• Ven 19 Lug 2024

Il Sangue di Giuda DOC: tutta la dolcezza dell’Oltrepò Pavese

Storico emblema dell’Oltrepò Pavese, il Sangue di Giuda DOC rappresenta l’anima dolce del territorio e, in virtù della sua qualità, merita di ritrovare l’attenzione della quale per tanto tempo ha goduto.

Breve storia della dolcezza nel calice

Uno strano destino quello dei vini dolci! Amati e desiderati, per secoli hanno rappresentato l’emblema della qualità e della ricchezza dei pochi che li potevano assaporare. A puro titolo di esempio, ricordiamo che, fin dal Rinascimento, il papato ha mostrato di apprezzare la grande qualità del Picolit così come il Vescovo di Bergamo quella del Moscato di Scanzo e che, più in generale, durante la celebrazione della Santa Messa sono – da sempre – utilizzati vini dolci come simbolo di un’offerta nobile e rara.

La loro storia millenaria li pone, oltre che alle radici del vino, anche alla base di floridi commerci e di dure battaglie commerciali, politiche e, talvolta militari. In tal senso, basti ricordare l’embargo posto dall’Impero Ottomano alla loro esportazione verso la Serenissima, che rappresenta una delle ragione alla base del loro grande sviluppo nei territori che furono della Repubblica di Venezia oppure le guerre tra Portogallo e Regno Unito che, in seguito, hanno contribuito alla nascita del Marsala – vino fortificato ma, in generale, pur sempre dolce – così come oggi lo conosciamo.

E poi? E poi venne la seconda metà del XX secolo e millenni di storia e di sapienza iniziarono a scontrarsi contro mode e stereotipi: gli intenditori di vino bevono vini secchi, i vini dolci sono per le signore, i vini dolci sono banali e stucchevoli, sul panettone si beve lo spumante brut…e il declino ebbe inizio. Intendiamoci, il declino commerciale e di immagine perché, a tutt’oggi, si producono vini dolci di altissima qualità che nulla hanno a che invidiare in termini di pregio, eleganza, armonia e complessità ai loro più fortunati fratelli secchi.

Le righe che seguiranno saranno dedicate al Sangue di Giuda DOC, uno dei pochissimi vini dolci rossi che, a tutt’oggi, pur se con non pochi problemi continua ad impreziosire il già poliedrico quadro dell’Oltrepò Pavese enoico.

Il Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese DOC

Tipologie e vitigni 

Il Sangue di Giuda DOC – denominato anche Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese DOC – ottenne la Denominazione di Origine Controllata nel 1970 all’interno della DOC “Oltrepò Pavese” per poi divenire una Denominazione indipendente nel 2010.

Questo vino rosso dolce è prodotto nell’Oltrepò Pavese orientale – in particolare nei comuni di Montù Beccaria, Rovescala, Montescano, Castana, Canneto Pavese, Pietra de’ Giorgi, Cigognola, Broni e Stradella; per la sua produzione si utilizzano uve croatina (25 – 65%), barbera (25 – 65%), uva rara, vespolina (localmente detta ughetta di Canneto) e pinot nero, queste ultime tre varietà per un totale complessivo massimo del 45%. Il Sangue di Giuda DOC è prodotto principalmente nella tipologie frizzante e spumante anche se il Disciplinare ne autorizza la produzione anche come vino fermo; è obbligatoria l’indicazione dell’anno di vendemmia delle uve anche per le tipologie frizzante e spumante.

Nelle prossime righe è riportata una breve descrizione dei quattro vitigni tradizionali attualmente più legati all’Oltrepò Pavese, ovvero croatina, vespolina, uva rara e barbera.

Croatina

Vitigno a bacca nera originatosi in Oltrepò orientale, in particolare nei pressi del comune di Rovescala, la croatina è nota in forma scritta fin dalla metà del XIX secolo ma la sua origine è certamente più antica. Le presunte parentele con il vitigno croato hrvatica sono state escluse mediante analisi biomolecolari.

Questo vitigno, quando vinificato in purezza, dà vita a vini dalla più che notevole carica antocianica, con marcati profumi di piccoli frutti di bosco, ottima struttura e tannini di notevole importanza.

Vespolina o Ughetta di Canneto

Presente prevalentemente in Lombardia meridionale e al nord del Piemonte, questa varietà è risultata essere discendente del ben più noto nebbiolo in virtù di un incrocio spontaneo con una poco nota varietà, la coccalona nera; questo antico vitigno è presente nel Piemonte sud orientale e, con il nome di orsolina, in provincia di Reggio Emilia. La vespolina è nota, in forma scritta, fin dalla metà del XVIII secolo. In purezza regala vini marcatamente fruttati e con un’importante presenza di sentori di pepe nero in virtù delle elevatissime concentrazioni di rotundone, la molecola che le conferisce questi importanti profumi primari. Al palato, tali vini risultano essere piuttosto tannici e di buon corpo.

