Il Risveglio del Ceppo e la barbera ritrovata

Riassunto

Il Risveglio del Ceppo è il progetto di recupero genetico della barbera firmato dalla Cantina Sociale Barbera Sei Castelli, a Castelnuovo Calcea. Avviato nel 2010 con il DISAFA dell’Università di Torino e i Vivai Rauscedo, ha individuato i ceppi storici più rappresentativi del Monferrato astigiano. Dopo anni di osservazione e microvinificazioni, quattro individui hanno dato vita alla Vigna dei Soci e, nel 2022, alla prima Barbera d’Asti DOCG omonima. Il progetto intreccia ricerca, tradizione e arte: i ceppi estirpati sono diventati sculture nel museo L’Anima del Vino. Nasce così una barbera che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici.

Summary

Il Risveglio del Ceppo is a genetic restoration project for the Barbera grape variety, launched by Cantina Sociale Barbera Sei Castelli in Castelnuovo Calcea. Established in 2010 in partnership with the Department of Agricultural Sciences and Technology at the University of Turin and Vivai Rauscedo, the project has identified the most emblematic historic vines in the Asti Monferrato region. Following years of observation and small-scale winemaking trials, four vines were selected to create the Vigna dei Soci, which produced the first Barbera d’Asti DOCG of the same name in 2022. The project combines research, tradition and art: the uprooted vines have been transformed into sculptures at the L’Anima del Vino museum. The result is a Barbera that looks to the future without forgetting its roots.

Il Museo "L’Anima del Vino" uno dei progetti dedicati a "Il Risveglio del Ceppo"
Il Museo "L’Anima del Vino", uno dei progetti dedicati a "Il Risveglio del Ceppo"

Il Risveglio del Ceppo: introduzione

A Castelnuovo Calcea, nel cuore della Barbera d’Asti, la Cantina Sociale Barbera Sei Castelli intreccia cooperazione, ricerca e accoglienza. Durante la visita del 3 giugno 2026, l’enologo Enzo Gerbi ha ripercorso le radici di questa realtà. A seguito di questo incontro nasce, quindi, questo approfondimento, dedicato soprattutto al progetto “Il Risveglio del Ceppo”, finalizzato alla salvaguardia e al recupero di antichi biotipi locali di barbera.

Il territorio dei sei castelli

Lo spirito cooperativo abita il nome stesso della cantina. Infatti, il termine “sociale” traduce la volontà dei vignaioli di lavorare uniti per il bene comune e per i vini del luogo. Questo legame nasce dalla cultura della Barbera d’Asti, poi consacrata dal riconoscimento UNESCO. Oggi la cooperativa raccoglie circa 250 soci e quasi 800 ettari vitati. Inoltre rappresenta il principale produttore di Barbera d’Asti del territorio. I sei comuni d’origine regalano all’azienda il proprio nome e lo slogan che la accompagna. Di seguito proponiamo un ritratto di ciascuno di essi.

Agliano Terme

Agliano Terme deve il proprio fascino all’acqua e al vino. Fin dall’antichità, infatti, fonti termali alimentano la vocazione del paese. Qui la barbera tocca l’eccellenza ed esprime caratteristiche uniche. Del castello sopravvive una torre, dalla quale lo sguardo abbraccia un ampio panorama. Proprio in questo comune, in Regione Salere, si concentra peraltro la produzione aziendale.

Castelnuovo Calcea

Su un promontorio affacciato sulla valle sorge Castelnuovo Calcea. Questo borgo – e il suo castello – offrono un contesto ideale per la vite, con corti e sale aperte ai visitatori. Tra i filari domina la barbera, che qui regala sfumature particolari. Proprio in questo paese, inoltre, sorge il centro enoturistico della cooperativa.

Moasca

Un centro storico minuto e suggestivo è custodito all’interno di Moasca. Il castello a due torri domina l’abitato e ospita mostre ed eventi. Da non perdere, inoltre, è la balconata aperta sulle colline astigiane; più in basso, infine, le vigne di barbera e di moscato disegnano il paesaggio.

San Marzano Oliveto

San Marzano Oliveto richiama nel nome gli ulivi, un tempo diffusi accanto ai filari e ancora oggi in parte presenti. Il paese vanta un castello dotato di uno dei parchi più belli della zona. Tra i vitigni coltivati spicca, e non potrebbe essere altrimenti, la barbera.

