L’Azienda Bosco Agostino, ovvero il Barolo e la modestia

la mia ragazza vola sulla luna

ma chi l’ha vista giura

che rassomiglia a me

la mia ragazza è

la mia ragazza è

il mio mestiere

è il mio mestiere

Tratto da “ La mia ragazza” di Michelangelo Romano e Roberto Vecchioni

“Il Re dei vini, il vino dei Re”: quante volte abbiamo sentito citare questa frase per raccontare il Barolo? Un vino – e un territorio – talmente famosi da arrivare, talvolta, a incutere timore e a farci dire: “Teniamo questa bottiglia per un’occasione speciale” ben sapendo che ci sarà sempre, almeno nella nostra mente, un’occasione ancora “più speciale” che ci farà rinviare ulteriormente il tanto atteso momento della stappatura.

Personalmente, credo che ogni vino, anche i più grandi, trovi la sua ragion d’essere proprio nell’assaggio, in quale magico momento in cui si stabilisce un nesso fra il vino stesso, noi e il vignaiolo che lo ha prodotto.

Ecco quindi che parlare con Andrea Bosco – figlio di Agostino e attualmente al timone dell’Azienda di famiglia a la Morra (CN) – e visitare con lui la sua Cantina è stato, pertanto, un momento di ulteriore riflessione su cosa significhi produrre un vino e cosa voglia dire degustarlo consapevolmente.

La sua semplicità, la sua sincera passione, il suo essere vignaiolo – ma ancor più persona e agricoltore – mi hanno aiutato a ricordare che il Barolo – prima di essere mito – è figlio della fatica e dell’impegno nonché frutto della vite e della sua terra. Il Barolo è un vino e come tale deve essere consumato, con l’attenzione e rispetto che sono dovuti a ogni Vino degno di questo nome. Andrea racconta del suo Vantrin – un Dolcetto d’Alba Doc – e del suo Volupta – un Barbera d’Alba Doc Superiore – con lo stesso entusiasmo e lo stesso trasporto che impiegherà, pochi minuti più tardi, quando si appresterà a farci assaggiare i suoi due Barolo, ovvero La Serra e Neirane. Un racconto semplice, essenziale, sempre strettamente legato ai suoi ricordi da bambino, alle tradizioni degli anziani di La Morra e ai grandi protagonisti della storia enoica di questa colline. Nessuna polemica, nessuna invidia, solo la cristallina volontà di fare sempre meglio, di riuscire a far conoscere le proprie bottiglie non per il prestigio di un nome ma per la qualità del loro contenuto, sia esso Barbera, Dolcetto o Barolo.

L’Azienda Bosco Agostino: la sua storia, le sue vigne e i suoi vini

L’azienda agricola nacque dal lavoro di Pietro Bosco che, come d’uso comune nel corso di buona parte del XX secolo, vendeva le uve ottenute dalle proprie vigne. La grande svolta, con la nascita dell’Azienda così come oggi la conosciamo, avvenne nel 1980 con il primo imbottigliamento del proprio vino. Questo grande passo fu voluto da Agostino – figlio di Pietro – che, avendo intuito le grandi potenzialità del territorio e dei propri prodotti, iniziò a promuoverli riuscendo così a fare crescere l’attività.

Nel frattempo suo figlio Andrea porta a termine i propri studi conseguendo, nel 1995, la qualifica di enologo presso la Scuola Enologica di Alba. Dopo alcuni anni di esperienza presso altre aziende, Andrea inizia a occuparsi a tempo pieno dell’attività di famiglia dove tutt’ora si occupa di seguirne la produzione e il marketing.

