• Sab 26 Nov 2022

La Raia, il Gavi e lo sviluppo sostenibile nelle parole di Piero Rossi Cairo

Felicità è trovarsi con la natura, vederla, parlarle

Lev Tolstoj

Lo sviluppo sostenibile rappresenta troppo spesso una sorta di indistinto paravento dietro al quale nascondere da un lato la cinica volontà di ottenere profitto a qualsiasi costo dall’altro il vuoto tentativo di cristallizzare la realtà nella speranza di poter in tal modo mantenere almeno in buono stato il nostro ambiente. Troppo fumosa è spesso, infatti, anche solo la sua definizione che frequentemente “dimentica” di specificare per chi detto sviluppo debba essere sostenibile: la sostenibilità, infatti, dovrebbe coinvolgere tutte le componenti, umane e non, coinvolte, ovvero l’ambiente, gli imprenditori, i dipendenti, la società civile. Quando anche una sola di queste componenti viene esclusa, o penalizzata, il futuro di questo virtuoso modello di sviluppo – e con esso anche una parte del nostro – è irreparabilmente compromesso.

Foto N. Piacentino

La Raia: vino, ospitalità e ambiente

Alla luce di tali brevi personali considerazioni, è con particolare piacere che mi trovo oggi a scrivere de La Raia, un’Azienda agricola biodinamica in comune di Novi Ligure (AL) di proprietà della famiglia Rossi Cairo, che sembra essere riuscita, non certo senza difficoltà, a dare concretezza ed efficacia a un progetto produttivo, economico e ambientale volto alla valorizzazione del territorio per mezzo di un modello di turismo di qualità e alla conservazione e all’incremento della biodiversità oltre che, e non può essere altrimenti, all’etica produzione di reddito. I suoi 180 ettari – dei quali 42 coltivati a vigneto, 60 a seminativo e i restanti occupati da pascoli e boschi – sono condotti in regime biodinamico certificato Demeter da ormai 10 anni e ospitano, oltre a quanto già indicato, un allevamento al pascolo di bovini di razza Fassone, arnie per la produzione di miele e coltivazioni di cerali antichi quali farro monococco e dicocco. Lo sviluppo del territorio e il turismo di qualità non possono non passare attraverso importanti interventi conservativi e la volontà di offrire un modello di ospitalità capace di valorizzare i valori del territorio, ovvero l’ambiente, il paesaggio e l’enogastronomia.

Vigneto La Madonnina Foto Maurizio Milanesio

L’Azienda ha a tal scopo restaurato, all’interno del cuore della tenuta, la Cascina Borgo Merlassino nella quale sono presenti quattro appartamenti per l’accoglienza degli ospiti. La volontà di offrire un’esperienza di turismo fortemente legato alle tradizioni e ai prodotti aziendali ha portato alla nascita, nella primavera del 2017, della Locanda La Raia nella quale vengono proposti piatti tipici del territorio e della cucina italiana, realizzati ove possibile con le materie prime prodotte nella tenuta, in abbinamento ai vini dell’Azienda.

Foto P. Calamara

Sono infatti proprio i vini ad occupare un ruolo centrale tra i “protagonisti” de La Raia. Nei vigneti sono presenti esclusivamente Cortese e Barbera dai quali sono ottenute tre differenti etichette di Gavi Docg e due di Barbera Piemonte Doc. I vigneti, anch’essi coltivati rigidamente secondo i dettami della biodinamica, sono allevati su suoli bianchi di natura marnosa a quote comprese fra i 200 e i 300m s.l.m e con esposizione prevalente verso sud – est.

La Raia nelle parole di Piero Rossi Cairo

Al timone de La Raia – e dell’altra tenuta di famiglia, Tenuta Cucco a Serralunga d’Alba (CN) – è attualmente il giovane Piero che si impegna profondamente per promuovere le due realtà e i relativi prodotti. Nelle righe che seguiranno una breve intervista proprio a Piero che potrà in tal modo esporre le sue idee sul mondo del vino, sulla biodinamica e su cosa voglia dire oggi condurre un’Azienda vitivinicola nel rispetto dell’ambiente e del mercato.

