Nino Negri: la storia, il Nebbiolo e le emozioni – Parte prima

I Monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi

Johann Wolfgang von Goethe

La degustazione è un’arte difficilissima”. Inizia con queste parole di Casimiro Maule la mia visita dello scorso autunno a un pezzo di storia pulsante non solo della Valtellina del vino ma dell’intera Italia enoica.

La Nino Negri, infatti, rappresenta profondamente il proprio territorio, la sua storia, i suoi cambiamenti nonché il profondo legame con questa terra.

Uve Chiavennasca in appassimento in fruttaio

Quest’Azienda nasce e cresce letteralmente intorno a tre indiscussi protagonisti capaci di affascinare, coinvolgere e non farsi mai dimenticare: Carlo – detto Carluccio – Negri, il Nebbiolo e i ripidi pendii terrazzati delle Alpi Retiche.

Non ho avuto il piacere di conoscere Carluccio Negri ma ho, al contrario, una lunga frequentazione con gli altri due protagonisti di questa storia e posso dire che, dopo aver imparato ad amarli, entrambi sono divenuti parte di me e del mio modo di pensare al vino e alla montagna.

La Chiavennasca, ovvero il Nebbiolo come viene chiamata in Valle, rappresenta per me la longevità, l’eleganza e la capacità di mutare nel tempo rimanendo fedele a sé stessa e le Alpi, con i loro scoscesi pendii che scendono dal ghiaccio delle vette verso l’acqua dell’Adda, sono, a mio avviso, l’emblema della bellezza che deve essere scoperta con fatica e impegno nonché l’esempio di chi sa offrire il proprio aiuto a chi sappia avvicinarcisi con rispetto e umiltà.

Non posso sapere se il “Sciur Carlo” avrebbe condiviso queste brevi righe ma mi piace sperarlo: ciò che credo di poter affermare senza paura di sbagliare è che tutt’oggi la ricerca della qualità, dell’eleganza e delle emozioni fortemente volute da Carluccio continuano a vivere nei vini della Cantina da lui fondata.

Nino Negri: le radici nel passato, lo sguardo nel presente e i sogni nel futuro

La storia

Fu nel 1897 che Nino Negri fondò a Chiuro (SO) la propria azienda vitivinicola ma fu suo figlio Carlo, a partire dal suo ingresso nell’attività di famiglia nel 1927, a iniziare il percorso di crescita qualitativa dei vini prodotti ponendo così le basi per i grandi successi ottenuti nei decenni seguenti. Carlo – mi raccontava Casimiro in una precedente intervista pubblicata per l’Italia del Vino – era un uomo capace di stare con le persone, “fossero queste viticoltori oppure ministri. Ascoltava e rispettava l’uomo che stava dietro il lavoro o il titolo. Aveva grandi competenze tecniche e ho sempre apprezzato la sua grande voglia di far conoscere e amare i vini di Valtellina nel mondo curandone la qualità anche nel minimo dettaglio”.

Nino Negri, il fondatore del’Azienda

Negli anni ‘60, dato che le due figlie non si dimostrarono intenzionate a continuare l’attività del padre, l’Azienda fu ceduta al gruppo svizzero Winefood che non fu però in grado valorizzare in modo adeguato la Nino Negri fino a quando, nel 1985, non decisero di cederla al Gruppo Italiano Vini, una società cooperativa nata dall’unione delle aziende vinicole che erano state di proprietà del gruppo elvetico. Nel frattempo, nel 1971, Carluccio aveva assunto un giovanissimo enologo trentino fresco di studi– Casimiro Maule – che avrebbe legato in modo indissolubile il proprio nome a quello della Nino Negri conducendola lungo una strada di crescita e valorizzazione ricchissima di grandi successi personali e aziendali; con piacere, ricordo che, nel 2007, il Gambero Rosso proclamò Casimiro Enologo dell’Anno.

I nostri giorni

Un’azienda come la Nino Negri, con una produzione complessiva di circa 850.000 bottiglie, deve avere la capacità di innovarsi senza perdere la propria anima, di interpretare il mercato senza diventarne succube e riuscendo in tal modo a proporre i propri vini secondo le linee guida che da sempre ne identificano il ruolo all’interno della filiera vitivinicola valtellinese. Tutto ciò rappresenta, senza dubbio, un complesso numero di funambolismo che, da ormai oltre 45 anni, vede in prima fila anche lo stesso Maule, fin da subito coinvolto in tutti i passaggi produttivi e commerciali dalla vigna alla vendita.

