Grandi Langhe 2026: il Piemonte in tutto il suo splendore

Riassunto

Grandi Langhe 2026 ha celebrato la sua decima edizione con un successo straordinario, confermandosi come uno degli eventi enologici più importanti al mondo. Oltre 6.500 professionisti hanno partecipato alla manifestazione, che ha visto la presenza di 515 cantine piemontesi. L’evento, promosso dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, ha rappresentato un momento strategico per la crescita e il dialogo nel settore vitivinicolo piemontese, consolidando la reputazione delle Langhe come territorio di eccellenza per i grandi vini a livello globale.

Summary

The tenth edition of Grandi Langhe 2026 was a resounding success, confirming its status as one of the world’s most important wine events. The event was attended by over 6,500 professionals and saw the participation of 515 Piedmontese wineries. Promoted by the Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, the event represented a pivotal moment for growth and dialogue within the Piedmont wine sector, further solidifying the Langhe’s global reputation as a premier region for exceptional wines.

Grandi Langhe 2026

La decima edizione di Grandi Langhe e il Piemonte del Vino, manifestazione di punta dedicata alle eccellenze enologiche piemontesi, ha chiuso i battenti registrando un bilancio estremamente positivo. L’evento, promosso dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, si è tenuto lunedì 26 e martedì 27 gennaio 2026 presso le prestigiose OGR Torino.

Grandi Langhe 2026 ha visto la presenza di ben 515 cantine piemontesi e ha riunito più di 6.500 professionisti accreditati del comparto vitivinicolo, includendo buyer, importatori, distributori, giornalisti specializzati e operatori del settore provenienti dal territorio nazionale e da molteplici mercati internazionali. Questi numeri ribadiscono il posizionamento di Grandi Langhe e il Piemonte del Vino tra le rassegne più rilevanti a livello mondiale per il settore dei vini di alta gamma.

Grandi Langhe 2026: il commento del Presidente Sergio Germano

Sergio Germano, Presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, ha commentato: “Il successo di questa decima edizione di Grandi Langhe e il Piemonte del Vino testimonia la forza e la credibilità del nostro territorio. La straordinaria partecipazione degli operatori e l’altissimo livello dei vini presentati confermano come le denominazioni di Langa continuino a essere un punto di riferimento nel panorama mondiale dei grandi vini. Grandi Langhe e il Piemonte del Vino non è solo una vetrina, ma un momento strategico di dialogo e crescita per tutto il sistema vitivinicolo piemontese.”

È da mettere in evidenza, inoltre, come la collaborazione instaurata con il Consorzio Piemonte Land of Wine abbia contribuito a rendere l’evento ancora più attrattivo per i visitatori trasmettendo, inoltre, un messaggio forte di unità e coesione del territorio piemontese.

Grandi Langhe 2026: i banchi di assaggio

Grandi Langhe 2026 in 15 vini

Nelle righe che seguiranno, racconterò i 15 vini che più mi hanno colpito nel corso della mia esperienza a Grandi Langhe 2026. Tengo a precisare che le Aziende – e i relativi vini – sono presentate in rigoroso ordine alfabetico. Infine, non posso non cogliere l’occasione per ringraziare e complimentarmi con tutti i produttori presenti per l’ottima qualità di tutti i vini degustati.

Batasiolo – Barolo DOCG Boscareto – 2012

Introduzione all’Azienda

Batasiolo produce vini nell’area del Barolo DOCG, con particolare attenzione alla zona di Serralunga d’Alba. Il Barolo Boscareto rappresenta uno dei vini di punta dell’azienda, espressione del territorio di Serralunga d’Alba, caratterizzato da terreni calcareo-argillosi con prevalenza di marne che conferiscono struttura e longevità ai vini prodotti da uve nebbiolo. L’Azienda si distingue per la produzione di Barolo tradizionali, con affinamenti prolungati in legno che rispettano i tempi necessari per lo sviluppo ottimale delle caratteristiche organolettiche del vino.

Pratiche di vigna e di cantina

Il vitigno utilizzato è il nebbiolo in purezza , proveniente dalla MeGA Boscareto in comune di Serralunga d’Alba. La vendemmia è manuale e avviene nella prima metà di ottobre. La vinificazione prevede diraspatura e fermentazione con macerazione delle bucce per almeno 10-12 giorni in vasche di acciaio a temperatura controllata, con periodici rimontaggi. L’affinamento si svolge in botti di rovere di Slavonia per un minimo di due anni, seguito da almeno dodici mesi in serbatoi di acciaio inox. Dopo questo periodo, l’affinamento prosegue in bottiglia prima della commercializzazione.

