Le Strette, la nascetta e il territorio di Novello
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Augusto Gentilli
- Lun 17 Ago 2026
- 23 minute read
Riassunto
Le Strette, azienda di Novello guidata da Savio Daniele, riunisce sette ettari nel comune cuneese e una storia familiare che parte dalla mezzadria. Dal 1997 l’azienda lega i propri vini ai toponimi locali e accompagna il recupero della nas-cëtta, uva bianca documentata già nell’Ottocento e iscritta al Registro nazionale solo nel 2001. Con il Progetto PASINOT® ha acquisito la collina dei Pasinotti, recuperando una vigna degli anni Quaranta e creando un vigneto-collezione per la conservazione genetica. L’articolo ripercorre territorio, normativa, comportamento agronomico del vitigno e le degustazioni delle annate recenti e storiche, fino al passito sperimentale del 1997.
Summary
Le Strette is a winery in Novello, led by Savio Daniele. It comprises seven hectares in the municipality of Cuneo, and has a family history rooted in sharecropping. Since 1997, the winery has associated its wines with local place names and played a part in reviving the nas-cëtta, a white grape variety first documented in the 19th century, but only officially recognised in 2001. Through the PASINOT® Project, the winery acquired the Pasinotti hill, restoring a vineyard dating from the 1940s and creating a collection vineyard for genetic conservation. This article explores the territory and regulations, the agronomic management of the vine variety, and tastings of recent and historic vintages, including the experimental passito from 1997.
Introduzione
A Novello, nel Cuneese, poco oltre il centro storico, Le Strette riunisce all’incirca sette ettari di vigneti e una vicenda agricola che attraversa tre generazioni. Savio Daniele guida oggi l’azienda, nata dall’incontro fra una lunga esperienza familiare nella coltivazione e la scelta di dedicarsi con rigore al territorio comunale. Novello appartiene alla zona del Barolo DOCG, ma il racconto di Le Strette si lega in modo particolare alla rinascita della nas-cëtta, rara uva bianca che qui ha mantenuto il proprio nucleo storico.
Le Strette: dalla mezzadria al progetto dei fratelli Daniele
La famiglia Daniele proviene da una tradizione contadina vissuta a lungo senza proprietà fondiaria. Il nonno paterno di Savio lavorava in mezzadria a Diano d’Alba e, poco prima della morte nel 1947, trasferì la famiglia presso una cascina più vicina ad Alba trasferì la famiglia presso una cascina più vicina ad Alba, la “Bachina ” che disponeva di terreni pianeggianti, di una parte destinata all’allevamento e di vigne in collina, coltivate soprattutto a dolcetto e barbera; il nebbiolo occupava allora uno spazio limitato. Giulio, padre di Savio e Mauro, aveva quattordici anni quando assunse la conduzione insieme al fratello.
I Daniele nel secondo dopoguerra
Nel 1960 Giulio sposò Giuliana, originaria dell’Alta Langa, e proseguì l’attività nello stesso luogo. Con il tempo il rapporto di mezzadria fu convertito in affitto agrario. L’aspirazione di acquistare almeno una porzione dei vigneti non si realizzò: durante il boom economico i proprietari preferirono attendere la possibile valorizzazione edilizia dei terreni lungo la strada tra Alba e l’Alta Langa. Il progetto di una terra propria rimase dunque ai figli.
Savio e Mauro, maggiore di sei anni, frequentarono entrambi la scuola enologica di Alba, allora articolata in un ciclo di sei anni. Dopo il diploma lavorarono come enotecnici presso una rilevante realtà vinicola albese e completarono poi la formazione universitaria a Torino, fra i primi enologi diplomati nel nuovo corso. Sebbene Mauro sia scomparso alcuni anni fa, l’origine di Le Strette conserva l’impronta condivisa dei due fratelli.
