Inama, fra Soave Classico e Colli Berici

Riassunto

Inama coltiva quasi ottanta ettari fra Soave Classico e Colli Berici, due territori che la famiglia interpreta partendo dalla geologia. Sul Monte Foscarino il basalto vulcanico modella la garganega e il sauvignon di Vulcaia; sui Colli Berici il calcare marino unito alle argille rosse sostiene il carmenère. La storia comincia nel 1965 e prosegue oggi con Stefano Inama e le nuove generazioni. Al centro resta la vigna, cui l’Azienda attribuisce l’80% del risultato finale, con una viticoltura rigenerativa certificata Diversity Ark. L’articolo ripercorre le tappe aziendali, le scelte di cantina e propone undici vini degustati, dal Vin Soave alla rara Vintage Collection 2016.

Summary

Inama cultivates almost eighty hectares across the Soave Classico and Colli Berici terroirs, which the family interprets through the lens of geology. On Monte Foscarino, volcanic basalt shapes the Garganega and Sauvignon from Vulcaia, while on the Colli Berici, marine limestone combined with red clays nurtures the Carmenère. The story began in 1965 and continues today with Stefano Inama and the younger generations. The vineyard remains at the heart of the business and the estate attributes 80 per cent of the final result to it, employing Diversity Ark-certified regenerative viticulture. This article traces the estate’s history, details its winemaking choices, and presents eleven wines for tasting, ranging from Soave Classico to the rare 2016 Vintage Collection.

Inama: vigneti nei Colli Berici
Vigneti nei Colli Berici

Inama e le radici nel Soave Classico

La storia dell’Azienda Inama comincia nel 1965, quando Giuseppe, il padre di Stefano Inama, acquista i primi appezzamenti sul Monte Foscarino, nel cuore del Soave Classico. Per trentacinque anni quell’uomo aveva ricoperto il ruolo di direttore tecnico da Anselmi e conosceva a fondo il valore di quei suoli. All’epoca, l’acquisto rappresentava soprattutto una forma di risparmio. Il boom economico, infatti, spingeva la gente ad abbandonare le campagne per gli stabilimenti di Milano e Torino. Comprare terra andava quindi nettamente controcorrente. Proprio quella scelta, tuttavia, ha costruito la base produttiva dell’Azienda.

Il vino sfuso

Negli anni Settanta e Ottanta il fondatore vendeva vino sfuso di ottimo livello. Preparava cisterne costruite sulle esigenze del singolo imbottigliatore, quasi disegnate su misura. Il mercato in quel periodo premiava i bianchi e trascurava i rossi, mentre molti produttori disponevano soltanto di rossi. Inama trovò così un proprio spazio commerciale. Dopo il pensionamento, arrivato nel 1982, si dedicò all’ampliamento della cantina, ancora oggi quella originale.

Giuseppe Inama, il fondatore dell'Azienda
Giuseppe Inama, il fondatore dell'Azienda

Inama: le prime bottiglie e il sauvignon vulcanico

Alla fine degli anni Ottanta il fondatore aveva piantato due piccoli vigneti di sauvignon per pura sperimentazione. Riteneva che quel vitigno avesse un grande futuro, ruolo che il mercato ha poi assegnato al pinot grigio. Dopo qualche vendemmia decise di estirpare le viti. Stefano Inama, allora impegnato in un’attività di trading nelle biotecnologie, chiese invece di tentare alcune prove. Le vinificazioni sperimentali del 1989, del 1990 e del 1991 hanno segnato l’inizio di tutto. La moglie imbottigliava a mano e lui metteva il tappo.

Blocco di basalto nell'area del Soave Classico

Vulcaia

Da quelle prove nasce Vulcaia, un vino pensato prima ancora di esistere. Il nome e l’etichetta, disegnata da un amico architetto inglese, erano già pronti. La prima uscita contò 600 bottiglie nella versione fumé e 3.000 della tipologia base. Le uve provenivano dal Foscarino, quindi da suoli interamente vulcanici. Nessuno in zona aveva mai lavorato il sauvignon su quel tipo di roccia. Il mercato, malgrado la novità, accolse subito bene il vino.

