• Sab 13 Lug 2024

Elena Walch, l’Alto Adige e il vino, ovvero l’importanza dei particolari

La tecnica alleata alla mancanza di gusto
è la più terribile nemica dell’arte
Johann Wolfgang Goethe

Cosa è bello? Cosa è arte? Cosa è buono? Cosa è innovazione? Credo che innumerevoli filosofi, pensatori, esteti, scienziati e intellettuali si siano interrogati su questi problemi che vanno a porsi in un equilibrio precario – ma fondamentale – fra l’oggettivo e il soggettivo e forse – per lo meno nei casi nei quali non sottendano a una vera cultura – tra il fondamentale e il sesso degli angeli.

Io non ho – nonostante un ego talvolta anche troppo sviluppato – la minima speranza di trovare queste risposte, ma mi piace pormi queste domande. Mi piace farlo quando vedo un’opera d’arte moderna e mi domando se forse sarei stato capace di farla anch’io o se, invece, vi scorgo il segno ineffabile, ma inconfondibile, della creatività, mi piace domandarmelo quando sento raccontare, con termini tecnici e saccenti, argomenti apparentemente complessi e mi chiedo se lo siano realmente o se vi sia solo la volontà di farli sembrare tali e mi pongo tale quesito ogni qual volta, visitando una cantina, ascolto i racconti su come e perché la vigna venga condotta secondo certi criteri oppure in cantina si utilizzino determinate attrezzature e particolari processi di vinificazione.

Karoline, Julia und Elena Walch

Mi rendo conto che tutto ciò è un modo lungo per arrivare a narrare della mia visita alla cantina di Elena Walch e, cosa ancora più importante, per arrivare a raccontarne i vini. La Signora Elena, però, non può essere liquidata in poche righe come “la titolare di un’importante e storica cantina dell’Alto Adige” innanzitutto perché è una Signora – non solo, ovviamente, nel senso del genere né tanto meno nel gretto significato del censo – bensì perché è una Donna che si pone le stesse domande e, soprattutto, perché dà le sue risposte, in modo chiaro, naturale, spontaneo e sorridente. Narra il suo lavoro con la semplicità e la naturalezza di chi racconta come impastare le tagliatelle, arrivando poi, però, a produrre un piatto da ristorante stellato. Osservare in sua compagnia le vigne e seguirla nella visita alla sua cantina è un viaggio nel tempo – ovvero nei suoi 32 anni trascorsi nell’Azienda ma anche nei 148 anni di storia dell’Azienda stessa – così come nello spazio quando, visitando le proprietà a Termeno o nei pressi del Lago di Caldaro (BZ), si percepisce dalla sua voce il sincero affetto per quelle terre così come la consapevolezza delle fatiche e dell’impegno di chi coltiva quelle vigne per fornire la materia prima idonea a realizzare i vini già presenti – annata per annata – nella sua mente.

Kellerei Walch Tramin, Architekt David Stuflesser

La cura dei dettagli risulta essere per lei il leitmotive non solo per quanto concerne gli aspetti tecnici, ma anche per l’illuminazione della cantina, per la forma dei “binari” lungo i quali si trovano i tank in acciaio dove saranno conferite e fermentate le uve o per le decorazioni scolpite sui fondi delle grandi botti che narrano la storia della famiglia, dell’Azienda e della vitivinicoltura del territorio. La bellezza – aggiunge quindi Elena – deve essere la testimone visiva della cura che noi mettiamo nel produrre i nostri vini. Un’idea solo apparentemente altezzosa ma che, al contrario, da un lato vuole solo essere la tangibile testimone dell’amore a tutto tondo che da sempre questa Azienda mette nel proprio lavoro, mentre dall’altro ci ricorda la professione di Architetto che Elena esercitava prima di iniziare la propria avventura tra le vigne.

