Tedeschi Wines, la Valpolicella e il tempo che verrà
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Augusto Gentilli
- Ven 05 Giu 2026
- 15 minute read
Intervista a Riccardo Tedeschi, co-titolare ed enologo di Tedeschi Wines, sul futuro della viticoltura in Valpolicella in relazione al cambiamento climatico
Riassunto
Tedeschi Wines, storica cantina di Pedemonte in Valpolicella con radici dal 1630, affronta il cambiamento climatico con gli strumenti della ricerca. L’enologo Riccardo Tedeschi racconta vendemmie sempre più anticipate, annate estreme e le strategie adottate: defogliazione mirata, portainnesti e forme di allevamento resistenti alla siccità, lieviti non-Saccharomyces per preservare freschezza e acidità. Emerge poi il valore della zonazione dei suoli e della collaborazione con l’Università di Verona sulla firma aromatica di corvina e corvinone. Un percorso fondato su dati scientifici e sostenibilità certificata, per produrre vini di territorio senza tradirne l’identità.
Summary
Tedeschi Wines is a historic winery in Pedemonte, Valpolicella, with roots dating back to 1630. It is tackling climate change through research. In this article, winemaker Riccardo Tedeschi discusses the increasingly early harvests and extreme vintages experienced, as well as the strategies adopted to combat these challenges. These strategies include targeted leaf removal, the use of drought-resistant rootstocks and training systems, and the use of non-Saccharomyces yeasts to preserve freshness and acidity. The importance of soil zoning and the winery’s collaboration with the University of Verona to study the aromatic profile of Corvina and Corvinone grapes is also highlighted. This is a journey grounded in scientific data and certified sustainability, with the aim of producing wines that reflect their terroir without compromising its identity.
Introduzione
Prima di dare voce a Riccardo Tedeschi, enologo dell’omonima azienda, conviene ricostruire il contesto nel quale le sue scelte prendono forma. La famiglia Tedeschi coltiva la vite in Valpolicella da quasi quattro secoli e affronta le sfide del clima con gli strumenti della propria storia. Conoscere quella storia, dunque, aiuta a comprendere le soluzioni che seguiranno.
Quattro secoli di Valpolicella
Le radici della famiglia Tedeschi affondano nel XVII secolo, poiché i primi documenti aziendali attestano già un saldo legame con questa terra. Dal 1630 la stirpe coltiva la vite e ne vinifica i frutti, un tempo destinati all’osteria di casa. Tra i predecessori spicca Riccardo Tedeschi, che a Pedemonte tutti ricordano come un autentico patriarca. Proprio lui, nel 1918, acquistò i vigneti Monte Fontana e Monte Olmi, intuendone subito la vocazione di cru. In seguito, i figli Silvino e Lorenzo ne proseguirono l’opera con sensibilità diverse ma complementari. Mentre Silvino curava con scrupolo la vigna, Lorenzo portava l’azienda in Italia e all’estero.
Una svolta ulteriore maturò nel 1984, quando Silvino cedette le proprie quote al fratello Lorenzo. Da quel momento, l’attuale presidente cominciò a farsi affiancare dai tre figli. Oggi quella stessa eredità vive nelle loro mani e in una visione condivisa.
I protagonisti di oggi
Alla guida dell’azienda operano oggi i tre fratelli Antonietta, Sabrina e Riccardo, sotto lo sguardo vigile di papà Lorenzo. Antonietta segue le vendite in Italia insieme alla gestione amministrativa e finanziaria. Sabrina, tecnologa alimentare ed ex ricercatrice all’Istituto di San Michele all’Adige, cura invece il marketing e i mercati asiatici. Riccardo, infine, riveste il ruolo di enologo e governa l’intera filiera produttiva. Oltre a ciò, segue le vendite in Canada, negli Stati Uniti e, con Sabrina, in Europa e Sud America. Ogni anno l’azienda produce circa 500.000 bottiglie.
