Gozzelino Sergio, vini e vigneti dal cuore del Monferrato
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Augusto Gentilli
- Mar 23 Giu 2026
- 20 minute read
Riassunto
Gozzelino Sergio coltiva i vigneti del Bricco Lù, a Costigliole d’Asti, nel cuore del Paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato, dichiarato patrimonio dell’UNESCO. La famiglia opera dal 1914 e oggi produce 150.000 bottiglie da 33 ettari di vigneto. L’azienda ha inaugurato una nuova sala di degustazione con una masterclass guidata da Gianni Fabrizio. Nel calice sono passati grignolino, barbera, nebbiolo e moscato in più annate. Ogni etichetta porta il nome di un familiare: Luigi, Sergio, Matteo e Bruna. L’approccio privilegia l’autenticità e limita le manipolazioni in cantina. Lorenzo conduce l’attività, valorizza l’ospitalità e rilancia il nebbiolo accanto alla storica barbera astigiana. Nell’articolo è descritta, inoltre, la degustazione di quattro etichette tra le più rappresentative dell’Azienda, ciascuna proposta con l’assaggio di tre differenti annate.
Summary
Sergio Gozzelino cultivates the Bricco Lù vineyards in Costigliole d’Asti, located in the heart of Piedmont’s renowned wine-growing region. Langhe-Roero and Monferrato, which is a UNESCO World Heritage Site. The family business was established in 1914 and currently produces 150,000 bottles from 33 hectares of vineyards. The estate has opened a new tasting room and hosted a masterclass led by Gianni Fabrizio. The tasting featured Grignolino, Barbera, Nebbiolo and Moscato from various vintages. Each label bears the name of a family member: Luigi, Sergio, Matteo and Bruna. The approach prioritises authenticity and minimises intervention in the cellar. Lorenzo runs the business and emphasises hospitality, while also reviving Nebbiolo alongside the historic Asti Barbera. The article also describes a tasting of four of the estate’s most emblematic wines, each accompanied by a selection of three different vintages.
Introduzione
Gozzelino Sergio coltiva i vigneti del Bricco Lù a Costigliole d’Asti, nel cuore del Monferrato dichiarato Patrimonio UNESCO. Da poco l’azienda ha inaugurato una nuova sala di degustazione e per l’occasione ha affidato a Gianni Fabrizio, il giorno 11 giugno 2026, una masterclass dedicata ai vini aziendali. Nel calice sono sfilati grignolino, barbera, nebbiolo e moscato in più annate, così la serata ha raccontato il carattere e l’evoluzione di ogni vino. Al termine, i partecipanti hanno ripercorso anche la storia della famiglia.
Gozzelino Sergio, una storia di famiglia dal 1914
Le radici dell’azienda Gozzelino Sergio affondano nel 1914, quando Luigi acquistò i primi terreni sulla collina del Bricco Lù. Da quel nucleo originario la famiglia è cresciuta in modo costante, generazione dopo generazione. Sergio, erede di quella tradizione, ha ormai superato le sessanta vendemmie e insieme alla moglie Bruna ha imbottigliato le prime etichette. Più tardi la coppia ha costruito il primo lotto di cantina nel 1980, mentre i lavori sono proseguiti con l’ampliamento del 1994. L’ultimo intervento risale invece al 2000. Oggi Lorenzo conduce l’attività e ne rappresenta il volto pubblico.
Gozzelino Sergio oggi
Attualmente la cantina si sviluppa su circa mille metri quadrati e raggiunge una capienza di seimila quintali. Ogni anno l’azienda produce 150.000 bottiglie a partire da 33 ettari di vigneto. Oltre il 60% della superficie ospita la barbera, mentre altri filari accolgono moscato, grignolino, nebbiolo, dolcetto, chardonnay e cortese. Ciascuna etichetta principale porta inoltre il nome di un familiare. Luigi richiama il grignolino e omaggia così il fondatore, mentre Sergio firma la barbera. Bruna accompagna invece il moscato e Matteo identifica il nebbiolo, a celebrazione del figlio nato nel 2011.
L’ospitalità rappresenta un elemento centrale per la famiglia. Lorenzo accoglie gli appassionati nelle degustazioni e cura personalmente le vendite dirette. Durante i mesi estivi, inoltre, propone serate conviviali tra le vigne, arricchite da un piacevole intrattenimento musicale.
