Le Macchiole: le nuove annate in anteprima

Riassunto

Le Macchiole è una delle più prestigiose cantine di Bolgheri (LI), fondata da Eugenio Campolmi e oggi guidata dalla moglie Cinzia Merli e dai figli Elia e Mattia. L’Azienda è celebre per i suoi vini monovarietali, tra cui il Paleo Rosso (cabernet franc), il Messorio (merlot) e lo Scrio (syrah), che esprimono l’eccellenza del territorio. La filosofia produttiva si basa su un meticoloso lavoro in vigna e in cantina, che hanno reso Le Macchiole un punto di riferimento internazionale per la qualità e l’autenticità dei suoi vini. Nell’articolo sono descritti – in anteprima – le nuove annate aziendali.

Summary

Founded by Eugenio Campolmi and now run by his wife Cinzia Merli and their sons Elia and Mattia, Le Macchiole is one of the most prestigious wineries in Bolgheri (LI). The winery is renowned for its single-varietal wines, including Paleo Rosso (Cabernet Franc), Messorio (Merlot) and Scrio (Syrah), which showcase the excellence of the region. Le Macchiole’s production philosophy is based on meticulous work in the vineyard and cellar, making it an international benchmark for the quality and authenticity of its wines. This article provides a preview of the company’s latest vintages.

La famiglia Campolmi

La storia della famiglia Campolmi a Bolgheri affonda le radici in oltre centoventi anni di presenza nel territorio. Provenienti dalla Val d’Elsa, dalla zona di Barberino, i Campolmi si stabilirono a Bolgheri quando uno dei tre fratelli iniziò a lavorare come fattore nei tenimenti dei Gherardesca. Nel corso delle generazioni, la famiglia intraprese una transizione verso l’attività commerciale, aprendo una bottega a Bolgheri dove vendevano prodotti di propria produzione, dall’olio ai salumi. All’inizio degli anni Settanta, il nonno di Elia Campolmi aprì un bar-paninoteca lungo la vecchia Via Aurelia, proseguendo la tradizione di produrre vino per autoconsumo e vendita dello sfuso.

La famiglia Campolmi - da sinistra: Mattia Campolmi, Cinzia Merli ed Elia Campolmi

Eugenio Campolmi: tra innovazione e passione per la terra

Il bisnonno Ottorino Campolmi aveva trasmesso al nonno Umberto e, successivamente, al figlio Eugenio, un profondo amore per la terra e una pazienza nel vedere crescere e maturare le cose. Eugenio, pur avendo completato solo la terza media – fatto che rappresentò un grande rimpianto nella sua vita – non si identificava nell’attività commerciale di famiglia e cercava un lavoro che rispettasse i suoi ritmi e le sue idee. Questa lacuna formativa lo spinse a formarsi da autodidatta, attraverso viaggi, incontri con altri produttori italiani e stranieri, e lo studio appassionato di testi accademici.

Le Macchiole negli anni ‘80

Negli anni Ottanta, prima della nascita ufficiale di Le Macchiole, la famiglia produsse due linee di vini: la linea Primalba, composta da un vino bianco e uno rosso, e la linea Contessine, con un rosé, un rosso e un bianco, tutti basati su varietà toscane tradizionali. L’imbottigliamento avveniva nella cantina del bar con una piccola imbottigliatrice rudimentale. Queste linee furono mantenute fino al 1993, quando venne dismessa la linea Contessine.

La vera data che segna l’inizio della storia moderna di Le Macchiole è il 1983, quando Eugenio, all’età di ventun anni e già fidanzato con Cinzia Merli, acquistò una prima parcella di sei ettari sulla Via Bolgherese, presso la zona Contessine, terreni provenienti dalla frammentazione dei vecchi tenimenti Antinori. Qui piantò le prime vigne: sangiovese, cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot, syrah, chardonnay, sauvignon blanc e vermentino, con l’obiettivo di comprendere quali vitigni esprimessero al meglio il territorio.

Le Macchiole: la vigna Casa Nuova
La vigna Casa Nuova

Le Macchiole, il Paleo Rosso e i vini monovarietali

Nel 1987 Eugenio assunse come consulente l’enologo Vittorio Fiore, affiancato dagli inizi degli anni ’90 da Luca D’Attoma, che divenne collaboratore di lungo corso dell’azienda fino al 2014 compreso. La prima vendemmia fu prodotta nel 1987, ma il vero punto di svolta arrivò nel 1989 con la prima produzione del Paleo Rosso, inizialmente un taglio bordolese classico, che ricevette immediato successo critico. Nel 1992, Eugenio acquistò un secondo appezzamento di circa tre ettari e mezzo, piantato con merlot, syrah e cabernet franc, che avrebbe dato vita a Messorio e Scrio.

