Can Sumoi, il Penedès e la Catalogna d’alta quota

Vitigni autoctoni, suoli antichi e una filosofia produttiva rigorosamente naturale: questo approccio di Josep "Pepe" Raventós nella sua azienda Can Sumoi, nel cuore del Massiccio del Montmell, nell'affascinante regione del Penedès. Questa narrazione non è solo la storia di un luogo bensì il racconto di una visione.

Can Sumoi: filosofia, territorio e rinascita

Questo saggio esplora l’essenza stessa di Can Sumoi, una cantina nel Penedès che incarna la rinascita di un patrimonio viticolo quasi dimenticato. La sua storia, la filosofia produttiva, trovano un faro in un approccio basato sul minimo intervento e sul massimo rispetto per la natura. Scelta radicale. Le caratteristiche uniche del terroir del Massiccio del Montmell – un mosaico di suoli e microclimi – e l’indiscussa qualità dei suoi tre vitigni autoctoni principali rendono questa realtà un simbolo di una vitivinicoltura differente, focalizzata sulla valorizzazione del territorio, delle uve e, soprattutto, degli uomini e delle donne che da generazioni ne custodiscono i segreti più profondi.

Pepe Raventós: il custode di una tradizione rivoluzionaria

Radici profonde: cinquecento anni di storia viticola

Josep “Pepe” Raventós rappresenta la ventunesima generazione di una delle più antiche e prestigiose dinastie vitivinicole della Catalogna. La sua famiglia, infatti, ha lavorato la terra nella regione del Penedès sin dal lontano 1497, quando i primi documenti storici attestano la presenza della tenuta Raventós a Sant Sadurní d’Anoia, cuore pulsante della zona che sarebbe poi divenuta la culla della Cava D.O. spagnola. Nato e cresciuto tra le vigne, Pepe ha trascorso l’infanzia immerso in quel mondo rurale che avrebbe plasmato il suo futuro, un legame indissolubile con la terra, i vitigni autoctoni e le tradizioni locali, un’eredità naturale tramandata per oltre cinque secoli.

Josep "Pepe" Raventós, titolare di Raventós i Blanc
Josep "Pepe" Raventós, titolare di Can Sumoi

Un’eredità rivoluzionaria: dalla spumantizzazione alla D.O. Cava

La famiglia Raventós ha scritto pagine fondamentali nella storia vitivinicola spagnola. Nel 1872, il trisavolo Josep Raventós Fatjó, dopo un illuminante viaggio nella regione dello Champagne, produsse il primo vino spumante con metodo classico della Spagna, utilizzando esclusivamente uve autoctone della tenuta. L’assemblaggio classico del Penedès, basato su macabeu, xarel·lo e parellada, si affermò come standard dopo la crisi della fillossera, con Manuel Raventós Domènech che ebbe un ruolo significativo nella sua promozione e diffusione. Questo assemblaggio rimane ancora oggi la base degli spumanti della regione.

La famiglia Raventós e la D.O. Cava

Josep Maria Raventós i Blanc fu una figura centrale del Novecento vitivinicolo catalano, un influente promotore del prestigio del Cava. Il suo ruolo fu fondamentale nel processo che portò prima alla nascita del Consiglio di Regolamentazione dei Vini Spumanti e all’approvazione del nome “Cava” per indicare i vini spumanti spagnoli (1972), e in seguito, all’istituzione ufficiale della D.O. Cava nel 1986. Proprio in quell’anno, fondò la cantina Raventós i Blanc con il figlio Manuel Raventós i Negra, con la visione ambiziosa di produrre spumanti di altissima qualità che riflettessero profondamente il territorio.

Il percorso personale: dalla sociologia all’enologia

Inizialmente, Pepe scelse un percorso diverso da quello familiare, orientandosi verso gli studi sociali. Tuttavia, quando la cantina Raventós i Blanc attraversò un momento di crisi finanziaria, non esitò a dedicarsi completamente all’azienda di famiglia. Si formò come enologo presso l’Università Complutense di Madrid e nel 2001 si unì formalmente a Raventós i Blanc, portando con sé una visione rinnovata e un approccio decisamente innovativo.

