Le Macchiole: la nobiltà del coraggio di sperimentare
Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondoGino Paoli
Sono, purtroppo, trascorsi molti anni dalla mia ultima visita al Museo degli Uffizi a Firenze ma, nella mia mente, una sensazione è ancora assolutamente chiara e nitida: quella di camminare all’interno di un libro di storia dell’arte nel quale, allo spostarsi da una stanza alla successiva, corrispondeva l’immaginario voltare una pagina e scoprire, volta per volta, nuovi capolavori, nuove testimonianze della grandezza dell’Uomo quando il suo genio – e non il suo lato oscuro – ne guidano la mente e la mano.
Poco più di un mese è trascorso, invece, dalla mia visita a Le Macchiole – in comune di Castagneto Carducci (LI), nel cuore della Denominazione di Origine Controllata “Bolgheri” – e un’immagine analoga mi è rimasta nel cuore: l’immagine, lungo la via Bolgherese, di camminare lungo gli scaffali di una magnifica enoteca sui quali, ordinati e allineati, facevano sfoggio alcuni dei più bei nomi del panorama enoico italiano. Aziende capaci di evocare pure emozioni, grandi successi internazionali ed etichette che hanno rappresentato – e continuano a rappresentare – una parte essenziale della storia recente dell’Italia del vino.
Le Macchiole è, senza dubbio, una di queste aziende che, quando questo territorio iniziava il suo percorso verso la gloria, era già presente insieme agli altri “avveduti sognatori” che hanno prima intuito e poi affermato la grande vocazione vitivinicola di questo lembo di terra chiuso fra il mare i e i colli.

Bolgheri e il suo territorio
L’area viticola del Bolgheri Doc coincide con il territorio del comune di Castagneto Carducci ad esclusione della sua porzione a occidente del vecchio tracciato della Statale Aurelia; l’area è delimitata a levante da una linea di colline con giacitura nord-sud aventi quote variabili tra i 250 ed i 400m s.l.m. e pressoché parallela alla linea di costa, situata all’estremità orientale della zona; a nord e a sud si trovano due fiumi, il Cecina e il Cornia. Si tratta di un’area estremamente diversificata dal punto di vista pedologico che vede, in linea generale, suoli ricchi di argille e, talvolta, di limo, con scheletro più o meno abbondante e un aumento delle sabbie avvicinandosi al mare. I vigneti sono in grandissima parte presenti nella fascia pedecollinare che, lentamente, degrada verso la linea di costa. Le colline offrono protezione dal freddo invernale proveniente dall’interno e contribuiscono al ricircolo delle brezze provenienti dal mare moderandone le temperature estive e l’umidità dell’aria e, contribuendo, in tal modo, alla sanità delle uve.
È importante sottolineare che, nonostante il forte sviluppo della viticoltura che ha interessato l’area di Bolgheri negli ultimi decenni, il territorio rimane tuttora un complesso mosaico di agrosistemi (oliveti, vigneti e aree deputate al pascolo) e ecosistemi più o meno naturali, costituiti da macchia mediterranea, boschi meso-igrofili e pinete litoranee.

Il clima mostra un regime termico di tipo temperato caldo con temperature medie fra i 15 e i 16,5°C e escursioni termiche annuali di circa 18 – 19°C; la media delle minime risulta essere di 9,6°C mentre quella delle massime è pari a 19,4°C.
Le piogge, a regime mediterraneo, mostrano il loro massimo tra settembre e gennaio con un buona ripresa nel corso del mese di aprile. Le precipitazioni totali medie nel corso dell’anno assommano a 584mm.
Da ultimo, ma non certo per importanza, è doveroso ricordare come il territorio bolgherese sia stato a lungo quasi interamente di proprietà di antiche famiglie nobili quali i Della Gherardesca e gli Antinori e, in tempi più recenti, gli Incisa della Rocchetta. Solo con la parziale abolizione della mezzadria nel 1964 – divenuta totale nel 1982 – gli enormi tenimenti nobiliari furono parzialmente frammentati e venduti agli ex mezzadri o ad altri acquirenti; tutt’oggi, però, le principali tenute sono ancora di proprietà di queste antiche famiglie.
