Elena Fucci e l’anima del Vulture
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Augusto Gentilli
- Ven 03 Lug 2026
- 13 minute read
Intervista a Elena Fucci, titolare dell'omonima Azienda nel cuore del Vulture, sul futuro della vitivinicoltura nel proprio territorio in relazione al cambiamento climatico
Riassunto
Elena Fucci racconta come il cambiamento climatico stia incidendo sulla viticoltura nel Vulture, dove negli ultimi anni si è registrato un aumento delle temperature estive di 2-3°C e uno slittamento delle nevicate verso fine inverno. L’aglianico del Vulture, vitigno tardivo coltivato in altura a Barile, ha finora mantenuto una notevole costanza nei parametri analitici, grazie anche al suolo vulcanico igroscopico che rilascia umidità durante l’estate ed evita stress idrico. Le strategie restano misurate: gestione della chioma, centraline meteo, basse rese per ceppo. L’azienda non ritiene, per ora, necessari nuovi vitigni o varietà PIWI, ribadendo il legame viscerale tra aglianico e territorio, e legge il futuro come un’incognita ancora gestibile.
Summary
Elena Fucci discusses the impact of climate change on viticulture in the Vulture region, where summer temperatures have increased by 2–3°C in recent years and snowfall has moved towards the end of winter. Aglianico del Vulture, a late-ripening grape variety cultivated at a high altitude in Barile, has thus far demonstrated remarkable consistency in its analytical parameters, partly due to the hygroscopic volcanic soil that releases moisture during the summer, thereby preventing water stress. The estate’s strategies remain measured: canopy management, weather stations and low yields per vine. For the time being, the estate does not consider it necessary to introduce new or PIWI grape varieties, reaffirming the deep-rooted connection between Aglianico and the territory. The future is viewed as an unknown but still manageable challenge.
Le radici di Elena Fucci nel Vulture
Elena Fucci nasce il 30 marzo 1981 a Barile (PZ), un piccolo borgo lucano ai piedi del Monte Vulture. La sua storia imprenditoriale prende avvio nel 2000, quando la famiglia si trovava di fronte a una scelta difficile: vendere i vigneti di proprietà o investire su di essi. Queste terre, acquisite negli anni ’60 dal nonno Generoso, circondano la casa dove Elena è cresciuta, in Contrada Solagna del Titolo. Per generazioni, la famiglia si era limitata a vendere le uve ad altri vinificatori o a produrre vino per autoconsumo. Poiché i genitori erano entrambi insegnanti, il futuro dei figli sembrava orientarsi lontano da Barile. Tuttavia, il legame viscerale con quelle viti, alcune delle quali contano settant’anni di vita, ha spinto Elena Fucci a rivedere radicalmente i propri progetti.
La scelta di Elena
La decisione di non vendere i vigneti non fu semplice. Acquirenti interessati non mancavano, ma all’ultimo momento la prospettiva di cedere quei filari si rivelò insopportabile. Così Elena Fucci convinse la sua famiglia a investire sul territorio e sulle risorse che avevano permesso ai nonni e ai bisnonni di vivere e prosperare nel Vulture. Suo padre Salvatore, in particolare, sembrava covare da tempo questo sogno, dimostrando subito grande entusiasmo e preparazione. Da quel momento, Elena e Salvatore Fucci hanno lavorato fianco a fianco, uniti dalla stessa passione per la terra e per l’aglianico.
La formazione e le esperienze di Elena Fucci
Per realizzare il suo progetto, Elena Fucci ha intrapreso gli studi in Viticoltura ed Enologia presso l’Università degli Studi di Pisa, conseguendo la laurea nel dicembre 2005. Parallelamente agli studi, ha accumulato esperienze pratiche fondamentali in alcune delle realtà enologiche più significative d’Italia e d’Europa. Nel 2003 ha lavorato presso Le Due Arbie a Castelnuovo Berardenga, in Toscana, seguita dal tutor Claudio Gori. L’anno successivo si è trasferita in Campania, presso l’Azienda Agricola Mila Vuolo, affiancata da Guido Busatto. Queste esperienze le hanno permesso di apprendere le tecniche di campionamento, analisi delle uve, vinificazione e affinamento in contesti produttivi diversificati.
