Gianni Doglia: tre generazioni con il vino nel cuore
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Augusto Gentilli
- Dom 22 Feb 2026
- 17 minute read
Riassunto
Gianni Doglia rappresenta la terza generazione di una famiglia di vignaioli del Monferrato. Nel 1995, prende in mano l’azienda, introducendo due novità cruciali: l’imbottigliamento di tutto il vino e l’avvio della produzione di Moscato d’Asti DOCG. Per superare le sfide tecnologiche legate a questo vino, fonda con altri produttori la cooperativa La Tinella. Oggi, l’azienda produce 110.000 bottiglie, di cui 60.000 di Moscato, confermando la sua identità di “moscatista” che produce anche un’eccellente Barbera.
Summary
Gianni Doglia is the third-generation owner of a Monferrato winery. In 1995, he took over the business and introduced two key innovations: he started to bottle all the wine and began producing Moscato d’Asti DOCG. In order to overcome the technological challenges associated with producing this wine, he founded the La Tinella cooperative with other producers. Today, the company produces 110,000 bottles, including 60,000 bottles of Moscato, thus confirming its identity as a ‘moscatista’ producer of excellent Barbera wine.
Le radici: nonno Eugenio e la cascina del 1947
La storia dell’Azienda Doglia affonda le radici nel 1947, quando nonno Eugenio Rivella decide di acquistare una cascina dall’altra parte della strada rispetto alla collina su cui viveva. Con la cascina arrivano anche tre ettari di terreno, in gran parte già piantati a vigna, e con essi l’inizio di un’avventura nel vino. La produzione, in quella fase, è ancora lontana da qualsiasi ambizione commerciale: il vino si fa per sé, per i parenti, per gli amici. È un vino di famiglia, legato alla terra e alle stagioni, espressione di un mondo contadino in cui ogni risorsa viene coltivata e condivisa.
La seconda generazione: Marisa e Bruno
Eugenio ha due figlie. Angela, la maggiore, non ama la campagna e si trasferisce a Genova, dove resta stabilmente. Marisa, la più giovane, sceglie invece di restare accanto al padre, occupandosi di vacche, vigne e cereali con la dedizione di chi sente la terra come vocazione. È Marisa il vero motore del cambiamento: dopo aver conosciuto Bruno Doglia, insieme a lui avvia una progressiva trasformazione dell’Azienda, accantonando gli animali per concentrarsi sempre più sulla viticoltura. La fattoria multifunzionale di Eugenio diventa così una vera cantina.
Gli inizi
Inizialmente Marisa lavora da sola, poiché Bruno ha un altro impiego e contribuisce solo nel tempo libero. Ma intorno agli anni Settanta, con la crescita dell’attività, Bruno lascia il suo lavoro per dedicarsi completamente alle vigne. L’Azienda cambia nome: da Eugenio Rivella diventa Bruno Doglia. Marisa, pur essendo stata l’anima operativa fin dal principio, non vedrà mai il proprio nome sull’etichetta. Bruno è il padre di Gianni e con lui l’Azienda entra nella sua fase moderna, quella dei vini rossi: barbera, dolcetto, grignolino, nebbiolo: tutto venduto sfuso, senza etichetta né fascetta.
Gianni Doglia e la svolta del 1995
Nel 1995, a venticinque anni, Gianni Doglia prende in mano l’Azienda insieme alla sorella Paola, dando inizio alla terza generazione di produttori. Alle spalle ha gli studi all’Università di Torino e circa tre anni di esperienza pratica come dipendente del padre in cantina. Due sono le novità che introduce immediatamente e che cambieranno il volto dell’Azienda: la decisione di imbottigliare tutto il vino, eliminando lo sfuso, e il progetto ambizioso di iniziare a produrre Moscato d’Asti DOCG. Una scelta coraggiosa, quest’ultima, perché la metà dei vigneti era già piantata a moscato, ma fino a quel momento il moscato non veniva vinificato in Azienda. Le uve venivano destinate ad altri scopi, poiché la vinificazione richiedeva competenze e capitali dei quali, all’epoca, l’Azienda non disponeva.