La borgata Le Strette
Il nome della borgata richiama la ristrettezza dei passaggi che la caratterizzavano: la strada, concepita per i mezzi di un tempo, e l’accesso al cortile, stretto fra due archi e le abitazioni. I nonni materni di Silvia, moglie di Savio, vi giunsero nel 1950, anch’essi senza possedere i terreni. In seguito, i genitori di Silvia, futuri suoceri di Savio, acquistarono la casa padronale, edificata tra la fine del Settecento e l’Ottocento, insieme al fondo circostante. Attorno all’edificio rimanevano filari sparsi, comprese alcune viti a bacca bianca.
L’avvio della produzione de Le Strette
L’iniziativa imprenditoriale maturò nel 1994, anno del matrimonio fra Savio e Silvia. La parte bassa della casa, allora da risanare, comprendeva due locali e una cantina interrata. Nello stesso periodo la madrina di Silvia offrì in affitto un ettaro a Bergera-Pezzole, coltivato soprattutto a dolcetto e barbera e, in misura minore, a nebbiolo. I fratelli accolsero la proposta contando sulla partecipazione dei genitori e dei suoceri.
Tra il 1994 e il 1997 la famiglia recuperò la vigna e gli ambienti di cantina, operando in prevalenza fuori dall’orario di lavoro. La prima vendemmia vinificata da Le Strette, nel 1997, diede circa tremila bottiglie, soprattutto di Dolcetto d’Alba e Barbera d’Alba; la commercializzazione cominciò l’anno successivo. Fin dalle prime etichette, come Pezzole e Rocca di Bergera, l’azienda scelse di associare i vini ai toponimi di Novello.
Il territorio comunale e i due versanti
Il comune di Novello (CN) prosegue verso sud l’area di Barolo ed è articolato in due versanti riconoscibili. Il crinale principale, attraversato da una strada in direzione nord-sud, separa esposizioni, suoli e vocazioni produttive. Lungo questa dorsale si dispongono le principali aree vitate, caratterizzate da superfici abbastanza ampie e da marcate differenze tra un settore e l’altro.
I due versanti
Sul lato orientale si concentrano le località di maggiore reputazione storica, percepite come un insieme unitario. A nord, sul confine con Barolo, si trovano Ravera, Cascina Nuova e Bricco Pernice; più al centro si incontra Cerviano-Merli, mentre il margine meridionale corrisponde a Sottocastello di Novello. Verso Monforte d’Alba, leggermente discosta, emerge la piccola collina di Panerole.
Il versante occidentale presenta invece due nuclei distinti. Bergera-Pezzole, sul crinale, si riconosce per suoli chiari e per un potenziale qualitativo assimilabile a quello della sponda opposta. L’area Corini-Pallaretta e Ciocchini-Loschetto condivide la matrice geologica, ma offre terre spesso più rossastre, pendenze meno accentuate e una viticoltura discontinua, in particolare nella fascia centrale. Qui, nel versante occidentale e precisamente a Bergera-Pezzole, si collocano i primi appezzamenti condotti da Le Strette.
Le Strette e i suoi vigneti
L’Azienda ha perseguito sin dall’inizio un’espressione legata ai luoghi. Le prove produttive a Bergera-Pezzole cominciarono tra il 1997 e il 1998; in seguito venne acquisita in affitto anche una vigna in Corini-Pallaretta. Le Strette conduce complessivamente circa sette ettari, tra terreni propri e contratti pluriennali, quasi tutti entro i confini di Novello.
La gestione ordinaria si fonda anche su rapporti d’affitto di lungo periodo, utili per programmare reimpianti e interventi colturali con continuità. Il primo contratto, sottoscritto nel 1997, resterà efficace sino al 2034. Parallelamente l’azienda ha costruito una presenza diretta nella collina dei Pasinotti, dove le condizioni di esposizione e di suolo hanno rafforzato l’interesse per la nas-cëtta.