La scelta rivoluzionaria avvenne negli anni Novanta, quando Le Macchiole decise di interpretare il territorio attraverso vini monovarietali, un approccio audace per un’azienda di Bolgheri quando tutte le cantine puntavano sui blend bordolesi. Dal 2001, Paleo Rosso divenne cabernet franc in purezza, Messorio e Scrio, rispettivamente merlot e syrah entrambi in purezza, consacrando Le Macchiole come prima azienda toscana ad avere il coraggio di produrre un cabernet franc al 100%.

Le Macchiole di Cinzia Merli

La prematura scomparsa di Eugenio, avvenuta il 14 luglio 2002 all’età di soli quarant’anni, non fermò l’ascesa dell’azienda. Cinzia Merli, che aveva condiviso con il marito ogni passo della crescita aziendale e svolto un ruolo cruciale di mediatrice tra Eugenio e Luca D’Attoma, assunse la guida dell’azienda con il fratello Massimo Merli, responsabile dei vigneti dal 1998.

Dal 2001, l’azienda pratica l’agricoltura biologica – pur se non certificata – pratica rafforzata negli ultimi anni con l’applicazione parziale dei metodi biodinamici, limitata ai preparati 500 (cornoletame) e 501 (cornosilice) sugli appezzamenti di Casanuova e Vignone. Nel 2008 si unì al team Luca Rettondini, giovane enologo cresciuto in azienda che, dopo la conclusione della collaborazione con D’Attoma nel 2014, ha assunto il ruolo di responsabile tecnico della cantina.

Le Macchiole oggi

Oggi Cinzia è affiancata dai figli Elia e Mattia Campolmi, ormai pronti all’avvicendamento generazionale. Elia, dopo aver frequentato l’istituto enologico di Siena e aver maturato esperienze – nazionali e internazionali – a Colterenzio, in Nuova Zelanda, a Pomerol e in Napa Valley – dove ha lavorato con Chris Phelps, enologo formatosi a Château Pétrus del quale dice “Chris è stato un grande e paziente insegnante, ho imparato molto da lui” – si occupa oggi della gestione dei vigneti e della parte agronomica insieme allo zio Massimo.

Le vigne e la produzione

L’Azienda conduce circa 35 ettari vitati, di cui 27 in produzione, dislocati in 11 vigneti diversi – l’ultimo dei quali è stato piantato nel 2023 e non è ancora inserito nella mappa che segue – per una produzione media di circa 180.000 bottiglie annue esportate in 40 paesi. La filosofia resta immutata: lavoro sartoriale parcella per parcella, vite per vite, con una media di 600-700 ore per ettaro annuali di lavoro manuale, vendemmia manuale e doppia cernita delle uve in cantina per vinificare esclusivamente il meglio che la natura offre, dando priorità assoluta all’espressione del territorio.

Negli ultimi quattro anni, Le Macchiole hanno, inoltre, modificato la tecnica di potatura, introducendo una forma di allevamento (Guyot e alberello) che hanno – nel tempo – loro stessi elaborato e adattato alle esigenze dei loro vigneti. Questa continua sperimentazione riflette lo spirito pionieristico che ha sempre caratterizzato Le Macchiole.

Le Macchiole: la mappa delle loro vigne
Mappa tratta dal sito aziendale

Il territorio del Bolgheri DOC

Il clima

Il territorio della DOC Bolgheri si estende nel comune di Castagneto Carducci, area un tempo caratterizzata da estese zone paludose e malaria, situata lungo la Costa degli Etruschi. La conformazione geografica è protetta a est da una linea di colline e baciata a ovest dalle brezze del Mar Tirreno, con i fiumi Cecina e Cornia che definiscono i confini naturali. Questo microclima mediterraneo unico presenta regime termico temperato caldo, ventilazione gentile e precipitazioni concentrate nei mesi autunnali e primaverili. Le colline proteggono dai venti freddi settentrionali mentre il mare mitiga le temperature estive, favorendo maturazione ottimale e graduale delle uve.

