Muscari Tomajoli: la Maremma etrusca in un calice
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Augusto Gentilli
- Lun 10 Nov 2025
- 14 minute read
Muscari Tomajoli e Tarquinia
Nella Maremma laziale – una terra aspra e gentile, intrisa di storia etrusca – sorge un’azienda vitivinicola che ne interpreta l’anima più profonda. A Tarquinia, la cantina Muscari Tomajoli non è, infatti, semplicemente un luogo di produzione ma il compimento di una visione, il punto d’incontro tra una passione familiare e un territorio di straordinaria vocazione. Fondata da Sergio Muscari Tomajoli, un ufficiale di marina che ha scelto la terra dopo una vita per mare, e oggi guidata con la stessa dedizione dal figlio Marco, questa realtà produttiva è un baluardo di una viticoltura artigianale, sostenibile e intimamente legata alla storia e alla natura.
Radici familiari e una passione ereditata
La storia di Muscari Tomajoli inizia ufficialmente nel 2007, ma le sue radici affondano in un passato familiare ben più profondo. Il progetto nasce dalla visione di Sergio Muscari Tomajoli che, raggiunta la pensione dalla Marina Militare nel 2006, decide di trasformare in realtà una passione per il vino coltivata per anni. Un amore nato e cresciuto durante un soggiorno triennale a Parigi, dove ha potuto studiare e conseguire il diploma da sommelier. Rientrato in Italia, il suo sguardo si posa sui terreni della famiglia di sua moglie a Tarquinia (VT), un patrimonio fino ad allora quasi dimenticato. La sua prematura scomparsa nel 2016 non ha interrotto questo sogno, che è stato raccolto con determinazione dal figlio Marco Muscari Tomajoli. Marco, forte di una laurea in economia, ha saputo unire la gestione imprenditoriale a un’autentica sapienza contadina, imparata sul campo con umiltà e dedizione.
La Bandita San Pantaleo, un territorio d’elezione
L’Azienda sorge in località Bandita San Pantaleo, un toponimo che da solo racconta la storia del luogo. “Bandita” perché un tempo era una riserva naturale ante litteram, e “San Pantaleo” in onore di un’antica chiesa bizantina i cui resti si perdono nella macchia. I terreni, acquisiti dal bisnonno di Marco come reduce della Grande Guerra, rappresentano le prime lottizzazioni agricole di Tarquinia negli anni ’20 dello scorso secolo. Si tratta di quattro ettari a corpo unico – dei quali 3,5 vitati – situati tra i 150 e i 200 metri di altitudine, nella parte più elevata e vocata della zona. L’esposizione a sud e sud-ovest e la barriera naturale del bosco, che protegge dai venti freddi del nord, delineano un microclima ideale, costantemente ventilato dalle brezze marine.
Tarquinia e il vino, un legame millenario
La viticoltura a Tarquinia è una pratica che affonda le radici nella civiltà etrusca. Questo popolo, maestro di idraulica e agricoltura, coltivava la vite con tecniche avanzate, commerciando il proprio vino in tutto il Mediterraneo. Fonti storiche, come gli scritti di Plinio, e ritrovamenti archeologici, come il relitto di una nave etrusca al largo di Marsiglia, testimoniano l’importanza della produzione vinicola nell’antica Etruria. Centri come Gravisca, l’antico porto di Tarquinia, erano già – nel VI secolo a.C. – snodi commerciali per un vino apprezzato e ricercato. Questa eredità millenaria, è un patrimonio immateriale che ancora oggi permea la viticoltura locale e che l’azienda Muscari Tomajoli interpreta con sensibilità e rispetto.
Geologia e suoli, un mosaico di complessità
Il territorio di Tarquinia è un palinsesto geologico di straordinaria complessità. Tre grandi fasi di vulcanesimo, risalenti all’Eocene, al Miocene e al Quaternario, hanno modellato il paesaggio, creando un’alternanza di pianori tufacei, colline e picchi trachitici. I suoli della DOC Tarquinia sono un mosaico di formazioni diverse, che spaziano dai prodotti tardo-vulcanici alle argille plioceniche, fino ai depositi alluvionali della costa.