Negli anni, l’Azienda si è sempre più impegnata da un lato nel consolidare il proprio ruolo sociale nell’economia di questo tratto di Valle dall’altro nel raggiungere livelli qualitativi sempre migliori coniugando tecnologia e tradizione oltre a rispetto per l’ambiente e per gli antichi saperi. Non quindi una Cantina chiusa su sé stessa ma nemmeno un’azienda sempre pronta a cogliere qualsiasi treno modaiolo potesse portare un qualche immediato – ma spesso effimero – incremento nel fatturato.

Casimiro Maule

Ritengo importante, in tal senso, segnalare come, a partire dal 1988, i circa 250 conferitori si siano riuniti nella Cooperativa Viticoltori Valtellinesi Associati – VI.V.ASS e che il loro lavoro venga costantemente seguito e indirizzato dai tecnici della Nino Negri, al fine di far intraprendere loro un percorso di crescita professionale e, nel contempo, di garantirsi un’elevata qualità delle uve che sarà poi economicamente riconosciuta ai produttori stessi. Inoltre, negli ultimi anni sono in corso prove di conversione di alcuni vigneti da ritocchino a giropoggio al fine di rendere possibile una parziale meccanizzazione dei lavori riguardanti il suolo e la gestione del verde lungo i terrazzamenti – a patto che ciò non pregiudichi la qualità dell’uva prodotta – al fine di ridurre i costi e la fatica delle persone impiegate nelle vigne. “ Non credo che il nostro lavoro necessiti di eroi e trovo, soprattutto, che non sia giusto che ve ne siano” dice a tal proposito sempre Casimiro nella già citata intervista.

La Nino Negri sta, inoltre, collaborando fattivamente con una locale scuola professionale – il corso di Edilizia del PFP Valtellina – per formare personale in grado di recuperare e costruire i muretti a secco tanto importanti in Valtellina per il mantenimento del paesaggio vitivinicolo oltre che per il lavoro nelle vigne stesse.

Mediante un suo nuovo vino – lo Sciúr, di cui scriverò nelle prossime righe – ottenuto da uve prodotte da vigne i cui muretti erano stati recuperati proprio mediante questo progetto, l’Azienda ha versato alla scuola 1€ per ognuna delle 11.500 bottiglie vendute. Con la stessa scuola, inoltre, è in corso anche un progetto di ripristino delle strade interpoderali fra le vigne al fine di renderle fruibili anche come opportunità di visita ai vigneti stessi.

Lo Sciúr: un Signore rispettoso dell’ambiente

La sfida più grande nella quale la Cantina è oggi impegnata è, però, quella legata alla sostenibilità della vitivinicoltura e alla salubrità dei suoi vini. Tale percorso, iniziato ormai molti anni or sono con il completo abbandono del diserbo in vigna, ha trovato oggi una piena realizzazione nello Sciúr, un Valtellina Superiore Docg ottenuto da uve Chiavennasca in purezza, coltivate in zona Fracia, e affinato in piccole botti da 750l per circa 16 mesi.

Questo vino nasce da un progetto interamente pensato, in collaborazione col Politecnico di Milano, al fine di ridurre l’impatto ambientale della sua produzione senza che ciò vada a discapito del prodotto ma, al contrario, esaltandone la tipicità.La viticoltura compatibile – concretizzata oltre che nel mancato diserbo anche nell’uso della confusione sessuale e, più in generale, di tecniche di difesa a basso impatto – è affiancata da un approccio economicamente sostenibile che trova uno dei suoi cardini nella conversione a giropoggio al fine di ridurre le ore ettaro necessarie alla gestione della vigna. L’attenzione all’ambiente raggiunge, però, anche la cantina e la distribuzione grazie all’adozione di bottiglie in vetro leggero – che riducono l’utilizzo di carburante e i costi necessari al loro trasporto – nonché all’eliminazione dell’etichetta per mezzo della stampa direttamente sulla bottiglia stessa. Ecco, quindi, che il nome Sciúr, che in dialetto significa Signore e che era riferito a Carluccio Negri, può anche essere visto come l’acronimo di Sostenibile, Concreto, Innovativo, Unico, Responsabile.

Breve post scriptum

La seconda parte di questo articolo, interamente dedicata al racconto dei vini degustati, sarà pubblicata a giorni sempre su queste pagine.

Nino Negri

Via Ghibellini, 3

23030 Chiuro (SO)

n.negri@giv.it

www.ninonegri.net

Autore

Read Previous

Montelio – La Gaìna – Provincia di Pavia Igt Rosso – 2015

Read Next

Nino Negri: la storia, il Nebbiolo e le emozioni (Parte seconda)