Le strette, la collina dei Pasinotti e la vigna storica
Nel 2014 Le Strette ha avviato il Progetto PASINOT® acquistando circa cinque ettari sulla collina dei Pasinotti, un insieme che comprendeva vigneti dismessi e boschi tartufigeni sulle rocche. L’intervento ha previsto il recupero di circa un ettaro vitato. Il sito, rivolto a sud e impostato su terreno calcareo, si colloca poco oltre il perimetro del Barolo DOCG e ospita una piccola vigna di nas-cëtta risalente agli anni Quaranta.
La cantina interrata
La cantina interrata fu la prima scelta infrastrutturale decisiva. Le risorse erano contenute e un capannone avrebbe inciso sul paesaggio, oltre a richiedere un controllo termico artificiale. I fratelli Daniele optarono quindi per uno scavo sotto la casa storica. Le murature di grande spessore e l’ambiente sotterraneo assicurano ancora una temperatura naturalmente stabile, adatta alla sosta di barrique, tonneau e botti.
Le Strette incontra la nascetta
L’avvicinamento di Le Strette alla nas-cëtta – grafia dialettale di nascetta riservata al Langhe DOC Nas-cëtta del Comune di Novello (clicca qui per ascoltare l’esatta pronuncia direttamente dalla voce di Savio) – derivò da memorie familiari e da esperienze dirette. La suocera ricordava le viti a bacca bianca presenti a Le Strette al suo arrivo nel 1950: il padre ne vinificava una parte, talvolta insieme ad altre uve, e ne lasciava appassire alcuni grappoli sul tetto della cascina. Quei frutti erano conservati per l’inverno, talvolta fino a Natale. Un cugino residente ai Ciocchini custodiva, inoltre, una piccola vinificazione domestica.
I primi passi verso il recupero
Intorno al 1990 quel cugino fece degustare a Savio un vino dolce filtrato, elaborato secondo una pratica vicina a quella del moscato. Nel frattempo, il Comune di Novello aveva già avviato il recupero istituzionale della varietà: il 22 agosto 1991 affidò a Mario Ubigli e Carlo Arnulfo l’incarico per la catalogazione e, nel settembre seguente, fece vinificare due quintali d’uva presso l’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti. La convergenza fra memoria locale, ricerca e formazione enologica rese la nas-cëtta parte integrante del progetto di Le Strette.
Gli utilizzi tradizionali
Le testimonianze locali indicano impieghi diversi dell’uva. Alcuni viticoltori ricavavano un vino dolce filtrato, altri destinavano i grappoli all’appassimento; in determinate circostanze il vino era usato anche per la celebrazione religiosa. Conservare l’uva fino alle feste invernali rispondeva a una precisa economia domestica, attenta a valorizzare ogni raccolto. Le Strette ha ripreso questa memoria con una prova di appassimento effettuata nel 1997 (vedi degustazione più avanti).
Le fonti ottocentesche
Le attestazioni scritte diventano più fitte nell’ultimo quarto dell’Ottocento. Nel 1874 gli Annali di viticoltura ed enologia registrarono un campione di “Nascette amabile” dell’annata 1872, prodotto a Novello da Giuseppe Quarone & Comp., premiato alla fiera enologica di Torino. Tre anni dopo, il conte Giuseppe di Rovasenda inserì l’anascetta nel suo Saggio di un’Ampelografia Universale e ne sottolineò l’elevata finezza. Il nome compare quindi presto sia nelle fonti commerciali sia in quelle specialistiche.
Nel 1879 il Bollettino ampelografico ministeriale ne registrò la coltivazione a Novello, Cherasco e Narzole; Novello era tuttavia il riferimento dell’area albese. Lorenzo Fantini, tra la fine dell’Ottocento e il 1895, distinse l’uva nascetta dal vino anascetta e descrisse quest’ultimo come quasi esclusivo del territorio novellese, apprezzandone la finezza. Il declino successivo seguì l’affermazione di vitigni più regolari e remunerativi. Dagli anni Novanta, produttori, Comune e centri di ricerca avviarono una nuova fase di studio, censimento e sperimentazione.