Grappolo di barbera - Foto di: Doris Schneider, Julius Kühn-Institut (JKI), Federal Research Centre for Cultivated Plants, Institute for Grapevine Breeding Geilweilerhof - 76833 Siebeldingen, GERMANY

Calosso

Calosso e il suo castello dominano un’ampia distesa di vigne. Il territorio guarda verso la provincia di Cuneo, con cui condivide dorsali collinari molto vocate. Su questi versanti, infine, la barbera e il moscato occupano la prima fila. Mi sembra giusto, inoltre, ricordare un altro storico e localizzatissimo vitigno – il gamba rossa – alla base delle minuscola DOC Calosso.

Costigliole d’Asti

Uno dei manieri meglio conservati del Piemonte è proprio quello di Costigliole d’Asti. Tra le sue mura visse la Contessa di Castiglione, protagonista della politica sabauda di fine Ottocento. Attorno al paese, inoltre, si estende una delle più ampie aree coltivate a barbera.

L’unione di tre cantine

La realtà odierna nasce nel 1997, dalla fusione di tre cantine sociali del territorio. Concorsero all’unione la cantina di Castelnuovo Calcea e l’antica Terra dei Galleani, posta sul versante opposto. Si aggiunse poi la Barbera Sei Castelli, già la più grande e infine capofila nel nome. Oggi l’insieme vinifica oltre 60.000 quintali di uva. In precedenza, la sola Sei Castelli ne lavorava circa 25.000. Quella scelta lungimirante segna ancora un passaggio decisivo per la cooperativa. Il marchio La Galleana, infine, custodisce il ricordo della Terra dei Galleani.

La cantina Barbera Sei Castelli - Il Risveglio del Ceppo

Il centro enoturistico e il museo L’Anima del Vino

Tra i progetti recenti spicca il recupero di un’area un tempo aperta. Oggi quello spazio accoglie i visitatori e funziona da magazzino e da punto di spedizione. La vinificazione prosegue invece ad Agliano Terme, a circa un chilometro e mezzo di distanza. L’inaugurazione del centro risale al 2024. Il progetto ha puntato sul riuso delle strutture esistenti, senza toccare le cubature. Così la vecchia pensilina in cemento ha cambiato funzione. Allo stesso modo, l’antica rampa di carico dei camion ospita oggi un palco. Al piano inferiore, infine, il museo L’Anima del Vino completa il percorso.

Il Risveglio del Ceppo: dalla vigna al Museo

Il cuore tecnico della cooperativa riguarda il recupero del patrimonio genetico della barbera. La ricerca prese avvio nel 2010, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università di Torino. A guidarla furono l’enologo Enzo Gerbi e il tecnico viticolo Salvatore Giacoppo. Il gruppo partì da trentaquattro individui diversi, raccolti in vigne e su ceppi differenti. Seguirono quattro anni di osservazione viticola e, in parallelo, vinificazioni separate. Le microvinificazioni si concentrarono poi nelle vendemmie 2014, 2015 e 2016. Dei trentaquattro individui, nove convinsero sul piano agronomico. Alla fine, soltanto quattro offrirono i risultati enologici migliori. Con queste selezioni nacque la Vigna dei Soci, impiantata in modo omogeneo. Da quel vigneto arrivò nel 2022 la prima produzione del Risveglio del Ceppo.

Il Risveglio del Ceppo: il centro enoturistico e il museo L’Anima del Vino
Il centro enoturistico e il museo L’Anima del Vino

Il censimento dei vigneti storici

Tutto partì da un censimento capillare delle vecchie vigne dei soci. Da quei filari, infatti, proviene l’uva più pregiata e la forte personalità dei vini aziendali. I tecnici monitorarono per anni ogni appezzamento, individuando le piante più rappresentative per qualità e tipicità. Questi esemplari non corrispondono ad alcun clone presente in commercio. Proprio per questo meritavano una tutela attenta. Nei reimpianti moderni, infatti, i vigneti diventano spesso monoclonali e impoveriscono la base genetica della varietà. Contro questa tendenza, la cantina scelse di salvare il proprio tesoro viticolo. Nella primavera del 2011 nacque così un vigneto-collezione, formato da circa trenta piante per ogni individuo. Una cartellinatura con codice unico permette ancora oggi di riconoscere ciascun esemplare, accanto alle differenze morfologiche.

