Agricola Marrone e il global warming nelle Langhe

Seconda puntata della serie di interviste ad alcuni protagonisti del vino italiano e dedicate all’impatto del riscaldamento globale. Valentina Marrone, enologa dell’Agricola Marrone di La Morra (CN), racconta come le Langhe stiano affrontando un clima sempre più imprevedibile senza rinunciare a identità, eleganza e rispetto della terra.

Riassunto

Agricola Marrone e il global warming è il tema della seconda puntata della serie di interviste dedicate da World Wine Passion ai protagonisti del vino italiano. Valentina Marrone, enologa dell’azienda di La Morra giunta alla quarta generazione, racconta come le Langhe stiano affrontando un clima sempre più imprevedibile. Germogliamenti anticipati, vendemmie precoci, acidità in calo e stress idrici crescenti richiedono un adattamento continuo. Le risposte dell’azienda passano da selezione clonale, gestione attenta del suolo e fermentazioni spontanee con lieviti autoctoni. La filosofia resta immutata: interpretare l’annata, non correggerla.

Summary

The second instalment in the World Wine Passion series of interviews with key figures in the Italian wine industry focuses on Agricola Marrone and global warming. Valentina Marrone, an oenologist at the fourth-generation, La Morra-based winery, explains how the Langhe region is coping with an increasingly unpredictable climate. Early budding, early harvests, declining acidity and growing water stress mean that constant adaptation is required. The winery’s responses range from clonal selection and careful soil management to spontaneous fermentation with indigenous yeasts. The philosophy remains unchanged: to interpret the vintage, not to correct it.

L’Agricola Marrone: la storia

I primi 70 anni

L’Agricola Marrone ha sede in frazione Annunziata a La Morra, uno degli undici comuni ammessi alla produzione del Barolo DOCG. La storia dell’Azienda inizia nel 1887 con Pietro Marrone, vignaiolo ambizioso e innovatore. Pietro abbandona la viticoltura promiscua – allora pratica corrente – e riduce le rese per ettaro, puntando sulla qualità in un’epoca in cui questa scelta appare quasi temeraria. I risultati, però, gli danno ragione in tempi brevi.

La seconda generazione vede protagonista Carlo, nato nel 1924. Nonostante l’interruzione forzata della Seconda Guerra Mondiale, Carlo riesce ad ampliare la proprietà e a innalzare ulteriormente il livello qualitativo dei vini. Alcuni di essi vengono definiti dal padre Pietro “pichemej”, espressione dialettale piemontese che significa “più che meglio”. La cascina cresce e si afferma nel territorio, tanto da prendere il nome di “Cascina Carlot”.

Agricola Marrone e il global warming: la famiglia
La famiglia Marrone: da sinistra - Valentina, Serena, mamma Giovanna, papà Gian Piero e Denise

Il secondo dopo guerra

Con Gian Piero, nato nel 1955, l’Azienda compie un salto decisivo. Perito chimico ad indirizzo agrario, Gian Piero conduce per oltre quarant’anni la cantina fondata dal nonno. A lui si deve, in particolare, la scelta strategica di puntare sui vitigni autoctoni piemontesi – arneis, favorita, moscato, barbera, dolcetto e nebbiolo – affiancandovi, per sperimentazione, anche chardonnay e viognier. Quest’ultimo viene impiantato circa venticinque anni fa a 480 metri di altitudine, in vigneti caratterizzati da correnti fresche e buona escursione termica.

Agricola Marrone oggi

Oggi la quarta generazione guida l’Azienda con una suddivisione dei ruoli chiara e complementare. Valentina cura la parte enologica, Serena si occupa di amministrazione e mercati esteri insieme al marito Marco, mentre Denise gestisce marketing, ospitalità e mercati di lingua tedesca. Gian Piero resta il riferimento per le strategie aziendali, affiancato da mamma Giovanna, anima della cucina del ristorante aziendale e centro affettivo della famiglia. L’Azienda lavora complessivamente 17 ettari di vigneto, tutti di proprietà o in affitto, e vinifica esclusivamente uve proprie.

