Pepe Raventós: un pioniere nel Penedès

Introduzione

Nel cuore della Catalogna, una delle regioni vinicole più antiche e prestigiose della Spagna, un uomo sta guidando una rivoluzione silenziosa ma potente. Josep “Pepe” Raventós, erede di una dinastia di viticoltori che affonda le sue radici nel lontano 1497, non è solo il custode di una tradizione secolare, ma anche un pioniere visionario che sta ridisegnando il futuro del Penedès. La sua storia è un intreccio affascinante di rispetto per il passato e audace innovazione, un percorso che lo ha portato a sfidare le convenzioni e a creare un nuovo paradigma per la viticoltura di qualità, ponendo la relazione tra uomo e natura al centro della sua filosofia.

Pepe Raventós, il protagonista di questa intervista
Pepe Raventós

La famiglia Raventós

La famiglia Raventós ha scritto capitoli fondamentali nella storia del vino spagnolo. Fu il trisavolo di Pepe, Josep Raventós Fatjó, a produrre nel 1872 il primo spumante con metodo classico della Spagna, utilizzando esclusivamente uve autoctone. E fu suo nonno, Josep Maria Raventós i Blanc, a essere una figura centrale nella creazione della D.O. Cava nel 1986. Eppure, nel 2012, Pepe ha compiuto un gesto tanto audace quanto significativo: ha deciso di abbandonare la D.O. Cava, convinto che il marchio si fosse progressivamente svilito, perdendo il legame con il territorio e la qualità intrinseca.

Pepe and Manuel Raventós, titolari di Raventós i Blanc
Pepe con il padre Manuel Raventós, titolari di Raventós i Blanc

Pepe Raventós e la Conca del Riu Anoia

Questa scelta coraggiosa ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo, non solo per la famiglia Raventós, ma per l’intera regione. Pepe ha dato vita a Conca del Riu Anoia, un progetto ambizioso per una nuova denominazione di origine basata su principi rigorosi di viticoltura, precisione geografica e un impegno a lungo termine verso l’eccellenza. La sua filosofia si fonda sul rispetto assoluto per il territorio, un approccio che si traduce in una viticoltura biologica e biodinamica, con l’obiettivo di produrre vini che siano l’espressione più pura e autentica del loro luogo d’origine. Questo impegno è stato recentemente riconosciuto con l’ottenimento della certificazione B Corp per Raventós i Blanc, con un punteggio di 114.1, a testimonianza degli alti standard di responsabilità sociale e ambientale, governance e trasparenza.

Una vigna di Pepe Raventós

Pepe Raventós: impegno, passione e rispetto

L’approccio di Raventós i Blanc va oltre la semplice produzione di vino. Le sue Aziende, infatti, adottano una gestione olistica del territorio, integrando vigneti, boschi, fiume e fauna selvatica in un unico sistema vivente. L’impegno sociale si concretizza in progetti come “Ciutat Nua“, in collaborazione con il centro penitenziario Can Brians 2, per sostenere la formazione e il reinserimento dei detenuti. Questa visione si incarna perfettamente in Can Sumoi, il suo progetto più personale e radicale. Nata nel 2017 in un’antica tenuta a 600 metri di altitudine nel Massiccio del Montmell, Can Sumoi è un’isola di biodiversità dove Pepe, insieme all’amico d’infanzia Francesc Escala, produce vini naturali senza compromessi: senza additivi, senza chimica di sintesi, senza solfiti aggiunti. Qui, vitigni autoctoni come lo xarel·lo e il sumoll, che Pepe definisce “il nebbiolo del Penedès”, trovano la loro massima espressione, dando vita a vini verticali, eleganti e profondamente legati alla terra.

Raventós i Blanc oggi

Oggi, Pepe Raventós guida tre realtà complementari: la storica cantina di famiglia Raventós i Blanc, dedicata agli spumanti d’eccellenza della Conca del Riu Anoia; Can Sumoi, il suo laboratorio di vini naturali d’alta quota; e Vins Pepe Raventós, una linea di “vini garage” dove sperimenta e dà libero sfogo alla sua creatività. In questa intervista, avremo il privilegio di dialogare con lui, di approfondire la sua filosofia produttiva, di scoprire i segreti dei suoi vini e di comprendere la sua visione per il futuro del Penedès, una regione che, grazie a pionieri come lui, sta vivendo una splendida rinascita.

Le vigne di Pepe Raventós con la neve

L’intervista

Ciao Pepe, innanzitutto grazie per aver accettato di parlare con World Wine Passion. La mia prima domanda è: qual è la tua opinione sull’attuale stato della produzione vinicola nel Penedès e quali ritieni siano i fattori più importanti per promuovere i suoi vini, sia quelli prodotti con il metodo classico che quelli fermi?

