• Lun 15 Apr 2024

Gavi dal passato al futuro: vent’anni di Montessora di Tenuta La Giustiniana e la Carta di Gavi del Vino Responsabile

Alice: “Per quanto tempo è per sempre?”

Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”

Lewis Carrol

Il 2018 è un anno importante per il Gavi Docg: sono infatti trascorsi 20 anni da quando, nel mese di luglio del 1998, il Gavi – già Denominazione di Origine Controllata dal lontano 1974 – ottenne la più che meritata Denominazione di Origine Controllata e Garantita, raggiungendo in tal modo un’importante riconoscimento frutto della qualità espressa per mezzo dell’impegno di tanti produttori e di una visione moderna, rispettosa e sostenibile della sua vitivinicoltura.

Il Premio Gavi La Buona Italia

Con il trascorrere degli anni tale impegno verso il territorio, i consumatori e le future generazioni divenne via via più tangibile e fattivo dando vita, nel 2014 a seguito dei lavori del “Laboratorio del Gavi”, alle “7 Regole per la Buona Italia” volte a promuovere il rispetto per la bellezza del nostro Paese, la Cultura della Terra nonché un insieme di pratiche virtuose finalizzate allo sviluppo economico sostenibile per mezzo di sinergie tra pubblico e privato all’interno di una comune ottica di tutela, promozione e valorizzazione dei territori e dei loro prodotti.

Un vigneto del Gavi Docg

Al fine di dare un concreto riconoscimento a chi, fattivamente e quotidianamente, si impegna tramite il proprio lavoro nel mondo del vino ad applicare concretamente le 7 Regole, nel 2015 si è svolta, per volontà del Consorzio Tutela del Gavi, la prima edizione del Premio Gavi La Buona Italia vinto da Cantine Settesoli per il proprio impegno nell’ambito della regola detta “Colore della Comunicazione”; l’anno successivo il Premio – in virtù del lavoro profuso nella regola “Filiera della Bellezza” – è stato assegnato alle Cantine Ceretto mentre, nel 2017, è stato attribuito a Planeta Vini per il proprio impegno nell’ambito enoturistico e dell’ospitalità.

L’Edizione 2018 e la Carta di Gavi del Vino Responsabile

Nella recente Edizione di Gavi for Arts (Gavi, 25-27 maggio 2018), il Premio Gavi La Buona Italia è stato assegnato all’Azienda Arnaldo Caprai di Montefalco (PG) in quanto portabandiera della New Green Revolution per la sostenibilità economica ed ambientale già attuata dagli inizi del 2000; due Menzioni Speciali del Premio sono andate al Consorzio per la Tutela del Franciacorta – per l’Adesione a importanti progetti di sostenibilità, per l’invito ai propri consorziati a privilegiare l’utilizzo di materiali ecocompatibili e di energie rinnovabili nonché per la creazione di un regolamento per l’uso sostenibile degli agro-farmaci – e a Castello Banfi di Montalcino (SI), per essere stata la prima cantina a ottenere la certificazione di responsabilità etica, sociale e ambientale.

Da sinistra verso verso destra: Enrico Viglierchio – Direttore Generale Castello Banfi; Roberto Ghio – Presidente del Consorzio Tutela del Gavi; Marco Caprai – Amministratore Arnaldo Caprai; Silvano Brescianini – Vicepresidente Consorzio per la Tutela del Franciacorta

Quest’Edizione ha assunto, inoltre, particolare rilevanza anche per la firma, da parte di importanti protagonisti del mondo della vite e del vino italiano, della Carta di Gavi del Vino Responsabile, un documento nel quale vengono sanciti 10 principi irrinunciabili per garantire la sostenibilità ambientale, sociale ed economica della vitivinicoltura e, ovviamente, la qualità e la salubrità dei prodotti. Tali principi possono essere brevemente riassunti nel seguente decalogo:

1) Sposare e promuovere i giusti valori. Credere nella qualità, l’etica, la tutela dell’ambiente e dei lavoratori. Adottare un Codice Etico, Carta dei Valori, Codice di comportamento

2) Tutelare la terra. Ecological footprint e interventi per ridurre il consumo di suolo associato alla propria attività e Agricoltura che tutela la naturale fertilità della terra. Biologico e biodinamico.

