Textures de Pedra, Raventós i Blanc e due vitigni reliquia

Riassunto

Textures de Pedra 2022 è il blanc de noirs di Raventós i Blanc, famiglia che coltiva la stessa terra di Sant Sadurní d’Anoia dal 1497. Il vino nasce da uve xarel·lo vermell e sumoll, due varietà a bacca nera quasi scomparse e imparentate con l’antico hebén. Le uve provengono dalla Vinya Més Alta, parcella di 2,34ha sul Turó del Serral, fra conglomerati pliocenici e sedimenti marini del miocene. La gestione è biodinamica certificata Demeter, senza irrigazione. In cantina lieviti indigeni, cemento, nessuna malolattica e oltre 36 mesi sui lieviti, per 12.155 bottiglie brut nature.

Summary

Textures de Pedra 2022 is a blanc de noirs produced by Raventós i Blanc, a family that has cultivated the same land in Sant Sadurní d’Anoia since 1497. This wine is made using Xarel·lo Vermell and Sumoll grapes, two almost extinct black grape varieties that are related to the ancient Hebén variety. The grapes are sourced from Vinya Més Alta, a 2.34-hectare vineyard located on the Turó del Serral. This site is situated among Pliocene conglomerates and Miocene marine sediments. The vineyard is managed using Demeter-certified biodynamic methods and is not irrigated. In the cellar, the wine is made using indigenous yeasts and is aged in concrete tanks. It undergoes no malolactic fermentation and spends over 36 months on the lees. This results in 12,155 bottles of brut nature.

Introduzione

A Sant Sadurní d’Anoia, cuore storico degli spumanti catalani, una famiglia coltiva la stessa terra dal 1497. Raventós i Blanc ha però scelto una strada laterale rispetto al Cava D.O., rivendicando un’identità di territorio autonoma. Textures de Pedra 2022 nasce esattamente da questa posizione. Si tratta di un blanc de noirs ottenuto da due vitigni a bacca nera quasi scomparsi, xarel·lo vermell e sumoll, coltivati nella parcella più alta della Tenuta.

Dietro l’etichetta si nascondono conglomerati pliocenici, fossili marini del miocene, lieviti indigeni e oltre tre anni di sosta sui lieviti. Vale quindi la pena percorrere l’intera filiera, dalla storia familiare fino al bicchiere.

Cinque secoli di viticoltura a Sant Sadurní

I documenti di Can Codorníu attestano che nel 1497 gli antenati della famiglia coltivavano già la vigna. Si tratta probabilmente della più lunga tradizione vitivinicola documentata in mano alla stessa famiglia in Europa. Oggi la Tenuta copre 90ha fra vigneti, bosco e lago, suddivisi in 44 parcelle. Pepe Raventós, ventunesima generazione, le conduce secondo i principi della viticoltura biodinamica.

Il cognome ricorre nei momenti chiave della spumantistica catalana. Nel 1872 Josep Raventós Fatjó realizzò il primo vino con rifermentazione in bottiglia, impiegando uve autoctone della tenuta. Sedici anni dopo Manuel Raventós Domènech fissò l’uvaggio classico del Penedès con macabeu, xarel·lo e parellada. Più tardi Josep Maria Raventós i Blanc, promotore della DO Cava, fondò con il figlio Manuel la cantina che oggi porta il suo nome.

Per approfondire l’approccio produttivo di questa storica azienda è possibile consultare questa intervista all’attuale titolare Pepe Raventós.

Pepe and Manuel Raventós

Una denominazione costruita dal basso

Nel 2012 l’Azienda ha lasciato la DO Cava e ha iniziato a firmare i propri spumanti come Conca del Riu Anoia. L’obiettivo dichiarato resta una futura denominazione, capace di delimitare un’area precisa e di imporre requisiti viticoli ed enologici stringenti. Fra questi rientrano l’uso esclusivo di varietà locali, la vinificazione in proprietà e un affinamento minimo di 18 mesi sui lieviti. Ogni bottiglia, inoltre, dichiara l’annata.

Un organismo agricolo, non soltanto una cantina

La finca funziona come un’azienda agricola completa, sul modello della fattoria vitivinicola del XV secolo. Bosco, lago, fiume Anoia, due torrenti e il Turó del Serral creano un rifugio di biodiversità. Gli animali forniscono il letame che alimenta i compost aziendali, mentre la trazione animale sostituisce parte delle lavorazioni meccaniche. Le certificazioni confermano il percorso, dal biologico CCPAE del 2009 al Demeter del 2013, fino al recente riconoscimento B Corp.

Due vitigni a bacca nera sull’orlo dell’estinzione

Textures de Pedra unisce il 60% di xarel·lo vermell e il 40% di sumoll. Entrambe le varietà erano quasi sparite dai vigneti catalani. Curiosamente, la genetica le collega a un antenato comune, l’antichissimo hebén.