L’Azienda, la sua storia, il suo territorio

Nata nel 1869 dall’impegno del bisnonno austriaco del marito della Signora Elena, l’Azienda Elena Walch è cresciuta a partire dall’acquisto della nucleo storico della cantina a Termeno – un antico convento – dove, all’inizio della loro attività, vinificavano le uve acquistate da piccoli produttori locali ancora prima che venisse fondata l’ormai più che celebreCantina di Termeno. In seguito, furono acquistate le due vigne più importanti, ovvero Vigna Kastelaz e Vigna Castel Ringberg con l’annesso castello asburgico del 1620. Attualmente, l’Azienda può contare su 55ha di vigneti dei quali 36 di proprietà e i rimanenti in affitto, sempre scelti tra i migliori disponibili, e condotti da viticoltori secondo i criteri aziendali di qualità. Le vigne, con particolare attenzione a quelle di maggior pregio, sono quasi totalmente allevate a guyot, inerbite e – a file alternate – sono coltivate piante erbacee, quali le Leguminose, capaci di arricchire naturalmente il suolo di nutrienti azotati. È regolarmente applicata la pratica del sovescio ed eventuali concimazioni avvengono esclusivamente mediante strame naturale. I trattamenti chimici sono ridotti al minimo e utilizzati solo in condizioni di reale necessità. La gestione delle viti è eseguita secondo gli attenti criteri di potatura di Simonit e Sirch.

Nonostante, nel suo complesso, non si possa certo definire questa una “piccola azienda vitivinicola”, al suo interno si cerca di lavorare sempre su scala ridotta al fine di poter operare al meglio a partire dalla selezione delle uve fino all’imbottigliamento. Dal 2015, con l’inaugurazione di una nuova porzione di cantina sotterranea, le uve destinate alle Riserve, diraspate e selezionate su una sgranellatrice vibrante a pettini – che permette la rimozione dei raspi e la suddivisione degli acini in relazione alle loro dimensioni senza romperne la buccia – sono ulteriormente ripulite a mano e trasportate con una tramoggia a caduta nei tank tronco-conici in acciaio da 45hl; le ridotte dimensioni di questi contenitori, unitamente alla loro forma, fanno sì che solo una minima parte degli acini – generalmente solo circa il 10% – si rompano prima della pigiatura evitando l’insorgere di fermentazioni non volute e causa, in seguito, di sensazioni amare che si trasferirebbero nel vino. In questi contenitori, tutti a temperatura controllata, oltre alla fermentazione e alle necessarie follature, possono avvenire periodi di stoccaggio in attesa del trasferimento nelle barrique utilizzate per i vini più pregiati. Da 2016, per alcuni vini sono utilizzati lieviti selezionati dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige a partire da ceppi aziendali; nei prossimi anni tale progetto sarà esteso ad altre uve, al fine di garantire la piena territorialità dei vini; la preesistente parte produttiva della cantina continua la propria attività per realizzare le altre linee di vini aziendali.

La parte di cantina storica dedicata all’affinamento in legno dei vini ospita le circa 400 barrique, utilizzate per un massimo di tre passaggi e nelle quali evolvono le grandi Riserve. Un vero e proprio patrimonio storico e artistico è, però, rappresentato dalle grandi botti, di dimensioni comprese fra gli 80 e i 180hl, dedicate ai vini di più veloce commercializzazione, i cui fondi istoriati rappresentano la storia della famiglia, dell’Azienda e della vitivinicoltura del territorio dalla fondazione agli anni ‘60 del secolo scorso. Troviamo, pertanto, ancora una botte comprata dal fondatore a Vienna nel 1892 e recante, oltre a una serie di motivi decorativi, anche lo stemma di Termeno. Altre botti sono state realizzate per ricordare membri della famiglia o, ancora, per celebrare gli 85 anni di storia aziendale così come per i 100 anni, oppure sono impreziosite da intagli rappresentanti la vendemmia tradizionale nelle vigne a pergola con i buoi, così come ancora effettuata nel secondo dopo guerra. Le botti sono ancora tutte utilizzate e, in molti casi, totalmente originali; per alcune è stato, invece, necessario un profondo restauro ma le parti istoriate sono tutte autentiche e rappresentano non solo, come già scritto, la storia di questa cantina bensì anche l’evoluzione degli stili e delle sensibilità degli artisti che le hanno realizzate.