Dalla passione all’impresa

Fino al 1996, Stefano Inama portò avanti l’attività come un impegno parallelo, senza stipendio. La decisione di dedicarsi interamente al vino maturò insieme al progetto di produrre un rosso. Nel frattempo erano nati il Soave, il cru Foscarino, il sauvignon base e lo chardonnay. Quei vini venivano da vigneti impiantati negli anni Settanta, quindi già maturi. La struttura restava però essenziale, con un portone e una piccola cantina di impronta francese. Gli uffici sarebbero arrivati soltanto nel 2004.

Il fondatore è mancato nel 2009. In quel momento il figlio maggiore di Stefano, che lavorava nel vino in Inghilterra, scelse di rientrare. Contemporaneamente l’Azienda affrontava un nodo decisivo, cioè il riassetto complessivo dei terreni. Da quel passaggio è partita una vera rivoluzione, capace di assorbire tutte le risorse disponibili. I vigneti versavano in condizioni difficili. L’Azienda Inama ha quindi reimpiantato alcune parcelle e ha ricondizionato molte vecchie pergole di garganega del Soave.

Stefano Inama, l'attuale titolare
Stefano Inama, l'attuale titolare

Inama, i Colli Berici e il carmenère

Verso la fine degli anni Novanta, Inama incominciò le prime prove con i rossi sui Colli Berici. Quei suoli calcarei, ricchi di argille, hanno rivelato una vocazione precisa per il carmenère. La superficie aziendale nel frattempo è cresciuta molto, da 25 ettari iniziali a quasi 80 ettari attuali. Negli ultimi anni la famiglia ha piantato anche sauvignon nelle parcelle meno adatte al rosso. Il calcare, unito alle argille, offre infatti risultati notevoli pure con lo chardonnay.

La lettura dei due areali proposta dall’Azienda chiarisce la complementarità del progetto: il Soave Classico, legato ai suoli vulcanici del Foscarino, e i Colli Berici, dove la componente calcarea incontra le argille. La cantina di Inama a San Bonifacio riunisce queste provenienze senza appiattirne le differenze. Il lavoro sui vigneti e le decisioni di cantina iniziano infatti dal riconoscimento delle specifiche condizioni pedoclimatiche di ogni parcella.

Inama e il primato della vigna

Stefano Inama attribuisce alla viticoltura circa l’80% del risultato finale. La cantina incide per il restante 20%, cioè molto meno di quanto molti credano. Togliere la chimica dal terreno, potare con criterio, usare il letame e non tagliare gli angoli richiede anni di lavoro paziente. Nessun visitatore riesce però a leggere questi dettagli camminando tra i filari. Da qui nasce l’impostazione attuale, che l’Azienda definisce viticoltura rigenerativa e di eccellenza. L’obiettivo consiste nel mettere la vite in condizione di produrre bene in ogni annata. La pianta deve soffrire poco, anche se un minimo di stress resta utile.

Vigneti nei Colli Berici

I costi di gestione

Una gestione di questo livello comporta costi molto elevati. Poche migliaia di euro bastano per condurre un vigneto in modo ordinario, mentre l’eccellenza può arrivare a 20.000euro per ettaro. La differenza rimane invisibile a chi non frequenta la vigna quotidianamente. Chi risparmia su quelle voci, del resto, può investire le stesse cifre in comunicazione. Proprio tale squilibrio rappresenta uno dei limiti più seri del vino italiano.

Inama e la viticoltura rigenerativa

Questo principio ha assunto nel tempo una forma più strutturata. Inama presenta il proprio metodo come viticoltura rigenerativa: dal 2009 dichiara di non impiegare diserbanti né fertilizzanti chimici e di sostenere la vitalità del terreno attraverso inerbimento, mezzi leggeri, potature orientate alla longevità e tutela degli organismi del suolo. Il percorso è certificato Diversity Ark®. La proprietà suddivide inoltre i vigneti in micro-parcelle e affida la raccolta manuale alla verifica della maturazione fisiologica, con più passaggi quando l’annata lo richiede.

