Silvano Bolmida: elogio alle Langhe

Riassunto

Silvano Bolmida guida con passione l’omonima azienda a Monforte d’Alba, nel cuore delle Langhe, affiancato dai figli Alessandra e Francesco nonché dalla moglie Paola che lo ha affiancato fin dai primi passi di questa avventura. Con una superficie di 7,4 ettari tra le prestigiose MGA Bussia e Le Coste di Monforte, la cantina adotta una filosofia produttiva rigorosa e sostenibile. La gestione del suolo, attraverso l’inerbimento con leguminose e senape bruna, e l’uso innovativo di estratti di alghe riflettono un profondo rispetto per l’ecosistema. In cantina, lunghe macerazioni fino a 80 giorni e un prolungato affinamento in acciaio dopo il legno permettono di ottenere vini di straordinaria identità e finezza, capaci di raccontare con precisione l’essenza del territorio piemontese.

Summary

Silvano Bolmida runs the eponymous winery in Monforte d’Alba with passion, supported by his children, Alessandra and Francesco, and his wife, Paola, who has been by his side since the beginning of this venture.

The winery adheres to a rigorous and sustainable production philosophy, and its 7.4 hectares of vineyards are situated within the prestigious Bussia and Le Coste di Monforte MGA zones. Soil management involves grass cover with legumes and brown mustard, as well as the innovative use of seaweed extracts, reflecting a deep respect for the ecosystem. In the cellar, long macerations of up to 80 days and extended ageing in steel after oak allow the production of wines with an extraordinary identity and finesse that accurately convey the essence of the Piedmontese terroir.

L’Azienda Silvano Bolmida e suo territorio

L’Azienda Silvano Bolmida ha sede a Monforte d’Alba (CN), nel cuore della Langa del Barolo. Fondata nel 1999 da Silvano e Paola, è oggi affiancata dai figli Alessandra e Francesco, che imprimono una direzione rinnovata pur nel solco della tradizione paterna. L’estensione complessiva è di 7,4 ettari: 3,4 di proprietà, ereditati dal padre, e 4 in affitto da familiari. L’Azienda è certificata in agricoltura sostenibile, il che comporta l’esclusione di acquisti di uve o vini dall’esterno. La conduzione è familiare in ogni aspetto, dalla vigna alla vendemmia.

Silvano Bolmida e la sua famiglia

Le Menzioni Geografiche Aggiuntive

I vigneti si distribuiscono all’interno delle storiche Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA) del Comune: Le Coste di Monforte e Bussia. Le quote sono comprese tra i 420 e i 470 metri sul livello del mare, tra le più elevate dell’areale del Barolo DOCG. Si tratta delle ultime zone a germogliare e delle ultime a essere vendemmiate: la scaletta vendemmiale parte tradizionalmente dal Barbaresco, prosegue con La Morra e Castiglione Falletto, arriva a Monforte e si chiude proprio su queste alture.

Filosofia aziendale

La filosofia è radicale nella sua semplicità: assecondare i ritmi di ogni pianta, lavorare con rese contenute senza mai forzare la produzione. Pochi grappoli per ceppo, piccoli e concentrati, per preservare l’identità di ciascuna vigna. Ogni grappolo raccolto al punto esatto di maturazione diventa così il riflesso fedele del territorio che lo ha generato.

I suoli

Bussia

La diversità dei suoli è il tratto distintivo di questi vigneti. La MGA Bussia, a 420–450 metri con esposizione a sud-ovest, è caratterizzata da un suolo di origine Tortoniana, originatosi dalle Marne di Sant’Agata Fossili. Nella porzione più bassa si trovano le Arenarie di Diano, caratterizzate dalle tipiche pietre di Langa con ferro in ossidazione: suoli poco fertili, che richiedono interventi mirati per mantenere la sostanza organica.

La parte più alta della MGA Bussia, a 450 metri con esposizione a sud, costituisce la Vigna dei Fantini, un single-vineyard di un ettaro con terreni molto scoscesi: un suolo ricco di sabbia alternato a strati di pietra calcarea compatta, riconducibili alle Arenarie di Diano. Qui i terreni sono più giovani e in forte pendenza, con sabbie marine sedimentate su marne, a riflettere la complessa storia geologica della zona.

