• Mer 06 Lug 2022

ProWein 2019 ovvero Alice nel Paese dei Riesling

Come fare a scegliere quale stand visitare, quali vini degustare e anche quali persone incontrare in una fiera così grande e variegata che, peraltro, quest’anno ha battuto ogni record in termini di espositori (oltre 7.000), visitatori (61.500, tra buyers, professionisti, stampa e winelovers, provenienti da 142 paesi), in un piccolo arco di tempo che a sua volta deve comprendere lavoro, un po’ di sane PR e passione. In effetti, non userei la parola “dispersiva” per descrivere ProWein, perché l’offerta è ordinata e ben distribuita (sì, lo penso davvero).

Photo Messe Düsseldorfctillman

La responsabilità è tutta nelle mani del visitatore: deve essere in grado di gestire al meglio il suo tempo. Ho deciso quindi di trovare un focus e prepararmi una strategia d’attacco, assieme a dei colleghi di tutto rispetto: questa è stata la mia soluzione per non disperare in tale abbondanza di spunti interessanti, realtà grandi o piccole, storie più o meno intriganti. Scelgo quindi un tema che desideravo approfondire, poiché la vita e il lavoro, ahimè, limitano il mio campo d’azione: il Riesling. Con sottofondo musicale di Gonna Fly Now di Bill Conti, dunque, entro al ProWein e, giunto il momento di degustare (e qui arriva il mio secondo “trick”, dopo il “focus”), ho la fortuna di girare qualche stand in compagnia di due grandi esperti-amici: Kevin Gagnon e, solo per un paio di aziende, Ursula Geiger. Quindi, con la grinta di Rocky, lo spirito alto e la buona compagnia, sono pronta a imparare.

Photo Messe Düsseldorfctillman

Il riesling: vitigno straordinario, che resiste al freddo e che dà vita a vini di grande longevità, prodotto ormai in ogni angolo della terra e con cui ammetto di non avere molta confidenza. Per ragioni di tempo, mi sono focalizzata su poche aree di produzione di Germania, Austria, Francia, con un paio di accenni in Italia e Canada.

Apro le mie degustazioni, e la mia prima parte di racconto, in Germania, patria indiscussa del riesling. Il vigneto tedesco vocato alla sua produzione, con differenti livelli qualitativi, è davvero molto esteso (Mosella, Nahe, Rheingau, Mittelrhein, Franken, Württemberg, Pfalz, Rheinhessen…), impossibile in un giorno di fiera fare visita a tutte. Ecco dunque i miei appunti di degustazione.

Mosella

Nell’area della Mosella, antica regione di produzione e area “di tendenza”, il riesling occupa quasi la metà della superficie vitata. Le esposizioni orientate a sud e sud-ovest delle ripide terrazze che danno sul fiume garantiscono un microclima straordinario per la vite, mentre i caratteristici suoli scistosi ricchi di diverse tipologie di ardesia sia blu, sia grigia, sia rossa (ferrosa) – che danno peculiarità ai vini – giocano con la luce (cosa importante per il Riesling), assorbono il calore e permettono una maturazione eccellente delle uve. Ovviamente un viaggio nella regione è da programmare quanto prima, mi dico. In base alla zona (nord, centro, sud), il vitigno si presta meglio alla produzione di QbA e Prädikatswein (Trocken, Kabinett, Spätlese, Auslese, Beerenauslese, Trockenbeerenauslese e Eiswein).

Immich-Batterieberg

Annoverata tra le più antiche cantine della Mosella, con una lunghissima storia da raccontare (che nella produzione del vino inizia dal XV secolo), l’azienda si colloca vicino al borgo di Enkirch e possiede quattro vigneti dai pendii ripidissimi, parcelle ad altissima vocazione per il riesling: Ellergrub, Zweppwigert e Batterieberg (ardesia ricca di quarzo) e Steffensberg, con totale esposizione a sud e più ricco di ferro. Dal 2009 è in corso un “rinnovamento” aziendale che strizza l’occhio al naturale e all’autenticità (fermentazioni spontanee, lieviti indigeni, barrique vecchie e non sempre utilizzate), senza forzature o trend prestabiliti da dover seguire. I miei assaggi allo stand:

Riesling Ellergrub 2017 (trocken) cru di vigne vecchie (60 anni), siamo proprio sulla sponda del fiume, fermentazione spontanea e dieci mesi sui lieviti. Secco, sprigiona subito mineralità e roccia, con le tipiche sfumature di idrocarburi, in equilibrio con la frutta e le erbe aromatiche, ti spinge a berne un altro sorso. Una bocca bilanciata, elegante e persistente.