Per ulteriori notizie sull’Azienda è possibile consultare questo precedente articolo, sempre sulle pagine di World Wine Passion.

Agricola Marrone e il global warming

La filosofia produttiva dell’Agricola Marrone si fonda su alcuni principi ben definiti. In vigna l’obiettivo è creare un sistema ecologico che favorisca la biodiversità e la salute delle piante. Le lavorazioni sono manuali, i concimi esclusivamente organici e non vengono utilizzati diserbanti. La raccolta avviene a mano, in cassette da 25 kg, trasportate con apposite “slitte” per limitare lo schiacciamento degli acini. In cantina la parola chiave resta l’eleganza: vini profumati, fini, di grande struttura ma capaci di accompagnare il cibo senza sovrastarlo.

In un contesto climatico che cambia rapidamente, il rapporto tra Agricola Marrone e il global warming dimostra come questa filosofia rappresenti al tempo stesso una forza e una sfida. Le risposte di Valentina Marrone, nelle pagine che seguono, mostrano come tradizione e adattamento possano convivere quando il filo conduttore è il rispetto profondo per la terra e per ciò che essa esprime ogni anno.

Valentina Marrone

La formazione

Valentina Marrone nasce e cresce tra le vigne di Langa, in una famiglia che del vino ha fatto ragione di vita da oltre un secolo. Fin da giovanissima affianca il padre Gian Piero nel lavoro quotidiano in vigna e in cantina. La scelta di studiare alla Scuola Enologica di Alba arriva quindi come naturale prosecuzione di un percorso già profondamente radicato nella pratica.

Determinante per la sua formazione professionale risulta l’incontro con Donato Lanati e lo staff di Enosis, con i quali l’Azienda collabora per otto anni. In particolare, la figura di Daniele Gilberti segna una svolta nella visione produttiva di Valentina, orientandola verso un approccio sempre più biologico e biodinamico. Si tratta, tuttavia, di un percorso condotto con rigore e senza dogmatismi, fondato sull’osservazione attenta del vigneto e sulla comprensione dei suoi equilibri naturali.

Valentina, l’Agricola Marrone e il global warming

Oggi Valentina è il cuore tecnico dell’Agricola Marrone. Segue ogni fase della produzione con passione e meticolosità, dalla vigna alla bottiglia. L’Azienda dispone inoltre di un laboratorio di analisi interno e, dall’ultimo anno, anche di un laboratorio enzimatico. Questi strumenti consentono un monitoraggio costante e puntuale della materia prima e dei processi fermentativi, elemento fondamentale in un contesto climatico sempre meno prevedibile.

Agricola Marrone e il global warming: una vecchie vite di nebbiolo

Agricola Marrone e il global warming: l’intervista a Valentina Marrone

Negli ultimi 10–15 anni, quali cambiamenti concreti avete osservato nei vostri vigneti in termini di fenologia, date di vendemmia, composizione delle uve? Ci sono stati episodi climatici estremi che hanno impattato significativamente la vostra produzione?

I cambiamenti fenologici

Negli ultimi 10-15 anni abbiamo osservato cambiamenti piuttosto evidenti, soprattutto legati all’aumento delle temperature medie e alla maggiore irregolarità climatica.

Dal punto di vista fenologico, il germogliamento tende ad avvenire mediamente con qualche giorno di anticipo rispetto al passato, così come l’invaiatura. Anche la vendemmia si è progressivamente anticipata: se in passato iniziavamo prevalentemente nella seconda metà di settembre, oggi capita spesso di iniziare già a fine agosto o ai primi di settembre, a seconda dell’annata e del vitigno.

