Tenuta Alois Lageder: l’eleganza nel rispetto
Stiamo imparando sulla nostra pelle
che l’organismo che distrugge il proprio ambiente
distrugge sé stesso
Gregory Bateson
La Terra, la vita, l’Uomo: i legami tra noi, il nostro pianeta e tutti i suoi abitanti sono così complessi e profondi che millenni di studi sono riusciti solo a scalfire la superficie dell’ignoto. Ciò che è, al contrario, assolutamente certo – nonostante celebri esempi di persone che lo negano in assoluta malafede – è che ogni modifica, ogni alterazione, ogni danno provocato a una (o da una) di queste componenti si ripercuote amplificata su tutte le altre.

Oltre a non esserne in grado, nelle righe che seguiranno non sono interessato ad approfondire gli aspetti quasi esoterici della biodinamica ma solo a scrivere poche considerazioni su alcuni dei suoi principi basilari sui quali non la fede ma il buon senso e l’ecologia, ovvero la scienza che studia “le interrelazioni che intercorrono fra gli organismi e l’ambiente che li ospita” (tratto da: Enciclopedia Treccani on line), hanno fugato ogni dubbio.
Questi spunti di riflessioni nascono da una lunga visita presso la Tenuta Lageder in compagnia di Alois Clemens – figlio di Alois Lageder, attuale presidente di Demeter Italia – e oggi al timone, insieme al padre, della notissima Azienda vitivinicola biodinamica altoatesina.

Clemens mi ha fatto da guida, ponendo domande più che dando risposte, mettendomi davanti a problemi molto più che offrendomi soluzioni. Mi ha raccontato del loro lavoro, della storia della loro Azienda, delle loro vigne, del loro approccio alla biodinamica e di come vi siano giunti. Vorrei cercare di raccontare, almeno in parte, questo modo diverso di produrre il vino, partendo molto più dai problemi che dalle soluzioni precostituite, cercando di coniugare eleganza e carattere, vitigni tradizionali e internazionali, cultura umanistica e cultura contadina.
Tenuta Alois Lageder: la storia, il presente e il futuro
Nata a Bolzano nel lontano 1823 dal lavoro di Johann Lageder, l’Azienda vede impegnate oggi al suo interno la quinta e la sesta generazione, rappresentate rispettivamente da Alois e Alois Clemens – o più semplicemente Clemens – che insieme stanno sempre più marcatamente arricchendo la loro attività di importanti valori aggiunti, quali il rispetto per l’ambiente e la grande passione per le arti moderne.
Attualmente, Tenuta Lageder può contare su 55ha di proprietà – tutti condotti secondo i dettami della viticoltura biodinamica – ai quali sia affiancano circa 100 ettari di una novantina di piccoli conferitori distribuiti in gran parte dell’Alto Adige fino a Terlano e alla Valle dell’Isarco dei quali, ad oggi, circa il 40% agisce in regime biologico o biodinamico; da alcuni anni tutti i conferitori hanno rinunciato al diserbo chimico.

La sede aziendale è attualmente a Magrè, nella porzione meridionale della provincia di Bolzano, dove sono presenti buona parte dei vigneti e dove occupa il palazzo rinascimentale Casòn Hirschprunn nonché la nuova cantina – Tor Löwengang, costruita nel 1995 – a partire principalmente da materiali naturali, ovvero legno e pietra, e che nel tempo si è affrancata per il proprio funzionamento dall’energia derivante dai combustibili fossili utilizzando per circa il 70% energia prodotta in Azienda e utilizzando per la parte rimanente solo energia ottenuta da fonti rinnovabili.

Da non dimenticare, inoltre, il ristorante – vineria Paradeis, sito all’interno di Casòn Hirschprunn, che propone un menù regionale a partire da materie prime biologiche oltre alla degustazione o all’acquisto dei vini aziendali.