Riesling Batterieber 2017 (trocken), qui le vigne hanno 80 anni. Al naso non mi convince subito, ma al palato si mostra pienamente. Vivido, sapidità e acidità si intrecciano in equilibrio. Burroso e intenso, Non è stato amore a prima vista, ma decisamente è un vino con un suo carattere che metterei in cantina.

Riesling Zeppwingert 2017 (trocken), da una vasta parcella sempre classificata tra le più vocate dell’areale di Enkirch. Solito impatto minerale ammorbidito da aromi di frutta – pesca, ananas, anche un po’ di miele – e in bocca piacevolmente cremoso. Acidità un pochino più nascosta, ma percepibile.

A mio gusto meno performanti, ma sempre ben fatti, il Riesling Escheburg 2017 (cuvée di più parcelle), beverino e facile, Steffensberg 2017, altro cru dell’azienda.

www.batterieberg.com

Weingut Paulinshof

Incontro Weingut Paulinshof nella tenerezza della signora Christa Jüngling. Lei si occupa di export e le chiedo subito come va in Italia, scuote la testa. Siamo nella Mittelmosel, un’azienda che possiede vecchie vigne in rinomate zone di produzione, tra cui Brauneberger Juffer, Brauneberger Juffer-Sonnenuhr e Brauneberger Kammer (di proprietà esclusiva), nel comune di Brauneberg (“Montagne Brune” per l’alto contenuto di ferro) nel cuore della Mosella, da cui provengono i tre vini che apprezzo maggiormente in degustazione allo stand.

Brauneberger Kammer Riesling Trocken 2017 (rs 8,8 g/l), bel colore dorato, luminoso e invitante. Al naso inconfondibile l’idrocarburo, ma ben controllato, non predominante, accompagnato a fiori e frutta gialla. Un vino teso e fresco, che offre una bella acidità e una certa lunghezza e anche una certa potenza.

Brauneberger Juffer-Sonnenuhr Riesling Spätlese Trocken 2017 (rs 9,7 g/l). Il grand cru porta l’uva a un’ottima maturazione (esposizione a sud) e porta quindi alla luce tutta la potenza fruttata del riesling. Nel bicchiere un bell’oro brillante. Al fianco delle tipiche note minerali, “di benzina”, sento quindi un’intensa frutta, con pesca matura e albicocca, ma anche frutta tropicale e qualche nota speziata. Piacevole acidità che gioca con una moderata gradazione alcolica e un bel corpo.

Brauneberger Kammer Riesling Spätlese feinherb 2017 (dicitura che indica un demi-sec, rs 19 g/l). Giallo dorato, al naso minerale e fruttato, spicca il pompelmo, fiori ed erbe aromatiche. Al palato ritrovo tutto l’olfattivo, il vino è complesso, teso, quasi pungente, ben equilibrato, acidità e finale persistente. Un vino di gran potenziale da far sicuramente maturare a lungo in bottiglia.

Molto interessante anche il “gran finale” degli assaggi versati da Christa, il Brauneberger Juffer Auselese 2017 (rs 92 g/l). Complesso: frutta sciroppata, ananas, miele, buccia e fiori d’arancio e bella acidità che al palato trova buon equilibrio con tutti gli aromi descritti.

Degusto anche l’Urstück Riesling Trocken 2017, il Brauneberger Juffer Riesling Kabinett trocken 2017, prova di botte (2018) Vom Roten Schiefer Riesling in commercio tra 4 settimane, ma non mi “rapiscono” quanto i primi.

www.paulinshof.de

Rheingau

Andiamo nel Rheingau e qui il tempo diventa davvero tiranno. Il Rheingau, riva nord del Reno, la “culla del Riesling renano”, dove un tempo si producevano vini più costosi anche dei Bordeaux e dei Borgogna, dove regnano sovrani vigneti celebri come Schloss Johannisberg, Eberbach, Hockheim…

Peter Jacob Kühn

Siamo a Oestrich. Un’azienda familiare centenaria (dal 1786), la cui produzione è interamente certificata Demeter dal 2004, seguendo i principi dell’agricoltura biodinamica, ottenendo vini che sono pura espressione del territorio, prodotti in armonia con la natura seguendo i cicli naturali. Lavorano nell’assoluta convinzione che la coltivazione biologica e biodinamica sia la sola possibile per il futuro, in una rinascita dell’autenticità della viticoltura. Una realtà che vale certamente una visita, mi riprometto. Circa 15 ettari di vigneti, che sono quasi tutti situati attorno alla tenuta e comprendono vigneti storici come l’Oestricher Lenchen, di cui sotto.

