Duca di Salaparuta – Làvico – Terre Siciliane IGT Nerello Mascalese – 2013

Duca di Salaparuta: la storia

La storia delle Cantine Duca di Salaparuta, una tra le più affascinanti del panorama enologico siciliano e italiano, inizia nel 1824 quando il nobile Giuseppe Alliata di Villafranca decide di trasformare la propria passione per il vino in una vera e propria impresa. Nella sua tenuta di Casteldaccia (PA), non distante da Bagheria, oggi sede legale aziendale, il principe imbottigliò per la prima volta un bianco e un rosso con il marchio “Duca di Salaparuta“: nacquero così il Corvo Bianco e il Corvo Rosso, in sole cinquemila bottiglie.

In seguito, sarà il figlio Edoardo a dare all’azienda una prima dimensione autenticamente imprenditoriale, dotandola dei più moderni torchi importati dalla Francia e iniziando l’esportazione dei vini siciliani nel resto d’Europa e negli Stati Uniti.

Duca di Salaparuta oggi

Dal 2001, dopo diversi passaggi di proprietà, la cantina Duca di Salaparuta appartiene al Gruppo ILLVA di Saronno, controllato dalla famiglia Reina; un paio d’anni dopo, attraverso la fusione con le Cantine Florio di Marsala, nasce il primo gruppo vitivinicolo privato dell’isola, che riunisce sotto un’unica realtà i marchi Corvo, Florio e Duca di Salaparuta. È di questi giorni (maggio 2026) la notizia per cui il gruppo Illva Saronno Holding ha cambiato denominazione corporate in “Disaronno Group”, con la divisione vini ribattezzata “Duca Wines”.

La filosofia aziendale si basa su tre pilastri fondamentali: la tutela delle cultivar autoctone, la ricerca di espressioni territoriali tipiche e l’utilizzo di pratiche di viticoltura sostenibile.

Le Tenute di Duca di Salaparuta

Con grande lungimiranza furono acquistate tre tenute vitivinicole a grande vocazione pedoclimatica, espressione di territori profondamente diversi, per soddisfare al meglio le esigenze delle varietà di vite destinate alle proprie etichette di punta. Tenuta Risignolo (Salemi, Trapani), nella Sicilia occidentale, dove prosperano l’insolia, il grillo e lo zibibbo; Tenuta Suor Marchesa, nelle colline centro meridionali dell’isola (Riesi, Caltanissetta) con i protagonisti nero d’Avola, vermentino, sauvignon blanc e cabernet franc; Tenuta Vajasindi sul versante nord dell’Etna (Passopisciaro, Catania), nella Valle dell’Alcantara, dove troviamo il carricante, il pinot nero e il nerello mascalese. È interessante sottolineare che le analisi del DNA hanno suggerito – in modo convincente – che questa varietà possa derivare da un incrocio naturale tra sangiovese e mantonico bianco).

La vigna

Proprio da quest’ultima tenuta, l’anima più selvaggia e affascinante del gruppo, arrivano le uve per il vino degustato; siamo in frazione Passopisciaro, nel comune di Castiglione di Sicilia (CT), dove i vigneti occupano 21ha suddivisi in due terrazzamenti principali, il primo a circa 700 metri s.l.m. e il secondo a 620.

Duca di Salaparuta: la Tenuta Vajasindi

Il nerello mascalese Duca di Salaparuta – Làvico – 2013 richiama all’istante la materia da cui tutto prende vita, la lava del vulcano; infatti, i suoli su cui crescono le viti della Tenuta Vajasindi – allevate ad alberello in un area tra le più vocate dell’intero comprensorio etneo – derivano dal disfacimento di rocce laviche e da sabbie vulcaniche ricche di minerali, come ossidi di ferro, silice e potassio. Le correnti fresche e ventilate provenienti da nord-est, unite alle altitudini, determinano importanti escursioni termiche, garanzia di una lenta maturazione delle uve che preserva la complessità aromatica del nerello mascalese.

Per un approfondimento sui suoli vulcanici – compresi quelli dell’Etna – e sui loro effetti sulle caratteristiche organolettiche dei vini, è possibile consultare questo precedente articolo.

Duca di Salaparuta Lavico 2013

La cantina

Dopo la vendemmia manuale, avviene la diraspatura dei grappoli e la successiva pigiatura soffice; segue fermentazione alcolica in acciaio a temperatura controllata, 26-28°C, per almeno una settimana, con malolattica nelle medesime vasche. Infine, il vino affina in barrique di rovere francese a grana fine per circa 12 mesi e ulteriori sei in bottiglia per la stabilizzazione del profilo sensoriale.

La degustazione

È importante segnalare il fatto che l’annata 2013 era ancora classificata come Terre Siciliane IGT, mentre quelle più recenti sono diventate Etna DOC. A tredici anni dalla vendemmia, il vino degustato si presenta in una fase evolutiva di grande interesse a partire dal colore, sorprendentemente di un rosso rubino intenso, poco trasparente con un’unghia granato ben evidente.

Il ventaglio dei profumi comprende fin da subito sentori di frutta nera stramatura, olive in salamoia, pot-pourri floreale, sottobosco e balsamico per completarsi in un secondo istante con richiami perfettamente integrati di cioccolatino “boero”, grafite, goudron, chiodo di garofano e pepe.

Al palato è diretto, molto piacevole, ancora di ottima freschezza e buona sapidità con tannini decisamente fitti e setosi, piacevolmente caldo e con un elegante finale di tabacco essiccato e liquirizia.

Degustazione del giorno 27 maggio 2026; bottiglia appartenente al lotto 10316D08

Contatti

Duca di Salaparuta

Via Nazionale 27 s.s. 113

90014 – Casteldaccia (PA)

info@duca.it

Sito aziendale

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