Piccola Emma Barbaresco DOCG Riserva di Pier Paolo Grasso in verticale
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Augusto Gentilli
- Sab 28 Feb 2026
- 19 minute read
Riassunto
Piccola Emma Barbaresco DOCG Riserva è un vino che nasce dall’assemblaggio di uve nebbiolo provenienti da quattro diverse Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA) dei comuni di Barbaresco e Treiso: Cà Grossa, Rio Sordo, Pajoré e Tre Stelle. Questa scelta, radicata nella tradizione delle Langhe, permette di ottenere un prodotto di grande equilibrio e complessità, dove la potenza di Cà Grossa si fonde con l’eleganza e la morbidezza delle altre MGA. L’affinamento in grandi botti di rovere per diversi anni, senza l’uso di barrique, preserva l’integrità del frutto e del territorio, conferendo al vino una notevole longevità, come dimostrano le eccezionali performance di annate storiche.
Summary
Piccola Emma Barbaresco DOCG Riserva is a wine made from a blend of Nebbiolo grapes from four Additional Geographical Indications (MGAs) in the municipality of Barbaresco and Treiso: Cà Grossa, Rio Sordo, Pajoré and Tre Stelle. This traditional Langhe approach produces a balanced and complex wine, where the power of Cà Grossa blends with the elegance and softness of the other MGAs. Aging in large oak barrels for several years, rather than in barriques, preserves the integrity of the fruit and the terroir, giving the wine remarkable longevity, as demonstrated by the exceptional performance of historic vintages.
La storia dell’Azienda Pier Paolo Grasso
Pier Paolo Grasso incarna la terza generazione di una famiglia di viticoltori radicata a Treiso, nel cuore delle Langhe. La storia della famiglia si intreccia con quella di un territorio che ha saputo trasformare la coltivazione della vite in un’arte millenaria, tramandata di generazione in generazione con dedizione e passione. Tuttavia, è con Pier Paolo che l’Azienda compie la sua vera svolta imprenditoriale: agli inizi del 2000, insieme alla moglie Sara Morra, egli decide di abbandonare la tradizionale vendita di uve e vino sfuso per intraprendere la strada della vinificazione in proprio, dell’imbottigliamento e della commercializzazione dei vini con il proprio marchio. Questo passaggio rappresenta un cambiamento epocale, in linea con il percorso intrapreso da molti produttori langaroli: dall’agricoltura promiscua alla specializzazione viticola, dalla vendita dello sfuso ai primi tentativi di imbottigliamento, fino alla definitiva affermazione di una propria identità enologica.
Il nuovo corso
Nella sua fase iniziale, l’azienda opera sotto il nome di Piervini, con il quale si affaccia sul mercato del vino di qualità. Il punto di svolta nella comunicazione aziendale giunge nel 2022, quando Pier Paolo avvia la costruzione di una nuova e moderna cantina a Neive: è in questa occasione che l’Azienda adotta definitivamente il nome Pier Paolo Grasso, accompagnato da un restyling completo del logo e dell’etichettatura. La nuova cantina diventa ancora di più il simbolo di una visione produttiva orientata all’eccellenza e alla valorizzazione del territorio. Attualmente, l’azienda dispone di circa 70 ettari di vigneti, non tutti a nebbiolo e non tutti nella zona del Barbaresco, ma con una produzione di circa 200.000 bottiglie. La discrepanza tra la superficie vitata e il numero di bottiglie prodotte è spiegata dalla presenza di vigne vecchie, dalla rigorosa selezione delle uve e dalla quota di vino ancora venduta come sfuso.
Per un approfondimento sull’Azienda, è possibile consultare questo precedente articolo.
