Autoctono si nasce: Go Wine racconta i vitigni autoctoni
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Luciano Bray
- Ven 13 Feb 2026
- 11 minute read
Riassunto
Autoctono si nasce: l’evento di Go Wine che ha trasformato Milano nella capitale della biodiversità viticola italiana, celebrando la ricchezza del vigneto nazionale con oltre 60 produttori da 18 regioni. Un viaggio sensoriale tra più di 100 varietà d’uva, dalle più note alle più rare, che racconta un’Italia del vino lontana dagli standard, valorizzando storie e patrimoni genetici unici. Un mosaico di uve meno conosciute come timorasso, pignoletto, pecorello, e tante altre, che rappresentano un atto di tutela per una delle ricchezze più autentiche del Made in Italy.
Summary
Autoctono si nasce (Native by birth): the Go Wine event that transformed Milan into the capital of Italian wine biodiversity. Celebrating the richness of the national vineyard, it featured over 60 producers from 18 regions. It is a sensory journey through over 100 grape varieties, ranging from the most well-known to the rarest. This journey tells the story of an alternative Italian wine scene, highlighting unique stories and genetic heritage. The event showcases lesser-known grapes such as Timorasso, Pignoletto and Pecorello, representing an act of protection for one of the most authentic Made in Italy treasures.
Autoctono si nasce: un evento unico
Milano è diventata per un giorno la capitale della biodiversità viticola italiana. Giovedì 22 gennaio 2026, nelle sale dell’Hotel Melià, è andata in scena una nuova edizione di “Autoctono si nasce…”, l’evento dedicato ai vitigni autoctoni, organizzato da Go Wine, che celebra la straordinaria ricchezza del vigneto nazionale.
L’appuntamento ha visto la partecipazione di oltre 60 realtà provenienti da 18 regioni, con un vero e proprio viaggio sensoriale attraverso più di 100 varietà d’uva, dalle più note alle più rare, spesso legate a territori circoscritti e a piccoli areali di coltivazione. È stato anche l’ultima tappa del tour di Go Wine 2025/2026 che nei mesi scorsi ha toccato diverse grandi città italiane, confermando il crescente interesse verso una viticoltura di identità, sempre più attenta alla riscoperta delle uve locali.
I vitigni rappresentati
L’evento “Autoctono si nasce…” racconta un’Italia del vino lontana dagli standard, valorizzando storie e patrimoni genetici unici. Accanto a vitigni simbolo come nebbiolo, sangiovese, aglianico, verdicchio e cannonau, emerge un mosaico di uve meno conosciute. Spiccano il timorasso, , bianco di grande struttura tornato protagonista solo negli ultimi decenni, il pignoletto, anima bianca dei Colli Bolognesi, il pecorello, i valdostani mayolet e petit rouge, il raspato e il lecinaro. Si aggiungono gemme come uvalino, slarina, pelaverga piccolo, oseleta, perricone, corinto nero, minutolo e susumaniello. Non mancano bianchi rari quali biancame, ortrugo, trebianèl, moscatello bianco, famoso, né varietà insulari come bovale, monica, carignano e ansonica. L’evento si conferma un osservatorio del patrimonio ampelografico italiano, un’occasione per degustare vini introvabili e riflettere sul legame profondo che unisce vino, cultura e territorio, configurandosi come un atto di tutela per una delle ricchezze più autentiche del Made in Italy.
Le degustazioni
Di fronte a un banco d’assaggio così ampio e articolato, sarebbe impossibile raccontare la totalità dei vitigni autoctoni presenti: per questo abbiamo scelto di condividere le nostre impressioni su alcuni vini che, per personalità e identità, ci hanno particolarmente colpito.
Marinig – Friuli Colli Orientali DOC Schioppettino di Prepotto – 2021
L’Azienda
La cantina Marinig ha radici profonde nei Colli Orientali del Friuli, a Prepotto (UD), dove la famiglia è impegnata nella viticoltura fin dal 1808, con più di due secoli di tradizione legata alla terra e alla vite.
L’azienda, oggi condotta da Valerio Marinig, rappresenta la sesta generazione di vignaioli: una realtà familiare in cui convivono esperienza, memoria e una visione moderna della viticoltura. La produzione è limitata e fortemente orientata alla qualità, con una cura meticolosa del vigneto e della cantina.
I vigneti si estendono per circa otto ettari sulle colline attorno alla valle del fiume Judrio, su suoli composti da marne e arenarie, tipici di questa zona altamente vocata. Qui nascono vini che puntano a esprimere in modo autentico il carattere del territorio.
L’assaggio
Lo Schioppettino di Prepotto 2021 di Marinig è un rosso di forte identità territoriale che si presenta, nel calice, di un rubino intenso e luminoso.