Per quanto riguarda la composizione delle uve, registriamo generalmente un aumento del grado zuccherino, con potenziali alcolici più elevati; una diminuzione dell’acidità totale, soprattutto nei vitigni più precoci; un pH mediamente più alto; una maturazione tecnologica che talvolta precede quella fenolica, rendendo più delicato il momento della raccolta.

Il profilo aromatico

Anche il profilo aromatico risulta influenzato: nelle annate molto calde si nota una maggiore maturità e concentrazione, ma talvolta una minore finezza aromatica e una riduzione delle note più fresche e floreali, soprattutto nei bianchi.

Paesaggio delle Langhe dalla terrazza dell'agriturismo aziendale

Gli ultimi anni e i fenomeni estremi

Negli ultimi anni abbiamo assistito con maggiore frequenza a fenomeni estremi: gelate tardive primaverili, particolarmente problematiche dopo germogliamenti anticipati, con perdite di produzione anche significative in alcune parcelle; siccità prolungate e ondate di calore, che hanno comportato stress idrico, blocchi di maturazione e, in alcuni casi, scottature degli acini; episodi di grandine intensa, sempre più localizzati ma potenzialmente devastanti; piogge concentrate in brevi periodi, che aumentano la pressione delle malattie fungine e complicano la gestione agronomica.

Nel complesso, più che un cambiamento lineare, osserviamo una maggiore variabilità tra le annate e una gestione sempre più complessa del vigneto. È qui che la strategia di Agricola Marrone e il global warming si incontrano, richiedendo un adattamento continuo e grande flessibilità nelle decisioni agronomiche e nella scelta del momento vendemmiale.

Quali strategie agronomiche avete già implementato o state sperimentando per adattarvi al cambiamento climatico? Quali di queste si sono dimostrate più efficaci nel vostro contesto specifico?

La selezione clonale

Negli ultimi anni abbiamo lavorato su più fronti, con un approccio molto pragmatico e legato all’osservazione diretta del vigneto.

Una delle strategie principali riguarda la selezione clonale nei reimpianti. Nella scelta del materiale vegetale privilegiamo cloni che garantiscano un migliore equilibrio tra maturazione tecnologica e fenolica e una maggiore resilienza agli stress idrici e termici. È un investimento a lungo termine, ma riteniamo che sia una delle leve più importanti per costruire vigneti più adatti alle condizioni future.

La gestione del suolo

Dal punto di vista della gestione del suolo, utilizziamo il disco sottofila e il dissodatore con un obiettivo molto preciso: lavorare il terreno fino a circa 30 cm di profondità per favorire la formazione di sacche d’ossigeno che permettano alle radici di respirare meglio, soprattutto nei periodi più caldi o dopo piogge intense che possono compattare il terreno.

Allo stesso tempo, questa lavorazione taglia le radici dell’erba in profondità, lasciando però la copertura vegetale in superficie. Questo ci consente di mantenere l’umidità del suolo, ridurre il dilavamento in caso di piogge abbondanti e limitare la competizione idrica eccessiva nei momenti più critici.

Nel nostro contesto specifico, la gestione del suolo si è rivelata particolarmente efficace, perché ci permette di modulare l’equilibrio tra vigoria e stress idrico senza ricorrere sistematicamente all’irrigazione.

L'Agricola Marrone e il global warming: una vigna aziendale

La variabilità climatica: la sfida di Agricola Marrone e il global warming

È però fondamentale sottolineare che non esiste una regola valida per ogni annata. Il cambiamento climatico non significa solo temperature più alte, ma soprattutto maggiore variabilità. Un inizio di stagione nevoso e molto piovoso, come quello del 2026, cambia completamente le esigenze del vigneto: in casi simili alcune tecniche devono essere adattate, perché l’obiettivo non è più conservare l’umidità ma gestire l’eccesso idrico e il rischio di compattamento.

Il nostro approccio, quindi, non è basato su un protocollo rigido, ma su un adattamento continuo. Ogni annata è diversa e richiede decisioni agronomiche calibrate sulle condizioni specifiche di quel ciclo vegetativo.