La rottura con il sistema: l’uscita dalla D.O. Cava

Una delle decisioni più coraggiose della carriera di Pepe è arrivata nel 2012, quando, insieme alla moglie Susanna, decise di abbandonare la denominazione D.O. Cava. Questa scelta, apparentemente paradossale per l’erede di una famiglia che aveva contribuito a creare e promuovere proprio quella denominazione, nasceva dalla ferma convinzione che il marchio Cava D.O. si fosse progressivamente svilito, perdendo l’identità legata al territorio e alla qualità intrinseca. La famiglia Raventós guidò così la creazione della nuova denominazione Conca del Riu Anoia D.O., dedicata esclusivamente agli spumanti di terroir, con regole produttive più stringenti e un focus primario sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni e del territorio specifico.

Can Sumoi: il sogno di una viticoltura diversa

Nel 2017, Pepe ha dato vita a Can Sumoi insieme all’amico d’infanzia Francesc Escala, concretizzando un sogno che i due coltivavano da anni: produrre vini fermi naturali nella loro Catalogna natale. La scoperta della tenuta avvenne quasi per caso, durante un’escursione in bicicletta tra le montagne del Penedès occidentale, quando Pepe si imbatté in un’antica proprietà agricola abbandonata, situata a ben 600 metri sul livello del mare nel cuore del Massiccio del Montmell. La tenuta di Can Sumoi, con una storia documentata che risale al 1645, rappresentava esattamente ciò che Pepe cercava: un’isola di biodiversità dimenticata, con vigneti antichi di varietà autoctone come montónega (parellada), xarel·lo e sumoll, terrazzamenti in pietra a secco testimoni di una viticoltura eroica, e un paesaggio incontaminato di 400 ettari, di cui solo 30 vitati e il resto occupato da boschi di querce e pini.

La filosofia: minimo intervento, massimo rispetto

L’approccio di Pepe a Can Sumoi è radicalmente diverso da quello della produzione spumantistica tradizionale. Il progetto si basa su una filosofia di minimo intervento, agricoltura biologica e rispetto assoluto per l’ecosistema. I vini di Can Sumoi sono naturali nel senso più puro del termine: prodotti senza additivi, senza sostanze chimiche di sintesi, senza solfiti aggiunti, seguendo i principi della biodinamica. Pepe non lavora da solo: ha scelto di collaborare strettamente con i viticoltori locali, custodi di conoscenze ancestrali e di una relazione profonda con questi terreni montani. Il recupero dei vigneti abbandonati, la ristrutturazione degli antichi terrazzamenti, il restauro delle capanne in pietra a secco sono parte integrante di una missione che va oltre la produzione vinicola: si tratta di proteggere un paesaggio, preservare la biodiversità e promuovere un tessuto agricolo sostenibile.

Tre progetti, una filosofia unica

Oggi Pepe Raventós gestisce tre realtà complementari, ciascuna con la propria identità ma tutte animate dalla medesima filosofia di rispetto e qualità.

1. Raventós i Blanc: la cantina storica di famiglia, certificata biologica dal 2009 e biodinamica Demeter dal 2013, dedicata alla produzione di spumanti d’eccellenza con la denominazione Conca del Riu Anoia.

2. Can Sumoi: il progetto personale di vini naturali d’alta montagna, che rappresenta il suo approccio più radicale al minimo intervento e alla viticoltura eroica.

3. Vins Pepe Raventós: una linea di vini “garage” che rappresenta la sua dimensione più sperimentale, un laboratorio di idee.

