Il Poggio, Gavi e le terre rosse: verticale di Etichetta Nera
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Augusto Gentilli
- Dom 10 Mag 2026
- 14 minute read
Riassunto
Il Poggio, l’azienda di Francesca Poggio sulle colline di Rovereto nel comune di Gavi (AL), si racconta attraverso una verticale di sei annate dell’Etichetta Nera – Gavi DOCG: 2024, 2021, 2018, 2017, 2015 e 2007. La degustazione mette in luce la continuità stilistica della cantina – equilibrio, sapidità, tensione e precisione – e mostra come il tempo modelli il profilo del cortese senza snaturarne l’origine. Le terre rosse ferrettizzate, la vicinanza del mare e la sostenibile della vigna si traducono in vini di carattere, capaci di evolvere con grande personalità. Sei vendemmie, sei momenti della storia aziendale, raccontati con rigore e sensibilità.
Summary
Francesca Poggio’s winery, Il Poggio, located in the hills of Rovereto in the municipality of Gavi (AL), introduces itself through a vertical tasting of six vintages of Etichetta Nera – Gavi DOCG: 2024, 2021, 2018, 2017, 2015 and 2007. This tasting showcases the winery’s consistent style, characterised by balance, savouriness, tension and precision, and demonstrates how time shapes the profile of Cortese without altering its origins. The iron-rich red soils, proximity to the sea, and sustainable vineyard management result in wines of character that evolve with great personality. Six vintages, six moments in the winery’s history, recounted with rigour and sensitivity.
Introduzione
Conosco Francesca Poggio da molti anni e sono felice di poterla ritenere una mia amica. La ragione di questa amicizia è basata certamente anche sulla simpatia personale ma ha posto le sue fondamenta sulla serietà professionale, la correttezza e l’impegno che Francesca mette in ogni aspetto del suo lavoro. Ho sentito la necessità di scrivere queste righe più personali perché, scorrendo World Wine Passion, si troveranno numerosi articoli su di lei e sui suoi vini. Ritengo di essere assolutamente sincero quando dico che tali articoli sono tutti assolutamente meritati e che il lavoro di Francesca parlerà da solo a chiunque abbia la voglia di conoscere lei e i suoi vini. In tal senso, vi invito a leggere questo mio procedente articolo sull’Etichetta Nera – Gavi DOCG de Il Poggio che affronta il concetto di degustazione verticale in un modo decisamente fuori dagli schemi.
Il Poggio e il territorio di Rovereto
Il Poggio sorge sulle colline di Rovereto, nel comune di Gavi (AL), in un tratto del basso Piemonte che pensa al mare senza rinunciare alla propria identità. Qui, infatti, la vicinanza della Liguria, il respiro del marino, i boschi che proteggono i vigneti e le terre rosse ricche di scheletro, costituito da ciottoli piccoli e tondeggianti che offrono un drenaggio ottimale alla vigna, concorrono a definire un territorio dalla forte identità.
Inoltre, la storica vocazione di questa parte della Denominazione aiuta a comprendere perché il Gavi DOCG trovi proprio a Rovereto una delle sue espressioni più personali. Si tratta di un paesaggio agrario compatto, luminoso e ventilato, nel quale il cortese può sviluppare tensione, sapidità, nitore aromatico e capacità di evoluzione.
Il Poggio, Francesca Poggio e la storia aziendale
Francesca Poggio ha trasformato Il Poggio in un progetto di vita preciso e coerente. Dopo l’infanzia trascorsa sulla collina di Rovereto, si trasferì a Milano che lasciò appena maggiorenne per tornare in modo stabile al Poggio; successivamente, il 31 luglio 2003, abbandonò il lavoro di agente immobiliare per rilanciare la cantina di famiglia.
Da quel passaggio nacque il percorso attuale dell’Azienda, avviato ufficialmente nel 2004 e costruito con una visione che unisce vigna, cantina e ospitalità. Accanto alla titolare operano oggi i familiari – in modo particolare la figlia Giorgia – affiancati da una squadra ristretta, segno di una realtà che conserva misura artigianale, continuità affettiva e forte presidio diretto.
Il Poggio tra vigna, cantina e accoglienza
Al centro del lavoro di Francesca e Giorgia resta un’idea, in apparenza, semplice: il vino buono nasce in vigna e in cantina chiede rispetto. Per questo Il Poggio insiste su pratiche che tutelano l’equilibrio del luogo quali il mancato impiego di diserbanti e insetticidi, l’inerbimento naturale e la concimazione organica di riequilibrio facendo sì che l’Azienda ottenesse, circa un anno fa, la Certificazione Biologica.
Allo stesso tempo, l’accoglienza non vive come attività separata, ma come estensione naturale della cultura aziendale. Così il wine resort, le degustazioni e il rapporto diretto con gli ospiti diventano strumenti con cui Francesca Poggio racconta la propria Azienda, la propria storia e il carattere di queste colline piemontesi.