I vitigni autoctoni
Nel corso dei decenni, la famiglia Tedeschi ha sempre valorizzato i vitigni autoctoni della Valpolicella. Le uve principali restano corvina, corvinone e rondinella, affiancate da varietà meno note ma preziose. Tra queste figurano oseleta, dindarella, negrara, rossignola e forselina, custodi di un patrimonio ampelografico antico. Questa fedeltà nasce da una convinzione precisa, perché solo le varietà adattate per secoli al clima locale esprimono l’identità del territorio. Proprio tale scelta, peraltro, assume oggi un valore strategico di fronte ai mutamenti climatici.
Le vigne e le tenute
Il cuore storico dell’azienda batte nel vigneto Monte Olmi, esteso per 2,5 ettari a Pedemonte, nel comune di San Pietro in Cariano. Acquistato nel 1918, questo cru sorge a circa 130 metri di quota, su suoli argillosi e calcarei di origine morenica. Le viti, allevate a pergola trentina su terrazze sorrette da muretti a secco, raggiungono un’età media di vent’anni. Più in alto, nel cuore della Valpolicella Classica, si estende La Fabriseria, impiantata a inizio anni Duemila. I suoi sette ettari, posti a circa 450 metri tra Sant’Ambrogio e Fumane, godono di ampie escursioni termiche e di suoli ricchi in scheletro.
Maternigo
La nuova frontiera porta invece il nome di Maternigo, tenuta acquistata nel 2006 tra Tregnago e Mezzane di Sotto. Il toponimo richiama la casa della madre, poiché un tempo vi sorgeva un rifugio per ragazze prossime al parto. Su 84 ettari complessivi, ne risultano oggi vitati circa 33, distribuiti tra i 300 e i 400 metri di altitudine. Due parcelle spiccano per vocazione, ovvero il vigneto Barila, dai suoli calcarei e drenanti, e la particella Impervio, segnata da pendenze ripide e marne chiare.
L’appassimento e la cantina
La tecnica dell’appassimento di Tedeschi Wines trova il proprio fulcro nel fruttaio di Pedemonte, realizzato nel 1995. Questa struttura accoglie fino a 450.000 chilogrammi di uva e ne tutela l’integrità lungo tutto il processo. Un controllo costante dell’umidità, insieme a una ventilazione regolata dall’alto e dal basso, indirizza l’appassimento verso la massima qualità. Proprio la ventilazione, peraltro, sostituisce in buona parte la deumidificazione e riduce così i consumi energetici. In cantina, infine, la maturazione prosegue in botti di rovere di Slavonia, secondo una tradizione mai disgiunta dalla ricerca.
Tedeschi Wines: sostenibilità e certificazioni
Nel 2018, Tedeschi Wines ha avviato un percorso volontario di certificazione, affrontato a tutto tondo. Oggi l’azienda vanta le certificazioni Biodiversity Friend ed Equalitas, dedicata alla sostenibilità dell’intera filiera del vino. Tale standard richiede la redazione di un bilancio di sostenibilità, che individua le aree critiche e fissa obiettivi di miglioramento. Inoltre, impone la valutazione del bilancio del carbonio e di quello idrico, sia per l’organizzazione sia per i singoli cru. Così la sostenibilità diventa misura concreta, e non semplice dichiarazione d’intenti.
Viticoltura, zonazione e ricerca
La conoscenza profonda del vigneto guida da sempre le scelte di Tedeschi Wines. Dal 2010 la famiglia Tedeschi ha avviato un ampio programma di zonazione e caratterizzazione dei suoli, nelle aree di Maternigo e della Valpolicella Classica. Attraverso lo studio pedologico, questo lavoro chiarisce come le diverse caratteristiche del terreno influenzino il comportamento della vite. Sotto la guida di Riccardo Tedeschi, inoltre, l’analisi si è spinta fino alle micro-differenze tra parcelle apparentemente simili. Grazie a tale approccio, le decisioni agronomiche ed enologiche poggiano su basi sempre più solide.
