• Lun 27 Mag 2024

Parte quarta – il Pinot nero raccontato da Valter Calvi

…poiché le parole sono come il vino:
hanno bisogno del respiro e di tempo
perché il velluto della voce riveli
il loro sapore definitivo.
Tratto da: La lampada di Aladino (Luis Sepulveda)

Trasmettere i propri geni è l’istinto fondamentale di ogni essere vivente, il vero motore dell’evoluzione che ha trasformato un’insignificante palla di roccia e acqua nel pianeta pulsante di vita che tutti noi conosciamo (e che spesso non amiamo come dovremmo…). I figli sono il nostro regalo al futuro ma sono – e questo, purtroppo, non è ancora così scontato – persone indipendenti, col diritto inalienabile di perseguire i propri sogni e di valorizzare le proprie qualità.

Ecco perché trovo giusto raccontare la storia di Valter e Davide Calvi, così come quella di tanti altri agricoltori, artigiani, professionisti che hanno saputo rispettare l’unicità dei propri figli ma, nel contempo, trasmettere loro la propria passione e i propri valori tramite l’esempio e la dedizione. Davide, classe 1984, rappresenta l’undicesima generazione di vignaioli della famiglia Calvi: questo perché Valter – suo padre – e Carla – sua madre – sono stati capace di trasmettergli l’amore per le vigne, per l’osservare l’uva maturare e poi, in virtù di saperi antichi e di nuove conoscenze, trasformarsi in vino.

La loro è, da più di 300 anni, una piccola Azienda famigliare, che continua a produrre i vini dell’Oltrepò Pavese come sempre ha fatto, seguendo, come tutti, i cambiamenti dettati dalla storia. Una grande passione, però, si è aggiunta negli anni, quella per il Pinot noir. Lo scrivo in francese perché Valter e Davide hanno un occhio sempre rivolto alla Borgogna dove, da 12 anni, sono chiamati – unici italiani – a rappresentare con il loro Mariòn, i nostri Pinot nero alla manifestazione Carrefour de vins di Nuits Saint Georges.

Quando ho dovuto scegliere chi potesse raccontare l’anima “in rosso” del Pinot nero in Oltrepò, la mia scelta – tra i tanti che lo avrebbero meritato a pieno titolo – è caduta su Valter, perché il Mariòn non è solo un ottimo Pinot nero ma è anche un racconto, un’emozione di cui Valter e Davide sono non solo produttori ma anche, anzi soprattutto, voci narranti e padri affettuosi.

Valter, cosa cerchi di ottenere quando produci un Pinot nero?

Più che avere degli obiettivi, con il Pinot nero si deve, annata per annata, adeguarsi alle sue caratteristiche. Mi ricorda un gatto: anarchico, delicato, permaloso, timido ma dalle grandissime potenzialità. Con lui è necessario rimanere umili. In ogni caso, idealmente, cerco eleganza, finezza, aristocrazia e longevità. Al contrario, ritengo che l’intensità del colore non sia indice di qualità per questo vino e non ne influenzi in alcun modo le caratteristiche gusto-olfattive.

Cosa caratterizza – e differenzia – i Pinot nero dell’Oltrepò Pavese?

In Alto Adige il clima è continentale e, pertanto, i vignaioli hanno dovuto scegliere i pochi vitigni idonei a quelle difficili condizioni ambientali. Al contrario, in Oltrepò si produce di tutto e, quindi, il Pinot nero è, per certi versi, solo uno dei tanti. L’abitudine a vinificare tanti vitigni diversi è stata molto importante per affrontare la vinificazione in rosso di questa varietà. Come produttori, non abbiamo cercato di ottenere le caratteristiche dei Blauburgunder ma abbiamo seguito un nostro percorso.

Il risultato è stato un Pinot nero con più potenza senza, però, dover rinunciare all’eleganza, ottenuta prestando particolare attenzione alla gestione della vigna. Bucce sane e ben mature nonché vinaccioli anch’essi maturati adeguatamente – per scongiurare la presenza di tannini amari – sono irrinunciabili per la qualità del vino. In tal senso, sono di grande importanza la corretta esposizione del vigneto e la gestione del verde. Le vigne da cui ottengo le uve destinate al Mariòn hanno orientamento nord – sud e, in annate normali, mantengo una maggior copertura di foglie verso occidente, per evitare il rischio di “cuocere” le uve a discapito dei precursori aromatici “più fini”.

A mio avviso, la vigna è un’unità complessa che deve essere osservata sia dall’esterno – e quindi nel suo insieme – sia dall’interno e cioè nei singoli dettagli. L’Oltrepò è un territorio estremamente vocato che può ambire alla produzioni di Pinot nero di grande finezza ed eleganza.

Quali pratiche di cantina ritieni irrinunciabili per ottenere Pinot nero di alta qualità?

In cantina può essere utile la macerazione carbonica di una parte delle uve per un tempo di tre o quattro giorni al fine di aumentare i profumi di piccoli frutti di bosco; per aumentare la complessità olfattiva si rivela utile anche la criomacerazione.