La pietra forte
Nella tenuta Muscari Tomajoli, il sottosuolo è dominato dalla pietra forte, un’arenaria a grana fine con cemento carbonatico del Cretacico Superiore assai ricca di macro e microfossili. Si tratta di una pietra molto usata in costruzione per la sua resistenza; è stata utilizzata, ad esempio, per alcuni palazzi storici di Firenze quali Palazzo Vecchio, Palazzo Medici, Palazzo Pitti e Palazzo Strozzi. Questa roccia, ricca di minerali, definisce la matrice argilloso-calcarea del terreno, conferendo ai vini una spiccata sapidità e una notevole struttura. La capacità di ritenzione idrica di questi suoli, unita alla loro permeabilità, costringe le radici a scendere in profondità, favorendo un ottimale equilibrio vegeto-produttivo.
Il clima mediterraneo della Maremma laziale
Il clima di Tarquinia è tipicamente mediterraneo, con inverni miti ed estati calde e asciutte. Le precipitazioni medie annue, comprese tra i 593 e i 940 millimetri, si concentrano prevalentemente nei mesi autunnali e invernali, mentre l’estate è caratterizzata da una marcata aridità. Nel complesso, a Tarquinia si hanno, in media, 67 giorni di pioggia e 3347 ore di sole ogni anno. La temperatura media annua si attesta tra i 15 e i 16,4°C, con escursioni termiche che favoriscono la maturazione graduale e completa delle uve. La vicinanza del mare mitiga gli eccessi termici e garantisce una costante ventilazione, fattore determinante per la sanità dei grappoli e la prevenzione delle malattie fungine. Questo clima, unito alla particolare conformazione del territorio, crea le condizioni ideali per una viticoltura di qualità.
Muscari Tomajoli: una viticoltura di rigore e rispetto
La filosofia agronomica di Marco Muscari Tomajoli è chiara: massimo rispetto per la vite e il suo ambiente. Sebbene non vi sia una certificazione ufficiale, la conduzione è rigorosamente biologica. Sono banditi erbicidi, concimi di sintesi e, scelta qualitativa fondamentale, l’irrigazione. I trattamenti – ridotti al minimo indispensabile, solo cinque nell’ultima annata – si basano esclusivamente su rame, zolfo, argille fini di tipo zeolitico e propoli. Le lavorazioni sono interamente manuali e l’inerbimento dell’interfila è una pratica consolidata per preservare la vitalità del suolo. Le rese per ettaro, mantenute volontariamente basse tra i 25 e i 40 quintali, sono la diretta conseguenza di una ricerca quasi ossessiva della qualità della materia prima.
I vitigni, interpreti del territorio
Nei tre ettari e mezzo di vigneto, dimorano tre varietà: montepulciano, petit verdot e vermentino. Una scelta ponderata, frutto di un’attenta analisi del territorio condotta con la consulenza dell’enologo Gabriele Gadenz. Se l’idea iniziale di Sergio era orientata verso la creazione di blend, Marco ha coraggiosamente scelto la via della purezza, per permettere a ogni vitigno di esprimere senza filtri il proprio carattere e il suo profondo legame con la terra di Tarquinia. Questa decisione ha dato vita a vini di grande personalità, capaci di distinguersi nel panorama enologico laziale e nazionale.
