La Necropoli dell’Osteria: tesori etruschi svelati
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Augusto Gentilli
- Ven 07 Nov 2025
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In memoria di Maria Grazia Lungarotti
Quando ho scritto il seguente articolo, questo grave lutto non aveva ancora colpito la famiglia Lungarotti e l’Italia tutta.
Non ho, purtroppo, avuto il piacere di conoscere personalmente la Signora Maria Grazia Lungarotti ma credo che il dono del suo lavoro, del suo impegno per la cultura e del suo amore per il mondo del vino possano addolcire tale rammarico.
Ho, comunque, avuto la fortuna di pubblicare una sua intervista – scritta insieme alle figlie Chiara e Teresa – come ulteriore testimonianza della sua acuta visione del presente e del futuro del vino italiano.
Oggi – come tutto coloro i quali abbiano ammirato la Signora e tutto ciò da Lei realizzato nel corso di un’intera vita dedicata all’arte, al bello e al vino – World Wine Passion si stringe intorno al dolore della sua Famiglia e di tutti i suoi amici, sostenuti dalla piena consapevolezza che il frutto del suo costante impegno e della sua passione continuerà ad arricchire l’anima e la mente di tutti gli italiani.
Gli scavi della Necropoli dell’Osteria
I recenti scavi nella Necropoli dell’Osteria a Vulci hanno permesso un ritrovamento archeologico che unisce in modo sinergico Lazio e Umbria nel segno della civiltà etrusca, rivelando dettagli affascinanti e finora sconosciuti sulla storia antica del nostro territorio. Circa sessanta reperti, di inestimabile valore storico e culturale, provenienti dalla Tomba 58, sono ora esposti in anteprima assoluta al Museo del Vino (MUVIT) di Torgiano. Questa esposizione offre una prospettiva completamente inedita e approfondita sulle pratiche funerarie e sociali degli Etruschi, illuminando aspetti della loro quotidianità e delle loro credenze. La scoperta, avvenuta nell’ottobre 2023 durante una meticolosa campagna di scavo condotta dalla Fondazione Vulci, ha riportato alla luce un corredo funerario rimasto inviolato per oltre 2600 anni, presentandosi come un vero e proprio scrigno di informazioni storiche, archeologiche e culturali di straordinaria importanza per gli studiosi e per il pubblico.
La presentazione al pubblico
La presentazione ufficiale degli inestimabili tesori venuti alla luce nella Necropoli dell’Osteria si è tenuta il 24 ottobre 2025 e ha visto la partecipazione di illustri esperti e figure di spicco del settore archeologico e culturale; tra i presenti figuravano, infatti, Carlo Casi della Fondazione Vulci, Simona Carosi della Soprintendenza competente per l’area e Lorenzo Lepri in rappresentanza della Fondazione Lungarotti. Tutti hanno sottolineato con forza l’importanza cruciale di una proficua e continuativa sinergia tra enti pubblici e privati per la tutela, la conservazione e la valorizzazione del nostro immenso patrimonio culturale. Questo impegno congiunto si traduce in risultati concreti e di grande risonanza, come dimostra chiaramente questa esposizione. L’evento ha ribadito, in modo inequivocabile, il ruolo fondamentale che la collaborazione interistituzionale gioca nel portare alla luce e nel rendere fruibili al grande pubblico le meraviglie del passato.
Necropoli dell’Osteria: vino e rituali della società etrusca
Il corredo della Tomba 58 della Necropoli dell’Osteria, appartenente a un individuo di sesso maschile di altissimo rango sociale e databile con precisione alla fine del VII secolo a.C., offre uno spaccato vivido e dettagliato della società e dei rituali etruschi. Questi oggetti rivelano abitudini e credenze di un’epoca lontana ma sorprendentemente sofisticata, fornendo indizi preziosi sulla vita quotidiana e sulle cerimonie. Anfore, olle, pithoi, vasellame in bucchero e ceramica etrusco-corinzia narrano la centralità del simposio e del banchetto funebre, momenti cardine della vita etrusca, dove il vino giocava un ruolo primario e insostituibile per la socialità, la religione e il commercio.
Il sangiovese e la Necropoli dell’Osteria
Tra i ritrovamenti di maggiore impatto spicca un calderone contenente i resti organici di un grappolo d’uva. Le analisi scientifiche condotte su questi reperti suggeriscono una parentela genetica con l’odierno sangiovese, a testimonianza del profondo e millenario legame di questo vitigno con l’Italia centrale. Questo legame affonda le radici in un passato antichissimo e continua a definire l’identità enologica della regione ancora oggi. Questo reperto è di straordinaria importanza per la storia del vino e della viticoltura italiana e non solo.
Io (sono) di Velχa Felusna
Di eccezionale interesse per gli studiosi è anche un’anfora vinaria che reca un’iscrizione unica: “io (sono) di Velχa Felusna”. Questa iscrizione rappresenta una sorta di primordiale etichetta, un marchio di proprietà che attesta la provenienza del vino e la sua appartenenza. Offre preziose informazioni sulle pratiche commerciali e produttive dell’epoca, fornendo uno sguardo unico e privilegiato sulle dinamiche economiche e sociali degli Etruschi. Questa iscrizione è una testimonianza rara e preziosa della “modernità” commerciale etrusca. Il vino era già etichettato e la sua produzione era evidentemente ben organizzata. Ovviamente, la cantina era il fulcro di questa attività.
L’importanza scientifica del ritrovamento e il ruolo della Fondazione Lungarotti
La scoperta e la successiva esposizione di questi reperti provenienti dalla Necropoli dell’Osteria non rappresentano solamente un evento di grande valore culturale per il pubblico, ma costituiscono anche un’importantissima occasione di ricerca scientifica avanzata. Permettono infatti agli studiosi di approfondire ulteriormente la conoscenza della civiltà etrusca, delle sue complesse dinamiche sociali e delle sue interazioni con il mondo antico circostante. Come sottolineato con enfasi da Simona Carosi, questa iniziativa prosegue una felice e consolidata collaborazione tra pubblico e privato, già sperimentata con successo in progetti precedenti come la valorizzazione della Tomba delle Mani d’argento. Questo approccio segue l’intera filiera, dalla scoperta archeologica alla valorizzazione museale, garantendo un approccio olistico e integrato alla gestione del patrimonio. La cantina è un simbolo di continuità e tradizione.
La Fondazione Lungarotti
Teresa Severini, alla guida della Fondazione Lungarotti, ha espresso un profondo orgoglio per aver contribuito attivamente al restauro e alla valorizzazione di questi preziosi manufatti. Questo impegno riflette pienamente la missione della Fondazione nel promuovere la cultura del vino e la storia del territorio, elementi indissolubilmente legati. L’esposizione al MUVIT, resa possibile grazie al progetto “TraMusei” e al fondamentale sostegno del Ministero della cultura, non solo arricchisce in modo significativo il percorso espositivo del museo, ma crea anche un ponte ideale e suggestivo tra passato e presente. Conferma il ruolo del vino come elemento unificante di civiltà, culture e territori: è un filo rosso che attraversa i millenni.
Contatti
Fondazione Lungarotti ONLUS
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