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La degustazione

Di color granato chiaro e trasparente, impreziosito dai primi riflessi aranciati, questo Boscareto ci regala un quadro olfattivo ampio, elegante e complesso che apre con note di prugna disidratata e confettura di fiori rossi, seguite da sentori di violetta e rosa appassita, cannella e pepe nero, per chiudere con sensazioni amaricanti di liquirizia e tamarindo.

Al palato, è ancora caratterizzato da tannini giovanili non completamente risolti e da una freschezza ancora ben percepibile.

In ogni caso, sfoggia una grande struttura e rivela, in virtù di tannini e acidità, una grande potenzialità di invecchiamento; molto lunga la persistenza.

Sito aziendale

Cantina Produttori Nebbiolo di Carema – Carema DOC Riserva – 2021

Introduzione all’Azienda

La Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema fu fondata nel 1960 da un gruppo di 10 viticoltori, con l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare la cultura enologica legata all’importante attività vitivinicola di questo territorio unico. Attualmente la cooperativa è costituita da 101 soci e la produzione, limitata al solo Comune di Carema, conta una superficie di circa 13 ettari ed è iscritta all’albo DOC dal 1967. Dal 2014, Slow Food ha inserito Carema nell’elenco dei presidi attivi in Italia per contribuire a salvaguardare un paesaggio rurale e un vino tradizionale unici nel loro contesto, stimolando l’adozione di pratiche produttive sostenibili. La montagna di Carema è scandita da terrazzamenti costituiti dall’alternanza di muraglioni a secco e fertile terra morenica. Da ogni costone si innalzano schiere di pilastri in pietra e calce dalla forma troncoconica, i caratteristici “pilun”, che sostengono le pergole dei vigneti, una struttura chiamata “topia” o “tupiun” nel dialetto locale.

Pratiche di vigna e di cantina

Il Carema DOC Riserva è prodotto con 100% nebbiolo da vigneti collocati in collina nel Comune di Carema. Si tratta di un vino rosso secco tranquillo, non aromatico, con intensità odorosa elevata e struttura sostenuta. L’invecchiamento complessivo è di 3 anni, di cui almeno 12 mesi in botti grandi di rovere.

La degustazione

Il suo color granato chiaro e trasparente ci introduce a una paletta olfattiva molto elegante nella quale, inizialmente, spiccano la confettura di piccoli frutti rossi e la rosa appassita, immediatamente seguite dalle note di liquirizia, tè nero e tamarindo, oltre che da una leggera e gradevole sfumatura di vaniglia.

Al palato, rivela pienamente la sua origine di montagna, risultando lieve ma di carattere, di buon corpo e morbido. L’equilibrio è garantito, in una sorta di funambolico contrappunto, dalla ben presente, ma perfettamente integrata, freschezza e da una trama tannica nervosa ma di ottima fattura; lunga la persistenza.

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Cascina Castlèt – Passum – Barbera d’Asti DOCG Superiore – 2021

Introduzione all’Azienda

Cascina Castlèt è situata a Costigliole d’Asti e si distingue per la produzione di Barbera d’Asti DOCG di alta qualità. Il nome richiama i vini apprezzati dagli antichi, ottenuti attraverso una lunga maturazione o semi-appassimento delle uve. Per questa etichetta, l’Azienda utilizza uve barbera, varietà autoctona del territorio astigiano, che esprime il meglio di sé fra queste colline.

Pratiche di vigna e di cantina

Le uve barbera provengono da vigneti storici con filari fitti. Una selezione scrupolosa riduce la produzione a 4-4,5 tonnellate per ettaro, ottenendo 2.500-2.700 litri di vino. La vendemmia manuale avviene entro metà ottobre; le uve sono poste in cassette perforate per il semi-appassimento in stanze climatizzate. La vinificazione prevede diraspatura, pressatura e fermentazione in acciaio inox a temperatura controllata (circa 25°C) con lieviti selezionati e rimontaggi per 15-18 giorni. L’affinamento dura circa un anno in barrique di rovere francese e tini di media dimensione, seguito da sei o più mesi in bottiglia.

