• Sab 26 Nov 2022

Le verticali di World Wine Passion: l’Archetipo di Ezio Poggio

Viticoltura di montagna, un antico vitigno, la pazienza e il coraggio: in poche parole, l’Archetipo di Ezio Poggio

I magri pendii della media Val Borbera, nell’Appennino alessandrino al margine meridionale dei Colli Tortonesi, ospitano le vigne di Ezio Poggio, un produttore che, insieme ad altri, ha fortemente contribuito alla rinascita del timorasso, antico vitigno a bacca bianca della porzione sud-orientale del Piemonte e, in modo particolare, proprio dei Colli Tortonesi.

Tra le numerose etichette di Ezio spicca, l’Archetipo, il suo timorasso del cuore che sintetizza in modo esemplare le caratteristiche fondamentali del vitigno e del territorio dal quale trae origine.

Foto di Adriano Giraudo

I Colli Tortonesi

La Denominazione

La Denominazione di Origine Controllata “Colli Tortonesi”, nata nell’ormai lontano 1973, si estende sul territorio di 47 comuni in provincia di Alessandria nella porzione sud-orientale del Piemonte. L’importanza della produzione viticola per il territorio è testimoniata dai quasi 900 ettari vitati costituiti per circa il 57% da barbera a cui segue il timorasso con quasi il 15%; superfici significative sono poi dedicate a cortese, dolcetto e croatina . La produzione vitivinicola è gestita e indirizzata dal Consorzio che, ottenuto l’Erga Omnes nel 2014, rappresenta 57 Soci per un totale di circa il 98% della produzione totale di uva (dati Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi, 2019). Il Disciplinare prevede un’ampia gamma di tipologie e due sottozone: Monleale, dedicata al vitigno barbera, e Terre di Libarna, che riunisce i comuni ricadenti nella Val Borbera dove i vigneti sono coltivati a quote comprese fra i 400 e i 600m s.l.m.; in questa sottozona è, inoltre, è ammessa la produzione di vini spumanti, sia Martinotti sia Metodo Classico. È prevista, a breve, una modifica al Disciplinare che porterà all’istituzione della sottozona Derthona. Tale sottozona sarà esclusivamente riservata al timorasso e comprenderà tutti i comuni dell’intera DOC ad eccezione del comune di Carrega Ligure; il dato innovativo – e di grande interesse – è che per ciascun comune sarà indicata una quota minima al di sotto della quale non potrà essere rivendicata la sottozona.

Ezio Poggio

Il territorio

Dal punto di vista geografico, i Colli Tortonesi si estendono tra la Pianura Padana e gli Appennini fino a giungere ai 1700 metri di altezza dei monti Ebro e Chiappo; dalle diverse cime scendono i principali torrenti che danno origine alle valli Curone, Grue, Ossona, Scrivia, Spinti e Borbera.
La litologia del territorio è costituita prevalentemente da terreni sedimentari appartenenti alla successione stratigrafica del Bacino Terziario Piemontese, ovvero il complesso di sedimenti che costituiscono i rilievi collinari del settore sud-orientale di tale regione con esposizione prevalente SW-NE e con inclinazioni da 15° a 30°. Tali suoli, argillo-marnosi e ricchi di litio, conferiscono al vino una spiccata sapidità. Da notare che una parte importante del substrato geologico è ascrivibile al Tortoniano, ovvero a quelle marne azzurre che da Barolo (CN) giungono fino alla Toscana.
Il clima è caratterizzato da inverni freddi, da una temperatura media annua di circa 12°C e da precipitazioni medie annuali comprese fra gli 800 e i 1100mm oltre che rilevanti escursioni termiche tra il giorno e la notte durante il periodo terminale di maturazione delle uve.

