• Mar 05 Dic 2023

De Bacco si racconta…

Marco e Valentina, cosa spinge due ragazzi così giovani a investire tutto il loro futuro lavorativo nella vitivinicoltura in una zona morfologicamente, climaticamente e commercialmente difficile come la provincia di Belluno?

È una domanda che ci fanno e che ci facciamo spesso e ci siamo resi conto di avere una sola risposta: siamo vignaioli da sempre anche se non l’abbiamo sempre saputo. Non pensavamo di diventare vignaioli ma il richiamo della nostra terra dura,ripida e aspra è stato forte. Talmente forte da trasformare quella che era poco più di una passione di famiglia in un lavoro vero e proprio.
Siamo vignaioli nel 2016 perchè è quello che vogliamo fare, una scelta di vita derivante da un incastro di fattori diversi, ma non abbiamo dubbi è la scelta giusta.

Le antiche varietà locali costituiscono una parte importante della vostra produzione: potreste brevemente raccontarci tali vitigni e i motivi di questa scelta?
Nel vigneto del nonno dove tutto è iniziato c’erano queste varietà, erano lì da un bel pezzo, forse ci aspettavano. Ci piacciono le sfide, ci piace l’idea di non esserci inventati nulla ma di recuperare quello che è stato perso e abbandonato negli anni. Crediamo nella biodiversità che fa grande l’Italia; la Bianchetta Trevigiana e la Pavana sono le NOSTRE varietà: non abbiamo intenzione di dimenticarcene e tra l’altro ci offrono una grande opportunità, ovvero di produrre un vino unico che abbiamo solo nella nostra zona e non è cosa da poco.

Il vostro territorio era, da molti decenni, non più utilizzato per la vitivinicoltura di qualità: come sono accolti oggi, sia localmente sia nel resto d’Italia e all’estero, i vostri vini?
Vendiamo principalmente in Italia c’è molta curiosità soprattutto per le varietà autoctone e il fatto che questi vini provengano da un territorio abbandonato suscita sempre molto interesse.Localmente siamo abbastanza soddisfatti: all’inizio ci dicevano che eravamo dei pazzi, che qui non si poteva fare vino di qualità ma finalmente, dopo quasi 6 anni, iniziano a ricredersi.

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