Il territorio del Bricco Lù
Il Bricco Lù domina le colline di Costigliole d’Asti e tocca i 360 metri sul livello del mare. Le origini del nome si perdono nell’antica cultura celto-ligure, quando in cima all’altura svettava una fortezza. In seguito, vi fu edificato un castello appartenente alla famiglia Asinari di San Marzano che, purtroppo, crollò nel corso del Cinquecento.
Le condizioni climatiche favoriscono la vite, mentre la ricchezza minerale dei suoli definisce un profilo organolettico inconfondibile. Sergio Gozzelino privilegia l’autenticità e per questo limita gli interventi enologici in cantina. Tale scelta permette alle uve di esprimere l’essenza del luogo, perché le pratiche storiche esaltano le peculiarità di ciascuna varietà.
La gestione del vigneto di Gozzelino Sergio
Sul piano agronomico l’azienda Gozzelino Sergio evita i diserbanti da molti anni. Due macchine dedicate trinciano l’erba nel sottofila, mentre un cotico erboso copre stabilmente i filari.
La flavescenza dorata minaccia gravemente la barbera, mentre il nebbiolo resiste molto bene. Partita dalla zona di Ovada, la malattia raggiunse Costigliole alla fine degli anni Novanta. In quel periodo il problema interessò il 60-70% dei vigneti aziendali e gli espianti necessari cancellarono le vigne più vecchie. Per questo motivo gli impianti storici risalgono al 1990-1995. Oggi la pressione appare molto ridotta, anche se il rischio non è del tutto scomparso.
Andamento climatico delle annate viticole in provincia di Asti
Le righe che seguiranno contengono una descrizone dell’andamento climatico delle annate poste in degustazione. Tali descrizoni si basano sui dati della stazione di rilevamento di Nizza Monferrato tratti dalle pubblicazioni di Vignaioli Piemontesi.
2025 – annata calda ed equilibrata sul fronte idrico
L’annata si è rivelata equilibrata sul piano idrico ma calda, dopo il biennio siccitoso 2022-2023 e il piovoso 2024. La primavera ha mostrato un regime termico medio con piogge abbondanti, concentrate soprattutto ad aprile, che hanno generato filatura delle infiorescenze e colatura fiorale. Dopo metà giugno, invece, una lunga fase calda e secca è durata oltre trenta giorni. Le massime sono salite sopra i 34°C e hanno provocato una lignificazione precocissima dei germogli.
A Nizza Monferrato giugno ha toccato 24,8°C, fra i più caldi di sempre. Luglio ha portato instabilità e fresco; dalla seconda settimana di agosto, invece, un’ondata rovente ha sfiorato i 40°C, con scottature e cali produttivi oltre il 30%. Sul fronte fitosanitario hanno pesato oidio, peronospora di fondovalle, il ritorno della tignoletta e l’espansione di Popillia japonica. Nonostante tutto, il livello qualitativo è risultato buono, con la vendemmia del nebbiolo anticipata di quasi un mese.
2024 – annata caldo-umida e impegnativa
Dopo due annate siccitose, il 2024 ha segnato una netta inversione e si è configurato come stagione caldo-umida senza precedenti. Frequenti afflussi di aria umida sud-occidentale hanno portato piogge abbondanti nell’area di Nizza Monferrato. L’accumulo gennaio-settembre ha raggiunto 957 mm, circa il doppio della norma. Febbraio e marzo hanno aperto la svolta pluviometrica e hanno ricostituito rapidamente le riserve idriche compromesse.
Sul piano termico l’inverno è risultato il più caldo di sempre. Durante la tarda primavera e il mese di giugno, al contrario, le temperature sono scese sotto media e hanno rallentato lo sviluppo fenologico. Luglio e agosto hanno poi recuperato. La persistente umidità ha amplificato la pressione fitosanitaria, con un forte ritorno della peronospora. Inoltre, una gelata di aprile ha colpito alcuni fondovalle: ne è derivata un’annata difficile, con maturazione rallentata e profilo nettamente diverso dal recente passato.
2023 – annata calda e siccitosa, seconda dietro il 2022
Il 2023 ha seguito il siccitoso 2022 e si è aperto con riserve idriche fortemente compromesse. Le temperature hanno superato la media per quasi tutti i mesi, con scarti oltre i 2°C a Nizza Monferrato. L’inverno è risultato il secondo più caldo della serie, accompagnato da piogge molto scarse. Dal 20 aprile, però, le precipitazioni sono diventate insistenti fino a metà giugno. Quella fase umida favorì il ritorno della peronospora e una vigorosa ripresa vegetativa.
