Gambellara e Stefano Menti: garganega, vulcani e biodinamica

Nel cuore del Veneto, dove le colline sembrano nascondere antiche vene di fuoco e la terra trattiene la memoria delle sue origini vulcaniche, si trova Gambellara: un microcosmo vitivinicolo tanto discreto quanto sorprendente. Qui, la garganega - vitigno storico e identitario - trova un terreno fertile per esprimersi in tutte le sue sfumature, grazie a suoli minerali, escursioni termiche marcate e una cultura agricola profondamente radicata. In questo scenario nasce e si evolve l’Azienda Giovanni Menti, guidata oggi da Stefano Menti, vignaiolo che ha fatto della biodinamica una scelta di coerenza e rispetto. La sua è una viticoltura senza scorciatoie, dove ogni vino è il risultato di un dialogo tra uomo, pianta e territorio. Quello che segue è un viaggio alla scoperta di Gambellara, del suo straordinario patrimonio geologico e umano e di una cantina che ha saputo rendere onore a uno dei vitigni bianchi più versatili d’Italia.

Un territorio di fuoco: la DOC Gambellara

In provincia di Vicenza, dove le ultime propaggini dei Monti Lessini incontrano la pianura, si estende una delle più autentiche e particolari espressioni della viticoltura italiana: la DOC Gambellara. Un mosaico di suoli vulcanici, pendii terrazzati, brezze collinari e un vitigno – la garganega – che qui trova una delle sue più intense e affascinanti espressioni. In questo contesto unico si inserisce la storia dell’Azienda Vitivinicola Giovanni Menti, oggi punto di riferimento per una viticoltura rispettosa, identitaria e proiettata al futuro pur se fortemente radicata nelle tradizioni.

Stefano Menti Gambellara

I confini e l’altitudine dell’areale

Gambellara si trova al confine tra Vicenza (22 km) e Verona (30 km), allo sbocco della valle del Chiampo, sulle ultime propaggini dei Monti Lessini. La zona vitivinicola della DOC si sviluppa tra i 100 e i 350 metri di altitudine, coinvolgendo i comuni di Gambellara, Montebello Vicentino, Montorso Vicentino e Zermeghedo.

Stefano Menti Gambellara
Le zone del Gambellara DOC - Tratto da https://www.consorziogambellara.com/

Origine e composizione dei suoli vulcanici

La chiave di volta di questo areale è l’origine vulcanica di gran parte dei suoli, derivata da eruzioni sottomarine – e successivamente subaeree – avvenute circa 40 milioni di anni fa. Il risultato è una distesa di basalti, tufi terrosi e basalti colonnari, come quelli visibili nel Parco San Marco, che conferiscono ai vini tratti distintivi quali sapidità, tensione gustativa e una marcata impronta minerale.

Il territorio si può suddividere in tre principali zone geopedologiche:

  • Rilievi basaltici, fertili e minerali, danno vini tesi, affilati, con note di pietra focaia e agrumi.
  • Rilievi calcarei, più rari, danno vini floreali, avvolgenti, con note tropicali e speziate.
  • Pianura alluvionale, con suoli più pesanti, dà vini più delicati, freschi, di pronta beva.

L’ambito collinare è dominato da rocce di origine vulcanica, ma non mancano lembi calcarei, soprattutto nelle posizioni più alte, che si alternano a depositi alluvionali nella parte pianeggiante. I suoli tendono ad essere uniformemente argillosi con affioramenti calcarei e calcareo-marnosi, fino a includere tratti di calcareniti fossilifere e tufi. La varietà pedologica è impressionante: si passa da substrati basaltici talvolta impenetrabili per le radici – che le costringono a svilupparsi in superficie dove si concentrano i minerali – a zone calcaree drenanti che, in assenza di piogge, concentrano zuccheri e sostanze aromatiche nelle uve.

A questa già importante variabilità geopedologica si sommano le differenze microclimatiche che accentuano la complessità dei vini. La morfologia collinare, infatti, con creste dolcemente ondulate e vallette verdeggianti genera esposizioni solari diversificate, influenzando la maturazione dell’uva, la data della vendemmia e le caratteristiche dell’acino. La composizione paesaggistica si organizza in due anfiteatri naturali, con valli strette e pendii diversamente inclinati, che proteggono i vigneti nei mesi più caldi.

