• Ven 14 Giu 2024

Il Collio secondo Erika Barbieri e Alberto Faggiani

Siamo la coppia più bella del mondo
e ci dispiace per gli altri
Tratto da: La coppia più bella del mondo di Adriano Celentano

L’Italia è il paese con il maggior patrimonio artistico e culturale del mondo. La cultura, in tutte le sue diverse accezioni, potrebbe – e dovrebbe – essere alla base della nostra vita sia in termini personali sia in termini sociali ed economici. La cultura non è un’idea, non è un’astrazione: la cultura, intesa come conoscenza vissuta del mondo e della sua storia, è un modo di vivere, di capire e di preservare ciò che di grande e bello ci è stato dato in eredità al preciso scopo di trasmetterlo intatto alle generazioni future.

Erika e Alberto “fanno il vino”: una capacità che ha accompagnato l’Uomo nell’intero corso della propria storia e che, con buona probabilità, lo accompagnerà per il resto del suo percorso futuro. “Fare il vino” è coltivare la vite e pigiarne i grappoli, è seguirne la fermentazione al fine di trarne quanto di meglio già si nascondeva negli acini. “Fare il vino” è coniugare passione e sacrificio, cultura scientifica e sensibilità, innovazione e tradizione. È un’attività in continuo mutamento ma, per qualche verso, sempre uguale a sé stessa; è un lavoro – o forse una scelta di vita – che richiede studio, competenza e, a mio avviso, uno spiccato senso artistico.

Erika, nata a Pralormo in provincia di Torino, e Alberto, di Latisana in provincia di Udine, con il loro lavoro ben rappresentano questa sottile alchimia tra conoscere e saper fare, in un mondo enologico che cambia pur rimanendo sempre saldamente ancorato alla terra.

Alberto Faggiani ha conseguito la qualifica di perito agrotecnico nel 1985 presso l’Istituto Agrario di Pozzuolo del Friuli. Dopo alcune esperienze in aziende vitivinicole friulane, è assunto nel 1989 dall’Azienda Agricola Jermann di Villanova di Farra d’Isonzo, dove, nei primi 15 anni, si è occupato sia della gestione della campagna sia della produzione enologica.

Con l’aumento delle dimensioni dell’azienda, dal 2003 si è dedicato esclusivamente alla cantina con la qualifica di responsabile di produzione. La sua esperienza alla Jermann termina nel 2011 e da settembre 2012 lavora come winemaker nell’azienda vitivinicola Luretta di Gazzola (PC), oltre a coadiuvare Erika Barbieri nella sua attività di consulenza, ad esempio presso Tenuta Stella di Dolegna del Collio (GO). Erika Barbieri consegue la laurea in Biotecnologie Agrarie Vegetali nel 2001 presso l’Università degli Studi di Torino. Nello stesso anno è assunta dal Dr. Lanati nel suo Centro di Servizi e Ricerca in Enologia e Viticoltura Enosis in Fubine (AL), dove in breve tempo ha ottenuto l’incarico di responsabile del laboratorio.

Terminata nel 2009 l’esperienza all’Enosis, si è trasferita in Friuli e ha dedicato i successivi due anni allo studio. Nel 2011 ha conseguito la laurea in Viticoltura ed Enologia presso l’Università degli Studi di Udine e ha iniziato l’attività di consulente enologico insieme con Alberto. Dal 2014 ha assunto l’incarico di Vicepresidente della SIVE – Società Italiana di Viticoltura e Enologia. Negli ultimi anni, Alberto ed Erika stanno rivolgendo il loro interesse principalmente alla viticoltura biologica e alla produzione di vini spumanti Metodo Classico.

Alberto ed Erika, secondo la vostra esperienza quali sono gli aspetti pedoclimatici e umani che maggiormente caratterizzano la viticoltura del Collio?