Assaggio il loro Riesling Sekt Brut 2013, metodo classico, sui lieviti per 24 mesi, le uve arrivano dai vigneti più freddi e sono raccolte all’inizio della vendemmia. Lo trovo piacevole, a iniziare dalle bollicine fini e ben integrate. Al naso fresco, aromi minerali e fruttati. Al palato armonico nella sua semplicità e beverino (bassa gradazione alcolica, bella acidità che si sposa con un basso residuo zuccherino).

L’Oestrich Lenchen Spätlese 2018, giallo dorato profumi di albicocca e miele, agrumato e floreale. Mi accarezza la lingua, vellutato e morbido per l’età. Bel gioco di dolcezza e sapidità. Acidità non spiccata, forse non bisognerà aspettare molto per berlo al meglio delle sue potenzialità.

Assaggio anche il Riesling Quarzit 2017 (trocken), come si evince dal nome da terreni ricchi di quarzo, più minerale degli altri, al naso erbe e decisa nota agrumata anche sul finale, bella struttura (quasi da rosso, per il lungo periodo di macerazione sulle bucce, mi spiegano) e acidità, pungente.

www.weingutpjkuehn.de/en/home/

Württemberg

Regione con grande vocazione per la bacca nera (Schiava sopra tutte), mi ha fatto scoprire i riesling biologici di Weingut Schnaitmann a Fellbach (vigneto Lämmler, cuore qualitativo della cantina), ma con vigneti anche a Uhlbach (vigneto Götzenberg) e a Untertürkheim e Bad Connstatt (distretti di Stoccarda), per citarne alcuni.

Weingut Schnaitmann

Lämmler Riesling 2016 (trocken). Dai vigneti adiacenti alla tenuta, contatto con le bucce per una notte dopo la pressatura, fermentazione spontanea, 24 mesi in botti piccole di quercia. Dorato intenso e brillante. Lo definirei quasi un borgogna del Württemberg. Al naso complessità: pesca, frutta tropicale, tostatura, nocciola, biancospino, erbe aromatiche. In bocca strutturato, acidità presente, combinata in equilibrio con la morbidezza, cremoso. Un VDP.Grosse Lage degno della sua classificazione (conferita a eccezionali singole parcelle dei migliori vigneti Tedeschi).

Stesso apprezzamento per il Götzenberg Riesling 2016 trocken, anche lui VOP. Grosse Lage. 26 mesi sui lieviti, al naso lievemente più speziato e minerale del precedente. Morbido e lungo.

http://www.weingut-schnaitmann.de/

Solo un salto, ahimè, in Austria…

Con il pochissimo tempo rimasto, mi sono recata al padiglione Austria, la “patria del Grüner Veltliner” e produttrice di grandi riesling. Meriterebbe decisamente molta più attenzione. Guidata dall’amico Kevin, mi sono diretta allo stand di Weingut Bründlmayer (siamo nel Kamptal, Bassa Austria). Le vigne, a conduzione biologica certificata, si estendono sulle colline intorno a Langenlois, a 70 km da Vienna, che seguono il corso del Danubio fino a quando incontra il Kamp, e sono circondate dalle foreste che le proteggono dal freddo. La regione gode di una varietà climatica (escursione giorno-notte) e geologica che ritroviamo nei vini stessi, eleganti e autentici. Rivedrò l’azienda tra pochi giorni a Summa, da Alois Lageder (6-7 aprile 2019).

Weingut Bründlmayer

Kamptal Riesling Terrassen 2017, le cui uve sono coltivate proprio dove il Danubio incontra la valle del Kamp, su terrazze dai suoli argillosi dove le escursioni termiche giorno/notte sono forti e contribuiscono a creare vini dotati di finezza e aromaticità. Naso fruttato – pesca bianca e pompelmo – floreale e roccioso, in bocca è fresco, sapido e di eccellente beva.

Assaggio poi il Steinmassel Reserve Riesling 2014, da viti vecchie del solo vigneto Langenloiser Steinmassel. Un naso bello e potente di idrocarburo, prugna gialla e spezia, in bocca è robusto, pieno, avvolgente e caldo. Un’interpretazione che lascia il segno, anche per la sua lunghezza.

Chiudo con il “dessert”: il Ried Steinmassel Riesling Eiswein 2016, giallo poco intenso, riflessi verdognoli, delizioso con sentori di miele, frutta tropicale e frutta candita. Vivacità in bocca tra dolcezza e acidità, un bel modo di chiudere le degustazioni. Mi propongono anche il Ried Rosenhügel Gelber Muskateller Eiswein 2016: esco dai binari, ma meritava un assaggio! Miele, ancora frutta tropicale, litchi, agrume; dolcezza, acidità e freschezza nello stesso sorso.

www.bruendlmayer.at

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