Il Disciplinare del Barbaresco DOCG
Il Barbaresco DOCG è prodotto in provincia di Cuneo, sulla sponda destra del fiume Tanaro, nella zona delle Langhe. La denominazione comprende quattro comuni: Barbaresco, Neive, Treiso e la frazione San Rocco Seno d’Elvio, storicamente appartenente al comune di Barbaresco. Il disciplinare prevede tre tipologie principali: il Barbaresco, il Barbaresco Riserva e il Barbaresco con Menzione Geografica Aggiuntiva (MGA), tutte ottenute esclusivamente da nebbiolo in purezza. L’invecchiamento minimo per il Barbaresco è di 26 mesi, di cui almeno 9 in legno, a decorrere dal primo novembre dell’anno di raccolta, con immissione al consumo non prima del primo gennaio del terzo anno successivo alla vendemmia. Per la Riserva, l’invecchiamento minimo sale a 50 mesi, di cui 9 in legno, con immissione al consumo dal primo gennaio del quinto anno successivo alla vendemmia. Il disciplinare prescrive il passaggio in legno senza tuttavia specificare le dimensioni dei contenitori né le essenze legnose utilizzate.
Le caratteristiche pedoclimatiche delle vigne
I vigneti dell’azienda Pier Paolo Grasso insistono su terreni di medio impasto, calcarei con porzioni argillose, esposti prevalentemente a ovest e sud-ovest. Dal punto di vista geologico, l’area del Barbaresco è caratterizzata dalla presenza di due formazioni principali: le Marne di Sant’Agata Fossili e la Formazione di Lequio.
Le Marne di Sant’Agata Fossili
Le Marne di Sant’Agata Fossili, risalenti al Miocene Tortoniano (tra 11,6 e 7,2 milioni di anni fa), rappresentano la formazione più diffusa nell’area e sono composte da marne grigio-azzurre, rocce sedimentarie formate da argilla e carbonato di calcio, con un contenuto variabile di sabbia, limo e argilla. Questi suoli tendenzialmente compatti e ricchi di calcare conferiscono ai vini struttura, finezza e longevità, con un carattere spiccatamente elegante e quasi “femminile”.
La Formazione di Lequio
La Formazione di Lequio, più antica (Miocene Serravaliano, tra 13,8 e 11,6 milioni di anni fa), è caratterizzata da un’alternanza di marne e arenarie. Le arenarie, derivanti dalla compattazione di sabbie calcaree, generano suoli più sciolti e sabbiosi rispetto alle Marne di Sant’Agata, con una discreta percentuale di argilla e un elevato contenuto di calcare. I vini prodotti su questi suoli si distinguono per un corpo pieno, un’austerità marcata e una struttura tannica più severa, con un profilo paragonabile a quello dei Barolo di Serralunga d’Alba. Tutte e quattro le MGA dell’azienda insistono sulle Marne di Sant’Agata Fossili, anche se Cà Grossa, per ragioni pedologiche specifiche, tende a esprimere vini con caratteristiche più vicine a quelle della Formazione di Lequio, con maggiore potenza e struttura tannica.
Il clima in breve
La temperatura media annuale a Barbaresco, misurata tra il 1991 e il 2021, è stata di 12.3°C con una temperatura media nel mese di gennaio pari a 1,9°C e una nel mese di luglio pari a 23,0°C; le precipitazioni annuali complessive ammontano a 888mm (Climate Data Barbaresco da Climate-Data.org – Attribuzione-Non Commerciale 4.0 Internazionale (CC BY-NC 4.0).
Le Menzioni Geografiche Aggiuntive dell’Azienda
Le MGA del Barbaresco sono numericamente inferiori a quelle del Barolo. L’azienda Pier Paolo Grasso possiede vigne in quattro MGA: Rio Sordo, Cà Grossa, Pajoré e Tre Stelle, tutte situate nei comuni di Barbaresco e Treiso. Rio Sordo è noto per vini eleganti, con tannini morbidi e un profilo di facile approccio. Tre Stelle esprime vini solidi, armoniosi e precisi, con piccoli frutti rossi, violetta e spezie. Cà Grossa è il più strutturato tra i quattro, con frutti rossi maturi, sentori minerali e tannini importanti ma di grande qualità, con un potenziale evolutivo notevole. Pajoré, nel comune di Treiso, è austero ed elegante, con frutti rossi, spezie e note balsamiche, a volte con accenni di grafite, risentendo in parte dell’influenza della Formazione di Lequio per la sua posizione meridionale.