Uno degli antichi ceppi utilizzati nel progetto Il Risveglio del Ceppo
Uno degli antichi ceppi utilizzati nel progetto "Il Risveglio del Ceppo"

La selezione e i Vivai Rauscedo

Accanto allo studio in campo, la cooperativa avviò la moltiplicazione dei biotipi migliori con i Vivai Rauscedo. Il lavoro seguì un percorso quadriennale, partito nel 2010 con l’individuazione delle vigne più sane. Durante la maturazione, i tecnici scelsero i ceppi dal grappolo migliore e privi di patologie. Dal legno di potatura nacquero poi le prime barbatelle in vaso, circa millecinquecento, messe a dimora nella primavera del 2011. Alcuni ceppi vennero sottoposti al test ELISA, utile a escludere le principali virosi della vite. In tal modo restò soltanto materiale realmente sano. Le piante così ottenute presero il nome di “Selezione Barbera Sei Castelli”. Grazie a esse, i soci dispongono oggi di barbatelle capaci di custodire la variabilità genetica del territorio.

Il Risveglio del Ceppo: tre anni di microvinificazioni

Per misurare il reale potenziale enologico, il DISAFA mise a punto un protocollo di microvinificazione in purezza. Il professor Vincenzo Gerbi, con i tecnici Alberto Caudana e Luca Montagnana, curò le relazioni scientifiche. Ogni prova partì da circa un quintale d’uva, vinificato in piccoli serbatoi d’acciaio. Nel 2014, entrarono in cantina nove selezioni, salite a dieci nelle annate seguenti. Le tre vendemmie mostrarono andamenti climatici diversi e, di conseguenza, maturazioni differenti. Nonostante ciò, alcuni individui confermarono la propria classe con costanza. Gli esemplari 2, 9 e 10 raccolsero i giudizi più alti del panel, anno dopo anno. La selezione 5, invece, regalò un colore eccezionale senza conquistare gli assaggiatori, e potrebbe agire da miglioratrice. All’opposto, gli individui 3 e 8 si rivelarono i meno dotati.

Il significato del Risveglio del Ceppo

Le viti capostipiti discendono dal periodo successivo alla fillossera. I primi decenni del Novecento le videro nascere e assume, nei decenni, forme particolari. Quegli stessi anni, purtroppo, segnarono una forte emigrazione da queste terre. La fillossera e altre malattie della vite ne furono la causa principale. Il nome Il Risveglio del Ceppo racchiude perciò un triplice significato. Da un lato indica la rinascita produttiva legata al recupero genetico, dall’altro evoca il riscatto dei viticoltori grazie alla Cantina Sociale e, infine, rappresenta la rinascita artistica dei ceppi estirpati.

Le sculture e la musica

Il progetto, infatti, non si ferma al vino. I ceppi estirpati, eredità delle viti post-fillossera, sono diventati sculture. Questa dimensione artistica è emersa durante gli incontri di lavoro, grazie all’artista Ezio Ferraris. Al piano inferiore del centro, infatti, il museo raccoglie l’intera esposizione. Una delle opere, intitolata La Ballerina, mostra l’ombra e il movimento di un tralcio. La forma ricorda una donna che danza, tra slanci di gioia e momenti più cupi. Proprio da quest’opera è nato poi il capitolo musicale. Il maestro Christian Ravaglioli ha firmato le composizioni pensate per il centro. Così storia, vino, arte e musica si intrecciano in un solo racconto.

L’impatto del progetto “Il Risveglio del Ceppo”

I risultati del Risveglio del Ceppo si misurano su più piani. Sul versante economico, il lavoro ha rafforzato la filiera e accresciuto il valore percepito della Barbera d’Asti DOCG. Dal lato sociale, ha unito soci e viticoltori in un’esperienza condivisa. Sul piano culturale, ha costruito un immaginario nuovo attorno alla varietà simbolo del Monferrato. Quanto all’ambiente, ha tutelato la biodiversità e il paesaggio, salvando ceppi storici e varietà locali. Secondo Enzo Gerbi, la collaborazione tra scienza, impresa e territorio genera un bene comune duraturo. La cantina intende perciò applicare lo stesso metodo ad altri vitigni autoctoni.

I vini tra ricerca e tradizione

La gamma riflette il doppio binario dell’azienda, sospeso tra ricerca e tradizione. Alcuni vini nascono direttamente dal progetto del risveglio. Altri, invece, raccontano i vitigni storici del Monferrato astigiano.