3) Salvaguardare l’acqua. Water footprint e interventi per ridurre consumo di acqua diretta e indiretta, sia in vigna che nelle fasi di imbottigliamento e trasporto.

4) Contrastare i cambiamenti climatici. Carbon Footprint e interventi per la riduzione dell’emissione di gas serra. Utilizzo di energie rinnovabili riducendo il consumo di combustibili fossili. Ottimizzare trasporti e loro emissioni.

5) Impegnarsi per la sostenibilità. Bilancio di Sostenibilità, Report ambientale/integrato

6) Proteggere e valorizzare la biodiversità. Praticare un’agricoltura che tuteli gli ecosistemi e attuare interventi a protezione degli insetti utili, in particolare delle api.

7) Risparmiare le risorse naturali. Recupero e riciclo di sottoprodotti. Eco Packaging e allestimenti con materiali di riciclo

8) Credere nelle persone. Welfare aziendale, salute sicurezza e benessere dei lavoratori. Sostegno all’occupazione giovanile e all’inclusione sociale

9) Promuovere la cultura e le arti. Promuovere o condividere Progetti culturali e sociali a favore del Territorio

10) Creare valore sociale ed economico per il territorio. Valorizzare il Paesaggio. Wine System: Enoturismo e Accoglienza integrati con il Territorio

La Carta e l’elenco dei firmatari è scaricabile cliccando qui.

Vorrei concludere riportando le parole dette a tal proposito da Roberto Ghio, neo-eletto Presidente del Consorzio Tutela del Gavi: “La Responsabilità Sociale nel mondo del vino è l’unico futuro possibile così come credo sia chiaro ormai a tutti che una produzione sostenibile e di qualità non possa prescindere dalla giustizia sociale.”

Le Verticali di World Wine Passion: Tenuta La Giustiniana – Montessora – Gavi Docg del Comune di Gavi

Un evento unico, praticamente irripetibile, ovvero una verticale di 20 annate (2017 – 1998) di Montessora – Gavi Docg del Comune di Gavi della Tenuta La Giustiniana, giustamente intitolata “Il Grande Bianco Piemontese alla prova del tempo” e svoltasi, presso Azienda Agricola Magda Pedrini, il giorno 26 maggio 2018 nell’ambito del programma della manifestazione Gavi For Arts e della consegna del Premio Gavi La Buona Italia.

Per amor di precisione, 15 tra le annate degustate erano di Montessora, mentre le rimanenti cinque, per motivi di disponibilità delle bottiglie, erano de “Il mio Gavi”, un’altra etichetta della Giustiniana ottenuta in buona parte con le uve del vigneto Montessora oltre che con una quota di Cortese proveniente da un altro vigneto aziendale, il Lugarara. Le annata che saranno di seguito descritte saranno, per godere della massima uniformità, tutte di Montessora.

Tenuta La Giustiniana e il vigneto Montessora

Attiva fin dal lontano XIII secolo sotto la gestione dei monaci Cistercensi dell’Abbazia di Rivalta Scrivia e, in seguito, appartenuta a numerose famiglie nobili o benestanti tra le quali è importante ricordare le famiglie Giustiniani e Sauli, la Tenuta La Giustiniana ha vissuto in tempi più recenti alterne vicende fino a quando, nel 2016, è stata acquisita da Magda Pedrini e Stefano Massone, con l’obiettivo di riportarla agli antichi splendori sia dal punto di vista architettonico e artistico sia da quello vitivinicolo.

Attualmente, la Giustiniana può contare su 110ha totali dei quali 40 coltivati interamente a Cortese e 70ha mantenuti a bosco al fine di tutelarne biodiversità e valore paesaggistico.

Tutti i vigneti sono impiantati con perfetta esposizione a mezzogiorno a una altitudine che varia tra i 300 e i 500 metri; in essi non vengono compiuti diserbi chimici e non sono utilizzati antibotritici.

I suoli della Tenuta sono costituiti, per circa l’80% della superficie, da marne grigie plioceniche con sabbioni sciolti – su questi suoli, chiamati terre bianche, è sito, ad esempio, il vigneto Lugarara – e per il restante 20% da ghiaie alluvionali ricche di argille fortemente ferrettizzate; su quest’ultima tipologia, detta terre rosse, insiste il vigneto Montessora.