Personalmente, produco il Mariòn senza ricorrere alla macerazione carbonica bensì con macerazione a freddo (a 8 – 10 °C di temperatura la fermentazione non si avvia) per quattro o cinque giorni con uve non completamente pigiate e, in alcune annate, con una piccola parte di grappoli non diraspati. Ho, inoltre, deciso di non utilizzare lieviti selezionati affidandomi interamente a quelli autoctoni. Un’ultima considerazione: il Pinot nero pretende umiltà da parte di chi lo produce ma anche da parte di chi lo assaggia; è il figlio che ha bisogno di più attenzioni.

Quali le caratteristiche pedoclimatiche che rendono un territorio – o una singola vigna – capace di donare grandi Pinot nero?

In generale, in Oltrepò questo vitigno dà i migliori risultati su suoli argilloso – calcarei; al contrario, è meglio evitare esposizioni a sud – ovest così come le eccessive pendenze e i suoli troppo drenanti per scongiurare la sofferenza idrica delle vigne che ne penalizzerebbe la finezza.

Le degustazioni

Nel corso della visita in cantina lo scorso 18 ottobre 2014, abbiamo avuto il piacere di degustare – insieme a Valter – quattro annate di Mariòn Oltrepò Pavese Pinot nero Doc: le righe che seguono rappresentano i ricordi, le sensazioni e la meraviglia di quegli assaggi.

2012

Giovane, nervoso, irruente: ecco il Mariòn 2012 così come si mostrava in quel grigio pomeriggio d’autunno; questo millesimo sarebbe entrato in commercio nella primavera 2015. Il color rubino era ancora marcatamente connotato da note porpora e il suo bouquet non aveva ancora intrapreso il viaggio che lo avrebbe condotto verso la complessità. Ciò nonostante il naso era di grande finezza e piacevolezza, connotato dalle note di piccoli frutti rossi. In bocca si presentava spigoloso in virtù dei tannini che, pur se ben lontani dall’essere domati, già rivelavano una maschia eleganza e una piacevole avvolgenza in bocca. Un vino da aspettare – con impazienza – ma ancora da aspettare!

2010

Il piccolo principe: un nobile che si appresta ad assumere i suoi diritti di nascita. Degustato all’avvicinarsi del suo quarto anno di vita, il Mariòn 2010 riluceva nel bicchiere riempiendo gli occhi di una calda luce rubino. La nobiltà, però, è veramente tale quando travalica le apparenze divenendo realtà: ecco, allora, offrirsi a noi un insieme di profumi nel contempo ben riconoscibili e perfettamente armonizzati: ciliegia, piccoli frutti rossi, note dolci riconducibili alla cipria e alle spezie. Il tempo rivela un altro aspetto della vera nobiltà: l’essere schivo e riservato. Col trascorrere dei minuti, quindi, al già ampio panorama olfattivo si aggiungono lievi note di cuoio e tabacco, ad indicare la fine della giovinezza e il suo timido affacciarsi verso l’età adulta. In bocca certo non delude in virtù del raggiunto equilibrio e dell’ottima persistenza. I tannini, ormai assolutamente gradevoli, mantengono il ricordo dell’appena conclusa adolescenza mostrando ancora carattere e nerbo.

2007

“Passano gli anni passano / crescono i vini crescono” parafrasando Milady di Roberto Vecchioni: il Mariòn 2007 impreziosisce il bicchiere di un caldo color granato appena sfumato dagli ultimi accenni rubino. Il principe si è fatto re. Il naso – fine, complesso, ampio eppur compatto – regala note dei sempre presenti piccoli frutti di sottobosco arricchite dai sentori di potpourri di fiori rossi, cipria oltre che da eleganti profumi di cuoio e tabacco. È, però, in bocca che i doni del tempo si rivelano in tutto il loro valore: grande armonia ed eleganza, tannini setosi e avvolgenti, lunga persistenza. È il Pinot noir!

2005

Pur se privo, ormai, anche degli ultimi riflessi rubino, questo Mariòn è assai simile nel colore e nel bouquet al 2007 appena descritto. In bocca, invece, emergono alcune evidenti differenze: pur condividendo col precedente assaggio le grandi armonia, finezza e persistenza, quest’annata mostra, a dispetto dell’età, una gioventù ancora non sopita, un carattere più ruvido sostenuto da una maggior freschezza e da tannini ancora nervosi pur se sempre connotati da una trama fitta e avvolgente.

La longevità: l’altro grande valore cercato – e trovato – da Valter e Davide.

Azienda Vitivinicola Calvi
Fraz. Palazzina, 24
27040 Castana (PV)
E-mail: info@vinicalvi.it
www.vinicalvi.it

Post scriptum

Si conclude così questa “Tetralogia di un vino stellare”. Il mio grazie è rivolto ai produttori che mi hanno ospitato e aiutato nel realizzare questi articoli, nonché a quanti hanno avuto la costanza di leggermi. Un grazie particolare va, però, all’Oltrepò Pavese senza le cui colline, valli e vigne tutto ciò non sarebbe possibile.

Con affetto

Augusto

Read Previous

Parte terza – l’Azienda Monsupello: intervista a Marco Bertelegni

Read Next

Hansi Baumgartner: l’uomo che sussurra ai formaggi