Al naso si apre su eleganti note di pepe nero, marasca, mora selvatica e ribes, seguite da sentori di viola appassita, erbe officinali e sottobosco. Con l’ossigenazione emergono delicate sfumature balsamiche, accenni di grafite e un sottofondo di spezie dolci, che rivelano il passaggio in legno e ne ampliano la complessità.
Al sorso, l’ingresso è fresco e teso, sostenuto da una vivace spalla acida. Il sorso è succoso, speziato e ben scandito, con tannini fitti ma già ben integrati. Il finale è lungo, asciutto e vibrante, con un ritorno speziato e balsamico che invita al sorso successivo.
Nel complesso, è uno schioppettino di carattere ed eleganza con un equilibrio già convincente e interessanti prospettive di evoluzione.
Tenuta La Marchesa – Valino – Monferrato DOC Uvalino – 2024
L’Azienda
Tenuta La Marchesa è una delle realtà più affascinanti del Monferrato, situata tra Novi Ligure e Gavi su un paesaggio che conserva intatto il profilo storico e naturale di quasi un secolo e mezzo fa. La tenuta si estende su circa 76 ettari, di cui 58 ettari piantati a vigneto a corpo unico, dando vita a una gamma di vini in cui spiccano il Gavi DOCG, oltre a vini bianchi e rossi piemontesi da uve autoctone come pelaverga piccolo, albarossa, slarina e uvalino.
La storia
La storia della proprietà affonda le sue radici nella metà del XVI-XVII secolo, con la presenza originaria dei Marchesi Sauli, importanti banchieri genovesi, e si sviluppa nei secoli successivi attraverso l’accorpamento di due grandi fondi, La Marchesa e La Saula. Le vicende storiche delle famiglie nobiliari che si sono succedute – dalla Sauli ai Corte, poi ai Pavese e infine ai conti Raggio d’Azeglio – segnano una trama secolare di acquisizioni, ampliamenti e riorganizzazioni agrarie che ancora oggi si leggono nei muri delle ville storiche, nella cantina settecentesca e negli spazi di vita rurale conservati nella tenuta.
Al centro della tenuta si trova una dimora storica del XVIII secolo, vincolata come monumento nazionale, con arredi d’epoca e una cantina antica con volte in mattoni, affiancata da strutture moderne per la vinificazione e la degustazione. L’intero complesso comprende anche una villa del XVI secolo restaurata, adibita ad agriturismo di charme.
L’assaggio
Il Valino 2024 di Tenuta La Marchesa è un rosso che racconta uno dei vitigni più rari e identitari del Piemonte: l’uvalino, varietà storica del Monferrato oggi riscoperta per il suo profilo originale e la sua notevole vocazione territoriale.
Nel calice, si presenta di un rubino profondo e compatto. Il naso è espressivo e fine, con profumi di mora, mirtillo e ciliegia scura, seguiti da note di violetta, pepe nero e leggere sfumature erbacee. Con l’ossigenazione, emergono accenni di sottobosco, liquirizia e grafite, che arricchiscono il bouquet e ne sottolineano l’impronta varietale.
Al palato, colpisce per la sua freschezza e per la trama tannica viva e avvolgente, che sostiene un sorso succoso e progressivo. Il frutto resta protagonista, accompagnato da una piacevole vena speziata e da un’impronta minerale che dona slancio e profondità. Il finale è lungo, asciutto e leggermente balsamico, con un ritorno pepato che invita alla beva.
Tenuta Pietra Porzia – Lazio IGT Lecinaro – 2023
L’Azienda
La Tenuta di Pietra Porzia si trova nei Castelli Romani, a Frascati, sulle colline di origine vulcanica che dominano l’antico anfiteatro, un tempo occupato dal Lago Regillo. Il luogo è ricco di storia: resti archeologici, gallerie ipogee scavate nel tufo e riferimenti alla gens Porcia testimoniano un passato risalente all’epoca romana.
La proprietà, passata nei secoli tra importanti famiglie nobiliari e lo Stato Pontificio, è oggi gestita dalla famiglia Giulini, che ne ha valorizzato la vocazione agricola e vitivinicola. La tenuta unisce produzione di vino, olio e attività di ospitalità agrituristica.
I vigneti danno origine a vini legati ai Castelli Romani, in particolare Frascati Superiore DOCG e Cannellino di Frascati DOCG, interpretati con attenzione alla sostenibilità e all’espressione autentica dei vitigni locali. La cantina e i vigneti si integrano con un paesaggio di grande valenza storico-naturalistica: nei sotterranei si sviluppano oltre 400m di gallerie ipogee, testimonianza dell’eredità storica del sito.
L’assaggio
Il Lecinaro 2023 di Tenuta di Pietra Porzia è un rosso di forte valore identitario, nato dalla riscoperta dell’omonimo vitigno,uno dei più rari del Lazio. Un vino che si propone come espressione autentica del territorio dei Castelli Romani e del lavoro di recupero di un patrimonio ampelografico quasi scomparso.
