Geologia e vino: l’influenza dei substrati rocciosi

Riassunto

Geologia e vino condividono un legame profondo. La composizione del suolo, derivata dalla roccia madre, plasma la fisiologia della vite e il profilo del vino. L’articolo esplora l’influenza dei principali substrati rocciosi, calcarei, granitici, argillosi e vulcanici, sulle caratteristiche organolettiche del prodotto finale. Attraverso esempi come Chablis, Barolo, Barbaresco, Chianti Classico, Soave, Gavi, Vermentino di Gallura e Valtellina Superiore, emerge come acidità, struttura e mineralità siano influenzate dalle caratteristiche substrato. Elementi in traccia quali stronzio, bario e manganese fungono da impronta geografica, mentre il calcio regola nutrizione e maturazione delle uve.

Summary

Geology and wine are closely connected. The composition of the soil, which is derived from the bedrock, shapes both the physiology of the vine and the profile of the wine. This article explores how the main rock types – limestone, granite, clay and volcanic rock – influence the organoleptic characteristics of the final product. Examples such as Chablis, Barolo, Barbaresco, Chianti Classico, Soave, Gavi, Vermentino di Gallura and Valtellina Superiore demonstrate how acidity, structure and minerality are influenced by the characteristics of the substrate. Trace elements such as strontium, barium and manganese act as a geographical signature, while calcium regulates grape ripening and nutrition.

Geologia e Vino: sezione del suolo di un vigneto che mostra le radici della vite che penetrano attraverso gli strati di suolo argilloso fino alla roccia madre calcarea ricca di fossili.
Sezione geologica di un vigneto: la vite esplora in profondità gli strati del suolo, dal topsoil umifero fino alla roccia madre calcarea, estraendo gli elementi minerali che influenzeranno le caratteristiche organolettiche del futuro vino. 

Geologia e vino: introduzione

Nelle interazioni fra geologia e vino, quella fra il suolo e la vite costituisce uno degli elementi fondanti il concetto di territorio, conferendo così specificità e unicità a ogni vino. Pertanto, la composizione del suolo, derivata direttamente dalla roccia madre sottostante, modella in modo determinante la fisiologia della vite e la composizione chimica dell’uva. Questo legame tra geologia e vino, sebbene complesso e spesso indiretto, risulta ampiamente dimostrato dalla letteratura scientifica. Le caratteristiche geologiche e geomorfologiche locali, infatti, plasmano le proprietà fisico-chimiche del suolo, come la tessitura, la permeabilità e la disponibilità di nutrienti. Tali fattori, a loro volta, regolano la crescita della pianta e le caratteristiche organolettiche del prodotto finale.

La firma del substrato

La composizione in elementi del vino rappresenta una vera e propria impronta digitale del suo luogo d’origine. Conseguentemente, attraverso l’analisi di specifici elementi in traccia, gli scienziati possono risalire al vigneto di provenienza. Elementi quali alluminio, bario, manganese e stronzio, assorbiti dalle radici della vite, rispecchiano fedelmente la composizione minerale del suolo, agendo come indicatori affidabili per la tracciabilità geografica. La loro concentrazione nel vino, sebbene infinitesimale e misurata in parti per miliardo, correla direttamente con la matrice geologica del vigneto. Questo legame tra geologia e vino fornisce quindi uno strumento scientifico per certificare l’autenticità e il valore di un vino, ancorandolo indissolubilmente al suo territorio.

Il ruolo del calcio nella nutrizione della vite

Il calcio costituisce un elemento nutritivo fondamentale per la vite, svolgendo ruoli cruciali nel metabolismo, nella crescita e nella qualità dei frutti. Sebbene i botanici lo classifichino come macronutriente secondario e la pianta lo richieda in quantità inferiori rispetto ai macronutrienti primari come azoto, fosforo e potassio, la sua funzione rimane insostituibile per lo sviluppo ottimale. Questo elemento assume inoltre un ruolo primario nella struttura delle pareti cellulari attraverso la formazione di ponti calcio-pectato. Tali strutture conferiscono stabilità meccanica ai tessuti vegetali e regolano l’espansione cellulare durante la fase di crescita.