Silvano Bolmida: Bussia
Bussia

Le Coste di Monforte

La MGA “Le Coste di Monforte”, a 470 metri con esposizione a sud-est, poggia su un terreno ricco di argilla e limo con presenza di sabbie bianco-grigiastre. Sono le marne grigio-biancastre mioceniche che rappresentano l’essenza della Langa: complessi di sabbia, limo e roccia madre che possono risultare troppo compatti, generando rischi di asfissia radicale. Proprio per questo motivo la gestione del suolo assume un ruolo cruciale.

Un elemento peculiare del territorio è la presenza di conglomerati, pietre rotonde di fiume e tracce di carbonizzazione vegetale negli strati profondi: testimonianze di un’antica frana paleolitica che ha riempito la vallata. L’indagine geologica condotta durante la costruzione della nuova cantina ha permesso di documentare queste stratificazioni, che restituiscono un quadro stratigrafico assai articolato.

Le Coste di Monforte

La gestione dei vigneti

Per Silvano Bolmida e la sua famiglia, la cura del suolo è il vero punto di partenza di tutta la filosofia produttiva. Nei vigneti a sud-ovest, dove il sole arriva già caldo e batte fino al tramonto, si seminano leguminose – fave e veccia sativa – per fissare l’azoto atmosferico. In estate le erbe vengono rullate, non trinciate né fresate, creando un tappeto vegetale che isola le temperature superficiali da quelle del suolo: con questa tecnica il terreno non supera i 24 °C, contro i 28 °C della trinciatura e i 34 °C della fresatura, con tutti i rischi che ne deriverebbero per la sostanza organica.

Le Brassicaceae

Da anni viene seminata la Brassica juncea, la senape bruna, pianta dalle molteplici funzioni strategiche. La sua radice fittonante penetra e disgrega il terreno compatto, rendendolo più ossigenabile e quindi più accessibile ai microrganismi. Le Brassicaceae catturano grandi quantità di anidride carbonica, trasformandola in carbonio organico stabile negli strati profondi: è il punto di avvio del lungo processo che porta alla formazione dell’humus. Se fresate anziché schiacciate, rilasciano inoltre isotiocianato di allile, un gas naturale capace di eliminare insetti, nematodi e funghi nocivi nel terreno: una biofumigazione efficace senza ricorrere a prodotti di sintesi.

L’erba medica

Nei vigneti più scoscesi, come quelli dei Fantini, si ricorre all’erba medica, seminata ogni quattro o cinque anni. Il suo fitto reticolo radicale trattiene il terreno dall’erosione idrica e genera una competizione con la vite che riduce naturalmente le dimensioni dei grappoli. Una ricerca neozelandese ha inoltre rilevato che la simbiosi tra erba medica o trifoglio e vite stimola la produzione di precursori aromatici fino al 120% in più rispetto a vigneti non inerbiti, con il risultato di uve potenzialmente più profumate. A questi vantaggi si aggiungono la convenienza economica, la persistenza pluriennale e la quasi totale assenza di esigenze colturali.

Le alghe dell’Irlanda

Tra le scelte più innovative vi è l’utilizzo di estratti di alghe irlandesi come anti-oidico. Questi prodotti stimolano la produzione di acqua ossigenata nei tessuti della vite, che non elimina le infezioni fungine ma le circoscrive, limitandone la diffusione. L’adozione di questa tecnica nasce anche da una riflessione critica sull’uso dello zolfo in polvere: la sua sublimazione, necessaria per combattere l’oidio, genera un microclima più caldo e caustico attorno alla vegetazione, un effetto chiaramente controproducente nelle annate già caratterizzate da temperature elevate.

