Le verticali di World Wine Passion: La Selva di Moirano, Monferrato Doc Freisa Secco dell’Antica Casa Vinicola Scarpa

L’esperienza non è ciò che accade a un uomo.

È ciò che un uomo fa di ciò che accade a lui.

Aldous Leonard Huxley

Il saper fare, l’aver fatto, l’essere stato testimone di un mondo che non c’è più e dell’inizio di questo nuovo modo di intendere il vino: questa è a mio avviso è l’esperienza, ovvero la componente umana del terroir, quell’ineffabile capacità di intervenire sulla terra, sulla vite e sull’uva per trarne il meglio senza perderne l’anima, senza alterarne le qualità che fanno sì che l’identità si trasformi in emozione.

Io non produco, né mai produrrò, vino ma credo che, anche per poter scrivere, sia indispensabile avere un contatto diretto con questo grande patrimonio di sapienza per poter cercare di trasmettere la cultura del vino come risultato delle esperienze millenarie che hanno portato a ciò che oggi ciascuno di noi racconta secondo il proprio stile e la propria sensibilità.

Carlo Castino, enologo dell’Azienda dal 1962 al 2015

Ecco perché ciò che mi è rimasto più profondamente nel cuore della mia visita presso l’Antica Casa Vinicola Scarpa per “affrontare” la verticale di Freisa che descriverò nelle prossime righe, oltre alla qualità dei loro vini, è stato l’incontro con Carlo Castino, enologo presso l’Azienda dal 1962 al 2015 e memoria tangibile non solo delle singole annate e della storia di questa antica Cantina ma, soprattutto, dello spirito di un Piemonte enoico ormai scomparso, di una visione sabauda del vino nel quale tutto è pervaso da quel “non so che” dal sapore “d’antan”, ovvero d’altri tempi, capace di raggiungere l’anima almeno quanto un calice di un grande vino.

Carlo racconta la propria vita in Azienda – ben 53 vendemmie – con la coscienza di chi non può, e non deve, rimproverarsi nulla perché ha sempre dato il meglio che poteva senza che ciò possa mai anche lontanamente sembrare presunzione. Racconta delle annate, di quando la Freisa “sapeva di framboise” prima che le estati troppo calde ne modificassero il profilo gusto-olfattivo, racconta dei passati proprietari, di cui lui è l’ultimo parente ancora in presente in Azienda, parla, con semplice eleganza e una non dovuta deferenza nei miei confronti, delle prove in cantina, del 1989 quando si fece costruire una botte da 17 ettolitri per la Freisa per provare a farla maturare in legno, o del 2001 quando la fece fermentare in un tino di legno per poi farla maturare in acciaio. Ogni assaggio, ogni profumo, ogni sfumatura del tannino diviene motivo di un ricordo, di un piccolo viaggio nel tempo, in un Piemonte che non c’è più e che nessuno potrà più restituirci. Nelle prossime righe dovrò – e sarà un piacere farlo – riassumere le vicende di questa storica Casa Vinicola e, cosa ancora più importante, cercare di descrivere a parole le sensazioni e le emozioni provate a ogni assaggio delle cinque annate in degustazione ma ora voglio concludere con un semplice – ma veramente sentito – “Grazie Carlo” per avere condiviso alcuni tuoi ricordi e un po’ della tua enorme esperienza con noi: è stato un regalo magnifico.