Nel calice, si presenta di un rosso rubino brillante, con riflessi violacei. Il profilo olfattivo è fine e originale, con note di ciliegia croccante, melograno e piccoli frutti rossi, accompagnate da sentori di rosa canina, erbe mediterranee e note di cioccolato.
Al palato, è snello, fresco e scorrevole, sostenuto da una viva acidità e da tannini delicati e ben integrati. Il sorso è succoso e sapido, coerente con il naso, e si chiude su un finale pulito, fruttato, leggermente balsamico e di buona persistenza. Un vino che convince per finezza, bevibilità e autenticità.
Terre Rosse Vallania – Novenovecinque (995) – Pignoletto DOC Metodo Classico Dosaggio Zero – 2022
L’Azienda.
L’Azienda Agricola Terre Rosse Vallania si trova a Zola Predosa, nel cuore dei Colli Bolognesi, e nasce nei primi anni ’60 per iniziativa di Enrico Vallania, medico e appassionato di viticoltura. Fin dall’inizio, l’azienda si distingue per una visione innovativa: accanto ai vitigni locali vengono introdotte varietà francesi come chardonnay, sauvignon blanc, pinot nero e merlot, con l’obiettivo di valorizzare il potenziale qualitativo dei terreni collinari.
Dopo decenni di attività familiare, negli anni recenti la cantina è stata rilevata da una nuova generazione di vignaioli, che ha rilanciato l’azienda mantenendone il nome e lo spirito originario. Il nuovo corso ha portato investimenti in vigna e in cantina, con uno stile produttivo attento alla sostenibilità, al rispetto del territorio e alla qualità delle uve.
Territorio e vitigni
Il nome “Terre Rosse” deriva dai suoli argillosi di colore rosso, ricchi di minerali, che caratterizzano questa zona e conferiscono ai vini struttura ed eleganza. L’azienda coltiva diversi vitigni, tra cui pignoletto, sauvignon, chardonnay, merlot e cabernet, producendo vini DOC che puntano su freschezza, equilibrio e identità territoriale. Oggi Terre Rosse Vallania è anche un luogo di accoglienza, con degustazioni ed esperienze enoturistiche immerse nel paesaggio dei colli bolognesi.
La vigna e la cantina
Il Novenovecinque si presenta nel calice con un giallo paglierino brillante e un perlage fine e persistente. Il nome 995 richiama l’estensione originaria dei vigneti (9,95 ettari) da cui provengono le uve, a sottolineare il legame diretto con la vigna. Nasce da pignoletto in purezza, coltivato su terreni argillosi rossi di medio impasto, esposti tra nord-est ed est, nei colli di Zola Predosa.
Le uve sono raccolte a mano e sottoposte a pressatura soffice da grappolo intero, con fermentazione avviene in acciaio. Il vino base affina circa 6 mesi, durante il quale il 20% della cuvée matura in legno, con frequenti bâtonnage, per aumentare complessità e struttura. Segue la presa di spuma secondo metodo classico, con sboccatura à la volée dopo 24 mesi sui lieviti e dosaggio zero, per preservare l’espressione più pura del vitigno e del suolo.
L’assaggio
Al naso, è teso e preciso, con note di mela verde, pera, agrumi e fiori bianchi, accompagnate da sensazioni minerali e leggere sfumature fumé. Con l’evoluzione emergono eleganti richiami di crosta di pane e pasticceria secca. In bocca è secco, vibrante e verticale, sostenuto da una spiccata freschezza e da una bolla fine e cremosa. Il sorso è slanciato, con ritorni di agrumi e frutta croccante, accompagnati da una marcata sapidità minerale.
Il finale è lungo, pulito e persistente, tipico di un dosaggio zero che lascia emergere aspetti intriganti del vitigno e delle sue terre: un Pignoletto che non ti aspetti…
Il prossimo appuntamento di Go Wine a Milano
Barolo, Barbaresco e Roero si presentano a Milano lunedì 16 febbraio!
Torna anche nel febbraio 2026 l’appuntamento di successo che Go Wine dedica con un’attenzione speciale alle nuove annate del Barolo, del Barbaresco e del Roero.
Un’occasione per approfondire e degustare: conoscere, attraverso l’assaggio e il dialogo, il profilo delle cantine presenti con la loro storia, i terroir e i piccoli segreti di vini che arrivano sulle tavole dopo un percorso di anni e di affinamento.
- L’evento si svolge nelle sale dell’Hotel Melià, alla presenza diretta delle cantine.
- Secondo tradizione, spazio anche per vecchie annate, per valorizzare la longevità dei grandi vini.
- Al banco d’assaggio anche alcune cantine da altre aree del Piemonte.
- Una Masterclass di approfondimento sulle nuove annate di Barolo e Roero arricchirà l’evento.
Evento rivolto a professionisti del settore, soci Go Wine e simpatizzanti.
Contatti
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