Le pratiche di vigna e di cantina
La vigna
La filosofia produttiva di Pier Paolo Grasso si fonda su un approccio che coniuga il rispetto della tradizione langarola con una visione moderna e attenta alla qualità. In vigna, la gestione è orientata alla massima espressione del territorio, con una selezione rigorosa delle uve e un’attenzione particolare alla sanità del frutto. La vendemmia del nebbiolo, vitigno tardivo per eccellenza, avviene generalmente tra la fine di settembre e la seconda settimana di ottobre, in funzione dell’andamento climatico dell’annata. La scelta del momento ottimale di raccolta è determinante per garantire la piena maturazione polifenolica e aromatica delle uve, presupposto indispensabile per la produzione di vini di alta qualità.
La cantina
In cantina, l’affinamento avviene esclusivamente in grandi botti di rovere da 50 ettolitri, uno strumento che permette una lenta e graduale evoluzione del vino senza cedere aromi estranei al prodotto. Questa scelta riflette la tendenza della moderna enologia langarola a superare la contrapposizione tra tradizionalisti e innovatori, riconoscendo i meriti di entrambi gli approcci e adottando soluzioni capaci di valorizzare le caratteristiche intrinseche del nebbiolo. La durata dell’affinamento varia in funzione del prodotto: circa un anno per La Fenice e diversi anni per il Piccola Emma, con tempi che si adattano alle esigenze specifiche di ciascuna annata. Significativamente, nessuno dei vini prodotti mostra sentori di vaniglia tipici della barrique, a conferma di una scelta stilistica precisa e coerente.
Il Piccola Emma e i suoi fratelli: le espressioni del Barbaresco DOCG di Pier Paolo Grasso
La gamma dei Barbaresco DOCG dell’Azienda Pier Paolo Grasso si articola su più livelli qualitativi.
La Fenice – Barbaresco DOCG
La Fenice rappresenta il vino di ingresso nella Denominazione, concepito per esprimere la freschezza e la bevibilità del nebbiolo in giovane età. Ottenuto da una selezione di uve provenienti dai vigneti aziendali, La Fenice affina per circa un anno in grandi botti di rovere da 50 ettolitri, un periodo sufficiente a smussare le asperità giovanili del vitigno senza comprometterne la vivacità fruttata. I vigneti sono esposti a ovest e sud-ovest, su terreni di medio impasto calcareo con zone argillose, condizioni che favoriscono la maturazione equilibrata delle uve e la produzione di vini di buona struttura e piacevole immediatezza.
Piccola Emma – Barbaresco DOCG Riserva
Il Piccola Emma è invece la Riserva aziendale, un vino che affonda le radici nella grande tradizione delle Langhe di assemblare uve provenienti da vigneti diversi per ottenere il massimo dell’armonia e della complessità. Quasi la metà delle uve proviene dal vigneto di Cà Grossa, mentre il rimanente 52-54% è fornito dalle altre tre MGA – Rio Sordo, Pajoré e Tre Stelle – in proporzioni variabili a seconda dell’annata. Questa pratica, radicata nella tradizione enologica langarola, consente di bilanciare le diverse componenti del vino: la potenza tannica di Cà Grossa, la morbidezza di Rio Sordo, la solidità di Tre Stelle e l’austerità elegante di Pajoré si fondono in un prodotto di grande equilibrio e profondità. L’affinamento in grandi botti di rovere si protrae per diversi anni, con tempi che variano in funzione delle caratteristiche dell’annata e della visione del produttore.
Gli altri Barbaresco DOCG aziendali
Oltre a La Fenice e al Piccola Emma, l’Azienda produce anche Barbaresco con menzione delle singole MGA: Pajoré, Rio Sordo, Cà Grossa e Tre Stelle, vini che esprimono in modo più diretto e puro le caratteristiche di ciascun vigneto; la produzione complessiva, comprensiva di tutte le Denominazioni, è di circa 200.000 bottiglie all’anno.
Le annate degustate e le loro peculiarità organolettiche
La degustazione di seguito narrata è stata organizzata presso l’Hotel Villa Tirreno di Tarquinia (VT) dalla Delegazione Autonoma FISAR Tuscia Viterbese la sera del 23 gennaio 2026. Il mio ringraziamento – per il grande piacere di aver condotto una serata di tale fascino – va alla Delegazione tutta per l’eccellente lavoro svolto e a Pier Paolo Grasso e Sara Morra perché, con il loro lavoro, ci hanno regalato delle ore di pura emozione.