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La degustazione

Dal calice, nel quale questa Barbera d’Asti DOCG Superiore si presenta di un bel colore rubino molto intenso, emergono sensazioni intense e fini di confettura di ciliegia, vaniglia, cannella e liquirizia immediatamente seguite da sentori di tamarindo e china calissaia.

È, però, al palato che questo vino si esprime al meglio, regalandoci un sorso molto morbido, strutturato e sostenuto dalla vivida – ma integrata – freschezza e da tannini di ottima fattura e spiccata personalità; molto lunga la persistenza.

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Castello di Gabiano – A Matilde Giustiniani – Gabiano DOC Riserva – 2019

Introduzione all’Azienda

Il Castello di Gabiano è una storica tenuta situata nel comune di Gabiano (AL), nell’area del Monferrato. La proprietà è legata alla famiglia Giustiniani e la Riserva “A Matilde” è dedicata a Matilde Giustiniani, figura centrale nella storia della tenuta. Questo vino rappresenta l’omaggio dell’azienda alla donna che ha saputo riportare il Castello di Gabiano agli antichi splendori e che per il suo amore per i vigneti ha voluto dedicare questa Riserva. Il vino nasce dal vigneto storico della tenuta e solo nelle migliori annate viene prodotta questa etichetta ricca di grande personalità e intensi profumi.

Pratiche di vigna e di cantina

Il vino è prodotto con uve barbera al 95% e freisa al 5%, provenienti dalla denominazione Gabiano DOC. La resa è di 50 quintali per ettaro, ottenuta attraverso accurato diradamento. La maturazione avviene per il 70% in barrique e il 30% in botti grandi. Infine, il vino affina in bottiglia per altri due anni e sei mesi. 

La degustazione

Il suo luminoso e intenso color rubino sembra accompagnarci verso un arcobaleno di profumi nel quale spiccano la ciliegia matura e gli agrumi rossi, affiancati armoniosamente dalle sensazioni floreali del lillà e del giaggiolo, oltre che da quelle speziate di una leggera vaniglia.

Al palato, esprime tutto il suo fascino, risultando succoso, strutturato, morbido, fresco e retto da una trama tannica fitta e gradevole; molto lunga la persistenza. La sua capacità di far convivere struttura e piacevolezza di beva lo rendono un vino in grado di emozionare chi ha la fortuna di assaggiarlo.

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Castello di Verduno – Basadone – Verduno DOC – 2024

Introduzione all’Azienda

Il Castello di Verduno, di proprietà di Gabriella Burlotto e Franco Bianco, è uno splendido edificio storico situato nella parte alta del villaggio di Verduno (CN), ai margini della zona del Barolo. L’etichetta Castello di Verduno unisce due cantine: una sotto il castello nella zona del Barolo e l’altra vicino al famoso cru Rabajà, nell’area del Barbaresco. I vini sono prodotti a Barbaresco e, in seguito, imbottigliati e conservati a Verduno. L’azienda è particolarmente nota per la produzione di pelaverga, vitigno autoctono di Verduno, che rappresenta uno dei rilasci più attesi ogni anno e viene prodotto in quantità molto limitate.

Pratiche di vigna e di cantina

Il vino è prodotto con uve pelaverga piccolo in purezza, da vigne piantate tra il 1973 e il 2004. I vigneti si trovano a 290 metri di altitudine, con esposizione sudest, su suoli di Marne di Sant’Agata (sabbia, argilla, calcare). La gestione del vigneto segue pratiche biologiche. La vendemmia tipicamente avviene nella prima settimana di settembre. La macerazione dura 10 giorni, seguita da fermentazione a bassa temperatura controllata in acciaio inox con lieviti indigeni. L’affinamento si svolge per nove mesi in acciaio inox, seguito da tre mesi in bottiglia. Il vino non viene sottoposto a chiarifica né filtrazione. La produzione media annuale è di circa 26.000 bottiglie.

La degustazione

Di color rubino molto luminoso e trasparente, questo Verduno DOC apre con le tipiche note varietali del pepe nero immediatamente seguite da quelle fruttate del ribes rosso e della marasca.

Al palato, appare di buon corpo e morbido oltre che ben sostenuto da una piacevole freschezza e da un elegante trama tannica. Lunga la persistenza e molto piacevole il fin di bocca.