La sfida tecnologica del Moscato d’Asti DOCG
La vinificazione del Moscato d’Asti DOCG è molto complessa. Richiede il controllo e il blocco della fermentazione, la filtrazione e l’impiego di macchine isobariche: un apparato tecnologico e delle conoscenze che superano ampiamente quelli necessari per i vini rossi o i bianchi fermi. Per un rosso, una volta pigiate le uve e messe in vasca, il processo segue il suo corso in modo relativamente naturale. Per questo moscato, invece, ogni fase deve essere governata con precisione.
Negli anni Settanta, quando Bruno e Marisa producevano i loro rossi, la loro comprensione della chimica enologica era limitata. Si faceva così perché il padre faceva così, la nonna faceva così. La conoscenza era empirica, tramandata con le mani prima che con i libri. Bruno e Marisa avevano la terza media, il nonno Eugenio solo la quarta elementare. Eppure, è su quelle fondamenta pratiche che si è costruito tutto ciò che sarebbe venuto dopo.
La Cooperativa La Tinella
Quando Gianni Doglia decide di produrre moscato, non ha le risorse per acquistare una seconda cantina e investire in vasche, autoclavi e macchine isobariche. La soluzione nasce dal territorio stesso: una decina di produttori della zona condivide lo stesso desiderio e decide di fondare una cooperativa, La Tinella. Insieme, i sette soci fondatori acquistano un capannone e lo attrezzano con tutto il necessario: autoclavi, filtri, imbottigliatrice, etichettatrice. Il modello cooperativo si adatta perfettamente alla lavorazione del Moscato d’Asti DOCG: il mosto refrigerato non ha urgenza di lavorazione e i produttori possono alternarsi nell’uso degli impianti senza comprometterne la qualità. Dai sette fondatori iniziali, oggi La Tinella conta quattordici soci. Ciascuno porta la propria materia prima, vinifica autonomamente e utilizza le attrezzature comuni, senza alcuno scambio di prodotto. L’idea alla base è rendere la produzione del Moscato d’Asti DOCG accessibile a più viticoltori, sottraendola al privilegio di pochi.
Gianni Doglia: un’Azienda “moscatista” che fa anche barbera
L’Azienda Gianni Doglia produce complessivamente 110.000 bottiglie annue da circa venti ettari di vigneti. Di queste, 60.000 sono Moscato d’Asti DOCG, sotto l’etichetta La Giostra, il vino principale per numeri. La seconda referenza è la Bosco Donne, una Barbera d’Asti DOCG in acciaio, che si attesta sulle 13.000-14.000 bottiglie. L’abisso tra le due cifre racconta una verità spesso sottovalutata: nonostante la barbera sia un vino di grande qualità e l’Azienda goda di un’ottima reputazione per questo vitigno, è corretto definire Gianni Doglia come un moscatista che fa anche barbera.
Non è solo una questione di numeri, ma di sostanza e di passione. Gianni si sente profondamente legato al moscato, anche se l’immagine esterna dell’Azienda tende a presentare barbera e moscato su un piano paritario. In termini di dedizione e focus produttivo, il moscato resta il cuore pulsante dell’intera attività.
I vini di Gianni Doglia
La Giostra – Moscato d’Asti DOCG – 2025
Le vigne e la loro gestione
La Giostra rappresenta la base della produzione di Moscato d’Asti DOCG dell’Azienda Gianni Doglia. Nasce dall’assemblaggio di diverse vigne situate nel territorio comunale, con l’eccezione di un appezzamento a Pozzuolo, distante circa un chilometro. Queste vigne presentano micro-differenze nel terreno e diverse esposizioni – alcune a sud, altre a nord – il che consente di ottenere uve con caratteristiche differenti, materia prima ideale per costruire un vino equilibrato e complesso nella sua apparente semplicità. I vigneti si estendono su terreni calcareo-argillosi, che contribuiscono a esaltare l’aromaticità e la finezza di questo vino dolce.
