• Sab 26 Nov 2022

Castello Bonomi, la Franciacorta e l’erbamat

L’attenzione all’eleganza, alla territorialità e alla ricerca finalizzata a una vitivinicoltura a basso impatto ambientale rappresentano le cifre distintive di Castello Bonomi, una delle Aziende simbolo del Franciacorta DOCG

Castello Bonomi e la famiglia Paladin: la passione per la Franciacorta

Avvicinandosi alla Franciacorta da sud, il primo rilevo che ben si scorge è un alto colle isolato chiamato Monte Orfano che, con i suoi 452 metri di altezza, ospita sulle sue pendici meridionali il comune di Coccaglio (BS). È proprio qui, dove la pianura lascia il posto ai ripidi e soleggiati pendii del Monte, che la famiglia Paladin dal 2008 gestisce l’Azienda vitivinicola Castello Bonomi. Si tratta di una più che affermata realtà che ha sede nell’edificio in stile liberty progettato alla fine del XIX secolo dall’architetto bresciano Antonio Tagliaferri, su commissione della famiglia del rivoluzionario Andrea Tonelli, noto carbonaro e precursore del Risorgimento. La famiglia Bonomi, che nel frattempo aveva acquistato la proprietà ed è ancora titolare dell’edifico principale, si fa promotrice di un attento ripristino dei terrazzamenti e dei relativi vigneti su di essi coltivati. Successivamente, con l’arrivo della famiglia Paladin e con il fondamentale supporto di Leonardo Valenti – docente dell’Università Statale di Milano, uno dei più autorevoli nomi della ricerca vitivinicola – e dello chef de cave Luigi Bersini, l’Azienda intraprende il percorso che in pochi anni, grazie a passione, investimenti e ricerca la condurrà a ottenere prestigiosi risultati nell’ambito spumantistico nazionale e non solo.

Castello Bonomi e alcune sue vigne

Castello Bonomi: un’Azienda legata alla terra e alla sua salute

In questi anni, il percorso aziendale è stato fortemente indirizzato verso gli obiettivi di qualità e sostenibilità ambientale perseguiti soprattutto per mezzo di una costante attenzione alla ricerca e all’innovazione. Un punto di forza in tale senso è l’adesione al protocollo ItaCa (Italian wine carbon Calculator), che permette di monitorare oggettivamente il processo produttivo relativamente all’impronta carbonica e di individuare i punti critici da affrontare per migliorare l’efficienza economica e ambientale della filiera aziendale.

A questo primo – ma fondamentale passo – si affianca una viticoltura improntata alla compatibilità ambientale, ad esempio per mezzo dell’inerbimento dei vigneti tramite leguminose; sempre con l’obiettivo di una gestione finalizzata alla tutela del benessere delle vigne per mezzo della salute dell’ambiente, e in modo particolare delle concimazioni naturali, l’Azienda sta anche partecipando alla ricerca sull’utilizzo di digestato in viticoltura, per dare nuova funzione anche ai residui solidi della pressatura. È fondamentale evidenziare che, al fine di evitare un eccessiva introduzione di nutrienti nell’ambiente, in vigna sono utilizzate le tecniche tipiche della viticoltura di precisione tramite la “tecnologia a rateo variabile – VRT” adottata attraverso il progetto Life Vitisom, che consente di calibrare la distribuzione di fertilizzanti organici in base alle effettive esigenze della vite, basate su precedenti indagini fotogrammetriche inerenti la vigoria della vigna.

Castello Bonomi: il suo territorio e le sue vigne

Come già indicato, l’Azienda sorge alle pendici del Monte Orfano in comune di Coccaglio (BS). I suoi 24 ettari di vigna sono allevati a cordone speronato entro i 275m s.l.m di quota su pendii aventi esposizioni comprese fra sud-est e sud-ovest e costituiti da suoli derivanti da una matrice di conglomerato calcareo, gessoso, friabile e ricco di sali minerali; l’area gode di microclima mediterraneo con una piovosità inferiore del 20% rispetto alle altre zone della Franciacorta.

