• Gio 22 Feb 2024

Tenute Sella: la storia, il Lessona e il Bramaterra

Un pranzo a base di arrosto o cacciagione

con vino di Lessona deve lasciare nei commensali

un ricordo di desiderio appagato…

Tratto da: “Riccardo Sella vi suggerisce come si deve servire, bere e degustare il vino Lessona” – Biella, 1965

A volte ritornano…Alcune situazioni, alcuni oggetti, alcuni nomi sembrano entrare di forza nella vita di ciascuno di noi, quasi a voler marcare, con la loro presenza, i diversi periodi che ogni persona attraversa nel corso della propria crescita umana e professionale. Per me – che ho dedicato i primi 20 anni del mio lavoro allo studio e alla conservazione degli Anfibi e dei Rettili – e che, per un insieme di situazioni difficilmente districabili, oggi mi occupo a tempo pieno di vino cercando di raccontarlo e, soprattutto, di farlo amare per mezzo delle parole, sembra che un nome destinato a rimanere sempre al mio fianco sia “Lessona”: due importanti Lessona hanno, infatti, incrociato più volte queste “due mie vite”

Michele Lessona (Venaria Reale, 20 settembre 1823 – Torino, 20 luglio 1894) fu un Professore all’Università di Torino nonché Direttore del Museo di Zoologia che col suo lavoro ha lasciato un segno indelebile nella conoscenza degli Anfibi italiani e, pertanto, nella mia prima formazione lavorativa.

Lessona è, però, anche il nome di un piccolo comune in provincia di Biella e dell’omonima Denominazione di Origine Controllata e anch’esso ha lasciato, questa volta nel mio cuore, un segno indelebile. Per piena onestà, dovrei dire che questo segno è stato tracciato “a più mani”: sono, infatti, tutte le Denominazioni di Origine a base Nebbiolo del Nord Piemonte (Bramaterra, Gattinara, Ghemme, Boca, Fara, Sizzano nonché, ovviamente, Lessona) a essere capaci di esprimere ciò che più cerco in un vino, ovvero eleganza, carattere, tradizione e longevità.

Dato, però, che i grandi vini hanno bisogno di grandi interpreti, ovvero di aziende, o forse sarebbe meglio di dire di persone, che mettano il loro entusiasmo, le loro risorse, la loro storia – sia personale sia famigliare – al servizio del vino e del territorio, queste pagine non saranno solo il racconto di due “piccole ma grandi” Denominazioni – Lessona e Bramaterra – ma anche di un’Azienda, Tenute Sella, che da secoli, rimanendo sempre al passo con la storia, produce vino tra queste colline continuando a mantenere viva, insieme a un piccolo ma agguerrito manipolo di cantine, una tradizione e una qualità che, pur tra mille difficoltà, rende ancora più affascinante l’Italia enoica.

Lessona e Bramaterra: i vini, la storia e il territorio

Due piccole Denominazioni in provincia di Biella e Vercelli, due realtà che rappresentano la “prova provata” di come, pur se tra mille difficoltà, la volontà e la capacità di dar vita a vini di grande qualità e fascino possono riuscire non solo a garantirne la mera sopravvivenza, bensì a dare il là a un meccanismo virtuoso che ne permetta la crescita e il recupero di quella notorietà che negli ultimi decenni era andata declinando. È importante ricordare che l’intera area poteva contare, ancora all’inizio del secolo scorso, su circa 40.000 ettari di vigneti che si sono ridotti attualmente a poche centinaia comprendendo le Denominazioni Colline Novaresi Doc e Coste della Sesia Doc. Per consolidare e incrementare il percorso di crescita che sembra essersi attivato in questi ultimi anni, un ruolo essenziale è rivestito dalla promozione unitaria dell’intero territorio, mirata da un lato ad ottimizzare le attività di comunicazione e dall’altro a valorizzare le differenze fra le varie Denominazioni. Ecco, quindi, emergere chiaramente l’importanza di enti quali il Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte o di associazioni quali l’Associazione Vignaioli Colline Biellesi, fondata nel 2015, così come la fondamentale importanza di eventi quali il recente Taste Alto Piemonte, dedicato proprio a vino base Nebbiolo di queste terre.

Lessona Doc

Questa Denominazione, riconosciuta ufficialmente nel 1976, ricade interamente all’interno del territorio del solo comune omonimo e attualmente vede in attività sette produttori con una superficie vitata rivendicata di circa 6,5ha. Il primo documento storico attestante la viticoltura nel territorio di Lessona, attualmente conservato presso l’Archivio Storico della Città di Biella, è rappresentato dall’atto di acquisto di una vigna in località “Al Zoppo” da parte della nobile famiglia de’ Bulgaro anche se nell’area la viticoltura è certamente praticata almeno dall’epoca romana ma è quasi certamente ancora più antica.