L’espressione dell’argilla

Il suolo nelle vigne di Inama nei Colli Berici
Il suolo nelle vigne nei Colli Berici

Negli ultimi anni l’Azienda ha ingaggiato per la prima volta un consulente esterno di primo piano, Stéphane Derenoncourt. La collaborazione dura ormai da sette o otto anni e riguardava inizialmente i rossi dei Colli Berici. Recentemente il lavoro si è esteso anche ai bianchi. Derenoncourt ha lasciato la propria società ai collaboratori più stretti, che ne portano avanti l’approccio. Il principio guida ruota attorno all’espressione dell’argilla. Ogni suolo possiede caratteristiche irripetibili, quindi il vino deve restituirle senza sovrastrutture stilistiche.

Stefano è convinto che l’esclusività nasca da chi lavora la terra. Nessuna attrezzatura di cantina, per quanto sofisticata, sostituisce quel patrimonio. Le argille dei Colli Berici esistono soltanto in quel luogo e il produttore deve saperle interpretare. Questa sensibilità, sviluppata soprattutto negli ultimi anni, ha cambiato il modo di lavorare in vigna e in cantina.

Stéphane Derenoncourt - By Librairie Mollat, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=68764435
Stéphane Derenoncourt (2016) - By Librairie Mollat, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=68764435

Clima e irrigazione

Il tema idrico occupa ormai un posto centrale nelle scelte agronomiche. Stefano Inama considera impraticabile una viticoltura priva di irrigazione, anche nelle zone storicamente più fresche. L’annata in corso sta superando il 2003 quanto a intensità termica, con giornate oltre i 37°C. Le piogge cadute dall’autunno 2024 hanno però riempito le falde e le viti adulte dispongono ancora di riserve. L’impianto a goccia resta la soluzione più equilibrata. Alcune prove con tubi interrati, teoricamente perfette, hanno prodotto costi enormi, perché i sassi rompono le linee e individuare il punto di rottura diventa quasi impossibile.

Le scelte di cantina

La cantina ha sempre visto al lavoro cantinieri esperti, spesso con un diploma in agraria. Enologi in senso stretto non hanno mai avuto un ruolo stabile in Azienda. Il modello di riferimento resta quello francese, che non separa la campagna dalla cantina. Chi produce vino, secondo questa impostazione, deve seguire l’intera filiera. Stefano Inama sintetizza il concetto con una regola pratica: “Il giudizio spetta al vino nel bicchiere, non al racconto che lo accompagna“.

Grappoli di carmenère appena vendemmiati

Inama: la novità nel solco del rispetto

Fin dall’inizio l’Azienda ha cercato tipologie che il territorio non conosceva. Il sauvignon sul vulcanico, per esempio, non esisteva. Anche il Soave affinato in legno mancava da circa due secoli, quando il castagno rappresentava l’unico contenitore disponibile. Oggi il mercato offre botti di qualità elevata, prodotte in Francia, in Austria e in Italia. La scelta dipende soprattutto dal budget e dallo stile ricercato.

Acciaio, cemento o legno?

Con uve di grande livello il contenitore incide poco sul risultato. Acciaio, cemento e legno restituiscono comunque un vino importante, cambiando soltanto lo stile. Uve mediocri, al contrario, non migliorano con nessuna tecnologia. Questa convinzione guida l’intera impostazione produttiva della famiglia.

La selezione segue infine un criterio rigido. Un vino poco convincente non entra nell’etichetta prevista, perché l’Azienda preferisce declassarlo oppure venderlo sfuso. Secondo Stefano Inama un produttore dovrebbe essere valutato più dal vino base che non dalle poche migliaia di bottiglie di punta. Il bianco d’ingresso raggiunge infatti le 450.000 bottiglie; al contrario, ottenere quattro barrique eccellenti in una realtà di 80 ettari richiede molto meno impegno.

La sede di San Bonifacio

Nella sede di San Bonifacio di Inama confluiscono le uve delle due aree aziendali. Le partite vengono seguite separatamente, dalla cernita alle microvinificazioni, con un intervento enologico dichiaratamente misurato. La differenziazione dei contenitori e l’attenzione alla materia prima restano quindi strumenti di precisione, non scorciatoie: un’impostazione coerente con l’idea, ribadita da Stefano, che la qualità si costruisca prima della vendemmia.

