• Ven 19 Lug 2024

Marchesi de’ Cordano: con l’Abruzzo nel cuore

I contadini portano le loro pesanti mani

come se portassero dei vecchi utensili

Jules Renard

La terra, la famiglia e il lavoro: fin dalle origini della storia del nostro Paese questi valori – o forse sarebbe meglio dire queste realtà – rappresentano l’essenza stessa della civiltà contadina che ha sorretto, e per fortuna in molte zone ancora sorregge, le sorti della nostra economia e, più in generale, della nostra società.

Senza nulla togliere alle grandi aziende in mano a società e investitori, che sicuramente rappresentano una risorsa per la nostra vitivinicoltura e che spesso ho avuto il piacere di raccontare su queste pagine, l’opportunità di descrivere un’Azienda – Marchesi de’ Cordano a Loreto Aprutino, Pescara – da sempre a gestione famigliare e cresciuta a partire da un vero legame con la terra mi offre la gradita opportunità di ricordare a tutti – me compreso – che l’Italia può ancora trovare nell’agricoltura una strada per affrontare il futuro con un occhio rivolto al passato, non per una sorta di arcadica nostalgia, ma per la piena coscienza che è la terra a fornirci cibo e vita.

Marchesi de’ Cordano: l’Abruzzo e i suoi vitigni

La storia: l’olio e il vino

Da sempre di proprietà della famiglia D’Onofrio, l’Azienda nasce dal sogno di nonno Gabriele che, nel 1952, tornato in Abruzzo dopo cinque anni trascorsi in Venezuela, riesce a dar corpo, in poco meno di un decennio, alla sua grande passione per l’olio realizzando un proprio frantoio con l’acquisto di un terreno in località Pian di Mare a Villamagna (CH) e la costruzione di un moderno oleificio. In seguito, alla fine degli anni ‘60, inizia il proprio percorso nel mondo della vite e del vino con la costruzione di una cantina sempre a Villamagna.

Il successo di queste attività conduce a un’ulteriore punto di svolta, nel 2001, con la nascita dell’Azienda Marchesi de’ Cordano a Loreto Aprutino (PE) che, condotta oggi dal nipote Francesco, rappresenta il fulcro dell’attività vitivinicola della famiglia D’Onofrio; Francesco, giustamente, continua anche a valorizzare la storia famigliare grazie alla produzione di olio EVO di alta qualità.

Gabriele D’Onofrio

Marchesi de’ Cordano oggi

L’Azienda, in regime biologico, può oggi contare su quasi 50 ettari di vigneti di suddivisi fra le tenute di Loreto Aprutino, di circa 18 ettari, Villamagna, Canosa Sannita, Bucchianico in provincia di Chieti, Civitaquana e Spoltore in provincia di Pescara oltre a una piccola proprietà in quota, sopra i 500 metri s.l.m, ricadente nel Comune di Ofena (AQ); la loro produzione è di circa 200.000 bottiglie.

Fin dall’inizio della propria storia questa Cantina ha puntato sulla valorizzazione dei vitigni tradizionali abruzzesi vinificati in purezza: trebbiano d’Abruzzo, cococciola, pecorino, passerina e montepulciano d’Abruzzo sono, pertanto, i veri protagonisti del lavoro della famiglia D’Onofrio.

Durante la vendemmia, le uve sono immediatamente raffreddate mediante ghiaccio secco e condotte in cantina dove, ad attenderle, troveranno l’enologo Vittorio Festa, fin dall’inizio una delle anime fondamentali dell’attività aziendale. La grande cura e professionalità profusa nella vinificazione permettono di raggiungere eccellenti risultati che trovano le loro massime espressioni nella cococciola e nel montepulciano. È importante segnalare che le fermentazioni alcoliche sono svolte grazie all’utilizzo di lieviti indigeni raccolti direttamente nelle vigne aziendali e in seguito riprodotti in colture fresche.