L’attuale Disciplinare di Produzione, in estrema sintesi, prevede l’utilizzo di uve Nebbiolo, denominato Spanna nelle province di Biella, Vercelli e Novara, per un minimo pari all’85%; i vitigni Vespolina e Uva Rara, da soli o congiuntamente, possono comporre il rimanente 15%. Il Disciplinare prevede, inoltre, un invecchiamento minimo di 22 mesi, di cui 12 in legno, che divengono 46 mesi, di cui 30 in legno, per la tipologia Riserva. I vigneti ammessi devono trovarsi a quote comprese fra i 200 e i 500m s.l.m. su suoli sabbiosi, limosi o argillosi; è ammessa la menzione di vigna.

Dal punto di vista geopedologico il substrato porfirico di origine vulcanica è ricoperto da sedimenti marcatamente sabbiosi. Il chimismo di tali suoli, molto ricchi di ferro, potassio e magnesio, è decisamente acido con valori di pH intorno a 4,5.

Il clima è abbastanza mite in virtù della protezione che il Monte Rosa offre dalle correnti settentrionali garantendo, nel contempo, ampie escursioni termiche. La stazione meteorologica di Ghemme, la più prossima all’area posta alla medesima latitudine e a una distanza di 18km in direzione est, indica una temperatura media di circa 12°C e una piovosità complessiva annua di circa 1046mm.

Bramaterra Doc

L’area di produzione del Bramaterra Doc, confinante a sud – ovest con la Doc Lessona, comprende le porzioni collinari, site a quote non inferiori ai 200m e non superiore a metri 600m s.l.m., dei comuni di Brusnengo, Curino, Masserano, Sostegno e Villa del Bosco in provincia di Biella nonché dei comuni di Lozzolo e Roasio in provincia di Vercelli. Il nome Bramaterra, citato per la prima volta in un documento del 1447, si è poi diffuso commercialmente per merito di alcuni produttori a partire dal secondo decennio del XX secolo. Attualmente, i produttori sono solo una dozzina e rivendicano circa 28,7ha di vigne; la Denominazione di Origine Controllata Bramaterra è stata riconosciuta nel 1979.

L’attuale Disciplinare di Produzione prevede l’utilizzo di uve Nebbiolo (dal 50 al 80 %), Croatina (fino ad un massimo del 30%), Uva rara (localmente detta Bonarda novarese) e Vespolina, da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 20%. L’invecchiamento minimo richiesto è pari a 22 mesi, di cui 18 in legno, che divengono 34 mesi, di cui 24 in legno, per la tipologia Riserva; anche per questa Denominazione è prevista la menzione di vigna.

Da punto di vista geo-pedologico, l’area, che in profondità è ancora costituita da strati porfirici dovuti alla presenza del super vulcano del Sesia, si mostra, in superficie, assai diversificata; sul lato occidentale, ovvero verso la zona di Lessona, i suoli hanno una maggiore ricchezza di sabbie mentre ad est si trovano zone prevalentemente argillose; la porzione più meridionale dell’area si connota per suoli più profondi con maggior presenza di limo oltre che di argilla.

Il clima della zona non si discosta significativamente da quanto precedentemente descritto per la Doc Lessona.

Tenute Sella: 346 anni di storia

Imprenditori tessili e agricoli da secoli, banchieri da oltre cent’anni ma anche appassionati produttori di vino a partire dal lontano 1671 con l’acquisto del primo nucleo di vigne a Lessona, vigneti dai quali si sarebbero poi sviluppate le Tenute Sella. Una famiglia importante, che col proprio impegno ha contributo a plasmare l’Italia imprenditoriale che oggi conosciamo. Una storia, senza dubbio, di rilevo ma che, all’apparenza, ha numerosi punti in comune con quella – più o meno lunga – di altre grandi famiglie di industriali che hanno trovato nell’agricoltura un’ulteriore forma di investimento, una scelta divenuta sempre più frequente negli ultimi decenni proprio nel mondo del vino. La famiglia Sella ha, però, una caratteristica che, indiscutibilmente, la differenzia da molte altre: ha mantenuto le proprie radici, ha investito – e continua a investire – in un territorio, l’alto Biellese, nel quale nel corso dell’ultimo secolo la viticoltura ha subito una drammatica contrazione con la ferma determinazione, unitamente ai produttori oggi ancora attivi, di rilanciare la vitivinicoltura di queste colline. È da notare come nei secoli l’attività si sia espansa ma sempre nelle zone circostanti, come testimoniato, ad esempio, dall’acquisto da parte di Carlo Sella, negli anni 1882-84, di vigneti nell’attuale territorio del Bramaterra Doc, in comune di Villa del Bosco, oppure, in tempi molto più recenti, con l’acquisto – nel 2015 – di vigne a Cerreto Castello, uno dei comuni all’interno della Doc Coste della Sesia.