La famiglia Inama
La famiglia Inama

Inama oggi: la nuova generazione

L’Azienda Inama coltiva una superficie prossima agli ottanta ettari, ripartita fra Soave Classico e Colli Berici. Nel governo del progetto convivono oggi generazioni diverse: Matteo, Alessio e Luca affiancano Stefano, contribuendo allo sviluppo in campo, in cantina e sui mercati. In particolare, Matteo – rientrato in Azienda dall’Inghilterra alla morte del nonno Giuseppe – è oggi direttore responsabile; Alessio si occupa delle vendite e marketing e Luca, il più giovane, da questa vendemmia è responsabile della cantina. Donatella dà continuità all’ospitalità e alla dimensione familiare, mentre un gruppo di lavoro stabile segue le attività produttive e organizzative. Le competenze interne dialogano inoltre con specialisti esterni, in una ricerca costante di maggiore precisione.

Inama 3.0

L’evoluzione più recente, indicata dalla famiglia come Inama 3.0, mette a sistema un patrimonio di conoscenze divenuto più ampio. Stefano mantiene una presenza diretta nei vigneti, con particolare attenzione ai periodi di maggiore stress climatico. Nella sede di San Bonifacio l’ospitalità prosegue lo stesso metodo: su appuntamento, chi visita l’Azienda può comprendere il rapporto tra i due territori e le scelte quotidiane attraverso il racconto della famiglia o del personale aziendale.

Inama nei numeri

Attualmente, la produzione aziendale si attesta introno alle 750.000 bottiglie distribuite per il 60% nei marcati esteri e, per il rimanente 40% in Italia. I principali mercati esteri in termini di volumi sono Stati Uniti e Canada ma rivestono grande importanza anche Giappone, Germania, Inghilterra e Australia. Complessivamente, i vini di Inama sono oggi presenti in 70 paese esteri.

Inama nel calice

Nelle righe che seguiranno, avrò il piacere di raccontare le degustazioni svolte, nel corso della mia visita all’Azienda il giorno 6 agosto 2026, in compagnia di Stefano Inama e Lorenzo Balestreri. A loro vanno i miei più sentiti ringraziamenti per la squisita accoglienza oltre ai dovuti complimenti per il loro lavoro.

Il Soave e la garganega

Il Soave Classico e i vigneti di Inama - Clicca sulla mappa per ingrandirla

Vin Soave – Soave DOC Classico – 2025

La vigna

Il Vin Soave, la cui produzione si attesta intorno alle 450.000 bottiglie, rientra nella Denominazione Soave DOC Classico e nasce da uve garganega coltivate nell’area collinare della Denominazione. Le parcelle poggiano su basalto lavico di origine vulcanica e si collocano fra 100 e 250 metri di altitudine. Le esposizioni indicate guardano a sud-est e sud-ovest. In vigneto convivono pergola veronese e guyot, due forme di allevamento coerenti con le diverse situazioni colturali.

Inama: grappoli di garganega
Grappoli di garganega

La cantina

Dopo la diraspatura, le uve vengono pressate con delicatezza. Il mosto resta a contatto con le bucce per un periodo compreso tra una e otto ore, quindi decanta in modo statico. La fermentazione alcolica si svolge in acciaio a temperatura controllata; infine, questo Soave Classico DOC affina per un periodo in acciaio prima dell’imbottigliamento.

La degustazione

Paglierino brillante nel calice. Il naso è molto piacevole, pur senza puntare sulla grande intensità. Pesca bianca, erbe aromatiche, camomilla e tè verde si intrecciano agli agrumi del bergamotto e a un’intrigante verticalità balsamica. In bocca è fresco, sapido, di buon corpo e morbido.

Un entry level di ottima qualità in relazione alla fascia di prezzo.