I suoli

Dal punto di vista pedologico, Bolgheri è un mosaico di straordinaria eterogeneità. Attraverso uno studio di zonazione guidato dal Professor Attilio Scienza e conclusosi nel 2006, sono stati identificati 27 tipi di suolo diversi nella denominazione. La varietà spazia da terreni sabbiosi a composizioni franco-sabbioso-argillose, fino a suoli più argillosi o argilloso-limosi, con presenza di roccia calcarea, galestro, arenaria e scheletro di origine fluviale. Questa diversità pedologica, unita a buona dotazione di scheletro e alcalinità moderata, permette di coltivare con successo grande varietà di vitigni, ognuno trovando in specifiche parcelle le condizioni ideali per esprimere al meglio le proprie caratteristiche.

La notorietà di Bolgheri

Fino agli anni Settanta, la storia dei grandi rossi bolgheresi era legata esclusivamente al Sassicaia del Marchese Mario Incisa della Rocchetta. Successivamente, ispirati dal suo modello pionieristico, altri produttori iniziarono a investire nel territorio. Tra i primi e più significativi pionieri figurano – oltre a Eugenio Campolmi, unico nativo di Bolgheri in questo magnifico gruppo, con Le Macchiole Piermario Meletti Cavallari con Grattamacco, Michele Satta, i fratelli Piero e Lodovico Antinori, che fondarono rispettivamente Tenuta Guado al Tasso e Ornellaia. La denominazione è cresciuta fino a contare oggi 75 produttori consorziati su circa 1.379 ettari vitati, testimonianza del successo straordinario della zona. Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare il sito del Consorzio per la Tutela dei vini DOC Bolgheri e DOC Bolgheri Sassicaia.

Le Macchiole: la barricaia

Le degustazioni

Ho avuto il grande piacere di degustare in anteprima i vini di seguito raccontati in compagnia di Elia Campolmi nel corso della mia visita a Le Macchiole il 24 gennaio 2026. Voglio, pertanto, approfittare per ringraziare Elia e tutta la famiglia Campolmi per la magnifica ospitalità e per la loro consueta cortesia dimostratami anche in occasione della mia prima visita in Azienda, nel corso del mese di giugno del 2018.

I vini in degustazione saranno posti in commercio nel corso della primavera 2026.

L’annata 2024

L’annata si è aperta con un inverno mite e asciutto, a cui ha fatto seguito una primavera dalle condizioni climatiche regolari, consentendo un germogliamento omogeneo per le varietà precoci. Le piogge e il caldo di maggio hanno stimolato una forte crescita vegetativa, creando riserve idriche che si sono rivelate fondamentali per affrontare un’estate calda e siccitosa. Sebbene la vegetazione lussureggiante e l’umidità mattutina abbiano esposto le piante al rischio di peronospora, fioritura e allegagione si sono concluse con successo. Le alte temperature nella fase finale hanno tuttavia diversificato la maturazione: lo chardonnay è stato raccolto in anticipo per preservarne l’acidità, il merlot ha mostrato rese incostanti e il syrah si è dimostrato più regolare. I cabernet hanno raggiunto la piena maturazione nei tempi consueti, garantendo rese superiori alle annate precedenti.

L’annata 2022

La marcata siccità che ha contraddistinto l’annata 2022 ha avuto inizio già alla fine dell’inverno, prolungandosi per gran parte della stagione estiva. Un cambiamento determinante si è registrato a metà agosto, con l’arrivo di alcuni di temporali che si sono rivelati fondamentali durante la fase più delicata della maturazione. I vigneti del territorio bolgherese hanno dimostrato un’eccellente capacità di adattamento, sopportando la carenza idrica iniziale e assimilando rapidamente le precipitazioni successive, permettendo così una maturazione ideale soprattutto per le varietà più tardive. La vendemmia è iniziata con anticipo, mediamente nella terza settimana di agosto, terminando a fine settembre. Contrariamente alle previsioni estive, i vini presentano gradazioni alcoliche moderate, acidità ed estrazioni equilibrate, conservando la freschezza e l’eleganza caratteristiche dei vini di Bolgheri.