Le Macchiole: una famiglia, un’Azienda
La storia
Come tutte le Aziende cresciute col lavoro e la passione, anche la storia de Le Macchiole meriterebbe uno spazio molto più ampio di quello che anch’io potrò dedicarle. Prima di narrarla, anche se per sommi capi, vorrei, però, iniziare questo mio racconto da ciò che più mi ha colpito nel corso della mia visita lo scorso 25 giugno, ovvero la grande voglia di provare, imparare e ricercare che emerge da ogni parola di Elia Campolmi e che, fatto questo ancora più apprezzabile, non riguarda solo le pratiche di vigna e di cantina attuali o la storia aziendale e di famiglia ma anche – o forse soprattutto – direttamente Elia che esprime con gli occhi, oltre che con le parole, il bisogno, quasi fisico, di seguire un proprio percorso di crescita umana prima ancora che professionale.

La famiglia Campolmi, fondatrice e titolare dell’Azienda Le Macchiole, giunge sul territorio bolgherese 120 anni or sono provenendo dalla Val d’Elsa e già dopo pochi anni apre a Bolgheri una piccola bottega nella quale commercia i propri prodotti ottenuti grazie al lavoro nei campi. Dopo alcuni anni, la famiglia si divide: i cugini del nonno di Elia continuano l’attività commerciale a Bolgheri mentre nonno Umberto, dopo una breve attività presso il borgo di San Guido, agli inizi degli anni ‘70 avvia un piccolo bar paninoteca lungo la vecchia via Aurelia nel quale somministra, tra le altre cose, il vino sfuso di sua produzione; questo bar rimarrà attivo fino alla metà degli anni ‘90. Eugenio, figlio di Umberto e papà di Elia, però, ama molto di più lavorare la terra, così come era stato per suo nonno Ottorino dal quale ha ereditato tale passione, che non stare dietro un bancone e – con l’indispensabile supporto della moglie Cinzia, allora fidanzata, e nonostante la non certo celata opposizione dei suoi genitori nei confronti delle sue scelte lavorative – decide che il suo futuro sarà quello di contadino – o meglio di vitivinicoltore – e inizia la lunga avventura che lo porterà alla nascita de Le Macchiole e al successo.
Negli anni ‘80 Eugenio inizia a imbottigliare due linee di etichette: Primalba – con un vino rosso e un bianco – e Le Contessine, con un bianco, un rosso e un rosato, quest’ultima prodotta fino al 1993; entrambe le linee erano ottenute a partire esclusivamente da vitigni tipici toscani. Nel contempo – ed ecco qui la grande voglia di sperimentare e imparare alla quale accennavo poc’anzi, nonostante il suo percorso di studi si fosse dovuto arrestare con le scuole medie – Eugenio inizia a studiare da autodidatta i testi universitari di enologia e a viaggiare per vedere con i propri occhi i grandi territori del vino mondiale e, nel contempo, confrontarsi con colleghi di aziende di grande esperienza e prestigio. In Azienda, che all’epoca disponeva di soli tre ettari di vigna nei pressi del bar dove avveniva anche l’imbottigliamento delle bottiglie già in produzione, inizia a sperimentare nuovi vitigni, soprattutto bordolesi che, in quegli anni, si stavano ormai saldamente diffondendo in zona grazie ai successi di Sassicaia; dato però che “chi non risica non rosica” le prove si estendono anche ad altri vitigni fino a comprendere, per un breve periodo, anche il Nebbiolo.
L’inizio della vera storia de “Le Macchiole”, così come noi la conosciamo oggi, si può far risalire, pur se ancora in modo quasi embrionale, al 1983 con l’acquisto, sempre da parte di Eugenio, di 6ha di terreno, un tempo di proprietà Antinori, nel quale saranno posti a dimora solo vitigni bordolesi, con particolare riguardo per Cabernet Franc e Merlot. Nel 1989, arriva finalmente la prima annata di Paleo Rosso e Le Macchiole imboccano definitivamente la strada che le porterà, in breve tempo, al successo. In seguito, nel 1993, nasce Paleo bianco da uve Chardonnay e Sauvignon blanc e – grazie all’acquisto di altri 3,5 ettari coltivati a Merlot, Syrah e C. Franc – nel 1994 inizia la produzione di Messorio e Scrio, rispettivamente da uve Merlot e Syrah.

