• Lun 27 Mag 2024

Il vino del sabato: La Toscana in rosa: la Fattoria Casabianca e il suo Sangiovese in rosa

Non c’è niente di più difficile per un pittore veramente creativo che dipingere una rosa,
perché prima di tutto deve dimenticare tutte le altre rose che sono state dipinte
.
Henri Matisse

Da sempre confinati in una sorta di limbo, i vini rosati – in Italia – sono spesso guardati con malcelato sospetto, come se fossero una sorta di rosso mancato, la rappresentazione enologica di un “voglio ma non posso” dovuta – caso per caso – al territorio, alle uve, alla cantina o alla volontà del produttore di presentare un vino senza pretese, visivamente accattivante e, possibilmente, a basso costo.

Certo non si può negare che, in alcuni casi, queste diffidenze siano anche ragionevoli e che, nel non amplissimo panorama dei rosati italiani, siano presenti dei vini non esattamente degni di questo nome. Questo, però, è vero per qualsiasi tipologia di vino: sappiamo tutti bene che, dagli spumanti ai rossi invecchiati, le differenze qualitative possono essere enormi e che, talvolta, si possono trovare in vendita – magari anche nello stesso scaffale – eccellenti prodotti oppure, come ho recentemente sentito dire da un notissimo e istrionico produttore che non cito, delle semplici soluzioni idroalcoliche.

Ritengo inutile perdersi in lungo e sterile elenco di importanti aree vitivinicole dove – al contrario – i rosati rappresentano una quota fondamentale delle produzione e, cosa ancora più importante, esprimono una qualità riconosciuta in tutto mondo e mi limiterò, pertanto a ricordare solamente le AOC di Bandol in Provenza e Tavel in Valle del Rodano.

In realtà, come gli enoappassionati ben sanno, anche in Italia si producono eccellenti rosati tanto che alcune zone tradizionalmente vocate – pensiamo, ad esempio, al Salento, ad alcune denominazioni altoatesine nonché ai territori compresi fra il Garda e la Val d’Adige – ne hanno, giustamente, fatto uno dei loro punti di forza.

L’Italia in rosa, però, non finisce qui. È fatta di tanti altri vini e di tanti altri terroir che, giorno per giorno, passo dopo passo, contribuiscono a formare una nuova coscienza, più attenta anche a ciò che, inizialmente, potrebbe lasciarla stupita. Una coscienza che deve sempre essere critica e accorta ma, nel contempo, più aperta e curiosa e, soprattutto, meno arroccata sulla proprie certezze e consuetudini.

Il Sangiovese, ovvero il vitigno che unisce l’Italia

Pur se generalmente associato – nell’immaginario collettivo – alla Toscana, alla Romagna e, in seconda battuta, all’Umbria, il Sangiovese è, in realtà, il vitigno più coltivato nel nostro Paese dove occupa il 12% della superficie totale dei vigneti; è presente praticamente ovunque, con l’esclusione della Valle d’Aosta e dell’Italia Nord Orientale (tratto da Registro Nazionale delle Varietà di Vite). In Italia, l’utilizzo il Sangiovese è previsto dai disciplinari di ben 104 Denominazioni di Origine Controllata; inoltre, ben 10 sono le Docg che, tra Toscana, Umbria e Marche, utilizzano questo vitigno in purezza o unitamente ad altre varietà.

Vitigno che tende, ad eccezione della zona di produzione del Morellino di Scansano Docg, a non dare grandi risultati nelle aree prossime alla costa, il Sangiovese è un vitigno difficile sia in vigna sia in cantina che risente enormemente degli aspetti pedoclimatici dei territori di coltivazione. Trova generalmente condizioni ottimali a quote comprese fra i 200 e i 600m s.l.m., su suoli non troppo fertili e ben drenanti.

Fattoria Casabianca: tra storia, arte e natura

La Fattoria Casabianca, in comune di Murlo circa 17km a sud di Siena, copre un’area di 654 ettari nel cuore delle colline senesi. Circondato dalle Riserve Naturali del Basso Merse e di Bogatto, il territorio è delimitato dai fiumi Ombrone, che lo separa dalla Docg Brunello di Montalcino, e Merse, che lo divide dalla Denominazione di Origine Controllata Montecucco.

I 70ha a vigneto sono dedicati per quasi l’80% alla coltivazione delle uve utilizzate per la produzione del Chianti Colli Senesi Docg; la porzione rimanente da vita a piccole, ma interessanti, produzioni di vini Igt; tutti i vigneti sono posti a quote comprese fra i 190 e i 235m di quota. L’ampiezza dell’area non può non comportare una notevole diversità nei suoli che, infatti, alternano appezzamenti più ricchi di argille ad altri più ricchi di scheletro con importanti presenze di galestro. Nel 2015 la Fattoria Casabianca terminerà il proprio percorso di conversione alla viticoltura biologica.

Nel suo complesso, la Tenuta si divide in cinque poderi su cui si ergono i Cinque Casali del milleduecento, perfettamente conservati, più una Foresteria, tutti adibiti ad agriturismo.

Fattoria Casabianca – Rosato – 2013 – Colli della Toscana Centrale Igt

Ottenuto da uve Sangiovese in purezza prodotte nel comune di Murlo ad una altitudine di 180m di quota, questo vino, perfettamente cristallino, si mostra di un accattivante color buccia di cipolla con lievi riflessi violacei che ben lasciano presagire sul prosieguo della degustazione. Il primo approccio al naso evidenzia un più che soddisfacente connubio fra finezza e intensità, evidenziando la grande capacità dei vini rosati di coniugare note olfattive caratteristiche sia dei vini rossi sia di quelli bianchi.

Ecco quindi che ai profumi di lampone e fragolina di bosco, si affiancano sentori di pesca gialla e albicocca, il tutto arricchito da una gradevole verticalità dovuta alle lievi note di pepe nero. In bocca conferma intensità e finezza nonché un’ottima beva in virtù dell’equilibrio tra le morbidezze e un’acidità ancora nervosa supportata da una lieve, ma gradevolissima, tannicità; soddisfacente la persistenza e assai gradevole il fin di bocca.

Degustazione del giorno 8 dicembre 2014

Fattoria Casabianca
53016 Murlo (SI) Italia
infovini@fattoriacasabianca.it
infoagriturismo@fattoriacasabianca.it
www.fattoriacasabianca.it

Read Previous

Realtà e leggenda si mescolano per un piatto tipicamente torinese: la finanziera

Read Next

Le Dolomiti e la Locanda San Lorenzo