L’Azienda Elena Walch, con sede a Termeno (BZ) sul versante destro della Val d’Adige, vede il cuore dei propri vigneti a Termeno stesso e a Caldaro, in particolare con le vigne Kastelaz e Castel Ringberg oltre che con altri piccoli, ma importanti, vigneti; sulla sponda sinistra dell’Adige nuove vigne sono state realizzate ad Aldino.

L’importanza dell’azione glaciale nella Valle, che ha trasportato materiale di provenienza, costituzione e granulometria assai diversificata, ha fatto sì che anche in parcelle confinanti si possano trovare suoli con importanti differenze.

A Caldaro, Vigna Castel Ringberg, ad esempio, vede affiancarsi porzioni porfiriche ad altre calcaree o dolomitiche; la vigna è sita a una quota di 300 – 400 m s.l.m.. Vi si coltivano uve Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon blanc, Riesling, Cabernet Sauvignon, Lagrein e Schiava; può essere citata come menzione di vigna secondo quanto previsto dal Disciplinare di Produzione della Denominazione di Origine Controllata Alto Adige.

A Termeno, Vigna Kastelaz, posta a una quota di circa 360 metri s.l.m. e interamente terrazzata, risente prevalentemente dell’azione di deposito fluviale ed è costituita da strati di diverse tipologie di terreno e pietre, trascinati a valle dai fiumi. Il suolo, ricco di matrice rocciosa, è formato principalmente da ciottoli calcarei ricoperti, nel tempo, da sedimenti granitici e porfirici e, in seguito, da humus. Vi si coltivano uve Gewürztraminer e Merlot; può essere citata come menzione di vigna secondo quanto previsto dal Disciplinare di Produzione della Denominazione di Origine Controllata Alto Adige.

In Val d’Adige, tra Bolzano e il confine con la provincia di Trento, la temperatura media annua è di circa 10°C mentre le precipitazioni totali medie si attestano tra gli 800 e i 900mm annui.

I vini raccontano: le degustazioni

Le descrizioni dei vari vini che seguiranno sono il frutto di alcune delle degustazioni svolte in parte nel corso della visita in Azienda a Termeno il giorno 6 agosto 2016 e di altri assaggi svolti a casa in differenti date. Pertanto, come di mia abitudine, per ogni degustazione sarà indicata la data dell’assaggio.

Kristallberg – Pinot bianco Alto Adige Doc – 2015

Prodotto da uve di una singola vigna in comune di Termeno a circa 600 metri di quota su suoli di origine morenica ricchi di porfido e granito, questo Pinot bianco fermenta e affina per circa il 15% del totale in barrique ove compie anche la fermentazione malolattica prima di essere unito alla rimanente parte della massa per essere poi imbottigliato.

Frutto di un’annata particolarmente calda, questo Kristallberg 2015 mantiene intatte le sue caratteristiche di freschezza e gioventù a partire dal suo cristallino e luminoso color paglierino intenso. La tipicità del vitigno si esprime, al naso, mediante i sentori di albicocca e frutta tropicale croccante filigranati da una elegante mineralità figlia delle ricca matrice rocciosa della vigna. Il suo bouquet si completa nel bicchiere, al trascorrere dei minuti, con note di erbe provenzali, gelsomino ed eleganti sensazioni agrumate di bergamotto.

In bocca, svela grande stoffa, pienezza e struttura, con un ingresso ampio e avvolgente sostenuto da una più che evidente sapidità e da un’ancora vibrante freschezza. Un vino di eccellente ampiezza e profondità che prolunga il piacere della degustazione grazie alla sua assai lunga persistenza.