Alcuni vigneti ad alberello a Can Sumoi

Uno sguardo al futuro

Pepe Raventós incarna pienamente il ruolo di chi porta sulle spalle un’eredità di oltre cinque secoli ma guarda al futuro con uno spirito pionieristico. La sua scelta di recuperare vigneti abbandonati in alta montagna, di valorizzare biotipi locali quasi dimenticati, di produrre vini senza compromessi commerciali, rappresenta una scommessa coraggiosa: dimostrare che una viticoltura rispettosa, sostenibile e profondamente radicata nel territorio può produrre vini di straordinaria qualità ed espressività. Can Sumoi è il manifesto di questa visione: non semplicemente una cantina, ma un’idea di come l’uomo possa dialogare con la natura, preservando ciò che il tempo e l’abbandono rischiano di cancellare e trasformando questo dialogo in vini che sono, nelle parole di Pepe stesso, “più che semplici vini“.

Il Penedès: un mosaico di terroir e storia millenaria

Il Penedès è una delle regioni vitivinicole più antiche e prestigiose della Catalogna, con una storia che affonda le sue radici nel VII secolo a.C., quando i Fenici introdussero la viticoltura in queste terre. Situata tra la catena montuosa pre-costiera e le pianure che si affacciano sul Mediterraneo, questa regione gode di una straordinaria diversità di microclimi e suoli, che la rendono un vero e proprio mosaico di terroir. La sua identità è profondamente legata alla produzione di Cava D.O., ma il Penedès si distingue anche per una crescente produzione di vini fermi di alta qualità, che valorizzano il potenziale dei vitigni autoctoni.

Le zone del Penedès

La regione è suddivisa in tre zone principali: il Penedès Superior, caratterizzato da altitudini più elevate e maggiori escursioni termiche; il Penedès Marítim, più vicino alla costa e con un clima più mite; e il Penedès Central, che rappresenta il cuore della produzione. Questa complessità territoriale, unita a una lunga tradizione vitivinicola, ha permesso al Penedès di evolversi costantemente, passando da un’economia basata sul commercio a un’industria vinicola moderna e competitiva.

Montmell Mountains e Baix Penedès: clima, geologia e pedologia

Il Massiccio del Montmell, situato nella parte più alta del Baix Penedès, rappresenta un terroir unico, dove la viticoltura raggiunge altitudini fino a 800 metri. Quest’area è caratterizzata da un clima mediterraneo con influenze montane, che si traducono in significative escursioni termiche tra il giorno e la notte, ideali per una lenta e completa maturazione delle uve.

Le rocce e i suoli

Dal punto di vista geologico, i suoli di questa zona si sono sviluppati su depositi di ghiaia di età diverse, composti da materiali silicei paleozoici come scisti e graniti. La pedologia del Penedès, e in particolare delle sue zone più elevate, è dominata da suoli calcarei, poveri di materia organica e con una buona capacità di drenaggio. Queste caratteristiche, unite alla pendenza dei terreni, costringono la vite a sviluppare un apparato radicale profondo per cercare acqua e nutrienti, favorendo una produzione di alta qualità. La capacità di ritenzione idrica dei suoli è un fattore chiave in questa regione, poiché influenza direttamente l’equilibrio vegeto-produttivo della vite e, di conseguenza, la qualità dell’uva.

Storia e tradizioni vitivinicole locali

La storia vitivinicola del Penedès è una delle più antiche della penisola iberica, con testimonianze archeologiche che datano la produzione di vino al VII secolo a.C. L’arrivo della vite e del vino nel Penedès è stato un processo complesso, legato ai contatti tra i popoli mediterranei, inclusi i Fenici, e le comunità indigene locali, che hanno rapidamente adottato la viticoltura e la produzione di vino. Furono i Romani, tuttavia, a consolidarla, rendendo la regione un importante centro di produzione vinicola. Nel corso dei secoli, la viticoltura ha plasmato il paesaggio e l’identità culturale del Penedès, evolvendosi attraverso periodi di grande espansione – come nel XIX secolo con la crisi della fillossera in Francia – e momenti di profonda trasformazione.

Le tradizioni

Le tradizioni locali sono state tramandate di generazione in generazione, con pratiche come la costruzione di terrazzamenti in pietra a secco per coltivare i pendii più ripidi, una tecnica che oggi viene recuperata da cantine come Can Sumoi. La nascita delle cooperative vinicole all’inizio del XX secolo ha segnato un’altra tappa fondamentale, unendo i piccoli produttori e favorendo lo sviluppo di un’industria vinicola moderna e strutturata. Oggi, la regione sta vivendo una nuova fase di rinascita, con un crescente interesse per la sostenibilità e il recupero dei vitigni autoctoni, in un dialogo continuo tra innovazione e tradizione.