Carbonare – Soave DOC Classico – 2023

La vigna

Carbonare è un Soave Classico DOC ottenuto da uve garganega provenienti dall’omonima località. Il vigneto occupa circa sette ettari a 250 metri sul livello del mare. Le piante, allevate a pergola veronese, hanno un’età compresa fra 25 e 65 anni. Il suolo è di matrice vulcanica, con basalto lavico, e costituisce il riferimento geologico della selezione dedicata a questa parcella.

Fioritura della garganega

La cantina

La lavorazione comincia con pigiatura soffice e una breve macerazione sulle bucce. Dopo la decantazione statica, la fermentazione procede in acciaio. Nello stesso contenitore il vino rimane per dodici mesi, con bâtonnage ripetuti nel corso dell’affinamento. Il Vin Soave di Inama riposa, infine, in bottiglia per altri sei mesi prima della sua commercializzazione.

La degustazione

Paglierino intenso, con evidenti riflessi dorati. Il quadro olfattivo è fine e intenso, guidato dalle note fruttate della pesca gialla e da quelle agrumate del bergamotto. Si affiancano, in perfetta integrazione, una leggerissima sfumatura sulfurea, il profumo dei fiori di camomilla e una piacevole vena balsamica. Il sorso ha corpo, freschezza, sapidità, morbidezza e allungo. La beva resta ricca, eppure molto tesa e agile.

Foscarino – Soave DOC Classico – 2023

La vigna

Foscarino deriva dall’omonima Unità Geografica Aggiuntiva nel Soave Classico. Le uve di garganega provengono dai vigneti di proprietà di Inama sul Monte Foscarino, allevati a pergola veronese su terreni basaltico-lavici di origine vulcanica. La superficie interessata è di 20 ettari. Le vigne si distribuiscono tra 100 e 200 metri di quota, con esposizioni comprese tra levante e ponente, e comprendono impianti dai 10 ai 75 anni.

I vigneti di Foscarino

La cantina

Le uve sono lavorate con pigiatura delicata, breve macerazione e decantazione statica del mosto. La fermentazione è ripartita fra acciaio, botte grande e barrique di rovere francese già utilizzate. Il vino resta quindi sulle fecce per sei mesi, con bâtonnage a cadenza di sei settimane. Un secondo passaggio di sei mesi in acciaio, sulle fecce fini, completa il percorso prima dell’imbottigliamento.

La degustazione

Il paglierino brillante introduce una paletta olfattiva intensa e piacevole. Emergono la pesca bianca e il bergamotto, poi le erbe aromatiche e una gradevole balsamicità. La bocca è morbida e di corpo, ben sostenuta da freschezza e sapidità. Il sorso si allarga, ma la beva rimane tesa e agile.

I Palchi – Soave DOC Classico – 2022

La vigna

I Palchi nasce nell’area di Foscarino, all’interno del Soave Classico. La garganega proviene dai terrazzamenti del Monte Foscarino, dove restano vecchie pergole allevate secondo la tradizione della pergola veronese. La raccolta, leggermente anticipata, è condotta per parcelle su 17 ettari, a 200 metri di altitudine. I vigneti, esposti a est-nord-est, crescono su basalto lavico vulcanico e hanno un’età compresa fra 30 e 70 anni.

Sovescio in una vigna del Foscarino

La cantina

In cantina, la lavorazione si apre con il raffreddamento dei grappoli e con la selezione manuale degli acini. Una breve macerazione in pressa precede la vinificazione separata delle parcelle. La fermentazione alcolica è svolta in differenti vasi vinari: il 50% in botte grande, il 30% in barrique e il rimanente 20% in acciaio; al termine della fermentazione le tre masse vengono assemblate.

La degustazione

Dorato cristallino nel bicchiere, offre sentori di albicocca croccante, cedro fresco ed erbe aromatiche, oltre a una sfumatura di vaniglia e a una piacevole spalla balsamica. Al sorso, è molto morbido, di corpo, ben sostenuto da freschezza e sapidità. Ampio, ricco e avvolgente, mantiene comunque una beva agile e di piena soddisfazione.

