• Mar 31 Gen 2023

Degustare il Tempo: Tenuta Stella Collio Doc Malvasia 2014

Il tempo rappresenta per il vino qualcosa di essenziale, un qualcosa di assimilabile, per la sua importanza, all’uva stessa, alla terra che la produce e all’impegno del vignaiolo che unisce sapientemente tutto ciò.

Tutti noi appassionati di vino siamo abituati a “leggere” il lavoro del tempo per mezzo delle degustazioni verticali, ovvero l’assaggio in sequenza di diverse annate dello stesso vino.

Il tempo e la pazienza, però, non aiutano solo il vino ad evolversi ma anche gli assaggiatori a cercare approcci diversi per valutare gli effetti dello scorrere degli anni. Ecco quindi che in questo articolo, e in alcuni altri che seguiranno nei prossimi mesi, invece di una degustazione di diverse annate della stessa etichetta ho provato a descrivere l’evoluzione di una sola annata di un singolo vino con il passare del tempo.

Questo primo articolo, dedicato al Collio Doc Malvasia di Tenuta Stella, sarà pertanto il racconto dell’evoluzione di cinque bottiglie dell’annata 2014 (lotto L. ML15) degustate una per anno a partire dal 2016, annata della sua messa in commercio.

Tenuta Stella e la malvasia istriana

L’Azienda

Tenuta Stella nacque nel 2009 dall’entusiasmo per i vini del Collio di un industriale – il Cav. Sergio Stevanato – che, pur ancora al timone della propria impresa ma con i due figli già ben inseriti in ruoli chiave, decise di dare concretezza a tale passione fondando questa piccola realtà vitivinicola a Dolegna del Collio (GO). Fin dalla sua fondazione, gli obiettivi della Proprietà furono chiari: rappresentare il territorio mediante i suoi vitigni a bacca bianca più tradizionali, con prodotti di qualità che soddisfacessero la passione del Cavaliere per i vini di queste colline, incontrassero il gusto del mercato nel rispetto delle caratteristiche dei vitigni e del terroir e producessero reddito; non un giocattolo, dunque, ma un investimento capace di coniugare passione, qualità e sviluppo del territorio.

Fin dall’inizio, l’Azienda trovò la propria anima nei vitigni a bacca bianca più tradizionali di questo territorio: tocai friulano, malvasia istriana e ribolla gialla e solo negli ultimi anni ha aperto, a seguito di nuovi ampliamenti, la produzione anche a vitigni a bacca nera, ovvero schioppettino, refosco dal peduncolo rosso, merlot, cabernet franc e pinot nero; l’unica eccezione alla rigida politica dei vitigni tradizionali a bacca bianca è rappresentata dallo chardonnay, utilizzato per la produzione del suo spumante Metodo Classico pas dosé, il Tanni.

Attualmente, Tenuta Stella – condotta in regime di vitivinicoltura biologica certificata e affidata per gli aspetti tecnici ai due enologi e agronomi Erika Barbieri e Alberto Faggiani, coppia nella vita e sul lavoro – può contare su circa otto ettari di vigneti di proprietà, tutti siti nei pressi dell’Azienda in località Scriò; tali vigneti sono coltivati a guyot su terrazze ad un altitudine compresa fra i 220 e i 270m s.l.m. con rese di non più di 40 quintali per ettaro con esposizioni comprese fra est e sud-est. I terreni aziendali sono costituiti dalla ponca, una roccia di origine marina eocenica e paleocenica facilmente erodibile dagli agenti atmosferici, che tende ad evolvere rapidamente verso suoli caratterizzati da una granulometria piuttosto fine, ideali per una viticoltura di qualità. Questa zona, da un punto di vista climatico, si giova della contemporanea vicinanza delle Prealpi Giulie e del Mare Adriatico: le prime fungono da riparo contro i freddi venti settentrionali mentre il secondo, distante circa 20km, ne mitiga ulteriormente il clima. Le temperature medie estive si attestano, pertanto, su valori di circa 21,5 – 22,5°C mentre le medie invernali, ampiamente positive, si mantengono intorno i 4°C. Le precipitazioni medie annue assommano a circa 1350-1400 mm, con un massimo principale in ottobre-novembre e uno secondario in giugno. Tenuta Stella, ad oggi, produce circa 35.000 bottiglie all’anno.

La malvasia istriana

Ursula Brühl, Malvasia istriana Julius Kühn-Institut (JKI) Bundesforschungsinstitut für Kulturpflanzen Institut für Rebenzüchtung Geilweilerhof – 76833 Siebeldingen – Germany

Questo vitigno, dal germogliamento tardivo e generalmente vendemmiato verso la fine del mese di settembre, sembra essersi originato, come suggerito dal nome stesso, in Istria, dove è stato menzionato per la prima volta solo nel 1891 ma, sicuramente, era coltivato da molti secoli; in Italia, oltre che nelle zone di confine con la Slovenia – Collio e Carso su tutte – è presente e ammessa alla produzione anche in Veneto, in Emilia Romagna, in Toscana, in Abruzzo e in Sardegna, regioni nelle quali è utilizzata nei vini a Indicazione Geografica Protetta con le eccezioni delle Denominazioni di Origine Controllata Merlara, in Veneto, e Valdichiana Toscana.