Francesco D’Onofrio (a sinistra) e Vittorio Festa (a destra)

La cococciola: un’uva da riscoprire

Iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite fin dal lontano 1970, questa varietà è ammessa nella Denominazione di Origine Controllata “Abruzzo” oltre che in dieci IGT distribuite fra Abruzzo e Puglia; è diffusa principalmente in provincia di Chieti ma è presente anche nella Puglia settentrionale

Questo vitigno viene citato in forma scritta per la prima volta da Viala e Vermorel nella loro Ampélographie (1901-1910) sotto il nome di Cacciola; le sue origini sono ben lontane dall’essere state chiarite anche se Ian D’Agata, nel suo Native Wine Grapes of Italy (2014), riporta una possibile parentela con il bombino bianco.

Varietà con germogliamento e fioritura in epoca ordinaria, tende ad avere una maturazione leggermente tardiva e a produrre grappoli che a piena maturazione sono di media grandezza, forma cilindro-conica con acini grandi e rotondi di colore giallo con macchie e screziature marroni.

I vini che se ne ottengono sono generalmente di color paglierino, spesso con riflessi dorati, e sono di solito connotati da una spiccata acidità e da profumi di frutta, fiori e vegetale secco con caratteristiche note speziate; al palato i vini si presentano ben strutturati, armonici e persistenti.

Marchesi de Cordano sta impegnandosi a fondo nella valorizzazione di questa varietà soprattutto per evidenziarne le poco conosciute capacità di invecchiamento.

Marchesi de’ Cordano incontra Claudio Sadler

Claudio Sadler, notissimo chef stellato, ama definire la propria cucina “moderna in evoluzione” e capace di mantenere le radici nella tradizione ma, nel contempo, ricca di trasgressioni finalizzate a ottenere risultati eleganti ed accattivanti.

Questi presupposti – e l’indiscussa qualità dello chef – sono stati alla base della scelta di Francesco D’Onofrio di presentare a Milano i propri vini presso il ristorante Sadler in abbinamento con alcuni dei suoi piatti più noti. La filosofia della Cantina è infatti proprio quella di coniugare l’innovazione tecnologica in vigna e in cantina con la tradizione e il territorio per permettere ai vini di rappresentare al meglio i vitigni e la terra che li ha visti crescere e fruttificare.

Ravioli di pesce spada farciti di melanzane perlina con bagnetto giallo e zafferano ellenico Krokos Kozanis

Il pranzo con degustazione, svoltosi lo scorso 16 gennaio 2019 e al quale ho avuto il grande piacere di partecipare, ha visto un ricco aperitivo e quattro portate principali ciascuna in abbinamento con uno o due vini.

Le righe che seguiranno saranno il racconto di tali vini e dei piatti che li hanno accompagnati.

La degustazione

Il piatto

Ravioli di pesce spada farciti di melanzane perlina con bagnetto giallo e zafferano ellenico Krokos Kozanis: piatto di grande equilibrio gustativo e tattile nel quale le note di mare trovavano equilibrio nelle sensazioni vegetali delle melanzane e nelle note garbatamente speziate dello zafferano.

Brilla – Cococciola Colline Pescaresi Igp – 2017

Ottenuto da uve cococciola in purezza prodotte da vigneti che godono di esposizione compresa fra sud e sud-est a una quota di 208m s.l.m., questo vino è stato fermentato e maturato esclusivamente in acciaio.

Di un intenso e cristallino color paglierino, il Brilla 2017 regala al naso fini e intense note fruttate di pera e mela a pasta gialla alle quali si affiancano le note floreali dell’acacia oltre a sensazioni di miele millefiori e zucchero vanigliato.

Al sorso, apre assai fresco ed equilibrato grazie al buon corpo e all’ottima morbidezza per chiudere poi con una più che soddisfacente persistenza e un fin di bocca elegantemente ammandorlato.