L’estate è iniziata netta intorno al 21 giugno. Luglio ha portato ondate di calore vicine ai 40°C, mentre l’evento grandinigeno del 6 luglio ha colpito soprattutto Roero e Langa, sfiorando l’Astigiano. Agosto è stato estremo e altalenante, con un picco tardivo prossimo ai 40°C che ha accelerato il crollo delle acidità. Settembre e ottobre, infine, sono stati eccezionalmente caldi. L’Astigiano ha chiuso con un deficit pluviometrico persistente, ormai verso la siccità severa.
2022 – annata da record per caldo e siccità
Il 2022 ha portato in provincia di Asti una precocità assoluta, con siccità severa e temperature da record. I tecnici parlarono addirittura di miracolo viticolo. L’inverno 2021-2022 fu tra i più caldi e asciutti, con appena 4mm a gennaio e 6mm a febbraio. Le minime basse di marzo frenarono però il germogliamento ed evitarono un anticipo ancora più estremo. La primavera proseguì arida, mentre maggio fu il mese più piovoso pur restando sotto media.
L’estate contese al 2003 il primato termico e lo superò per durata, con luglio a 28,1°C a Nizza Monferrato. Il deficit pluviometrico fu cronico, perché l’accumulo gennaio-settembre si fermò a soli 333mm contro 645 di media. La vendemmia si distinse per precocità assoluta, brevità delle operazioni e sanità eccellente. Tuttavia le zone del moscato e del brachetto patirono soprattutto su terreni poveri e drenanti, con bilancio idrico in rosso già da aprile.
2021 – annata estrema ma di buona qualità
Il 2021 mise a dura prova la viticoltura astigiana con una somma di eventi estremi, eppure la qualità finale restò buona. Gennaio aprì con piogge abbondanti, poi gli apporti idrici si ridussero fino quasi a cessare. Febbraio fu molto mite e indusse un primo risveglio vegetativo precoce, che espose le viti al rischio successivo. Tra il 7 e l’8 aprile una intensa gelata nera colpì gran parte del Piemonte, con minime vicine ai -4°C. Per fortuna lo sviluppo ancora arretrato limitò i danni, attorno al 10% su scala regionale.
La primavera proseguì fredda fino a maggio e ritardò la fioritura. Da giugno il caldo prese il sopravvento. A metà agosto un picco vicino ai 38°C causò ustioni sulla barbera e appassimenti sul moscato. Settembre offrì poi un decorso quasi impeccabile, con ampie escursioni termiche. Le piogge gennaio-settembre, appena 345mm, equivalsero a metà della norma e definirono il carattere siccitoso dell’annata.
2020 – annata anomala ma regolare per la vite
Il 2020 presentò caratteristiche anomale e persistenti, spesso di segno opposto, eppure per la vite la stagione vegetativa risultò regolare. L’inverno fu eccezionalmente mite e febbraio toccò 7,9°C a Nizza Monferrato, nuovo record, con favonio fino a 25°C. L’anno si aprì però con una siccità pronunciata fino a marzo. La primavera riportò piogge regolari e apporti termici superiori alla media, con un netto anticipo fenologico.
La prima metà di giugno interruppe bruscamente il caldo con una quindicina di giorni freddi e piovosi, il periodo più freddo del millennio. Quelle condizioni favorirono la peronospora. Luglio rientrò nella media, mentre agosto e settembre mantennero giornate calde. A inizio agosto tre picchi vicini ai 40°C causarono ustioni su moscato e barbera, accompagnati da una tromba d’aria a Moncalvo. Dal 21 settembre, poi, irruppe l’autunno. Sul piano fitosanitario non emersero criticità gravi nell’Astigiano.
2019 – annata dei record meteorologici
Definito annata dei record meteorologici, il 2019 alternò fasi climatiche opposte. Il primo trimestre fu mite e fortemente siccitoso, tanto che a marzo caddero a Nizza Monferrato solo 2,8mm contro 83,4di media. Aprile e maggio capovolsero il quadro con freddo marcato e piogge abbondanti. Proprio maggio segnò il record di freddo dal 1997 e impose una difesa antiperonosporica serrata.
L’estate portò caldo intenso già da giugno, con punte oltre i 40°C e due ondate di calore. Il 15 luglio fu la data spartiacque, perché circa 150mm al Sud della regione ricostituirono le riserve ma innescarono un attacco di peronospora. Agosto fu asciutto, mentre settembre rimase vicino alla norma con forti sbalzi termici favorevoli alla qualità. Comparvero però grandinate distruttive locali e, il 5 settembre, una sull’Albese fino a Nizza. Nel complesso, l’annata di forti contrasti ebbe esito positivo, con qualità delle uve elevata.