Silvano Bolmida: panorama sulle Langhe
Panorama sulle Langhe; al centro la sede dell'Azienda Silvano Bolmida

La vinificazione dei Barolo DOCG di Silvano Bolmida

In cantina, il lavoro di Silvano Bolmida inizia dal tavolo di cernita, impiegato sistematicamente per eliminare acini difettosi e insetti prima della fermentazione. I contenitori utilizzati sono di piccole dimensioni, pensati per far maturare separatamente ogni vigneto, ogni frazione di fermentazione, ogni sfumatura: il vino fiore e il vino di pressa hanno spesso esigenze diverse in termini di travasi, ossigenazione e controllo dell’acidità. Il vino di pressa, tenuto separato e affinato in barrique per due anni, si rivela una risorsa preziosa per l’assemblaggio finale, a condizione di partire da uve integre e di caricare la pressa a mano.

La fermentazione

Per tutti i Barolo la fermentazione avviene a cappello sommerso per 7–10 giorni, seguita da una lunga macerazione di circa 80 giorni. Climi caldi e terreni asciutti riducono i livelli di APA (Azoto Prontamente Assimilabile), gli amminoacidi essenziali per la propagazione dei lieviti, rallentando naturalmente il processo fermentativo. Al termine della fermentazione alcolica, l’irroratore viene rimosso, la vasca viene sigillata per creare un’atmosfera anaerobica sopra le bucce, e ha inizio la lunga fase di macerazione post-fermentativa.

La gestione degli antociani

Nelle prime due settimane di macerazione post-fermentativa si effettuano rimontaggi con un duplice scopo: mantenere il cappello di vinacce a pelo del vino e apportare un modesto quantitativo di ossigeno per avviare la polimerizzazione tra antociani e tannini. Poi la vasca viene chiusa e non si interviene più fino alla svinatura: il vino viene monitorato esclusivamente dal rubinetto inferiore, per non disturbare il cuscinetto di CO₂ che protegge il cappello.

La lunga macerazione favorisce una fissazione del colore più stabile attraverso la copigmentazione, ovvero la formazione di molecole complesse tra antociani e gli acidi idrossicinnamici: nel tempo, anche in bottiglia, il colore può recuperare vivacità grazie all’azione di questi copigmenti, naturalmente presenti nei mosti. Per approfondire questi argomenti, è possibile consultare questo precedente articolo.

Il colore del vino: la copigmentazione
Immagine generata con AI

La fermentazione malolattica

La fermentazione malolattica si completa in presenza delle bucce, in un ambiente privo di solforosa e di ossigeno: condizioni ideali per i batteri malolattici. Le bucce agiscono come una spugna, riassorbendo eventuali odori indesiderati prodotti durante la malolattica. Al momento della svinatura l’acido malico risulta praticamente azzerato, riducendo così il rischio di formazione di ammine biogene.

L’affinamento per Silvano Bolmida: il ruolo dell’acciaio dopo il legno

Dopo la svinatura si effettua un primo travaso rapido per eliminare le fecce grossolane; segue un periodo sulle fecce fini, poi il passaggio in legno, dove il vino resta a contatto con i propri sedimenti per due anni. La scelta della dimensione dei contenitori non obbedisce a un principio ideologico, ma a una logica pratica: la botte grande ha senso solo con una superficie vitata ampia. Per Silvano Bolmida, che vuole maturare separatamente il vino di ogni MGA e ogni frazione di fermentazione, i contenitori piccoli sono una necessità, non un vezzo stilistico.

Silvano Bolmida controlla i vini in barrique

Un’alternativa alle chiarifiche

Il ruolo dell’acciaio

L’innovazione più significativa degli ultimi anni è l’allungamento della fase in acciaio dopo il legno, resa possibile dagli spazi maggiori della nuova cantina. Il Barolo DOCG Le Coste di Monforte 2023, ad esempio, resterà in acciaio almeno fino a Pasqua 2027, ovvero per un periodo di circa 15-16 mesi dopo l’uscita dal legno. Durante tutta questa fase il vino viene protetto da un centimetro di olio di vaselina in superficie, che galleggia sul vino stesso separandolo efficacemente dall’ossigeno residuo nello spazio di testa.