Le esperienze internazionali
Nel 2005 Elena Fucci ha completato la sua formazione internazionale con uno stage a Bordeaux, presso Chateaux Anniche, sotto la guida di Michel Pion. Successivamente, nel 2006, ha lavorato presso la Cantina di Bolzano, con il tutor Stephan Filippi, approfondendo la vinificazione di diverse varietà. Queste esperienze all’estero le hanno fornito una visione ampia e comparativa, arricchendo il suo approccio tecnico con prospettive internazionali. Nel 2004 ha inoltre conseguito il Diploma di Sommelier presso l’Associazione Italiana Sommelier. Più recentemente, ha ampliato le sue competenze con il corso di Sommelier dell’Olio e con il corso Champagne Experience, entrambi presso la Fondazione Italiana Sommelier di Roma.
Il territorio di Elena Fucci tra vulcano e minerali
Il territorio in cui opera Elena Fucci è di una bellezza e di una complessità straordinarie. I vigneti si trovano in Contrada Solagna del Titolo, nel comune di Barile, a circa 600 metri sul livello del mare, con esposizione sud-sud est. Il Monte Vulture, antico vulcano spento, domina il paesaggio e ne costituisce l’elemento identitario fondamentale.
Passeggiando tra i filari, il Monte Vulture è sempre visibile, conferendo al paesaggio un carattere unico e suggestivo.
Il Vulture
Il suolo è di origine vulcanica, composto da strati di pozzolana, lava, lapilli e ceneri, alternati a strati di argilla che corrispondono alle fasi di stasi del vulcano. Questa stratigrafia racconta la storia geologica del territorio con straordinaria precisione.
La forte mineralità del suolo, dal colore scuro e pozzolanico, si riflette direttamente nei vini. Il microclima della zona è altrettanto peculiare: sole, pioggia, neve e venti scandiscono l’alternarsi delle stagioni con ritmi precisi. Questo contesto climatico, combinato con la natura vulcanica del terreno, offre all’aglianico condizioni di crescita eccezionali. Secondo Elena Fucci, la combinazione di microclima e territorio in Contrada Solagna del Titolo regala una delle migliori espressioni possibili di questo vitigno autoctono. Tutto ciò che la terra racconta si ritrova poi nel bicchiere, in un dialogo continuo tra natura e lavoro umano. Un approfondimento delle delle relazioni tra viti, vino e suoli vulcanici è disponibile in questo precedente articolo.
La filosofia produttiva di Elena Fucci
Una viticoltura come giardinaggio
Elena Fucci definisce il lavoro in vigna non come viticoltura, ma come una vera e propria opera di giardinaggio. Questa affermazione sintetizza perfettamente la cura maniacale dedicata a ogni singola pianta. Il rispetto per la natura e per i suoi cicli è assoluto: nessun prodotto chimico viene impiegato. Persino le legature delle viti si effettuano con la ginestra, raccolta e lasciata essiccare durante l’estate. Questo approccio rigoroso si ispira agli insegnamenti del nonno Generoso, che nonostante l’età avanzata continua a seguire personalmente i vigneti ogni giorno. La sua presenza costante rappresenta un collegamento vivente con la tradizione agricola del Vulture, un patrimonio di conoscenze trasmesso di generazione in generazione. Una delle massime espressioni del legame di Elena con il proprio territorio è rappresentata dal mantenimento, in alcuni vigneti, dell’allevamento della vite con il capanno vulturino, antico e complesso metodo di gestione del vigneto fortemente legato con queste montagne.
Solo uve dei propri vigneti
L’Azienda vinifica esclusivamente le uve prodotte nei propri vigneti, una scelta che garantisce il controllo totale della qualità dalla vigna alla bottiglia. La vendemmia è sempre manuale e avviene verso la fine di ottobre, a maturazione fenolica ottimale, con raccolta in piccole ceste. Anche il sovescio è curato internamente: il favino coltivato in azienda viene impiegato a file alterne per arricchire il suolo in modo naturale. L’interpretazione del territorio che ne deriva è definita dagli esperti del settore “moderna ma non modernista“: moderna per aver compreso le reali necessità del vitigno senza, però, mai stravolgere le caratteristiche del frutto che il vigneto regala.