Degustazione del giorno 1 ottobre 2016

Bronner – Mitterberg Igt- 2015

Il Bronner è un vitigno ibrido di quarta generazione a bacca bianca che mostra un’elevata resistenza naturale alle malattie fungine ed è capace di dare vita a vini fruttati, con sentori di miele, limone, frutti esotici e una gradevole nota minerale. Sono vini potenzialmente caratterizzati da una struttura complessa, da una vivace nota acidula nel finale nonché da una lunga persistenza al palato.

Questo Bronner 2015, lavorato totalmente in acciaio e dal bel color paglierino, presenta un bouquet giocato molto più sulla finezza che non sull’intensità. Un vino, insomma, da ascoltare con attenzione ma capace di rimanere impresso nei nostri ricordi in virtù della finezza delle sue sensazioni fruttate di mela relativamente acerba e pesca bianca alle quali si affiancano – arricchendole senza prevaricarle – le note “dolci” del miele millefiori e tra le quali occhieggiano i sentori floreali del biancospino. Al gusto si presenta di buon corpo, rotondo, e ampio. L’evidente freschezza e la buona sapidità conferiscono all’insieme un ottimo equilibrio e una beva piacevole ma non banale; decisamente più che soddisfacente la persistenza.

Degustazione del giorno 6 agosto 2016

Vigna Castel Ringberg – Pinot Grigio Alto Adige Doc – 2015

Ottenuto da uve coltivate nella prestigiosa vigna di Castel Ringberg a Caldaro, il 15% di questo vino svolge la fermentazione alcolica e quella malolattica in barrique di rovere francese dove successivamente affina per alcuni mesi prima di essere unito alla rimanente massa per essere poi imbottigliato.

Il calice, ancora fermo, si è appena parzialmente colmato di questo Pinot grigio dal color paglierino intenso, che ai nostri sensi giunge una piacevole sensazione di anice stellato che, dopo una lieve e rispettosa rotazione del bicchiere, trova sostegno e armonia nella maturità fragrante del frutto bianco così come dell’elegante fragranza del gelsomino e nella piacevole verticalità, quasi balsamica, delle erbe aromatiche. Il territorio si racconta mediante le marcata mineralità “rocciosa” che si fa percepire fra gli avvolgenti profumi fruttati e floreali di questo vino.

Il Pinot Grigio “Vigna Castel Ringberg” 2015 spicca, all’assaggio, per ampiezza e profondità, nonché per un giusto equilibrio capace di coniugare carattere con gradevolezza di beva; ottima la persistenza.

Degustazione del giorno 6 agosto 2016

Concerto Grosso – Gewürztraminer Alto Adige Doc – 2015

Vinificato totalmente in acciaio, il Concerto Grosso fa pienamente onore al proprio nome, ovvero a quella forma di concerto per piccola orchestra, tipica del periodo barocco, nel quale il tema era sviluppato sopra – o per meglio dire, insieme – alla linea del basso continuo, eseguita da uno o pochi solisti, che ne scandiva, in un quale certo senso moderno, il “ritmo e il tempo”.
Il primo richiamo al Barocco può essere percepito nell’opulenza del suo color oro lucente che anticipa, però, non certo un naso ostentato e stucchevole, bensì un intarsio di profumi e sensazioni tra loro intrecciati a ricordare le opere più alte di questo periodo storico e artistico.
Il carattere più nobile del Barocco è ben evidente anche nel naso di questo vino che, pur nella caratteristica intensità e ricchezza di profumi tipici del vitigno, riesce a esprimere più eleganza che arroganza, più essere che apparire, più garbo che spavalderia. I sentori di rosa bianca, così tipici del Gewürztraminer, sembrano voler dire “non siamo soli” e, infatti, il suo bouquet è un continuo rincorrersi di profumi che riempiono lo spazio di sensazioni di frutta gialla croccante, ananas sciroppato, pepe bianco e fiori di camomilla che svolgono, in un certo qual senso, proprio il ruolo del basso continuo; col trascorrere dei minuti, il suo panorama olfattivo si completa di sensazioni lievemente balsamiche di erbe provenzali nonché con sentori citrini e di cioccolato bianco che, per completare la metafora, arricchiscono la linea del basso di quelle delicate armonie tipiche di questo genere musicale. In bocca, è grasso, profondo e ampio ma di eccellente equilibro grazie all’evidente freschezza nonché a una sapidità certo non scontata né banale. La davvero lunga persistenza conclude un assaggio in grado di mettere d’accordo gli appassionati di questo vitigno “a prescindere” con chi gli richiede, invece, la capacità di unire intensità e finezza nonché struttura e piacevolezza di beva.