Le supposte origine greche di questa varietà non hanno trovato supporto scientifico nelle analisi molecolari condotte su tale vitigno; al contrario, tali analisi hanno messo in evidenza una stretta parentela di tale varietà con la malvasia di Sardegna nota, in Italia, anche con il nome di malvasia delle Lipari.

I vini ottenuti da malvasia istriana in purezza sono generalmente ricchi, morbidi, di ottimo corpo e rotondi, pur se percorsi da una viva freschezza, e sono caratterizzati da note di frutta matura, spezie, agrumi e miele; spesso dà origine a vini connotati da un’importante percentuale in volume di alcol. Da notare, infine, che le note aromatiche, ben presenti in alcune delle molteplici varietà di malvasia, in questo vitigno appaiono appena accennate e si manifestano per mezzo di lievi sensazioni floreali di rosa bianca.

Collio Doc Malvasia 2014: la vigna, la cantina e l’annata

La vigna e la cantina

Le uve malvasia istriana in purezza utilizzate nella produzione di questo Collio Doc Malvasia provengono dai vigneti aziendali allevati a guyot su suolo marnoso-arenaceo lungo pendii che godono di esposizione sud-orientale a una quota di 250m s.l.m.; vinificato interamente in acciaio con fermentazione spontanea per mezzo di lieviti indigeni, questo vino è stato maturato per il 40% in tonneau e per il rimanente 60% della massa in acciaio; tale periodo ha avuto una durata di 10 mesi. L’annata 2014, oggetto di queste pagine, è stata posta in commercio nel mese di marzo 2016 ed è stata prodotta durante il periodo di conversione biologica dell’Azienda; la sua percentuale di alcol in volume è pari al 13%.

L’annata 2014

L’annata, climaticamente difficile per lo meno in buona parte dell’Italia settentrionale, si è presentata con un netto anticipo della data di germogliamento, fase che ha avuto inizio già con i primissimi giorni della terza decade di marzo; tale anticipo nelle diverse fasi della fenologia delle viti si è piano piano a ridotto a causa delle piogge e delle basse temperature primaverili che hanno riportato in linea con le medie stagionali lo sviluppo delle viti già entro la fine del mese di maggio.

L’estate, pur vedendo l’inizio l’invaiatura in linea con la media delle altre annate, si è caratterizzata per i mesi di agosto e settembre piuttosto piovosi e con temperature al di sotto delle medie del periodo. In genere, le uve sono giunte alla vendemmia con una concentrazione di zuccheri minore del normale e con un’importante acidità totale, spesso anche in termini di acido malico.

Le degustazioni: il vino e il tempo si raccontano

Prima di iniziare a descrivere le diverse annate, trovo giusto specificare che le cinque bottiglie oggetto della degustazione sono state conservate coricate – a partire dal 2016, anno della loro commercializzazione – nella mia cantina personale, situata sotto il livello stradale, buia, con umidità idonea e temperature oscillanti fra i circa 12°C in inverno e il 22°C in estate ma con temperature molto stabili nel corso delle singole giornate. Da ultimo, mi pare importante specificare che ciascun tappo si mostrava alla vista e all’olfatto in ottimo stato di conservazione e, pertanto, apparentemente privo di difetti.

Degustazione del 10 maggio 2016

Il suo cristallino color dorato funge da preludio a un bouquet intenso, fine e complesso nel quale le varie componenti odorose appaiono armoniosamente frammiste pur svelandosi in modo chiaro e nitido. Ecco quindi, inizialmente, offrirsi a noi le sensazioni di pesca a polpa bianca e albicocca mature affiancate da quelle lievemente più “aspre” dell’uva spina. In seguito, il suo panorama olfattivo lascia spazio a un susseguirsi di differenti profumi capaci di spaziare da leggere note di rosa bianca e di cedro fresco fino ai sentori di anice stellato, erbe aromatiche e mandorla dolce non tostata; da ultimo, ma non certo per importanza, l’insieme è attraversato da un’elegante mineralità che riporta i nostri sensi alla “ponca” dalla quale questo vino ha avuto origine

Al sorso, sfoggia in ingresso quasi tagliente – grazie alla vivida freschezza e alla spiccata sapidità – che trova il proprio equilibrio nel ricco corpo e nella più che marcata morbidezza dando così vita una beva facile ma certo non scontata; lunga la persistenza.