Antica Casa Vinicola Scarpa: storia e territorio

Fondata nel 1854 dal veneziano Antonio Scarpa, l’Azienda ha conosciuto negli anni numerosi proprietari tra i quali alcuni più di altri hanno contribuito al suo successo. Tra questi è doveroso ricordare la famiglia Pesce – Castino, che l’acquisì nel 1949 e, in modo particolare, Mario Pesce che, anche grazie alle esperienze acquisite nel corso dei suoi viaggi in Alsazia e Borgogna, riuscì, nel corso degli anni ‘70, ad ampliarne la produzione e a permetterle di conquistare nuovi mercati. Inoltre, fu proprio durante la sua conduzione che la Cantina intraprese il percorso di costante ricerca della qualità, di rispetto delle tradizioni oltre che di una viticoltura rispettosa dell’ambiente che tutt’oggi ne caratterizzano l’attività. Si deve, poi, a lui l’acquisto, nel 1971, di Podere Bricchi – in frazione Moirano in comune di Castel Rocchero (AT) – ove tutt’oggi sono coltivate le uve aziendali ad eccezione, ovviamente, di quelle destinate alla produzione di Barolo e Barbaresco. A tale scopo, l’Azienda ha recentemente acquistato due vigneti all’interno dei prestigiosi cru Monvigliero (Verduno, CN) e Cottà (Neive, CN), rispettivamente destinati alla produzione di uve nebbiolo da Barolo e Barbaresco.

I vigneti di freisa, dolcetto e barbera di Podere Bricchi a Castel Rocchero (AT)

Nel 2001, la Casa Vinicola passò alla famiglia Binaghi – Zola che la mantenne fino al 2014, anno in cui venne acquistata da una famiglia russa che ne è l’attuale proprietaria.

I vigneti di Podere Bricchi, costituiti in larghissima parte dai principali vitigni tipici del Monferrato (clicca sulla mappa dei vigneti per scaricarla in formato pdf), sono coltivati a quote comprese fra i 380 i 480m s.l.m. su suoli argilloso-sabbiosi particolarmente ricchi di magnesio.

Mappa dei vigneti aziendali di Podere Bricchi a Castel Rocchero (AT)

In cantina, le fermentazioni avvengono in acciaio o, per alcuni vini di particolare importanza, in tini tronco conici; la maturazione in legno è svolta, quando ritenuto opportuno, solo in botti di misura non inferiore ai 20 ettolitri; attualmente, la cantina è affidata alla grande competenza dell’enologo Silvio Trinchero che continua a realizzare i vini con la cura e la passione di sempre al fine di garantire loro la massima espressione del vitigno e del territorio.

Freisa Secco “La Selva di Moirano”: cinque annate di puro piacere

Un grappolo di freisa

Il Freisa è un vitigno piemontese che negli ultimi decenni ha visto ingiustamente calare drasticamente la propria diffusione e l’attenzione ad esso riservata spesso anche tra gli appassionati più attenti e curiosi. Parente di primo grado del nebbiolo, questa varietà è in grado di dar vita a vini piacevoli, spesso frizzanti e di facile beva così come a importanti vini fermi dalle grandi capacità di invecchiamento.

Il “La Selva di Moirano” Monferrato Doc Freisa Secco dell’Antica Casa Vinicola Scarpa, che ho avuto la fortuna di degustare in una verticale di cinque annate (2013, 2009, 2006, 2003 e 1994) nel corso della mia visita all’Azienda il giorno 27 luglio 2018, è la prova tangibile di quanto possa esprimere – in termini di eleganza, complessità e longevità – questo nobile vitigno piemontese quando interpretato, in vigna e in cantina, in modo tale da permettergli di esprimere pienamente le proprie indiscutibili qualità. Vinificato esclusivamente in acciaio – almeno per quanto riguarda le annate di seguito descritte – a partire da uve Freisa in purezza prodotte nel Podere Bricchi a 380 metri di altitudine, questo vino è affinato, in relazione all’annata, da uno a due anni in acciaio per poi riposare un altro anno in bottiglia prima della sua messa in vendita. Le annate oggi disponibili per l’acquisto sono 2014, 2013, 2006 e 2005.

Le bottiglie delle cinque annate degustate

Per evitare inutili ripetizioni, tengo a precisare che, ove non diversamente indicato, tutti gli assaggi si presentavano nel calice di un lucente e vellutato color granato di buona intensità.