Negli ultimi anni, Tenute Sella ha iniziato un percorso di profondo rinnovamento volto ad aumentare i vigneti di proprietà e, di conseguenza, la produzione, con l’obiettivo di raggiungere, in totale, le 150.000 bottiglie. A questo scopo, ha in corso un ampliamento della propria gamma di etichette – sempre però nel rispetto delle vocazioni vitivinicole delle loro proprietà – e ha intrapreso un percorso volto a permettere una forte penetrazione dei propri vini nei mercati esteri

Vorrei concludere questa breve descrizione dell’Azienda con una frase che Marco Rizzetti, attuale Partner-CEO di Tenute Sella, mi ha detto a conclusione della mia visita presso la loro Cantina a Lessona: “L’Azienda è fatta ora dobbiamo fare il territorio”. Una frase, dal sapore marcatamente “cavouriano”, che esprime una visione decisamente chiara, moderna ed etica di come dovrà essere costruita la rinascita di queste Denominazioni, ovvero tramite la costante ricerca della qualità da parte di tutti gli attori della filiera enogastronomica e turistica, nonché per mezzo della capacità di presentarsi sui mercati, sia nazionali sia esteri, in modo unito e compatto ma, nel contempo, mostrandosi capaci di comunicare le peculiarità offerte a ciascun produttore da un territorio estremamente diversificato ma sempre dalla fortissima vocazione vitivinicola.

P.S. Non posso non indicare l’interessante volumetto dal titolo “Riccardo Sella vi suggerisce come si deve servire, bere e degustare il vino Lessona”, liberamente scaricabile dal sito di Tenute Sella cliccando qui

Le degustazioni: Lessona e Bramaterra nel bicchiere

I cinque vini di seguito raccontati sono stati degustati, in compagnia di Marco Rizzetti, nel corso della mia visita presso Tenute Sella del 16 novembre 2016. A lui, e a tutti coloro i quali lavorano in Azienda, va il mio grazie per l’ospitalità ma, soprattutto, per il loro lavoro che offre a tutti noi la possibilità di assaggiare ancora oggi questi affascinati vini.

Per ulteriori informazioni tecniche e per indicazioni sull’andamento climatico delle diverse annate è possibile consultare le dettagliate schede tecniche aziendali (leggi)

Lessona Doc – 2010

Questo Lessona Doc, prodotto con uve Nebbiolo (80%) e Vespolina (20%) ottenute da vigneti di oltre 50 anni di età allevati a guyot su suoli sabbiosi di origine marina a una quota media di circa 300m s.l.m. con esposizione compresa tra sud – est e sud – ovest, è prodotto a partire dal 1671, ovvero dall’anno del primo acquisto di vigne a Lessona da parte della famiglia Sella. È stato affinato per 24 mesi in botti da 25hl.

Nel bicchiere, spicca fin dal primo sguardo per la vivacità del suo vellutato color granato al quale segue, dopo averlo portato al naso, un bouquet decisamente giocato sull’eleganza, dal quale emergono in modo chiaro e armonico – oltre ai sentori di frutta rossa non eccessivamente matura, principalmente ciliegia e ribes rosso – le sensazioni floreali della violetta accompagnate dal profumo più dolce della carruba nonché da un’accennata, ma intrigante, nota ematica; gli anni trascorsi dalla vendemmia si palesano, dopo una breve permanenza nel calice, per mezzo di fini sensazioni di cuoio. In bocca, è ampio ed equilibrato, con tannini gradevoli che, insieme a una ben presente freschezza, sorreggono il corpo donandogli una beva piacevole ma non banale; più che soddisfacente la persistenza.

San Sebastiano allo Zoppo – Lessona Doc – 2009

Prodotto dalla prima vigna espressamente citata per il comune di Lessona nel 1436, il San Sebastiano allo Zoppo, prodotto per la prima volta nell’anno 1993, prende origine da uve Nebbiolo (85%) e Vespolina (15%) ottenute da viti con un’età media di 75 anni e coltivate a guyot a 330m di quota su versanti costituiti da sabbie di origine marina con esposizione a sud – ovest. Prima della messa in bottiglia ha riposato per 24 mesi in botti da 25hl e per un altro anno in tonneaux.

Il suo luminoso color granato prelude a un naso di ottima finezza e altrettanto spiccata tipicità nel quale le sensazioni di frutta rossa matura sono arricchite da note di cioccolato nonché dai sentori floreali della violetta appassita.