Il legame documentato con Novello
Le fonti convergono nel riconoscere a Novello un ruolo centrale, pur documentando presenze limitate in altri comuni del Cuneese. L’areale non ebbe mai l’ampiezza del Roero per l’arneis: la nas-cëtta rimase una coltura circoscritta, sostenuta nel tempo da pochi vigneti e da singoli ceppi. Tale continuità spiega perché il comune sia divenuto il perno del recupero produttivo e del successivo riconoscimento normativo.
Le Strette e le sue prime vinificazioni sperimentali di nas-cëtta
Dopo le ricerche comunali del 1991, Le Strette avviò la propria sperimentazione nel 1997, affiancandosi ad Elvio Cogno nel percorso di riscoperta, quando la superficie locale era ancora inferiore a un ettaro. Tre coltivatori conferirono poche casse ciascuno, per un totale vicino a 250 chilogrammi. L’azienda acquistò un piccolo serbatoio in acciaio e studiò in particolare il comportamento delle bucce. Una seconda microvinificazione seguì nel 1998; le prime circa ottocento bottiglie arrivarono sul mercato con l’annata 1999.
Dal vitigno clandestino alla Denominazione
All’inizio degli anni Novanta la nas-cëtta non era iscritta nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite e le produzioni potevano essere presentate soltanto come vini bianchi da tavola. Le ricerche ampelografiche e genetiche coordinate dal CNR di Torino ne confermarono l’autonomia. Il decreto trasmesso il 6 novembre 2001 iscrisse “Nascetta B.” al numero 362 del Registro e ne autorizzò la coltivazione; “Anascetta” e “Nas-cëtta” risultano sinonimi accertati.
La DOC Langhe
Il riconoscimento del 2001 rese possibile l’accesso alla DOC Langhe, pur senza consentire ancora l’indicazione del vitigno in etichetta. Il Comune proseguì il lavoro di valorizzazione: nel 2002 costituì un gruppo formato da amministratori, produttori – all’ epoca solo Le Strette ed Elvio Cogno – e tecnici; nel 2003 approvò il regolamento d’uso del marchio collettivo “Nas-cëtta”, depositato nello stesso anno. Dal 2004 una commissione di degustazione verificò la conformità dei vini al protocollo previsto dal marchio.
L’evoluzione normativa mise progressivamente fine alla condizione di “vitigno clandestino”. L’iscrizione al Registro consentì di superare il semplice vino da tavola e di ricondurre le produzioni alla DOC Langhe. Il percorso proseguì con la richiesta di una specifica tutela territoriale, perché l’inquadramento generale non garantiva né l’origine comunale delle uve né la purezza varietale che i produttori di Novello ritenevano essenziali.
La richiesta di una denominazione autonoma
Nel 2009 il Comune e i produttori elaborarono una proposta di DOC autonoma, costruita a partire dall’esperienza del marchio e della commissione speciale istituita nel 2006. La domanda arrivò al Consorzio di Tutela il 3 giugno 2009. Il Comitato vitivinicolo regionale non accolse la nuova DOC il 24 luglio, giudicando ancora troppo ridotta la superficie coltivata; riconobbe però il valore storico dell’area e indicò la via della sottozona nella più ampia DOC Langhe.
La sottozona Novello
La revisione del disciplinare Langhe offrì quindi una soluzione coerente. Il Consorzio trasmise alla Regione, il 27 luglio 2009, una proposta che comprendeva sia la tipologia Langhe Nascetta sia la sottozona storica di Novello. In tal modo il vitigno poteva essere indicato in etichetta anche nella tipologia generale, mentre alla sottozona venivano riservate condizioni più restrittive e il legame esplicito con il territorio d’origine.
Con decreto ministeriale del 21 gennaio 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 23 del 29 gennaio, fu riconosciuta la denominazione “Langhe Nascetta del comune di Novello o Nas-cëtta del comune di Novello”. Il riferimento al comune non è una semplice precisazione geografica: identifica il luogo della conservazione storica, rende visibile al consumatore la provenienza delle uve e tutela la specificità del vino.