Da ultimo, ma non certo per importanza, voglio ringraziare Gregorio Ferro, Responsabile per l’Azienda del Mercato Nazionale, per la magnifica ospitalità e per avermi concesso l’opportunità di godere di questa verticale.

2013

Annata caratterizzata da due fasi: una prima fase vegetativa piuttosto rallentata e un secondo periodo che ha consentito forti recuperi con produzioni assai abbondanti, anche grazie ai mesi di settembre e ottobre equilibrati dal punto di vista climatico. La vendemmia ha permesso di ottenere risultati molto soddisfacenti pur necessitando di un’attenta gestione del carico produttivo.

Il naso – intenso, fine e dal frutto ricco e maturo – apre con note di confettura di ciliegie e more oltre che con evidenti rimandi alle prugne disidratate; tra queste prime sensazioni si affacciano, prima timidamente e poi in modo sempre più preciso, i sentori agrumati delle arance amare accompagnati da quelli del potpourri di fiori rossi; un lieve verticalità balsamica ne completa il quadro olfattivo offrendogli ulteriore eleganza e tridimensionalità.

Il sorso è pieno e morbido ma, nel contempo, vibrante e nervoso grazie a tannini di eccellente fattura ma ancora decisamente adolescenti; la pienezza del corpo e il garbato calore contribuiscono a donargli equilibrio e una beva piacevole e di spiccata personalità; assai più che soddisfacente la persistenza.

2009

La campagna agraria del 2009 è iniziata con un inverno caratterizzato da abbondanti nevicate e un inizio di primavera piovoso che hanno garantito un’ottima riserva idrica nel terreno. Queste riserve sono state di fondamentale importanza nel corso dell’estate scongiurando problemi legati allo stress idrico che avrebbe potuto verificarsi a causa della pressoché nulla piovosità estiva unita al gran caldo, in modo particolare nel corso della seconda metà del mese di agosto.

Il 2009 si presenta alla degustazione per mezzo di un bouquet di maggior finezza e minor intensità rispetto all’annata appena descritta. Il ruolo di protagonista è ancora rivestito dalle note di confettura di ciliegia e mora oltre che da quelle di cassis e prugna disidratata; tra le fitte maglie di queste succose sensazioni fruttate si scorgono nuovamente i sentori dei fiori rossi appassiti nonché quelli agrumati delle scorze di arancia amara; la lieve verticalità balsamica, ancora presente, gli conferisce ulteriore complessità. È, però, all’assaggio che questo vino svela pienamente il suo fascino: al palato è avvolgente e morbido, il corpo è ricco e perfettamente sorretto da una vivace freschezza e da una tessitura tannica dolce e setosa che si manifesta poco alla volta lasciando la bocca pulita e desiderosa del sorso successivo. La lunga persistenza e la piacevolezza del fin di bocca ci aiutano a imprimere nella memoria un assaggio che inizia a mostrare appieno le grandi qualità di questo vitigno.

2006

L’andamento climatico del 2006, caratterizzato da precipitazioni scarse e dall’alternarsi di periodi più o meno lunghi con temperature al di sopra o al di sotto della media, ha influito direttamente sulle viti, che hanno alternato momenti di rapido sviluppo vegetativo ad altri di relativa quiescenza. Per quanto riguarda le varietà medio tardive e tardive (Barbera, Freisa e Nebbiolo), le precipitazioni della metà di settembre hanno provocato non poche apprensioni tra i viticoltori ma un’attenta gestione del vigneto è riuscita a superare queste difficoltà portando a vendemmia uve sane e di ottima qualità.

Vino decisamente “signorile”, si offre al naso regalando inconfondibili sensazioni di goudron armoniosamente frammiste alle note fruttate della confettura di mora e di ciliegia oltre alle immancabili sensazioni di cassis e prugna disidratata. Ben lontano dall’aver completato il proprio bouquet, questo 2006 regala, in un continuo susseguirsi di nuove scoperte, sentori capaci di spaziare dalle scorze di arancia amara al cuoio per giungere fino a una ben evidente verticalità balsamica.