Precipitazione e sedimentazione

Il principio è quello della precipitazione e sedimentazione naturale, in alternativa alla chiarifica tradizionale con proteine, albumine o gelatine. Se l’obiettivo è mettere un vino in bottiglia e mandarlo nel mondo, è eticamente più corretto aver sottratto qualcosa piuttosto che aver aggiunto qualcosa dall’esterno. All’imbottigliamento, si effettua una microfiltrazione sterile. Non è un concetto nuovo: storiche cantine come quella di Bartolo Mascarello, in assenza di vasche di cemento, interponevano un passaggio in damigiana tra il legno e la bottiglia, un contenitore intermedio, non poroso, che consentiva una prima precipitazione e un’amalgama naturale prima dell’imbottigliamento.

Le annate 2020, 2021 e 2023

2020

Il 2020 è stato segnato da un’estate più calda del solito e da un autunno che imponeva una vendemmia anticipata. Due piogge significative durante la raccolta hanno avuto un effetto inaspettatamente positivo: hanno provocato una diluizione naturale che ha abbassato il grado alcolico potenziale – inizialmente molto elevato – e nel giro di soli tre giorni le analisi polifenoliche restituivano un quadro completamente rinnovato.

2021 e 2023

Il 2021 e il 2023 hanno regalato risultati eccellenti grazie a un meccanismo apparentemente controintuitivo. Nonostante le temperature più alte, il pH medio rilevato nei vigneti nella prima settimana di ottobre era di 3,16, un valore molto basso (a 3,10 la fermentazione non si avvia). La ragione sta nel fatto che terreni più asciutti riducono la circolazione di liquidi nella pianta: meno potassio, meno degradazione degli acidi, meno respirazione cellulare. Un equilibrio che ha permesso di attendere senza ansie: le previsioni meteo erano favorevoli e i viticoltori si sono trovati costretti a essere pazienti.

Due o tre settimane in più sulla pianta hanno significato maggiore maturazione, più gusto, più complessità. La vendemmia tardiva ha coinciso con notti più fredde e quindi con un’escursione termica accentuata, che ha incrementato sia il corredo aromatico sia la dotazione di antociani. Sono questi i fattori che, secondo Silvano Bolmida, spiegano la qualità straordinaria di entrambe le annate.

Le degustazioni

I vini descritti nelle pagine che seguono – sia gli assaggi da vasca sia le annate attualmente in commercio – sono stati degustati in compagnia di Silvano Bolmida il 20 febbraio 2026, durante la mia visita all’Azienda. Ringrazio Silvano per la squisita accoglienza e per aver condiviso con me competenze, tempo e il frutto del lavoro suo e dei suoi figli.

Antica Novella – Langhe DOC Bianco

La Denominazione

La Denominazione è cambiata nel tempo per precise ragioni strategiche. Nato come Piemonte DOC Sauvignon, il vino scontava due svantaggi: la denominazione Piemonte, percepita dal mercato come quella della grande distribuzione, e il nome del vitigno in etichetta, che apriva inevitabilmente il confronto con l’Alto Adige, la Nuova Zelanda, Sancerre. Il punto di svolta, voluto dai figli di Silvano, è stato un cambiamento di prospettiva radicale: non più vendere il vitigno, ma raccontare il territorio. Il vino è diventato così Langhe DOC Bianco Antica Novella, con una nuova veste in bottiglia albeisa che richiama la Borgogna mantenendo, nel contempo, salde radici nel territorio.

La vigna

Il sauvignon blanc di Silvano Bolmida proviene dalla “Novella”, la frazione più meridionale del Comune di Monforte d’Alba, su terreni ricchi di sedimentazioni sabbiose tipiche della zona del Barolo: le Marne di Sant’Agata fossili sabbiose. Il vigneto è composto per circa l’80% da viti di sauvignon blanc di dieci anni e per la parte restante da vecchie viti di dolcetto sovrainnestate con sauvignon blanc nell’estate del 2013. La vendemmia è manuale, vite per vite, curando l’integrità di ogni grappolo, con la perfetta maturazione che si raggiunge generalmente entro la metà di settembre.