All’assaggio, offre un ingresso netto, profondo ed equilibrato svelando un ottimo corpo sostenuto da tannini di grande eleganza nonché da una freschezza composta ma ben percepibile. Un vino che stupisce per l’apparente gioventù, pur rivelandosi già di beva armonica e appagante, e che ci abbandona lentamente grazie alla lunga persistenza.

Omaggio a Quintino Sella – Lessona Doc – 2007

Questo vino – prodotto solamente nelle annate migliori a partire dal 1999 – nell’annata 2007 è nato da uve Nebbiolo (85%) e Vespolina (15%) ottenute dalla vigna Rivaccia, da viti con un’età media di 50 anni esposte a sud ovest e allevate a guyot a una quota di circa 330m s.l.m. su suoli sabbiosi acidi; Omaggio a Quintino Sella è stato affinato per 48 mesi in botti da 25hl.

Il suo color granato di vellutato estremamente luminoso prelude a un’esperienza degustativa davvero non comune. Il bouquet di questo Lessona Doc si rivela, fin dal primo approccio, di eccellente finezza nonché decisamente ampio, profondo e complesso. Il frutto rosso – maturo e ricco ma non così polposo da divenire stucchevole – funge da cornice a una tavolozza di profumi che spaziano, in perfetta armonia, dalla violetta appassita alla carruba, nonché da una ben presente nota ematica alle sensazioni nitide e intriganti di una finissima liquirizia nera.

Vino di grande profondità, pieno ma sobrio, spicca – all’assaggio – per la rara eleganza della struttura tannica che, unitamente alla ben presente freschezza e all’altrettanto evidente sapidità, sostengono, in un delicato gioco di equilibri, il corpo pieno ma aggraziato di un vino che, anche grazie alla assai lunga persistenza, rappresenta un’esperienza capace di travalicare i confini della mera degustazione per divenire un momento di vera e pura emozione.

Bramaterra Doc – 2011

Realizzato per la prima volta nel 1902, a partire dalle uve prodotte dalle vigne aziendali in comune di Villa del Bosco, questo vino è ottenuto da Nebbiolo (70%), Croatina (20%), Vespolina (10%). Le vigne, aventi un’età media di 48 anni, sono allevate a guyot su suoli acidi costituiti da sabbie porfiriche a una quota compresa fa i 300 e i 350m s.l.m.; l’esposizione dei versanti è sud-occidentale.

Questo Bramaterra, affinato per 28 mesi in botti da 10hl, si offre allo sguardo di un bel color granato arricchito dagli ultimi riflessi rubino.

Al naso, si presenta con sensazioni di marasca e piccoli frutti rossi maturi alle quali si affiancano le note dolci – ma piacevoli – del confetto e della carruba nonché la sensazione floreale della violetta passita, tipica di tanti vini a base Nebbiolo.

In bocca, si mostra più elegante che muscoloso, ampio e rotondo con tannini fini e setosi nonché con una ben evidente, ma equilibrata, freschezza. Un vino lineare – ma ampio – che chiude lungo e dal fin di bocca di notevole piacevolezza.

I Porfidi – Bramaterra Doc – 2009

La stessa base ampelografica del vino precedente dà origine a questo Bramaterra Doc, ottenuto da una singola vigna composta da viti di circa 80 anni di età e condotta a guyot su suoli acidi costituiti da sabbie porfiriche con esposizione a sud – ovest a circa 350m di quota. I Porfidi, prima dell’imbottigliamento, viene affinato per 24 mesi in botti da 25hl e per successivi 12 mesi in barrique.

È ancora un color granato di ottima luce a presentare all’assaggio questo vino il cui bouquet regala sensazioni di frutta rossa e piccoli frutti di bosco dalle quali emergono, senza mai esserne prevaricate, piacevoli sentori di violetta appassita e cioccolato ed evidenti note ematiche nonché una spiccata mineralità – che si esprime per mezzo di sensazioni che riportano alla grafite – a ricordarci l’origine vulcanica dei suoli che hanno nutrito le viti.

All’assaggio, I Porfidi si presenta ampio, compatto, nitido ed elegante nonché di ottimo corpo e altrettanto notevole equilibrio. I suoli vulcanici, e la loro capacità di donare ulteriore longevità al vino, sono ben riconoscibili nella spiccata freschezza nonché nei tannini che – pur presentandosi di ottima fattura e decisamente dolci – mantengono ancora una qual certa giovanile irruenza. La lunga persistenza e la piacevolezza del fin di bocca concludono un assaggio capace di coniugare eleganza e carattere, mettendo in evidenza territorio, vitigni e grande tradizione.

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