Il vigneto Lugarara

Quest’ultimo vigneto, allevato a guyot con una densità di 4.000ceppi/ettaro, dà vita alle uve utilizzate per l’omonimo Gavi Docg del Comune di Gavi protagonista indiscusso di questa verticale. Fermentato e invecchiato, prima dell’imbottigliamento, esclusivamente in acciaio, il Montessora è prodotto in circa 25.000 bottiglie all’anno.

Il vigneto Montessora

La degustazione, ovvero il profumo del tempo

Nelle righe che seguiranno saranno descritti gli assaggi di sette annate, scelte tra quelle che meglio hanno raccontato l’evoluzione nel tempo di questo stupefacente vino bianco. Per fornire una sorta di “punto zero”, il primo millesimo descritto sarà il 2017, ovvero quello attualmente in commercio.

2017

L’annata 2017 è stata caratterizzata da un inverno mite e quasi privo di nevicate a cui è seguita la drammatica gelata di aprile che ha pesantemente compromesso la stagione produttiva di molti vigneti della Denominazione. In seguito, la stagione si è rivelata estremamente calda e siccitosa.

Di color paglierino intenso con le prime sfumature dorate, questo Montessora si offre fine e di buona intensità, regalando note di frutto bianco croccante e fiori di biancospino; tra questi due protagonisti trovano spazio le tipiche sensazioni di mandorla amara nonché lievi sentori “dolci” riconducibili al confetto.

All’assaggio, conferma la pienezza del frutto per retrolfazione e si presenta teso, assai fresco, morbido e di buon corpo; la buona persistenza e la piacevole chiusa ammandorlata concludono questo primo approccio al Montessora.

2016 – Formato Magnum

Dopo i mesi di gennaio e febbraio piuttosto miti, marzo regala un po’ di neve; i mesi centrali della primavera alternano fasi di bel tempo, con temperature in linea con la stagione, a periodi più piovosi, in modo particolare nel corso del mese di maggio. L’estate trascorre in modo positivo con temperature nella media, non molte precipitazioni e ottime escursioni termiche.

Il luminoso color paglierino intenso di questo 2016 introduce a un naso di ottima finezza e intensità nel quale, l’ampio tappeto di frutta bianca e gialla matura, sembra sostenere le eleganti note agrumate del mandarino nonché quelle floreali della ginestra.

Al palato, si presenta, ampio, avvolgente, di ottima morbidezza e altrettanto importante corpo; l’insieme trova vivacità ed equilibrio grazie alla nitida e lineare freschezza. La beva facile, ma di carattere, e la lunga persistenza iniziano ad anticipare ciò che questo vino sa offrire nel corso degli anni.

2011

Annata figlia di un lungo inverno e di temperature che, a partire dal mese di marzo, si mantennero a lungo sopra la media; le abbondanti precipitazioni del mese di luglio e le alte temperature del mese di agosto condussero all’autunno sancito da due forti temporali ai primi di settembre.

Dal bicchiere, nel quale sfoggia un cristallino color dorato chiaro, il Montessora 2011 integra in sé frutto e roccia, gioventù e maturità. Ecco, quindi, offrirsi a noi la frutta gialla matura accompagnata dalle sensazioni di fiori di ginestra oltre che da quelle di cedro candito. Col tempo, dal calice emergono note dolci di confetto e cioccolato bianco accompagnate da garbati sentori minerali riconducibili alla pietra focaia.

All’assaggio, colpisce per equilibrio e pienezza grazie, da un lato, all’ancora vibrante acidità e, dall’altro, alla grande morbidezza e a un corpo pieno e avvolgente; la lunga persistenza ci offre, infine, l’imperdibile l’opportunità di continuare a scrutare il passato – e il futuro – di questo avvincente Gavi Docg.

2008

L’inverno è stato caratterizzato da buone precipitazioni nevose seguite, in primavera, da abbondanti piogge; l’estate, iniziata all’insegna del bel tempo, si ruppe a causa delle abbondanti precipitazioni nel corso del mese di agosto.