Il wine shop della Cantina Barbera Sei Castelli

La Barbera d’Asti DOCG: Il Risveglio del Ceppo

Il vino simbolo del progetto è una Barbera d’Asti DOCG che ne riassume l’intero percorso. La lavorazione prevede diraspa-pigiatura, poi fermentazione e macerazione intorno ai 28-30°C per circa quindici giorni. Seguono la fermentazione malolattica e alcuni mesi di sosta sulle fecce. Per l’affinamento, l’enologo sceglie ogni anno l’equilibrio tra cemento, acciaio e legno. Dopo l’imbottigliamento, il vino riposa ancora una decina di mesi. Si presenta quindi come un rosso da evoluzione, godibile tra i tre e i dieci anni. In tavola dà il meglio a una temperatura di 16-20°C.

La botte a forma di acino

Per la quota in legno, l’azienda impiega una botte unica, modellata a forma di acino. Essa contiene 800 litri di rovere francese non tostato e piegato a vapore. Questa lavorazione preserva il legno e riduce l’incidenza della tostatura. Oggi la botticella accoglie i visitatori nel museo L’Anima del Vino, come omaggio ai bottai del Novecento.

La botte a forma di acino utilizzata nella produzione della Barbera d'Asti DOCG Il Risveglio del Ceppo
La botte a forma di acino utilizzata nella produzione della Barbera d'Asti DOCG "Il Risveglio del Ceppo"

Perluna, spumante rosato

Dal medesimo progetto nasce Perluna, un Piemonte DOC Rosato Spumante Extra Brut. Le uve di barbera ne esaltano colore, freschezza ed eleganza. Una pressatura soffice precede la fermentazione a temperatura controllata, intorno ai 12-14°C. La presa di spuma segue il Metodo Martinotti lungo, con circa sei mesi in autoclave sui lieviti. Così la barbera mostra un volto inatteso, brioso e versatile.

Due volti della Barbera d’Asti DOCG: Ventiforti e 50 Anni

Due etichette di Barbera d’Asti DOCG rappresentano il pilastro storico della cantina. La prima, Ventiforti, celebra i vent’anni dell’unione tra le tre realtà, con esordio nella vendemmia 2016. Accanto, 50 Anni ricorda il primo mezzo secolo della Sei Castelli, dalla vendemmia 2009. Entrambe nascono senza passaggio in legno, da vigneti e selezioni distinti. Ventiforti propone una Barbera d’Asti DOCG contemporanea, fruttata e di pronta beva. Più classico nello stile, invece, 50 Anni punta sulla profondità. Pensati come vini d’anniversario, oggi rappresentano veri simboli aziendali.

La Galleana Barbera d’Asti Superiore

La Galleana sale di grado e si presenta come Barbera d’Asti DOCG Superiore. Il nome richiama i piccoli appezzamenti vitati della zona e la storica Terra dei Galleani. Dopo la diraspa-pigiatura, la fermentazione e la macerazione procedono intorno ai 28-30°C. L’affinamento alterna circa sei mesi tra acciaio e cemento e dodici mesi in barrique. Ne deriva un rosso strutturato e longevo, fedele agli aromi primari della varietà.

Nizza e Nizza Riserva

La denominazione Nizza DOCG nasce esclusivamente da uve barbera, su un territorio ristretto e molto vocato. Il claim aziendale la descrive come “l’eccellenza del territorio che esprime tutte le caratteristiche della barbera”. La versione Riserva spinge oltre l’ambizione, grazie a vecchie vigne e a basse rese. Per questo vino, la fermentazione malolattica avviene in legno, seguita da dodici mesi in barrique. Un lungo affinamento in bottiglia completa infine il percorso. Non cerca l’immediatezza, bensì la crescita nel tempo.

Terre dei Galleani, lo chardonnay in acacia

Tra i bianchi spicca Terre dei Galleani I Firmati, un Piemonte DOC da uve chardonnay. L’enologo ama leggere questo vitigno internazionale in chiave piemontese. Dopo una pressatura soffice, la fermentazione avviene in barrique, intorno ai 18-22°C. Il vino sosta poi sulle proprie fecce, con regolari bâtonnage, e affina in legno di acacia; ne nasce un bianco di carattere, dotato di struttura e di buona capacità evolutiva.

Le degustazioni

Cinque assaggi raccontano da vicino lo stile della cantina. Di seguito, le note dedicate a ciascun vino degustato nel corso della mia visita del giorno 3 giugno 2026, in compagnia del Direttore ed enologo Enzo Gerbi. .