Rappresentazione molecolare della parete cellulare vegetale: gli ioni calcio (Ca²⁺) formano ponti strutturali legandosi alle catene di pectina, conferendo resistenza meccanica ai tessuti della bacca

Problemi da carenza di Calcio

La carenza di calcio nella vite genera sintomi specifici e misurabili. In particolare, le viti carenti evidenziano riduzioni significative nella lunghezza dei germogli, nel peso fresco di germogli e tronco, nell’area fogliare e nel contenuto di clorofilla. Le foglie appaiono cadenti, ingiallite e clorotiche, mentre le radici si presentano meno dense, prevalentemente scure e necrotiche. Il calcio viaggia principalmente attraverso lo xilema, seguendo il flusso traspiratorio, e risulta virtualmente immobile nel floema. Questa peculiarità rende la sua distribuzione fortemente dipendente dal flusso di massa dell’acqua xilematica.

I suoli calcarei

I suoli calcarei derivano dalla decomposizione di rocce sedimentarie composte principalmente da carbonato di calcio, come il calcare o la marna. Di conseguenza, questi suoli presentano un’elevata alcalinità e un pH basico. La loro struttura, generalmente di colore chiaro, spazia dal friabile al compatto. Nella viticoltura, il calcare attivo del suolo assume un ruolo cruciale, poiché modula la disponibilità di nutrienti e la capacità della pianta di assorbire acqua. L’origine di questi suoli risiede in antichi fondali marini, dove nel corso di milioni di anni si sono accumulati scheletri e gusci di innumerevoli organismi.

Geologia e vino: profilo geologico dettagliato di un suolo calcareo in un vigneto, con radici di vite che attraversano strati di terra chiara fino a raggiungere una base di roccia calcarea bianca ricca di fossili marini.
Profilo di un suolo calcareo tipico: la roccia madre chiara, ricca di carbonato di calcio e fossili marini, garantisce un eccellente drenaggio idrico costringendo le radici a scendere in profondità

Suoli calcarei e viticoltura

Dal punto di vista agronomico, i viticoltori apprezzano i suoli calcarei per la loro eccellente capacità di gestione idrica. Essi, infatti, trattengono l’acqua in profondità, rilasciandola gradualmente alla vite durante i periodi di siccità e prevenendo stress idrici dannosi. Inoltre, l’alto contenuto di calcio contribuisce indirettamente all’equilibrio del pH del suolo, influenzando l’assorbimento dei nutrienti. Questo equilibrio risulta fondamentale per produrre vini freschi, eleganti e dotati di un buon potenziale di invecchiamento. I vini da suoli calcarei, come quelli di Borgogna o Champagne, sfoggiano spesso una spiccata acidità, finezza aromatica e una struttura ben definita.

La Borgogna, il substrato e lo chardonnay

La Borgogna costituisce l’esempio più emblematico dell’influenza dei suoli calcarei sulla qualità del vino. Specificamente nella zona di Chablis e nell’Auxerrois, i suoli kimmeridgiani caratterizzano molti dei più prestigiosi vigneti della regione. Questa particolare miscela di calcare e argilla, originata da depositi marini fossilizzati durante il Giurassico, conferisce allo chardonnay una mineralità distintiva e una struttura elegante. I suoli, ricchi di piccoli fossili di ostriche, favoriscono un drenaggio ottimale pur mantenendo una buona riserva idrica. Tali condizioni permettono allo chardonnay di esprimere la sua tipica finezza aromatica e la sua straordinaria capacità di invecchiamento.

Dettaglio di una marna kimmeridgiana a Chablis: sono chiaramente visibili i fossili a forma di virgola dell'ostrica Nanogyra virgula, testimonianza dell'antico fondale marino giurassico

Esempi italiani di suoli calcarei

I suoli calcarei trovano, in Italia, una magnifica espressione in numerose denominazioni di prestigio. Il Soave DOC in Veneto si sviluppa, nella sua zona classica, su suoli calcarei e vulcanici. Qui, la garganega esprime la sua tipica mineralità su substrati ricchi di carbonato di calcio. Spostandoci a sud, le Murge pugliesi, con i loro suoli calcarei cretacei, ospitano vitigni autoctoni come il primitivo e il negroamaro. Questi vitigni traggono da tali terreni la loro caratteristica sapidità. Nel Gavi DOCG, il cortese cresce su suoli calcareo-marnosi – le terre bianche – sviluppando quella tipica sapidità e freschezza che caratterizza i migliori vini della Denominazione.