Il Penedès sta vivendo una splendida rinascita. Questa regione è uno dei paesaggi più privilegiati al mondo e dobbiamo ricordare che la viticoltura è nata proprio qui, nel Mediterraneo. Questo patrimonio è la nostra forza. La nostra posizione nel mondo è invidiabile: abbiamo il clima, siamo nel Mediterraneo e possiamo coltivare con metodi biologici con una naturalezza che molte regioni possono solo sognare.

Il Penedès sta ritrovando le sue radici: recuperando vecchi vigneti, riportando in auge varietà dimenticate e lavorando la terra con onestà.

Al centro di questa rinascita ci sono lo xarel·lo e il sumoll. Maturano con uno straordinario equilibrio e danno vita a vini eleganti, verticali e fedeli alla loro origine. Lo xarel·lo è al vertice delle uve bianche per la sua freschezza, la sua capacità antiossidante e il suo potenziale di invecchiamento. Il sumoll, un tempo quasi dimenticato, sta risorgendo come uva rossa di alta qualità nonostante la sua coltivazione impegnativa. Per me è come un Nebbiolo: poco colore, alto contenuto di tannini, grande potenziale di invecchiamento. Il mio sogno è un Penedès di xarel·lo e sumoll.

Per promuovere la regione, la chiave è semplice: proteggere la terra, concentrarsi sulla qualità piuttosto che sulla quantità e lasciare che sia il territorio a parlare. Il mondo non ha ancora scoperto completamente il Penedès, ma la sua rinascita è già in corso.

I suoli ciottolosi nelle vigne di Pepe Raventós

Da quando sei entrato nell’azienda di famiglia, hai dato grande importanza alle caratteristiche del suolo e del clima della regione, ai vitigni autoctoni e alla sostenibilità ambientale della viticoltura. Quale valore aggiunto pensi che questo approccio apporti al mercato spagnolo e a quello globale?

Concentrarsi sui terreni, sul clima, sui vitigni autoctoni e sulla sostenibilità è un modo per essere onesti. Quando si rispetta il luogo, i vini acquisiscono profondità, identità e longevità. E questo è esattamente il valore aggiunto, sia in Spagna che a livello internazionale.

In Spagna c’è una crescente consapevolezza che il nostro futuro dipende dalla protezione di ciò che è veramente nostro: i nostri paesaggi, il nostro patrimonio agricolo e le nostre varietà tradizionali. Quando lavoriamo in questo modo, dimostriamo che il Penedès può produrre vini con la stessa ambizione e precisione di qualsiasi grande regione vinicola del mondo.

A livello globale, l’autenticità sta diventando essenziale. I consumatori sono stanchi di vini uniformi che potrebbero provenire da qualsiasi luogo. Vogliono vini che raccontino una storia radicata in un luogo specifico. Quando si lavora con uve autoctone, quando si lascia parlare il terreno, quando si coltiva in modo da rigenerare piuttosto che impoverire, i vini acquisiscono un senso di verità. E quella verità viaggia molto bene.

Quindi il valore aggiunto è semplice: credibilità. Vini che hanno il sapore del luogo da cui provengono, prodotti con una visione a lungo termine. Questo è qualcosa che il mondo riconosce e rispetta sempre.

Il sumoll è un antico vitigno autoctono a bacca nera in cui state investendo tempo ed energie. Quali sono le sue caratteristiche e quelle dei vini che ne derivano?

Il sumoll è un vitigno in cui crediamo profondamente. Rappresenta il futuro dei vini rossi del Penedès. Siamo fermamente convinti che il sumoll diventerà il nuovo vitigno nobile a bacca rossa, ed è qualcosa di assolutamente unico in questa regione. Alto contenuto di tannini, incredibile acidità… sentiremo parlare molto di questo vitigno in futuro.

Dopo 25 anni di lavoro nei vigneti, ho imparato che il sumoll, proprio come lo xarel·lo, è una delle varietà che meglio si adatta al nostro terroir. Resiste alla siccità e al caldo estremo, mantiene la sua tensione e ha quel carattere rustico, potente e terroso che conferisce ai vini rossi una straordinaria capacità di invecchiamento. Tecnicamente, ha un pH notevolmente basso, simile a quello che si trova in climi molto più freddi. Non c’è altro vitigno che esprima i nostri terreni in modo così diretto e sincero.

Ma al di là dello stile, c’è una dimensione culturale: dimostrare che è possibile produrre Xarel·lo o Sumoll puntando sulla qualità arricchisce il territorio e lo protegge per le generazioni future. Crea valore, identità e continuità.

Sogno un Penedès di sumoll e xarel·lo.

Nel 2012 hai deciso di lasciare la D.O. Cava per creare il progetto Conca del Riu Anoia. A che punto sei nel processo di ottenimento del riconoscimento ufficiale di questa denominazione dopo più di dieci anni e in che modo il tuo modello differisce da quello della D.O. Cava, sia in linea di principio che nella pratica?

Lasciare la D.O. Cava nel 2012 è stato un grande sacrificio in quel momento, ma un atto di coerenza.