Perluna – Piemonte DOC Vino Spumante Extra Brut Rosato

Vigna, cantina e territorio

Le colline del Monferrato astigiano poggiano su un substrato di origine plio‑pleistocenica. L’intera area si formò quando il mare la ricopriva. I suoli che ne derivano alternano marne calcaree grigio-chiare e strati sabbioso-argillosi. Questi ultimi garantiscono un buon drenaggio e una lenta cessione di mineralità. Le vigne di barbera destinate allo spumante godono di versanti ben esposti. I viticoltori le allevano a controspalliera con potatura a guyot, per favorire la maturazione aromatica. Una vendemmia anticipata permette di cogliere i primi grappoli della stagione. Tale scelta preserva l’acidità vivace e l’eleganza del frutto. In cantina, una pressatura soffice protegge la delicatezza dei profumi. Il mosto fermenta poi tra i 12 e i 14°C, mantenendo intatta la freschezza varietale. La presa di spuma avviene in autoclave con metodo Martinotti, sui lieviti, per circa sei mesi.

La degustazione

Perluna si presenta con un luminoso color pesca, impreziosito da un perlage fine e persistente. Al naso libera fragolina di bosco, pesca gialla e arancia sanguinella. Queste note fruttate si fondono con i sentori dolci di lillà e di confetto. Il sorso convince per morbidezza e buon corpo. Una freschezza piacevole e una sapidità altrettanto gradevole sorreggono l’assaggio. La chiusura, dal tocco amaricante, regala un’effervescenza delicata su una lunga persistenza.

Terre dei Galleani – Piemonte DOC Chardonnay 2024

Vigna, cantina e territorio

I vigneti dell’Alto Monferrato astigiano si distendono su colline raramente oltre i quattrocento metri. Qui i suoli mostrano una composizione variabile, con marne argillose nei versanti antichi e venature sabbiose nelle zone recenti. Questa eterogeneità si combina con buone escursioni termiche tra giorno e notte. Il clima continentale piemontese favorisce i profumi e mantiene la freschezza delle uve bianche. I soci coltivano lo chardonnay con sistemi tradizionali e rese contenute. In cantina, l’enologo Enzo Gerbi interpreta questo vitigno internazionale valorizzando l’impronta del territorio. La fermentazione alcolica si svolge in barrique di acacia, tra i 18 e i 22°C. Il vino matura poi nelle stesse botti, a contatto con le fecce fini. Frequenti bâtonnage ne accrescono infine la complessità.

La degustazione

Nel calice, questo chardonnay mostra un dorato brillante, premessa a un profilo elegante. I profumi appaiono raffinati più che intensi. Le note di albicocca e cedro fresco si intrecciano con la magnolia. Richiami di marzapane e vaniglia arricchiscono poi il bouquet. In bocca si rivela morbido e di buon corpo. Una freschezza convincente e una sapidità spiccata sostengono la beva. La persistenza, infine, si allunga con decisione.

Ventiforti – Barbera d’Asti DOCG – 2024

Vigna, cantina e territorio

Le colline tra Agliano Terme e Castelnuovo Calcea formano il cuore storico della barbera nel Monferrato. I suoli, nati nel Pliocene su antichi fondali marini, risultano marnosi e calcareo-argillosi. Il carbonato di calcio, qui abbondante, favorisce gli aromi e dà struttura al vino. La giacitura collinare offre versanti ben esposti al sole. Tale posizione garantisce una maturazione regolare e completa dei grappoli. I viticoltori allevano le viti a controspalliera con potatura a guyot. In cantina, i tecnici diraspano e pigiano le uve con cura. I grappoli affrontano poi una breve macerazione a freddo, utile a estrarre colore e aromi primari. La fermentazione e la macerazione proseguono tra i 26 e i 28°C. Il vino affina infine circa sei mesi tra acciaio e cemento, a tutela della fragranza fruttata.

La degustazione

Il colore rubino intenso e cristallino introduce un naso ricco e succoso. Le note di ciliegia, ribes rosso e fragola dominano il profilo olfattivo. Il glicine e il tocco dolce del confetto affiancano i sentori principali. Una sfumatura di sottobosco completa poi il quadro. Al palato sfoggia ottimo corpo e grande morbidezza. Freschezza spiccata, sapidità e tannini delicati ne garantiscono l’equilibrio. La sensazione pseudo-calorica si avverte senza mai risultare bruciante. Lunga e pulita, infine, la persistenza chiude l’assaggio.