Grappoli di timorasso

Il timorasso e la storia dei vitigni a bacca bianca piemontesi

L’Alessandrino è da secoli la terra piemontese più vocata alla produzione di vini bianchi. Questa caratteristica è stata abitualmente collegata alla vicinanza con i mercati liguri, facilmente raggiungibili tramite i valichi appenninici e certamente più interessati ai vini bianchi di quanto non lo fossero il mercato milanese – e lombardo più in generale – così come quello del resto del Piemonte. Già negli anni compresi fra tra il 1304 e il 1309 il bolognese Pier de Crescenzi, attivo ad Asti e autore di un trattato di agricoltura, inserisce nell’elenco delle varietà a lui note il gragnolato, tipica del Tortonese e generatrice di vini “nobilis saporis et odoris“.
Questo vitigno, peraltro non ancora identificato con certezza, ricompare piuttosto frequentemente nei secoli successivi in diverse aree dell’Alessandrino (Fubine nella prima metà del 1600, Lu e S. Salvatore Monferrato nel 1734-35). Nell’Ampelografia della Provincia di Alessandria, redatta e pubblicata da De Maria e Leardi nel 1857, sono descritte ben 37 varietà a bacca bianca facendo così del Piemonte sud-orientale la zona più ricca di vitigni autoctoni a bacca bianca di questa regione.
Poco è noto sulle parentele del timorasso con gli autoctoni piemontesi o italiani; recenti analisi genetiche hanno mostrato interessanti legami fra questa varietà e il lambruschetto, un vitigno a bacca nera coltivato in una ristretta area nei pressi di Castelnuovo Bormida (AL); questo fatto fornirebbe un valido supporto a favore delle origini autoctone del timorasso stesso. Alcuni Autori hanno anche ipotizzato l’esistenza di relazioni genetiche fra il timorasso e il nebbiolo ma ulteriori indagini condotte da Anna Schneider e Jose Vouillamoz non hanno ne hanno trovato conferma.
Sopravvissuto nei secoli, il timorasso ha seriamente rischiato di estinguersi quando, a partire dal secondo dopoguerra, l’abbandono delle campagne e l’aumento dell’interesse nei confronti dei vini rossi lo hanno portato lungo un declino che sembrava essere inesorabile.
La sua salvezza ha avuto inizio, a partire dalla fine degli anni ‘80 dello scorso secolo, grazie all’impegno e all’intuizione di un giovane e allora sconosciuto vignaiolo, Walter Massa. Il suo grande impegno, rapidamente affiancato da quello di suoi numerosi colleghi, ha portato a una seconda primavera di questo vitigno che attualmente riscuote grande interesse sia in Italia sia all’estero.

L’Azienda Ezio Poggio

Ezio e Mary Poggio

Giunta alla terza generazione, l’azienda Ezio Poggio è attualmente condotta da Ezio e sua sorella Mary con la fattiva collaborazione del giovane Guglielmo.
Il progetto aziendale, fin da subito indirizzato alla valorizzazione del timorasso, vede la luce nel 2003 e compie un ulteriore importante passo con la prima vendemmia nel corso del 2008 e in seguito, nel 2011, con l’adesione al Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi del quale, attualmente, Ezio è vicepresidente.
Ad oggi, Ezio e Mary possono contare su otto ettari di vigneto ai quali, presto, se ne aggiungeranno altri due; tutte le vigne aziendali si trovano in Val Borbera all’interno della sottozona Terre di Libarna, principalmente a quote comprese fra i 400 e i 600m s.l.m; la produzione attuale si attesta intorno alle 35.000 bottiglie all’anno che trovano nell’Archetipo il loro alfiere più significativo. In tal senso, mi fa piacere ricordare che nel corso del 2022, l’annata 2019 di questo vino è stata premiata con i 2 Bicchieri dal Gambero Rosso. Di grande interesse è anche la piccola – e ottima – produzione di timorasso Metodo Classico, iniziata con il millesimo 2016, e autorizzata, come scritto in precedenza, solo nella sottozona Terre di Libarna.