Le pratiche di cantina
La raccolta delle uve è manuale, una pratica fondamentale per preservare l’integrità dei grappoli e la loro fragranza. Gianni vinifica ogni vigna singolarmente, mantenendo i mosti separati in vasche refrigerate a temperatura controllata per evitare fermentazioni indesiderate. Dopo l’assaggio dei singoli mosti, procede all’assemblaggio a caldo, ottenendo un blend uniforme. La massa viene quindi trasferita nella cantina a valle, dove avviene la fermentazione con lieviti selezionati. La fermentazione è bloccata a 5 gradi alcolici, i lieviti vengono rimossi e il vino finisce in bottiglia in regime isobarico per preservare l’anidride carbonica. Questo ciclo si ripete mediamente una volta al mese, con intensificazioni prima di Natale e Pasqua, quando la domanda di Moscato raggiunge i picchi. L’obiettivo è garantire un prodotto sempre fresco, di qualità costante. Con circa 60.000 bottiglie annue, La Giostra è il Moscato d’Asti DOCG principale per Gianni Doglia e rappresenta l’etichetta che ne definisce l’identità produttiva.
La degustazione
Di colore paglierino brillante, con leggeri riflessi dorati, questo Moscato d’Asti DOCG apre al naso con note di mela verde e pesca bianca, oltre che con i sentori agrumati del cedro. A completarne il più che interessante quadro olfattivo, compaiono col tempo le note varietali della salvia sclarea, oltre a una leggera e garbata sfumatura erbacea. Al sorso è morbido, di corpo leggero, fresco e sapido. La piacevole dolcezza, sostenuta dall’acidità, gli conferisce un più che compiuto equilibrio e ci regala una beva snella, di completa piacevolezza e mai stucchevole.
Casa di Bianca – Canelli DOCG – 2024 e 2019
Le vigne e la loro gestione
Casa di Bianca è una vigna di circa 7.000 metri quadrati, meno di un ettaro, situata proprio sotto la cantina. Si distingue per la composizione del terreno: mentre i suoli prevalenti dell’Azienda sono calcareo-argillosi, qui il terreno è sabbioso-argilloso. La posizione è geograficamente singolare: una sorgente d’acqua divide la collina in due versanti e Casa di Bianca occupa quello destro, sabbioso, mentre il sinistro è calcareo-argilloso. La vigna è leggermente esposta a nord-est, su un piano quasi totalmente orizzontale, il che le garantisce sole pressoché costante durante la giornata. I ceppi hanno circa cinquant’anni, e la loro età contribuisce in modo determinante alle caratteristiche uniche del vino.
Le pratiche di cantina
A differenza della Giostra, Casa di Bianca viene vinificata una sola volta l’anno. La vendemmia prosegue fino a ottobre e i lieviti vengono aggiunti per raggiungere i 5 gradi alcolici intorno a novembre. La particolarità risiede nel fatto che, raggiunta questa soglia, il vino non viene filtrato e imbottigliato subito. I lieviti restano a contatto con il vino per sei mesi, a temperatura controllata sotto zero, durante i quali si pratica un regolare bâtonnage. Dopo la sosta sulle fecce nobili, il vino viene filtrato e imbottigliato tra maggio e inizio giugno. Il risultato è un moscato molto complesso, grasso e strutturato: la permanenza sulle fecce nobili, infatti, lo rende vellutato in bocca, creando una patina sul palato che gli conferisce una grassezza avvolgente. La vigna Casa di Bianca produce circa 5.000 bottiglie annue, non tutti gli anni, e rappresenta l’espressione più alta del moscato bianco firmato Gianni Doglia.