Il territorio nel calice
Le terre rosse
Prima di affrontare le singole annate, credo sia giusto ricordare quali caratteristiche conferiscono al Gavi DOCG le terre rosse in confronto alle terre bianche. In generale, in gioventù le terre rosse danno vita a dei Gavi DOCG di maggior struttura, con le note fruttate che lasciano un po’ più spazio a quelle floreali e un sorso ampio e profondo, di spiccata freschezza e sapidità.
Il fascino della verticale
Le sei annate di Etichetta Nera – Gavi DOCG del Comune di Gavi Rovereto in degustazione permettono di leggere questo percorso nel territorio e nel tempo con una profondità non comune.
Da un lato, questa verticale mette in luce la continuità stilistica della casa, fondata su equilibrio, sapidità, tensione e precisione mentre, dall’altro, ogni vendemmia mostra come il tempo modelli il profilo del vino, ampliandone il registro aromatico e ridefinendone gli accenti gustativi senza snaturarne l’origine.
Percorrere questa sequenza significa, quindi, seguire il dialogo tra annata, territorio e mano produttiva. Le note che seguono, pertanto, non raccontano soltanto sei vini, ma sei momenti della storia de Il Poggio, radicata a Rovereto e affidata alla sensibilità di Francesca Poggio.
Etichetta Nera – Gavi DOCG del Comune di Gavi Rovereto in verticale
Pratiche di vigna e di cantina
Le uve per la produzione dell’Etichetta Nera provengono da un vigneto contiguo alla cantina sulle colline a nord di Gavi, in località Rovereto, a circa 330m s.l.m., su terre rosse ferrettizzate con buona ritenzione idrica. L’allevamento è a guyot, con 4.200 ceppi per ettaro ed esposizione sud-occidentale. La gestione del suolo prevede inerbimento a file alterne e concimazione organica con stallatico, senza ricorso alla defogliazione. La raccolta è manuale in cassetta.
In cantina, le uve vengono sottoposte a pigiatura soffice e la fermentazione si svolge in vasche di acciaio inox a temperatura controllata. Tutte le annate completano la fermentazione malolattica. Il vino riposa poi sulle fecce fini fino alla primavera successiva alla vendemmia, per essere quindi chiarificato per via statica e imbottigliato con una minima aggiunta di solfiti. Infine, questo Gavi DOCG riposa in bottiglia di due mesi prima della commercializzazione.
2024
L’andamento climatico
Il 2024 ha preso avvio con temperature mai troppo rigide e scarse precipitazioni. Da metà febbraio a fine marzo, abbondanti piogge hanno originato un accumulo complessivo di circa 550mm, ripristinando le riserve idriche dopo due stagioni siccitose. Aprile ha alternato caldo anomalo a un brusco ritorno del freddo, con temperature localmente prossime allo zero che hanno causato danni alla produzione. Il mese di maggio ha poi mantenuto un carattere instabile, con fenomeni piovosi e temporaleschi diffusi. Giugno ha offerto una breve finestra di stabilità: la fioritura ha preso avvio nella prima settimana, in linea con il 2023. Il successivo rialzo termico, con giornate soleggiate, ha favorito l’ingrossamento degli acini e la chiusura del grappolo. Agosto ha portato caldo intenso, con massime tra 33 e 35 °C. L’invaiatura – avviata a metà mese, in ritardo rispetto all’anno precedente – ha posticipato la vendemmia alla terza settimana di settembre.
La degustazione
Questo 2024 veste un paglierino pieno e luminoso. All’olfatto si rivela fine e piacevole, ma non si concede al primo approccio. È un vino che non va incontro al degustatore, piuttosto chiede al degustatore di andargli incontro. Richiede attenzione e ripaga chi gliela dedica. Aprono la scena i sentori di frutta bianca ancora giovanile, sottolineati da una nota netta di uva spina. L’anice si orienta verso un registro balsamico-mentolato e costruisce una bella verticalità olfattiva. Completano il quadro i fiori bianchi e lievi sfumature minerali.
L’attacco al palato è nitido e ben strutturato. L’ottimo corpo e l’avvolgente morbidezza trovano contrappunto in un’acidità ben definita e perfettamente integrata, mai scomposta né fastidiosa. La sapidità sostiene il sorso e accompagna una chiusura amaricante misurata, che lascia la bocca pulita.