La Fenice – Barbaresco DOCG – 2021
L’annata
L’annata 2021 si è contraddistinta per un inverno mite e ricco di precipitazioni nevose, che ha garantito un’ottima riserva idrica per la stagione vegetativa. La ripresa vegetativa è avvenuta in modo regolare e tradizionale, senza anticipo né ritardo rispetto alle medie storiche. La primavera e l’estate sono state caratterizzate da un lungo periodo di bel tempo, con temperature nella media e senza eccessi termici notturni, condizioni che hanno favorito uno sviluppo armonico delle uve e una maturazione graduale e completa. La vendemmia del nebbiolo è iniziata negli ultimi giorni di settembre e ha raggiunto il suo culmine nella seconda settimana di ottobre, in perfetta sintonia con i tempi tradizionali della denominazione. Nel complesso, il 2021 si configura come un’annata equilibrata, priva di stress climatici estremi, capace di produrre uve di buona qualità e vini di grande piacevolezza.
La degustazione
La Fenice 2021 si presenta con un colore granato trasparente, luminoso e brillante, perfettamente in linea con le attese per un Barbaresco giovane.
Al naso, il vino esprime la caratteristica finezza del nebbiolo, con un profilo olfattivo che non cerca di imporsi con la forza ma si rivela gradualmente a chi gli si avvicina con attenzione. I profumi dominanti sono quelli dei piccoli frutti rossi – ribes rosso in primo piano, con una punta di lampone – accompagnati da marasca e da una vivace nota di violetta fresca. Sul fondo emergono accenni di frutto più scuro, come mora di gelso e prugna fresca, insieme a un leggero tocco speziato di pepe nero e di cannella.
Al palato, il Fenice 2021 sorprende per la sua piacevolezza immediata: l’attacco è morbido ed è seguito da un centro bocca che svela un tannino fitto, giovane ma non verde, di più che buona qualità. L’equilibrio complessivo è già soddisfacente, con la prospettiva di migliorare ulteriormente con il trascorrere del tempo. La persistenza è già notevole per un vino di ingresso, a testimonianza della qualità delle uve e della cura in cantina. Dopo un periodo di sosta nel bicchiere, il vino mostra una leggera evoluzione soprattutto in bocca, con una maggiore sensazione di morbidezza, rotondità e ricchezza del sorso, mentre il profilo olfattivo rimane sostanzialmente invariato.
Piccola Emma – Barbaresco DOCG Riserva – 2017
L’annata
Il 2017 rappresenta l’esatto opposto del 2021 dal punto di vista climatico: un’annata anomala, calda e siccitosa, ricordata come una delle più precoci degli ultimi anni. L’inverno fu mite, con poche nevicate, e già a maggio iniziò un lungo periodo di bel tempo con temperature estive nettamente superiori alla media. Le escursioni termiche notturne, favorite dalla posizione collinare dei vigneti, impedirono la cottura delle uve e permisero lo sviluppo di un corredo aromatico di buona complessità. Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre caddero circa 25 mm di pioggia, un apporto idrico minimo ma determinante per consentire alle uve di completare la maturazione in modo serio. Le temperature scesero sensibilmente e la raccolta dei nebbioli iniziò nella seconda decade di settembre, con un anticipo rispetto alla norma.
La degustazione
Il Piccola Emma – Barbaresco DOCG Riserva – 2017 si presenta con un colore granato pieno e profondo, privo di sfumature rubino, con una bella luminosità. Al naso, il vino esprime un quadro olfattivo ampio e complesso, dominato da frutta rossa molto matura e da una violetta che tende già alla versione appassita, con accenni di rosa appassita. Una bella verticalità balsamica ne attraversa il profilo olfattivo, accompagnata da note di liquirizia, spezie dolci – cannella in primo piano – e cioccolato fondente. In bocca, la prima impressione per retrolfazione richiama un insieme di erbe alpine, con profumi amari e balsamici. I tannini presentano una leggera nota verde, comprensibile per un’annata calda e precoce; notevole la persistenza. Dopo la sosta nel bicchiere, la componente agrumata e le note di erbe alpine si intensificano ulteriormente per retro-olfazione.