2016 – annata regolare e di grande qualità
Dopo il difficile 2014 e lo stress del 2015, il 2016 tornò su valori più regolari e si rivelò un’annata di grande qualità. L’inverno fu quasi inesistente, con siccità iniziale, mentre febbraio compensò con piogge abbondanti, 153mm a Nizza Monferrato. La primavera anticipò il germogliamento, poi un ritorno di freddo a fine aprile culminò il 25 con una gelata dai danni minimi. Maggio e giugno freschi accumularono un certo ritardo fenologico, con fioritura prolungata e timori fungini presto rientrati.
Luglio alternò belle giornate a infiltrazioni fresche, con temporali localizzati. Dalla fine di agosto a inizio ottobre il clima divenne mediterraneo, caldo e ventilato, asciutto ma non siccitoso. Quel finale eccezionale portò le medie di settembre nettamente sopra la norma. L’accumulo gennaio-settembre a Nizza fu di 560mm; in chiusura la pressione fitosanitaria rimase ridotta, con uve sane e di grande qualità.
Luigi – Grignolino d’Asti DOC
Il grignolino è un vitigno autoctono piemontese, coltivato da secoli tra Astigiano e Monferrato. Il nome del vitigno deriva, probabilmente, dal dialettale «grignole», termine che indica i numerosi vinaccioli racchiusi negli acini. Proprio quei semi spiegano la riconoscibile trama tannica del vino. La famiglia crede in questa uva dal 1985, quando piantò le prime viti sul Bricco Lù. Oggi Gozzelino Sergio ne coltiva quasi tre ettari e supera le diecimila bottiglie. Tali numeri collocano l’azienda tra i maggiori produttori della zona.
Il grignolino esprime un’identità storica del Monferrato e la sua zona più tipica sorgeva presso Asti. Per lungo tempo il mercato ha trascurato questa varietà, mentre oggi il vino vive una grande riscoperta. Persino i critici più severi ne apprezzano i pregi, perché affina con grazia e si beve fresco. Rispetto alla barbera mostra caratteristiche profondamente differenti, eppure i due vini restano complementari.
La vigna e la cantina
In vigna, l’Azienda Gozzelino Sergio adotta il tradizionale guyot piemontese e rinuncia completamente al diserbo chimico. La resa resta contenuta a 80 quintali per ettaro, scelta che concentra i profumi nel calice. I suoli uniscono sabbia, argilla e calcare, così il vigneto gode di un buon drenaggio. Inoltre la frazione calcarea sostiene freschezza e finezza. Dopo una selezione accurata, le uve passano a una pigiatura soffice. La macerazione dura circa cinque giorni a 25-26 °C. Il vino riposa poi almeno sei mesi in acciaio e affina infine altri due mesi in bottiglia.
Le degustazioni
2024
Nel calice, il Luigi – Grignolino d’Asti DOC – 2024 si presenta granato trasparente e luminoso. Al naso si aprono note invitanti di ribes rosso e fragola, seguite da rosa, pepe bianco e confetto. In bocca scorre gradevole e fresco, con un tannino misurato e una sapidità che invoglia il sorso successivo. La beva resta snella e agile, mentre corpo e morbidezza ne sostengono con equilibrio la struttura. Il finale, infine, chiude su una lunga e appagante persistenza.
2023
Il colore vira su un granato con riflessi rubino. Al naso il quadro aromatico si fa più dolce e avvolgente. Spiccano cipria, fragolina, pepe bianco e rosa bianca, impreziositi da delicate sfumature di cioccolato al latte. In bocca il vino guadagna corpo e volume, mentre i tannini appaiono più morbidi e aggraziati. La freschezza dona slancio alla beva e regala un sorso più ricco rispetto all’annata precedente, con una persistenza notevolmente lunga.
2022
Il granato trasparente introduce un naso fine e composto. I profumi richiamano da vicino l’annata 2023. Al palato, il vino sfoggia tannini più marcati e giovanili, con un corpo che supera quello dell’annata appena descritta. Chiude, infine, con una persistenza di notevole durata.