La cantina e l’ecosostenibilità
La cantina storica di Elena Fucci è stata ricavata dai vecchi locali sotto l’abitazione familiare, un tempo adibiti a ricovero di mezzi e attrezzature agricole. Un primo ampliamento ha richiesto lo scavo diretto nella roccia vulcanica per ospitare la barriccaia. Di recente, l’azienda ha completato la costruzione di una nuova struttura, sorta in adiacenza al corpo storico e collegata tramite un tunnel scavato nella roccia. Questo nuovo edificio segue i principi della bioarchitettura, impiegando materiali di recupero e riciclo. Le tecnologie adottate mirano a ridurre a zero l’impatto ambientale e i consumi energetici, confermando l’impegno di Elena Fucci verso la sostenibilità in ogni aspetto della produzione.
I numeri dell’Azienda Elena Fucci
L’azienda agricola di Elena Fucci si estende su 7,5 ettari di vigneto, interamente dedicati alla coltivazione dell’aglianico. A questi si aggiungono 1,5 ettari di oliveto, che arricchiscono la biodiversità della tenuta. La produzione annua complessiva si attesta intorno alle 35.000 bottiglie, un volume che consente di mantenere standard qualitativi elevati. L’export rappresenta una componente fondamentale del business aziendale: i vini di Elena Fucci raggiungono oltre trenta paesi nel mondo. Tra le destinazioni figurano Canada, Stati Uniti, Messico, Puerto Rico, Santo Domingo, Brasile, Regno Unito, Spagna, Francia, Germania, Olanda, Belgio, Austria, Svizzera, Lussemburgo, Russia, Svezia, Danimarca, Norvegia, Polonia, Estonia, Lettonia, Kazakistan, Malta, Croazia, Slovenia, Cina, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Hong Kong, Taiwan, Thailandia e Corea del Sud, a testimonianza di un riconoscimento davvero globale.
I riconoscimenti di Elena Fucci
Il percorso di Elena Fucci ha ricevuto riconoscimenti di grande rilievo, sia per i prodotti aziendali sia per il suo impegno personale. Le principali guide enologiche nazionali e internazionali, tra cui Gambero Rosso, Ais, Bibenda, Wine Spectator e Wine Advocate, hanno premiato costantemente i suoi vini fin dagli esordi. Tra i premi personali, spiccano il Premio al Coraggio del Corriere della Sera, il riconoscimento di Enologo dell’Anno e il titolo di Iconic Wine Woman. La più alta onorificenza è arrivata il 2 giugno 2023, quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha insignita del titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Tuttavia, Elena Fucci considera la soddisfazione più grande il fatto che i suoi vini raggiungano ogni angolo del mondo e che appassionati da ogni continente vengano a visitare la sua azienda in Basilicata.
Dal settembre 2018, inoltre, ricopre la carica di Presidente del Movimento Turismo del Vino Basilicata, l’associazione regionale dedicata alla valorizzazione dei territori vitivinicoli lucani.
L’intervista a Elena Fucci
L’intervista che segue continua il ciclo di interviste a importanti protagonisti della scena enoica italiana a proposito dei loro approcci alle nuove sfide legate al riscaldamento globale. Un grazie sincero è oggi dovuto a Elena Fucci che ha gentilmente risposto alle cinque domande con la consueta cortesia e professionalità.
Negli ultimi 10-15 anni, quali cambiamenti concreti avete osservato nei vostri vigneti in termini di fenologia, date di vendemmia, composizione delle uve (acidità, pH, grado alcolico, profilo aromatico)? Ci sono stati episodi climatici estremi (gelate tardive, siccità, grandine, ondate di calore) che hanno impattato significativamente sulla vostra produzione?
Nel Vulture, abbiamo registrato un aumento medio della temperatura nei mesi estivi (inteso come picco massimo) intorno ai 2-3°C. Inoltre c’è stato uno spostamento delle nevicate, che abitualmente avvenivano intorno ai mesi di dicembre – gennaio, spostandosi a febbraio – marzo. Questa evoluzione termica è da intendersi graduale e l’abbiamo verificata nel corso degli ultimi 7-10 anni.
Per l’aglianico, vitigno principe della nostra regione, questa variazione non ha comportato grandi differenze sulla maturazione e sulla data della vendemmia poiché è un vitigno “tardivo” e per le condizioni pedo-climatiche in cui ci troviamo a Barile (650m di altezza sul Monte Vulture 1327m). Come dire è stata una rivincita dei vitigni tardivi e di altura. Probabilmente i vigneti più a valle e/o di pianura avranno risentito maggiormente di queste variazioni anche in termine di evoluzione fenologica e composizione delle uve. Per quanto ci riguarda ancora i dati analitici confermano una certa costanza.