Nel loro complesso, i vigneti sono suddivisi in 24 diversi cru, vendemmiati e vinificati separatamente, al fine di esaltare le caratteristiche e l’identità di ogni lembo di terra.

Per quanto riguarda le vigne dedicate alla spumantistica, esse sono costituite da chardonnay, pinot nero ed erbamat.

L’erbamat: dalla storia al presente e al futuro

Era l’ormai lontano 2010 quando il Consorzio Franciacorta decise, in accordo con il Prof. Leonardo Valenti, di lanciare un progetto di studio, recupero e valorizzazione di un antico vitigno probabilmente originario della Valtenesi, un’area sita in prossimità delle sponde bresciane del Lago di Garda. Al progetto, inizialmente, aderirono cinque aziende franciacortine, ovvero, Castello Bonomi, Barone Pizzini, Berlucchi, Ferghettina e Ronco Calino. Le motivazioni alla base del progetto, oltre a quelle evidenti di conservazione di uno storico rappresentante del germoplasma viticolo autoctono, erano legate al riscaldamento globale e alla conseguente difficoltà nel garantire la necessaria acidità – in particolare malica – alle basi spumanti.

Castello Bonomi, non essendo partito dall’impianto di nuove barbatelle ma avendo soprainnestato tale vitigno su ceppi già presenti e produttivi, riuscì a svolgere la prima vendemmia, e la conseguente prima vinificazione sperimentale, già a partire dal 2011 ottenendo fin da subito risultati incoraggianti. In tal senso, è opportuno specificare che le note vegetali che si sviluppano nelle basi spumanti ottenute da erbamat – dovute alla presenza di composti solforati detti tioli come, ad esempio, nel sauvignon blanc – scompaiono completamente nel corso della rifermentazione in bottiglia.

L’erbamat: storia e caratteristiche

Agostino Gallo, per primo, cita questo vitigno, verso la metà del’500, nella sua opera “Le vinti giornate dell’agricoltura et de’ piaceri della villa” ove scrive “Albamate, atteso che fanno vin più gentile d’ogni altro bianco: ma perché tardano à maturare, non è perfetto sin’al gran caldo, & più quando ha passato un anno”. In seguito, Grattarolo (1857) lo cita nella sua “Historia della Riviera di Salò” e ancora lo ritroviamo indicato da Solitro (1897) come uno dei migliori vitigni della zona del Garda. La sua area di origine sembra essere costituita dalla Valtenesi e, più in generale, dalle zone vicine al Lago di Garda nonché dalla Franciacorta. Recenti analisi biomolecolari hanno evidenziato la coincidenza genetica fra erbamat e verdealbara, un vitigno tipico della area di Avio in Val d’Adige (TN).

Grappoli di erbamat

Si tratta di una varietà tardiva sia per il germogliamento sia per la maturazione; nell’area del Monte Orfano, ad esempio, matura circa 40 – 60 giorni dopo chardonnay e pinot nero. Inoltre, è un’uva ricca di acidità in gran parte dovuta all’elevata presenza (6 – 7g/l a maturazione) di acido malico negli acini. È una varietà idonea a suoli sciolti e poco fertili, ben resistente agli stress idrici; si mostra sensibile alla botrite e all’oidio.

Attualmente, Castello Bonomi alleva circa 1ha di questo vitigno.

L’erbamat è stato definitamente inserito nel Disciplinare di Produzione del Franciacorta DOCG nel 2017; il suo utilizzo, nella percentuale massima del 10%, è ammesso in tutte le tipologie ad esclusione del Satèn.