2021
L’andamento climatico
L’inverno 2020-21 è stato freddo, con nevicate abbondanti che hanno mantenuto il suolo coperto per buona parte di gennaio. Un innalzamento termico a metà febbraio ha anticipato il ciclo vegetativo, ma il freddo di aprile e un maggio nuvoloso hanno regolarizzato il germogliamento. Il mese di giugno ha registrato scarse precipitazioni, giornate ventose e temperature medie elevate. Il caldo è continuato interrotto solo da un temporale a fine luglio. Agosto ha poi imposto picchi oltre i 30 °C. Tuttavia, le forti escursioni termiche di fine agosto e settembre hanno rinfrescato i grappoli nelle ore notturne, preservandone la sanità. I vigneti hanno mostrato stress idrico solo a carico delle foglie, mentre i grappoli sono rimasti freschi e turgidi. La maturazione, lenta e progressiva, ha prodotto un quadro acido con una migliore tenuta dell’acido malico rispetto alle annate precedenti, segnale di un eccellente potenziale qualitativo.
La degustazione
L’Etichetta Nera 2021 de Il Poggio si presenta di un paglierino dorato brillante. All’olfatto il profilo è intenso ed elegante. Cedro, albicocca ed erbe provenzali si intrecciano con una sfumatura di pietra focaia e con sentori più evidenti di confetto e mandorle dolci.
Al palato è rotondo, ampio, morbido e di buon corpo. Il centro bocca si distende con tensione, freschezza e una marcata sapidità, accompagnate da una lunga persistenza per chiudere, infine, con una piacevole nota ammandorlata.
2018
L’andamento climatico
L’annata 2018 ha preso avvio con un inverno tardivo ma deciso. Un’irruzione siberiana a fine febbraio ha portato temperature minime tra -7 °C e -10 °C, con massime mai superiori allo zero. Marzo ha poi offerto neve e piogge abbondanti, ricaricando i suoli e le sorgenti. Aprile ha alternato una prima metà piovosa a un caldo precoce nella seconda. Maggio e buona parte di giugno si sono rivelati molto perturbati, rallentando la fenologia e i lavori in vigneto. Il caldo è tornato a metà giugno, ma il mese successivo ha portato ancora temporali prima di cedere il passo a un’estate incompleta. Fortunatamente, un settembre soleggiato, con temperature vicine ai 30 °C e forti escursioni termiche che hanno asciugato i grappoli. La vendemmia del cortese ha preso avvio intorno al 10 settembre, protraendosi fino a fine mese. Le uve hanno così recuperato sanità e maturazione, garantendo una raccolta di ottima qualità.
La degustazione
Il suo colore dorato intenso e brillante anticipa un panorama olfattivo più evoluto rispetto al precedente. Le note di frutta gialla in confettura, di cotognata e di miele di castagno si alternano con armonia a un’intensa balsamicità mentolata.
Al palato esprime ottimo corpo e grande morbidezza, sostenuti da freschezza e sapidità ben marcate. La persistenza è lunga.
2017
L’andamento climatico
Il 2017 si è distinto come un’annata decisamente anomala e complessa. L’inverno mite e asciutto ha preceduto una primavera segnata da gelate tardive in aprile. Successivamente, la prolungata siccità e le temperature eccezionali hanno indotto un forte stress idrico. Giugno si è rivelato caldissimo, così come luglio che ha registrato valori termici estremi continuati con la prima decade di agosto che ha portato un’ondata di calore con massime oltre i 35 °C e notti a 26 °C. A differenza di altre annate calde, i suoli erano già aridi per la mancanza di riserve idriche invernali. Di conseguenza, la vendemmia ha subito un sensibile anticipo, iniziando in alcune aree già a fine agosto. Tuttavia, questo clima secco ha favorito uve molto sane limitando la necessità di trattamenti fitosanitari.
La degustazione
Questa annata veste un dorato luminoso e cristallino. Il bouquet si apre ampio e complesso e rappresenta eloquentemente quanto un Gavi possa evolvere in modo sorprendente. Le note burrose e di piccola pasticceria da forno arrivano fini e pulite, firma inequivocabile della fermentazione malolattica. Seguono l’agrume candito, con il cedro e mandarino in evidenza, e una frutta gialla in piena maturazione – albicocca e pesca gialla – che sfiora, senza raggiungerlo, il registro della confettura. Le erbe aromatiche tracciano una verticalità quasi balsamica mentre sul versante floreale domina la ginestra, affiancata da un accenno di camomilla; col tempo, affiora la pietra focaia, mentre la nota di idrocarburo resta sullo sfondo.
Il profilo gustativo di questo 2017 è di rara eleganza. L’acidità, levigata dalla malolattica, non arretra e resta presente. Insieme alla sempre marcata sapidità diventa la spina dorsale del sorso e regala una beva agile pur nella ricchezza e nell’articolazione del vino.