Piero Rossi Cairo

Piero, La Raia è da anni un’Azienda vitivinicola biodinamica: quali credi siano i valori aggiunti che questa scelta regala ai vostri vini?

La scelta della conversione biologica prima e biodinamica poi (siamo certificati Demeter da dieci anni) ci ha impegnati con significativi investimenti in vigna – dove abbiamo abbandonato, ad esempio opportunità di meccanizzazione – e nella nuova cantina, realizzata per lavorare l’uva a temperature controllate. Ho fatto due esempi ma tutte le scelte adottate, come il sovescio tra le vigne o l’utilizzo di preparati che potenziano la vitalità delle piante, ci hanno permesso di entrare sul mercato con il brand La Raia, sconosciuto sino a 15 anni fa e, da subito, raccogliere favori di clienti e critica. I veri valori aggiunti sono, però, stati a mio avviso, ancor più che la qualità e i successi dei nostri Gavi e Piemonte Barbera, quanto abbiamo fatto sulla terra e il territorio. La Raia si estende per 180 ettari e grazie alla scelta di creare un’azienda biodinamica abbiamo creato anche un ecosistema unico, interdipendente, con tassi di biodiversità vegetale e animale altissimi. Abbiamo ridato alle uve delle vigne de La Raia le loro originarie, peculiari caratteristiche e, nel farlo, abbiamo avuto la soddisfazione di qualche premio e qualche bella menzione sulle Guide, ma con ancor maggiore gioia abbiamo accolto il ritorno delle api e delle lucciole tra i filari, vere sentinelle della qualità del territorio.

La biodinamica suscita sempre forti contrapposizioni fra sostenitori e detrattori: cosa diresti a questi ultimi per cercare di sostenere l’importanza di una scelta così radicale?

Che dire, a La Raia siamo soddisfatti della qualità costante dei nostri vini e della vitalità dei terreni, non solo i vigneti ma i pascoli, i boschi, i giardini. Di recente, abbiamo incontrato e intervistato Carlo Noro, uno dei riferimenti della biodinamica non solo italiana, consulente di moltissimi agricoltori che hanno sposato questo sistema di coltivazione. Ci raccontava che si sente in un certo modo responsabile di quest’aura misteriosa che avvolge la biodinamica perché anche persone impegnate come lui hanno dimostrato poco sul campo. Riporto le sue parole che, per chi è interessato, può trovare ampliate in un’intervista pubblicata sul nostro sito. “Qui c’è da fare un grosso mea culpa, mio e degli studiosi di biodinamica. Anche io all’inizio tenevo corsi in cui parlavo di filosofia e di dettami teorici. Invece bisogna portare i risultati di questa corrispondenza tra i fenomeni della natura e chi che ne fa esperienza. Agli agricoltori che mi seguono insegno le tecniche agronomiche e lo faccio insieme a Michele Lorenzetti, che è un enologo e un biologo. Tengo molto all’aspetto pragmatico di ciò che insegno. Le faccio un esempio, la dinamizzazione, che qualcuno ancora spiega tirando in ballo forze sovrannaturali, non è altro che un semplice processo di microbiologia: un vortice di acqua che, così girando, incamera ossigeno attivando la massa microbica.” Direi, più chiaro di così. Da poco è diventato presidente di Demeter Italia Alois Lageder, uno dei produttori italiani di maggior successo anche all’estero e uno dei promotori, nella sua terra, tra i piccoli contadini, del metodo biodinamico, che ha spiegato, argomentato, investendo tempo e appunto facendo pratica sul campo.

Foto Di Cicco

La vostra Azienda, attiva nel territorio del Gavi Docg, produce esclusivamente vini a base Cortese e Barbera: quali sono gli aspetti di questi due grandi vitigni che cercate di valorizzare nei vostri vini?

Insieme al nostro enologo Piero Ballario abbiamo scelto da subito di dare una doppia interpretazione al vitigno Cortese: la prima, quella più classica, sfocia nel nostro Gavi d’annata nel quale vogliamo esaltare gli aromi varietali di frutta fresca e agrumi e che al palato si caratterizza per una buona acidità e per la sapidità caratteristiche dei nostri terreni marnosi e particolarmente compatti. Abbiamo così un vino giovane e fresco.