Xarel·lo vermell, una mutazione colorata

Le analisi molecolari collocano il xarel·lo fra i figli di hebén e brustiano faux, incrocio spontaneo ricostruito da Lacombe e colleghi nel 2013 e confermato con marcatori biomolecolari da Zinelabidine e colleghi nel 2015. Lo stesso incrocio ha generato anche il macabeu, che risulta quindi fratello pieno del xarel·lo. Il vermell, invece, non deriva da un seme: rappresenta una mutazione somatica del xarel·lo bianco, con bacca rosata e buccia più spessa; in catalano è chiamato anche cartoixà marí oppure pansa rosada.

Xarel·lo vermell in vigna

Nella vite il colore della buccia dipende da alcuni geni, collocati sul cromosoma 2. Un mutazione, infine, blocca la sintesi degli antociani nelle varietà bianche. Talvolta, una ricombinazione somatica ripristina parzialmente la le condizioni iniziali e l’acino torna colorato, come nel caso di Ruby Okuyama descritto da Kobayashi nel 2004. Il xarel·lo vermell rientra plausibilmente in questo schema, benché manchi ancora una caratterizzazione molecolare specifica pubblicata.

In vigna, la varietà si comporta da pianta rustica e con maturazione lenta. La buccia spessa e la vendemmia leggermente posticipata rispetto al xarel·lo bianco ne fanno una base insolita per gli spumanti. Inoltre, il vermell conserva bene l’acidità, requisito decisivo per le lunghe soste sui lieviti. Attualmente, però, in tutta la Catalogna ne sopravvivono solo pochi ettari in tutta la Catalogna, dopo decenni di sostituzioni varietali.

Grappolo di xarel·lo vermell - Foto di Angela Llop - https://flickr.com/photos/37963111@N03/9823583756 - Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license

Sumoll, il nero catalano ritrovato

Il sumoll compare nelle fonti catalane già alla fine del Settecento. Le analisi molecolari lo indicano come figlio di hebén, con secondo genitore ancora ignoto, come riportano Marsal e colleghi nel 2019. Diventa così fratellastro del xarel·lo. Va segnalato che hebén porta fiore femminile, quindi agisce sempre da genitore materno.

Un secondo risultato riguarda l’identità varietale. Il sumoll coincide geneticamente con il vijariego negro coltivato alle Canarie, secondo quanto documentano Robinson, Harding e Vouillamoz in Wine Grapes. È importante sottolineare che il sumoll blanc – nonostante il nome – non mostra alcuna parentela con esso.

Il sumoll in vigna e la cantina

Dal punto di vista agronomico il sumoll richiede attenzione. Germoglia presto, matura tardi e produce grappoli molto grandi, con vigore medio e rese potenzialmente elevate. I vini rossi che ne derivano mostrano colore tenue, acidità marcata e tannini rustici. Vinificato in bianco, tuttavia, offre pH bassi e struttura, doti preziose per uno spumante di lungo affinamento quale il Textures de Pedra. In Spagna la superficie residua si misura ormai in poche decine di ettari.

Textures de Pedra: grappolo di sumoll
Grappolo di sumoll - Foto di Angela Llop - https://www.flickr.com/photos/angela_llop/9694441836 - Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license

La Vinya Més Alta, geologia di una parcella

La parcella dalla quale trae origine il Textures de Pedra occupa la sommità del Turó del Serral, il punto più elevato della Tenuta. Il suolo poggia su conglomerati continentali del pliocene, formati fra 5 e 2 milioni di anni fa. Le piene torrenziali che scendevano dalla Serralada Prelitoral vi hanno depositato ciottoli calcarei arrotondati, staccati da unità rocciose di circa 120 milioni di anni. Sotto pochi decimetri riaffiorano invece i sedimenti marini e litorali del miocene, vecchi di 16 milioni di anni e ricchi di fossili.

La disponibilità d’acqua

La tessitura risulta limoso-sabbiosa su matrice calcarea, con elevata percentuale di scheletro. Il serbatoio idrico utile si colloca fra 120 e 150mm, valore modesto per un clima mediterraneo. Le radici devono quindi scendere in profondità per intercettare l’acqua e questo condiziona la fisiologia della pianta che dà origine ad acini piccoli e mosti concentrati, con una struttura superiore alla media aziendale.

La superficie vitata misura 2,34ha, impiantati nel 2002 a 3.500 ceppi per ettaro. Le viti guardano a nord-est, su una giacitura priva di pendenze significative. L’altitudine oscilla fra 199 e 205m. Il mesoclima locale, secco e caldo, completa il quadro.

La Vinya Més Alta, dove nasce il Textures de Pedra
La Vinya Més Alta

Il clima e il carattere dell’annata 2022

Il clima è mediterraneo pre-costiero, con inverni miti ed estati calde e asciutte. La vicinanza del mare attenua le escursioni termiche, mentre la Serralada Litoral limita l’eccesso di umidità. Montserrat e la serra d’en Compte, dal canto loro, schermano l’aria fredda dei Pirenei. La media termica della parcella si attesta su 15,7°C, contro i 15,2°C della media annua di riferimento.