La grafia dialettale
Nel parlato novellese la s non si salda alla c; la grafia nas-cëtta restituisce questa articolazione con il trattino e con la dieresi. I documenti antichi registrano anche “anascetta” e “danascetta”, forme plausibilmente nate dall’unione con l’articolo dialettale. L’uso della grafia locale in etichetta è però legato alla sottozona di Novello e non si estende alla generica tipologia Langhe Nascetta.
Le differenze fra tipologia e sottozona Novello
La sottozona Novello differisce dalla tipologia Langhe DOC Nascetta per quattro requisiti sostanziali. Le uve devono provenire interamente da Novello, con le sole piccole porzioni contigue ricadenti nei comuni di Barolo e Monforte d’Alba; il vino deve essere ottenuto con il 100% di nascetta, contro il minimo dell’85% previsto dalla tipologia. La resa massima è fissata a 90 quintali per ettaro, invece di 100, e il disciplinare richiede almeno sei mesi di affinamento in cantina, obbligo assente per la tipologia generale.
La diffusione attuale
La consistenza del vigneto varia secondo la data e il perimetro della rilevazione. La scheda CNR della Italian Vitis Database, aggiornata nel 2020, indica una superficie di circa venti ettari, quasi tutta nel comune di Novello. Le superfici aziendali attuali, come si evince dai dati dello schedario viticolo regionale piemontese, richiamano una successiva crescita, fino a circa sessanta ettari complessivi nell’areale Langhe, di cui circa trenta nel comune di Novello. Le stime aziendali richiamano una successiva crescita, fino a circa trenta ettari nel comune e a circa sessanta nell’insieme degli impianti.
Oltre al nucleo novellese, la varietà è presente in altri comuni della Langa di Barolo e in piccoli impianti legati a singole aziende. Le segnalazioni riguardano, fra gli altri, Monforte d’Alba, Serralunga d’Alba e Trezzo Tinella. L’area di Novello conserva tuttavia una centralità sia storica sia normativa, poiché la sottozona ammette esclusivamente le uve dell’areale definito dal disciplinare.
Il comportamento agronomico della nascetta
Descrizione della pianta
Dal punto di vista ampelografico, la nas-cëtta presenta una foglia adulta generalmente pentagonale o quasi orbicolare, con cinque o sette lobi. Il grappolo è di dimensione media, compatto, cilindrico e dotato di una o due ali; gli acini, medi e verde-gialli, possono assumere forma sferoidale o ellissoidale. La compattezza del grappolo e la buccia delicata aumentano l’attenzione richiesta nelle annate piovose, soprattutto vicino alla raccolta.
Il ciclo vegetativo
Le osservazioni piemontesi collocano il germogliamento nei primi giorni di aprile e la fioritura intorno alla metà di giugno. L’invaiatura si manifesta in genere a metà agosto, mentre la maturità fisiologica cade fra il 20 e il 25 settembre. Esposizione, altitudine, carico produttivo e andamento stagionale possono però modificare sensibilmente questo calendario, come confermano le scelte vendemmiali di Le Strette.
Vigoria e comportamento produttivo
La varietà mostra buona vigoria, ma una produttività moderata e talvolta irregolare per effetto della colatura. Predilige pendii luminosi e ben esposti, mentre i versanti settentrionali e i fondovalle ne rallentano la maturazione. La selezione del sito è pertanto determinante e chiarisce la persistenza storica della coltura nelle posizioni più favorevoli di Novello.
Epoca di vendemmia
Le schede ampelografiche la collocano tra le varietà a maturazione medio-precoce. L’esperienza aziendale propone una lettura più concreta: a Le Strette la raccolta avviene spesso insieme al dolcetto o immediatamente dopo, di norma fra il 20 e il 30 settembre, con possibili slittamenti ai primi giorni di ottobre. Rispetto ad altri bianchi piemontesi, la nas-cëtta richiede quindi una pazienza vendemmiale maggiore.