Paleo Bianco – Toscana IGT Bianco – 2024

Introduzione

Prodotto dal 1991, questo Toscana IGT Bianco è l’alter ego del più celebre Paleo Rosso. Rappresenta uno dei rari vini bianchi della denominazione Bolgheri, prodotto in quantità estremamente limitate da uve chardonnay con piccola percentuale di sauvignon blanc. È un vino bianco di grande carattere mediterraneo che sorprende per intensità, sapidità e notevole capacità di invecchiamento, doti che lo distinguono nettamente dai bianchi toscani più comuni. Il forte carattere mediterraneo vanta intensità, sapore e profondità in parti uguali.

Vigneti e suoli

Le uve provengono principalmente da vigneti di chardonnay e sauvignon blanc situati nelle parcelle Ulivino e Casanuova. Le informazioni specifiche sui singoli vigneti indicano terreni variabili con presenza di sabbia, argilla e componente calcarea che conferiscono al vino struttura minerale e freschezza caratteristiche.

Pratiche di vigna

La produzione per pianta è di circa 1.200 grammi, leggermente superiore rispetto ai vini rossi per preservare freschezza e vivacità aromatica. Il sistema di allevamento è il Guyot. La vendemmia si svolge nella terza settimana di agosto, momento scelto strategicamente per preservare acidità naturale e freschezza delle uve, fondamentali per l’equilibrio del vino finito e la sua capacità di evoluzione nel tempo.

Le Macchiole (9)

Pratiche di cantina

Questo bianco de Le Macchiole affronta prima un passaggio di criomazerazione, seguito da un ciclo di pressatura molto lento e delicato. La vinificazione dura 10 giorni e avviene parte in barrique e parte in acciaio. L’affinamento di otto mesi è complesso e articolato: il 10% in barrique e tonneau nuovi, il 70% in barrique e tonneau di secondo, terzo e quarto passaggio e il 20% in anfore di terracotta dell’Azienda Tava che conferiscono particolare texture e mineralità al vino. Un terzo dello chardonnay fermenta e rimane in acciaio. L’assemblaggio avviene prima della filtrazione. Questa combinazione di contenitori diversi permette di ottenere complessità aromatica e strutturale mantenendo freschezza e bevibilità.

La degustazione

Di color paglierino brillante, il Paleo Bianco 2024 sfoggia un quadro olfattivo fine e intenso con note di bosso appena accennate affiancate da sentori di albicocca, frutta tropicale e pietra focaia, oltre che da sfumature di erbe provenzali.

Il sorso è molto morbido e avvolgente, piacevolmente caldo,e di ottimo corpo; l’equilibrio è garantito dalla vivida freschezza e dalla spiccata sapidità; lunga la persistenza ed elegante il fin di bocca. Tutto ciò regala a questo Toscana IGT Bianco una beva importante ma, nel contempo, agile, non faticosa e di piena soddisfazione.

Bolgheri DOC Rosso – 2024

Introduzione

Imbottigliato per la prima volta con la vendemmia 2004, il Bolgheri Rosso è l’espressione più pura, diretta e immediata del territorio di Bolgheri secondo Le Macchiole. È vino rosso di grazia e intensità, gioioso e facile da bere, che non rinuncia a materia e complessità. Rappresenta porta d’ingresso ideale al mondo Le Macchiole, offrendo accessibilità immediata pur mantenendo eleganza e struttura che caratterizzano tutti i vini dell’azienda. La sua bevibilità naturale lo rende vino estremamente versatile in abbinamento gastronomico.

Vigneti e suoli

Le uve provengono da un blend di vitigni: merlot, cabernet franc, cabernet sauvignon, syrah e sangiovese, coltivati nei vigneti Vignone del 1999, Casanuova, impiantato tra 2009 e 2013, Sommi del 2015 e Puntone del 2020. Questi vigneti presentano grande varietà di suoli: dal calcareo-argilloso del Vignone all’argilloso con scheletro del Casanuova, al sabbioso con basso tenore di limo dei Sommi, fino all’argilloso con buona presenza di scheletro di origine fluviale del Puntone. Questa eterogeneità pedologica consente di coltivare diverse varietà nelle loro condizioni ottimali, apportando ognuna sfumature distintive al vino.

Pratiche di vigna

La produzione per pianta è di circa 1.000 grammi. I sistemi di allevamento utilizzati sono guyot e cordone speronato doppio, adottato nei vigneti più recenti per facilitare gestione meccanizzata e garantire omogeneità produttiva. La vendemmia si estende dalla fine di agosto all’ultima settimana di settembre per rispettare diversi tempi di maturazione delle diverse varietà iniziando – tra le bacche nere –  con merlot e syrah e concludendo con cabernet franc e cabernet sauvignon.