Quali strategie agronomiche avete già implementato o state sperimentando per adattarvi al cambiamento climatico? (Ad esempio: gestione della chioma, irrigazione di precisione, spostamento dei vigneti verso quote più elevate, utilizzo di portainnesti specifici, selezione clonale, modifica dei sistemi di allevamento, uso di reti ombreggianti). Quali di queste si sono dimostrate più efficaci nel vostro contesto specifico?
Al momento l’unica strategia attiva implementata è quella relativa alla gestione della chioma, che ovviamente varia in funzione dell’andamento stagionale. Inoltre, da anni abbiamo implementato un sistema di monitoraggio attraverso centraline meteo per la gestione dei principali valori atmosferici e di controllo del suolo. Per quanto riguarda l’irrigazione, il nostro disciplinare la vieta (autorizzando solo quella di soccorso, su indicazione della Regione, al momento mai autorizzata) proprio per le condizioni pedoclimatiche peculiare dell’Alto Vulture come per i vigneti di Barile dove noi siamo. Il terreno vulcanico è igroscopico e rilascia durante l’estate l’umidità e le sostanze necessarie alle viti per svilupparsi senza stress idrico, che ha accumulato durante l’inverno (neve) e la primavera (pioggia)
State considerando o avete già introdotto nuove varietà (autoctone o internazionali) più resistenti al caldo e alla siccità? Come bilanciate la necessità di adattamento climatico con la preservazione dell’identità territoriale e i vincoli delle denominazioni? Quali sono le vostre opinioni sulle varietà PIWI nel contesto del cambiamento climatico?
Al momento non lo ritengo necessario. Nel Vulture, l’aglianico ha una connessione così stretta con il territorio e con il particolare microclima di montagna, che al momento non potrebbe essere sostituito con altre varietà. Anche il discorso delle varietà PIWI al momento non è stato affrontato né dal Dipartimento di Agricoltura Regionale né dal Consorzio di Tutela, sebbene l’aspetto della loro maggiore resistenza alle fitopatologie possa essere indubbiamente interessante.
In cantina, quali tecniche innovative state adottando per gestire uve con pH più alto, acidità più bassa e potenziale alcolico più elevato? Avete sperimentato con lieviti non-Saccharomyces (come Lachancea thermotolerans o Metschnikowia pulcherrima) o altre biotecnologie per preservare freschezza e complessità aromatica? Come questi interventi influenzano l’identità e lo stile dei vostri vini?
Come precedentemente indicato, al momento non assistiamo a variazioni importanti dei dati analitici tali da indurci a porre in essere tecniche di cantina diverse da quelle attualmente in uso. Ovviamente, il nostro approccio di viticoltura, già nel vigneto da sempre, è stato quello rivolto ad una gestione della produzione con rese basse per ceppo al fine di limitare lo stress delle piante e ottenere un maggiore equilibrio soprattutto sui vigneti molto vecchi come i nostri.
Come comunicate ai vostri clienti e al mercato le sfide del cambiamento climatico e i vostri sforzi di adattamento? I consumatori sono disposti ad accettare vini con profili organolettici diversi rispetto al passato? Dal punto di vista economico, quali sono i maggiori ostacoli all’adattamento (costi degli investimenti, incertezza normativa, accesso al credito)? Qual è la vostra visione per i prossimi 20-30 anni: credete che la vostra regione rimarrà competitiva nella produzione di vini di qualità?
La comunicazione è un attività continuativa durante l’anno, quindi i nostri clienti e partner sono sempre coinvolti in quanto avviene nei nostri vigneti. Questa scelta è fondamentale al fine di far comprendere ed apprezzare il risultato finale che poi si troveranno nei calici. Dal punto di vista economico, l’investimento maggiore è sicuramente quello dato dalla realizzazione di basse rese in vigneto, con palese maggiore incidenza dei costi fissi. Il futuro, anche dal punto di vista ambientale, è sicuramente un incognita… al momento tutto risulta gestibile e inquadrato in un andamento stagionale variabile. Qualora la situazione dovesse aggravarsi, sarà necessario fare opportune valutazioni sempre considerando le peculiarità del nostro territorio e del nostro vitigno.
Contatti
Elena Fucci
Contrada Solagna del Titolo
85022, Barile (PZ)
info@elenafuccivini.com