Silvano Bolmida: la vigna dell'Antica Novella
La vigna in frazione Novella

La cantina

Dopo la diraspatura si procede con una pressatura soffice degli acini per preservare la vitalità del mosto, che riposa in acciaio per 10 giorni prima della fermentazione alcolica. Al termine, il vino affina per 12 mesi in vasca di acciaio a 10 °C, sempre in presenza delle fecce fini, essenziali per mantenere e sviluppare l’identità del vino. Una quota variabile dal 20 al 30%, a seconda dell’annata, affina per circa nove mesi in tonneau. La produzione è limitata a circa 5.000 bottiglie.

2023

L’Antica Novella è fermentato in acciaio, con il 15% della massa affinato in barrique. Il colore è paglierino brillante. Al naso si apre con intensità e nitidezza: frutta gialla matura, foglia di pomodoro, salvia, mentuccia e frutto della passione. La bocca è morbida, ricca, ampia, fresca e sapida, con un sorso teso e perfettamente calibrato. La persistenza è molto lunga.

2021

Paglierino chiaro e limpido. Il naso è fine e articolato: foglia di pomodoro, salvia, mela cotogna, mentuccia, litchi, pesca bianca, bergamotto e tè verde si succedono con eleganza. La bocca è ampia e avvolgente, morbida, di corpo, fresca e sapida; la persistenza è lunga, con una chiusa gradevolmente amaricante.

010 2026-02-20 13.38.18Silvano Bolmida

Frales – Langhe DOC Nebbiolo – 2023

La vigna

Il Frales proviene da due piccoli appezzamenti nel Comune di Monforte d’Alba. Il 15% dell’uva viene collocata a mano, intera, sul fondo della vasca di fermentazione, con gli acini ancora attaccati al raspo. Al di sopra viene posta l’uva normalmente diraspata, e non pigiata, poiché l’Azienda utilizza una semplice diraspatrice senza rulli. In questo modo coesistono nella stessa vasca una fermentazione alcolica classica e una fermentazione enzimatica (macerazione carbonica parziale): la prima dona struttura, la seconda è orientata verso la frutta matura e i frutti rossi.

La cantina

La fermentazione a cappello sommerso dura dai 7 ai 10 giorni, seguita da una macerazione di circa 20 giorni, assai più breve rispetto agli 80 giorni dei Barolo DOCG. A malolattica ultimata, il vino viene trasferito in legno, dove affina per un anno a contatto con i propri sedimenti. L’obiettivo è un’espressione del nebbiolo fresca e piacevole, con sensazioni giovani di frutta e fiori, senza voler imitare il Barolo né scadere nel “barolino”.

Il Langhe DOC Nebbiolo risponde anche a esigenze aziendali concrete: un vino che si colloca bene sul mercato dopo due anni, valorizzando la selezione in vigna, e che rappresenta una risorsa economica reale. Il prezzo in cantina è di 25 euro, pensato per sostenere l’Azienda e per offrire, a chi lo acquista, un eccellente rapporto tra qualità e prezzo.

La degustazione

Rubino di buona intensità. Il naso è intenso ed elegante, con un profilo scuro e avvolgente: ciliegia, susina e more di gelso si alternano a violetta, sottobosco, rabarbaro e agrumi amari. La bocca è eccellente, ricca, ampia e strutturata ma, al contempo, morbida e scorrevole. I tannini, di ottima fattura, sono già quasi del tutto risolti. Un vino fresco, con una persistenza di notevole lunghezza.

005 2026-02-20 11.34.00Silvano Bolmida

Barolo DOCG Bussia

Il vigneto Bussia è composto da sette piccoli appezzamenti con viti di età compresa tra i 25 e i 60 anni. Le caratteristiche pedoclimatiche di questa MGA – suolo originatosi nel Tortoniano e costituito da Marne di Sant’Agata Fossili e Arenarie di Diano – e le pratiche di gestione del suolo sono già state illustrate nei capitoli precedenti.

La vinificazione segue il protocollo generale dei Barolo DOCG aziendali, con due anni di affinamento in legno sui propri sedimenti seguiti da un lungo periodo in acciaio. Tra le MGA di Silvano Bolmida, la Bussia si distingue per il maggiore spessore e la più importante struttura in bocca.

