• Lun 02 Ott 2023

Côte de Chalonnaise Bouzeron Cuveé Axelle 2013 Domaine Michel Briday ovvero cosa cercare nell’altra Borgogna

Si scrive Côte de Chalonnais si legge “un’altra Borgogna” (cit). “Un’altra” nel senso di ulteriore, distinta, separata, diversa, seconda.

Quest’ultima è forse la parola chiave per tentare di comprendere come mai certi vini restino circoscritti ad una nicchia di pubblico rispetto ad altri pur avendo la stessa matrice territoriale di tutto rispetto. È la percezione in sottrazione per fama nei confronti del mito confinante ed il paradossale quasi-vuoto di comunicazione sul quale il vino si adagia e, fortunatamente, si regge.

Tra la “rumorosa” Côte de Beaune a nord e le colline della regione di Mâcon a sud si estendono le vigne della Côte Chalonnaise, in una stretta striscia lunga oltre 25 km e larga 7, suddivisa in ben cinque denominazioni. Il design dei climat qui non è così minuziosamente cesellato ma le radici della vite affondano da mille anni in un terreno molto simile a quello della rinomata confinante nordica e, come quello, variamente disposto, dal calcare del Giurassico fino alle marne o all’argilla per passare dalla sabbia e dalla pietra focaia. Anche il clima sembra essere favorevole con estati calde ed inverni asciutti che permettono la buona maturazione delle uve. Quali uve? È dominante lo Chardonnay, con il Pinot Noir suo compagno, ad eccezione di un piccolo avamposto popolato da una coltura diversa ed altrettanto antica, l’Aligotè di Bouzeron.

Il vitigno Aligoté, che rappresenta il 6% di quelli coltivati in Borgogna, è una varietà autoctona a bacca bianca, forte e variabilmente produttiva, che nasce da Pinot Noir e Gouais blanc, più correttamente chiamato Heunisch Weiss. Curioso sapere che sono gli stessi genitori dello Chardonnay e di qualche altro vitigno sparso in Francia. Si caratterizza per la sua grande acidità e, in annate propizie e calde su terreni poveri, potrebbe dare risultati di finezza maggiore rispetto a tanti Chardonnay. Solitamente brusco e spigoloso, il vino è considerato troppo sottile per affinamenti in legno tanto che viene vinificato unicamente in acciaio e, qualche volta, con sosta sui lieviti per incrementare il corredo aromatico non troppo netto. Ma le eccezioni sono fatte per confermare la regola.

A Bouzeron, la prima denominazione della Côte Chalonnaise che si incontra passato il Canal du Centre direzione Sud, le vigne di Aligotè destinate alla produzione di vino a denominazione “Village”- istituita nel 1997- sono coltivate nella parte alta della collina ad altezza compresa tra i 270 e i 350 metri e caratterizzata dal colore bianco del calcare Bathoniano e delle marne oxfordiane, in piccole particelle che permettono di controllare le rese ed avere un prodotto che sia migliore espressione del terroir.

Di solito, si combinano raccolti di esposizioni diverse, quelle a sud-est e quelle a nord-est. Più caldo nel primo caso, con lo sviluppo del carattere aromatico dell’uva, più fredda nel secondo caso, con vini marcatamente più acidi. La parte bassa della collina è riservata a Chardonnay e Pinot Noir per la produzione di vini che saranno commercializzati con la denominazione “Bourgogne Côte Chalonnaise”.

Da due particelle di vigneto che in totale fanno circa 1,5 ettari e piante di circa 30 anni, nasce la Cuveé Axelle del Domaine Michel Briday.

La brillantezza dell’aspetto arricchisce un colore che non fa della concentrazione il suo punto di forza, piuttosto scarico tendente all’oro pallido che si consuma in tenui riflessi acquerello sull’unghia. Il naso arriva come una sottile figura danzante sulle punte, delicatamente floreale, acacia, camomilla, margherite di campo.

Vira in una scia agrumata di limone e cedro sorretta da una nota vegetale, presente ma non invadente, ed una minerale di flint (quarzo) per abbandonarsi sul finale in un curioso sentore di nocciola. La teorica scontrosità acida è smentita da una freschezza avvolgente, rotonda nella sua sottigliezza, accompagnata da sapidità immancabile e da un sapiente bilanciamento con l’alcol e a chiudere di grande persistenza.

Nessuno dei millantati spigoli, un effetto sferico in bocca seppur non esplosivo che sottolinea maggiormente la sottile finezza gustativa. Che non vi venga in mente di paragonarlo ad uno Chardonnay. Il peso è ben diverso ma conferma la teoria con la quale questa chiacchierata si è aperta. Ci sono valide alternative di cui nessuno parla.

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