Stefano Menti Gambellara
I suoli ricchi di scheletro basaltico dell'Azienda Giovanni Menti

L’influenza del clima sulla vite e sul vino

Dal punto di vista climatico, Gambellara presenta un’articolazione complessa. Le diverse zone dell’areale mostrano variazioni termiche anche notevoli nel raggio di pochi chilometri. Le escursioni termiche giornaliere possono superare i 12-14°C, in particolare nelle zone pianeggianti, favorendo l’accumulo di sostanze aromatiche e la maturazione equilibrata dell’uva. Le precipitazioni superano i 1200mm annui, concentrate in inverno e primavera, mentre giugno e luglio, generalmente più asciutti, precedono la vendemmia e favoriscono una leggera “sofferenza” della vite che contribuisce alla complessità del vino.

La garganega: vitigno principe e radici storiche

La pergola veronese e l’evoluzione degli allevamenti

Vitigno principe della DOC Gambellara, la garganega affonda le sue radici in secoli di storia. La pergola veronese, metodo di allevamento tradizionale, convive oggi con il guyot, scelta sempre più diffusa nei vigneti più vocati. A onor del vero, negli ultimi anni, a causa del grave aumento delle temperature estive si sta assistendo – a Gambellara così come nella confinante DOC Soave – a un ritorno alla pergola veronese che offre maggior ombreggiamento ai grappoli.

Stefano Menti Gambellara garganega
La pergola veronese

Dall’Età Romana al Medioevo: una lunga storia viticola

L’origine della viticoltura a Gambellara è antichissima: già gli Atesini e gli Etruschi conoscevano e diffondevano la coltivazione della vite in queste terre.

Con l’arrivo dei Romani la coltura si intensificò come testimoniato dal ritrovamento, a Montebello Vicentino, dei resti di una villa romana del I‑II secolo a.C. dotata di un torchio per il vino e di abbondanti vinaccioli.

Nei secoli successivi, le conoscenze ereditate dai Romani furono ulteriormente valorizzate: alla fine del primo millennio i monaci Benedettini delle abbazie locali dedicarono grande attenzione alla vite, dando nuovo impulso alla produzione enologica

Le prime attestazioni documentarie riguardante la garganega risalgono al XIII secolo con le opere di Pietro de’ Crescenzi ma la sua presenza è sicuramente anteriore.

Stefano Menti Gambellara garganega
Grappoli di garganega - www.ilsoave.com - Foto di Alessandro Pighi

Il patrimonio genetico della garganega

Studi genetici condotti dal CREA e dall’Università di Milano hanno collocato questa varietà al centro di un ricco albero genealogico, da cui derivano numerose altre importanti varietà autoctone italiane, tra le quali voglio ricordare corvina veronese, rondinella, albana, catarratto bianco, trebbiano toscano e malvasia di Candia.

Inoltre, è interessante ricordare che la garganega è geneticamente identica al grecanico dorato siciliano.

Dal punto di vista ampelografico, la garganega si riconosce per il suo grappolo grande e piramidale, con acini di media grandezza, buccia sottile e colore giallo dorato; generalmente la vendemmia avviene nel corso del mese di settembre. A seconda del territorio e della vinificazione, questo vitigno può dare origine a vini freschi e floreali, ma anche a passiti longevi, intensi e ambrati come il celebre Recioto di Gambellara DOCG o il rarissimo Gambellara DOC Vin Santo.

Il volto cooperativo di Gambellara

La nascita della Cantina Sociale nel 1947

Nel 1947, ventisei viticoltori fondarono la Cantina di Gambellara per migliorare la qualità della produzione; tale Cantina nacque sulle radici della precedente cantina sociale chiamata Enopolio di Gambellara, attiva fin dal lontano 1920. Da pochi ettari iniziali, si è arrivati a 650 ettari e 350 soci, molti dei quali ancora oggi coltivano piccole superfici, spesso inferiori all’ettaro.

Una viticoltura famigliare e sostenibile

La tradizione familiare e l’attività part-time sono tratti distintivi della viticoltura locale, ancora oggi condotta con molte operazioni manuali, in particolare nei vigneti collinari.