Veduta area della tenuta Can Sumoi

I vitigni autoctoni: xarel·lo, macabeo e parellada

L’identità dei vini di Can Sumoi e del Penedès è indissolubilmente legata a tre vitigni autoctoni a bacca bianca: xarel·lo, macabeo e parellada. Ognuno di essi contribuisce con le proprie peculiarità a creare un equilibrio unico, sia nei vini fermi che negli spumanti.

Xarel·lo: struttura, longevità e anima catalana

Lo xarel·lo, il cui nome in catalano è elegantemente scritto xarel∙lo, è un vitigno a bacca bianca che incarna l’anima viticola della Catalogna, in particolare della D.O. Penedès. Considerato uno dei tre pilastri del Cava D.O., insieme a macabeo e parellada, lo xarel·lo ha saputo scrollarsi di dosso l’etichetta di semplice comprimario per affermarsi come un protagonista assoluto, capace di dare vita a vini fermi di straordinaria complessità, longevità e carattere territoriale. La sua spiccata acidità, unita a una notevole ricchezza estrattiva e a un profilo aromatico unico, lo rendono un interprete fedele dei suoli su cui cresce, regalando vini che sono un concentrato di mineralità e sapori mediterranei.

Sinonimi e diffusione geografica: un vitigno radicato

A differenza del macabeo, lo xarel·lo è un vitigno fortemente radicato nel suo territorio d’origine e presenta un numero molto limitato di sinonimi. La sua identità è quasi inscindibile dalla Catalogna. La grafia xarel·lo, con il caratteristico *punt volat* (punto mediano) catalano, è quella ufficialmente riconosciuta e utilizzata localmente. Al di fuori della Catalogna, è comune trovare le varianti xarel-lo (con trattino) o semplicemente xarello. Questa scarsa variabilità nomenclaturale ne sottolinea la coltivazione storicamente circoscritta e la forte identità regionale. Nella D.O. Alella, il suo sinonimo principale è pansa blanca.

Aspetti genetici e origini storiche: un incrocio spontaneo

Le indagini genetiche hanno confermato che lo xarel·lo deriva da un incrocio spontaneo tra il gibi e il brustiano faux (Pl@ntGrape – Centre de Ressources Biologiques de la Vigne de Vassal-Montpellier, INRAE). A differenza del macabeo, con cui condivide solo uno dei genitori (il brustiano faux), lo xarel·lo rappresenta quindi una linea genetica distinta, sebbene le due varietà presentino una certa affinità. Le prime testimonianze scritte che citano lo xarel·lo risalgono al 1785, localizzandolo con precisione nell’area del Penedès; con una superficie vitata in Spagna che si attesta intorno agli 8.000 ettari, la quasi totalità della sua coltivazione mondiale è concentrata in Catalogna, a riprova del suo legame indissolubile con questa terra.

Necessità colturali e cenni fenologici di un vitigno vigoroso ma delicato

Lo xarel·lo è un vitigno vigoroso, con un’epoca di germogliamento e maturazione considerate medie. Questa caratteristica lo rende adattabile a diverse sottozone del Penedès, da quelle più vicine alla costa a quelle collinari. Una delle sue principali qualità agronomiche è la notevole tolleranza a diverse tipologie di suolo e condizioni climatiche, che spaziano dai terreni calcarei a quelli argillosi e sabbiosi. Tuttavia, presenta alcune criticità colturali: è sensibile all’acinellatura (millerandage) ed è suscettibile alle principali malattie fungine come l’oidio e la peronospora. La buccia spessa dei suoi acini – di medie dimensioni e di forma sferoidale – è ricca di polifenoli e del potente antiossidante resveratrolo, in concentrazioni spesso superiori a quelle di altri vitigni a bacca bianca, contribuendo così alla sua notevole longevità. La potatura deve essere gestita con attenzione, prediligendo forme di allevamento espanse e potature medio-lunghe per equilibrare la vigoria e favorire una produzione di qualità.