Tedeschi Wines e l’Università di Verona
Sul fronte della ricerca, nel 2017 è nata la collaborazione tra Tedeschi Wines e il Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona e con il professor Maurizio Ugliano. Da quel sodalizio sono emersi i primi risultati sul modello aromatico di corvina e corvinone e sui diversi cru aziendali. Successivamente, nel 2024, lo studio ha definito la cosiddetta firma aromatica del vino. Quattro sono le grandi dimensioni olfattive individuate, ovvero fruttato, balsamico, speziato-pepato e speziato-dolce. Questa conoscenza permette di valorizzare ogni parcella e conferma l’Amarone come autentico vino di territorio.
Una filosofia legata al tempo
Per la famiglia Tedeschi ogni vino è figlio della propria terra e della propria storia. Questa idea trova la sua espressione più suggestiva nell’Archivio del Tempo, inaugurato nel 2024. Lì riposano circa 6.800 bottiglie, testimoni dell’evoluzione enologica dell’azienda e della longevità dell’Amarone. Proprio il dialogo costante tra tradizione e ricerca permette oggi di guardare al riscaldamento globale senza timore. Resistere al caldo, difendere le uve dalle scottature e ritardare la maturazione diventano così obiettivi concreti. Da qui prendono le mosse le riflessioni dell’enologo Riccardo Tedeschi, raccolte nell’intervista che segue.
Riccardo Tedeschi: una vita fra produzione, mercato e ricerca
Riccardo Tedeschi è l’enologo e comproprietario – insieme alle sorelle Antonietta e Sabrina – di Tedeschi Wines, cantina di Pedemonte di Valpolicella con radici documentate fin dal 1630. È entrato in azienda nel 1992, con l’obiettivo dichiarato di continuare a produrre i vini secondo lo stile che il padre Lorenzo aveva già consolidato.
Riccardo, enologo, cura l’intera produzione vitivinicola e si occupa delle vendite all’estero, affiancando così alla dimensione tecnica anche quella commerciale sui mercati internazionali. È considerato il cuore tecnico dell’azienda, ed è in questa veste che ha impresso una forte impronta di ricerca scientifica alla gestione dei vigneti.
L’attività di ricerca
Un’attenta opera di caratterizzazione e valutazione dei vigneti, fortemente voluta da Riccardo e durata quattro anni, ha permesso alla famiglia di individuare i migliori cru dai quali ricavare le uve destinate alle bottiglie più importanti della cantina. Nel 2010 i tre fratelli hanno avviato un lavoro di zonazione dei vigneti della Tenuta Maternigo e della zona Classica, che ha portato alla redazione di una carta dei suoli evidenziando l’esistenza di sette diverse aree con caratteristiche pedologiche proprie.
La vocazione alla ricerca si è tradotta nella già citata collaborazione con il professor Maurizio Ugliano per studiare le firme aromatiche dei cru aziendali, dominati da corvina e corvinone. I risultati hanno permesso di disegnare strategie di gestione del vigneto e della vinificazione utili a esaltare le identità e le tipicità delle singole uve.
Per ulteriori approfondimenti sulla storia, il territorio, i vigneti e la filosofia produttiva è possibile consultare questo precedente articolo.
L’intervista a Riccardo Tedeschi
L’intervista che segue continua il ciclo di interviste a importanti protagonisti della scena enoica italiana a proposito dei loro approcci alle nuove sfide legate al riscaldamento globale. Un grazie sincero è oggi dovuto a Riccardo che ha gentilmente risposto alle cinque domande con la consueta cortesia e professionalità.
Ciao Riccardo e, innanzitutto, grazie per la disponibilità e per il tempo che ci dedichi. Entriamo ora subito in argomento: negli ultimi 10-15 anni, quali cambiamenti concreti avete osservato nei vostri vigneti in termini di fenologia, date di vendemmia, composizione delle uve (acidità, pH, grado alcolico, profilo aromatico)? Ci sono stati episodi climatici estremi (gelate tardive, siccità, grandine, ondate di calore) che hanno impattato significativamente sulla vostra produzione?
