• Sab 26 Nov 2022

Il Ruchè e i suoi profumi, impalpabili tramiti tra il bicchiere e l’emozione

voglio il tuo profumo

dammi tutto il tuo sapore

Tratto da: Profumo di Gianna Nannini

Caravaggio rappresenta l’incontro della luce con la forma, Michelangelo quello tra la materia grezza e la bellezza in essa nascosta, J. S. Bach è, senz’ombra di dubbio, la sintesi dell’architettura con l’armonia, della matematica con la purezza del suono. Il Ruchè, per me che – a torto o a ragione – ritengo essere il vino principalmente la forma liquida dei profumi della natura, non può che essere uno degli emblemi della capacità di un vino di racchiudere in sé l’eleganza dei fiori, la pienezza dei frutti nonché l’infinita complessità delle spezie. Il Ruchè, pertanto, rappresenta un complesso spaccato sul mondo dei profumi, ovvero su un mondo spesso dimenticato, schiacciato dai cambiamenti degli ultimi decenni che, sempre più, ci hanno portato a considerare il cibo – e di conseguenza i vino – un male più o meno necessario, oppure una pura forma di ostentazione alla pari dell’ultimo modello di cellulare o di un’automobile di lusso. I profumi, invece, sono la nostra storia – personale e ancestrale – sono il tramite, non palpabile, fra la materia e l’emozione, fra la memoria e l’attimo presente, tra l’anima e i sensi.

Il Ruchè: la sua storia e il suo territorio

Poco è noto sulle origini del vitigno Ruchè anche se pare essere ormai accertata la sua origine in provincia di Asti, proprio nel territorio tuttora ammesso produzione del vino Ruchè di Castagnole Monferrato Docg, ovvero l’intero territorio dei seguenti sette comuni astigiani: Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi. In Piemonte, al di fuori di questo territorio, questa varietà è sporadicamente presente nella confinante provincia di Alessandria, dove è nota con il sinonimo di Moscatellina

La più antica citazione scritta di questo vitigno pare essere quella del conte Giorgio Gallesio, che osservò un Moscatellino a Valenza Po (AL) nel 1831; anche Giuseppe Acerbi, in verità, nel 1825 riportò tra le uve coltivate “nel Circondario di Valenza” un Moscatello raro, ma non si è certi della corrispondenza fra questa varietà e il Ruchè. Il nome attuale compare nel 1834 – sempre per merito di Gallesio – il quale descrive una varietà di vite, “detta Roché”, a Portacomaro (AT), uno dei comuni attualmente ammessi alla sua produzione. Il nome Romitagi col quale è talvolta chiamato, in provincia di Alessandria, il vino ottenuto da questo vitigno – termine probabilmente derivante dal nome francese Hermitage, notissima località vitivinicola della Valle del Rodano – non implica in alcun modo sinonimie o parentele con nessuna varietà della Francia meridionale; analogamente, è risultata priva di fondamento l’ipotesi dell’importazione del Ruchè dalla Borgogna nel corso del XVIII secolo.

La storia recente e la rinascita del Ruchè si deve a Don Giacomo Cauda che, da appassionato prete contadino, iniziò il recupero e la vinificazione moderna e in purezza di quest’uva arrivando, negli anni ’70 dello scorso secolo, a produrre il “Il Ruchè del Parroco” dalle vigne di pertinenza della Parrocchia.

Nel 1987 nacque la Doc Ruchè di Castagnole Monferrato che fu poi elevata a Docg nell’ottobre 2010: ad oggi, il Ruchè Docg deve essere prodotto con un minimo pari al 90% di uve Ruchè – il rimanente 10% può essere costituito, da sole o congiuntamente, da uve Brachetto e/o Barbera – provenienti da vigneti siti su terreni argillosi, limosi, sabbiosi, calcarei o nelle loro varie combinazioni; la giacitura di tali vigneti deve essere obbligatoriamente collinare a quote comprese fra i 120 e i 400m s.l.m. Il Disciplinare di produzione prevede la Menzione di Vigna; attualmente, la “Vigna del Parroco” – 1,8ha di vigneto in corpo unico – è l’unica menzione di vigna di questa Denominazione.