La questione della semi-aromaticità
La definizione di uva semiaromatica deriva da studi condotti a Asti tra il 2004 e il 2005 e dall’esperienza sensoriale dei produttori. Le analisi hanno rilevato una componente terpenica, ma la varietà dei campioni e dei siti invita a non trasformare il dato in una classificazione assoluta. È più corretto descrivere la nas-cëtta come un vitigno nel quale le note aromatiche possono emergere con intensità diversa secondo il vigneto e la vinificazione.
Alcuni terpeni, tra cui il linalolo, e determinati norisoprenoidi possono superare la soglia percettiva. Questa componente contribuisce alla complessità olfattiva, ma non sostituisce la dimensione strutturale del vino. La ricerca disponibile non ha ancora definito in modo esaustivo il profilo volatile della varietà; ogni generalizzazione deve quindi tenere conto dell’annata, del luogo e delle scelte enologiche.
Bucce e precursori tannici
Una ricerca universitaria condotta in diverse aree delle Langhe, compresi i Pasinotti, ha rilevato nelle bucce precursori tannici in linea con l’osservazione empirica di Le Strette. La masticazione dell’acino lascia infatti una lieve sensazione di aderenza al palato, pur se assai più contenuta rispetto al nebbiolo. Tale impronta può riapparire nel vino finito, contribuendo alla sua struttura e alla sua evoluzione nel tempo.
Sensibilità e vocazione territoriale
La nas-cëtta non è una varietà semplice da coltivare: l’incostanza produttiva e una certa sensibilità alle malattie ne hanno favorito l’abbandono in passato. In ambienti meno adatti alcuni produttori segnalano botrite e frequenti necessità di selezione in vendemmia. Le Strette osserva invece una maggiore stabilità nei vigneti ben collocati, confermando che la risposta del vitigno dipende in larga misura dal sito di allevamento.
Le Strette e la collina dei Pasinotti
La collina dei Pasinotti, prospiciente il castello di Novello e geologicamente continua con il rilievo su cui sorge il paese, offre esposizioni aperte e ventilate. In tali condizioni la pressione dei marciumi diminuisce e la maturazione tende a essere più regolare. Le vigne storiche della zona occupano spesso posizioni alte, ariose e soleggiate, coerenti con questa esigenza agronomica.
Ai Pasinotti si trova una piccola vigna degli anni Quaranta, indicata dal progetto aziendale come il più antico impianto di nas-cëtta ancora esistente. Le Strette ne acquistava le uve dal 2001, quando la conduzione era affidata a un viticoltore di Novello. L’ingresso diretto dell’azienda nella gestione della collina ha garantito continuità di cura a questo nucleo storico, inserendolo in un più ampio percorso di recupero e valorizzazione.
Il Progetto PASINOT
Tra il 2014 e il 2016 il Progetto PASINOT® ha affiancato al recupero paesaggistico un lavoro di conservazione genetica. Con la collaborazione di Stefano Raimondi, collegato al CNR-IPSP, sono stati selezionati ventinove ceppi vecchi e sani provenienti da tre vigneti novellesi. La loro moltiplicazione ha dato origine a un vigneto-collezione di circa 750 piante, destinato a salvaguardare la biodiversità locale e a studiare l’identità della collina.
Le affinità genetiche
Il pedigree della nas-cëtta non è stato ancora ricostruito in modo completo. L’Italian Vitis Database ne registra l’identità morfologica e microsatellitare e la colloca nel patrimonio viticolo piemontese. Gli studi del CNR indicano affinità con cultivar minori del Saluzzese e del Roero, senza individuare genitori certi. La sua origine locale resta pertanto un’ipotesi fortemente sostenuta dai dati disponibili, non una genealogia definitivamente dimostrata.