2015
L’andamento climatico
Il 2015 ha mostrato un inizio stagione mite, con precipitazioni concentrate nei primi quattro mesi dell’anno favorendo, in tal modo, una partenza vegetativa regolare. La primavera ha poi alternato temperature elevate a brevi ritorni sotto la media, mentre un vento persistente a maggio ha causato la rottura di alcuni germogli. Giugno ha segnato l’arrivo delle prime ondate di calore e dell’unica pioggia rilevante del periodo; il caldo è poi continuato durante il mese di luglio, con temperature diurne e notturne costantemente sopra la media e assenza totale di precipitazioni. Di conseguenza, i vigneti più giovani e quelli su terreni magri hanno accusato le prime carenze idriche. Agosto è risultato meno caldo ma ancora secco. Settembre ha poi offerto mattinate fredde, sotto i 10 °C, che hanno concentrato le uve e garantito un’ottima sanità globale. La maturazione è stata molto buona.
La degustazione
Dal calice, dove sfoggia un paglierino cristallino, emergono sensazioni fini e giovanili, anche se non particolarmente intense. Pesca bianca, mela golden, melone bianco e gelsomino si affiancano, senza che nessuna prevalga, ai richiami di cedro, bergamotto e rosmarino, affiancato dalle tipiche sensazioni di mandorle dolci; infine, l’insieme è percorso da una lieve vena balsamica.
Al palato, è ampio, morbido e di corpo. Freschezza e sapidità spiccano e regalano una beva di grande equilibrio e piacevolezza. La persistenza è decisamente lunga.
2007
L’andamento climatico
L’annata 2007 ha presentato un andamento climatico decisamente anomalo. L’inverno, eccezionalmente mite e privo di precipitazioni significative, ha indotto un germogliamento molto precoce del cortese. Anche la primavera ha mantenuto temperature ben al di sopra delle medie stagionali, con piogge scarse: condizioni che hanno accelerato ulteriormente lo sviluppo fenologico. Tuttavia, l’estate ha riequilibrato il ciclo della pianta. Luglio si è rivelato torrido, con picchi termici vicini ai 37 °C nella stazione di Tassarolo mentre agosto ha portato fresco e piogge inusuali. Questo brusco abbassamento delle temperature ha rallentato la maturazione, preservando il patrimonio acido e aromatico del vitigno. Infine, settembre ha offerto giornate limpide e notti fresche, condizioni ideali per la sintesi dei precursori aromatici. Le uve hanno raggiunto un eccellente stato sanitario, con accumulo zuccherino moderato e acidità totale in grado di garantire ai vini grande freschezza e spiccata mineralità.
La degustazione
Questo millesimo si presenta di un dorato limpido e intenso. La tavolozza olfattiva è evoluta ma di grande eleganza. Le note di mela golden matura, calvados e pasta di mandorle si fondono intimamente con erbe aromatiche, miele di castagno, mela cotogna e fiori di ginestra; anche in questa annata una delicata presenza balsamica regala verticalità al profilo olfattivo.
All’assaggio, si mostra ricco e ampio, di gran corpo e di ottimo equilibrio, grazie a una freschezza ancora viva e a una sapidità ben presente; chiude con un finale fortemente balsamico e una persistenza molto lunga.
Confronto fra le annate
La tabella seguente riassume le informazioni sulle sei annate degustate per facilitarne il confronto.
Annata | Inverno | Primavera | Estate | Vendemmia | Caratteristiche Uve/Vino |
2007 | Mite e siccitoso, germogliamento precoce | Calda e secca, sviluppo fenologico accelerato | Luglio torrido (37°C), agosto fresco e piovoso | Anticipata, ma rallentata dal fresco di agosto | Eccellente stato sanitario, acidità ~8 g/L, ottima mineralità |
2015 | Mite, piogge concentrate nei primi 4 mesi | Altalenante, vento a maggio | Calda e secca, carenze idriche nei vigneti giovani | Anticipata (inizio settembre) | Sanità ottima, gradi zuccherini elevati, calo resa ~20% |
2017 | Mite e asciutto | Gelate tardive in aprile | Caldissima e secca, forte stress idrico (agosto >35°C) | Molto anticipata (fine agosto) | Uve molto sane, drastica riduzione fitopatie |
2018 | Irruzione siberiana a fine febbraio, marzo piovoso/nevoso | Molto perturbata, ritardo fenologico | Incompleta, temporali a luglio | Dal 10 settembre, serena | Recupero sanità e maturazione grazie a settembre estivo |
2021 | Nevoso, suolo coperto a lungo | Freddo ad aprile, germogliamento regolare | Caldo prolungato, picchi >30°C ad agosto | Metà settembre | Ottima sanità, migliore tenuta acido malico |
2024 | Secco e mite, poi piogge abbondanti (550 mm) | Gelate ad aprile (danni locali), maggio instabile | Soleggiata, agosto caldo (33-35°C) | Terza settimana di settembre | Senza eccessi zuccherini, buon equilibrio analitico |
Contatti
Azienda Agricola Il Poggio
Fraz. Rovereto, 171R
15066, Gavi (AL)
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resort@ilpoggiodigavi.com