Il riconoscimento della DOC e l’apertura ai mercati esteri

Nel 1970 arriva il riconoscimento della DOC Gambellara, che favorisce l’espansione della fama del territorio, soprattutto in Inghilterra e America, grazie alla qualità e alla riconoscibilità stilistica dei vini: freschi, sapidi e minerali.

Il paese di Gambellara

Tre anime per una DOC: i volti della garganega

Il territorio della denominazione Gambellara si può idealmente suddividere in tre aree geopedologiche distinte, ciascuna delle quali conferisce tratti unici ai vini a base garganega:

I rilievi basaltici: vini minerali, freschi e tesi

Rilievi basaltici: dominati da suoli neri, fertili, ricchi di ferro e minerali, regalano vini dal profilo minerale e affilato, con sentori di pietra focaia, ginestra, banana e mela, sorretti da grande freschezza e una lunga sapidità.

I rilievi calcarei: vini floreali, morbidi e speziati

Rilievi calcarei: più rari, danno origine a vini morbidi, avvolgenti e floreali, con profumi di frutta tropicale, camomilla e spezie dolci.

La pianura alluvionale: vini delicati ed eleganti

Pianura alluvionale: con suoli argilloso-limosi, produce vini più delicati, con note di miele, fiori gialli e agrumi, particolarmente fini ed eleganti, ideali per il consumo giovane.

In questa diversità di suoli e microclimi, la garganega trova, quindi, mille modi per raccontarsi. E quando incontra la mano di vignaioli capaci e rispettosi, può diventare specchio profondo del territorio.

Stefano Menti Gambellara garganega
Stefano Menti, l'attuale titolare dell'Azienda Giovanni Menti

Giovanni Menti: una storia familiare tra tradizione e visione

Le origini contadine e la figura di Giovanni Menti

Nel cuore del Gambellara DOC, l’Azienda Menti Giovanni rappresenta oggi uno dei più autentici interpreti della vocazione vulcanica della garganega. La sua storia comincia alla fine del XIX secolo, quando Giovanni Menti, originario della Valle dell’Agno, si trasferisce nel borgo e inizia a coltivare frutta, ortaggi, olivi e soprattutto viti di uva garganega nei terreni ereditati dalla moglie.

Suo figlio Antonio ne continua l’opera, riprendendo a coltivare la vite dopo la parentesi bellica e aumentando la produzione sia di vini secchi sia di passiti.

Stefano Menti Gambellara garganega

Gianni Menti e le prime vinificazioni aziendali

È, però, il nipote Gianni che, a partire dagli anni ’60 dello scorso secolo, inizia la vinificazione e l’imbottigliamento dei vini aziendali. Tra questi, dopo la nascita della DOC, spiccano le prime etichette di Gambellara, Recioto di Gambellara e Vin Santo, ottenuti con metodi tradizionali e ispirati al rispetto della terra.

Il passaggio a Stefano Menti: svolta biodinamica

Con Stefano Menti, attuale guida dell’Azienda, si compie una svolta decisiva. Nel 2002, Stefano inizia un percorso di ritorno alle origini, fondato su pratiche agricole sostenibili e biodinamiche, in un momento storico in cui questi temi erano ancora marginali. L’adozione della biodinamica nel 2010 e la certificazione BIO nel 2011 sanciscono una visione produttiva che improntata alla qualità, alla salute del consumatore e all’equilibrio naturale della vite. Al di là delle basi teoriche della biodinamica, ritengo che ciò che davvero conta sia l’effetto sistemico positivo sulla vitalità dei suoli e sulla salute della vite, ampiamente riscontrato in campo.

Stefano Menti Gambellara garganega
Pecore al pascolo in vigna durante l'inverno per aiutare a gestire il manto erboso tra i filari

Una filosofia produttiva senza compromessi

Biodinamica, lieviti indigeni e assenza di chiarifiche e filtraggi

Per Stefano produrre vino significa raccontare la verità del territorio, senza artifici o scorciatoie enologiche. Ogni scelta, in vigna come in cantina, è guidata dal principio della massima espressione del territorio: dalla vinificazione spontanea con lieviti indigeni all’assenza di chiarifiche o filtrazioni invasive, fino alla riduzione – o all’assenza – di solfiti aggiunti in alcuni vini.