Dal punto di vista climatico, il Collio è collocato in posizione strategica essendo a Nord contornato dalle Alpi Giulie e dalle montagne slovene e a Sud distante meno di 40 km dal Mare Adriatico. La Bora, che percorre la Valle del Vipacco, e le correnti d’aria che attraversano l’area di Cividale influenzano la viticoltura di questa zona, garantendo temperature abbastanza fresche e bassa umidità per gran parte dell’anno; nel contempo, la vicinanza al mare fa sì che il clima sia mite durante l’inverno e che i vini siano caratterizzati da freschezza e sapidità. Per ciò che concerne l’aspetto pedologico, le colline del Collio e di una parte dei Colli Orientali sono costituite da rocce stratificate di marna e arenaria di origine marina, nel loro insieme denominati “flysch” o “ponca” in dialetto, che tendono a sgretolarsi a causa della pioggia e del calore. In particolare, il terreno su cui sorgono i vigneti dell’azienda Tenuta Stella è fortemente alcalino e indubbiamente caratterizza i nostri vini per via della grande mineralità che conferisce loro.

La configurazione geografica di questo territorio ha influenzato e caratterizzato anche l’uomo che lo abita. È terra di confine, di persone che dedicano la propria vita al lavoro, talvolta duro, in vigna, che all’apparire preferiscono l’operare e che sono profondamente attaccate alla loro terra.

Ribolla, Friulano e Malvasia Istriana sono le più importanti varietà autoctone a bacca bianca del vostro territorio: cosa amate particolarmente in questi vitigni?

Negli ultimi anni, la Ribolla Gialla ha riguadagnato terreno rispetto alle altre due varietà autoctone, sia perché le nuove tecnologie di vinificazione hanno permesso di interpretare al meglio la qualità delle sue uve, sia, soprattutto, perché solo recentemente è nata la versione spumantizzata che è stata una grande sorpresa. Da varietà utilizzata per conferire acidità e freschezza al Collio Bianco nell’assemblaggio con il friulano e la malvasia, oggi è molto richiesta per la produzione di spumante con metodo Martinotti ma anche per la rifermentazione in bottiglia: Tenuta Stella produce proprio una Ribolla Spumante Metodo Classico in purezza che sta dando grandi soddisfazioni, perché è una nuova e interessante interpretazione di questo territorio. La freschezza, la bassa alcolicità, la leggera nota tannica, nonché il potenziale che questo vino esprime con l’affinamento in bottiglia o in legno, sono tra le qualità che apprezziamo maggiormente. La Ribolla Gialla è una grande espressione del nostro terroir.

Il Friulano è considerato da molti come la varietà autoctona più tipica del Collio. A differenza della Ribolla, i vini ottenuti sono caratterizzati da una maggior struttura, da un delicato bouquet e buona piacevolezza, sono inoltre più fini ed eleganti, soprattutto quelli ottenuti nei vigneti della zona di Cormons. Negli ultimi anni, grazie alle nuove tecnologie di vinificazione introdotte e una migliore gestione dei vigneti, la qualità dei vini prodotti è nettamente migliorata. Purtroppo, questa varietà non ha ancora raggiunto i meritati riconoscimenti nel mercato estero o anche solo fuori Regione.

La Malvasia istriana si distingue nettamente dal Friulano e dalla Ribolla per la sua aromaticità e opulenza: sulla base della nostra esperienza, i migliori risultati si ottengono nelle annate che consentono una maturazione ottimale delle uve, dove all’accumulo di zuccheri corrisponde una maggior sintesi di molecole aromatiche, che andranno a caratterizzare il vino finito. Ottimi risultati si ottengono anche dall’affinamento del vino in botti di rovere. La struttura e l’eleganza di questo vino sono incredibili ed è difficile non rimanerne colpiti. Di grande interesse è anche osservarne l’evoluzione in bottiglia nel corso degli anni.