Piccola Emma – Barbaresco DOCG Riserva – 2008
L’annata
L’annata 2008 fu segnata da condizioni climatiche difficili nella prima parte della stagione vegetativa: a partire da metà maggio e per oltre un mese si verificò un prolungato periodo di tempo instabile, con piogge abbondanti e quasi giornaliere che favorirono persistenti attacchi di peronospora e oidio. La situazione migliorò sensibilmente a partire dalla fine di agosto, quando si instaurò un lungo periodo di tempo stabile che consentì una maturazione ottimale delle uve. La vendemmia del nebbiolo si svolse principalmente nella seconda e terza settimana di ottobre, in linea con i tempi tradizionali della Denominazione. Gli attacchi fungini della prima estate ridussero la produzione, ma le uve effettivamente raccolte presentarono una qualità eccellente, con il nebbiolo che raggiunse livelli qualitativi di assoluto rilievo.
La degustazione
Il Piccola Emma – Barbaresco DOCG Riserva – 2008, al momento della degustazione, si rivela sorprendentemente giovane per un vino di 17 anni. Il colore è granato, trasparente e luminoso, con una bella luce. Al naso, il profilo olfattivo mostra una frutta che tende alla confettura, con la violetta che ha raggiunto la versione passita, accompagnata da note di agrumi rossi — arancia amara e sanguinella — e da un leggero tocco balsamico. I profumi terziari sono presenti ma ancora in evoluzione: cuoio, liquirizia e note di legno e spezie dolci, assolutamente gradevoli e caratteristiche dei nebbiolo invecchiati. Dopo la sosta nel bicchiere, il bouquet si addolcisce, con la frutta matura e la confettura di fragole che prendono il sopravvento sulle note più resinose e amaricanti.
All’assaggio, il Piccola Emma 2008 è magnifico: l’attacco è morbido, il tannino è completamente risolto, fitto, dolce e aggraziato, capace di pulire il palato senza graffiare. L’acidità è ancora ben presente e perfettamente integrata, a sostenere una struttura che non mostra alcun segno di stanchezza. Il vino conserva un bel nerbo e un carattere leggermente giovanile che lo rende ancora molto godibile a tavola. La persistenza è notevole, con un finale amaricante lasciato dai sentori di erbe alpine, tamarindo e rabarbaro, che rendono il fin di bocca piacevolissimo. In bocca, la nota resinosa e balsamica rimane ben presente – pur senza mai divenire invasiva – anche dopo la sosta nel bicchiere, a conferma della grande complessità e profondità di questo vino.
Piccola Emma – Barbaresco DOCG Riserva – 2007
L’annata
Il 2007 è un’annata climaticamente anomala, distante solo un anno dal 2008 ma profondamente diversa nel suo andamento. L’inverno fu eccezionalmente mite, con un germogliamento anticipato di circa venti giorni rispetto alla norma. La fioritura iniziò precocemente a maggio, seguita da un periodo fresco con precipitazioni frequenti. Luglio si caratterizzò per l’assenza di piogge, temperature elevate e una costante ventilazione che mantenne bassa l’umidità, favorendo un’ottima sanità delle uve. Le rese furono ridotte del 10-15% rispetto alla media, ma la qualità delle uve raccolte fu eccellente. La combinazione di anticipo fenologico, stress idrico estivo e buona sanità finale ha prodotto un’annata di carattere, con vini dalla struttura particolare e un profilo organolettico distintivo.
La degustazione
Il Piccola Emma 2007 si presenta con un colore leggermente più cupo e intenso rispetto al 2008, con differenze comunque contenute.
Al naso, il profilo olfattivo è meno intenso rispetto all’annata precedente, richiedendo una ricerca più attenta e paziente. I profumi di frutto rosso molto maturo – con fragola in evidenza rispetto al lampone – si accompagnano a note agrumate più pronunciate e a componenti amaricanti di erbe alpine, tamarindo oltre a sensazioni balsamiche e mentolate decisamente più evidenti rispetto al 2008.
In bocca, la struttura è diversa: minore morbidezza, meno corpo e un tannino che presenta una leggera nota verde; buona la persistenza.