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Dogliotti 1870 – Selezione Erik – Moscato d’Asti DOCG – 2017

Introduzione all’Azienda

La storia dei Dogliotti inizia nel 1870 a Castiglione Tinella con i fratelli Giuseppe e Marcello Dogliotti. Nonostante le tecniche semplici e artigianali dell’epoca, il loro moscato divenne ben presto il fiore all’occhiello della produzione e conseguì diplomi e medaglie d’oro ad importanti concorsi enologici. Quando subentrò Luigi, figlio di Giuseppe, questi trasferì nel 1929 la cantina a Castagnole delle Lanze e in breve tempo il Moscato d’Asti DOCG oltrepassò i confini, facendosi conoscere ed apprezzare in Francia e Svizzera. Oggi la passione di famiglia la ritroviamo nei tre cugini rappresentanti della quinta generazione: Erik Dogliotti (enologo), Ivan Dogliotti (responsabile commerciale) e Matteo Dogliotti (grafico web) che con entusiasmo hanno unito le diverse competenze per rilanciare l’azienda di famiglia e portare i vini Dogliotti 1870 in tutto il mondo.

Pratiche di vigna e di cantina

Il Moscato d’Asti DOCG Selezione Erik rappresenta un’interpretazione molto personale del Moscato d’Asti. La particolare vinificazione e l’affinamento danno origine a un moscato longevo dove prevalgono sensazioni diverse dal tradizionale linalolo. La vendemmia viene effettuata durante la prima settimana di settembre. Dopo breve macerazione a freddo, le uve vengono pressate. Una parte fermenta in acciaio inox con lieviti selezionati, il resto con lieviti indigeni in botti di rovere. Il moscato viene lasciato ad affinare sulle fecce e le due parti vengono assemblate prima dell’imbottigliamento. Dopo l’imbottigliamento, il vino affina in cantina per minimo 18 mesi.

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La degustazione

Di color paglierino intenso e brillante, questo Moscato d’Asti DOCG ci regala un naso intenso ed elegante, caratterizzato da note di agrumi canditi, fiori di zagara, pesca bianca, orzata e salvia sclarea.

Al sorso, è ricco e teso ma, nel contempo, molto morbido, leggermente sapido e fresco nonché capace di offrire una beva di estrema piacevolezza; molto lunga la persistenza.

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Domenico Clerico – Percristina – Barolo DOCG – 2015

Introduzione all’Azienda

Domenico Clerico, scomparso nel luglio 2017, iniziò a produrre vino nel 1976 come uno dei progressisti “Barolo Boys”. La filosofia produttiva fondamentale dell’Azienda è la convinzione che la qualità delle vigne sia l’unico fattore determinante il potenziale di un vino. La tenuta è situata a Monforte d’Alba, nel cuore del territorio del Barolo, con proprietà in quattro tra i più grandi cru di Monforte: Ginestra, Pajana, Mosconi e Bussia. Oggi Oscar Arrivabene guida l’azienda, portando avanti la visione di Domenico di produrre vini che esprimano pienamente il vero carattere del territorio.

Pratiche di vigna e di cantina

Il Barolo DOCG Percristina è un vino dal profondo significato, che onora Cristina, unica figlia di Domenico, scomparsa in un tragico incidente. Domenico decise di produrre questo vino solo nelle annate degne del suo nome e di rilasciarlo dopo un decennio di invecchiamento in botte e bottiglia. La vinificazione prevede una macerazione sulle bucce per 20-25 giorni. L’affinamento dura 3 anni in barrique, con costanti assaggi per selezionare le migliori barrique, poi assemblaggio in botte; seguono 2 anni in botte da 25 ettolitri e oltre 5 anni in bottiglia prima della commercializzazione.

La degustazione

Questo Barolo DOCG ottenuto da uve provenienti dalla MGA Mosconi (anche se non dichiarato in etichetta per scelta del Produttore), si presenta nel calice di un bel colore granato trasparente. Il suo bouquet è tipico e molto elegante e ci offre note di confettura di piccoli frutti, cuoio, e pepe nero, il tutto affiancato da una gradevole sensazione ematica e da sentori di cioccolato. Infine, l’intero quadro olfattivo trova una piacevole verticalità in una ben presente vena balsamica.

Al palato, è morbido, fresco e strutturato, con tannini perfettamente risolti, pur se tuttora ricchi di carattere e personalità; molto lunga la persistenza.