L’attacco al palato è ampio, avvolgente ed equilibrato: l’ottima struttura trova pieno sostegno e nerbo nell’ancora ben presente freschezza e in tannini fitti e piacevolmente sussurrati; molto lunga la persistenza.

2003

L’annata climatica 2003 è stata caratterizzata dal permanere di condizioni di tempo stabile, soleggiato e dalla quasi totale assenza di pioggia, una concomitanza di fattori che hanno fatto salire le temperature fino ai massimi storici per la zona, mantenendole molto alte per un periodo di tempo eccezionalmente lungo per l’Astigiano. Nei primi giorni di settembre si è assistito a un cambiamento delle condizioni metrologiche che, pur rimanendo improntate al bel tempo, hanno registrato un generale e repentino abbassamento delle temperature; tali condizioni si sono prolungate fino alla vendemmia e sono state opportunamente intervallate da alcune precipitazioni di modesta entità; nel complesso si è comunque trattato di un’annata molto avara dal punto di vista delle precipitazioni.

Di color granato intenso e luminoso nel quale occhieggiano le prime sfumature aranciate, l’annata 2003 ci incanta con un bouquet capace di compiere l’ardua impresa di coniugare intensità, finezza e complessità. Un ampio panorama di frutti in confettura – ciliegia, mora, mirtillo nero e lampone – funge da palcoscenico per un susseguirsi di protagonisti che sembrano rincorrersi nel calice: ecco, allora, comparire le sensazioni di liquirizia nera seguite nuovamente dal goudron oltre che dalle note di fieno maturo, cuoio, potpourri di fiori rossi e prugna disidratata.

All’assaggio, sfoggia un eccellente corpo e una grande morbidezza che trovano sostegno nell’ancora ben percepibile freschezza nonché nei tannini setosi, dolci e fitti e capaci di pulire la bocca con garbo e grazia. Vino nitido, elegante e intenso anche al sorso conclude lunghissimo donandoci piena consapevolezza delle qualità di questo grande vitigno e del territorio che gli ha dato vita.

1994

Annata molto interessante sino a fine agosto per il clima caldo e asciutto rovinata, in settembre, da copiose piogge accompagnate da temperature alte, che hanno causato massicci attacchi di marciume all’uva. I problemi maggiori sono stati riscontrati nelle posizioni meno soleggiate dove, durante la vendemmia, è stata effettuata una severa cernita dell’uva. Il vigneto di freisa, posto in zona soleggiata, ha risentito poco di questa situazione, dando vita a vini che hanno saputo reggere la prova del tempo.

Dal calice, nel quale si presenta di color ormai aranciato chiaro, emerge un insieme di profumi lievi ma non spenti, sussurrati ma riconoscibili, garbati ma emozionanti. La tisana di frutti rossi prende il posto della confettura presente nelle precedenti annate mantenendo così ben salde le note fruttate tanto tipiche del vitigno; a queste si uniscono, in un lento e progressivo susseguirsi di suggestioni, i sentori del goudron, del tabacco biondo e del cuoio ai quali si uniscono, inaspettatamente, sfumature riconducibili al burro fresco nonché lievi sensazioni agrumate del mandarino.

Il sorso è, nel contempo, nitido ma leggero: il buon corpo e l’ancora ben presente morbidezza vestono con grazia la garbata freschezza e i soffusi tannini dando origine a un unicum quasi “sospeso in bocca” ma di perfetto equilibrio e grande fascino; ancora molto lunga la persistenza.

Un assaggio capace di attraversare il tempo unendo, nel calice, ciò che era con ciò che è e rimanendo per sempre nel cuore e nella mente insieme a ciò che sarà.

Antica Casa Vinicola Scarpa

Via Montegrappa, 6

14049, Nizza Monferrato (AT)

info@scarpawine.com

www.scarpawine.com

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