L’antico accostamento al Nasco sardo, riportato da Giovanni Gagna nell’Ottocento, non trova conferma nelle indagini moderne. Le analisi morfologiche e genetiche distinguono con chiarezza le due varietà. Anna Schneider ha inoltre osservato che non sono stati identificati parenti di primo grado sicuri, pur segnalando una possibile vicinanza con il Gros Blanc. Le somiglianze visive con il nebbiolo, come il grappolo alato, non documentano una parentela.
La selezione ai Pasinotti
La selezione compiuta ai Pasinotti non sostituisce le analisi genetiche, ma conserva materiale vegetale sano e rappresentativo dei vecchi ceppi di Novello. In questo senso unisce la tutela della biodiversità a un percorso di osservazione agronomica, offrendo una base concreta per future verifiche sulla variabilità interna della nas-cëtta.
Il profilo enologico
La produzione contemporanea privilegia vini bianchi secchi, con esperienze più limitate di passito e di distillazione delle vinacce. Il disciplinare descrive per la sottozona un colore giallo paglierino, talvolta con riflessi verdognoli, e un gusto secco e armonico. Rispetto alla tipologia Langhe Nascetta, la Nascetta del Comune di Novello impone anche un affinamento minimo di sei mesi, passaggio che favorisce una maggiore definizione del profilo gustativo.
In degustazione, emergono spesso sapidità, pesca gialla, agrumi ed erbe aromatiche; con l’evoluzione possono comparire richiami di miele e toni più caldi. Le ricerche enologiche segnalano una buona acidità e una struttura rilevante, caratteristiche che hanno suggerito talvolta un confronto, per eleganza e potenziale, con lo chardonnay. La componente tannica percepita nelle bucce concorre alla profondità del sorso e sostiene l’attitudine all’affinamento.
Le Strette nel calice
Le degustazioni che seguono si sono svolte, in compagnia del titolare Savio Daniele, nel corso della mia visita all’azienda il giorno 5 agosto 2026; oltre alle annate attualmente in vendita, ho avuto l’immenso piacere di degustare alcune vecchie annate compresa la prima annata prodotta – a titolo sperimentale non posta in vendita – nel 1997. Di queste emozioni non posso che essere grato a Savio che ringrazio sentitamente.
Brevi istruzioni all’uso
Quanto segue necessita, infine, di un breve chiarimento per spiegare come mai l’annata 2002 – prodotta in sole 1.500 bottiglie commercializzate come Vino da Tavola Bianco – sia stata degustata in due bottiglie differenti: la prima presentava un sentore di tappo ben percepibile, ma non non coprente, mentre la seconda ha mostrato un tappo secco che ne ha accelerato l’evoluzione. Le caratteristiche intrinseche di questo vino, pertanto, devono essere supposte intermedie alle due descrizioni.
Langhe DOC Nas-cëtta del Comune di Novello – 2024
Pratiche di vigna
Per questa etichetta Le Strette riunisce le uve di quattro vigneti situati nel comune di Novello. Le parcelle si trovano fra 350 e 420m s.l.m. e poggiano su suoli a matrice calcarea, nei quali sabbie e argille si alternano. I vigneti presentano densità comprese tra 4.500 e 5.000 piante per ettaro e sono allevati a controspalliera, con potatura a Guyot semplice. Gli impianti risalgono al 1948, 1983, 2009, 2014 e 2016. Questa pluralità di vigne richiede una gestione coordinata delle operazioni colturali e della raccolta.
Pratiche di cantina
La lavorazione in cantina inizia con pigiatura e diraspatura alle quali seguono alcuni giorni di macerazione pellicolare a freddo. Dopo la pressatura soffice, la fermentazione ha proceduto lentamente in acciaio, alla temperatura di 18°C. La fermentazione malolattica è stata svolta completamente. Infine, dopo la fermentazione, il vino è rimasto a lungo sulle fecce nobili.