I suoli granitici

Il granito rappresenta una roccia ignea intrusiva, originata dal lento raffreddamento di magma in profondità nella crosta terrestre. I geologi lo descrivono come composto principalmente da quarzo, feldspato e mica, minerali che gli conferiscono una notevole durezza e una colorazione variabile dal grigio al rosa. Dal disfacimento del granito derivano suoli tendenzialmente acidi, leggeri e sabbiosi, con scarsa capacità di ritenzione idrica. Questa caratteristica intrinseca costringe le radici della vite a spingersi in profondità alla ricerca di acqua e nutrienti, limitando naturalmente il vigore della pianta e la resa per ettaro.

La viticoltura su suoli granitici

I suoli granitici, in virtù del loro ottimo drenaggio, favoriscono la produzione di vini di grande purezza e precisione aromatica. La limitata disponibilità di acqua e nutrienti induce una maggiore concentrazione di composti fenolici e aromatici negli acini. I vini derivanti da questi territorio, come alcuni cru del Beaujolais o della Galizia, sfoggiano spesso un’elevata acidità, una spiccata mineralità e una trama tannica fine ed elegante. Il granito rilascia lentamente minerali nel suolo, contribuendo indirettamente a una sensazione di freschezza e tensione gustativa nel prodotto finale.

Vino e geologia: sezione trasversale di un suolo granitico decomposto in un vigneto, che mostra una consistenza sabbiosa grossolana e frammenti di roccia granitica rosa e grigia tra le radici della vite
Sezione di un suolo su base granitica: la disgregazione di questa roccia magmatica acida produce suoli sabbiosi e grossolani, poveri di materia organica ma ricchi di quarzo e feldspati

Esempi italiani di suoli granitici

Nel nostro Paese, i suoli granitici caratterizzano alcune delle denominazioni più prestigiose e affascinanti. Nella Sardegna settentrionale, il Vermentino di Gallura DOCG rappresenta un esempio eccellente, dove il vermentino cresce su graniti paleozoici ed esprime vini di straordinaria mineralità e freschezza. In Corsica, territorio francese ma geologicamente affine alla Sardegna, i graniti ercinici ospitano vitigni autoctoni come il nielluccio e lo sciaccarello. Infine, l’area del Valtellina Superiore DOCG presenta suoli di origine granitica e scistosa dove il nebbiolo raggiunge espressioni di grande raffinatezza.

I vigneti della Gallura, nel nord della Sardegna, si sviluppano su antichi affioramenti di granito paleozoico: un terroir d'elezione che esalta la sapidità e la freschezza del vermentino

I suoli argillosi

L’argilla è costituita da particelle minerali finissime, con un diametro inferiore a due millesimi di millimetro. Questi suoli prendono forma dall’alterazione chimica di diverse tipologie di rocce e si distinguono per la loro elevata capacità di ritenzione idrica e la ricchezza di nutrienti. A differenza dei suoli sabbiosi o granitici, i suoli argillosi risultano freddi, ovvero tendono a riscaldarsi lentamente in primavera, ritardando così il germogliamento della vite. La loro struttura compatta e pesante può rendere difficoltoso il lavoro agricolo e limitare l’espansione radicale della pianta.

Argilla e potenza nei vini

I suoli argillosi costituiscono la culla ideale per vini potenti, strutturati e complessi. La costante disponibilità di acqua e nutrienti assicura una maturazione lenta e completa delle uve. Questo processo porta a vini con un elevato tenore alcolico, un colore intenso e una straordinaria ricchezza di sapori. I tannini risultano generalmente abbondanti e fitti, conferendo al vino una notevole longevità. Esempi celebri si trovano a Pomerol e in altre denominazioni della riva destra della Dordogna nell’area di Bordeaux. In questi territori, il merlot esprime vini di grande corpo, morbidezza e complessità aromatica, vantando un potenziale di invecchiamento di decenni.