Un grappolo di xarel·lo
Grappolo di xarel·lo (tratto da: https://www.plantgrape.fr)

Caratteristiche organolettiche dei vini: versatilità e mineralità

Lo xarel·lo è un vitigno capace di esprimersi in modi sorprendentemente diversi, ma sempre con una firma stilistica riconoscibile, dominata da una vibrante acidità e una spiccata mineralità.

Vini Spumanti

All’interno degli spumanti, lo xarel·lo gioca un ruolo strutturale. Apporta corpo, spina acida e complessità, elementi fondamentali che permettono a tali spumanti di affrontare lunghi periodi di affinamento sui lieviti, sviluppando note evolutive di pasticceria, frutta secca e tostature, senza perdere la freschezza iniziale.

Vini Fermi

È nella vinificazione in purezza che lo xarel·lo rivela tutta la sua grandezza. I vini fermi si distinguono per un profilo aromatico che unisce note di frutta a polpa bianca (pesca, mela), agrumi (limone, lime) e un caratteristico sottofondo vegetale e di note di anice (finocchio selvatico, alloro). Con l’affinamento, emergono sentori più complessi di zenzero, mandorla cruda e un’inconfondibile nota minerale che ricorda la pietra focaia. Al palato, sono vini di corpo, strutturati, quasi tattili, con un’acidità tagliente che pulisce il palato e un finale lungo e persistente, spesso caratterizzato da una lieve e piacevole nota amaricante che ricorda la mandorla. I migliori esempi, provenienti da vecchie vigne e suoli calcarei, sono vini di grande potenziale evolutivo, capaci di invecchiare magnificamente per oltre un decennio, trasformando la loro energia giovanile in una complessità profonda e affascinante.

Macabeo: finezza, versatilità e longevità

Il macabeo, noto principalmente come viura nella celebre regione della Rioja, rappresenta uno dei vitigni a bacca bianca più significativi e diffusi nel panorama vitivinicolo spagnolo. La sua versatilità enologica, unita a una notevole resistenza all’ossidazione, gli ha permesso di diventare un pilastro per la produzione di vini bianchi secchi, sia giovani e freschi che complessi e destinati all’invecchiamento, oltre a essere un componente fondamentale nell’assemblaggio del Cava D.O. La sua coltivazione si estende principalmente tra la Catalogna e la Rioja, ma la sua presenza è consolidata anche nel sud della Francia, a testimonianza di una notevole capacità di adattamento e di una storia che affonda le radici in epoche lontane.

Sinonimi e diffusione geografica: un nome, molte identità

La ricchezza di sinonimi associati al macabeo testimonia la sua ampia diffusione e la sua lunga storia in diverse aree viticole. La corretta identificazione varietale è cruciale per tracciarne il percorso storico e comprenderne le diverse espressioni territoriali. Il nome viura è il più utilizzato e riconosciuto nella D.O.Ca. Rioja, mentre in Catalogna, specialmente nel Penedès, prevale il termine macabeu. Al di fuori della Spagna, il vitigno ha trovato una seconda casa nel sud della Francia, in particolare nel Roussillon, dove è conosciuto con una serie di nomi locali come maccabéo, gredelin, lardot, perpignan, e queue de renard. In California, curiosamente, è talvolta indicato come charas blanc.