Il 2022 ha rappresentato il secondo anno consecutivo di siccità. Durante il ciclo vegetativo sono caduti 366mm di pioggia, contro una media annua vicina a 518mm. Una gelata ai primi di aprile ha bruciato alcuni germogli nelle zone basse della Tenuta. Successivamente tre ondate di calore hanno accelerato la maturazione e ridotto la produzione di circa il 20%. Le uve sono, però, arrivate alla vendemmia sane, grazie alla scarsa pressione fungina.

Il lavoro in vigna

La gestione segue il metodo biodinamico certificato Demeter. Il compost deriva dal letame di vacche e asini della tenuta, arricchito con i preparati e integrato dal sovescio. In autunno e primavera interviene il cornoletame, mentre il cornosilice accompagna il germogliamento e il periodo successivo alla vendemmia. Il preparato Maria Thun completa il programma.

La potatura si è svolta il 28 e il 29 gennaio, in luna calante. Le viti crescono a spalliera con cordone royat doppio, per una densità di 25.000-35.000 germogli per ettaro. Durante la stagione la squadra elimina i polloni, le foglie adulte in eccesso e le vegetazioni superflue. Nessuna irrigazione interviene a compensare la siccità estiva.

Pratiche fitosanitarie

La difesa punta sul minimo indispensabile. Le infusioni vegetali riducono il ricorso al rame, fermo a 0,4kg/ha contro la peronospora, mentre lo zolfo contrasta l’oidio. Contro la tignoletta della vite l’azienda applica la confusione sessuale, senza insetticidi. Il risultato, nel 2022, è stato uno stato sanitario eccellente delle vigne e delle uve.

La raccolta è manuale in cassette. Il sumoll è arrivato in cantina dal 20 agosto mentre il xarel·lo vermell è stato vendemmiato a partire dal 24 agosto. Anticipare la vendemmia, in un’annata così calda, ha permesso di salvare acidità e freschezza.

Textures de Pedra: gli animali svolgono un ruolo essenziale nella gestione delle vigne

In cantina, dalla pressa al tiraggio

Il vino base

Le uve arrivano intere perché la vicinanza della cantina riduce al minimo i tempi di trasporto. La pressatura è soffice e separata per varietà, in pressa pneumatica a bassa pressione. Un’atmosfera inerte protegge il mosto dall’ossidazione, con una solfitazione contenuta a 3,5g/hl. Segue la chiarifica statica a bassa temperatura, il metodo di chiarifica più delicato.

La fermentazione alcolica avviene in vasca di cemento, con lieviti indigeni della vigna. Le temperature restano fra 17 e 22°C, mentre il processo dura da 8 a 13 giorni secondo la parcella. L’Azienda esclude la fermentazione malolattica, scelta che preserva l’acido malico e la tensione gustativa. Il vino base sosta poi nove mesi sulle proprie fecce fini.

La spumantizzazione

Il tiraggio impiega zucchero di canna da agricoltura biologica. Le bottiglie riposano quindi per un periodo di almeno 36 mesi sui lieviti, in cataste orizzontali.

Il remuage si esegue a mano, su pupitre tradizionali. Dopo la sboccatura l’Azienda rinuncia alla liqueur d’expédition, come per tutti gli spumanti di lunga sosta; alla messa in vendita lo zucchero residuo di 0,80g/l, caratteristica che colloca questo Metodo Classico nella categoria brut nature. La data di sboccatura compare sulla retroetichetta, informazione preziosa per chi acquista. Il tappo è in sughero agglomerato con dischi di sughero naturale, provenienti da foreste iberiche.

La produzione si è fermata a 12.155 bottiglie da 75cl.

Vinya Més Alta – Textures de Pedra – Blanc de Negres – Vi Escumós de Qualitat – Brut Nature – 2022 

Note di degustazione

Il colore è oro intenso e brillante, con riflessi ramati. Al naso, emergono ottima finezza e buona intensità, mentre il perlage si presenta fine e persistente. Aprono il quadro olfattivo l’albicocca matura, la mela leggermente appassita, la crema catalana, la grafite, la nocciola tostata e la brioche. Completano il registro i fiori gialli appassiti, il calvados, il mandarino e le erbe alpine.

Il sorso è molto ampio, di ottimo corpo e morbidezza. La freschezza appare tesa e la sapidità spiccata. Inoltre, la beva è importante – ma non faticosa – e si offre di piena soddisfazione e piacevolezza. L’effervescenza sfoggia un attacco deciso, per poi aprirsi in un centro bocca avvolgente e setoso; molto lunga, infine, la persistenza.

Sboccatura 20 maggio 2026 – Bottiglia n° 2501

Bibliografia consultata

A questo link è possibile consultare e scaricare l’elenco della bibliografia consultata per realizzare questo articolo.

Contatti

Raventós i Blanc

Pl. del Roure, s/n

08770, Sant Sadurní d’Anoia (Barcelona)

club1497@raventos.com

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