Il montepulciano, cuore rosso di Muscari Tomajoli
Il montepulciano, vitigno simbolo dell’Italia centrale e in particolare dell’Abruzzo, trova a Tarquinia un’espressione di sorprendente versatilità. Vitigno produttivo e tardivo, caratterizzato da una buona resistenza alla botrite e alla peronospora, si adatta perfettamente alle condizioni pedoclimatiche della Maremma laziale. Circa il 70% delle sue uve viene destinato alla produzione di un rosato di grande finezza, ottenuto con pressatura diretta per preservare la freschezza aromatica e l’acidità. La restante parte, proveniente da una specifica parcella nella zona più bassa del vigneto, dà vita a una Riserva di notevole caratura. Questo rosso ambizioso affina per 18 mesi in barrique di rovere francese Taransaud T5; queste barrique – completamente realizzate a mano e firmate singolarmente dagli artigiani che le hanno prodotte – rappresentano il vertice qualitativo della celebre tonnellerie, una scelta che la dice lunga sulle ambizioni qualitative del progetto.
Il petit verdot, un nobile bordolese in Maremma
Il petit verdot – vitigno nobile ma capriccioso, originario di Bordeaux – ha trovato in questo angolo di Maremma un habitat ideale per raggiungere la piena maturazione. Vitigno a germogliamento precoce ma a maturazione tardiva, anche più del cabernet sauvignon, richiede un clima caldo e soleggiato per esprimere al meglio le sue qualità. Qui riesce a esprimere tutto il suo potenziale, regalando vini potenti, dal colore profondo, ricchi di tannini eleganti e caratterizzati dalla distintiva nota speziata di pepe nero.
Il vermentino, la brezza marina in bottiglia
Il vermentino, varietà mediterranea per eccellenza, completa il trittico ampelografico dell’Azienda. Vitigno dalla storia affascinante e dall’origine incerta che era creduto essere di provenienza spagnola o greca; in realtà, nessuna evidenza scientifica conforta tali ipotesi. È, inoltre, da notare che la prima citazione scritta di tale vitigno, col nome di fermentino, risale al 1658 a Montaldeo, un comune piemontese in provincia di Alessandria
Oggi è diffuso, con un gran numero di nomi differenti, lungo le coste del Mediterraneo, pur trovando in Sardegna, Corsica, Toscana e Liguria le sue terre d’elezione.
Sui suoli argilloso-calcarei di Muscari Tomajoli, questo vitigno acquista una spiccata mineralità e una salinità quasi tattile, che ne fanno un interprete fedele della vicinanza del mare.
La cantina Muscari Tomajoli, fucina di artigianalità
La produzione totale della Cantina Muscari Tomajoli si attesta sulle 7.000 bottiglie annue, tutte rigorosamente numerate: tale numero testimonia la dimensione squisitamente artigianale dell’Azienda. Ogni fase del processo, dalla vigna all’imbottigliamento, avviene all’interno della cantina di proprietà, sotto il controllo diretto di Marco e del suo piccolo team di tre collaboratori. Questa filiera corta garantisce un rigore esecutivo assoluto e la massima attenzione al dettaglio. Ogni bottiglia è numerata e impreziosita da un’etichetta d’artista, firmata da Guido Sileoni, a suggellare l’unicità di ogni vino e di ogni annata. Le etichette, vere e proprie opere d’arte, rappresentano un ulteriore elemento distintivo dell’azienda, un segno tangibile della cura e dell’attenzione che Marco dedica a ogni aspetto della produzione.
Gabriele Gadenz, la mano dell’enologo
Il percorso qualitativo di Muscari Tomajoli è supportato dalla preziosa consulenza di Gabriele Gadenz, enologo di straordinario talento e sensibilità. Con una formazione accademica d’eccellenza e un’esperienza decennale a Montalcino presso la storica cantina Col d’Orcia, al fianco di un maestro come Maurizio Castelli, Gadenz ha saputo leggere con acume le potenzialità di questo terroir. La sua sinergia con Marco è un dialogo costante, un confronto virtuoso che ha permesso di definire uno stile produttivo preciso e di raggiungere traguardi qualitativi di assoluto rilievo. La scelta di affidarsi a un enologo di questo calibro è un’ulteriore testimonianza della serietà e dell’ambizione del progetto Muscari Tomajoli, che punta a posizionarsi ai vertici della produzione enologica laziale.