Aspetti genetici e origini storiche: un dibattito aperto

Analisi del DNA condotte nel 2013 suggeriscono che il macabeo derivi da un incrocio spontaneo tra l’hebén e il brustiano faux. Tuttavia, va precisato che queste analisi non hanno ancora ricevuto una conferma definitiva dalla comunità scientifica. l’hebén, un vitigno antico diffuso in tutta la penisola iberica, ha agito come genitore per numerose altre varietà spagnole, suggerendo un ruolo centrale negli scambi varietali del passato. Il brustiano faux, il cui nome indica una possibile confusione storica con altre varietà, completa un quadro genetico che colloca l’origine del macabeo in Spagna, con ogni probabilità nella regione del Penedès, dove le prime menzioni scritte risalgono al 1617, quando l’agronomo catalano Miquel Agustí (1560-1630) lo citò nel suo trattato di agricoltura. Questa scoperta genetica non solo fornisce una solida base scientifica per la ricostruzione storica della sua diffusione, ma rafforza anche il suo status di vitigno autoctono della penisola iberica.

Grappolo di macabeo (tratto da: https://www.plantgrape.fr)

Necessità colturali e cenni fenologici: tardivo e produttivo

Il macabeo è un vitigno caratterizzato da una fenologia piuttosto tardiva, con un’epoca di germogliamento posticipata che lo protegge efficacemente dalle gelate primaverili, un fattore che ne ha favorito la coltivazione in diverse aree climatiche. Anche la maturazione è medio-tardiva, consentendo un accumulo ottimale di precursori aromatici e un buon equilibrio tra zuccheri e acidi. Dal punto di vista colturale, si adatta a diverse tipologie di suolo, pur prediligendo terreni fertili e freschi. Mostra una buona tolleranza alla siccità, ma è sensibile ad alcune patologie fungine, in particolare all’oidio e, in misura minore, alla peronospora. Una delle sue peculiarità più rilevanti è la notevole resistenza all’ossidazione dei mosti, grazie a un ricco corredo polifenolico che include alte concentrazioni di resveratrolo. Questa caratteristica lo rende particolarmente idoneo alla fermentazione e all’affinamento in legno, processi che gestisce con eleganza senza subire un’eccessiva degradazione del profilo aromatico.

Caratteristiche organolettiche dei vini: dalla freschezza alla complessità

La versatilità del macabeo si esprime pienamente nel bicchiere, dando vita a vini con profili organolettici distinti a seconda dello stile di vinificazione e dell’epoca di raccolta.

Stile giovane e fresco

Vinificato in acciaio e raccolto a un giusto grado di maturazione, il macabeo produce vini dal colore paglierino scarico con riflessi verdolini. Al naso, emergono delicati profumi floreali (fiori bianchi, camomilla) e fruttati, con note di mela verde, pera e agrumi come il limone e il pompelmo. Al palato, è la freschezza a dominare, supportata da una buona acidità e una sapidità che conferisce bevibilità e slancio.

Stile complesso e affinato

Nelle versioni più ambiziose, in particolare nella Rioja, il viura viene fermentato e affinato in barrique di rovere francese. Questo processo trasforma il suo profilo: il colore si intensifica, virando verso il dorato. Al naso, le note fruttate evolvono verso la frutta matura (pesca bianca, albicocca), arricchendosi di sentori terziari di miele, mandorle tostate, erbe aromatiche e una leggera nota affumicata. Al palato, il vino acquista corpo, struttura e una complessità avvolgente, mantenendo un’acidità ben integrata che ne garantisce un notevole potenziale di invecchiamento. Nell’assemblaggio degli spumanti, il macabeo apporta finezza, freschezza e note fruttate, bilanciando la struttura dello xarel·lo e gli aromi delicati della parellada.

Parellada: eleganza, aromaticità e vocazione all’alta quota

La parellada, o montónega nel territorio di Can Sumoi, è il vitigno che sussurra eleganza e finezza all’interno degli spumanti. Meno strutturata dello xarel·lo e meno produttiva del macabeo, questa varietà a bacca bianca è l’anima aromatica dell’assemblaggio, apportando delicate note floreali e una sottile acidità che ingentilisce il prodotto finale. La sua vera vocazione è la viticoltura d’alta quota, dove le significative escursioni termiche e la lenta maturazione le consentono di sviluppare un profilo di rara raffinatezza. Il termine montonega si riferisce specificamente a un biotipo di parellada, caratterizzato da una buccia leggermente rosata e coltivato nelle zone più elevate del Penedès, considerato qualitativamente superiore per la produzione di vini fermi e basi spumante di pregio.