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Giacomo Borgogno & Figli – Barolo DOCG Fossati – 2021

Introduzione all’Azienda

Giacomo Borgogno & Figli è un’azienda storica fondata nel 1761, con una lunga tradizione nella produzione di Barolo. Il territorio del vigneto Fossati ha avuto origine circa 6 milioni di anni fa dalla sedimentazione del mare che occupava la Pianura Padana dopo la spinta del continente africano contro la penisola italiana. Il vigneto misura circa 3,20 ettari e gode di un’esposizione sudorientale ed è situato a circa 360 metri di quota sul livello del mare.

Pratiche di vigna e di cantina

Il vino è prodotto da uve nebbiolo, provenienti da suoli calcareo-argillosi leggermente sabbiosi, con sistema di allevamento ad archetto e densità di 4.000 piante per ettaro. La vendemmia avviene a fine settembre/inizio ottobre. La vinificazione è spontanea con lieviti indigeni per circa 12 giorni in vasche di cemento a temperatura controllata, seguita da macerazione sommersa per 40 giorni. Dopo la svinatura, la fermentazione malolattica dura circa 15 giorni. L’affinamento si svolge, per un periodo di quattro anni, in botti di rovere di Slavonia con ulteriore affinamento in bottiglia per sei mesi.

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La degustazione

Ottenuto dalla porzione in comune di Barolo di questa importante MeGA, il Fossati 2021 di Giacomo Borgogno si presenta nel calice di un affascinante color granato trasparente che ci introduce a un quadro olfattivo che apre con sensazioni di confettura di marasca e di ribes rosso seguite da note di agrumi amari e violetta appassita; a queste prime sensazioni, si affianca, col trascorrere dei minuti, una piacevole sfumatura di sottobosco.

È, però, al palato che questo Barolo DOCG ci regala il meglio di sé, offrendoci un sorso molto morbido pur se deciso; vino di gran corpo, piacevolmente tannico – con tannini dolci, fitti e di grande piacevolezza – trova il proprio asse di simmetria nella freschezza perfettamente integrata. La lunga persistenza e l’elegante fin di bocca concludono un assaggio che resterà a lungo nel cuore.

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Giovanni Sordo – Barolo DOCG Monprivato – 2022

Introduzione all’Azienda

L’azienda Sordo Giovanni fu fondata nel 1912 per volere di Giuseppe Sordo. La svolta si ebbe con l’arrivo di Giovanni Sordo, figlio di Giuseppe, uomo che ebbe l’intuizione e la capacità di scegliere e acquistare a partire dalla metà del Novecento vigneti di grande vocazione. Insieme alla moglie Maria, memoria storica dell’azienda, Giovanni ampliò la cantina e costruì l’attuale sala di fermentazione negli anni ’60, oltre a uno spazio dedicato esclusivamente all’affinamento del prestigioso Barolo con grandi botti di rovere da 120hl. Nel 2001, a seguito della prematura scomparsa di Giovanni, il figlio Giorgio prese le redini dell’azienda, portando avanti la tradizione di famiglia. Oggi l’Azienda si sviluppa su 53 ettari distribuiti tra Roero e Langhe e vanta il primato di essere l’unica cantina che produce otto Menzioni Geografiche Aggiuntive di Barolo DOCG.

Pratiche di vigna e di cantina

Il Barolo DOCG Monprivato proviene dall’omonimo cru a Castiglione Falletto, una delle Menzioni Geografiche Aggiuntive più prestigiose per la produzione di nebbiolo da Barolo su suoli ricchi di calcari con marne grigio-azzurre. Il vigneto Monprivato, esposto a sud-ovest a circa 400 metri sul livello del mare, è un monopolio della famiglia Mascarello. Sordo è l’unico altro produttore a realizzare un Monprivato da una piccola parcella recentemente acquisita dallo stesso Mascarello, commercializzando solo circa 3.000 bottiglie all’anno. Sordo produce Barolo tradizionale, con affinamento prolungato in grandi botti neutre di rovere di Slavonia da 5.000-10.000 litri.

La degustazione

Dal calice, nel quale sfoggia un bel color granato trasparente, questo Monprivato 2022 apre con un bouquet di spiccata eleganza e complessità, nel quale inizialmente si riconoscono piccoli frutti molto maturi, violetta e note di sottobosco, alle quali seguono, senza mai prevaricarsi l’un l’altra, sensazioni di spezie dolci, pepe nero e tabacco biondo.

È, però, all’assaggio che questo grande rosso piemontese esprime tutta la nobiltà di questa storica MeGA, regalandoci un sorso morbido, di ottimo corpo e di compiuto equilibrio, grazie alla ben presente – ma integrata – freschezza e ai tannini dolci e fitti; molto lunga la persistenza.