La vite, la vita, la biodinamica
Credo che il punto di partenza di queste riflessioni possa – e debba – essere l’unicità del nostro Pianeta. La Terra è, infatti, da un lato l’unica casa che abbiamo e dall’altro un’unità indivisa e indivisibile sulla quale vivono, dipendendo gli uni dagli altri, milioni di specie animali e vegetali. La Terra è, pertanto, per tutti noi madre e rifugio e quindi merita il rispetto e le attenzioni derivanti da questi due irrinunciabili ruoli.
È proprio partendo da quest’idea che la filosofia olistica, ovvero la visione unitaria del tutto, nasce, si sviluppa e si pone alla base, grazie alle idee e al lavoro di Rudolf Steiner, anche dell’agricoltura biodinamica.
La cura del suolo, l’attenzione alla salute delle vigne al fine di potenziarne le difese e di ottenere uva di migliore qualità, il ripristino delle relazioni tra le vigne stesse e l’ambiente circostante, la difesa della biodiversità agricola e naturale, il coinvolgimento dei viticoltori come parte fondante di tutte queste relazioni sono gli aspetti principali della viticoltura biodinamica ma rappresentano – e ritengo questa considerazione fondamentale – anche gli aspetti fondanti di un’agricoltura ecologicamente sostenibile. Quanto sopra scritto trova il conforto del buon senso e dell’ecologia – non per niente tale disciplina è stata scherzosamente definita la scienza dell’ovvio che, però, deve essere dimostrato – e credo che nessuno in buona fede possa negarne la fondatezza. La lunga chiacchierata con Clemens è stata illuminante proprio per capire come la biodinamica sia molto più un processo sociale e culturale che non una mera serie di ricette alchemiche.

L’uso dei due preparati fondamentali – il 500 e il 501, ovvero il corno con il letame e quello con il quarzo – sono importanti e aiutano a fare la differenza, mi raccontava Clemens, ma è l’approccio sociale, direi “ecosistemico”, la vera chiave di volta. Unire aspetti diversi dei lavori legati alla terra – ad esempio l’allevamento del bestiame e la viticoltura – oppure la stretta compenetrazione fra vigneti e ambiente naturale sono punti importanti di un percorso di ritorno a un mondo maggiormente interconnesso non solo dal punto di vista economico o informatico ma, cosa ben più importante, a livello umano e sociale nel quale si lavora uniti per migliorare la qualità della produzione insieme alla qualità dell’ambiente al fine di garantire un redditto e una Terra a chi lavora oggi e a chi lavorerà in futuro. La biodinamica, pertanto, non può essere imposta ma deve essere condivisa, deve essere la fine di un percorso di consapevolezza: non deve, pertanto, essere vista come un’alternativa bensì come un valore aggiunto, capace di garantire qualità, sostenibilità economica, sociale e ambientale perché non è possibile scindere questi aspetti che non possono esistere l’uno senza l’altro. La biodinamica è anche, e non potrebbe essere altrimenti viste le premesse, basata sulla collaborazione fra diverse competenze e diverse attività: ecco quindi che il comune cammino con alcuni allevatori ha permesso, ad esempio, a Tenute Lageder di disporre durante l’inverno di vacche e pecore da lasciar pascolare tra le vigne contribuendo così ad arricchire naturalmente il suolo di nutrienti e ha restituito loro le competenze per usare i cavalli per i lavori in vigna.

Voglio concludere questa non breve digressione con un’ultima considerazione tratta dalle parole di Clemens: in vigna e in cantina non ci sono buoni o cattivi e bisogna lavorare sempre per ottenere qualità mantenendo la mente aperta e curiosa. A volte non si ottengono i risultati voluti e si deve ricominciare, ma sperimentare è fondamentale per poter arrivare a far collimare le esigenze di qualità e reddito con l’imprescindibile necessità di tutelare il nostro pianeta.