Il riscaldamento globale (RG) è un dato di fatto, che si traduce negli ultimi anni in un anticipo della data di raccolta. C’è una variabilità non solo da annata e annata, ma nella stessa annata una variabilità nei vari periodi vegetativi.
Spesso assistiamo a intensi temporali, che scaricano tanti millimetri di pioggia in pochi minuti. Dobbiamo confrontarci con variazioni di temperature repentine nel breve tempo: nella nostra proprietà di Maternigo, una zona molto ventilata di medio/alta collina, abbiamo registrato 7°C al mattino fino al 24 Maggio, mentre ora, dopo soli pochi giorni, la temperatura ha raggiunto 16C, con punte di 34°C al pomeriggio.
Il nostro territorio è colpito abbastanza frequentemente da grandine, con danni in zone limitate.
Le ultime annate
Nelle ultime annate ci confrontiamo con situazioni estreme seppur brevi e cambiamenti repentini del meteo. Le fioriture sono avvenute in annate spesso umide; quest’ anno, invece, come l’annata 22, la fioritura è avvenuta in una stagione piuttosto secca.
Le ultime vendemmie, a partire dalla 2021, abbiamo avuto delle belle stagioni; il 2025 è stato umido nelle zone pianeggianti, ma in alta collina e specialmente nella zona orientale la vendemmia è stata soleggiata.
Le annate possono essere molto diverse tra di loro: negli ultimi 15 anni l’unica costante è l’anticipo di almeno 10 giorni della vendemmia rispetto al passato.
Quali strategie agronomiche avete già implementato o state sperimentando per adattarvi al cambiamento climatico? (Ad esempio: gestione della chioma, irrigazione di precisione, spostamento dei vigneti verso quote più elevate, utilizzo di portainnesti specifici, selezione clonale, modifica dei sistemi di allevamento, uso di reti ombreggianti). Quali di queste si sono dimostrate più efficaci nel vostro contesto specifico?
Può sembrare un paradosso, ma la stagione che in media è risultata più calda ha in realtà favorito le nostre varietà. Negli anni 90 le nostre varietà avevano difficoltà a raggiungere i 12 gradi naturali. Ora invece li raggiungiamo. Inoltre, defogliando in fioritura, e se necessario anche nel corso dell’invaiatura, riusciamo ad ottenere più colore e una maturità fenolica non raggiungibile anni fa.
Le nostre uve esposte al sole ottengono anche qualche vantaggio aromatico, favorito da maggior accumulo di carotenoidi.
Il RG porta spesso aumento di temperatura ma anche scarsità di acqua. Forme di allevamento espanse come la pergola potrebbero essere controproducenti in quanto avendo una superficie fogliare maggiore consumano più acqua. Il guyot secondo noi, sui nostri terreni, è un compromesso che tutt’ora funziona. Noi utilizziamo entrambe le forme di allevamento, avendo terreni con esposizioni e pendenze diverse.
Le forme di allevamento e i portainnesti
Come Tedeschi Wines stiamo sperimentando forme di allevamento alternative e portainnesti nuovi che possano resistere ad annate siccitose, evitando l’irrigazione, al fine di un risparmio d’acqua.
L’irrigazione di soccorso è una pratica consentita nel nostro territorio.
Concludendo, noi stiamo portando avanti le nostre tecniche tradizionali, cercando di affinarle con un continuo monitoraggio della stagione vegetativa. Penso sia importante sottolineare che la nostra proprietà si estende su terreni collinari, sicuramente più ventilati e sicuramente un po’ più freschi dei vigneti di pianura, dove la gestione è diversa.