Se il tuo sogno è quello di produrre vini che riflettano veramente un luogo, a volte devi intraprendere la strada più difficile. Avevamo bisogno di un quadro che mettesse al centro il territorio, i suoi terreni, il suo microclima, i suoi viticoltori. È così che è nata l’idea di Conca del Riu Anoia: come impegno verso l’origine, non verso il volume o le categorie.

Per quanto riguarda il riconoscimento ufficiale, questi processi richiedono tempo, a volte una generazione, e va bene così. Ciò che conta è che le basi siano solide: i vigneti sono qui, la filosofia è chiara e sempre più viticoltori della regione condividono la stessa visione. Il progetto è vivo, e questo è più importante di qualsiasi marchio.

La differenza con il modello esistente è semplice: uno si basa su un metodo di produzione, Conca del Riu Anoia si basa sul luogo e sulla viticoltura. Il Cava è definito dal modo in cui il vino viene prodotto. Per noi, ciò che conta è dove viene coltivato: i terreni, i microclimi, i vigneti, le persone che li coltivano.

Crediamo in una denominazione piccola, precisa, rigorosa, radicata nel terroir e nella protezione del paesaggio. Questa è la strada che abbiamo scelto e continueremo a percorrerla per tutto il tempo necessario.

Spesso descrivi Conca del Riu Anoia come un luogo unico con terreni, un microclima e varietà che meritano un riconoscimento indipendente. Da un punto di vista tecnico, quali elementi distinguono gli spumanti prodotti in questa zona da quelli prodotti all’interno della D.O. Cava, sia in termini di viticoltura che di approccio enologico?

Conca del Riu Anoia rappresenta un territorio molto piccolo e coerente, dove la combinazione di terreni calcarei, altitudine, varietà autoctone e agricoltura rigenerativa crea un profilo di spumante unico, preciso e profondamente legato alla nostra terra.

Da un punto di vista tecnico, la differenza inizia nel vigneto. Lavoriamo in una stretta conca geologica con terreni ricchi di calcare che conferiscono tensione e salinità; coltiviamo in modo biologico e rigenerativo; vendemmiamo a mano, parcella per parcella; e ci affidiamo a varietà che si sono adattate a questo luogo da secoli. Tutto ciò porta naturalmente a rese inferiori, e questo è intenzionale. Puntiamo alla massima qualità, non alla quantità.

E qui sta il contrasto fondamentale: il modello Cava si basa su un metodo di produzione, mentre il nostro approccio si basa sulla viticoltura e sull’origine. Per noi, l’identità di uno spumante nasce dal terreno, non dalla cantina.

All’interno della cantina, la filosofia segue la stessa linea: fermentazioni spontanee, intervento minimo, lungo affinamento sui lieviti e attenzione alla trasparenza piuttosto che allo stile. I vini sono pensati per la precisione e la longevità.

È questa unione di luogo e metodo – una viticoltura incentrata sulla purezza, la moderazione e l’eccellenza – che riteniamo meriti un riconoscimento indipendente.

All’inizio del 2018 vi è stata offerta l’opportunità di entrare a far parte di CORPINNAT. Cosa vi ha spinto a rifiutare l’invito e a perseguire invece il progetto indipendente Conca del Riu Anoia? Potresti fornire alcuni esempi concreti di aspetti normativi o filosofici su cui non eri d’accordo con CORPINNAT?

L’invito offerto nel 2018 è stato apprezzato, ma la decisione era chiara. Il nostro progetto segue una filosofia diversa e un percorso più ambizioso. L’obiettivo è sempre stato quello di lavorare per ottenere una vera denominazione, non un marchio collettivo, un quadro basato su rigorosi principi vitivinicoli, precisione geografica e un impegno a lungo termine verso l’eccellenza.

Il modello che ci è stato presentato non esprimeva l’intenzione di creare una D.O., né nello statuto né nel regolamento. E questo era essenziale per noi. Avevamo già lasciato la denominazione precedente perché ritenevamo che il Penedès meritasse un quadro rigoroso e basato sul terroir; aderire a un’altra struttura con una logica di branding non ci avrebbe avvicinato a tale obiettivo.

Quello che immaginiamo è qualcosa di più ampio e significativo: una denominazione di origine per spumanti di qualità per il Penedès, dove i piccoli viticoltori che si prendono cura dei loro vigneti avrebbero un posto, sostenuti dalle istituzioni pubbliche e protetti da regole chiare e trasparenti.

Una denominazione di questo tipo valorizza il territorio, protegge l’origine, rafforza il legame tra vino e territorio e garantisce che il futuro della regione sia costruito sui suoi terreni, sui suoi microclimi e sulle sue varietà autoctone.

Questo è l’orizzonte verso cui stiamo lavorando, anche se ci vorrà un’altra generazione per raggiungerlo.

Contatti

Raventós i Blanc

Pl. del Roure, s/n

08770, Sant Sadurní d’Anoia (Barcelona)

Sito aziendale

Read Previous

Cantina Castello di Uviglie: storia, vino e arte

Read Next

Il colore del vino: chimica ed evoluzione