Vino e geologia: profilo geologico di un suolo argilloso pesante in un vigneto, caratterizzato da strati compatti di colore marrone scuro che trattengono l'acqua, con radici della vite che faticano a penetrare
Profilo di un suolo argilloso compatto: la finezza delle particelle garantisce un'elevata ritenzione idrica e un ambiente fresco, ideale per ritardare la maturazione in climi caldi, come accade a Pomerol

Esempi italiani di suoli argillosi

I suoli argillosi definiscono alcune delle denominazioni italiane più importanti per la produzione di vini rossi strutturati. Le Crete Senesi, con i loro suoli argillosi pliocenici, ospitano denominazioni come il Chianti DOCG Colli Senesi, dove il sangiovese esprime potenza e struttura. In Oltrepò Pavese, gli spessi suoli argillosi della sua porzione più orientale permette alla croatina di dar vita a delle Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC  ferme di grande struttura e ottima longevità. Infine, le argille plioceniche della Romagna conferiscono al sangiovese caratteristiche di pienezza e morbidezza particolarmente apprezzate.

I suoli vulcanici

I suoli vulcanici derivano dalla deposizione e dalla successiva alterazione di materiali eruttati dai vulcani, come ceneri, lapilli e lave. Molti di questi suoli appaiono scuri e molto porosi, garantendo un eccellente drenaggio e una notevole ricchezza di microelementi come ferro, magnesio, potassio e fosforo. La loro fertilità varia considerevolmente a seconda del tipo di materiale vulcanico e del grado di alterazione geologica. Questi suoli risultano spesso leggeri e facili da lavorare, sebbene la loro elevata porosità possa renderli vulnerabili all’erosione e alla siccità, causando un rapido dilavamento dei nutrienti. Per approfondire le relazioni fra vino e suoli vulcanici è possibile consultare questo precedente articolo.

I vini vulcanici

I vini prodotti su suoli vulcanici emergono spesso come inconfondibili, vantando, ad esempio, una spiccata sapidità. L’abbondanza di minerali nel suolo si traduce in una complessità gustativa unica. Questi vini uniscono sapientemente freschezza, tensione e una lunga persistenza palatale. Vitigni come il nerello mascalese sull’Etna, il fiano in Irpinia o il furmint a Tokaj in Ungheria trovano su questi suoli un habitat ideale. Essi esprimono vini di grande personalità, eleganza e longevità, testimoniando l’influenza diretta e potente del vulcano sul carattere del vino.

I suoli lavici dell'Etna, scuri e ricchissimi di potassio, magnesio e fosforo, ospitano antichi ceppi di nerello mascalese coltivati su terrazzamenti di pietra vulcanica a secco

Esempi italiani di suoli vulcanici

Grazie alla sua intensa attività geologica, l’Italia offre esempi straordinari di viticoltura su suoli vulcanici. L’Etna DOC in Sicilia rappresenta il caso più emblematico, dove il nerello mascalese e il carricante crescono su lave e ceneri vulcaniche, producendo vini di straordinaria mineralità e finezza. Il Vesuvio DOC in Campania vede vitigni come il piedirosso e la coda di volpe (localmente chiamata caprettone) esprimere caratteristiche uniche. I Campi Flegrei DOC ospitano la falanghina e il piedirosso su tufi vulcanici che conferiscono al vino una tipica sapidità. In Lazio, i Colli Albani DOC si sviluppano su suoli vulcanici, dove malvasia bianca di Candia, malvasia puntinata, trebbiano giallo e trebbiano toscano regalano vini bianchi di grande freschezza minerale.

I suoli scistosi

Gli scisti si definiscono come rocce metamorfiche a grana da fine a medio-grossolana, caratterizzata da una tipica fissilità, ovvero la spiccata tendenza a sfaldarsi in lastre sottili. Queste rocce si originano dalla trasformazione di rocce argillose o sedimentarie sottoposte a intense pressioni e temperature geologiche. I suoli derivanti dagli scisti si presentano generalmente poco profondi, ricchi di scheletro e dotati di una buona capacità di drenaggio. Una loro peculiarità consiste nella capacità di immagazzinare il calore solare durante il giorno per poi rilasciarlo gradualmente durante la notte, favorendo così una maturazione ottimale delle uve.

La vite e i suoli scistosi

I suoli scistosi, come quelli della Valle del Douro in Portogallo o di alcune zone della Mosella in Germania, generano vini di formidabile struttura e complessità. Sebbene questi suoli risultino spesso acidi, i vini che ne derivano possono presentare un pH relativamente elevato, un paradosso che contribuisce al loro peculiare equilibrio gustativo. Questi vini spiccano per la loro intensità aromatica, la ricchezza e una mineralità profonda e scura. La struttura lamellare degli scisti consente alle radici della vite di penetrare in profondità, estraendo preziosi nutrienti e acqua dagli strati più intimi della roccia.