Dal punto di vista geografico e pedoclimatico, l’area di produzione rappresenta un piccolo comprensorio viticolo nel Monferrato astigiano in riva sinistra del Tanaro. Quest’area, ascrivibile nel suo complesso al Bacino Terziario Piemontese, è attraversata dalla fascia di transizione fra le formazioni marnose o marnoso-pelitiche della sua parte più settentrionale e i depositi alluvionali sabbioso limosi di origine pliocenica presenti nella sua porzione meridionale. La porzione più settentrionale è, inoltre, caratterizzata dalla presenza di una particolare arenaria marnoso-calcarea o siliceo-calcarea – detta Pietra da Cantone ma localmente spesso erroneamente denominata “tufo” – che tanto ha influenzato anche l’architettura del territorio rappresentandone uno dei più importanti materiali da costruzione. La sua origine è da ricondurre ai depositi sedimentari marini risalenti al Miocene, ovvero tra 15 e 20 milioni d’anni fa.

Il clima del Basso Monferrato è di tipo temperato suboceanico con estati calde, durante le quali le temperature possono raggiungere i 35°C, e inverni freddi; la temperatura media annua è di circa 12°C. La piovosità è piuttosto contenuta con una tendenza alla siccità estiva: il valore annuo totale è compreso fra i 500 e gli 800mm, con i valori più bassi osservati nella porzione più meridionale dell’area.

Nel corso di questo primo scorcio di terzo millennio si è assistito a una costante crescita delle superfici vitate rivendicate a Ruchè, che sono passate dai soli 26ha del 2000 ai 123ha del 2013; anche la produzione di vino è, ovviamente, parallelamente aumentata, passando dalle 431.875 bottiglie del 2012 alle 776.051 del 2016 (dati Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato).

Il Ruchè in vigna e nel bicchiere

La foglia adulta di questa varietà è medio-piccola, più larga che lunga, trilobata o quinquelobata, con la pagina inferiore glabra ad eccezione di qualche setola alla ramificazione delle nervature. Il grappolo a maturità è medio-grande o grande, di forma cilindrico-allungata, con ali ben sviluppate. È un’uva caratterizzata dall’essere mediamente spargola nella parte prossimale, per divenire più compatta in quella mediana e distale. Il grappolo, medio-grande o grande, è costituito da acini medio-piccoli di forma sferoidale o ellissoidale corta, caratterizzati da buccia molto pruinosa, di colore blu-nero violetto. Complessivamente, si tratta di una vitigno abbastanza precoce in tutte le sue principali fasi fenologiche, soprattutto per quanto riguarda la fioritura – seconda decade di aprile – e, pur se in modo meno marcato, per la maturazione dell’uva che viene considerata medio-precoce dato che si verifica, normalmente, verso la fine del mese di settembre.

Il Ruchè è caratterizzato da una produttività nel complesso medio-alta ma non particolarmente costante a causa di una fertilità un po’ altalenante.

Questo vitigno viene considerato una varietà aromatica nel volume “Vitigni aromatici del Piemonte a bacca colorata” (2012), pubblicato dalla Regione Piemonte e curato da alcuni dei principali esperti dei differenti settori di studio (Supplemento al n. 78 dei Quaderni della Regione Piemonte – Agricoltura).

Il mosto di Ruchè è caratterizzato da una dotazione di sostanze aromatiche libere non particolarmente elevata mentre più ricca risulta essere la dotazione in composti aromatici legati che saranno poi liberati nel corso della fermentazione.