Degustazione del 15 aprile 2017

Di color dorato intenso e cristallino, questo secondo assaggio apre al naso con note di frutta matura – quali, ad esempio, mela Golden e pesca gialla – alle quali si affiancano le note, sempre fruttate, dell’ananas e del mango; una breve attesa e una lieve rotazione del calice ci permettono, ora, di godere dei sentori agrumati del cedro fresco oltre che di quelli vegetali delle erbe officinali. Il suo bouquet si completa, infine, per mezzo di una gentile sensazione di pietra focaia – che evolve col trascorrere dei minuti verso le sensazioni rocciose descritte nell’assaggio precedente – oltre che di una sfumatura di pepe bianco.

L’ingresso al palato è ricco, piacevolmente caldo e grasso ma, nel contempo, equilibrato e composto: la ricchezza del corpo e l’importante morbidezza, infatti, trovano il proprio contraltare nella lineare freschezza e nella sempre ben presente sapidità che conferiscono al sorso l’importante pregio di chiamare alla beva; più che soddisfacente la persistenza.

Degustazione del 6 aprile 2018

Dal calice, nel quale si presenta di un intenso e cristallino color oro antico, emergono intense e fini note di albicocca e frutta tropicale mature oltre che quelle agrumate del cedro candito. Una breve attesa ed ecco comparire i sentori di erbe aromatiche, ben riconducibili alla maggiorana e al rosmarino, oltre che la sempre ben presente mineralità che, leggermente ondivaga, si colloca tra la pietra focaia e la roccia; l’intero bouquet è attraversato da una piacevole vena balsamica, che riporta i nostri sensi alla mentuccia, e gli conferisce un’intrigante verticalità olfattiva.

L’attacco in bocca mostra ancora una viva freschezza e una più che adeguata sapidità che, perfettamente integrate nell’ottimo corpo e nella sempre importante morbidezza, danno vita a un unicum equilibrato e armonico; molto più che soddisfacente la persistenza e assai elegante il fin di bocca che si connota per una garbata chiusa ammandorlata.

Degustazione del 12 aprile 2019

Di color dorato intenso e lucente, si offre a noi con un naso fine e intenso nel quale, inizialmente, spiccano le note fruttate dell’albicocca molto matura e dell’ananas sciroppato che sembrano ammantare le nette, ma certo non sgradevoli, note di polvere da sparo; una lieve rotazione del calice permette al vino di aprirsi ulteriormente donandoci sentori di fiori di ginestra, erbe provenzali e fieno; una sfumatura speziata di zenzero ne completa il quadro olfattivo arricchendolo di una gentile sfumatura “piccante”.

Il sorso – ampio, vivo, vibrante e ricco – è sostenuto dall’ancora tesa freschezza e dalla marcata sapidità che, nel loro insieme, fungono da asse di sostegno e simmetria alla più che marcata morbidezza e alla pienezza del corpo; ciò che ne deriva è un vino dalla bocca equilibrata, capace di chiamare a gran voce il sorso successivo e di abbandonarci lentamente in virtù della lunga persistenza.

Degustazione del 13 aprile 2020

L’intenso e cristallino color dorato di questo vino è impreziosito dalle prime leggere sfumature ambrate a ricordarci gli anni trascorsi ma, nel contempo, è capace di creare forti aspettative sul prosieguo della degustazione.

Tali aspettative non vengono certo disilluse quando, portato il calice al naso, si è avvolti da un bouquet in grado di coniugare intensità ed eleganza: le note fruttate molto mature dell’albicocca e dell’ananas sciroppato sono affiancate dalle sfumature floreali della rosa bianca appassita oltre che da quelle speziate delle zafferano; i sentori delle erbe provenzali, il profumo del panettone e una pennellata di polvere da sparo ne completano il caleidoscopico panorama olfattivo.

Il sorso è teso, dinamico e ampio nonché capace di offrire una beva di carattere e di grande soddisfazione. Il corpo e la morbidezza – sempre degni di nota pur se leggermente meno importanti rispetto ai precedenti assaggi – vestono con precisione sartoriale la ben presente freschezza e l’immancabile sapidità offrendo così all’insieme un compiuto equilibrio e un’impeccabile armonia; lunga la persistenza.

Note conclusive

Questo Collio Doc Malvasia 2014 di Tenuta Stella ha sempre mostrato, nel corso dei cinque assaggi, una notevole eleganza e una spiccata complessità olfattiva abbinate a un sorso importante, equilibrato e dalla beva facile ma non per questo banale. Nel corso degli anni si è assistito a un evoluzione dei profumi verso la frutta via via più matura e verso gli agrumi canditi mantenendo – pur se con espressioni diverse – una spiccata mineralità. All’assaggio, l’importanza della struttura, tipica del vitigno, è sempre stata ben percepibile e sostenuta da una non comune sapidità e da una freschezza composta, pur se vivida, lungo tutto il suo percorso evolutivo. Non vi dubbio, almeno per me, che il vino abbia retto in modo ottimale al trascorrere del tempo e che non fosse, anche con l’ultimo assaggio, giunto all’inizio del proprio declino.

Tenuta Stella

Via Sdencina, 1

34070, Dolegna del Collio (GO)

info@tenutastellacollio.it

www.tenutastellacollio.it

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