Vino e geologia: dettaglio geologico ravvicinato di una roccia scistosa grigio-bluastra che mostra la sua caratteristica struttura a strati laminati sottili, con radici di vite che si insinuano tra le fessure
Dettaglio della fissilità di una roccia scistosa: la sua tendenza a sfaldarsi in lastre sottili permette alle radici della vite di insinuarsi tra le fessure alla ricerca di acqua e nutrienti

Esempi italiani di suoli scistosi

In Italia, i suoli scistosi definiscono alcune denominazioni alpine e appenniniche di innegabile prestigio. La Valle d’Aosta DOC vanta numerose zone su scisti dove vitigni come il petite arvine e il fumin esprimono una mineralità caratteristica e vibrante. In Liguria, le Cinque Terre DOC si sviluppano su scisti ardesiaci dove il vino bianco secco e lo sciacchetrà passito raggiungono espressioni di straordinaria complessità sui terrazzamenti a picco sul mare. Il Valtellina Superiore DOCG combina magistralmente suoli granitici e scistosi dove il nebbiolo sviluppa vini di grande eleganza e longevità.

Geologia e vino: alcuni casi emblematici

Geologia e vino nelle Langhe

Il territorio del Barolo DOCG

Il nebbiolo rappresenta uno dei casi studio più affascinanti per comprendere appieno l’influenza dei substrati geologici sulla qualità del vino. Nelle Langhe, questo nobile vitigno trova la sua massima espressione su due tipologie di suoli geologicamente distinti. Nel comune di Serralunga d’Alba – nella porzione sud-orientale del territorio del Barolo DOCG, le rocce appartengono in gran parte alla Formazione di Lequio con un substrato ricco di calcare, sabbia e marne grigie siltose. Questo suolo conferisce ai vini una struttura imponente e una trama tannica fittissima. Al contrario, nel comune di Monvigliero i suoli appartengono alle marne di Sant’Agata Fossili laminate, stratificazioni molto sottili composte da alte percentuali di limo e argilla con pochissima sabbia. Questo substrato molto compatto e fine trattiene efficacemente le riserve idriche. La vicinanza del fiume Tanaro genera una costante circolazione di aria umida, che contribuisce a modulare le temperature e a conferire al nebbiolo note speziate di erbe officinali, radici e spezie.

Il territorio del Barbaresco DOCG

Nel territorio del Barbaresco DOCG, il suolo, in una vasta porzione della Denominazione, deriva dalle Marne di Sant’Agata Fossili, fatto che si traduce in vini dal carattere più elegante e accessibile, pur mantenendo intatta la complessità tipica del nebbiolo. La ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato che le concentrazioni di elementi traccia nelle uve nebbiolo variano in modo significativo tra le diverse sottozone. Tale variazione riflette inequivocabilmente la composizione mineralogica specifica di ciascun territorio, confermando il legame tra geologia e vino.

Marne di Sant'Agata Fossili, fotografate dall'Autore nella cantina di Oddero Poderi e Cantine a La Morra

Il sangiovese nel Chianti Classico

Il galestro

Il sangiovese trova nel Chianti Classico DOCG un territorio a lui ideale grazie alla massiccia presenza del galestro. Questa particolare formazione di argilla scistosa marnosa, risalente all’età cretaceo-oligocenica, costituisce un elemento distintivo del paesaggio toscano. Il galestro si sfalda facilmente, consentendo alle radici del sangiovese di penetrare in profondità e di accedere ai nutrienti minerali essenziali. Questo substrato garantisce un eccellente drenaggio pur mantenendo una buona riserva idrica, fondamentale durante i mesi estivi più caldi. I vini prodotti su galestro mostrano tipicamente una struttura elegante, tannini fini e una vibrante acidità.