I vini di Muscari Tomajoli: le degustazioni
Di seguito, saranno raccontati i quattro vini degustati nel corso della mia visita presso l’azienda Muscari Tomajoli il giorno 4 ottobre 2025. Colgo l’occasione di questa breve introduzione agli assaggi per ringraziare Marco Muscari Tomajoli per la squisita ospitalità e per l’alta qualità del suo lavoro.
I vini saranno narrati nell’ordine in cui mi sono stati proposti dallo stesso Marco.
Velca – Lazio IGT Rosato – 2024
La vigna
La vendemmia del montepulciano è svolta manualmente durante la prima settimana di settembre, con una selezione accurata dei grappoli in vigneto. La scelta di vinificare in rosato nasce dalla volontà di ottenere un vino fresco, sapido e di grande bevibilità, ideale per il clima costiero della Maremma laziale.
La cantina
Il Velca è prodotto attraverso una pressatura soffice delle uve intere, tecnica che consente di estrarre il mosto limitando il contatto con le bucce e ottenendo così il caratteristico colore rosato. Il mosto viene successivamente lasciato in decantazione naturale per settantadue ore a 5°C, quindi pulito attraverso illimpidimento statico. La fermentazione avviene a temperatura controllata in vasche di acciaio inox, preservando la freschezza e la fragranza del frutto.
Al termine della fermentazione, il vino affina per tre mesi sulle fecce fini con diversi bâtonnage, che conferiscono maggiore complessità e rotondità al palato. Seguono un periodo di sei mesi in vasche di acciaio inox e, infine, tre mesi di maturazione in bottiglia prima della commercializzazione. Il tempo totale dalla vendemmia alla vendita è di circa dodici mesi.
La degustazione
Di colore rame brillante, questo Lazio IGT Rosato si presenta elegante al naso, con ricche note fruttate di albicocca matura, confettura di ribes e di melagrana. A queste note di apertura si affiancano – senza mai prevaricarsi l’un l’altro – i sentori dolci e piacevoli del marzapane e dei fiori di pesco; il tutto è percorso da sfumature minerali ben riconducibili alla grafite.
La bocca è molto morbida e di ottima struttura, ben sorretta da una sapidità imponente e da una piacevole e vestita freschezza; lunga la persistenza.
Nel suo complesso, il sorso si presenta insolitamente importante per un rosato, pur mantenendo una beva di estrema piacevolezza e agilità.
Nethun – Lazio IGT Vermentino – 2024
La vigna
La vendemmia del vermentino destinato al Nethun avviene manualmente durante la prima settimana di settembre, con una selezione meticolosa dei grappoli direttamente in vigneto. Solo i grappoli perfettamente sani e maturi vengono raccolti, garantendo così la massima qualità della materia prima.
La cantina
La vinificazione del Nethun inizia con una criomacerazione delle uve intere in pressa con ghiaccio secco, tecnica che consente di estrarre delicatamente gli aromi primari preservando la freschezza del frutto. Il mosto viene quindi lasciato in decantazione naturale permettendo la sedimentazione delle particelle solide. Successivamente, il mosto è pulito attraverso un processo di illimpidimento statico, prima di essere avviato alla fermentazione, a temperatura controllata, in vasche di acciaio inox.
Al termine della fermentazione, il vino affina per sei mesi sulle fecce fini con diversi bâtonnage; a questa prima fase segue un ulteriore periodo di affinamento in vasche di acciaio inox, prima che il vino venga imbottigliato e lasciato riposare per quattro mesi in bottiglia.
La degustazione
Il suo dorato chiaro brillante ci conduce a un naso fine e intenso nel quale le note fruttate di pesca bianca, bergamotto e pompelmo giallo sono armoniosamente frammiste ai sentori di erbe aromatiche e mandorla dolce non tostata nonché ai quelli floreali del gelsomino.