Sergio – Barbera d’Asti DOCG Superiore
La barbera è il vitigno a bacca nera più diffuso del Piemonte e incarna la tradizione astigiana. Per i viticoltori locali rappresenta il pane quotidiano, tanto che tutti la interpretano con maestria. Costigliole d’Asti, del resto, figura tra i comuni storici delle grandi barbera L’etichetta «Sergio» celebra le sessanta vendemmie del padre e mostra il Bricco Lù sulla bottiglia. Già nel 1981, Sergio ottenne un punteggio altissimo e superò circa quattrocento campioni in un concorso dedicato. Tale riconoscimento testimonia una ricerca qualitativa di lunga data.
La vigna e la cantina
Nei vigneti aziendali la barbera cresce su suoli misti, dove ogni componente lascia la sua impronta. La sabbia favorisce una spiccata eleganza, mentre l’argilla apporta corpo e profondità. Calcare e arenaria calcarea, dal canto loro, donano freschezza e mineralità. Le viti raggiungono un’età compresa tra i venti e i trent’anni.
In cantina, la fermentazione parte a 28-29 °C in vasca d’acciaio. Segue una lunga e tradizionale macerazione a cappello sommerso, prolungata per 50-60 giorni, che garantisce la massima estrazione dalle bucce. Il vino matura poi ventiquattro mesi in botti di rovere, affinamento che dona struttura e complessità.
Le degustazioni
2021
Il rubino si offre intenso e brillante, quasi a preannunciare la generosità del sorso. Al naso, domina un frutto netto di ciliegia matura, affiancato da mora di gelso e susina. Affiorano poi violetta, cannella e un velo di vaniglia. Al palato, questa Barbera d’Asti DOCG Superiore mostra ottimo corpo e grande morbidezza, mentre un calore piacevole bilancia la freschezza. Il sorso diventa ricco e decisamente polposo, eppure la beva resta sempre gradevole. Chiude con una persistenza lunghissima e avvolgente.
2019
Il rubino intenso accompagna un naso familiare, che richiama da vicino l’assaggio precedente. Una sfumatura di polvere di caffè ne impreziosisce il bouquet. Al palato, si rivela leggermente più snello, eppure il vino rimane ricco e succoso. I tannini risultano meno aggressivi e quasi setosi, mentre l’acidità si mantiene vibrante e perfettamente integrata; anche in questo assaggio la persistenza non delude.
2016
Il colore sfoggia un granato di grande intensità. Al naso offre profumi di frutta in confettura, con violetta passita e polvere di caffè, mentre spicca una nota ematica ben evidente. In bocca, il vino si rivela magnifico, ricco, avvolgente e profondamente strutturato. Davvero un sorso di grande spessore. I tannini appaiono vividi ma di eccellente fattura, sostenuti da un calore deciso e avvolgente. La freschezza, infine, resta nitida e perfettamente composta.
Matteo – Monferrato DOC Nebbiolo Superiore
Il nebbiolo è uno dei grandi vitigni a bacca nera del Piemonte e dà origine ad alcuni dei suoi vini più nobili. L’uva è entrata in Azienda nel 2011, quando Lorenzo prese in affitto i vigneti di un cugino. Nello stesso anno nacque il figlio Matteo, che oggi dà il nome all’etichetta. La prima annata uscì con una veste nera, mentre dal 2021 il vino porta stabilmente il nome Matteo.
I suoli di questa porzione di Monferrato si presentano molto simili a quelli di Langa. Nonostante ciò, negli ultimi decenni i viticoltori astigiani hanno però preferito la barbera, poiché – trent’anni fa – il nebbiolo si vendeva con difficoltà. Eppure documenti locali ne attestano la presenza già tra Duecento e Trecento. Coltivata con cura, tra queste colline questa uva può dare risultati eccezionali.a
La vigna e la cantina
I vigneti da cui trae origine questo Monferrato DOC Nebbiolo Superiore sono allevati a Costigliole d’Asti, dove i pendii garantiscono una qualità eccellente. Questi suoli uniscono sabbia, argilla e arenaria calcarea, e ciascun elemento incide sul profilo del vino. La sabbia assicura grande finezza aromatica, mentre l’argilla dona struttura e potenza al sorso. L’arenaria calcarea, dal canto suo, contribuisce a mineralità e longevità. Le viti hanno un’età media di vent’anni.
In cantina, il mosto fermenta con rimontaggi. Il vino sosta circa sei mesi in acciaio, poi affina dodici mesi in botti di rovere. L’Azienda Gozzelino Sergio impiega legni di Allier da 30 ettolitri.