State considerando o avete già introdotto nuove varietà più resistenti al caldo e alla siccità? Come bilanciate adattamento climatico e identità territoriale? Quali le vostre opinioni sulle varietà PIWI?

Nuovi vitigni

Per quanto riguarda l’introduzione di nuove varietà, nel nostro caso non si tratta di una risposta diretta al cambiamento climatico. L’unica varietà inserita negli ultimi decenni è il viognier, introdotto circa 25 anni fa a scopo sperimentale e non come misura di adattamento climatico.

Abbiamo scelto di impiantarlo in vigneti situati a circa 480 metri di altitudine, caratterizzati da correnti di aria fresca e da una buona escursione termica. L’obiettivo era esplorare nuove possibilità espressive in un contesto pedoclimatico adatto, più che compensare un aumento delle temperature.

Per il resto, la nostra priorità rimane la valorizzazione delle varietà tradizionali del territorio. Crediamo che l’identità territoriale sia un elemento centrale e che l’adattamento climatico debba avvenire, quando possibile, attraverso scelte agronomiche, selezione clonale e gestione del vigneto, piuttosto che attraverso una sostituzione varietale radicale.

Le varietà PIWI

Le varietà PIWI, nel contesto del cambiamento climatico, possono rappresentare uno strumento interessante, soprattutto perché riducono in modo significativo il numero di trattamenti fitosanitari, rendono la gestione più sostenibile in annate molto piovose e possono essere utili in aree dove la pressione delle malattie aumenta a causa dell’instabilità climatica.

Detto questo, il loro inserimento in territori a forte identità viticola solleva alcune riflessioni. Da un lato offrono vantaggi agronomici evidenti; dall’altro pongono questioni legate alla tipicità, all’inquadramento nelle denominazioni e all’accettazione da parte del mercato.

Le mie sorelle ed io riteniamo che le PIWI siano un ambito di ricerca molto interessante e che possano avere un ruolo importante in determinati contesti, soprattutto dove la sostenibilità ambientale è una priorità assoluta. Tuttavia, nelle aree storiche e fortemente identitarie, il loro inserimento deve essere valutato con grande attenzione, per trovare un equilibrio tra innovazione e preservazione del patrimonio varietale.

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In cantina, quali tecniche innovative state adottando per gestire uve con pH più alto, acidità più bassa e potenziale alcolico più elevato? Come questi interventi influenzano l’identità e lo stile dei vostri vini?

Le pratiche di cantina

In cantina il nostro approccio è coerente con quello in vigneto: intervenire il meno possibile e cercare di interpretare l’annata, non di correggerla in modo standardizzato.

Lavoriamo esclusivamente con lieviti autoctoni, senza inoculi selezionati, perché crediamo che la fermentazione spontanea sia uno degli strumenti più potenti per esprimere il territorio. Non abbiamo introdotto lieviti non-Saccharomyces come Lachancea thermotolerans o Metschnikowia pulcherrima: sono strumenti enologicamente molto interessanti, soprattutto per modulare acidità e profilo aromatico, ma al momento la nostra ricerca è orientata alla valorizzazione della microflora naturalmente presente sulle nostre uve.

La vendemmia 2025

La vendemmia 2025, da questo punto di vista, è stata quasi un “parco giochi” enologico. Le condizioni erano prossime alla perfezione e ci siamo trovati a lavorare con livelli di pH che, sinceramente, non avevamo mai visto descritti nei manuali di scuola in relazione a fermentazioni così equilibrate.

Eppure i lieviti indigeni hanno lavorato in modo straordinario, con cinetiche regolari e una grande precisione aromatica. La cosa più affascinante è stata osservare come la tipicità cambiasse in modo percepibile ogni 500 metri: piccole differenze di altitudine, esposizione e suolo si traducevano in espressioni fermentative e aromatiche distinte.