Nel corso della visita in cantina Andrea ha modo di chiarire in modo semplice, ma estremamente preciso, i capisaldi della propria filosofia che si possono brevemente riassumere con il termine rispetto: rispetto delle tradizioni, dell’ambiente, dei vitigni e dei vini. Eccolo quindi impegnato a raccontare che quando si rese necessario sostituire alcuni vigneti furono utilizzate le stesse varietà perché “se per secoli i nostri vecchi lì avevano piantato il dolcetto un motivo ci sarà!” oppure che i loro vigneti sono totalmente inerbiti, che i per pochi trattamenti indispensabili sceglie molecole a basso impatto e che in cantina non entra la chimica ad eccezione di quel minimo necessario di solforosa. I minuti passano veloci mentre il discorso si sposta sull’affinamento dei vini: acciaio per il Dolcetto – per ottenere un prodotto fresco, fruttato con evidenti note di uva e con durezze non eccessive che ne rendano piacevole la beva fin da giovane – barrique e tonneaux francesi per il Barbera d’alba Superiore e per il Langhe Nebbiolo – mentre il Barolo, da sempre, viene affinato in botti grandi di rovere di Slavonia da 20 ettolitri.

L’Azienda può contare su due importanti vigne di Barolo: La Serra, in comune di La Morra e Neirane, in comune di Verduno.

La Serra

La Serra, in comune di La Morra e confinante con Brunate, si sviluppa, con esposizione sud-orientale, in una fascia altimetrica compresa fra i 370 e i 450m di quota su suoli calcarei che ricoprono una matrice rocciosa di marna grigia. La proprietà di Agostino Bosco si colloca a circa 390m s.l.m., ad una quota maggiore rispetto a quella di Neirane. I vini da essa ottenuti si caratterizzano per le sensazioni di frutta rossa matura o sotto-spirito, arricchite frequentemente da sentori balsamici e da note speziate. La buona struttura e una certa mascolinità tradiscono la vicinanza con la celebre vigna di Brunate

Neirane

Questa vigna, sita in comune di Verduno ai confini con La Morra, a quote comprese fra i 330 e i 405m s.l.m., è caratterizzata da suoli leggeri sabbioso-limosi e da un clima relativamente più fresco rispetto alla non lontana “La Serra”; Neirane gode di un’esposizione sud-occidentale.

I Barolo Docg di questa vigna spiccano per l’eleganza e per la gradevolezza di beva fin dalla loro gioventù; il loro bouquet regala note di frutto rosso fresco e violetta oltre a gradevoli sentori agrumati talvolta accompagnati da una verticalità balsamica. Al palato, i tannini si rivelano piacevoli e meno nervosi rispetto ad altri cru senza, però, che ciò influisca in modo significativo sulla longevità di questi vini.

L’Azienda – che esporta circa il 90% della propria produzione prevalentemente in Danimarca, Svizzera e Stati Uniti, dove ha raggiunto la notorietà – può attualmente contare su 5,5ha di vigneti e una produzione di circa 27.000 bottiglie all’anno.

Bosco Agostino attraverso i suoi vini: le degustazioni

Vantrin – Dolcetto d’Alba Doc – 2015 – L. DA15

Il Vantrin è prodotto a partire da uve ottenute da due vigneti fra loro vicini, uno risalente al 1940, l’altro all’inizio degli anni ‘90; le due vigne sono situate a una quota di 440 – 450m s.l.m e godono di un’esposizione occidentale; i suoli sono argilloso – limosi.

Questo Dolcetto d’Alba, vinificato esclusivamente in acciaio, si offre alla sguardo di un impenetrabile color porpora che introduce a un bouquet altrettanto scuro nel quale dominano succose note di frutti neri quali ciliegia, mora, mirtillo nero e prugna disidratata. A donare ulteriore finezza e complessità al suo panorama olfattivo, ecco emergere, tra le maglie di questo fitto ordito di frutti, un insieme di sensazioni riconducibili, di volta in volta, alla noce moscata, alla grafite, al tamarindo e ai fiori di glicine.

All’assaggio si offre decisamente caldo, profondo e polposo; l’ottimo corpo e le piacevoli morbidezze sono adeguatamente sostenute da tannini vivaci, ma dalla fine tessitura, nonché da una spiccata freschezza; assai soddisfacente la persistenza.

