riqualificare e rivalutare. Il vitigno dalle antiche origini della provincia di Como, è in fase di rilancio, sebbene siano ancora contenuti gli ettari dedicati, soprattutto concentrati nei versanti terrazzati di Domaso, sede delle Cantine Angelinetta e Sorsasso.

Vigneti, loc. La Valletta Brianza

Il territorio

Questa Indicazione Geografica, riconosciuta con Decreto Ministeriale nel luglio del 2008, raggruppa come zona di produzione delle uve l’intero territorio amministrativo di oltre 120 comuni di collina e di montagna in provincia di Como e una settantina in quella di Lecco; la superficie vitata complessiva arriva a circa 190 ettari, mentre l’altitudine dei vigneti è compresa tra i 350 e 500 metri s.l.m.

Diversi sono i fattori che possono concorrere a rendere queste colline tra le migliori in ambito vitivinicolo: dalla posizione geografica, che favorisce l’ingresso di correnti atmosferiche fresche da nord-est, all’influenza del Lario in grado di incidere con “un effetto mediterraneo” fino alla natura dei suoli. Nell’area in oggetto prevalgono le marne calcaree e le calcareniti tipiche di Montevecchia, rappresentate dalla “Scaglia Lombarda”; infine, nella porzione settentrionale dell’area – in modo particolare in comune di Domaso quasi al confine con la Valtellina – sono presenti anche suoli di origine vulcanica. In ogni caso il denominatore comune è la ricchezza di sali minerali e contemporaneamente la scarsità di sostanza organica, che determinano nella maggior parte dei vini la marcata nota sapida, l’eleganza e la freschezza.

Santuario della Beata Vergine del Carmelo di Montevecchia (LC)

Il Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone

Montevecchia, definita la Toscana della Brianza, è un comune con poco meno di 3000 abitanti tra i crinali di morbide colline, sede dell’omonimo Parco regionale di Montevecchia e della Valle del Curone. La flora arborea ed arbustiva è costituita da oltre mille specie quali querce, abeti, aceri, faggi, cipressi, noccioli, olmi, tigli, robinie, frassini e sambuco. In questo habitat, così ricco di biodiversità, è stato realizzato il “Progetto Life 2000 dei prati magri” della Comunità Europea che consente interventi pilota per la conservazione e la tutela del territorio (nello specifico il versante sud di Montevecchia, definito delle Galbusere, che comprende un’oasi protetta tra un agriturismo bio e la cascina La Costa, con la sua Cantina e ristorante). In questo anfiteatro naturale le viti vengono allevate sui tipici terrazzamenti (presenti almeno dal 1600) chiamati Ronchi, con un sottosuolo prevalentemente marnoso; questa tipologia di roccia, di origine sedimentaria, è formata da una mescolanza di materiale terrigeno-argilloso e carbonatico, entrambi tra i 35-65%. La marna ha una granulometria abbastanza fine, friabile con tendenza a stratificarsi e fratturarsi in piccole scaglie, ben evidenti negli affioramenti del Parco di Montevecchia.

Merita una breve menzione una curiosità: nel 2001, grazie a una rilevazione satellitare, sono state identificate tre colline dalla forma piramidale che rispecchiano geometricamente la disposizione e l’orientamento astronomico delle più celebri piramidi egiziane (certamente opera dell’uomo).

La piramide dei cipressi

Intervista a Claudia Crippa

In un assolato giorno di inizio giugno, ho il grande piacere di incontrare e chiacchierare con la signora Claudia Crippa, titolare dell’azienda La Costa, in località La Valletta Brianza, presidente uscente del Consorzio; con entusiasmo mi racconta di una realtà vitivinicola in crescita, dei progetti in corso, degli interventi legati al riassetto floristico e al consolidamento del terreno, degli studi di agronomia e viticoltura in collaborazione con il professor Mario Fregoni, dell’Università di Piacenza, e il professor Attilio Scienza. Fondamentali sono stati gli studi condotti da Ager (Agroalimentare e Ricerca) di Milano sull’analisi climatica e del suolo, così come l’individuazione delle aree più vocate per l’impianto dei differenti vitigni.