L’impatto internazionale e la fedeltà al territorio

Questo approccio ha conquistato, nel tempo, un pubblico sempre più vasto, soprattutto all’estero. I vini di Giovanni Menti sono oggi presenti in quasi 50 Paesi nel mondo, dove sono apprezzati per la loro autenticità, mineralità, longevità e capacità evocativa ed evolutiva.

Attualmente, l’Azienda coltiva sei ettari di vigneti e produce – in annate normali – circa 40.000 bottiglie.

Stefano Menti Gambellara garganega
Le uve in appassimento appese all'interno del locale denominato "picaio"

Le degustazioni: la garganega raccontata attraverso i vini

Nelle righe che seguiranno sarà riportato il racconto dei vini degustati nel corso della mia visita all’Azienda Giovanni Menti, avvenuta il giorno 11 maggio 2025. Non posso che cogliere questa occasione per ringraziare Stefano per la grande disponibilità e la sua consueta squisita accoglienza.

Paiele – Vino bianco – 2023

La vigna e la cantina

Tra le etichette più emblematiche della produzione di Stefano Menti, spicca questa garganega vinificata senza l’aggiunta di solfiti, imbottigliata con tappo a vite con scarsissima permeabilità all’ossigeno – scelta tecnica che ne protegge la freschezza grazie all’ambiente riducente – e non sottoposta a filtrazione. Una filosofia produttiva coerente con la visione di un vino autentico e privo di interventi correttivi.

Questo vino è stato ottenuto da uve garganega provenienti da vigneti di circa 60 anni di età allevati in collina su suoli vulcanici e vinificate in vasche di cemento dove, in seguito, il vino ha affinato per un periodo di circa 10 mesi prima di essere imbottigliato.

La degustazione

Nel calice, si presenta di color dorato, lievemente velato, a testimonianza delle pratiche di cantina dichiarate.

Il primo naso è un invito alla scoperta: si apre con note nitide di agrumi gialli e pesca bianca, arricchite da una delicata sfumatura floreale di fiori bianchi e da un sottofondo lievemente panificato che richiama le fecce fini. In bocca, conquista per la sua freschezza incisiva, sostenuta da una struttura equilibrata, buona morbidezza e una sapidità che ne allunga il sorso. La beva è snella ma appagante, con una lunga persistenza.

Una bottiglia che incarna perfettamente la cifra stilistica di Stefano Menti: il rispetto per l’identità varietale e territoriale, la ricerca della purezza espressiva e la volontà di accompagnare il vino, più che dominarlo.

Roncaie sui lieviti – Vino bianco frizzante – 2023

La vigna e la cantina

Il Roncaie 2022 è un vino che nasce dall’incontro tra tradizione contadina e sensibilità contemporanea, unendo la forza espressiva del territorio alla ricerca di naturalità ed essenzialità nel processo produttivo; questo vino è ottenuto da uve bianche autoctone provenienti da vigneti di circa quarant’anni allevati su suoli pianeggianti di origine vulcanica-alluvionale.

Dopo una prima fermentazione con affinamento sulle fecce fini in vasca, il vino viene riattivato con l’aggiunta di mosto ottenuto da uve appassite, innescando una nuova fermentazione spontanea nella massa. Il risultato è un vino frizzante, non sboccato, privo di solfiti aggiunti e tappato con tappo a corona: una scelta coerente con la filosofia produttiva naturale e minimale.

Roncaie 2022

La degustazione

Alla vista, si presenta giallo paglierino e naturalmente velato, soprattutto se si rimettono in sospensione i lieviti presenti sul fondo.

Il profilo olfattivo è intenso e coinvolgente: dominano note di pesca bianca, uva spina, mela verde e una sottile – ma precisa – traccia di pietra focaia, cui si affianca la tipica sensazione di lievito, testimone del metodo produttivo.

In bocca, il vino si rivela fresco, di buon corpo, con una tessitura morbida e un’ottima sapidità. La componente minerale accompagna una lunga persistenza gustativa, chiudendo un sorso appagante, dinamico e autentico.