2025 – Atto a divenire

Rubino di buona intensità, con vivaci riflessi porpora. Il naso si apre intenso e vinoso, generosamente fruttato: susina, marasca, mora di rovo e melagrana si intrecciano a netti sentori floreali di violetta. In bocca è ancora allappante, come ci si aspetta da un vino così giovane, ma i tannini rivelano già una qualità notevole. Il corpo è sostenuto, il sorso fresco e sapido, la persistenza buona.

2022 – Atto a divenire

Il Bussia 2022, al momento della visita, affinava in acciaio da 13 mesi in attesa di essere imbottigliato entro l’estate 2026.

Il colore è rubino trasparente. Al naso si mostra già in evoluzione, con sentori di prugna disidratata, confettura di ciliegia e violetta passita. Di corpo, morbido e fresco, con una trama tannica piacevole. La persistenza è buona.

Barolo DOCG Bussia – 2021

Il Bussia 2021 rappresenta il primo assaggio di un vino attualmente in vendita.

Rubino di buona intensità. Al naso è intenso e fine: piccoli frutti rossi molto maturi, noce moscata, violetta passita e un leggero accenno di cuoio si compongono in un profilo elegante e già ben definito. Al palato, colpisce per il corpo importante, la morbidezza e l’eccellente qualità dei tannini. La persistenza è lunga.

006 2026-02-20 12.05.52Silvano Bolmida

Barolo DOCG Mosconi – 2024 – Atto a divenire

Rubino trasparente. Una parte dell’uva è stata fermentata a grappolo intero con macerazione carbonica. Il naso è intenso, fine e di una dolcezza seducente: spezie dolci, piccoli frutti rossi, violetta, rosa rossa, cipria e confetto si intrecciano con grande armonia. La bocca sorprende per la prontezza, soprattutto sul fronte dei tannini, già morbidi e perfettamente integrati nonostante la gioventù del vino. Di corpo.

Barolo DOCG Le Coste di Monforte – 2023 – Atto a divenire

Al momento della degustazione, il vino riposa in acciaio da oltre un mese, dopo un passaggio in tini troncoconici. I suoli della vigna sono Marne di Sant’Agata. Il colore è rubino trasparente di buona intensità. Il naso esprime un profilo intenso e di buona finezza, centrato su piccoli frutti rossi e violetta. La bocca è morbida e di corpo, con tannini ben definiti. La persistenza è più che adeguata.

Silvano Bolmida: la Vigna dei Fantini nella Bussia
La Vigna dei Fantini

Barolo DOCG Bussia – Vigna dei Fantini – 2021

La vigna e la cantina

Per l’Azienda di Silvano Bolmida, il Vigna dei Fantini rappresenta la massima espressione del territorio. Le viti hanno un’età compresa tra i 20 e i 30 anni e vengono periodicamente rimpiazzate per mantenere una quota costante di piante vecchie, garanzia di longevità e qualità nel tempo. Il suolo sabbioso con strati di Arenarie di Diano e le pratiche colturali di questa parcella sono stati descritti nei capitoli dedicati. La vinificazione segue il medesimo protocollo degli altri Barolo.

Rispetto al Bussia, il Vigna dei Fantini si distingue per una componente aromatica più pronunciata e per le spezie dolci al naso, a fronte di un corpo meno imponente. È il concetto borgognone di climat tradotto in Langa: in pochi metri, al variare della composizione del suolo, delle correnti d’aria e dell’esposizione, il vino cambia radicalmente.

La degustazione

Rubino di buona intensità. Il naso è elegante e intenso, dominato da spezie dolci – cannella, noce moscata e cardamomo – con frutta rossa molto matura e violetta passita a fare da contrappunto. Al palato, appare meno strutturato rispetto al Bussia 2021, ma non per questo meno riuscito: la qualità è ottima, l’equilibrio perfetto, i tannini pregevoli. Un vino fresco e di corpo.