Nonostante la già raggiunta piacevolezza di beva, è un vino che preannuncia una lunga e felice evoluzione negli anni.

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Grandi Langhe 2026: la degustazione in sala stampa

Guido Porro – Barolo DOCG Vigna Rionda – 2022

Introduzione all’Azienda

Guido Porro rappresenta la quarta generazione di un’azienda fondata nel 1900, sempre tramandata di padre in figlio, con la quinta generazione – Fabio – che sta iniziando a dare il proprio contributo. I Porro continuano a lavorare come i loro predecessori, con l’unico cambiamento importante degli ultimi decenni rappresentato dall’imbottigliamento in azienda anziché dalla vendita in damigiane o botti. La cantina si affaccia sui vigneti del cru Lazzarito, un magnifico anfiteatro esposto a sud-sudovest. Guido acquisì la piccola porzione della leggendaria MeGA Vigna Rionda alla fine del 2010.

Pratiche di vigna e di cantina

Questo Barolo DOCG Vigna Rionda è prodotto con uve nebbiolo in purezza provenienti da vigne piantate nel 2011, con primo raccolto nel 2014. Il vigneto si trova a 350-380 metri di altitudine con esposizione sud, su terreni calcareo-argillosi, esteso per 0,55 ettari. Le uve sono vendemmiate manualmente. La fermentazione avviene con lieviti indigeni in vasche di cemento e acciaio inox, con due rimontaggi giornalieri e uno o due délestage totali. Il vino trascorrono l’inverno in acciaio per stabilizzarsi prima di essere spostato in legno. L’affinamento dura tre anni in botti di rovere di Slavonia da 25hl. I vini sono imbottigliati non filtrati.

La degustazione

Di color granato trasparente, si presenta al naso con note di confettura di agrumi rossi e di piccoli frutti inframmezzati alle sensazioni di violetta appassita e cioccolato dolce; col tempo diventano più evidenti le sensazioni di cuoio, tabacco e sottobosco.

La bocca, ampia e ricca, è strutturata, morbida e tesa in virtù della ben presente freschezza e di una tessitura tannica elegante e ricca di personalità; molto lunga la persistenza.

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La Mesma – Etichetta Nera – Gavi DOCG del Comune di Gavi Monterotondo – 2023

Introduzione all’Azienda

La Mesma è un’azienda situata nel comune di Gavi (AL), specializzata nella produzione di vini da uve cortese. Il vigneto Monterotondo è particolarmente significativo per la sua vicinanza al mare, caratteristica che conferisce peculiarità ai vini prodotti. Il vigneto si affaccia sul Forte di Gavi, esposto a sud per proteggere l’area edificata della città. Sullo sfondo si erge il Santuario della Madonna della Guardia, costruito sulla collina dei Turchini per ringraziare la Madonna per la fine di una lunga siccità. L’Etichetta Nera è ottenuta da uve provenienti dai vecchi vigneti di Monterotondo, in comune di Gavi.

Pratiche di vigna e di cantina

Il vino è prodotto con uve cortese in purezza da vigneti esposti a sud-est, con sistema Guyot. La vendemmia è manuale. La pressatura è soffice e la vinificazione avviene in vasche di cemento a temperatura controllata. Le vasche di cemento combinano i vantaggi del cemento con il controllo della temperatura e sono utilizzate solo per le vecchie vigne. Una volta completata la fermentazione, il vino riposa sulle fecce nobili per almeno un anno, con bâtonnage. L’etichetta di questo Gavi DOCG riporta la Menzione Geografica Aggiuntiva “Comune di Gavi Monterotondo”.

La degustazione

Il suo color paglierino molto chiaro ci introduce a un quadro olfattivo di non comune eleganza, nel quale è, inizialmente, facile riconoscere un’intensa sensazione di anice stellato, rapidamente affiancata da note di pesca bianca, agrumi gialli e gelsomino, il tutto sorretto da una piacevole vena balsamica.

Al palato, è morbido e di corpo; la piacevole freschezza e la spiccata sapidità gli conferiscono equilibrio e una beva ricca di personalità; lunga la persistenza.