Mancato prematuramente a soli 40 anni Eugenio nel corso dell’anno 2002, l’Azienda è oggi guidata dal figlio Elia, classe 1989, da sua madre Cinzia e dallo zio, con l’indispensabile collaborazione, dell’enologo Luca Rettondini, subentrato allo storico enologo Luca D’Attoma che ha visto, in Azienda, ben 24 vendemmie.
Elia, dopo gli studi presso presso l’Istituto Tecnico Agrario di Siena e numerose esperienze lavorative, svolte tra il 2010 e il 2012, in Alto Adige, Nuova Zelanda, Pomerol (Francia) e California, soprattutto per la parte di cantina si occupa ora – perché bisogna sempre imparare e provare nuove strade – in gran parte della vigna insieme allo zio. Per onor di cronaca, finiti gli studi a Siena, Elia si iscrive all’Università di Pisa frequentando i corsi del primo anno e sostenendo, con ottimi risultati, gli esami previsti ma la sua voglia di cercare la propria strada fuori dagli schemi e il profondo desiderio di mettersi quanto prima alla prova, ricercando una propria via nel mondo del vino, lo portano ad abbandonare gli studi universitari.
Le Macchiole oggi
Le vigne
Oggi, l’Azienda può contare su 27ha di vigneti di proprietà nei quali coltiva C, Franc, Merlot, Syrah, Chardonnay e Sauvignon blanc, oltre a limitate quantità di C. Sauvignon utilizzato esclusivamente nella produzione del Bolgheri Rosso Doc; i diversi vitigni, anche se con percentuali differenti, sono presenti in gran parte dei vigneti al fine di sfruttare al massimo le caratteristiche dei differenti suoli. Tale diversità è poi ulteriormente valorizzata sia in vigna, mediante numerosi passaggi di raccolta durante ciascuna vendemmia, sia in cantina per mezzo di vinificazioni separate; questa attenta fase di vendemmia oltre alle tecniche di potatura e allo svolgimento manuale di tutte le operazioni di vigna direttamente a carico delle viti aumentano grandemente lo sforzo lavorativo necessario che raggiunge le 600-700 ore/ettaro, un valore molto alto per vigneti posti sostanzialmente in piano.
I suoli, come già detto, sono estremamente variabili tanto che anche all’interno della singola vigna possono esservi importanti differenze pedologiche; è un esempio illuminante di tale variabilità il caso della vigna “Casa Nuova” in prossimità della sede aziendale nella cui porzione settentrionale il terreno è costituito da argille rosse miste a ghiaie mentre nella porzione più meridionale si osservano argille più chiare, ricche di scheletro calcareo e con importanti presenze di sabbie.

La lavorazione dei suoli e il diserbo sono effettuati meccanicamente mentre tutte le operazioni direttamente sulle viti sono svolte rigorosamente a mano. La proprietà è divenuta di fatto biologica, anche se non certificata, a partire dal 2001 e, negli ultimi anni, la pratiche di vigna stanno abbracciando le tecniche biodinamiche e, pertanto, gli importanti vigneti Casa Nuova e Vignone sono attualmente trattati per mezzo dei preparati 500 e 501. La potatura delle vigne è effettuata da alcuni anni secondo le regole di Simonit e Sirch parzialmente modificate per adattarle alla condizioni e ai sesti di impianto aziendali.
In tutti i vigneti è praticato il sovescio e la miscela di semi utilizzata è “personalizzata” per ciascuna vigna in funzione del tipo di suolo, dell’apporto di nutrienti che si ritiene necessario e del tipo di azione meccanica che si vuole ottenere dai differenti apparati radicali.