Il macigno

Un altro substrato geologico fondamentale per il sangiovese è rappresentato dal Macigno del Chianti. Questa formazione arenacea dell’Oligocene superiore, ricca di quarzo e feldspati, si decompone dando origine a suoli sabbiosi e ben drenati. Tali suoli conferiscono al sangiovese eleganza, finezza aromatica e una mineralità del tutto caratteristica. La presenza di questo substrato risulta particolarmente evidente in specifiche zone del Chianti Classico, dove i vini mostrano una tipica nota minerale e una struttura più snella e verticale rispetto a quelli prodotti sui terreni ricchi di galestro.

Geologia e vino nei suoli kimmeridgiani di Chablis

Chablis rappresenta un caso studio esemplare per comprendere l’influenza dei suoli calcarei sullo chardonnay. I suoli kimmeridgiani, formati da una miscela unica di calcare e argilla con abbondanti fossili marini, conferiscono allo chardonnay di Chablis la sua inconfondibile mineralità salina e la sua struttura tesa. Questi suoli, ricchi di piccole ostriche fossili, influenzano le caratteristiche del terreno, creando quella tipica sensazione minerale che distingue nettamente i vini di Chablis da altre espressioni mondiali dello chardonnay.

La ricerca ha dimostrato che la composizione isotopica dello stronzio nei vini di Chablis riflette direttamente quella dei suoli kimmeridgiani. Questa scoperta fornisce una prova scientifica inconfutabile del legame diretto tra geologia e vino. Tale fenomeno risulta particolarmente evidente nei prestigiosi Grand Cru della denominazione. In questi vigneti d’elezione, l’esposizione ottimale e la purezza geologica del substrato si traducono in vini di straordinaria complessità, profondità e ineguagliabile longevità.

Geologia e vino: confronto fra grappoli d'uva: a sinistra acini non trattati dall'aspetto leggermente opaco, a destra acini trattati con calcio che appaiono più sodi, lucidi e consistenti
Effetti dei trattamenti fogliari a base di calcio: a destra, grappoli trattati mostrano bacche più sode, compatte e con buccia lucida rispetto ai grappoli non trattati (a sinistra)

L’influenza del calcio sulla maturazione delle uve

Recenti studi scientifici hanno dimostrato che il calcio esogeno può ritardare significativamente la maturazione delle bacche, aumentando contemporaneamente la consistenza del frutto e il contenuto di flavonoidi. I trattamenti con calcio diminuiscono i livelli di aminoacidi nelle bacche mature e stimolano l’accumulo di acidi caftarico, coutarico e fertarico. Questo effetto biochimico si traduce in un notevole aumento della consistenza del frutto e in una sensibile diminuzione del peso e dei gradi Brix al momento della raccolta.

A livello molecolare, il calcio regola l’espressione di geni – e relativi enzimi – strettamente coinvolti nella struttura della parete cellulare e della cuticola. Questi enzimi risultano coinvolti rispettivamente nella degradazione delle pectine e nella biosintesi della cuticola. Di conseguenza, i trattamenti fogliari con calcio rappresentano oggi una pratica viticola consolidata e scientificamente provata per migliorare la qualità dell’uva, aumentando la consistenza delle bacche e la resistenza della buccia.

Geologia e vino: conclusioni

L’analisi dei legami fra geologia e vino e della loro influenza sulla viticoltura svela un quadro complesso, ma estremamente affascinante, di interazioni tra geologia, pedologia e fisiologia della vite. Ogni tipologia di suolo, con le sue caratteristiche chimico-fisiche, contribuisce in modo determinante a definire il carattere unico di un vino. La ricerca scientifica moderna, avvalendosi di tecniche analitiche sempre più avanzate, sta fornendo continue evidenze del legame diretto tra composizione mineralogica del suolo e qualità organolettica del vino.

Questa profonda conoscenza geologica rappresenta uno strumento inestimabile per viticoltori ed enologi nella gestione quotidiana del vigneto e nella valorizzazione del territorio. Comprendere il legame tra geologia e vino permette di adottare pratiche agronomiche mirate e di esaltare le peculiarità di ogni singolo appezzamento. In definitiva, l’analisi dei substrati conferma scientificamente un’intuizione antica: ogni grande vino è, prima di tutto, figlio legittimo e inconfondibile della terra che lo ha generato.

Bibliografia consultata

A questo link è possibile visionare e scaricare la bibliografia utilizzata per la stesura di questo articolo.

Tutte le immagine di questo articolo – ove non diversamente indicato – sono state realizzate con strumenti AI.

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