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Grandi Langhe 2026: ancora i banchi di assaggio

Manzone Giovanni – Cento Anni – Barolo DOCG Riserva – 2009

Introduzione all’Azienda

L’Azienda Manzone Giovanni ha celebrato, nel 2025, il centenario della presenza della famiglia a Castelletto, in comune di Monforte d’Alba. Il Barolo DOCG Riserva “Cento Anni” 2009 è stato prodotto per celebrare questo importante traguardo: il centenario della famiglia. La decisione di produrre questa Riserva speciale deriva dalla profondità, struttura, eleganza e capacità di evoluzione nel tempo mostrata dall’annata 2009 fin dal primo assaggio.

Pratiche di vigna e di cantina

Il Barolo DOCG Riserva Cento Anni è prodotto – anche se non dichiarato in etichetta – con uve provenienti dalla MeGA Gramolere in comune di Monforte d’Alba. La vendemmia manuale con selezione in piccole cassette è avvenuta il 12 ottobre 2009. La vinificazione è spontanea con fermentazione a contatto con le bucce in vasche di acciaio. Rimontaggi delicati sono effettuati per 40 giorni a 28-30°C. L’affinamento è durato 84 mesi in botti di rovere neutro, seguito da ulteriori 60 mesi in vasche di cemento. L’imbottigliamento è avvenuto senza chiarifica né filtrazione.

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La degustazione

Questo Barolo DOCG Riserva appare nel calice di un lucente e vellutato color granato, che funge da prologo per un bouquet elegante e intenso di confettura di frutti rossi, cioccolato dolce e violetta appassita, arricchito da note di cannella e caramello.

Al palato, si offre molto morbido e strutturato, con tannini di eccellente fattura ancora piacevolmente scalpitanti nonostante i tanti anni trascorsi dalla vendemmia che lo ha visto nascere; molto lunga la persistenza. Un vino, che nonostante le 16 primavere sulle spalle, promette un’evoluzione ancora ricca di promesse e di piacevoli sorprese.

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Massimo Clerico – Vigna Gaja – Lessona DOC Riserva – 2017

Introduzione all’Azienda

La famiglia Clerico lavora la terra a Lessona dal 1700. Quando, nel 1976, fu creato il Lessona DOC, Sandrino (padre di Massimo) era uno dei tre produttori che imbottigliavano vino all’epoca. Con soli 2,5 ettari, Massimo è il terzo maggiore proprietario terriero della denominazione. Massimo conosce ogni dettaglio della sua terra che, con l’aiuto di un collaboratore, coltiva dal 2003, anno in cui subentrò al padre. È un enologo riflessivo e guardiano attento della terra, con uno stile di vinificazione che si discosta dalle mode prevalenti. La sua produzione totale è solitamente inferiore alle 5.000 bottiglie. I vigneti di proprietà della famiglia sono situati sulla collina che sovrasta il centro di Lessona, a un’altitudine tra 360 e 420 metri. Nell’antica cantina, ora restaurata da Massimo, le preziose uve vengono trasformate in vini di pregio, unendo la sapienza antica alla moderna tecnologia enologica.

Pratiche di vigna e di cantina

Il Lessona DOC Riserva Vigna Gaja proviene dall’omonimo vigneto storico, di proprietà della famiglia fin dal lontano 1740. Il vino è prodotto con uve nebbiolo in purezza da vigne piantate negli anni ’70. I terreni, ricchi di sabbie marine plioceniche particolarmente drenanti e dal pH molto acido, garantiscono la crescita ottimale di viti con radici molto profonde. La vendemmia è manuale. L’affinamento si svolge per 12 mesi in barrique seguito da 36 mesi in botti di rovere francese.

La degustazione

Il suo color granato trasparente e luminoso funge da prologo a un panorama olfattivo di grande eleganza e armonia, nel quale i sentori di confettura di piccoli frutti rossi e di violetta appassita sono elegantemente inframmezzati con le note della china calissaia e della liquirizia. Il suo complesso bouquet trova il proprio pieno compimento grazie ai profumi della polvere di caffè, del tamarindo, degli agrumi rossi amari e del chinotto.

Al palato, è morbido e di corpo oltre che perfettamente sostenuto da tannini dolci e fitti e da un’integrata freschezza.

Il sorso è agile e la persistenza molto lunga, con un fin di bocca piacevolmente amaricante.