Il Risveglio del Ceppo – Barbera d’Asti DOCG – 2022

Vigna, cantina e territorio

Questo vino rappresenta il frutto del progetto descritto e condotto dall’enologo Enzo Gerbi e dal tecnico viticolo Salvatore Giacoppo, insieme al DISAFA dell’Università di Torino e ai Vivai Rauscedo. La cantina individuò antichi ceppi centenari di barbera, sopravvissuti sulle colline dell’astigiano. I tecnici li selezionarono per la resilienza al clima, alle malattie e ai parassiti. Da quegli esemplari derivano gli individui figli impiantati nei nuovi vigneti. I suoli marnosi e calcareo-argillosi, di origine marina, donano struttura e potenziale di invecchiamento. A guyot, su versanti scoscesi e soleggiati, i viticoltori allevano le viti. Le piante offrono così rese basse e grappoli molto concentrati.

In cantina, dopo diraspatura e pigiatura, la fermentazione e la macerazione durano circa quindici giorni, tra i 28 e i 30°C e sono seguiti dalla fermentazione malolattica. Ogni anno viene definito il percorso di affinamento, alternando cemento, acciaio e legno, quest’ultimo rappresentato dalla botte a forma di acino.

Bottiglia e calice de Il Risveglio del Ceppo

La degustazione

Dal colore rubino molto intenso, regala un naso succoso e profondo. Ciliegia matura, mora di gelso e susina spiccano in primo piano. Il giaggiolo accosta una nota floreale ai sentori di frutta. Carruba, cannella e noce moscata completano poi il bouquet. Una sfumatura di vaniglia e un ricordo di sottobosco arricchiscono il profilo. L’assaggio risulta polposo, di gran corpo, morbido e caldo. Il calore alcolico, tuttavia, non diventa mai bruciante. Freschezza viva, notevole sapidità e una trama tannica dolce ed elegante assicurano l’equilibrio. Importante ma mai faticosa, la beva regala piena soddisfazione.

Nizza DOCG Riserva – 2022

Vigna, cantina e territorio

Il Nizza DOCG rappresenta l’eccellenza assoluta per la barbera. Il territorio comprende soltanto diciotto comuni del Monferrato astigiano. I vigneti, rigorosamente collinari, godono di esposizioni da sud a sud-ovest e sud-est. Le radici affondano in terreni profondi, formatisi nel Pliocene su antichi fondali tropicali. Tali suoli alternano marne argilloso-sabbiose e arenarie stratificate. Il disciplinare impone la vinificazione in purezza di barbera. I viticoltori mantengono densità non inferiori a 4000 ceppi per ettaro. Essi allevano le piante a guyot tradizionale o a cordone speronato basso. La raccolta richiede esclusivamente la mano dell’uomo. Le vecchie vigne scelte per questo vino regalano rese contenute e grappoli di gran qualità.

In cantina, la fermentazione e la macerazione procedono tra i 28 e i 30°C. La fermentazione malolattica si svolge direttamente in legno. Il vino matura poi in barrique di rovere per dodici mesi. Un ulteriore affinamento in bottiglia completa infine il percorso.

La degustazione

Il rubino impenetrabile accompagna verso un bouquet elegante e succoso. Duroni di Vignola, mirtillo nero e mora di rovo emergono con nettezza. Cannella, noce moscata e vaniglia si uniscono al frutto. Il giaggiolo e i richiami di sottobosco completano il quadro. Al palato, il sorso si presenta ricco, muscolare e avvolgente. Caldo e strutturato, l’assaggio resta comunque morbido. Freschezza, sapidità e tannini ormai risolti assicurano equilibrio. Importante ma mai faticosa, la beva chiude con un piacevole ricordo fruttato.

Conclusioni: una Cantina tra memoria e innovazione

La visita restituisce l’immagine di una cantina sociale saldamente radicata nel territorio. Ricerca genetica, cura delle denominazioni e vocazione all’accoglienza convivono senza forzature. Così la Cantina Sociale Barbera Sei Castelli rilegge la propria storia, tra memoria contadina e progetto enologico. Al centro di questo percorso resta Il Risveglio del Ceppo, simbolo di una barbera che guarda avanti senza dimenticare le radici.

Contatti

Cantina Sociale Barbera Sei Castelli – Centro Enoturistico e Museo

Regione Opessina, 41

14040, Castelnuovo Calcea (AT)

puntovendita@barberaseicastelli.it

prenotazioni@barberaseicastelli.it

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