Roncaie 2022 è un vino che parla senza filtri: diretto, identitario, adatto a chi cerca vini veri, capaci di raccontare la vigna, la mano che li accompagna e le stagioni da cui nascono.

Monte del Cuca – Vino bianco macerato – 2020

La vigna e la cantina

Ottenuto da uve bianche autoctone, vinificate in rosso – cioè con macerazione sulle bucce – il vino fermenta in vasche di cemento, dove rimane a contatto con le bucce per circa 30 giorni, esclusivamente durante la fermentazione. Successivamente, circa il 40% della massa matura in botti di rovere di Slavonia, donando al vino una sottile struttura ossidativa e profondità aromatica senza mai soffocarne il carattere varietale.

Le uve provengono da vigneti di circa 60 anni, allevati su pendii collinari di origine vulcanica.

La degustazione

Nel calice si presenta con un colore ambrato cristallino, luminoso e seducente, preludio a un naso intenso e fine. Il bouquet si articola su note complesse di albicocca molto matura, zafferano, arancia sanguinella e garbate suggestioni sulfuree.

Al palato, il Monte del Cuca 2020 si presenta di corpo, morbido con un’interessante trama tannica, coerente con un vino bianco macerato. La freschezza ne garantisce equilibrio, mentre la lunga persistenza lascia il palato asciutto e appagato, con un ricordo di frutta candita e spezie orientali.

Riva Arsiglia – Vino bianco – 2019

La vigna e la cantina

Il Riva Arsiglia 2019 è un vino che incarna con sobria eleganza l’autenticità di Gambellara e l’identità profonda di un vitigno autoctono custodito da vecchie vigne e da mani sapienti. In un’annata climatica fresca, che ha saputo preservare l’acidità e rallentare i ritmi della maturazione, questo bianco si fa interprete fedele del territorio vulcanico e di una visione produttiva paziente, rispettosa e riflessiva.

Le vigne di circa 60 anni, allevate in collina su suoli di origine vulcanica, donano uve dalle quali si ottiene un mosto fermentato spontaneamente con lieviti indigeni in vasche di cemento, senza controllo della temperatura; in seguito, il vino resta un anno a contatto con le proprie fecce nobili, sempre nelle stesse vasche, e viene imbottigliato senza filtrazione. Ogni fase è orientata a preservare l’integrità espressiva dell’uva e a valorizzarne l’evoluzione.

La degustazione

Nel calice, si presenta di un color dorato cristallino, luminoso e profondo. Il naso è raffinato, ampio ed elegante, segnato da frutta gialla croccante ben definita, che si fonde a una nota resinosa nitida e sorprendentemente armonica. Seguono sentori di incenso, pietra focaia, agrumi gialli e fiori di ginestra, in una progressione olfattiva che unisce immediatezza e stratificazione.

Al palato, il Riva Arsiglia 2019 è morbido e avvolgente, ma si distende con una tensione acida netta e vivida, sostenuta da una marcata sapidità che ne prolunga il ricordo; molto lunga la persistenza.

Si tratta di un vino profondo e preciso, che non cede mai al compiacimento, ma si offre con coerenza e verticalità. Una bottiglia che invita alla meditazione, al dialogo con il tempo e al rispetto per una terra che ancora ha molto da raccontare.

Riva Arsiglia – Vino bianco – 2017.

La vigna e la cantina

Il Riva Arsiglia 2017 è un vino che sfida le categorie e i preconcetti, restituendo in bottiglia una lettura originale e coerente del territorio di Gambellara, filtrata attraverso un’annata calda e un approccio produttivo essenziale ma profondamente consapevole.

Ottenuto da uve bianche autoctone, provenienti da vigneti collinari di circa 60 anni allevati su versanti di origine vulcanica, il mosto fermenta con lieviti indigeni in vasche di cemento, senza controllo della temperatura. La successiva sosta di circa un anno sulle fecce nobili, sempre in cemento, consente al vino di strutturarsi lentamente, guadagnando profondità aromatica e consistenza gustativa. Al termine dell’affinamento, viene imbottigliato non filtrato, mantenendo intatta la sua integrità espressiva.