La degustazione
2024: Il suo brillante colore paglierino intenso è il preludio a un arcobaleno di profumi eleganti e ricchi, nel quale la mela matura, la pesca bianca e il cedro sembrano inizialmente dominare, ma rapidamente lasciano spazio ai fiori di zagara, al pan brioche e alla salvia sclarea, oltre che ai sentori di pesca sciroppata e a una piacevole verticalità balsamica. Al palato è molto morbido, di corpo, sapido e spiccatamente fresco; lunga la persistenza e di grande eleganza il fin di bocca.
2019: Dal calice, nel quale il Casa di Bianca 2019 – all’epoca ancora Moscato d’Asti DOCG – regala un intenso colore paglierino arricchito da riflessi dorati, emergono le note intense e molto fini della pesca sciroppata e del cedro, affiancate da note di burro, fiori di zagara e salvia sclarea. Il latte di mandorla, i fiori di magnolia e le note agrumate del mandarino ne completano, col tempo, il quadro olfattivo. Al sorso è di corpo e molto morbido, avvolgente e vellutato, ma nel contempo di compiuto equilibrio grazie alla ben presente freschezza e all’altrettanto evidente sapidità; molto lunga la persistenza. Il sorso è magnifico, ricco, ampio ed elegante.
Bosco Donne – Barbera d’Asti DOCG – 2024
L’origine del nome
Il nome di questa Barbera d’Asti DOCG racchiude una memoria profonda. Quando nonno Eugenio acquistò i primi vigneti, tra questi c’era un appezzamento di barbera vicino a un boschetto. Sulle sue mappe dei terreni, quel vigneto era sempre indicato come la vigna del Bosco Donne. Quando Gianni Doglia e sua sorella Paola hanno ripreso in mano le storie familiari per battezzare i vini, hanno scoperto l’origine di quel nome: durante la Seconda guerra mondiale, le donne e i bambini della zona si rifugiavano in quel bosco per sfuggire ai nazisti. Il nonno non ha mai smesso di chiamarla così e oggi quel nome è diventato etichetta, preservando una memoria storica che va ben oltre il vino.
Le vigne e la loro gestione
Questa Barbera d’Asti DOCG è prodotta esclusivamente con uve barbera. I vigneti, di circa 40 anni di età, sono situati su terreni caratterizzati da una composizione calcareo-argillosa, una combinazione che conferisce al vino struttura e complessità. La vendemmia viene effettuata interamente a mano, a testimonianza della cura e dell’attenzione per la qualità delle uve.
Le pratiche di cantina
Il processo di vinificazione inizia con la diraspatura e la pigiatura delle uve, seguite dalla fermentazione in acciaio. Successivamente alla svinatura, il vino affina per sei mesi in contenitori sempre di acciaio inox, preservando così la freschezza e le note fruttate tipiche del vitigno.
La degustazione
Di colore rubino intenso e cristallino, sfoggia un panorama olfattivo nel quale spiccano inizialmente le note di ciliegia matura, susina e mora di rovo, immediatamente seguite da quelle floreali del giaggiolo e da una piacevole sfumatura di sottobosco. Al palato appare morbido, di corpo, con tannini fitti e dolci e una piacevole freschezza magnificamente integrata, a fornire supporto e piacevolezza di beva. Lunga la persistenza. Nel suo complesso è un vino dal sorso ricco, ampio e avvolgente, che mantiene però una beva agile e di completa soddisfazione.
Genio – Barbera d’Asti DOCG Superiore – 2022
Le vigne e la loro gestione
Genio, il cui nome è stato dedicato da Gianni Doglia ad Eugenio, il fondatore dell’Azienda, è ottenuto da uve barbera in purezza. I vigneti, realizzati circa 55 anni fa, crescono su un suolo di matrice calcareo-argillosa, ideale per la produzione di vini rossi di grande struttura e longevità. Le uve vengono raccolte manualmente, per garantire una selezione accurata dei grappoli migliori.