Brilla – Cococciola Colline Pescaresi Igp – 2009

Il suo luminoso color dorato sembra volerci condurre a un bouquet ampio ed elegante nel quale tra le fitte maglie delle note di albicocca matura emergono – nitide e garbate – lievi sensazioni minerali di pietra focaia oltre ai sentori floreali della ginestra e a quelli tostati della polvere di caffè; l’insieme trova, infine, il suo pieno compimento per mezzo di leggeri profumi ben riconducibili alle erbe provenzali.

Il sorso, ampio e avvolgente, spicca per l’ottimo corpo e la grande morbidezza perfettamente sostenuti da un’ancora nitida freschezza. Vino di eccellente equilibrio, regala una beva facile ma certo non banale; lunga la persistenza.

Il piatto

Gnocchi di funghi trombetta con astice, crauti, cumino e salsa allo speck: piatto dai ricordi spiccatamente mitteleuropei concede al mare quanto è dovuto offrendo, inoltre, interessanti suggestioni tra cucina ricca e popolare oltre che fra tendenza dolce e note più aspre.

Diamine – Pecorino Colline Pescaresi Igt – 2017

Le uve pecorino utilizzate per il Diamine 2017 sono state prodotte da vigneti situati a 208m di altitudine che godono di esposizione compresa fra sud e sud-est. In seguito, tali uve sono state vinificate interamente in acciaio.

Dal calice, nel quale questo vino si offre di un luminoso color paglierino chiaro, emergono fragranti sensazioni fruttate di pesca a polpa bianca e mela Golden oltre a fini note di gelsomino e miele di acacia; una garbata mineralità, che riporta i nostri sensi direttamente alla roccia, ne completa il panorama olfattivo.

Al palato, si presenta fresco e sapido e, nel contempo, di buon corpo e altrettanto buona morbidezza che, nel loro insieme, gli garantiscono il dovuto equilibrio e una beva piacevole e non impegnativa; più che adeguata la persistenza.

Trinità – Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva – 2015

Le uve Montepulciano utilizzate per questo vino sono state prodotte da vigneti allevati a tendone, siti a 306m di altitudine e aventi esposizione compresa fra sud e sud-est. Questo Montepulciano d’Abruzzo Doc è stato oggetto di decantazione statica in botte grande e, in seguito, maturato in barrique per un anno; prima di essere posto in commercio è stato affinato in bottiglia per altri 12 mesi.

Di un bellissimo color rubino intenso, il Trinità 2015 si presenta a noi grazie alle note dolci del confetto affiancate da intense e fruttate sensazioni di ciliegia, prugna fresca e fragola alle quali si uniscono poi i sentori speziati della liquirizia e della noce moscata.

Il sorso è ampio, molto morbido e di corpo e, nel contempo, di compiuto equilibrio grazie alla nitida freschezza e a tannini vivi ma aggraziati; lunga la persistenza.

Il piatto

L’evoluzione della costoletta di agnello farcita di tartufo nero e foie gras in crosta di pane e mandorle tostate: la tradizione abruzzese dell’agnello sposa la finezza e l’intensità aromatica del tartufo nero e del foie gras dando vita a un unicum capace di far convivere ricchezza gusto-olfattiva ed eleganza oltre a offrire un inebriante gioco di consistenze.

Santinumi – Montepulciano d’Abruzzo Doc Terre dei Vestini Riserva – 2012

Le uve Montepulciano utilizzate per questo vino sono state prodotte da vigneti allevati a tendone, siti a 306m di altitudine e aventi esposizione compresa fra sud e sud-est. Il Santinumi 2012, dopo la decantazione statica in botte grande, è stato maturato prima per un anno in botte da 50hl e poi per un altro anno in barrique; prima della sua messa in vendita è stato affinato in bottiglia per altri 12 mesi.

Il suo intenso e vellutato color rubino ci introduce a un bouquet elegante e marcatamente fruttato nel quale spiccano le note di ciliegia croccante affiancate da quelle agrumate del mandarino; in seguito, dopo una delicata rotazione, ecco comparire i profumi floreali del giaggiolo oltre a quelli dolci del confetto; sentori di cuoio e di noce moscata e una ben presente sensazione boisé ne completano il complesso panorama olfattivo.

