La scienza incontra la tradizione: I Dolomitici, il vino e la genetica
Inbreeding, alleli, vino: tre parole – più o meno misteriose – apparentemente così distanti tra loro da poterle considerare un ossimoro in pectore. E invece? Ecco la domanda che devono essersi fatti 10 vignaioli trentini (riuniti nel Consorzio I Dolomitici) quando, con sempre maggiore sconforto e tristezza, si resero conto della gravissima perdita di variabilità in alcuni dei loro vitigni più tipici e preziosi: marzemino, nosiola, lambrusco a foglia frastagliata. Anni di selezione clonale avevano cancellato tantissimi cloni con la relativa variabilità morfologica, produttiva ed ecologica.
La ricerca del miglioramento genetico a ogni costo, della massima resistenza alle malattie, della massima produttività o di determinate caratteristiche agronomiche od organolettiche sembrano essere la panacea contro ogni male nonché un aiuto per la riduzione dell’impiego di fitofarmaci in viticoltura, ma…certo perché un ma c’è sempre e, in questo caso, è un ma bello grosso.
La selezione artificiale risponde alle esigenze attuali, con queste condizioni climatiche, queste esigenze di mercato e queste tecniche produttive e, così facendo, perde per strada caratteristiche genetiche ora non necessarie o, talvolta sfavorevoli, ma in futuro…cosa potrebbe succedere? Riscaldamento globale, nuovi patogeni o parassiti, un cambiamento nei gusti dei consumatori e allora? Ciò che è perso è perso! Non riavremo il dodo o il lupo marsupiale!
Ecco quindi nascere nella mente dei Dolomitici – e di tanti altri attenti vignerons come loro – la consapevolezza che questo processo deve essere fermato, per cercare di salvare almeno il salvabile. Innanzitutto occorre abbandonare la selezione clonale e ritornare al più presto a quella massale (un tipo di selezione artificiale che opera su gruppi di individui senza la costituzione di linee più o meno isolate, a differenza di quella clonale che opera su uno o pochissimi individui) per mantenere la diversità genetica (parte integrante della biodiversità anche ai sensi della Convenzione di Rio per la tutela della biodiversità) ancora presente nei nostri vigneti, e poi..
Aumento della variabilità intravarietale di Nosiola, Marzemino e Enantio per autofecondazione
Questo progetto, nato nel 2011 per volontà dei Dolomitici, è curato scientificamente dalla Società Cooperativa AGER di Milano e si articola in una serie di fasi finalizzate al recupero della diversità fenotipica (cioè morfologica, agronomica e/o organolettica) di tre importanti vitigni autoctoni.
Il lavoro inizia forzando le viti all’autofecondazione, racchiudendo ciascun grappolo di fiori in un sacchetto a tenuta: in tal in modo gli ovuli saranno fecondati dal polline dello stesso individuo. Questa procedura permette agli alleli recessivi o rari di esprimersi aumentando il tasso di omozigosi, cioè di geni costituiti da due alleli uguali portatori entrambi della caratteristica morfologica desiderata.
I semi così ottenuti saranno poi fatti germinare e le nuove viti saranno potate in modo tale da anticipare a due o tre anni di età la produzione di uva. Sulla base delle caratteristiche vegetative e produttive dei singoli individui così ottenuti, si proseguirà con selezione massale riprendendo la normale riproduzione vegetativa tramite le marze, al fine di ottenere stock di barbatelle con le nuove caratteristiche recuperate.
Da quanto scritto risulta evidente (o almeno io lo spero…) che questa tecnica non recupera variabilità genetica (non è possibile..ciò che è perso è perso) bensì permette a caratteristiche normalmente non più espresse – a causa di decenni di selezione clonale – di tornare a manifestarsi. È il massimo che si possa fare e, pertanto, ringrazio di cuore i Dolomitici per l’impegno profuso nel tutelare, per quanto in loro potere, il futuro di chi verrà dopo di noi!
Aziende aderenti a “I Dolomitici”
Castel Noarna
Cesconi
Dalzocchio Elisabetta
Elisabetta Foradori
Eugenio Rosi
Maso Furli
Gino Pedrotti
Francesco Poli
Vignaiolo Giuseppe Fanti
Vilar
http://www.idolomitici.com/