Tenuta Alois Lageder e i suoi vini
Nel corso della mia visita in azienda in compagnia di Clemens ho avuto il piacere di assaggiare numerosi vini sia direttamente da botte sia da bottiglie già in vendita. Sarebbe troppo lungo sia raccontare tutti gli assaggi sia fornire una dettagliata descrizione dell’intera produzione per la quale rimando al sito (clicca qui).
L’Azienda mostra anche per mezzo della propria produzione la capacità di percorrere strade spesso inusuali ma sempre supportate da un lato da una forte attenzione alle tradizioni dall’altro dalla necessità di adeguarsi ai cambiamenti nel massimo rispetto del territorio. Ecco, quindi, coesistere il recupero e la vinificazione in purezza dell’uva Blatterle, un antico autoctono altoatesino a bacca bianca attualmente coltivato da pochissimi produttori della provincia di Bolzano, affiancata dalla coltivazione di numerose varietà tipiche di climi caldi quali, ad esempio, Viognier, Petit Manseng, Assyrtiko. Questi vitigni sono stati scelti in risposta al riscaldamento climatico per evitare di dovere portare le vigne in quota sottraendo altro spazio all’ambiente naturale. L’aumento delle temperature medie ha, infatti, reso sempre più difficile ottenere la voluta freschezza e la vivacità nei vini prodotti, ad esempio, da Pinot grigio e Chardonnay spingendo la famiglia Lageder a cercare nuove soluzioni.

Di seguito, saranno descritti alcuni vini di Tenuta Alois Lageder assaggiati nel corso della mia visita il giorno 10 marzo 2017 oppure degustati successivamente.
Le degustazioni: i vini di Tenuta Alois Lageder si raccontano
Haberle – Pinot bianco Alto Adige Doc – 2015
Ottenuto da uve prodotte in località Pochi di Salorno e Penone a quote comprese fra i 480 e i 520m s.l.m. su suoli calcarei ricchi di scheletro e sabbia, questo Pinot bianco si presenta nel calice di un luminoso color paglierino. Il naso – fine, intenso ed elegante – apre con le note fruttate dell’albicocca matura e dei fiori di gelsomino alle quali seguono e si alternano sensazioni di mandorla amara, confetto e nocciola leggermente tostata.
In bocca è ampio, nitido, diretto e capace di rivelare ottimo corpo e grande morbidezza nonché perfettamente sostenuto da una freschezza netta e vibrante che gli conferisce equilibrio e piacevolezza di beva; la più che buona persistenza prolunga nel tempo il piacere di questo assaggio.
Degustazione del giorno 10 marzo 2017
Porer – Pinot grigio Alto Adige Doc – 2015
Le uve che hanno dato origine al Porer 2015 provengono dalle vigne coltivate sul conoide calcareo-dolomitico di Magrè a circa 230 – 240 metri di quota. Il vino è stato poi affinato sulle fecce fini per il 50% in acciaio e per la rimanente metà in botte per circa nove mesi.
Alla vista, si offre di un cristallino color nocciola, dovuto alla breve macerazione di parte della massa affinata in legno (15%), che introduce a un bouquet di ottima finezza e complessità caratterizzato, alla prima olfazione, da sensazioni di frutta gialla matura e fiori di ginestra. Una lieve e rispettosa rotazione del calice permette al suo panorama olfattivo di esprimersi in tutte le sue potenzialità offrendo inattese sensazioni di fragola oltre a piacevoli sentori di cedro e piccola pasticceria; la roccia che ha visto nascere le uve si manifesta nelle leggere, ma ben percepibili, sensazioni minerali.
All’assaggio si offre di corpo, morbido, ampio e nitido; eccellente l’equilibrio grazie alla croccante freschezza e decisamente assai soddisfacente la persistenza.