Sinonimi e diffusione geografica: un biotipo distinto

Il nome parellada è il più diffuso e riconosciuto per questo vitigno. Tuttavia, la sua lunga storia e l’adattamento a micro-territori specifici hanno dato origine ad alcuni sinonimi importanti, il più noto dei quali è proprio montónega. È fondamentale comprendere che il montónega non è un vitigno a sé stante, ma un nome locale che identifica un particolare biotipo di parellada. La coltivazione della parellada è quasi esclusivamente confinata alla Catalogna, con una superficie vitata che, dopo aver superato gli 11.000 ettari nel 2000, si è attestata intorno agli 8.600 ettari nel 2010, a testimonianza di una specializzazione produttiva sempre più orientata alla qualità.

Aspetti genetici e origini storiche

Le recenti analisi del DNA (2021) hanno identificato la parellada come il risultato di un incrocio naturale tra Hebén e una varietà ancora sconosciuta, chiarendo parzialmente le sue origini genetiche. Le fonti storiche la descrivono come una varietà antica, tradizionalmente coltivata in Aragona e Catalogna fin dal XIV secolo. Il suo nome sembra derivare dal termine catalano “parell”, che significa “coppia” o “paio”, forse in riferimento alla disposizione dei grappoli sulla pianta. La sua affermazione definitiva è legata indissolubilmente alla nascita e al successo del Cava D.O. nella seconda metà del XIX secolo.

Grappolo di parellada
Grappolo di parellada (tratto da: https://www.plantgrape.fr)

Necessità colturali e cenni fenologici: l’emblema della montagna

La parellada è un vitigno che esprime il suo massimo potenziale qualitativo solo in condizioni pedoclimatiche specifiche, che ne fanno un emblema della viticoltura di montagna in Catalogna. Raggiunge il suo meglio nei vigneti d’alta quota del Penedès, dove può maturare a lungo e raggiungere la piena maturità solo tardivamente, conservando una buona acidità. La sua fenologia è caratterizzata da un’epoca di germogliamento media e da una maturazione medio-tardiva. Questa maturazione lenta e progressiva è la chiave per lo sviluppo del suo delicato corredo aromatico. La parellada predilige i suoli poveri, ben drenati e calcarei delle altitudini più elevate, tipicamente tra i 500 e gli 800 metri s.l.m. In queste condizioni, la produttività, che a quote più basse sarebbe eccessiva e qualitativamente mediocre, viene naturalmente contenuta, e le uve raggiungono un perfetto equilibrio tra zuccheri e acidità, con una buccia ricca di precursori aromatici.

Caratteristiche organolettiche dei vini: finezza e delicatezza aromatica

Il contributo della parellada, sia in assemblaggio che in purezza, è sempre nel segno della finezza e dell’eleganza aromatica.

Vini Spumanti

È il vitigno che maggiormente conferisce agli spumanti di questo territorio il loro bouquet più delicato. Apporta note di fiori bianchi (acacia, biancospino), frutta a polpa bianca come la mela verde e leggeri sentori agrumati. La sua acidità, pur non essendo imponente come quella dello xarel·lo, è cruciale per donare freschezza, leggerezza e bevibilità all’insieme.

Vini fermi

Vinificata in purezza, soprattutto come montonega da vigne di alta quota, la parellada dà vita a vini bianchi secchi, leggeri e straordinariamente profumati. Il colore è un paglierino scarico, quasi cristallino. Al naso, dominano aromi primari di mela verde, pera, limone e un netto sentore floreale. Al palato, il vino è snello, teso, con un’acidità rinfrescante e un corpo leggero. Il finale è pulito, delicato e persistente. Sono vini da apprezzare in gioventù per cogliere appieno la loro fragranza, ideali come aperitivo o in abbinamento a piatti di pesce delicati e frutti di mare.