Pratiche di cantina

Il Bolgheri DOC Rosso 2024 de Le Macchiole è stato ottenuto da uve merlot (50%), cabernet franc (30%), cabernet sauvignon (15%) e syrah (15%). La fermentazione e la macerazione sono avvenute in acciaio per 15 giorni, durata relativamente breve studiata per preservare freschezza e immediatezza fruttata. L’affinamento è durato 10 mesi con 60% in barrique di terzo e quarto passaggio e 40% in cemento. Per questo vino sono utilizzati anche recipienti di ceramica da circa 250 litri, che permettono un affinamento con micro-ossigenazione graduale simile alla barrique ma senza la cessione di elementi legnosi. L’utilizzo prevalente di legno usato e cemento permette di ottenere un vino equilibrato, elegante e pronto da bere già al momento della commercializzazione, pur mantenendo capacità di evoluzione positiva per 5-8 anni.

La degustazione

Dal calice, nel quale appare di un bel colore rubino, emerge una paletta olfattiva di fine e intensa, con note di marasca, ribes rosso e violetta.

Al palato, è di buon corpo, morbido, piacevolmente tannico, assai fresco ma con un’acidità molto ben integrata; lunga la persistenza e facile – ma certo non banale – la beva.

Un vino sicuramente con più che interessanti prospettive di evoluzione anche se oggi ancora decisamente giovane, come è giusto aspettarsi da un prodotto del 2024 non ancora posto in commercio.

Scrio – Toscana IGT – 2022

Introduzione

Nato nel 1994 dal desiderio di Eugenio Campolmi di produrre un grande vino da uve syrah in purezza, varietà tra le sue preferite, Scrio è vino raro e originale prodotto in quantità limitate, circa 3.000 bottiglie per annata. È diventato punto di riferimento assoluto per il syrah nella zona di Bolgheri e in Toscana. Il nome – mutuato dal dialetto toscano che significa puro, schietto, integro – ne descrive perfettamente il carattere diretto e senza compromessi, identificando in maniera impeccabile i tratti salienti del vino.

Vigneti e suoli

Le uve provengono dai vigneti Vignone del 1999 e Casavecchia impiantato nel 2016. Casavecchia è vigneto terrazzato particolarmente vocato, situato a 210 metri di altitudine e suddiviso in 14 terrazze con densità di 7.800 piante per ettaro. I terreni sono rossi con importante presenza di galestro e roccia che affiora anche in superficie. Il Vignone contribuisce con suoli variabili su base calcarea che apportano eleganza e finezza aromatica.

Pratiche di vigna

La produzione per pianta è di 900 grammi. I sistemi di allevamento utilizzati sono guyot e alberello, quest’ultimo impiegato esclusivamente nel vigneto Casavecchia per adattarsi alla conformazione terrazzata e favorire un equilibrio vegetativo ottimale in condizioni di maggiore altitudine ed esposizione. La vendemmia si svolge tra l’ultima settimana di agosto e la prima di settembre, periodo in cui il syrah raggiunge la maturazione fenolica ottimale oltre che un equilibrio perfetto tra concentrazione aromatica e freschezza.

Pratiche di cantina

Fermentazione e macerazione durano, complessivamente, 20 giorni in cemento e anfore di gres. L’affinamento di 14 mesi avviene in tonneau, tini troncoconici da 12 ettolitri, ceramica e anfore di gres. L’utilizzo di contenitori diversi, con prevalenza di legno grande e anfore rispetto alle barrique, permette di preservare la freschezza varietale del vitigno e suoi caratteristici aromi speziati, mantenendo, nel contempo, la struttura e la complessità necessarie per lungo invecchiamento.

La degustazione

La gioventù di questo Scrio 2022 s’intuisce già allo sguardo, in virtù del suo bel color rubino ancora attraversato da riflessi porpora.

Al naso, regala un panorama di sensazioni fini e intensi di marasca, ribes rosso, pepe nero e violetta. All’assaggio, è di corpo, morbido, fresco e piacevolmente tannico, con tannini di ottima fattura pur se ancora ovviamente assai nervosi; lunga la persistenza. Questo Syrah regala una beva agile e snella ma, certamente, non per questo priva di carattere o di personalità.