Degustazione del giorno 10 marzo 2017
Am Sand – Gewürztraminer Alto Adige Doc – 2015
Le uve utilizzate per l’Am Sand provengono da vigne site nei pressi di Termeno, Magrè e del Lago di Caldaro a quote comprese fra i 240 e i 370m s.l.m. e coltivate su suoli sabbioso-ghiaiosi ad alto tenore di calcare; le uve sono state oggetto di tre differenti vendemmie. Questo Gewürztraminer è stato affinato sulle fecce fini per nove mesi in botte.
Il luminoso color paglierino, impreziosito da screziature dorate, prelude a un bouquet profondo, capace di coniugare intensità ed eleganza. L’insieme, marcatamente floreale, apre con note di rosa bianca alle quali si uniscono quasi immediatamente le sensazioni fruttate della mela gialla matura e dell’albicocca; una ben percepibile mineralità, figlia del territorio, dona ulteriore finezza e complessità all’insieme.
Al palato, si presenta caldo, ampio, morbido e di corpo: la vibrante acidità gli conferisce equilibrio nonché una beva assolutamente non stucchevole e dalla lunga persistenza.
Degustazione del giorno 10 marzo 2017
Löwengang – Chardonnay Alto Adige Doc – 2014
Prodotto per la prima volta nell’ormai lontano 1984, il Löwengang nasce da uve Chardonnay provenienti dai migliori appezzamenti dell’omonima tenuta in comune di Magrè a quote comprese fra i 230 e i 330m s.l.m. su suoli di natura calcareo-dolomitica molto ricchi di sabbie e ghiaie; ha fermentato in barrique usate per poi affinare, sempre in barrique, per 11 mesi sulle fecce fini.
La frutta gialla matura è la principale protagonista di un bouquet di grande finezza ed eleganza dal quale, col tempo, emergono sensazioni che riportano i nostri sensi ai fiori di gelsomino, ai cedri e alla piccola pasticceria; lievi note boisé arricchiscono l’insieme senza coprine le molteplici sfaccettature.
All’assaggio, si offre ampio, avvolgente e grasso ma nel contempo di grande equilibrio ed eccellente beva grazie alla spiccata freschezza, alla netta sapidità e al sapiente e attento uso del legno; davvero rimarchevole la persistenza.
Degustazione del giorno 10 marzo 2017
Casòn bianco – Vigneti delle Dolomiti bianco Igt – 2014
Il Casòn bianco è ottenuto principalmente da uve Viognier e Petit Manseng, anche se nel 2014 sono state utilizzate anche piccole quantità di Roussanne, Marsanne e Chenin Blanc, coltivate nelle vigne di Casòn Hirschprunn a quote comprese fra i 230 e i 360m s.l.m. su suoli di origine calcareo-dolomitica ricchi di scheletro e sabbia; questo vino è stato fermentato e affinato sulle fecce nobili in barrique per 11 mesi per poi riposare in botte prima dell’imbottigliamento.
Alla vista, si offre di un cristallino color paglierino arricchito da pennellate color oro che ben dispone l’animo verso il prosieguo della degustazione. Le aspettative non vengono certo deluse quando giungono al naso le prime sensazioni, intense ed eleganti, di albicocca matura immediatamente seguite da note di cedro candito, fiori di acacia e miele millefiori; il bouquet trova poi la propria completezza grazie alle gradevoli sensazioni di timo e rosmarino nonché al leggero boisé perfettamente integrato nell’insieme del già complesso panorama olfattivo.
L’ingresso in bocca del Casòn bianco è avvolgente, pieno, profondo e di eccellente equilibrio grazie alla lineare freschezza e alla ben presente sapidità che offrono nerbo e sostegno all’insieme; la lunga persistenza e la piacevolezza del fin di bocca concludono un assaggio capace di regalare grande piacevolezza senza mai scivolare nel banale.
Degustazione del giorno 16 luglio 2017
Krafuss – Pinot Nero Alto Adige Doc – 2013
Le uve che hanno dato origine al Krafuss 2013 provengono dalle vigne dell’omonimo Maso, situato sulla collina di San Michele Appiano e Montagna a un’altitudine di 430 – 450m s.l.m. su suoli calcarei di origine morenica ricchi di scheletro e con un buona componente argillosa; prima della messa in bottiglia, questo Pinot nero è stato affinato in botti piccole di legno di capacità compresa fra i 225 e i 500l.