All’assaggio, si offre di ottimo corpo e altrettanto importante struttura; la ben presente freschezza e i tannini gradevolmente nervosi e di eccellente fattura gli conferiscono nerbo, equilibrio e personalità; adeguata la persistenza.

Trinità – Montepulciano d’Abruzzo Doc – 2001

Di color granato intenso, questo Trinità 2001 apre al naso grazie a succose sensazioni di confettura di frutto rosso affiancate da quelle più “aspre” delle scorze di arancia amara; gli eleganti sentori di vegetale secco – ben riconducibili al fieno e alle foglie di tè nero – e quelli speziati della liquirizia si alternano alle note floreali del potpourri di fiori rossi e a una garbata, ma nitida, sfumatura ematica.

Ampio e piacevolmente caldo, il sorso spicca per morbidezza e corpo ma, nel contempo, per l’equilibrio dovuto all’ancora ben presente freschezza e ai tannini fitti, dolci e setosi. Vino elegante e dalla beva importante, ma nel contempo armonica e piacevole, chiude lungo e molto fine grazie alla piacevolezza del fin di bocca.

Trinità – Montepulciano d’Abruzzo Doc – 2000

Dal calice, dal quale regala un caldo color granato, il Trinità 2000 spicca per la pienezza del frutto che si presenta come confettura di frutti rossi e arance amare nonché con marcate note di prugne disidratate; sensazioni di zucchero vanigliato e di cannella e un lieve ed elegante boisé ne completano il quadro olfattivo.

Ampio e avvolgente, questo Montepulciano d’Abruzzo Doc si offre all’assaggio di ottimo corpo e di grande morbidezza nonché sostenuto da una ben percepibile freschezza e da tannini vivi, dolci e avvolgenti che gli conferiscono equilibrio e una beva ancora vivace e di piena soddisfazione; lunga la persistenza.

Il piatto

Tiramisù al mandarino di Benedetta: la reinterpretazione di un classico dell’Italia “più dolce” improntata alla freschezza del mandarino e a un sottile gioco di temperature e consistenze.

A seguire, piccola pasticceria.

Santa Giusta – V.S.Q. Metodo Classico Brut

Ottenuto da uve pinot nero (70%) e chardonnay (30%), questo Metodo Classico – figlio dell’annata 2013, affinato in bottiglia 36 mesi sui lieviti e prodotto in quantità limitatissime – rappresenta un’eccezione nelle scelte aziendali che, come già scritto, privilegiano in modo quasi assoluto i vitigni autoctoni e i vini fermi monovarietali.

Il suo brillante color paglierino molto intenso, ulteriormente ravvivato da un susseguirsi di catenelle di minuscole bolle, prelude a fragranti sensazioni fruttate, ben riconducibili alla mela Golden e alla pesca a polpa gialla, tra le quali si alternano note di nocciola tostata, fieno e fiori gialli di campo nonché una piacevole vena quasi balsamica, riconducibile alle erbe aromatiche, che gli conferisce un’interessante tridimensionalità olfattiva.

Il sorso, ricco e dinamico, apre sorretto dalla vibrante freschezza per trovare poi immediatamente il proprio equilibrio grazie alla morbidezza e alla pienezza del corpo. Metodo Classico ampio e avvolgente, accarezza la bocca grazie alla fine grana dell’effervescenza ed è capace di esprimere in modo adeguato i due grandi vitigni francesi in termini di struttura e morbidezza; lunga la persistenza.

Ringraziamenti

Non posso – e non voglio – concludere queste mie righe senza un sentito ringraziamento alla famiglia D’Onofrio per avermi invitato a questo evento; un mio grazie è anche dovuto allo Studio Giorgio Vizioli & Associati per la perfetta organizzazione.

Marchesi de’ Cordano

C. da Cordano, 43

65014, Loreto Aprutino (PE)

info@cordano.it

www.cordano.it

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