Uva rara

Il nome di questa varietà non è legata alla sua rarità bensì descrive i grappoli piuttosto spargoli. Nel nord del Piemonte questo vitigno è noto con il nome bonarda novarese ma, in realtà, non mostra parentele né con la croatina né con la bonarda piemontese. L’uva rara è risultata figlia di un incrocio spontaneo ancora tra coccalona nera e una seconda varietà ad oggi sconosciuta. Vinificata in purezza, questa varietà regala vini con piacevoli sensazioni fruttate e di viola, medio corpo, tannini non molto marcati e una buona morbidezza oltre che con una chiusa gradevolmente amaricante.

Barbera

Questo vitigno, pur rappresentando una varietà certamente più legata – sia nei fatti sia nell’immaginario collettivo – al confinante Piemonte, è certamente e da lungo tempo ben presente in Oltrepò Pavese, in modo particolare nella sua porzione occidentale. È, in ogni caso ben rappresentato, anche in Oltrepò orientale dove partecipa alla produzione di numerosi vini di tradizione. Il barbera – o la barbera secondo la consolidata tradizione piemontese – pare essersi originata, in un ormai lontano passato, da un incrocio spontaneo tra la già citata coccalona nera e una varietà tutt’ora sconosciuta. Quando vinificato in purezza, questo vitigno dà vita a vini di ottima intensità cromatica, dall’intenso profumo di ciliegia, buon corpo, spiccat acidità e una tessitura tannica piuttosto contenuta.

Il territorio

L’area di produzione trova, nel suo complesso, le proprie origini nei fondali marini miocenici del Messiniano (5,3–7,2 milioni di anni fa) e interessa esclusivamente la prima fascia collinare dell’Oltrepò Pavese con altitudini comprese tra 150 e 350m. s.l.m. Questa fascia è caratterizzata da valli delimitate da ripidi versanti coltivati a vigneto con substrati costituiti da rocce calcaree e limoso – argillose relativamente soffici che risultano in buona parte lavorabili. Il suolo si presenta con una tessitura da grossolana a media, con scarsa presenza di scheletro e moderatamente profondo.

In particolare, le rocce di origine messiniana sono costituite da marne gialle chiare, con lenti calcaree e rappresentano la litologia più diffusa e rappresentata.

Dal punto di vista agronomico, l’area di Broni e Stradella è principalmente caratterizzata da depositi alluvionali terrazzati con una granulometria assai variabile e la presenza di una spessa coltre di alterazione. Alternanze eterogenee di conglomerati, arenarie, siltiti e argille caratterizzano i territori dei comuni Pietra de’ Giorgi, di Montescano e Montù Beccaria e parte di Broni e Stradella. Infine, nelle valli Versa e Scuropasso sono presenti alternanze più o meno regolari di arenarie variamente cementate, sabbie, marne-siltose e argille.

La temperatura media annua presenta valori di circa 12°C; l’inverno è mite e induce una certa precocità nella ripresa vegetativa mentre le estati sono molto calde; le precipitazioni sono comprese tra gli 800 e i 900mm annui; le precipitazioni mostrano un cline verso valori leggermente inferiori spostandosi del limite orientale della Denominazione verso quello occidentale. Il mese più piovoso è generalmente maggio anche se il massimo complessivo stagionale si registra nel corso dell’autunno; al contrario, la stagione più siccitosa risulta essere l’estate.

Sangue di Giuda: un nome tra realtà e leggenda

Il nome, ovviamente, si riferisce nella realtà al suo intenso color rubino ma la leggenda che lo riguarda si rifà, come spesso accade, ad avvenimenti legati alla vita di Cristo e ai Vangeli.

Tale leggenda narra che Giuda, essendosi sinceramente pentito di aver tradito Gesù, fu da Lui perdonato e resuscitato. Arrivato nel corso di questa sua seconda vita a Broni in Oltrepò, fu riconosciuto dagli abitanti che decisero di ucciderlo per avere tradito Gesù. Giuda riuscì, però, a curare le loro viti da una malattia che le aveva colpite: in segno di riconoscenza, i viticoltori non solo gli fecero salva la vita ma gli dedicarono anche il nome del loro vino dolce rosso. Numerose varianti di questa leggenda sono ovviamente presenti: una particolarmente affascinante racconta che Giuda – tormentato dai rimorsi e desideroso di riscattarsi – dopo avere visto le viti d’Oltrepò gravemente ammalate decise di offrire la propria vita in sacrifico. Un attimo prima che il suo sangue fosse versato dalla lama dell’officiante il sacrifico, una misteriosa forza trattenne il braccio che brandiva il pugnale. Giuda dovette, pertanto, rinunciare ad offrire la propria vita in cambi della guarigione dei vigneti ma, dopo aver lasciato Broni, vide che le viti erano guarite e cariche di grappoli. Capì quindi che la propria colpa era stata riscattata e lasciò per sempre questo mondo. Gli abitanti di Broni, per riconoscenza, gli dedicarono il vino che tutt’oggi porta il suo nome.