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Mongioia – L’Astralis – Moscato d’Asti DOCG – 2019

Introduzione all’Azienda

Mongioia è un’azienda situata nella frazione Valdivilla a Santo Stefano Belbo, cuore della produzione del Moscato d’Asti DOCG. L’Astralis rappresenta un progetto particolarmente ambizioso che riprende il metodo antico di produzione del moscato. Riccardo, il titolare, ha costruito una macchina simile a quella storica con soluzioni innovative che migliorano ulteriormente la qualità rispetto all’originale. Il risultato è un prodotto cremoso, vellutato e ricco. Il vino entra sul mercato un anno dopo la vendemmia, distinguendosi nettamente dalla produzione standard di Moscato d’Asti che viene commercializzato pochi mesi dopo la raccolta.

Pratiche di vigna e di cantina

Il vino è prodotto con 100% moscato bianco, coltivato con sistema Guyot su terreni di argilla bianca con piccola percentuale di limo e sabbia, con esposizione sud-ovest. Ogni cru viene vinificato separatamente. Dopo la vendemmia, avviene una particolare pressatura. La fermentazione spontanea si svolge con lieviti indigeni in autoclavi di acciaio. Il vino viene filtrato ripetutamente con sacchi di tela di cotone naturale da settembre fino alla Pasqua dell’anno successivo, seguendo il metodo antico. L’affinamento prosegue in bottiglia, in posizione verticale, da 24 a 60 mesi. Il contenuto alcolico è di 5,5% vol. Il vino ha una capacità di invecchiamento di almeno 20 anni.

La degustazione

Di color oro antico brillante, questo Moscato d’Asti DOCG 2019 si presenta alla degustazione con un quadro olfattivo molto intenso ed elegante, nel quale è facile riconoscere le note di frutta gialla matura, cedro, zagara e latte di mandorla, oltre all’immancabile salvia sclarea di “veronelliana” memoria.

Al sorso, è molto morbido, ampio e di corpo. L’equilibrio è garantito dalla vibrante freschezza e da un’altrettanto spiccata sapidità; lunga la persistenza.

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Travaglini – Vigna Ronchi – Gattinara DOCG Riserva – 2019

Introduzione all’Azienda

La cantina Travaglini fu fondata nel 1920 da Clemente Travaglini a Gattinara (VC). Il salto qualitativo si ebbe nel 1958 con Giancarlo Travaglini, che iniziò l’imbottigliamento in proprio e creò la celebre bottiglia dalla forma asimmetrica, progettata e brevettata per intrappolare naturalmente i sedimenti e permettere di servire il vino senza decanter. Oggi l’Azienda è guidata dalla quarta e quinta generazione: Cinzia Travaglini e il marito enologo Massimo Collauto dal 2004, affiancati dalle figlie dal 2019. La famiglia possiede 59 ettari di proprietà, dedicati principalmente al nebbiolo. I vigneti si trovano in un territorio collinare caratterizzato da venti alpini e suoli di origine vulcanica con porfido, granito e ferro.

Pratiche di vigna e di cantina

Vigna Ronchi è uno dei cru più antichi della Denominazione, di proprietà quasi esclusiva di Travaglini. I primi impianti risalgono al 1969 e ospitano cloni storici di nebbiolo ottenuti da selezione massale. L’esposizione è compresa fra sudest e sudovest e l’altitudine si aggira intorno ai 400 metri s.l.m. Il suolo ha una matrice porfirico-granitica ricca di ferro di antica origine vulcanica che dona al vino la classica vena ferrosa e sapida dei Gattinara DOCG. La vendemmia è manuale. La fermentazione avviene in vasche di acciaio inox a temperatura controllata per circa 35 giorni. L’affinamento si svolge per circa 48 mesi in grandi botti di rovere di Slavonia. Il 10% del vino viene affinato separatamente per 10 mesi in botti di rovere francese; infine, il vino affina per sei mesi in vasche di cemento e per 12 mesi in bottiglia prima della commercializzazione.

La degustazione

Di color granato trasparente, questo Gattinara DOCG Riserva riesce nella difficile impresa di coniugare intensità, eleganza e complessità, regalandoci un bouquet che apre con sensazioni di confettura di prugna e di agrumi amari, per proseguire con le note speziate della cannella, oltre a quelle del tabacco biondo del tamarindo e delle erbe alpine.

Al palato, è morbido e strutturato, con tannini ancora adolescenti ma dall’eccellente trama. La freschezza, perfettamente integrata, collabora con questi ultimi nel conferire a questo vino equilibrio e una spiccata bevibilità; molto lunga la persistenza.

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Contatti

Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani

Corso Enotria, 2/C Ampelion

12051, Alba (CN)

comunicazione@langhevini.it

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