Negli anni 2009, 2010 e 2011, sono state svolte alcune ricerche sulle caratteristiche chimiche e gusto-olfattive dei vini ottenuti da uve Ruchè coltivate a Carpeneto (AL) presso la Tenuta Cannona (cfr. testo sopra citato). Tali vini si sono mostrati di colore rubino intenso con forti riflessi violacei, con bouquet complessi caratterizzati da sensazioni floreali, riconducibili alla rosa e alla violetta, fruttate, principalmente ciliegia e piccoli frutti di bosco, e speziate. Nel complesso, questi Ruchè si sono contraddistinti per un’acidità moderata, un grado alcolico generalmente piuttosto elevato nonché per un soddisfacente corpo abbinato a un’idonea morbidezza e a una lunga Persistenza Aromatica Intensa.

Ora la parola al Ruchè: la degustazione

22 etichette di Ruchè, tutte rigorosamente coperte, di ben 16 produttori mi aspettavano in una umida mattina di novembre – per la precisione del 21 novembre 2016 – per una degustazione appositamente organizzata dall’Associazione dei Produttori del Ruchè di Castagnole Monferrato. L’obiettivo era permettermi da un lato di cogliere le mille sfumature dell’annata 2015 (17 campioni) – caratterizzata da un’estate calda ma complessivamente considerata di ottimo livello – dall’altro di esplorare le capacità di invecchiamento di questo vino per mezzo di alcuni assaggi delle precedenti vendemmie: 2014 (1), 2013 (2), 2012 (1) e 2010 (1).

Come in altri miei precedenti articoli riguardanti degustazioni così strutturate, il mio scopo, con le righe che seguiranno, non sarà quello di descrivere ciascun vino, bensì di delineare le caratteristiche principali emerse nel corso degli assaggi in modo tale da poter raccontare i tratti distintivi non di un singolo vino ma, nel limite delle mie capacità e del numero di campioni, dell’intera Denominazione, evidenziandone le note gusto-olfattive più caratterizzanti senza perdere di vista, però, alcune peculiarità, magari presenti solo in alcune bottiglie, ma sicuramente sempre frutto del vitigno, del territorio e dell’impegno di questo gruppo di appassionati vignaioli che, nel corso di relativamente pochi anni, sono riusciti a portare il Ruchè all’attenzione internazionale, esportandolo in numerosissime nazioni non solo in Europa ma anche nelle Americhe e nell’Estremo Oriente.

Alla vista, i campioni del 2015 si sono tutti presentati di color rubino intenso; piccole differenze riguardavano esclusivamente l’intensità mentre la tonalità si manteneva molto stabile a rimarcare sia il corretto stato evolutivo dei vini sia una loro “riconoscibilità cromatica” che – intendiamoci bene – non deve essere percepita come omologazione, bensì come corretta interpretazione di un vitigno dalla ricca e stabile dotazione antocianica.

Il bouquet dei diversi campioni del 2015 è risultato essere sempre connotato da ottima franchezza e finezza e con l’intensità talvolta più marcata talvolta meno prorompente; il loro panorama olfattivo è apparso sempre molto tipico e caratterizzato da sensazioni nel contempo nette e armoniche. Le note di frutto rosso, talvolta di marasca e ciliegia fresca, talvolta di piccoli frutti – ribes rosso, fragola o lampone – cedevano il passo, in alcuni campioni, a profumi più “scuri” riconducibili alla ciliegia molto matura, alla prugna disidratata, al cassis o alla confettura di fragole. A questo primo “livello” di sensazioni ne seguivano molti altri tra i quali il ruolo principale era sicuramente da assegnare, ex aequo, alle sensazioni floreali e a quelle speziate. Le prime proponevano, talvolta, fiori rossi freschi, tra i quali primeggiavano le note di rosa rossa o di glicine; generalmente, queste sensazioni floreali, nei vini caratterizzati da profumi fruttati più scuri, lasciavano spazio a sensazioni che riconducevano i miei sensi al potpourri di fiori rossi.