Comprendere per correggere

Questa esperienza ha rafforzato una nostra convinzione: anche in un contesto di cambiamento climatico, la risposta non è necessariamente “correggere”, ma comprendere meglio. Più che intervenire per standardizzare pH o acidità, cerchiamo di lavorare su timing di raccolta estremamente preciso, gestione delicata dell’estrazione, controllo attento delle temperature di fermentazione e affinamenti che rispettino l’equilibrio naturale dell’annata.

L’obiettivo non è inseguire un modello stilistico fisso, ma mettere in bottiglia l’essenza del territorio in quel preciso anno. La 2025, in questo senso, è stata un’esperienza favolosa e non vediamo l’ora di assaggiarla in bottiglia per ritrovare esattamente quella energia e quella diversità che abbiamo percepito in fermentazione.

Agricola Marrone e il global warming: le sorelle Marrone
Serena, Valentina e Denise Marrone

Come comunicate ai vostri clienti le sfide del cambiamento climatico? I consumatori accettano vini con profili diversi? Qual è la vostra visione per i prossimi 20-30 anni?

Agricola Marrone e la comunicazione

Noi comunichiamo ai nostri clienti esattamente quello che stiamo raccontando qui. Spesso si dà per scontato che “tutti sappiano tutto”, soprattutto quando si parla di cambiamento climatico, ma in realtà non è così. Per questo cerchiamo di spiegare in modo semplice e trasparente cosa succede in vigneto e in cantina, quali scelte facciamo e perché.

Raccontiamo le difficoltà, ma anche le opportunità. Spieghiamo che un’annata diversa non è un difetto, ma l’espressione autentica di condizioni climatiche specifiche. Quando il cambiamento di stile è coerente con il rispetto della natura e con le caratteristiche intrinseche del vino, i clienti lo comprendono e, anzi, lo apprezzano.

La nostra esperienza è che il consumatore evoluto non cerca uniformità, ma autenticità. Se percepisce coerenza tra ciò che diciamo e ciò che trova nel bicchiere, è disposto ad accettare – e spesso a valorizzare – profili organolettici diversi rispetto al passato.

Sostenibilità economica

Dal punto di vista economico, l’adattamento richiede investimenti importanti e continui: rinnovo degli impianti con selezioni più adatte, maggiore lavoro manuale e monitoraggio costante, gestione del suolo più attenta e tecnica, assunzione di rischi maggiori legati all’imprevedibilità climatica.

A questo si aggiunge l’incertezza normativa e, in generale, una pianificazione sempre più complessa: si fanno investimenti su vigneti che devono durare decenni, ma in un contesto climatico che cambia rapidamente. Anche l’accesso al credito e la sostenibilità finanziaria delle piccole e medie aziende diventano temi centrali.

Il vero costo, però, non è solo economico: è gestionale ed emotivo. L’instabilità continua richiede una capacità decisionale molto più dinamica rispetto al passato.

Il futuro prossimo

Nei prossimi vent’anni prevedo – e spero – un consumo minore in quantità ma maggiore in qualità. Credo che il vino debba sempre più essere percepito come prodotto culturale e agricolo, non come semplice bevanda di consumo quotidiano.

Per quanto riguarda la nostra regione, penso che rimarrà competitiva nella produzione di vini di qualità, a patto di saper evolvere senza perdere identità. Le aree con altitudini importanti, buone escursioni termiche e una forte cultura agronomica hanno ancora grandi carte da giocare.

La chiave sarà l’adattamento intelligente: non snaturare, ma interpretare. Non inseguire mode, ma rafforzare ciò che rende unico il territorio. Se sapremo mantenere questo equilibrio, il cambiamento climatico non sarà solo una minaccia, ma anche uno stimolo a produrre vini ancora più consapevoli, più territoriali e, in definitiva, più veri.

Contatti

Agricola Gian Piero Marrone

Frazione Annunziata, 13

12064, La Morra (CN)

degusta@agricolamarrone.com

denise@agricolamarrone.com

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