Claudia è stata tra i primi a credere al potenziale di Montevecchia e del suo territorio e ama dire “Siamo piccoli, ma cresceremo. E sogniamo un futuro in grande, riscattando decenni di cattiva fama. Come Consorzio siamo partiti in sette, ora siamo oltre venti; dopo anni difficili, quando il vino di queste zone non era né pienamente conosciuto né apprezzato, oggi stiamo assistendo a una rinascita, grazie anche alle competenze acquisite, alle moderne tecniche di coltivazione e all’innovazione delle procedure produttive. Vogliamo diventare sempre più credibili nel mondo della viticoltura in Brianza e sul lago di Como”.

Alcune Aziende

L’Azienda La Costa, conosciuta anche come Cascina Galbusera Nera, possiede circa 12 ettari riservati alla dimora di diverse varietà di vite, come chardonnay, verdese, Manzoni bianco, riesling, merlot, syrah, pinot nero; i sistemi di allevamento utilizzati in azienda sono il Guyot e il cordone speronato e le vigne sono condotte in agricoltura biologica. Il suolo prettamente calcareo, le importanti escursioni termiche e le rese molto basse (45 q/ha) contribuiscono a dare quell’impronta di acidità, di sapidità e di finezza che esalta i loro vini.

Montevecchia, a soli 45 minuti dal centro di Milano, è una “perla” incastonata nella Brianza verdeggiante, circondata da sinuosi percorsi e tornanti panoramici, ordinati filari a giropoggio e morbide colline che ospitano vecchi cascinali. Certe località raccontano non soltanto di vino, ma di tradizione contadina, di dedizione, di sacrificio e di amore, come la storica “Cantina del Prufesur” nata oltre un secolo fa e oggi ristrutturata e convertita a ristorante; qui si possono scoprire i prodotti tipici del territorio brianzolo, soprattutto taglieri di affettati e formaggi locali (in primis i caprini).

Non mancano piccole realtà, come l’Azienda Agricola Il Ceresé, una vecchia corte, che alterna una modesta produzione di vino (unica etichetta da uve merlot), all’allevamento di capre camosciate alpine, all’avicoltura e produzione di uova, latticini, formaggi; e ancora la coltivazione di frutta, di piante officinali e floreali con vendita di confetture, salse e miele.

Con circa 10 ettari vitati, reimpiantati tra il 1994 e il 2000, l’azienda Terrazze di Montevecchia, ha una produzione di circa 25.000 bottiglie l’anno; le diverse attività agronomiche rispettano il regolamento della “lotta integrata” con trattamenti attenti alla tutela dell’ambiente e alla conservazione del paesaggio rurale. Oltre ai reimpianti di sauvignon, viognier, syrah, merlot, alla base di vini molto conosciuti tra gli eno-appassionati (tra cui il Pincianell, il cui nome deriva da “Pinciroeu” che nel dialetto brianzolo rappresenta l’acino dell’uva), nuove sfide hanno coinvolto l’Azienda: la creazione di un nuovo vigneto e gli interventi di ripristino degli antichi vigneti abbandonati lungo i ripidi versanti della collina di Montevecchia con nuove viti di merlot; lungo tali pendii sono stati anche piantati numerosi olivi. È una agricoltura decisamente eroica, date le difficilissime condizioni di lavorazione delle ripide rive.

Per concludere

Sicuramente il denominatore che accomuna donne e uomini che operano nel settore vitivinicolo è un crescente entusiasmo, unito alla determinazione per riscattare questo splendido territorio da un passato problematico e, a volte, ignorato; per i produttori di Montevecchia e di tutto il Consorzio il futuro è tutto da scrivere ed è nelle loro mani.

Vorrei concludere con le parole di Claudia Crippa piene di speranza, soddisfazione e attesa. “Voglio ricordare soprattutto il progetto di un vino comune, una cuvée molto particolare, con gli amici della Cantina sociale di Fellbach, nel Baden-Württemberg in Germania, i ‘gemelli’ di Erba… Sono veramente all’avanguardia da questo punto di vista, quasi maniacale la loro cura di ogni singolo aspetto del vigneto, pali sempre nuovi, erbe sempre sfalciate e pulite, una cantina assolutamente funzionale, e poi la parte commerciale, un’enoteca sempre piena di gente che compera e beve. E noi abbiamo sognato: loro hanno Stoccarda, città grande e ricca, proprio sotto la collina delle vigne, noi abbiamo Milano, Como, Lecco…chissà, magari un giorno”.

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