L’altra strada, e che per noi rappresenta ad ogni vendemmia una sfida estremamente interessante e di grande soddisfazione, è quella di dimostrare, grazie alle nostre interpretazioni del Gavi Riserva e del Gavi Pisé, che il Cortese, considerato troppo spesso un vitigno “cortese” ha invece la potenzialità di originare grandi vini bianchi, dotati di una elevata complessità aromatica e longevità, senza per questo rinunciare alla sua tipicità. La prolungata permanenza sui lieviti ci permette di ottenere vini rotondi e persistenti, la fermentazione malolattica, nel caso dei nostri Gavi dotati di buona acidità e pH bassi, ci permette di rendere il nostro vino più equilibrato e stabile.

La Barbera è il vitigno che in Piemonte trova numerose espressioni in base alle zone viticole di riferimento, per questo la nostra scelta è stata principalmente quella di seguire la sua inclinazione territoriale e produrre un vino rosso d’annata che sia facile da consumare e che esalti gli aromi di frutti rossi e a tratti floreali. Solo nelle annate che permettono una maturazione ottimale si produce il Largé, barbera affinato in barrique per 18-20 mesi al fine di esaltare la generosità di questo vitigno.

La tua famiglia possiede anche Tenuta Cucco, un’Azienda vitivinicola a Serralunga d’Alba: quali le differenze nel produrre – e nel proporre – vini di due territori entrambi importanti ma sicuramente molto diversi?

Tenuta Cucco è stato, come del resto La Raia, un innamoramento a prima vista. Diversissime come tu dici, per terreno, produzione, immaginario, sono entrambe due Tenute immerse in territori unici e sono allo stesso modo due investimenti che tengono insieme il progetto economico e lo sguardo al futuro della terra. Anche a Tenuta Cucco, appena perfezionato l’acquisto nel 2015, abbiamo introdotto la coltivazione biologica e siamo già al terzo anno, le cose vanno bene e contiamo di aggiungere in etichetta questa notazione con la vendemmia 2018. Arrivare da un importatore con un portafoglio decisamente ampio ora, che somma i Gavi e la Barbera della Raia, con i Nebbiolo e i Barolo (ma anche lo Chardonnay, ormai amatissimo, al punto che faremo nuovi impianti) di Tenuta Cucco sta agevolando l’ingresso e la presenza stabile su alcuni mercati internazionali. Anche se – lo dico a chi volesse cimentarsi dopo di noi – non è sempre detto che il blasonatissimo Barolo trascini il meno conosciuto Gavi: il brand La Raia sta facendo spesso da apripista al nostro cru Cerrati. Ma questo è un bene, non esistono ricette facili sul piano commerciale: gli incontri, i confronti e un po’ di fortuna servono di più.

Il panorama dalla Locanda La Raia – Foto P. Calamara

La Raia e i suoi vini: le degustazioni

Gavi Docg – 2016 – L. 03/17

Prodotto interamente in acciaio dove svolge anche la fermentazione malolattica, questo Gavi Docg, certificato Demeter come tutti gli altri vini che seguiranno, affina circa quattro mesi su lieviti autoctoni prima di essere stabilizzato a freddo e imbottigliato nel mese di marzo successivo alla vendemmia. Il bel color paglierino intenso e cristallino ci introduce a un naso decisamente fine e tipico nel quale la frutta gialla croccante e le note floreali del gelsomino accompagnano le eleganti sensazioni minerali oltre a quelle del pompelmo giallo e delle erbe aromatiche. L’attacco in bocca è inizialmente lineare e nitido ma subito dopo questo vino è capace di aprirsi avvolgendo la bocca con la pienezza del corpo e la sua gradevole morbidezza; entrambe trovano sostegno ed equilibrio nella vibrante freschezza e nella ben presente sapidità. La più che soddisfacente persistenza e la beva facile – ma non scontata – conducono in modo quasi obbligato al sorso successivo.

Degustazione del giorno 13 luglio 2017

Gavi Docg Riserva – 2014 – L. 10/15

Prodotta con uve ottenute dal vigneto della Madonnina con esposizione sudorientale e composto da viti di circa 60 anni di età, questa Riserva è interamente vinificata in acciaio dove effettua anche la fermentazione malolattica e imbottigliata dopo un periodo di sei mesi sempre in acciaio; prima della messa in vendita riposerà altri sei mesi in vetro.