Degustazione del giorno 9 ottobre 2016

Vigna Kastelaz – Gewürztraminer Alto Adige Doc – 2015

Finezza ed eleganza sono la cifra distintiva di questo Gewürztraminer, vinificato esclusivamente in acciaio, che si esprimono a partire dal lucente paglierino intenso che riempie il calice mentre ai nostri sensi iniziano a giungere, nitide ma garbate, le sensazioni di rosa chiara, pesca bianca e frutta tropicale permeate da un’insieme di “momenti”, di sentori che compaiono, scompaiono e poi ritornano e nei quali scorgiamo, inatteso, il profumo agrumato del chinotto, nonché una lieve verticalità speziata riconducibile al pepe bianco che si affianca alle ben più dolci e ampie sensazioni del cioccolato bianco e della cannella.

Al palato, regala un ingresso ampio e suadente, volutamente non eccessivo ma pieno e avvolgente, che lo rende non solo di assoluta piacevolezza ma anche pienamente godibile anche a tavola in virtù, tra le altre cose, dell’eccellente equilibrio tra una freschezza nitida – se non vibrante – e un ottimo corpo ammantato da eleganti morbidezze. La davvero lunga persistenza conduce in modo naturale al sorso successivo senza mai far venir meno lo stupore per il valore di quest’assaggio.

Degustazione del giorno 6 agosto 2016

Vigna Castel Ringberg – Lagrein Alto Adige Doc Riserva – 2011

Ottenuto utilizzando solo parte centrale del grappolo – dopo avere rimosso ali e punta – e affinato per almeno 20 mesi in barrique di primo, secondo e terzo passaggio, questo Lagrein Riserva 2011 non può non colpire per l’intensità del suo color rubino quasi impenetrabile, ancora impreziosito sulla lancia dalle ultime sfumature porpora, a indicare una giovinezza ancora non del tutto sopita. Il suo bouquet, fine e profondo, è connotato da profumi “scuri” di frutti rossi maturi, ma ancora croccanti, e di mirtilli neri in grado, però, di lasciare esprimere – anzi di valorizzare – le piacevoli sensazioni speziate della noce moscata nonché di integrare e valorizzare le nitide – ma mai invasive – sensazioni boisé riconducibili alla vaniglia e al cioccolato al latte.

Nonostante la mia personale nettissima preferenza nel vino per gli aspetti olfattivi, devo sinceramente ammettere che questo Lagrein è capace di trasmettere al gusto emozioni e sensazioni davvero non comuni. L’ingresso in bocca è, allo stesso tempo, ampio e compatto; la pienezza e la morbidezza del corpo trovano un perfetto contraltare nella fitta presenza di tannini capaci di dire “noi ci siamo” con la voce garbata – ma sicura – di chi sa di avere qualcosa da raccontare aiutati dal prezioso supporto di una freschezza nitida, sommessa ma chiaramente presente. Il risultato è un vino di squisita armonia, grande struttura, lunga persistenza ma, nel contempo, beva facile e piacevole senza mai essere né banale né tanto meno pensata per rincorrere un facile successo di mercato. Bottiglia nata per raccontare un vitigno e un territorio, riesce perfettamente a svolgere il proprio compito fino all’ultimo sorso gratificando il corpo e la mente.