Paleo Rosso – Toscana IGT – 2022

Introduzione

Nato nel 1989, Paleo Rosso è il simbolo de Le Macchiole e una delle etichette più rappresentative e celebrate di Bolgheri. Inizialmente concepito come classico taglio bordolese, dal 2001 è diventato cabernet franc in purezza, ottenendo clamoroso successo e consacrando Le Macchiole come prima azienda toscana a produrre un vino 100% cabernet franc. Il nome deriva dal paleo, erba spontanea della costa toscana, a sottolineare forte legame con territorio e identità locale. Decanter Magazine ha definito Paleo Rosso il miglior 100% cabernet franc d’Italia, mentre Wine Advocate lo ha descritto come il volto moderno di Bolgheri.

La produzione annuale è di circa 25.000 bottiglie di Paleo Rosso, fatto questo che lo rende relativamente più accessibile rispetto agli altri monovarietali dell’azienda pur mantenendo altissimi standard qualitativi. Il vino rappresenta sintesi perfetta tra eleganza bordolese e carattere mediterraneo, con capacità di invecchiamento che supera facilmente i 15-20 anni nelle annate migliori.

Vigneti e suoli

Le uve provengono dai vigneti Casa Nuova, impiantato tra il 1998 e il 2013, Vignone del 1999 e Ulivino del 2016. I terreni di Casa Nuova, che si estende su 5,4 ettari complessivi divisi in tre sezioni, sono di matrice argillosa con notevole presenza di scheletro di origine arenaria. Il Vignone presenta suoli variabili su base di roccia calcarea, mentre Ulivino mostra terreni con medio impasto di sabbia e argilla nel versante ovest e maggiore percentuale di argilla con presenza di calcare nel versante nord. Questa diversità pedologica contribuisce alla complessità aromatica e strutturale del vino.

Pratiche di vigna

La produzione per pianta è di circa 800 grammi, la più bassa tra tutti i vini dell’Azienda, a testimonianza della ricerca di massima concentrazione e qualità. I sistemi di allevamento utilizzati sono Guyot e alberello, quest’ultimo introdotto nei vigneti più recenti per favorire un equilibrio vegetativo ottimale e una maturazione fenolica completa. La vendemmia si svolge nella terza settimana di settembre, momento in cui il cabernet franc raggiunge la completa maturità fenolica pur mantenendo la freschezza e la vivacità aromatica caratteristiche.

Le Macchiole (12)

Pratiche di cantina

Fermentazione e macerazione durano 25 giorni e avvengono in vasche di cemento non vetrificato che permettono una delicata micro-ossigenazione. La scelta dei tini in cemento è particolarmente importante per il cabernet franc, varietà soggetta a lunghe macerazioni e che tende a soffrire molto la riduzione. La parete porosa del cemento non vetrificato consente un passaggio di ossigeno controllato dall’ambiente esterno, prevenendo il rischio di riduzione e, al contempo, evitando l’ossidazione eccessiva. La forma tronco-piramidale dei tini consente inoltre di stringere il cappello rallentando la cessione dei tannini e degli antociani. L’affinamento si protrae per 16 mesi in barrique nuove, tini troncoconici da 12 ettolitri e anfore di gres. L’utilizzo di barrique nuove al 75% circa conferisce struttura tannica importante ma sempre elegante, mentre i tini troncoconici e le anfore permettono un’evoluzione più morbida e l’integrazione armonica delle diverse componenti.

La degustazione

Di color rubino intenso, il Paleo Rosso 2022 de le Macchiole apre con un quadro olfattivo molto fine e intenso, oltre che spiccatamente fruttato, con note di frutta rossa matura, arricchite dalle leggere sfumature varietali di peperone giallo oltre che da una leggera sensazione di vaniglia e pepe nero.

Al palato, è di corpo e molto morbido e trova il suo baricentro nell’evidente e integrata freschezza e nei tannini che, pur se giovani, svelano la loro eccellente tessitura; molto lunga la persistenza.

La beva, agile e snella, è nel contempo ricca e avvolgente e foriera di una lunghissima serbevolezza.