Le pratiche di cantina
Dopo la diraspatura, la pigiatura e le fermentazioni, il vino matura poi per un periodo di circa 20 mesi in barrique e tonneau di rovere francese, un processo che gli conferisce complessità, note speziate e una maggiore morbidezza.
La degustazione
Dal calice, nel quale appare di un bel colore rubino molto intenso, emergono note di durone di Vignola maturo, violetta e vaniglia, oltre che di noce moscata e polvere di caffè. Al palato è molto morbido e di corpo, con tannini di ottima fattura, pur se ancora giovani, e un’acidità ben presente ma ottimamente integrata. Molto lunga la persistenza. Il sorso è importante, ma non faticoso. Le note di vaniglia, oggi ancora un po’ troppo evidenti, necessitano di tempo per integrarsi al meglio nel bouquet del vino.
Viti Vecchie – Nizza DOCG – 2022
Le vigne e la loro gestione
Il Nizza DOCG “Viti Vecchie” è un vino di grande prestigio, prodotto con uve 100% barbera. I vigneti da cui proviene sono caratterizzati da un suolo sabbioso-argilloso, che conferisce al vino eleganza e una notevole complessità aromatica. La raccolta delle uve viene effettuata manualmente, una scelta che riflette l’impegno per l’alta qualità.
Le pratiche di cantina
Genio affina per 18-20 mesi in barrique e tonneau di rovere francese, un processo che arricchisce il suo profilo aromatico e ne ammorbidisce i tannini.
La degustazione
In questo Nizza DOCG la vaniglia appare decisamente evidente – segno della sua evidente giovinezza – ed è seguita da note di ciliegia rossa matura, fiori di giaggiolo, lillà e noce moscata. L’intero panorama olfattivo è percorso da una piacevole nota balsamica che gli conferisce una gradevole verticalità. La bocca è molto morbida e con tannini ancora più contenuti rispetto all’assaggio precedente. La freschezza, perfettamente integrata, svolge un ruolo fondamentale nel fornire a questo Nizza equilibrio e piacevolezza di beva.
Grignolino d’Asti DOC – 2024
Le vigne e la loro gestione
Il grignolino sta vivendo un momento di riscoperta. È un vino che si potrebbe definire comodo, nel senso migliore del termine: si abbina con naturalezza a molte situazioni conviviali. I vigneti sono situati su terreni di composizione calcareo-argillosa, che donano al vino la sua caratteristica sapidità e freschezza.
La vendemmia è eseguita a mano, per selezionare con cura i grappoli e preservarne le qualità.
Le pratiche di cantina
Il processo di vinificazione include la diraspatura e la pigiatura delle uve, seguite da una breve fermentazione a contatto con le bucce per soli cinque giorni. Dopo la svinatura, il vino completa la sua evoluzione in contenitori di acciaio inox per sei mesi. La gestione del tannino è il nodo cruciale. Un grignolino vinificato in maniera tradizionale, con un tannino imponente, fatica ad accompagnare piatti delicati come i fritti. Se invece il tannino viene calibrato su una tessitura più leggera, il vino guadagna in versatilità e si apre a un ventaglio più ampio di abbinamenti.
La degustazione
Il suo brillante e trasparente color rubino, impreziosito da riflessi granato, sembra condurci verso un quadro olfattivo intenso, fine e decisamente tipico, nel quale le note fruttate di fragola, lampone e melagrana sono armoniosamente frammiste a quelle floreali della rosa passita, nonché ai sentori di pepe nero, spezie dolci ed erbe alpine. Al sorso è di buon corpo e morbido, ben sostenuto da una vibrante freschezza e da una piacevole tannicità, in cui la gioventù dei tannini non disturba. Importante anche la sapidità e lunga la persistenza, con una chiusura particolarmente gradevole e amaricante, che lascia la bocca pulita e pronta al sorso successivo.