Quali sono, a vostro avviso, gli aspetti gusto-olfattivi che caratterizzano i vini della Doc Collio, ottenuti da tali varietà, rispetto a quelli ottenuti nelle Denominazioni confinanti?

A nostro parere, la grande differenza tra i vini delle DOC Collio e i territori circostanti è da imputare al terreno, la “ponca”. Anche per questo motivo, a Tenuta Stella abbiamo abbracciato senza alcun dubbio il progetto della proprietà di vinificare esclusivamente varietà autoctone, perché è in queste zone che raggiungono la loro miglior espressione; per ottenere i migliori risultati abbiamo imparato a non aver fretta, i vini sono generalmente commercializzati a distanza di due anni dalla vendemmia, quando gli aromi fermentativi lasciano spazio alle note conferite dal terroir.

Solo a quel punto possiamo apprezzare a pieno le sensazioni terrose e minerali della Ribolla, la struttura e la nota mandorlata del friulano, l’opulenza e la ricchezza di sfumature della malvasia. Per raggiungere questi risultati, è necessario un accurato lavoro in vigna, a discapito della produzione, e una discreta alcolicità.

La vigna e la cantina rappresentano due aspetti parimenti importanti per la produzione di un grande vino: ciascuno secondo le proprie competenze, quali sono gli aspetti che ritenete rivestire un ruolo cardine per la nascita di un prodotto di qualità?

Il progetto di un vino parte dal vigneto, senza alcun dubbio. Ciascuna varietà si esprime in modo diverso in territori diversi, parliamo di sfumature ma noi lavoriamo su queste sfumature. Per quanto riguarda la vigna, è fondamentale che la pianta raggiunga un ottimo equilibrio tra frazione aerea e parte radicale: in questo modo, infatti, è in grado di dare buoni risultati anche in annate non particolarmente favorevoli. In questo gioco di equilibri, ci stiamo accorgendo che la gestione del vigneto nel rispetto per l’ambiente è fondamentale e per questo motivo spingiamo i nostri clienti a condurre i terreni secondo i dettami dell’agricoltura biologica.

L’obiettivo primario è ottenere uva di alta qualità, in questo modo abbiamo già fatto gran parte del nostro lavoro, dopodiché si tratta solo di rispettarla e farla esprimere al meglio, scegliendo accuratamente l’epoca di vendemmia, la tecnica di vinificazione, che varia a seconda dell’annata perché odiamo i protocolli, l’uso e la tipologia dei legni per l’affinamento.

Negli ultimi anni si è assistito a una crescita degli spumanti ottenuti da vitigni autoctoni e anche il Collio ne sta proponendo alcuni – sia Martinotti sia Metodo Classico – da Ribolla gialla: quale ritenete essere il futuro commerciale di questi prodotti e quali credete possano essere gli aspetti più importanti da comunicare per farli apprezzare dai consumatori?

La nostra esperienza come tecnici è limitata al metodo classico, ma si assaggiano anche buone ribolle ottenute con metodo charmat. La spumantizzazione è solo un’ulteriore interpretazione della varietà. Sicuramente non tutte le varietà autoctone possono essere utilizzate a questo scopo, ma si osservano buoni risultati che contribuiscono a creare un legame con questo nostro territorio così ricco di vitigni differenti. È sbagliato, però, pensare che qualsiasi uva possa essere spumantizzata se raccolta tempestivamente, spesso solo per introdurre una nuova etichetta nel proprio carnet.

Questo vale anche – e soprattutto – nella produzione del metodo classico, in cui è fondamentale costruire un progetto a partire dal vigneto. Come già detto, la Ribolla gialla Spumante ci sta dando molte soddisfazioni per cui non possiamo che essere positivi per il futuro, soprattutto perché unica nel suo genere ed è una ricchezza aggiunta per questo territorio. In particolare per il Metodo Classico, è una lavorazione che può coinvolgere anche le piccole-medie aziende che a nostro parere rappresentano al meglio questa DOC e questa zona.