La degustazione
Questa nas-cëtta si presenta di un paglierino intenso e cristallino, percorso da riflessi dorati. Il naso è intenso e di grande finezza, con albicocca croccante, pompelmo, zenzero, zagara e gelsomino, ai quali si affiancano la rosa bianca e le erbe aromatiche. Al sorso, mostra ottimo corpo e una morbidezza decisa, sostenuta da una freschezza netta, dalla sapidità e da una bella lunghezza.
Pasinot – Langhe DOC Nas-cëtta del Comune di Novello
Pratiche di vigna
Le uve provengono dalla omonima vigna posta tra 330 e 360m s.l.m. su marne calcaree dalla tessitura mediamente sabbiosa e piuttosto sciolta. La densità d’impianto è di 5.000 piante per ettaro; la coltivazione adotta la controspalliera con Guyot semplice. Il vigneto comprende impianti del 1948 e del 2016. Le operazioni agronomiche seguono quindi una medesima impostazione di allevamento, applicata a ceppi di età differenti e a un contesto pedologico ben definito.
Pratiche di cantina
Anche questa vinificazione, si è aperta con pigiatura e diraspatura, seguita da un periodo di macerazione pellicolare a freddo leggermente più lungo rispetto alla precedente etichetta; a ciò è seguita la pressatura soffice. La fermentazione alcolica si è svolta in acciaio a 18°C ed è stata seguita dal completo svolgimento della fermentazione malolattica. L’affinamento sulle fecce nobili si è protratto per un maggior numero di mesi prima dell’imbottigliamento. Infine, il vino ha riposato in bottiglia per un periodo non inferiore ai sei mesi prima della commercializzazione.
La degustazione – 2024
Il colore è dorato cristallino. Il quadro olfattivo risulta meno intenso rispetto all’assaggio precedente, ma più elegante, e si caratterizza per albicocca matura, cedro, salvia, rosa bianca, fiori di ginestra, zagara e pietra focaia. Il tutto è reso ancora più intrigante da un’evidente verticalità balsamica
Al palato, sfoggia una grande struttura, molto morbida e sapida, fresca e assai lunga. La beva resta importante senza mai essere faticosa.
La degustazione – 2018
Il colore richiama quello dell’assaggio precedente, solo leggermente più intenso.
Al naso arrivano albicocca matura, fiori di ginestra, cedro candito e una piacevole nota sulfurea, affiancate da sensazioni di erbe aromatiche, erbe alpine e da una gradevole sfumatura balsamica. Al palato è molto ricca, opulenta ma non faticosa, molto sapida, fresca e molto lunga.
Vino da Tavola bianco – 2002 (Bottiglia 1)
Il colore è un dorato intenso.
Senza considerare i sentori di tappo, il naso – intenso e fine – non dimostra affatto ventiquattro anni e propone albicocca matura, cedro candito, note di burro e panna, oltre a marzapane e fiori di ginestra.
All’assaggio, si allarga ampia e ricca, molto sapida e fresca per chiudere, infine, con una piacevole impronta amaricante.
Nel complesso, un sorso imponente, non faticoso, di piena soddisfazione e godibilità.
Vino da Tavola bianco – 2002 (Bottiglia 2)
Il colore vira verso un’ambra cristallina, ragionevolmente a causa della secchezza del sughero e al conseguente eccessivo ingresso di ossigeno. Il naso è molto evoluto, con albicocca disidratata, scorze di arancia amara, rabarbaro, china e verticalità balsamica.
Al sorso è magnifica, strutturata, molto morbida, fresca, molto sapida e molto lunga.
Nascetta passita – 1997 (prima annata assoluta di produzione, non commercializzata)
Il colore è ambra limpida.
Al naso, regala sentori di uvetta passita, dattero, arancia amara candita, erbe alpine, miele di castagno e incenso, accompagnati da una piacevole sensazione salmastra.
Al palato, stupisce per il magnifico equilibrio e la grande bevibilità. Si conferma di corpo, molto morbida, dolce, fresca, molto sapida e molto lunga.
Contatti
Le Strette Azienda Agricola
Via le Strette, 1F
12060, Novello (CN)
lestrette@lestrette.com