I sentori speziati erano generalmente riconoscibili come spezie dolci quali noce moscata e chiodi di garofano e, molto più raramente, cannella. Molti campioni, inoltre, trovavano ulteriore complessità ed eleganza grazie ai sentori minerali di grafite, ai quali si univano le sensazioni tostate del cioccolato nonché quelle più dolci della caramella Rossana e dei confetti. In alcuni casi, leggere note di incenso completavano un panorama olfattivo sempre complesso, armonico e intrigante nonché capace, generalmente, di evolvere a lungo nel calice.

In bocca, questi vini hanno saputo mantenere le aspettative regalando corpo, struttura e morbidezze ben evidenti alle quali una tessitura tannica ben presente – talora ancora nervosa ma sempre fitta e di ottima fattura – nonché una ben percepibile freschezza donavano equilibrio e armonia. Nel suo complesso, l’annata 2015 ha dato vita a Ruchè di carattere, ampi, profondi, armonici e persistenti nonché dalla beva facile ma non banale.

Le altre annate – 2014, 2013, 2012 e 2010 – hanno mostrato di reggere molto bene lo scorrere del tempo. Solamente il 2010 si presentava, alla vista, di un corretto e luminoso color granato mentre il 2012 si manteneva ancora rubino lasciando solo intravvedere le prime sfumature granato. Con gli anni, i profumi tendevano a evolvere verso sensazioni di confettura di frutti rossi o di piccoli frutti neri – ad esempio la mora – nonché di fiori rossi appassiti con la comparsa – almeno in un caso – di spiccate sensazioni agrumate riconducibili all’arancia candita e di sentori dolci che accompagnavano la mia mente verso il profumo dei frutti del carrubo.

Al gusto, mantenevano nerbo e personalità grazie alla sempre ben percepibile freschezza e alla presenza di tannini sicuramente più evoluti ma ancora chiaramente percepibili e capaci di fornire all’insieme equilibrio e piacevolezza di beva.

Concludendo, i 22 Ruchè di Castagnole Monferrato Docg assaggiati hanno mostrato un’ottima aderenza alle caratteristiche del vitigno, pur mantenendo ciascuno la propria identità ed evitando così di cadere verso una banalizzazione del prodotto, nella vana rincorsa verso il gusto omologante del mercato. L’uso del legno in alcuni vini è apparso sobrio e rispettoso della tipicità. Il volume in alcol, generalmente piuttosto elevato soprattutto nell’annata 2015 a causa delle alte temperature estive, non ha inciso negativamente in termini gusto-olfattivi non essendo mai percepibile né al naso né in bocca o in gola. La freschezza e i tannini si sono sempre mostrati di ottima fattura e capaci di divenire più fini e setosi col trascorrere degli anni.

In chiusura, un grazie a tutti coloro i quali non solo hanno reso possibile questa degustazione ma, soprattutto, con il loro impegno quotidiano hanno rilanciato una grande vitigno, figlio di una terra che trova nel vino la propria fonte di sostentamento e, soprattutto, la sua anima più profonda.

Ringraziamenti alle Aziende partecipanti

Di seguito, in rigoroso ordine alfabetico, le Aziende che hanno offerto i loro vini per questa degustazione. A tutti loro non posso che ribadire i miei più sentiti ringraziamenti per il loro lavoro e la loro ospitalità.

Amelio Livio

Azienda Agricola Crivelli

Azienda Agricola Garrone

Azienda Agricola Gatto Pierfrancesco

Azienda Agricola Marengo Vini

Azienda Agricola Tommaso Bosco

Bersano

Caldera

Cantina Sant’Agata

Cantina Sociale di Castagnole Monferrato

Ferraris Agricola

Goggiano

Poggio Ridente Azienda Agricola Biologica

Tenuta dei Re

Tenuta La Fiammenga

Tenuta Montemagno

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