Negli ultimi anni numerose acquisizioni hanno permesso di raggiungere l’attuale superficie vitata. Nel 2014 è stato acquisito il vigneto “I sommi”, 8ha vitati principalmente con Cabernet Sauvignon, C. Franc, Syrah e Merlot seguito, nel 2016, dall’acquisto di 3,5ha a Bibbona, caratterizzati da argille molto scure e calcare nonché dal non essere mai stati coltivati in precedenza; in questo podere sono stati messi a dimora i vitigni a bacca bianca oltre al Merlot e al C. Franc. Inoltre, sempre nel 2016, è stato acquistato un terreno a Castagneto Carducci nel quale è stato realizzato un ettaro di vigneto terrazzato di Syrah allevato ad alberello.

Complessivamente, dunque, ad oggi le Macchiole dispongono di 27 ettari di vigne suddivise in sei parcelle: Casa Nuova (5ha) principalmente con C. Franc, C. Sauvignon, Chardonnay, Sauvignon blanc; Vigneto Puntone, il più vecchio e l’unico allevato a cordone speronato; Vignone (7ha), quello con le vigne più vecchie, con una densità di impianto di 10.000 ceppi/ettaro e dalle cui uve Merlot si ottiene Messorio. A questi vigneti ormai “storici” vanno aggiunti i più recenti, e appena descritti, I Sommi, Bibbona – l’unico al di fuori del territorio della Denominazione di Origine Controllata – oltre a quello terrazzato di Castagneto Carducci.
La Cantina
La grande cura nella cura della vigna non può che trovare un naturale prosieguo nelle pratiche di cantina a partire dalle selezione delle uve. Tale fase, che inizia già durante la vendemmia, viene ulteriormente affinata, dopo la diraspatura, per mezzo di una selezione manuale degli acini su tavolo vibrante prima che gli acini stessi siano avviati in pressa. Ricordo che ciascuna parcella è oggetto di tre o quattro vendemmie separate seguite da vinificazioni e maturazioni distinte al fine di valorizzare quanto più possibile la singola annata durante la fase di assemblaggio dei vini.

Le fermentazioni di tutti i vini rossi sono condotte in tini tronco-piramidali di cemento non vetrificato che garantiscono una corretta micro-ossigenazione atta ad evitare fenomeni di riduzione, soprattutto a carico del C. Franc, nonché a garantire, data la loro forma, la creazione di uno spesso cappello che, mediante follature e lunghe macerazioni, rilascia lentamente il proprio corredo polifenolico; solo il Bolgheri Rosso Doc fermenta esclusivamente in tini di acciaio. I vini rossi sono in seguito maturati prevalentemente in barrique ad eccezione del Syrah che riposa per un periodo in tonneau da 330 e 500. Il Paleo bianco, unico vino bianco aziendale, viene maturato in barrique e tonneau sulle proprie fecce fini dopo aver fermentato in barrique.

Le degustazioni
I vini di seguito descritti sono stati tutti degustati nel corso della visita in Azienda il giorno 25 giugno 2018.
Le Macchiole – Bolgheri Rosso Doc – 2016
Prodotto a partire da uve Merlot (40%), Cabernet Franc (30%), Cabernet Sauvignon (15%) e Syrah (15%), Le Macchiole 2016 ha fermentato in acciaio e, in seguito, ha riposato in gran parte in barrique usate; una piccola percentuale è stata maturata in cemento.
La sua indiscutibile gioventù è manifesta fin dal primo sguardo quando l’occhio si perde nel suo intenso color porpora. Al naso, si offre fine, intenso e già complesso: le succose note fruttate di ciliegia matura, mirtillo nero e mora di rovo costituiscono la fitta struttura olfattiva nelle cui maglie trovano naturale collocazione le gradevoli sensazioni floreali del glicine nonché una ben percepibile ed elegante speziatura, facilmente riconducibile al pepe nero oltre alle note minerali della grafite.
Al sorso si offre polposo, ampio e di ottima beva grazie alla ricchezza del corpo e all’avvolgente morbidezza che trovano il proprio baricentro nella nervosa eleganza della tessitura tannica e nella viva e tesa freschezza. L’assai più che soddisfacente persistenza, la facilità di beva e la gradevolezza del fin di bocca lo rendono un vino capace di avvicinare al territorio in modo intuitivo e gradevole ma, nel contempo, pienamente rappresentativo della Denominazione.