Chardonnay del Veneto IGT – 2025

La vigna

Questo chardonnay nasce nel territorio del Soave DOC Classico. I vigneti uniscono terreni vulcanici e calcarei, con presenza di basalto lavico. Le vigne si trovano fra 50 e 150 metri di altitudine e presentano esposizioni meridionali o sud-occidentali. L’Azienda adotta sia la pergola veronese sia il guyot, in funzione delle condizioni specifiche dei siti coltivati.

Blocchi di basalto nel territorio del Soave Classico

La cantina

I grappoli vengono diraspati e pressati con attenzione; in seguito, il mosto compie una macerazione di poche ore, quindi viene sottoposto a decantazione statica. La fermentazione alcolica si svolge in acciaio a temperatura controllata. Infine, il vino affina in acciaio prima dell’imbottigliamento.

La degustazione

Paglierino limpido. Il naso è ben riconoscibile e mette in evidenza la mela golden e la pesca gialla, insieme al gelsomino, al cedro e alle erbe aromatiche. Al sorso, è di corpo, molto morbido, fresco e sapido; lunga la persistenza.

Vulcaia – Sauvignon del Veneto IGT – 2024

La vigna

Vulcaia nasce da uve sauvignon coltivate su suoli vulcanici. Le parcelle, comprese fra 30 e 150 metri di altitudine, presentano esposizioni rivolte a sud e sud-ovest. I vigneti sono allevati con pergola monolaterale e guyot.

Grappolo di sauvignon blanc - Doris Schneider, Julius Kühn-Institut (JKI), Federal Research Centre for Cultivated Plants, Institute for Grapevine Breeding Geilweilerhof - 76833 Siebeldingen, GERMANY

La cantina

Dopo la diraspatura, le uve vengono pressate delicatamente. La macerazione dura da una a tre ore e precede la decantazione statica del mosto. La fermentazione alcolica avviene in acciaio a temperatura controllata. La vinificazione prosegue, sempre in acciaio, fino all’affinamento che precede l’imbottigliamento.

La degustazione

Paglierino brillante. Il naso è fine e di buona intensità, con note di albicocca, lichi e pompelmo giallo, una leggera sensazione di foglia di pomodoro e una fine balsamica che rimanda alla mentuccia. La bocca è molto morbida, fresca, sapida e di corpo. Vino ampio e rotondo, eppure di compiuto equilibrio, regala una beva mai faticosa.

Vulcaia Fumè – Sauvignon del Veneto IGT – 2023

La vigna

Il Vulcaia Fumè di Inama nasce da vigneti della zona del Soave Classico. I vigneti si trovano a 150 metri di altitudine, su basalto lavico vulcanico, con esposizione sud-sud-ovest. Le viti, allevate a pergola monolaterale e guyot, hanno tra 10 e 30 anni. La raccolta interessa nove ettari di vigne aziendali.

La cantina

I grappoli selezionati sono diraspati e avviati a una macerazione a freddo. Dopo la decantazione statica, la fermentazione alcolica prosegue in fusti di rovere francese sottoposti a tostatura intensa. La dotazione dei contenitori comprende il 30% di legno nuovo, il 50% di barrique di secondo passaggio e il 20% di terzo passaggio.

La degustazione

Dorato brillante nel calice. Il quadro olfattivo punta più sulla finezza che sull’intensità e schiude albicocca, vaniglia e frutto della passione, poi salvia, bergamotto e caramello. Il sorso è molto sapido, fresco, ampio, rotondo, molto morbido e di corpo; lunga la persistenza.

Vintage Collection – Soave DOC Classico – 2016

La vigna

Vintage Collection 2016 proviene da una selezione di vigneti del Monte Foscarino, nell’area del Soave DOC Classico. La garganega è coltivata a pergola veronese su 20 ettari, fra 150 e 250 metri di altitudine. I suoli sono costituiti da basalto. Le viti hanno un’età compresa tra 20 e 70 anni. La raccolta dell’annata 2016 si è svolta dal 10 al 20 ottobre. È da notare che Vintage Collection di Inama rappresenta una partita di 6.630 bottiglie di Foscarino Soave DOC Classico che, data l’annata eccezionale, sono state poste in vendita nel mese di ottobre 2024.