Le degustazioni
2022
Quest’annata – non ancora in commercio – è un campione di botte, prelevato direttamente dai fusti di rovere d’Allier.
Il colore si mostra di un rubino trasparente e invitante. Al naso, si aprono sentori eleganti, con frutta rossa matura e agrumata, rabarbaro e violetta fresca. Dopo qualche istante affiorano note dolci di confetto, seguite da ricordi speziati di vaniglia e cannella e da un tocco tostato di polvere di caffè. All’assaggio, rivela ottimo corpo e grande morbidezza, mentre il sorso resta fresco, teso e giustamente tannico. Chiude lungo, avvolgente e piacevole.
2021
Il suo rubino trasparente appare molto luminoso. La paletta olfattiva, conserva una spiccata eleganza, con sensazioni di vaniglia e violetta più contenute. I tannini si mostrano decisamente più giovanili, mentre il corpo si fa leggero e agile. La morbidezza risulta meno evidente rispetto al 2022 e ne deriva un profilo più austero e rigoroso. Pur risultando un po’ meno intrigante, il sorso resta piacevole, con una persistenza appena più breve.
2020
Il colore vira su un rubino molto trasparente. Al naso emergono profumi di frutta matura, con una violetta leggermente appassita e la vaniglia appena accennata sullo sfondo. All’assaggio, si rivela molto piacevole ed elegante, pur mostrando meno corpo rispetto all’annata 2022. I tannini appaiono decisi e giovanili, eppure la loro tessitura risulta comunque ottima. Il finale chiude morbido e di lunga persistenza.
Bruna – Moscato d’Asti DOCG
Il moscato bianco è un vitigno aromatico antichissimo, coltivato in Piemonte da molti secoli. Questa varietà arricchisce il quadro produttivo aziendale e dà vita all’etichetta dedicata a Bruna, madre di Lorenzo. Insieme a Sergio, lei diede vita alle prime bottiglie e contribuì alla costruzione della cantina. Da decenni il moscato affianca la barbera e conserva un forte valore identitario. Proprio questo vino rende ancora più riconoscibile il nome di Gozzelino Sergio.
La vigna e la cantina
I vigneti del moscato sono situati a Costigliole d’Asti, nel cuore nella Denominazione Asti DOCG. I suoli argillosi e calcarei ne esaltano l’aromaticità, mentre la componente calcarea favorisce tensione acida e finezza. Le viti coprono un’ampia fascia d’età, con ceppi che vanno dagli otto ai quarant’anni. In vigna Sergio mantiene il guyot piemontese e rinuncia completamente al diserbo chimico. La resa raggiunge 115 quintali per ettaro e rispetta i limiti della tipologia.
Dopo la raccolta, una pressatura soffice protegge i profumi e avviene sotto azoto per evitare ossidazioni. La cantina decanta il mosto, lo filtra e lo lascia riposare a zero gradi centigradi. Inizia poi la presa di spuma in autoclave, dove i lieviti selezionati lavorano a 18°C; dopo circa trenta giorni ha inizio l’imbottigliamento.
Le degustazioni
2025
Il colore brilla di un paglierino luminoso. Il quadro olfattivo si delinea nitido, con pesca bianca e fiori di zagara, arricchiti da mela verde e da una nota erbacea. Al palato, offre buon corpo e una freschezza spiccata, mentre la dolcezza si rivela piacevole ed equilibrata. Il sorso regala morbidezza e bella persistenza e un’effervescenza delicata che ne completa con grazia la beva.
2024
Il suo color paglierino mostra delicati riflessi dorati. Il naso si rivela molto fine, con pesca bianca e bergamotto, seguiti da zagara e salvia sclarea.
Al palato, emerge una grande piacevolezza, mentre la freschezza vibrante bilancia con precisione la dolcezza. Dotato di buon corpo e morbidezza, il vino chiude con una lunga persistenza.
2023
Il suo dorato chiaro introduce profumi eleganti, con pesca bianca e bergamotto. In seguito, affiorano eucalipto, salvia sclarea e zagara. Al palato, la beva conquista da subito, perché il sorso bilancia morbidezza, corpo, freschezza e sapidità. La persistenza si sviluppa lunga e avvolgente. Sul finale tornano piacevoli ricordi di caramella mou, impreziositi da una delicata nota di latte di mandorla.
Contatti
Az. Agr. Gozzelino Sergio
Strada Bricco Lu 7
14055, Costigliole d’Asti (AT)
gozzelinosergio@gmail.com