Il Sangue di Giuda DOC: la degustazione

Il giorno 27 febbraio 2023 ho avuto il piacere di partecipare a un degustazione di Sangue di Giuda DOC, cortesemente organizzata dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese presso la sede del Consorzio stesso.

Nel corso di tale degustazione ho assaggiato 12 differenti vini dei quali 10 dell’annata 2021 e due dell’annata 2022.

Le righe che seguiranno cercheranno di fornire un’immagine complessiva di tali assaggi tratteggiando un quadro complessivo delle attuali caratteristiche di questa Denominazione.

Colgo l’occasione di queste righe per ringraziare il Consorzio per avermi offerto tale opportunità e, in modo particolare, il Direttore Carlo Veronese, l’Addetta alla Comunicazione Luciana Rota e la sommelier Gaia Servidio. Un ringraziamento speciale è, infine, dovuto, alle 12 Aziende che hanno gentilmente fornito il frutto del loro lavoro.

Il Sangue di Giuda DOC nel calice

I vini degustati – tutti della tipologia frizzante ad eccezione di un campione fermo – hanno fornito un quadro di sicuro interesse e qualità che certamente fa riflettere su quanto questa Denominazione sia sottovalutata sia dai consumatori sia, talvolta, dagli stessi produttori poco consapevoli delle potenzialità di questo vino.

Alla vista, tutti i campioni degustati hanno mostrato colori intensi e vivi descrivibili come porpora o rubino. È, però, nella loro tavolozza olfattiva che questi assaggi hanno mostrato uno dei loro principali punti di forza: le intense ed eleganti note di piccoli frutti rossi e neri – ad esempio, fragolina di bosco, mora di gelso, amarena o ribes rosso – sono arricchite da piacevoli sentori floreali riconducibili generalmente alla rosa rossa; più raramente, tra i loro profumi compaiono sentori agrumati, spesso riconoscibili come arancia sanguinella. Sono, però, le spezie dolci – in particolare, noce moscata, cannella e cardamomo – a fornire un contributo essenziale nella realizzazione dell’eleganza e della complessità olfattiva di questi vini. Da ultimo, ma non certo per piacevolezza o frequenza, è doveroso ricordare le note dolci di cipria o confetto frequentemente presenti nei quadri olfattivi di questi Sangue di Giuda DOC.

 

All’assaggio, i 12 vini degustati hanno spiccato per equilibrio, tensione del sorso e piacevolezza di beva. Il loro corpo è risultato generalmente non prorompente, così come la morbidezza, ma la composta dolcezza ha aiutato a ottenere la giusta morbidezza atta ad avvolgere e arrotondare la piacevole tessitura tannica e la non banale freschezza. In ultimo, ma non certo per importanza, l’effervescenza – garbata e mai aggressiva – ha offerto un contributo essenziale alla capacità del sorso di lasciare la bocca netta e desiderosa del sorso successivo. Le persistenze, certo non lunghissime, sono però più che adeguate alla tipologia e all’abbinamento di tali vini nel corso del pasto. Infatti, l’eleganza e l’intensità del loro quadro olfattivo, combinate alla vibrante freschezza, ai piacevoli tannini e alla gentile effervescenza, potrebbero aprire a questo vino inediti utilizzi in abbinamento non solo con le tanto citate crostate di frutti rossi e neri bensì anche con piatti non dolci ma caratterizzati da profumi intensi e speziati, spiccata grassezza e non eccessiva struttura. Cotechino, salumi crudi grassi e dolci – ad esempio – potrebbero trovare un più che felice connubio con il Sangue di Giuda DOC soprattutto in un territorio – quale l’Oltrepò Pavese – nel quale questi prodotti di grande tradizione raggiungono eccellenti livelli di qualità.

Elenco dei vini degustati in ordine alfabetico

Berté e Cordini – Sangue di Giuda – 2021

Bruno Verdi – Paradiso – 2022

Cà Montebello – Sangue di Giuda – 2022

Mon Carul Calatroni – Siliquastro – 2021

Cantine Vitea – Molinazzo – 2021

Dagradi – Sangue di Giuda – 2021

Francesco Quaquarini – Sangue di Giuda – 2021

Giorgi – Sangue di Giuda – 2021

Losito Guarini – C’era una volta… il Sangue di Giuda – 2021

Manuelina – Il traditore – 2021

Monterucco – Sangue di Giuda – 2021

Vanzini – Nemo – 2021

Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese

Via Riccagioia, 48

27050, Torrazza Coste (PV)

info@consorziovinioltrepo.it

www.consorziovinioltrepo.it

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