La verticale di Archetipo – Colli Tortonesi DOC “Terre di Libarna” Timorasso di Ezio Poggio

L’Archetipo è ottenuto da uve timorasso in purezza prodotte dai vigneti aziendali a quote comprese fra i 400 e i 600m di quota allevati a guyot con potatura corta su pendii argilloso-calcarei di medio impasto aventi esposizione tra sud e sud-ovest. Alla pressatura soffice delle uve, segue una vinificazione interamente in acciaio con un prolungato affinamento sulle proprie fecce nobili e regolari batȏnnage; prima della commercializzazione, questo timorasso riposa in bottiglia per almeno sei mesi. Nel corso della mia visita del giorno 10 agosto 2022, ho avuto il piacere di degustare le annate 2020, 2018, 2016 e 2014.

Le vigne di timorasso in Val Borbera

2020

Il suo brillante color paglierino ci introduce a un quadro olfattivo fine e intenso pur se ancora decisamente giovanile. Le note di frutta bianca, bergamotto ed erbe provenzali sono elegantemente inframmezzate da un’evidente mineralità che riporta alla mente direttamente i sassi. Al palato, si offre molto morbido, di gran corpo, fresco e molto sapido sfoggiando in tale modo un sorso di non comune struttura pur preservando intatta la piacevolezza di beva; lunga la persistenza.

2018

Dal calice, nel quale questo millesimo sfoggia un intenso e lucente color paglierino, emerge un bouquet capace di unire intensità, eleganza e complessità. In un primo momento, infatti, è facile riconoscere intense note di albicocca e pesca gialla ben mature affiancate da sensazioni di fiori di ginestra e dalle prima sfumature di idrocarburo, tipiche del vitigno; con l’aiuto del trascorrere del tempo, nonché di una rispettosa rotazione del calice, dal bicchiere giungono a noi intriganti sentori di salsedine, erbe aromatiche e cedro fresco che completano un arcobaleno olfattivo di non comune interesse.
Il sorso – ampio, profondo, molto morbido e strutturato – è perfettamente sorretto da un’ancor vivida freschezza e da sensazioni salate assai marcate ma, nel contempo, eleganti e composte. Nel complesso, un vino ricco ma dalla beva agile e di piena soddisfazione che chiude lungo con un fin di bocca elegante nonché capace di condurci per mano al sorso successivo.

2016

Il suo color paglierino brillante ci fa presagire un vino in perfetto stato di conservazione con connotazioni ancora giovanili e, pertanto, in grado di evolvere in bottiglia ancora per molti anni.
Queste prime impressioni trovano immediata conferma nelle note giovanili e fragranti di frutta gialla matura inframmezzate da sentori di mandarino, caramella d’orzo e idrocarburo, quest’ultimo ancora ben lontano dall’essere prevaricante all’interno del quadro olfattivo. L’ottimo corpo e la spiccata morbidezza trovano il loro naturale contrappunto – e il dovuto equilibrio – grazie alla sempre evidente sapidità e a una freschezza ottimamente vestita ma pur sempre vibrante e in grado di regalare personalità e gradevolezza alla beva; molto lunga la persistenza.

2014

Figlio di un’annata sicuramente complessa, questo timorasso ha però goduto, grazie alla sua maturazione generalmente tardiva, di un settembre climaticamente ottimale che ha permesso di ottenere vini che coniugano spiccata freschezza, bouquet ricchi e complessi e ottima serbevolezza.
Nel calice, sfoggia un intenso e luminoso color dorato, preludio a un quadro olfattivo elegante e complesso che apre con note di frutta gialla matura, cedro candito ed elegante idrocarburo per offrire poi sentori di erbe provenzali e miele di castagno. L’intero bouquet è percorso da una lieve, ma nitida, vena balsamica che regala verticalità all’insieme.
Al palato, offre una spiccata morbidezza e un ricco corpo che trovano il proprio asse di simmetria nella vibrante freschezza e nella più che evidente sapidità. Nel complesso, un vino che certo non mostra segni di stanchezza, con una beva agile ma di grande personalità e carattere che chiude molto lungo e con un affascinante fin di bocca.

Ezio Poggio
Località Colombaie, 1
15060, Vignole Borbera (AL)
info@eziopoggio.com
www.eziopoggio.com

Read Previous

Castello Bonomi, la Franciacorta e l’erbamat

Read Next

Il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti 2022: si prepara un’edizione da record