! – Piemonte DOC Merlot – 2022
Le vigne e la loro gestione
A partire dal 2003, tra i vini di Gianni Doglia figura anche un merlot, presenza che sorprende molti visitatori, poiché sono pochissimi a coltivare questo vitigno in purezza nella zona. Si tratta di un vero e proprio esperimento di Gianni: uno studio su come il merlot si comporta in Piemonte, su una terra vocata al moscato. Circa 550 piante distribuite su otto filari producono meno di 500 bottiglie l’anno, e non in tutte le annate. I vigneti si trovano su terreni di tipo calcareo-argilloso, che contribuiscono a creare un vino di corpo e struttura.
La vendemmia è manuale, per assicurare la massima qualità delle uve.
Le pratiche di cantina
La vinificazione inizia con la diraspatura e la pigiatura, seguite dalla fermentazione. Il vino affina poi per circa 20 mesi in barrique – una nuova e una usata; questo periodo in legno gli conferisce complessità, note tostate e una grande longevità.
Non è un vino da bere adesso, con solo un anno e mezzo di bottiglia. Deve attendere almeno dieci anni, il tempo necessario perché il legno si integri completamente e il vino diventi ciò che Gianni ha in mente. È un progetto a lungo termine, figlio di una curiosità autentica: scoprire come un vitigno internazionale si esprime nel cuore del Monferrato Astigiano.
La degustazione
Il suo colore rubino intenso ci introduce a un bouquet fine, intenso e caratterizzato da profumi spiccatamente dolci, quali la vaniglia, il confetto e la mora di gelso, oltre alla ciliegia rossa, alla fragola e al lampone. Le note floreali del lillà e la sfumatura di cuoio si affiancano a evidenti sfumature di arancia rossa. Al palato è molto morbido, di ottimo corpo, fresco e piacevolmente tannico, e regala nel complesso una beva piacevole e di buon equilibrio. Molto lunga la persistenza. Beva succosa, ricca, ampia e profonda.
Casa Doglia – Monferrato DOC Nebbiolo – 2023
Le vigne e la loro gestione
Il Monferrato DOC Nebbiolo di Gianni Doglia è prodotto con uve Nebbiolo in purezza, provenienti da vigneti situati su terreni a composizione calcareo-argillosa. Questa tipologia di suolo è ideale per conferire al vino struttura, eleganza e un profilo aromatico complesso. La gestione della vigna è improntata alla massima cura e attenzione per la qualità, come testimoniato dalla scelta di effettuare la vendemmia esclusivamente a mano. Questa pratica consente una selezione rigorosa dei grappoli, garantendo che solo le uve migliori arrivino in cantina.
Le pratiche di cantina
Il processo di vinificazione inizia con la diraspatura e la pigiatura delle uve, operazioni delicate che preparano il mosto alla fermentazione. Al termine della fermentazione, il vino viene svinato. Una parte della massa viene poi destinata a un periodo di affinamento di sei mesi in botti di legno. Questa scelta mira a ingentilire la trama tannica del nebbiolo, arricchendo il vino di complessità e di note terziarie, senza tuttavia sovrastare il carattere varietale del vitigno.
La degustazione
Di color rubino trasparente sfoggia un quadro olfattivo fine e di buona intensità pur se ancora molto giovane. Il suo quadro olfattivo apre con note di ribes rosso, violetta e cannella, seguite da sfumature di sottobosco, polvere di caffè e cioccolato fondente.
Al palato conferma la gioventù, ma nel contempo regala un sorso di corpo morbido, fresco e sapido, con tannini ancora decisamente adolescenti, ma di buona fattura. Lunga la persistenza, ampio e avvolgente il sorso.
Contatti
Azienda Vitivinicola Gianni Doglia
Str. Annunziata 56
14054, Castagnole delle Lanze (AT)
info@giannidoglia.it