State considerando o avete già introdotto nuove varietà (autoctone o internazionali) più resistenti al caldo e alla siccità? Come bilanciate la necessità di adattamento climatico con la preservazione dell’identità territoriale e i vincoli delle denominazioni? Quali sono le vostre opinioni sulle varietà PIWI nel contesto del cambiamento climatico?
Il nostro disciplinare permette l’utilizzo nel blend di varietà che apportano colore: queste danno ottimi risultati in ambienti molto caldi. Noi le stiamo sperimentando.
Per quanto riguarda le varietà PIWI, queste attualmente sono più diffuse tra le varietà bianche: abbiamo in programma di testarne una dal prossimo anno per un eventuale utilizzo in un vino spumante prodotto con il metodo classico e ancora in fase di sperimentazione.
Ci sono varietà rosse PIWI interessanti ai climi caldi e siccitosi, ma attualmente non sono ammesse nella nostra regione in nessun vino DOC o IGT.
In cantina, quali tecniche innovative state adottando per gestire uve con pH più alto, acidità più bassa e potenziale alcolico più elevato? Avete sperimentato con lieviti non-Saccharomyces (come Lachancea thermotolerans o Metschnikowia pulcherrima) o altre biotecnologie per preservare freschezza e complessità aromatica? Come questi interventi influenzano l’identità e lo stile dei vostri vini?
Attualmente, non abbiamo problemi di acidità e pH sulle nostre varietà. Da qualche anno utilizziamo lieviti non-Saccharomyces che preservano l’acidità delle nostre uve.
Siamo riconosciuti come produttori di vini dotati di tanta freschezza, per cui questi lieviti si esprimono molto bene nei nostri processi produttivi.
Come comunicate ai vostri clienti e al mercato le sfide del cambiamento climatico e i vostri sforzi di adattamento? I consumatori sono disposti ad accettare vini con profili organolettici diversi rispetto al passato? Dal punto di vista economico, quali sono i maggiori ostacoli all’adattamento (costi degli investimenti, incertezza normativa, accesso al credito)? Qual è la vostra visione per i prossimi 20-30 anni: credete che la vostra regione rimarrà competitiva nella produzione di vini di qualità?
Penso che sia importante comunicare con il consumatore in modo consapevole, giustificando sempre con dati scientifici le scelte fatte nei processi produttivi.
La nostra azienda svolge numerose ricerche scientifiche in collaborazione con le Università di Verona, la Fondazione Mach e l’Università la Sapienza di Roma. Le scelte fatte a livello produttivo sono frutto anche di risultati di ricerca, peraltro in parte pubblicati.
I vitigni tradizionali e la loro firma aromatica
L’aspetto aromatico delle nostre uve, così come le tecniche per poterlo esprimere, è stato oggetto di studi che ci ha coinvolti per qualche anno, in collaborazione con il Professor Ugliano del Dipartimento di Tecnologie dell’Università di Enologia di Verona. Abbiamo pubblicato la ricerca dal titolo “Il senso del luogo di un vino e la firma aromatica Tedeschi”. La pubblicazione è disponibile su richiesta.
Tedeschi Wines e la sostenibilità
Negli anni il cambiamento climatico ci ha spinto a non aderire a protocolli del biologico e del biodinamico; abbiamo scelto un percorso sostenibile. Da 7 anni siamo certificati sostenibili secondo il protocollo Equalitas e analizziamo regolarmente l’Impronta Carbonica e Idrica dell’Organizzazione e del Prodotto (Vini cru di Tedeschi): questi dati sono utili per comprendere dove possiamo ridurre i consumi energetici e idrici del sistema. Ogni anno viene pubblicato il report di Sostenibilità disponibile su richiesta. Così come fatto in passato, Tedeschi si impegna e lo farà anche in futuro per la produzione di vini di qualità del territorio e nulla sarà lasciato al caso, portando avanti la strada della ricerca e dell’innovazione con impegno e passione.
Contatti
Tedeschi Wines
Via Giuseppe Verdi 4/a
37029, Pedemonte di Valpolicella (VR)
info@tedeschiwines.com