Il Collio è noto al pubblico come una terra di vini bianchi: potreste tratteggiarci lo stato dell’arte di questa Denominazione in Italia e all’estero da un punto di vista commerciale?

Il Collio è terra dei grandi vini bianchi italiani, per la sua posizione geografica, per le caratteristiche del suolo e del clima e per la vicinanza al mare. A parere nostro, in questi anni la sua immagine è stata offuscata da altre denominazioni che hanno saputo proporre vini che corrispondono maggiormente alle esigenze del mercato, ma che soprattutto hanno attuato migliori politiche di marketing – basti vedere il grande successo dei vini delle Marche e dell’Alto Adige.

Inoltre, la recente inclusione di alcune zone del Friuli nella DOC Prosecco ha spostato l’attenzione su questo prodotto, che sta ottenendo grande successo anche all’estero e sta creando un po’ di confusione. Dal punto di vista economico, è indubbio che i costi di produzione in Collio siano maggiori rispetto alla vicina pianura, di conseguenza è difficile competere con vini proposti a prezzo inferiore. È fondamentale lavorare sulla comunicazione: il Collio è terra di vini alcolici e strutturati, di grande estratto, che possono raggiungere ottimi risultati con un certo affinamento in bottiglia perché in grado di sviluppare un naso molto interessante negli anni. Questo è il messaggio che dovrebbe essere trasmesso all’acquirente.

È tempo di recuperare una certa identità e sinergia di intenti tra i produttori e a questo fine dovrebbe adoperarsi il Consorzio in primis.

Il vino rappresenta, per quanto importante, solo un aspetto del comparto enogastronomico e turistico di un territorio: cosa auspichereste per il Collio al fine di aumentarne la fruizione da parte degli enoturisti?

Ci piacerebbe osservare una maggior collaborazione tra i produttori, piccoli e grandi. Il Consorzio dovrebbe essere parte attiva dell’attività di promozione e supportare le aziende da un punto di vista burocratico per quanto riguarda la promozione e il commercio all’estero. Diversi produttori hanno associato all’attività vitivinicola anche quella di accoglienza con buoni risultati. Una maggior disponibilità delle aziende all’accoglienza degli enoturisti sarebbe auspicabile.

Questa Denominazione, così come le altre confinanti, hanno visto da moltissimi decenni una grandissima diffusione dei vitigni internazionali: alla luce della forte attenzione riservata dal grande pubblico alle varietà autoctone negli ultimi anni, quale ritenete sia il futuro degli internazionali per le vostre terre e, più in generale, per l’Italia vitivinicola?

La competizione sui vitigni internazionali tra Italia e resto del mondo non lascia presagire nulla di positivo. La forza commerciale, soprattutto dei Paesi vitivinicoli emergenti (Cile, Australia, Nuova Zelanda, USA), è imponente.

L’Italia è l’unica a possedere un’enorme ricchezza, data dalla presenza di moltissime varietà autoctone, che caratterizzano le diverse aree vitivinicole.

Perché non puntare su quelle? Il Prosecco ne è un esempio negli ultimi anni.

Inoltre, troppo spesso ci dimentichiamo del lavoro che è stato fatto da un punto di vista scientifico e tecnologico per arrivare negli ultimi anni ad interpretare questi vitigni in modo ottimale, un lavoro molto più complicato che non vinificare una varietà internazionale, che ha proprio avuto una maggior diffusione in virtù della sua produttività e duttilità nella vinificazione. Per questo auspichiamo anche una maggior collaborazione con le Università per continuare in quel processo di ricerca e miglioramento che ha caratterizzato il nostro settore negli anni passati ma che ora sembra essersi arrestato.

Inoltre, un evviva ai piccoli e medi produttori che rendono vivi e ricchi di sfumature i vini del Collio e, in generale, di tutte le Denominazioni di Origine italiane.

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