Le degustazioni

Di seguito saranno raccontati i due Metodo Classico contenenti erbamat prodotti da Castello Bonomi; oltre a questi, sarà recensito il CruPerdu Brut 2017, uno dei prodotti più iconici dell’Azienda. In un precedente articolo, è già stata descritta la Riserva Lucrezia Etichetta bianca – Franciacorta DOCG Satèn – 2009

Cuvée 1564 – Vino Spumante di Qualità Metodo Classico Brut – 2015

Questa Cuvée è ottenuta a partire da uve erbamat (40%), chardonnay (30%) e pinot nero (30%) poste in pressa con i grappoli interi; l’elevata presenza di erbamat ne impedisce la messa in commercio all’interno della DOCG Franciacorta. Il residuo zuccherino è pari a 2g/l; la bottiglia degustata è stata sboccata nel corso del mese di aprile 2021.

Nel calice, questo Metodo Classico si offre di un lucente color paglierino intenso ulteriormente impreziosito dalle lente e lunghe catenelle di finissime bollicine.

Il bouquet, intenso e fine, apre con note fruttate e agrumate di frutta gialla matura, cedro piuttosto acerbo e un intenso mandarino; tali profumi sono in eccellente armonia con le sensazioni di panificazione, crema pasticcera e mandorla fresca che ne completano l’intrigante tavolozza olfattiva. Nel calice, col tempo, evolve regalandoci nuove emozioni tra le quali mi piace ricordare i sentori di tè nero.

Il sorso spicca per tensione, vena acida e marcata sapidità che gli conferiscono una beva snella nonostante il corpo ricco e la notevole morbidezza; il perlage risulta molto fine e avvolgente al palato e la lunga persistenza, affiancata dalla grande piacevolezza del fin di bocca, completano un assaggio sicuramente da ripetere.

Cuvée 1564 – Franciacorta DOCG Brut Nature – 2017

Il Cuvée 1564 – Franciacorta DOCG Brut Nature 2017 è stato ottenuto da uve chardonnay e pinot nero in pari misura (45%) con l’aggiunta di uve erbamat nella misura del 10% così come previsto dal Disciplinare; la bottiglia degustata era stata sboccata nel mese di gennaio 2022.

Dal calice, nel quale questo Franciacorta appare di un brillante color paglierino attraversato da un’effervescenza elegante e molto fine, emerge un quadro olfattivo giovanile e gradevole con note di frutta a polpa bianca, mela verde e lime oltre a garbate sensazioni di lievito.

Al palato, appare di vivida freschezza e ben presente sapidità, entrambe ottimamente integrate nella pienezza del corpo e nella più che percepibile morbidezza; all’assaggio, l’eleganza del perlage e la più che soddisfacente persistenza reclamano a gran voce il sorso successivo.

CruPerdu – Franciacorta DOCG Brut – 2017

Questo Metodo Classico, emblema dell’Azienda insieme alle Riserve Lucrezia, trae origine da uve chardonnay (70%) e pinot nero (30%); lo chardonnay è fermentato in barrique.

Il vigneto di provenienza di queste uve era stato negli anni invaso dal bosco; nel 1986, viene riscoperto da Luigi Bersini, lo Chef de Cave dell’Azienda, che dà così il via al recupero dell’area ispirando in tal modo il nome di CruPerdu.

Cruperdu2 Bonomi

Il suo luminoso color paglierino, ravvivato ulteriormente dalla fine effervescenza, prelude a un bouquet fine, dolce e delicato con note di pesca bianca, confetto, gelsomino e mandorla dolce lievemente tostata.

Al sorso, colpisce per l’eleganza delle bollicine che sfoggiano un attacco deciso per divenire al centro bocca cremose e avvolgenti. Nel complesso, la beva è snella e gradevole con la viva freschezza e la spiccata sapidità a sorreggere il corpo e la ben presente morbidezza; lunga la persistenza e assai armoniosa la chiusa ammandorlata.

Degustazioni del giorno 10 settembre 2022

Castello Bonomi

Via S. Pietro, 46

25030, Coccaglio (BS)

info@castellobonomi.it

www.castellobonomi.it

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