Il luminoso color dorato di questo millesimo ci introduce a un vino dal bouquet capace di coniugare – dote assai rara – finezza e intensità. Note di frutta bianca matura e agrumi gialli si contendono il palcoscenico con le sensazioni floreali del biancospino e con una garbata ed elegante verticalità balsamica; col trascorrere dei minuti, dal calice emergono sentori vegetali riconducibili all’erba fresca.

La grande morbidezza e la pienezza del corpo rappresentano la cifra stilistica di questo vino che trova nell’ancora nervosa freschezza il suo naturale contrappunto capace di donare all’insieme equilibrio, armonia e una beva piacevole ma certo non banale; assai lunga la persistenza.

2003

Un’annata certo non facile, iniziata con un inverno rigido e continuata con una primavera assai piovosa che ha, fortunatamente, garantito una buona riserva idrica; gli effetti delle elevatissime temperature estive sono stati, in parte, compensati dalle fortissime escursioni termiche giornaliere dei mesi di agosto e settembre.

Alla vista, si offre di un brillante color dorato ad anticipare un naso fine ed elegante oltre che inaspettatamente giovanile. Fin da subito sono chiaramente percepibili le sensazioni minerali – riconducibili direttamente al profumo della roccia – che condividono il ruolo di protagonista con le note di frutta gialla ancora croccante nonostante gli anni trascorsi e le elevate temperature dell’estate 2003. Il suo panorama olfattivo, dopo una lieve rotazione, trova pieno compimento con la comparsa di sentori di ginestra, fieno e cedro candito che contribuiscono a dar vita a un insieme decisamente complesso e armonico.

La vibrante freschezza rappresenta lo scheletro di questo vino al quale fornisce sostegno e personalità e sulla quale sembrano reggersi l’importante struttura e l’altrettanto evidente morbidezza; più che lunga la persistenza.

2001

L’inverno nevoso con temperatura nella media è stato seguito da alcuni mesi anomali a causa di una perdurante siccità fatto questo che non ha impedito, però, la formazioni di grappoli gonfi e turgidi che hanno richiesto un importante diradamento.

Di color dorato intenso, questo 2001 si offre alla degustazione per mezzo di un naso “dolce” ed elegante. Le note di frutta gialla matura sono armoniosamente affiancate da un mosaico di sensazioni comprendenti i fiori di ginestra, il confetto, il cedro candito e, un po’ inaspettatamente, sensazioni di vegetale secco riconducibili alle foglie di tè nero.

Vino assai ampio all’assaggio, sfoggia grande corpo, una assai evidente – ma più che piacevole – morbidezza nonché una lineare freschezza che gli offre nerbo, equilibrio e piacevolezza di beva; la davvero lunga persistenza conclude un assaggio dalla sorprendente gioventù e capace di aprire una finestra davvero importante sulla longevità del Cortese in queste colline.

1999

Nel 1999, l’inverno rigido fu seguito da un inizio di primavera assai piovoso (270mm di pioggia tra marzo e aprile) e da temperature superiori alle medie che hanno provocato un anticipo del ciclo vegetativo. Fin da maggio e giugno, poi, le temperature si sono assestate su valori superiori alla media anticipando così un’estate anche in seguito decisamente secca e calda; elevate escursioni termiche giornaliere nel mese di settembre hanno favorito la maturazione aromatica dei grappoli.

È il color dorato cristallino intenso a presentare questo 1999 attirandoci nella sua fitta ed elegante trama di sensazioni olfattive tra le quali, come in un continuo rincorrersi, si affacciano, scompaiono per poi ripresentarsi le note dei frutti maturi a polpa gialla a fianco alle sensazioni floreali della ginestra e a quelle agrumate del cedro e del bergamotto canditi; i sentori di erba fresca e il profumo dolce del miele millefiori ne completano il già ampio e interessante quadro olfattivo.

Al palato, stupisce per il funambolico equilibrio tra il buon corpo, l’eccellente morbidezza e una freschezza tanto vibrante quanto sorprendente; l’assaggio trova il suo pieno compimento nella lunghissima persistenza nonché nel tipico e piacevole fin di bocca ammandorlato.

Tenuta La Giustiniana

Frazione Rovereto, 5

15066, Gavi (AL),

info@lagiustiniana.it

www.lagiustiniana.it

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