007 2026-02-20 12.23.21Silvano Bolmida

Barolo DOCG – Le Coste di Monforte

La vigna e la cantina

Le Coste di Monforte è il vigneto più alto e più tardivo dell’Azienda. Storicamente i viticoltori di questa zona vendemmiano il dolcetto quando, a quote inferiori, si raccolgono già le uve da Barolo. La vigna è orientata a est, a 470 m s.l.m. La superficie vitata è di 0,8 ettari, suddivisi in tre piccoli appezzamenti con viti di età compresa tra i 25 e i 30 anni. Le caratteristiche del suolo – marne compatte ricche di argilla e limo – e la semina di Brassica juncea per disgregare il terreno sono già state descritte nei capitoli precedenti. La vinificazione segue il protocollo generale dei Barolo aziendali.

2021

Nel 2021 la vendemmia è avvenuta il 29 ottobre, data particolarmente tardiva che testimonia la lentezza di maturazione di questa parcella.

Il naso è intenso e di grande eleganza: piccoli frutti rossi, marasca, arancia rossa, violetta e rosa rossa, con delicate sfumature di confetto, cipria e polvere di caffè. Al sorso, il vino si offre morbido, di corpo e fresco, sorretto da tannini piacevoli e aggraziati.

2020

Silvano Bolmida ha imbottigliato il Barolo DOCG Le Coste di Monforte 2020 nel febbraio 2024. Rispetto al 2021, l’estate è stata più calda e la vendemmia si è svolta in anticipo.

Il colore è granato trasparente. Al naso, si aprono confettura di piccoli frutti, violetta appassita, cioccolato dolce, cannella e polvere di caffè; con il passare dei minuti emerge una convincente verticalità balsamica. All’assaggio, il vino è strutturato, morbido, fresco e dotato di tannini ancora nervosi ma di grande bellezza; la persistenza è lunga.

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Barolo DOCG del Comune di Monforte Riserva – 2019

Le vigne

La Riserva del Comune di Monforte d’Alba nasce da un’intuizione dei figli, ispirata al concetto classico di assemblaggio da più vigneti: non per produrre un vino “base”, ma per coniugare il profumo di una MGA con la struttura di un’altra, cercando una sintesi di eleganza, complessità ed equilibrio gustativo. Le uve provengono dalle vigne di Bussia, Le Coste di Monforte e dalla Vigna dei Fantini: l’unione di tre territori in equilibrio per esaltare il potenziale del Comune di Monforte d’Alba. A queste si aggiunge il contributo del piccolo vigneto Mosconi (1.908 m²), con viti di otto anni condotte dal figlio in viticoltura rigenerativa. La prima annata prodotta è il 2019.

La cantina

La vinificazione è peculiare e si distingue nettamente dal protocollo degli altri Barolo aziendali. Ogni vigneto fermenta separatamente in barrique, con follature manuali. Al posto della solforosa viene impiegato ghiaccio secco, introdotto già in diraspatrice: sublimando, cattura l’ossigeno e lo espelle, creando un ambiente protetto senza antiossidanti chimici. Nelle barrique non è possibile realizzare le lunghe macerazioni post-fermentative: dopo la fermentazione, il calo di livello esporrebbe i primi centimetri di legno all’aria. Pertanto, non appena l’ultima barrique ha terminato la fermentazione, si procede rapidamente alla svinatura; all’assemblaggio finale concorre solo il vino fiore.

La Riserva matura 36 mesi sulle fecce fini in legno, senza mai essere travasata, seguiti da due anni in acciaio; l’annata 2019 è stata imbottigliata a fine settembre 2024.

009 2026-02-20 13.14.08Silvano Bolmida

La degustazione

Il colore è granato trasparente. Il naso si presenta elegante e austero: confettura di marasca e piccoli frutti rossi, cuoio, sottobosco e una verticalità balsamica raffinata, discreta ma persistente. La bocca è magnifica: importante, ricca, strutturata e, al tempo stesso, morbida, con tannini ancora giovanili ma di eccellente fattura. La persistenza è molto lunga.

Contatti

Silvano Bolmida

Loc. Bussia 27/A

Monforte d’Alba (CN)

info@silvanobolmida.it

Sito aziendale

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