Alla vista, si presenta di un bel color paglierino lucente che prelude a un bouquet fine, intenso e armonico. La mela golden matura e l’albicocca sembrano all’inizio dominarne il panorama olfattivo ma tra i risvolti di queste ultime diviene sempre più facile percepire un ampio mosaico di sensazioni che ci riportano al rosmarino, al timo, al cedro fresco e ai fiori di tiglio; col tempo emerge dal calice un’importante nota di miele di acacia. Al palato, si offre ampio, morbido, profondo ed equilibrato grazie alla pienezza del corpo e alla sua rotondità che trovano il proprio contraltare nella marcata sapidità e nella più che ben presente freschezza; decisamente lunga la persistenza.

Degustazione del giorno 16 maggio 2017

Pisé – Gavi Docg – 2014 – L. 05/15

Le uve del vigneto La Cascinetta – di oltre 70 anni di età – danno vita a questo Gavi Docg interamente vinificato in acciaio dove svolge, come i precedenti, anche la fermentazione malolattica; prima dell’imbottigliamento riposa a lungo sui propri lieviti autoctoni.

Vino dal color paglierino chiaro di bella luce, si offre al naso con marcate sensazioni floreali di ginestra e sambuco tra le quali è bello scorgere le note della frutta gialla matura. La lunga evoluzione nel calice ci regala, col tempo, sensazioni di bergamotto rese più “dolci” da una piacevole sensazione burrosa; leggeri sentori di miele millefiori ne completano il già complesso profilo olfattivo. In bocca, si offre ampio e profondo con un attacco apparentemente aggressivo che si smorza rapidamente rivelando morbidezza e pienezza di corpo. La corretta freschezza e la ben presente sapidità concorrono a donargli equilibrio e piacevolezza di beva; molto lunga la persistenza.

Degustazione del giorno 27 maggio 2017

Piemonte Doc Barbera – 2016 – L.04/17

Questo Barbera, vinificato interamente in acciaio dove svolge anche la fermentazione malolattica, si offre alla vista di color porpora intenso. Al naso, offre le tipiche sensazioni del vitigno: la ciliegia matura è, infatti, accompagnata da leggere note di humus oltre che da una gradevole speziatura, che riporta alla mente i chiodi di garofano; sentori di fiori di glicine ne completano il bouquet.

All’assaggio sono la ben presente freschezza e la struttura tannica piacevole e giustamente contenuta a esprimere le più importanti caratteristiche di questo vitigno che, grazie alla buona struttura, si offre equilibrato e dalla beva decisamente piacevole; una persistenza non particolarmente lunga conclude un assaggio capace di ben rappresentare una della molteplici espressioni di questo importante vitigno.

Degustazione del giorno 25 luglio 2017

Largé – Piemonte Doc Barbera – 2012 – L. 02/15

Il Largé è prodotto solo nelle annate migliori a partire da uve ottenute da vigneti allevati su suoli marnosi e calcarei. Vinificato in acciaio, è in seguito affinato in barrique per circa 20 mesi; la fermentazione malolattica è completamente svolta.

Il suo color rubino intenso è il preludio a un naso fine, intenso e tipico connotato dalle immancabili sensazioni di ciliegia matura alle quali si affiancano note di prugna disidratata e mirtillo nero. Col tempo, dal calice emergono sentori di noce moscata e cacao in polvere oltre a ben presenti note boisé.

All’assaggio, si offre molto caldo, di corpo e rotondo con tannini ancora giovani e un po’ troppo evidenti in relazione al vitigno; più che adeguata la persistenza.

Degustazione del giorno 18 maggio 2017

Chi fosse interessato ad assaggiare i vini recensiti in questo articolo – o altri della stessa Azienda – può cercarli mediante Trovino, un motore di ricerca di vini online, in grado di mostrare e comparare i prezzi delle diverse bottiglie in vendita presso alcuni dei migliori negozi online.

Società Agricola La Raia s.s.

Strada Monterotondo, 79

15067, Novi Ligure (AL)

info@la-raia.it

la-raia.it

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