Le degustazioni

Nelle righe che seguono saranno raccontati due spumanti: l’Ancestral Montónega 2024 e il Muntanya 2024, quest’ultimo – degustato in anteprima – è il nuovo nato della cantina Can Sumoi. Entrambe le degustazioni si sono svolte il giorno 25 settembre 2025.

Ancestral Montónega – Vino Espumoso de Calidad – Brut Nature – 2024

La vigna e la cantina

Ottenuto da uve montónega – un antico biotipo locale del parellada – provenienti da vigneti siti a circa 600m di quota su suoli calcarei poveri e ricchi di scheletro. La vendemmia manuale è seguita dalla fermentazione spontanea in acciaio e dal successivo periodo di presa di spuma in bottiglia; infine questo spumante affina per quattro mesi in bottiglia fino alla sua sboccatura. La base di questo spumante non è stata né stabilizzata né filtrata.

La degustazione

Di color paglierino intenso e cristallino reso ancora più lucente dal fine perlage, l’Ancestral Montónega di Can Sumoi si presenta al naso di non grande complessità ma, nel contempo, di non comune piacevolezza regalandoci note di pesca bianca, mela golden e bergamotto affiancate – senza mai apparire prevalenti – da eleganti sensazioni di mandorla dolce, biancospino, miele millefiori e foglie di mirto.

Il sorso – dalla beva agile, snella e di piena soddisfazione – mostra una contenuta alcolicità, un buon corpo e un’altrettanto garbata morbidezza e sono sostenuti da freschezza e sapidità che gli conferiscono una spiccata personalità; all’assaggio, l’effervescenza si conferma molto gradevole sia all’attacco del sorso sia al centro bocca. La persistenza si rivela adeguata e il retrogusto offre un’evidente, ma piacevole, chiusa amaricante.

Muntanya – Penedès D.O Metodo Tradicional Extra Brut – 2024

La vigna e la cantina

Questa prima annata di Muntanya è stata ottenuta da parti uguali di uve macabeu e xarel·lo provenienti dai vigneti aziendali situati a quote comprese fra i 400 e i 700m s.l.m. lungo pendii di spiccata acclività. La prima fermentazione si è svolta in acciaio con lieviti autoctoni ed è stata seguita dalla presa di spuma in bottiglia e da un anno di presa affinamento sui lieviti.

La degustazione

All’aspetto appare molto simile al precedente pur se con un perlage ancora più fine. Il suo bouquet, intenso ed elegante, si presenta con note di mela acerba, pesca a polpa bianca, uva spina, bergamotto e fiori di sambuco, inframmezzate da note tipiche dell’affinamento sui lieviti in bottiglia quali il lievito stesso, il caramello e una leggera sfumatura di polvere di caffè.

Il sorso apre ricco, pieno, caldo e morbido e sostenuto – oltre che da freschezza e sapidità – anche da un’effervescenza decisa ma di notevole piacevolezza. Nel complesso, il Muntanya 2024 di Can Sumoi regala una beva equilibrata, snella, agile e, nel contempo, tesa e di notevole carattere.

Conclusione: un brindisi al futuro del Penedès

Can Sumoi è celebrazione della rinascita di un territorio e la riscoperta di un’identità viticola autentica. Il loro lavoro nel Massiccio del Montmell dimostra come il rispetto per la storia, l’adozione di pratiche biologiche e la valorizzazione dei vitigni autoctoni possano tradursi in vini di straordinaria espressività e carattere. L’analisi delle fonti accademiche conferma la solidità delle basi su cui poggia questo progetto: un territorio unico, plasmato da una geologia e una pedologia peculiari, e un patrimonio genetico di vitigni che rappresentano l’anima del Penedès. Lo xarel·lo, con la sua struttura, il macabeo, con la sua finezza, e la parellada, con la sua eleganza aromatica, trovano in Can Sumoi un’interpretazione che ne esalta le singole qualità.

Infine, per chi volesse approfondire gli argomenti trattati è possibile consultare questa bibliografia.

Contatti

Finca Can Sumoi

C/ del Montmell – Aiguaviva TP-2442,

43718, (Baix Penedès) – Tarragona

info@cansumoi.cat

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