La bocca è di grande interesse, molto morbida, ricca, con una freschezza vibrante – ma perfettamente integrata – e una non comune sapidità; molto lunga la persistenza.
Pantaleone – Lazio IGT Petit Verdot – 2024
La vigna
La vendemmia del petit verdot è effettuata manualmente alla fine di settembre, quando le uve hanno raggiunto la piena maturazione fenolica. La selezione meticolosa dei grappoli in vigneto è fondamentale per garantire l’equilibrio e l’eleganza di questo vino.
La cantina
Il Pantaleone fermenta in vasche di acciaio inox; durante la fermentazione sono effettuati diverse follature e rimontaggi manuali. In seguito, il vino è mantenuto sulle fecce fini per sei mesi, periodo durante il quale avviene la fermentazione malolattica spontanea. Questa fase conferisce al vino maggiore morbidezza e complessità olfattiva. Infine, questo petit verdot trascorre un periodo di sei mesi in vasche di acciaio inox, senza alcun passaggio in legno, al fine di preservare la fragranza del frutto e la complessità aromatica del vitigno; da ultimo, il Pantaleone riposa per altri sei mesi in bottiglia prima della commercializzazione.
La degustazione
Il suo colore porpora intenso si dimostra perfettamente coerente con la fragranza del naso, nel quale le note di ciliegia e susina sono seguite dalle sensazioni floreali del glicine e del lillà, oltre che dai sentori di pepe nero e di confetto.
Il sorso svela corpo e morbidezza, sorrette da tannini di ottima fattura, anche se ancora – giustamente – nervosi e giovanili, oltre che da una piacevole freschezza e una da una decisa sapidità; assai più che soddisfacente la persistenza.
Aita – Lazio IGP Rosso – 2022
La vigna
La vendemmia delle uve montepulciano dedicata alla produzione dell’Aita è tardiva, effettuata a metà ottobre, quando le uve hanno raggiunto la piena maturazione fenolica e una concentrazione ottimale. Le rese sono estremamente basse, solo mezzo chilogrammo per pianta, a testimonianza della ricerca della massima qualità. La raccolta avviene manualmente in piccole cassette da quindici chilogrammi per preservare l’integrità dei grappoli.
La cantina
La vinificazione dell’Aita inizia con la pressatura delle uve entro un’ora dalla vendemmia, per garantire la massima freschezza e integrità aromatica. Durante la fermentazione spontanea sono effettuati rimontaggi e follature manuali al fine di estrarre, in modo controllato, colore, tannini e sostanze aromatiche.
Al termine della fermentazione, il vino è trasferito in barrique T5 Taransaud, il vertice qualitativo della celebre tonnellerie francese, dove matura per diciotto mesi. Questo lungo periodo in rovere francese conferisce al vino struttura, complessità e potenziale di invecchiamento; infine, il vino riposa per ulteriori ventuno mesi in bottiglia prima di essere posto in vendita. Dalla vendemmia 2022 sono state ottenute poco più di 500 bottiglie in vendita – a partire dal mese di dicembre 2025 – solo su prenotazione.
La degustazione
Dal calice, nel quale si presenta di un impenetrabile color porpora, emergono intense ed eleganti note di vaniglia che ci ricordano la grande qualità delle barrique in cui è stato elevato.
Frammiste a queste sensazioni, si riconoscono facilmente le sensazioni fruttate della confettura di ciliegia, mirtillo nero e mora di rovo, oltre ai sentori di giaggiolo e a quelli, leggermente tostati, della cioccolata dolce.
La bocca è imponente, molto morbida e di ottimo corpo, perfettamente sostenuta da tannini di ottima fattura, pur se ancora molto giovani, oltre che da un’integrata freschezza e da una piacevole e garbata sapidità; assai lunga la persistenza.
Contatti
Azienda Muscari Tomajoli
Strada Bandita del Casal Nuovo
01016, Tarquinia (VT)
vinimuscaritomajoli@gmail.com