“100 custodi per 100 vitigni” conquista l’OIV Award 2025
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Augusto Gentilli
- Gio 14 Ago 2025
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Introduzione
Nel panorama enologico internazionale, dove spesso l’omologazione produttiva sembra prevalere sulla diversità, una notizia arriva a ricordarci quanto sia prezioso e unico il patrimonio viticolo del nostro Paese. Il libro “100 custodi per 100 vitigni – La Biodiversità Viticola in Italia”, firmato dal G.R.A.S.P.O. (Gruppo di Ricerca Ampelografica per la Salvaguardia e Preservazione dell’Originalità Viticola), ha conquistato l’OIV Award 2025 nella categoria “Viticoltura”, il più prestigioso riconoscimento internazionale che l’International Organisation of Vine and Wine assegna alle opere scientifiche di eccellenza.
Un riconoscimento che parla di passione e rigore scientifico
La giuria internazionale, composta da esperti provenienti da tutti i Paesi membri dell’OIV, ha premiato “100 custodi per 100 vitigni” per una caratteristica che raramente si trova nella letteratura scientifica: la capacità di coniugare rigore tecnico e valore umano. Non si tratta infatti di un semplice catalogo ampelografico, ma di un autentico viaggio da nord a sud della Penisola, alla scoperta di 100 vitigni rari e, soprattutto, dei loro “custodi”: quei viticoltori, comunità, ricercatori e amministratori che ne difendono l’esistenza con dedizione silenziosa ma determinata.
Il volume è liberamente scaricabile in formato pdf al seguente link
Un’esplorazione senza precedenti del territorio italiano
I numeri di questo progetto sono impressionanti e testimoniano la serietà dell’approccio: oltre 100.000 chilometri di esplorazioni attraverso l’Italia, centinaia di campionamenti condotti con metodologie scientifiche rigorose e più di 100 microvinificazioni per comprendere le potenzialità enologiche di ogni varietà. Ma il dato forse più straordinario è la scoperta di 15 nuove varietà, un tesoro genetico che si credeva perduto per sempre e che invece continua a vivere in angoli nascosti del nostro territorio.
Tra storia, scienza e narrazione umana
Quello che rende unico il volume “100 custodi per 100 vitigni” è l’approccio narrativo scelto dagli autori. I dati ampelografici, le analisi genetiche e le descrizioni organolettiche dei vini si intrecciano con le storie personali di chi custodisce questi vitigni. Emerge così un affresco dell’Italia viticola che va ben oltre la semplice catalogazione scientifica: ogni varietà diventa il protagonista di una storia che parla di territorio, tradizione, resilienza e passione. La narrazione documenta non solo le caratteristiche tecniche di ogni vitigno, ma anche il contesto storico e culturale in cui si è sviluppato, restituendo al lettore la consapevolezza di trovarsi di fronte a un autentico patrimonio culturale e genetico oggi minacciato dalla crisi climatica e dall’omologazione produttiva.
Voci autorevoli a sostegno della biodiversità
Il valore di quest’opera è stato riconosciuto da alcune delle personalità più influenti del mondo enologico internazionale. Monica Larner, critica di Robert Parker Wine Advocate, ha sottolineato un concetto fondamentale: “il più grande vantaggio competitivo del vino italiano prodotto con uve autoctone è che nessun altro può imitarlo“. Una riflessione che va dritta al cuore della questione: in un mercato globalizzato, l’unicità diventa il valore più prezioso. Anche Luigi Moio, presidente dell’OIV, e Attilio Scienza, una delle massime autorità mondiali in campo ampelografico, hanno espresso il loro sostegno al progetto, ribadendo l’urgenza di collegare il vino al territorio d’origine e di salvaguardare la biodiversità come presidio culturale, ambientale e produttivo per le generazioni future. Questa necessità è stata ben esplicitata anche dal recente Convegno dal titolo “Recantina: il Montello e i Colli Asolani tra storia, tradizione e scienza – organizzato sempre sotto l’egida di G.R.A.S.P.O. – svoltosi a Nervesa della Battaglia (TV) e avente come oggetto il recupero della recantina
G.R.A.S.P.O.: quando la passione locale diventa missione nazionale
Dietro questo straordinario risultato c’è G.R.A.S.P.O., una giovane associazione veronese nata dall’intuizione e dalla determinazione di Aldo Lorenzoni, Luigino Bertolazzi, Giuseppe Carcereri de Prati e Gianmarco Guarise. Quello che è iniziato come un progetto locale, mosso dalla curiosità e dall’amore per il territorio veneto, si è progressivamente esteso a tutta Italia, creando una rete di collaborazioni con i più autorevoli centri di ricerca e ampelografi del Paese. Per questi quattro appassionati, il premio rappresenta il coronamento di un percorso che ha trasformato una passione personale in una missione di interesse nazionale. Il loro lavoro dimostra come l’iniziativa privata, quando guidata da competenza e dedizione, possa contribuire in modo determinante alla conservazione del patrimonio collettivo.
Un riconoscimento che guarda al futuro
Il 21 ottobre, presso la nuova sede OIV di Digione, verrà consegnato ufficialmente questo prestigioso riconoscimento. Ma al di là del valore simbolico del premio, quello che emerge è un segnale chiaro: la tutela della biodiversità viticola è ormai al centro del dibattito internazionale e rappresenta una delle sfide più importanti per il futuro della viticoltura mondiale. Ogni vitigno ritrovato, ogni storia di custode raccontata, ogni microvinificazione realizzata rappresenta un tassello prezioso nella costruzione di un futuro in cui la diversità non sia solo conservata, ma valorizzata come risorsa strategica. In un’epoca in cui i cambiamenti climatici mettono a dura prova i sistemi produttivi tradizionali, la biodiversità viticola – splendidamente racconta in “100 custodi per 100 vitigni” – potrebbe rivelarsi la chiave per l’adattamento e la resilienza del settore.
L’Italia e il suo tesoro nascosto
Questo riconoscimento internazionale ci ricorda una verità spesso dimenticata: l’Italia non è solo il Paese con il maggior numero di vitigni autoctoni al mondo, ma anche quello che ha saputo mantenere viva una tradizione di diversità che altrove è andata perduta. Ogni collina, ogni vallata, ogni microclima ha dato origine a varietà uniche, plasmate nei secoli dall’interazione tra uomo e ambiente.
Conclusioni
Il lavoro di G.R.A.S.P.O. e il riconoscimento dell’OIV ci invitano a guardare con occhi nuovi a questo patrimonio, non come un museo del passato, ma come una risorsa viva per il futuro. Perché, come ci insegna questo straordinario viaggio attraverso l’Italia dei vitigni rari, dietro ogni varietà c’è sempre una storia umana che merita di essere raccontata e preservata.
Per approfondimenti, visitate www.graspo.wine
Per altre informazioni
Gheusis: www.gheusis.com