La degustazione

Sebbene non sia un vino macerato, il Riva Arsiglia 2017 condivide con gli orange wine alcune sfumature aromatiche e tattili, offrendo una personalità complessa e un profilo sensoriale fuori dagli schemi.

Alla vista, si presenta con un colore ambrato velato, indice di una vinificazione artigianale e non interventista oltre che degli anni trascorsi dalla sua nascita.

Il naso è ricco e sfaccettato, con sentori caldi e profondi di arancia rossa, albicocca disidratata, zafferano e incenso, che evocano atmosfere orientali.

Al sorso, il vino è morbido e fresco, con una tannicità lieve ma percepibile, che lo pone fuori dagli schemi nel panorama dei bianchi non macerati. La sapidità è incisiva e accompagna un finale lungo ed equilibrato, dove eleganza e carattere convivono armoniosamente.

La beva è agile ma mai banale, dotata di una personalità spiccata che si rivela con naturalezza, senza ricorrere a eccessi o “effetti speciali”.

Stefano Menti Gambellara garganega
Il picaio con una delle finestre tradizionalmente utilizzate per regolarne temperatura e umidità

Vin de Granaro – Vino da uve appassite – 2016

La vigna e la cantina

Nel cuore collinare di Gambellara, su versanti di origine vulcanica dove la vite affonda le radici da oltre mezzo secolo, nasce un vino straordinario che incarna la memoria più autentica della tradizione contadina vicentina. Frutto di una viticoltura eroica e di una vinificazione tanto antica quanto sofisticata, questa bottiglia rappresenta un’autentica rarità, tanto per la qualità quanto per la quantità: soli 234 esemplari prodotti nell’annata 2016, in un percorso che unisce tempo, pazienza e sensibilità artigianale.

Il processo produttivo è il primo racconto. Le uve bianche autoctone, provenienti da vigne di circa 60 anni, vengono raccolte a mano e appese ad appassire con il sistema tradizionale del “picaio”, sospese alle travi in una torre del XVIII secolo, ben arieggiata e priva di forzature tecnologiche. Qui rimangono per sei mesi, disidratandosi lentamente in modo naturale, fino a raggiungere la concentrazione zuccherina e aromatica necessaria.

La pressatura delle uve intere avviene a bassa pressione (2 bar) e per otto ore continuative, per estrarre solo la parte più pura del mosto, con una resa intorno al 30%. Il mosto così ottenuto viene avviato alla fermentazione spontanea, in piccoli caratelli di rovere non tostato da 50 litri, collocati nel granaio della stessa torre. Qui, grazie alle escursioni termiche stagionali, si alternano momenti di fermentazione attiva a fasi ossidative, in un processo lentissimo e naturale che può protrarsi per oltre un decennio – in alcuni casi fino a 14 anni – fino alla conclusione naturale della fermentazione.

Nel frattempo, nei caratelli si sviluppa la “madre” batterica tipica dei Vin Santo, che protegge e arricchisce ulteriormente il vino. Il tutto si conclude con un imbottigliamento senza filtrazione, nel pieno rispetto della materia prima e della tradizione.

Stefano Menti Gambellara garganega
I caratelli da 50 litri utilizzati per la produzione del Vin de Granaro

La degustazione

Il risultato nel calice è emozionante: un color ambra intenso, profondo, luminoso. Il naso è di rara eleganza e complessità, con note intense di uvetta appassita, dattero al forno, mallo di noce, grafite e caramello, fuse in un insieme stratificato e raffinato, dove la dolcezza non è mai ridondante ma sempre trattenuta da un’eleganza austera.

In bocca, il vino è ricco, morbido e avvolgente, di ottimo corpo e sostenuto da una freschezza viva e da una spiccata sapidità che lo rendono perfettamente equilibrato, mai stucchevole e di persistenza lunghissima. Ogni sorso è un viaggio tra la memoria del tempo, la cura del gesto umano e la voce silenziosa della terra.

Un vino sia da meditazione sia da abbinamento con intensi formaggi erborinati. Un capolavoro senza tempo: un vino raro, paziente e profondamente identitario.

Contatti

Menti Giovanni

Via Dottor Bruzzo, 24

36053, Gambellara (VI)

info@menti.wine

www.menti.wine

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