Degustazione del giorno 19 maggio 2017

Volupta – Barbera d’Alba Doc Superiore – 2014 – L. BA14

Ottenuto da uve provenienti da tre diversi vigneti – di cui due molto vecchi – allevati su suoli differenti, ovvero una vigna su argilla, un’altra su suoli marnosi e la terza su suoli sabbiosi ricchi di gesso, il Volupta 2014, affinato in barrique e tonneaux di rovere francese, riempie il calice di un impenetrabile color rubino nel quale si scorgono, a indicare una gioventù ancor non del tutto trascorsa, le ultime screziature porpora. Il naso apre con le tipiche sensazioni di ciliegia matura alle quali si aggiungono altri frutti scuri quali mora e mirtillo nero. Eleganti sensazioni di spezie dolci, grafite nonché sentori floreali di giaggiolo emergono col tempo dal calice; ben evidente, soprattutto per retrolfazione, la leggera sensazione di humus che tanto spesso caratterizza le interpretazioni più tradizionali di questo vitigno.

L’ingresso in bocca rivela ottimo corpo, un piacevole calore e un avvolgente rotondità che trova il necessario nerbo nella ben presente freschezza nonché i tannini che, così come il colore, tradiscono un’adolescenza ancora non del tutto domata. Nel suo complesso, un vino profondo e armonico nel quale la lunga persistenza conclude un assaggio di sicuro valore. Una menzione particolare è dovuta all’accorto uso del legno e alla compostezza dell’alcol.

Degustazione del giorno 14 maggio 2017

La Serra – Barolo Docg – 2012 – L. LS12

Un luminoso e vellutato color granato funge da biglietto da visita per questo Barolo il cui naso – fine, austero ma accattivante – si presenta con note di confettura di marasca e di lampone alle quali si susseguono, quasi fosse un gioco a rimpiattino, sensazioni di violetta appassita, scorza di arancia amara, liquirizia, pepe nero e cacao amaro; inoltre, a donare verticalità a un bouquet già assai complesso, l’intero spettro olfattivo è piacevolmente attraversato da evidenti note mentolate.

In bocca, si presenta compatto, diretto e severo e spicca per la struttura ben sostenuta da tannini nervosi ma eleganti, capaci, con l’aiuto della freschezza e della nitida sapidità, di pulire la bocca senza aggredirla, donando all’insieme equilibrio e piacevolezza di beva. La lunga persistenza e la complessa evoluzione nel calice lo rendono un assaggio davvero di notevole interesse.

Degustazione del giorno 28 maggio 2017

La Serra – Barolo Docg – 2011 – L. LS11

Il “La Serra 2011” si presenta, per alcuni versi, con alcuni aspetti di frutti e fiori più “giovani” rispetto all’annata appena descritta. In particolare, il suo bouquet apre con note di piccoli frutti rossi maturi – marasca e ribes rosso – alle quali seguono le sensazioni floreali della violetta nonché, a costituire un unicum armonico ed elegante, i sentori della scorza di arancia amara, del cuoio e del cioccolato fondente; anche in questo caso, pur se in modo un po’ meno evidente, il tutto è arricchito da una vena mentolata che regala all’insieme un’intrigante verticalità.

All’assaggio, si rivela più caldo e con tannini più nervosi e giovanili rispetto al precedente assaggio; una gradevole nota di corteccia di china dona al fin di bocca una piacevole sensazione amaricante e ogni sorso esce di scena con una più che soddisfacente persistenza.

Degustazione del giorno 4 giugno 2017

Neirane – Barolo Docg – 2011 – L. NEI11

Nel calice, questo Neirane 2011 sfoggia un lucente color granato che anticipa le prime sensazioni di piccoli frutti rossi – marasca e ribes rosso – che introducono a un naso elegante, tipico e assai complesso. Una lieve rotazione ed ecco comparire le note floreali della violetta appassita e, a seguire, un alternarsi di profumi e suggestioni, tra le quali spiccano per chiarezza ed eleganza il tamarindo, la noce moscata, il tabacco dolce oltre a un’evidente sensazione ematica. Col tempo, il suo bouquet trova pieno compimento nei sentori di liquirizia nera e fragolina di bosco.

Al palato, si presenta compatto, di corpo, caldo e sostenuto da una tessitura tannica di ottima fattura ma ancora di giovanile irruenza nonché da una ben composta freschezza; soddisfacente la persistenza e assai piacevole il fin di bocca.

Degustazione del giorno 11 giugno 2017

Azienda Agricola Bosco Agostino

Via Fontane, 24

12064, La Morra (CN)

info@barolobosco.com

www.barolobosco.com

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