Alla vista, si presenta di un chiaro e lucente color rubino che prelude a un naso di ottima finezza ed eleganza. I piccoli frutti, la ciliegia ancora fragrante e il cioccolato dolce si sposano a note minerali e a una gradevole sensazione eterea.
In bocca, si offre fine, elegante, direi leggiadro e perfettamente sostenuto da una tessitura tannica avvolgente e setosa nonché da una ben presente freschezza e da un’altrettanto nitida sapidità che ne sorreggono il corpo donandogli armonia, equilibrio e piacevolezza di beva; decisamente ottima la persistenza.
Degustazione del giorno 10 marzo 2017
Lindenburg – Lagrein Alto Adige Doc – 2012
Questo Lagrein vede la luce dalle uve coltivate presso Maso Lindenburg, nei pressi di Bolzano, su suoli alluvionali lungo il fiume Talvera a 280m di quota; viene affinato 15 mesi in barrique prima dell’imbottigliamento.
Nel calice, il Lindenburg 2012 sfoggia un color rubino intenso dalla magnifica luce e regala al naso un bouquet fine e complesso nel quale sono indiscusse protagoniste le sensazioni fruttate di ciliegia matura, mora e mirtillo nero accompagnate, a completarne il quadro olfattivo, da sentori di cuoio e spezie dolci nonché da un’intrigante nota ematica.
In bocca, si mostra ampio, profondo e succoso con l’importante struttura perfettamente equilibrata da tannini di eccellente fattura e da una lineare freschezza; più che adeguata la persistenza.
Degustazione del giorno 10 marzo 2017
Cor Römigberg – Cabernet Sauvignon Alto Adige Doc – 2000
Questo Cabernet Sauvignon è ottenuto dalle uve coltivate nella porzione più vocata del vigneto di Maso Römigberg, a nord ovest del Lago di Caldaro su suoli calcareo argillosi ricchi di scheletro e sabbia,
a una quota compresa fra i 250 e i 330m s.l.m su un versante fortemente acclive con esposizione compresa fra sud e sud-est; la sua fermentazione avviene in acciaio e prima dell’imbottigliamento è affinato in legni piccoli per un periodo di circa 18 mesi. L’annata degustata ha visto l’utilizzo anche di una piccola quantità di uve Petit Verdot provenienti dalla stessa parcella di vigneto.
L’impenetrabile color granato del Cor Römigberg 2000 prelude a un naso estremamente intrigante, con la rara capacità di coniugare finezza e intensità dando rilievo a tutte le sue molteplici sfumature. La sensazione varietale di peperone giallo sembra abbracciare dolcemente le note fruttate di ciliegia matura, mora e prugna disidratata fornendo appoggio all’evidente verticalità balsamica nonché ai lievi sentori di spezie dolci; solamente il suo profumo di cuoio ci ricorda gli anni trascorsi dalla vendemmia dalla quale ha avuto origine.
Al palato, si offre ampio, profondo, morbido e di grande eleganza; l’avvolgenza dei tannini regala equilibrio e piacevolezza di beva all’importante struttura mentre la lunga persistenza ci permette di prolungare l’emozione di questo assaggio.
Degustazione del giorno 10 marzo 2017
Tenuta Alois Lageder
Tòr Löwengang
Vicolo dei Conti, 9
39040, Magrè (BZ)
info@aloislageder.eu
Chi fosse interessato ad assaggiare i vini recensiti in questo articolo – o altri della stessa Azienda – può cercarli mediante Trovino, un motore di ricerca di vini online, in grado di mostrare e comparare i prezzi delle diverse bottiglie in vendita presso alcuni dei migliori negozi online.