Messorio – Toscana IGT – 2022

Introduzione

Nato nel 1994, Messorio rappresenta una sfida enologica personale incentrata sul merlot, vitigno ampiamente diffuso a Bolgheri, sulla costa toscana e nel mondo. L’obiettivo fu fin da subito creare un vino di grande impatto e personalità, allontanandosi quanto più possibile dall’immagine tradizionale di un merlot morbido, docile e prevedibile, facendone al contrario un cavallo di razza che non rinuncia a scalpitare. Il nome Messorio evoca il periodo della mietitura e della raccolta, passaggio fondamentale di ogni attività agricola, simboleggiando il culmine del lavoro nei campi: un tempo riferito al grano, oggi alla vendemmia dell’uva.

100/100 da Wine Spectator

La vendemmia 2004 ricevette il punteggio perfetto di 100/100 da Wine Spectator nel 2007, che commentò: “Beautiful, subtle aromas of berries, cappuccino and black olive are amazing. Full-bodied, with ultrarefined tannins and a long, long finish. Goes on for minutes. Leaves me speechless. This is soulful. A Tuscan cult wine you don’t want to miss. – I suoi aromi delicati e raffinati di frutti di bosco, cappuccino e olive nere sono incredibili. È corposo, con tannini ultra raffinati e un finale lunghissimo. Persiste per minuti. Mi lascia senza parole. È un vino che tocca l’anima. Un vino toscano cult da non perdere.”

Questo riconoscimento consacrò Messorio come uno dei migliori merlot d’Italia e vino di culto internazionale, regolarmente acclamato per il suo stile morbido e vellutato ma di grande carattere.

Vigneti e suoli

Le uve per Messorio provengono dai vigneti Vignone, impiantato nel 1999, e Ulivino, impiantato nel 2016. Il Vignone si estende su 7,4 ettari a 32 metri di altitudine con densità di 10.000 piante per ettaro. L’intera area poggia su roccia calcarea e la composizione dei terreni è molto variabile: le percentuali di argilla e sabbia cambiano significativamente a seconda delle zone all’interno del vigneto. L’Ulivino copre 2,7 ettari a 70 metri di altitudine con densità di 7.000 piante per ettaro. Il versante ovest è caratterizzato da medio impasto di sabbia e argilla, mentre il versante nord presenta maggiore percentuale di argilla e presenza di calcare.

Pratiche di vigna

Per questo merlot, le Macchiole adottano approccio meticoloso in vigna con produzione limitata di circa 900 grammi per pianta. Il sistema di allevamento utilizzato è il Guyot. La vendemmia si svolge nella prima settimana di settembre con selezione manuale dei grappoli migliori per garantire la massima qualità. L’intera gestione agronomica segue protocolli biologici, con particolare attenzione alla sanità del grappolo e alla gestione della chioma per favorire microclima ottimale e maturazione fenolica completa.

Le Macchiole (13)

Pratiche di cantina

Il percorso in cantina inizia con una fermentazione e macerazione di 30 giorni, condotte in tini di legno e vasche di cemento non vetrificato. L’utilizzo di queste ultime risponde a un’esigenza precisa: la loro parete porosa favorisce un’ossigenazione calibrata, fondamentale per neutralizzare le tendenze riduttive intrinseche del merlot, scongiurando al contempo eccessi ossidativi. Segue un periodo di maturazione di 16 mesi, durante il quale il vino evolve in un assortimento di contenitori: barrique nuove, tini troncoconici da 12 ettolitri e anfore in gres. Tale approccio eterogeneo è volto a cesellare la complessità e la struttura del prodotto finale, orchestrando l’interazione tra ossigeno e tannini per forgiare un vino che si distingue per profondità, eleganza e una spiccata predisposizione all’invecchiamento.

La degustazione

Il suo intenso colore rubino ci introduce a un bouquet intenso e molto fine, nel quale, alle note fruttate di ciliegie matura e susina, si affiancano i sentori di carruba, spezie dolci e agrumi rossi, il tutto inframmezzato da garbate ed eleganti sensazioni ematiche. Al palato, è molto morbido, di gran corpo, fresco e giustamente tannico, con tannini fitti e dolci pur se ancora adolescenti; molto lunga la persistenza e di estrema piacevolezza il fin di bocca.

La beva è importante – ricca e polposa – ma, certamente, non faticosa e capace di offrirci la piena soddisfazione contribuendo a fare del Messorio un vino realmente impossibile da dimenticare.

Contatti

Le Macchiole

Strada Provinciale 16B Bolgherese, 189/A

Fraz. Bolgheri

57022, Castagneto Carducci (LI)

info@lemacchiole.it

Sito aziendale

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