Paleo Rosso – Toscana Igt Rosso – 2015
Le uve Cabernet Franc in purezza utilizzate per la produzione del Paleo Rosso sono fermentate in cemento non vetrificato con lunga macerazione; il vino così ottenuto è stato maturato per circa 18 mesi in in barrique di primo e secondo passaggio.
L’annata 2015, che sarà posta in commercio a partire dal mese di febbraio 2019, si offre allo sguardo di un impenetrabile color porpora, preludio a un bouquet molto fine e intenso nel quale l’assoluto protagonista è rappresentato dal frutto rosso maturo di grande pienezza e intensità a cui si affiancano, non certo però col ruolo di meri comprimari, le note speziate del pepe verde e della noce moscata; l’insieme trova la propria piena completezza, pur se ancora adolescenziale, tramite gradevoli sensazioni vegetali, riconducibili all’erba fresca, nonché grazie alle sfumature “dolci” del confetto.
All’assaggio, si offre succoso, profondo, molto morbido ed elegantemente materico; l’equilibrio, pur se ancora vibrante di indomita gioventù, è raggiunto grazie a tannini fitti e nervosi e alla vivace freschezza; molto lunga la persistenza. Una nota di merito è dovuta al garbato e sapiente uso del legno.
Scrio – Toscana Igt Rosso – 2015
Ottenuto da uve Syrah in purezza a seguito di una lunga macerazione nei tini tronco-piramidali in cemento e di un successivo riposo di quasi due anni in tonneau di primo e secondo passaggio, lo Scrio 2015 sarà posto in commercio a partire dal mese di febbraio del 2019.
Di color porpora impenetrabile, a rammentarci la sua ancora non trascorsa gioventù, si imprime nei nostri sensi grazie all’intensa – ma nel contempo elegante – nota speziata di pepe nero, così tipica del vitigno, che offre verticalità alla pienezza del frutto rosso e nero molto maturo nonché alle scorze di arancia amara. La grafite, il potpourri di fiori rossi e la polvere di caffè ne completano il bouquet che, pur se ancora ben lontano dall’aver raggiunto il suo pieno sviluppo, è già in grado di far scorgere chiaramente la sua grande futura evoluzione olfattiva.
L’attacco in bocca è diretto, ampio e compatto; la grande struttura e la “polpa del frutto” gli conferiscono una eccellente corrispondenza al naso mentre la sua morbidezza e la sua piacevole muscolosità trovano nerbo, sostegno e carattere nell’irruente – ma elegante – struttura tannica e nella vivida freschezza.
La più che lunga persistenza conclude l’assaggio prolungando il piacere di aver sperimentato la compiutezza delle nozze fra Bolgheri e il Syrah.
Messorio – Toscana Igt Rosso – 2015
Il Messorio 2015, ottenuto da uve Merlot in purezza a seguito di una fermentazione con lunga macerazione svolta nei tini tronco-piramidali in cemento seguita da una maturazione di 18 mesi in barrique nuove, sarà posto in vendita a partire dal mese di febbraio 2019.
Di color rubino molto intenso, il Messorio 2015 si presenta, fin dal primo approccio, capace di coniugare finezza e intensità offrendo al naso succose note di frutto rosso e nero molto maturo accompagnate da sensazioni di cioccolato dolce e noce moscata; una lieve verticalità balsamica gli conferisce una tridimensionalità olfattiva di notevole interesse.
Il sorso è ampio, polposo, solido e piacevolmente nervoso: i tannini fitti e dolci, pur se giovani, offrono, con l’aiuto della nitida freschezza, il giusto contrappunto alla sua importante struttura e alla avvolgente morbidezza dando così origine a un unicum capace di coniugare equilibrio e personalità; molto lunga la persistenza.
In un mio precedente articolo, ho avuto il piacere di recensire il Messorio 2014: chi volesse leggere tale breve descrizione potrà farlo cliccando qui.
Le Macchiole
Strada Provinciale 16B Bolgherese, 189/A
57022, Castagneto Carducci (LI)
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