Garganega allevata a pergola veronese

La cantina

La lavorazione utilizza soltanto mosto fiore ottenuto con pressatura soffice, con alcune ore di contatto con le bucce. La fermentazione procede mediante lieviti indigeni per circa due settimane in barrique di primo, secondo e terzo passaggio; non è stata svolta la fermentazione malolattica. Seguono sei mesi in barrique e cinque anni di riposo sulle fecce fini in serbatoi orizzontali di acciaio inox per massimizzare il contatto con le fecce nobili; infine, Vintage Collection 2016 ha riposato altri due anni in bottiglia.

La degustazione

Dorato intenso e brillante, con riflessi verdolini.

Il naso è splendido e alterna albicocca matura, cedro candito, zenzero, pepe bianco ed erbe provenzali, oltre a una lieve salsedine e alle foglie di mirto.

Al palato è di corpo, morbido, assai fresco e molto sapido, con persistenza molto lunga. Il sorso è ampio e ricco, di grande equilibrio, con una beva importante ma agile e non faticosa.

I Colli Berici e i vitigni bordolesi

I vigneti di Inama nei Colli Berici - Clicca sulla mappa per ingrandirla

Carmenère Più – Veneto IGT Rosso – 2023

La vigna

Carmenère Più è prodotto a partire da uve carmenère (85%) e merlot (15%). I vigneti sono allevati a guyot, fra 50 e 180 metri sul livello del mare, con esposizione a sud. Il suolo combina argille rosse e calcare marino. La vendemmia si svolge manualmente, così da gestire con precisione l’ingresso delle uve in cantina.

La cantina

Le uve vengono diraspate con cura e fermentano in acciaio a temperatura controllata per 20-25 giorni. L’affinamento dura dodici mesi: il 25% del vino riposa in barrique già impiegate tre o quattro volte, mentre il 75% resta in acciaio. Dopo l’assemblaggio, il vino trascorre ulteriori quattro mesi in acciaio prima dell’imbottigliamento.

La degustazione

Rubino intenso. Il naso è succoso, intenso e fine, e lascia riconoscere senza fatica la confettura di prugna, la ciliegia nera molto matura e la mora di gelso. Completano il quadro una piacevole nota ematica, sensazioni di carruba e un potpourri di fiori rossi.

Il sorso è molto bello, ricco e ampio. Al palato risulta morbido, di corpo, fresco e giustamente tannico, con tannini di ottima fattura; lunga la persistenza.

Campo del Lago – Colli Berici DOC Merlot – 2022

La vigna

Campo del Lago è un Colli Berici DOC da uve merlot. I vigneti, acquisiti da Inama nel 2012, coprono circa cinque ettari e si trovano tra 150 e 200 metri di quota. Le viti hanno fra 25 e 60 anni e sono allevate a guyot e pergola trentina. L’esposizione guarda a sud e sud-est, mentre il suolo riunisce argille rosse e calcare marino. La raccolta è manuale.

Grappolo di merlot - Ursula Brühl, Julius Kühn-Institut (JKI), Federal Research Centre for Cultivated Plants, Institute for Grapevine Breeding Geilweilerhof - 76833 Siebeldingen, GERMANY

La cantina

Dopo la diraspatura, le uve fermentano in acciaio a temperatura controllata per 23-28 giorni. La maturazione dura dodici mesi e combina più materiali. Il 70% del vino matura per 12 mesi in barrique, distribuite tra legni nuovi, di secondo impiego e di terzo impiego; il restante 30% riposa in cemento.

La degustazione

Rubino intenso, si offre con un quadro olfattivo fino, intenso e tipico, oltre che molto succoso. Le note di confettura di ciliegia e prugna e quelle di vaniglia si alternano a sfumature ematiche, pepe nero, cannella, china e tamarindo.

Il sorso ha carattere ed è ricco, polposo, fresco, morbido e di corpo, con tannini giovanili ma di eccellente fattura. Lunga la persistenza. La beva è avvolgente, ampia, di piena soddisfazione e piacevolezza.