Piccola Emma – Barbaresco DOCG Riserva – 1998
L’annata
L’annata 1998 fu caratterizzata da un’estate torrida e siccitosa, condizioni che favorirono una maturazione polifenolica eccellente, in particolare nei vitigni medio-tardivi come il nebbiolo. L’acidità tartarica si mantenne su livelli ottimali, mentre l’acido malico, molto più sensibile alle alte temperature, si degradò quasi completamente. Le uve raggiunsero la piena maturità in condizioni di perfetta sanità. La combinazione di caldo estivo, acidità tartarica preservata e maturazione polifenolica completa ha creato le premesse per un vino di straordinaria longevità, come confermato dal riconoscimento del Platino al Merano Wine Festival 2025, un premio assegnato a pochissimi vini tra i migliaia valutati ogni anno.
La degustazione
Il Piccola Emma 1998, a 27 anni dalla vendemmia, si presenta con un colore granato con sfumature aranciate, segno naturale di un’evoluzione lunga e corretta. La trasparenza e la luminosità del vino sono ancora perfette.
Al naso, il profilo è molto fine e di grande complessità, con un’intensità contenuta ma di altissima qualità. La frutta è decisamente in confettura – marmellata di ribes e fragola – con la violetta che richiama la versione candita, più dolce e avvolgente. Gli agrumi sono ben presenti, con una nota di chinotto che emerge con chiarezza, frequente nei grandi nebbiolo invecchiati. La nota di sottobosco è gradevole e non coprente. Le spezie dolci sono ben presenti; la mancanza di note di vaniglia conferma la coerenza stilistica dell’Azienda nell’uso del legno. I profumi amaricanti di tamarindo ed erbe alpine completano un quadro olfattivo di rara armonia.
In bocca, il Piccola Emma – Barbaresco DOCG Riserva – 1998 è semplicemente perfetto: l’attacco è rotondo, il tannino al centro bocca è presente ma di eccellente qualità, dolce e levigato. L’acidità è centrata, perfettamente integrata nella struttura ma ancora capace di sostenere l’intero edificio del vino. La persistenza è straordinaria, con le note amaricanti di erbe alpine e chinotto che lasciano il palato piacevolmente amaricante. L’equilibrio tra tutte le componenti — frutto, acidità, tannino, alcol — raggiunge un livello di armonia che raramente si incontra. Questo vino dimostra – se ancora ce ne fosse la necessità – come il nebbiolo delle Langhe, nelle annate giuste e nelle mani di un produttore attento, possa raggiungere vette di assoluta eccellenza e conservarle per decenni.
La verticale di Piccola Emma – Barbaresco DOCG Riserva: considerazioni conclusive
Questa verticale di Piccola Emma – Barbaresco DOCG Riserva di Pier Paolo Grasso offre uno spaccato illuminante sulla capacità del nebbiolo nelle Langhe di esprimere, nel tempo, la propria complessità e profondità. Attraverso cinque annate molto diverse tra loro – dal fresco ed equilibrato 2021 al torrido 1998, passando per il caldo 2017, il difficile 2008 e l’anomalo 2007 – emerge con chiarezza come la filosofia produttiva dell’Azienda rimanga coerente e riconoscibile: botti grandi di rovere, selezione rigorosa delle uve, tempi di affinamento adattati alle esigenze di ciascuna annata, assenza totale di cedimenti all’uso della barrique. La Fenice e il Piccola Emma rappresentano due interpretazioni complementari dello stesso territorio: il primo punta sulla freschezza e la bevibilità, il secondo sulla complessità e la longevità.
La scelta di assemblare uve da quattro MGA diverse – con Cà Grossa come spina dorsale strutturale e le altre tre a fornire eleganza, morbidezza e armonia – si rivela vincente su tutte le annate degustate. Il Piccola Emma più giovane, il 2017, mostra già una complessità notevole nonostante i tannini ancora in evoluzione; il 2008 e il 1998 dimostrano invece la straordinaria capacità di invecchiamento di questi vini, con il 1998 che a quasi trent’anni dalla vendemmia si presenta ancora in forma smagliante. Pier Paolo Grasso si conferma, pertanto, come una delle realtà più interessanti e affidabili del Barbaresco DOCG, capace di coniugare radici storiche solide con una visione produttiva moderna e orientata all’eccellenza.
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