Degustazione del giorno 6 agosto 2016

Ludwig – Pinot Nero Alto Adige Doc – 2013

Un famoso film – Forrest Gump – trova in una piuma il filo conduttore che vuole rappresentare non una vuota leggerezza priva di significato, bensì la lievità, il saper vedere le cose da altro punto di vista senza cambiarne la realtà o il significato e limitandosi a darne una lettura differente: più leggera, più sognante, più emozionante.

Il Ludwig è, per me, quella piuma. È indubbiamente e immediatamente riconoscibile come Pinot nero figlio di queste terre, non nasconde – ma nobilita – l’uso delle botti piccole e presenta tutte le principali caratteristiche gusto-olfattive che è giusto aspettarsi in questa bottiglia del 2013. La differenza è in come ciò accade

Il chiaro rubino che riempie il bicchiere inizia ad avvicinarci a un mondo di immagini nitide ma, nel contempo, sfumate, di pennellate chiare ma soffuse, dando vita a una sorta di Monet liquido. Al naso, il piccolo frutto – fragolina di bosco e ribes rosso su tutto – avvia un lungo contrappunto con le note di bouquet di fiori rossi freschi e con le sensazioni dolci del confetto; un continuo divenire, scomparire e ritornare nel quale, col tempo, si trovano a giocare anche le sensazioni speziate del pepe e quelle agrumate del mandarino nonché lievi sentori di grafite che talvolta sfiorano gradevoli sensazioni fumé. Un naso di grande complessità ed equilibrio che nel bicchiere non si spegne ma, cosa assai rara, riesce ad acquisire, col tempo, maggior intensità senza perdere finezza o armonia.

In bocca la sensazione di leggerezza – non di inconsistenza, sia chiaro – è ancora più evidente in virtù dell’equilibrio fra il corpo, pieno e tipico, arricchito dalle dovute morbidezze, e reso vivo e vibrante dalla dovuta freschezza nonché da tannini di ottima fattura pur se ancora connotati da una qual certa adolescenziale irrequietezza. La persistenza gioca con noi sembrando abbandonarci per poi ritornare a emozionarci con un assaggio che rende onore a un grandissimo vitigno, a un territorio a lui particolarmente vocato e a una loro più che profonda interprete e conoscitrice.

Degustazione del giorno 30 ottobre 2016

Vigna Kastelaz – Merlot Alto Adige Doc Riserva – 2013

Maturato per oltre 18 mesi in legni piccoli, questo Merlot Riserva si offre allo sguardo con un luminoso color rubino intenso. Il naso – ampio, fine, profondo e complesso – apre con sensazioni di ciliegia matura, ribes nero, mora e prugna disidratata che gli donano un che di scuro, immediatamente alleggerito e “schiarito” dal profumo dolce della cipria nonché dalle note speziate dei chiodi di garofano. Col tempo, il bouquet si completa con profumi di confettura di fragole, potpourri di fiori rossi e cioccolato fondente; le tipiche note di peperone giallo sono appena percepibili per retrolfazione a ricordarci il vitigno che ha dato origine a questo vino.

Al palato si presenta ampio, succoso e di eccellente struttura. L’ottimo corpo e la sua piena rotondità trovano nerbo, personalità ed equilibrio nella freschezza e in una tessitura tannica fitta, evidente e avvolgente. Nel complesso, un vino importante, succoso e muscoloso ma, nel contempo, equilibrato e di gradevole beva nonché dalla persistenza decisamente rimarchevole. Una bottiglia che esprime l’eleganza e la potenza di questo grande vitigno bordolese mantenendone la tipicità con la prua sempre rivolta alla costante ricerca di finezza ed equilibrio.

Degustazione del giorno 2 dicembre 2016

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