Carminium – Colli Berici DOC Carmenère – 2022

La vigna

Carminium nasce da uve del vigneto di Oratorio San Lorenzo. Le vigne coinvolte coprono 12 ettari, tra 50 e 150 metri di altitudine, con esposizione sud-sud-est. Le viti sono allevate a guyot e hanno un’età compresa tra 15 e 20 anni. Il sito combina argille rosse e calcare marino.

Grappoli di carmenère

La cantina

La vendemmia manuale è seguita da una diraspatura delicata. La fermentazione alcolica si svolge in acciaio a temperatura controllata per 23-28 giorni. L’affinamento dura 12 mesi e ripartisce il vino in misura uguale fra cemento e barrique di rovere francese al primo o al secondo utilizzo.

La degustazione

Rubino intenso. Dal calice emergono sensazioni di frutti rossi maturi ma croccanti, fiori di iris e sfumature di peperone giallo, oltre alle note di cioccolato dolce e pepe bianco. Al palato, è agile, di corpo, fresco e morbido, con tannini di eccellente fattura, pur se adolescenti; lunga la persistenza.

Bradisismo – Colli Berici DOC Cabernet – 2022

La vigna

Il Bradisismo di Inama trae origine da uve cabernet sauvignon (60%), carmenère (30%) e cabernet franc (10%). Le uve provengono da vigneti allevati su suoli argilloso-calcarei aventi esposizione compresa fra sud e sud-est a quote comprese fra i 50 e i 150m s.l.m.

La cantina

Dopo aver svolto la fermentazione in acciaio, questo Colli Berici DOC Cabernet affina complessivamente per 15 mesi in barrique, delle quali il 40% nuove mentre il 60% di secondo passaggio. Infine, dopo l’assemblaggio, il vino riposa in acciaio per ulteriori quattro mesi prima di essere imbottigliato.

La degustazione

Rubino intenso e cristallino, si presenta con un bouquet intenso ed elegante. Aprono la scena le susine molto mature, i duroni di Vignola e il pepe nero, seguiti da sfumature di noce moscata, grafite, fiori di iris e lillà, oltre alle sensazioni olfattive di china calissaia e radice di genziana.

Al sorso stupisce: ampio, di corpo, morbido, fresco e piacevolmente tannico, con tannini fitti e dolci. La persistenza è molto lunga.

Oratorio di San Lorenzo – Colli Berici DOC Carmenère Riserva – 2020

La vigna

Le uve carmenère utilizzate da Inama nella produzione dell’Oratorio di San Lorenzo provengono dal vigneto omonimo, situato in una valletta dei Colli Berici. Le viti, allevate a guyot, hanno vent’anni e occupano quattro ettari tra 50 e 150 metri di altitudine. L’esposizione è sud-sud-est. Il suolo combina argille rosse e depositi di calcare marino; la selezione è parcellare nelle annate migliori.

Inama: l'Oratorio di San Lorenzo nei Colli Berici
L'Oratorio di San Lorenzo nei Colli Berici

La cantina

Dopo la diraspatura e la selezione manuale, le uve affrontano una macerazione pre-fermentativa. La fermentazione si svolge in vasche di cemento e si protrae per 30-32 giorni. Il vino riposa per sei mesi in barrique di rovere francese, per il 30% nuove e per il 70% di secondo passaggio. Dopo l’assemblaggio, l’affinamento prosegue per altri sei mesi ancora in barrique e per almeno due anni in bottiglia.

Inama: selezione manuale delle uve
Selezione manuale delle uve

La degustazione

Rubino impenetrabile. Il quadro olfattivo è intenso e molto elegante.

Nel suo bouquet si percepiscono facilmente il frutto rosso maturo ma fragrante, i fiori di iris e una lieve nota affumicata, oltre a sentori di polvere di caffè, china, noce moscata, pepe nero, incenso, bacche di mirto e foglie di alloro.

Al palato, è magnifico, per quanto ancora assai giovane. Si presenta di corpo, morbido, fresco e giustamente tannico, con tannini molto belli pur se ancora più che adolescenti. Il sorso è agile, pur se importante, di grande piacevolezza e dalla lunghissima persistenza.

Contatti

Inama Azienda Agricola

Località Biacche, 50

37047, San Bonifacio (VR)

inama@inama.wine

visit@inama.wine

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